sabato 21 giugno 2003  comunicato  segreteria nazionale  

S. N. A. TE. R.
     
   
Segreteria Generale

Prot. CO/
74
Roma,
16 giugno 2003 

 

Pesante sconfitta delle forze che hanno sostenuto il Referendum 

Dobbiamo ammetterlo con franchezza, se non con brutalità, che per i lavoratori tutti le giornate di domenica 15 e lunedì 16 giugno segnano una gravissima sconfitta le cui conseguenze si faranno sentire nei prossimi mesi in particolare sui giovani che cercano un lavoro stabile. 

Il mancato raggiungimento del quorum sull’estensione delle garanzie previste dall’articolo 18 produrrà nefaste conseguenze non solo sulla precarietà del posto di lavoro nelle aziende al di sotto dei 16 dipendenti che continueranno ad essere assunti o licenziati senza alcuna regola e garanzia, ma anche nelle aziende al di sopra di tale soglia. 

Certamente il Governo, la maggioranza ed alcune organizzazioni sindacali (Cisl, Uil, Cisal, Ugl) prenderanno slancio per attuare, in merito all’art. 18, quanto previsto dal c.d. Patto per l’Italia che sospende in genere per i nuovi assunti le garanzie previste dal suddetto articolo per le aziende con più di 15 dipendenti. 

Invece di rafforzare il diritto alla dignità del lavoratore nel rapporto con l’imprenditore, assisteremo ad una progressiva eliminazione del medesimo ritornando ai bei tempi (per il padrone) degli anni 50 dove non esisteva alcuna garanzia. 

Le leggi per aumentare le forme di lavoro precario si moltiplicheranno con l’arroganza tipica dei vincitori e scompariranno (eccettuati i raccomandati) i posti a tempo indeterminato: si svilupperà con più forza l’attacco alle pensioni e si aggraveranno le condizioni economiche e normative dei dipendenti. 

Tutti i lavoratori italiani avevano una formidabile arma per orientare diversamente lo scenario prima descritto: andare al voto e votare sì.

Non l’hanno usata ed hanno dato, in prevalenza, ascolto a sirene interessate a mantenere od innalzare il livello di insicurezza e precariato nel nostro Paese. 

I favorevoli al referendum non sono stati capaci di far comprendere, in particolare ai giovani, l’alto valore che su questi temi aveva la consultazione. 

L’informazione in questa vicenda ha dato dimostrazione di essere asservita al potere oggi prevalente lasciando passare messaggi illusori e senza la giusta dose di analisi critica. 

Come si fa infatti a sbandierare l’aumento di 750.000 – 1.000.000 di posti di lavoro senza precisare che trattasi, nella stragrande maggioranza, solo di inizi di lavoro. Che poi il contratto duri una settimana, un mese, tre mesi, …. non viene per nulla evidenziato. 

Noi dello SNATER abbiamo partecipato attivamente al referendum costituendo anche i Comitati per il sì: anche noi non siamo riusciti a far passare il messaggio. 

Ci dispiace molto ed una autocritica certamente si impone. 

Ci dispiace però molto di più per quelle migliaia di giovani (milioni nel Paese) che nelle nostre aziende sono condannati a vita nel limbo dei precari: oggi a molti di loro la vita sembra sorridere (molti fanno sforzi per farglielo credere).  A quaranta o cinquanta anni cesseranno questi sorrisi e gli ex-giovani si scontreranno con una durissima realtà: quella della disoccupazione (nessuno li chiamerà più) e della emarginazione. 

Già oggi nessun lavoratore delle piccole aziende (anche quelle appaltatrici di Rai, Rai Way, Telecom, …) è in grado di far rispettare il contratto di lavoro, le leggi sulla sicurezza, l’esattezza dei versamenti contributivi e previdenziali, l’orario di lavoro,…. 

Se alza la voce viene subito licenziato e per lui diventa difficile trovare, nel comparto, una nuova, precaria attività. 

Ecco le vere tragedie della sconfitta referendaria. 

Lo SNATER però non arretrerà di un passo nella tutela dei lavoratori precari e ripartendo dagli oltre 10 milioni di votanti cercherà di costruire le alleanze necessarie per impedire che ai nostri giovani sia negato il futuro. 

                                                                                                LA SEGRETERIA GENERALE