| mercoledi 21 aprile 2004 comunicato nazionale |
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La lista " Cambia con…" ha ragione in tribunale contro Telecom, continua, però, la serie delle vertenze legali per ottenere il corretto funzionamento delle RSU.
Il giorno 23 marzo 2004, il giudice del Tribunale di Roma,
sezione IV Lavoro, dott. Taraborelli, ha dichiarato l'antisindacalità della
Telecom ed ha ordinato che Burrini Arturo, Cassandra Eugenio siano riconosciuti
RSU, in sostituzione di quanti sono usciti dalla Telecom per andare in altre
aziende, per Teramo Domenico, già RSU, è stato dichiarata la sua nomina anche
a RLS.
Per ottenere quello che sembra una normale applicazione del
più elementare buon senso, siamo
stati costretti ad adire le vie legali, perché la Telecom non voleva concedere
le sostituzioni, sostenendo che l'uscita dei lavoratori prevedeva anche la
diminuzione del numero di RSU-RLS.
Altre vertenze legali sono in corso:
·
Sul
coordinamento nazionale, nel quale CGIL-CISL-UIL, alla faccia della democrazia e
con l'avallo dell'azienda, oltre al pizzo del 33% delle RSU, riconosciuto loro
dall'accordo interconfederale del 1993, si sono attribuiti un ulteriore premio
che, all'interno dell'esecutivo nazionale delle RSU, dà a loro il 93% (65 su
70) ben al di là dei voti ottenuti e del sopraccitato pizzo, lasciando alla
nostra lista una rappresentanza (2 elementi) ben al di sotto dei voti ottenuti a
livello nazionale- 14%;
·
Sul diritto
delle singole RSU d'indire le assemblee in PRA. L'azienda, anche qui con
l'assenso di CGIL-CISL-UIL e con buona pace della democrazia, sostiene che per
indire le assemblee bisogna avere la maggioranza delle RSU, sancendo, di fatto
il monopolio di CGIL-CISL-UIL che hanno tale maggioranza (basta ottenere il 18%
di voti che sommati al33% del pizzo danno il 51%) e togliendo ai lavoratori ed
alle lavoratrici, che sono gli/le unici/che titolari del diritto di assemblea,
la possibilità di scegliere autonomamente a quali partecipare.
·
Anche su TIM
ancora non ci è stata riconosciuta la sostituzione della RSU, ceduta all'EMSA
e, in attesa di una risposta, siamo costretti a preparare un'ulteriore azione
legale.
Questa
e la situazione su Roma, in altre regioni e province sono in atto altre
iniziative legali, a dimostrazione di quanto sia difficile esercitare i più
elementari diritti di democrazia sindacale, se si è fuori dal coro e non si
dice sempre si e non si firma qualsiasi accordo vada bene all'azienda.
Noi,
comunque, non demordiamo e, costretti dal sistema, continueremo a portare avanti
ogni vertenza che consenta la tutela e l'estensione della partecipazione e degli
spazi democratici per lavoratrici e lavoratori ed organizzazioni sindacali.
Roma,
15 aprile ’04