| venerdi 10 ottobre 2003 comunicato segreteria nazionale |
S. N. A. TE. R.
Segreteria
Generale
Prot. CO/111
Infatti come tutte le leggi che
interessano gli affari e/o le posizioni giudiziarie del nostro presidente del
consiglio, anche questa deve (!!) essere approvata a tamburo battente e senza le
modifiche richieste a gran voce da più parti perfino dalla Comunità Europea.
Lo SNATER continua ad esprimere una
dura posizione contraria a numerosi contenuti della legge e sul clima
ricattatorio che aleggia sull’approvazione.
Intanto ribadiamo l’anomalia
tutta italiana per la quale il Parlamento si accinge ad approvare una riforma
(!!) proposta dal governo il cui premier è direttamente interessato senza che
prima sia stata approvata un qualsiasi straccio di legge sul conflitto di
interessi.
I contenuti economici della
legge (pubblicità, digitale, …) sono sfacciatamente favorevoli alle aziende
di Berlusconi il quale, oltre ad evitare la perdita pubblicitaria per il
trasferimento di Rete 4 sul satellite (stimata intorno ai 250 miliardi di
vecchie lire), si aggiudica un forte incremento di risorse economiche con
l’invenzione da parte dei tecnocratici di Mediaset (non del Ministero) del
famigerato SIC e dell’esclusione delle telepromozioni dal calcolo del tetto
pubblicitario. Il presidente del
consiglio quindi fa intascare alle sue aziende editoriali e televisive ulteriori
500 miliardi delle vecchie lire.
I riflessi negativi di tutto ciò
sulla carta stampata sono oggetto delle forti critiche espresse chiaramente
dalla FIEG: quelli sulla RAI-servizio
pubblico sono altrettanto evidenti e letali. A fronte dell’incremento di risorse concesse al concorrente
privato che doterà il medesimo di maggiori disponibilità per realizzare
appetibili prodotti con il risultato di incrementare il livello di audience
complessivo e quindi ulteriore pubblicità, per la RAI non è previsto alcun
aumento e/o finanziamento se non quello molto, molto limitato di possibili
aumenti del canone decisi peraltro da un governo il cui interesse è quello di
strozzare la RAI. La legge impone
alla RAI ulteriori obblighi economici (sviluppo del digitale, …) molto pesanti
finalizzati sempre a favorire Mediaset.
Il forsennato pressing del
governo e del ministro della comunicazione sulla RAI affinché in pochi mesi si
attui la copertura in digitale terrestre del 50% del territorio è attuato al
fine di aggirare la sentenza della Corte costituzionale ed evitare il
trasferimento di Rete 4 sul satellite.
Noi non siamo certo contrari
allo sviluppo tecnologico della RAI e del Paese ma il tutto deve avvenire in un
quadro ordinato e programmato.
Le urgenze di questo Paese ci
paiono ben altre (risorse e distribuzione idrica, energia elettrica – vedi
black/out, infrastrutture pubbliche, controllo del costo della vita, ….) che
non accrescere per ora il numero di parabole e decoder ed i costi ulteriori a
carico di ciascun cittadino. Ciò
giova, come abbiamo dimostrato, solo a Berlusconi ed al suo amico Murdoch ed a
qualche società sempre del gruppo Mediaset.
Anche senza fare riferimento al
c.d. piano Gelli il quale indicava come tappa per la presa del potere in Italia lo smembramento del servizio pubblico
radiotelevisivo, ribadiamo con forza che al posto del presunto monopolio della RAI (per il quale oggi rivendichiamo solo
un ruolo centrale nel sistema dell’emittenza radio e televisiva) la legge
Gasparri insedia un reale e sostanziale monopolio
privato affidato per il terrestre (analogico e digitale) a Mediaset e per il
satellitare all’amico di Berlusconi, Murdoch con la sua Sky.
E’ semplicemente vergognoso
che in Parlamento si discuta una legge che pomposamente
si propone di riformare il sistema della comunicazione e nel testo della
medesima non si dica alcunché per regolamentare in qualche modo il satellite ed
il suo padrone, Murdoch. A suo
tempo, sotto il regno della Tachter, il parlamento inglese, prima
dell’ingresso in quella realtà di Murdoch, sentì l’esigenza almeno di
elencare dettagliatamente e puntigliosamente gli avvenimenti e gli eventi che
mai potevano essere criptati e che dovevano continuare ad essere offerti in
chiaro e gratuiti a tutti i cittadini inglesi.
Berlusconi certo non vuole fare
torti al suo sodale australiano limitandone in qualche modo l’opera e quindi
in una legge per molti altri versi precisa manca clamorosamente ogni regola per
garantire i cittadini dal prepotere straniero sul nostro territorio.
Legge invece guarda caso molto
precisa e pignola quando elenca i compiti del servizio pubblico (art. 15 lettere
dalla a alla r):
compiti non comprendenti l’ideazione, la produzione e trasmissione di
programmi radiofonici e televisivi di intrattenimento.
Campo libero quindi a Mediaset.
Anche il processo di
privatizzazione della RAI indicato nella legge si propone di mettere il servizio
pubblico nelle mani di un fantomatico
mercato in contrasto netto con gli articoli 3 e 43 della Costituzione e con
la legge 14 aprile 1975 n. 103.
Noi non possiamo accettare il ruolo di silenzioso complice nell’attentato che con questa legge si intende apportare alla proprietà pubblica della RAI che non può essere ceduta od affidata a forme organizzative che appartengono esclusivamente alla sfera della proprietà privata per la sua natura divergente dall’interesse generale dei cittadini.
Nella legge non ci si muove
neanche con il concetto della pubblic company poiché non viene previsto una
cessione delle quote ai soli utenti, ai lavoratori interni, alle istituzioni
pubbliche regionali – provinciali – comunali.
Si prende la RAI, la si mette
sul mercato ed il limite nella proprietà delle azioni non garantisce affatto
l’Azienda RAI dai colpi di mano di personaggi (e ve ne sono tanti) che hanno
interesse di controllare il servizio pubblico a propri fini, di limitarne
l’autonomia ed il ruolo, di emarginarlo, di (s)venderlo a pezzi;
in parole povere di eliminarlo dalla scena.
Ricordiamo che nella sciagurata
privatizzazione subita dalla Telecom è bastato all’IFIL(finanziaria Fiat) il
possesso del solo 0,85% delle azioni per controllare la società telefonica.
Molte altre osservazioni
critiche potrebbero essere avanzate da questo Sindacato nei confronti della
legge Berlusconi-Gasparri ed i vantaggi che la medesima arreca alle aziende del
premier.
Il balzo fortissimo in su avuto dalle azioni Mediaset in
concomitanza con l’approvazione della legge alla camera dei deputati è la
migliore conferma di quanto lo SNATER va sostenendo da mesi e mesi.
Dobbiamo prendere nel contempo
amaramente atto che non siamo riusciti a costruire su questi temi un
fortissimo movimento unitario dei lavoratori del servizio pubblico che,
insieme alla democrazia ed alla libertà di questo Paese, sono i più minacciati
in termini occupazionali ed economici.
Constatiamo la totale assenza
delle RSU anche di quelle più attente, nel passato, su queste tematiche.
A livello nazionale per
motivazioni davvero miopi non si è riusciti a programmare iniziative di lotta e
di presenza incisive a tutela del servizio pubblico.
Le modifiche apportate nelle
votazioni alla camera dei deputati hanno dilatato i tempi di approvazione
definitiva della legge.
Facciamo appello a tutte le
forze sindacali della RAI, alle RSU, alle Associazioni affinché questo spazio
temporale sia utilizzato per mobilitare tutti i lavoratori contro un gravissimo
pericolo.
LA SEGRETERIA GENERALE
Roma, 3 ottobre 2003