| lunedi 23 ottobre 2006 comunicato segreteria nazionale |

Roma, ottobre 2006
IL FURTO DELLA NOSTRA PRIVACY
Non sono giunte inaspettate le accuse dei magistrati racchiuse nell’ordinanza del 16/06/2006 ai vertici della nostra azienda per le intercettazioni illegali, le liste dei tracciati di traffico, le notturne ispezioni sui PC aziendali, la completa trasparenza della nostra posta elettronica “lasciata” alla morbosa curiosità di alcuni responsabili.
Già nel 2001 denunciammo all’Authority della Privacy la sistematica, quotidiana e illegale acquisizione e raccolta dei dati relativi ai 7 e 7Q, richiesta dalla segreteria del capo area dei Sistemi informativi di TIM e resa operativa dalle segreterie dei suoi secondi livelli.
La nostra denuncia ottenne soltanto che questa pratica fosse sospesa per alcune settimane, dopo le quali è continuata fino a qualche mese fa, in coincidenza, guarda caso, con l’emergere delle inchieste della magistratura.
Le operazioni di spionaggio ai danni dei lavoratori sono continuate in questi anni in maniera mai vista e immaginata; dalla stampa apprendiamo le operazioni di spionaggio sulla posta elettronica e sugli hard disk dei dipendenti, addirittura sembrerebbe siano state registrate le telefonate di alcuni colleghi e di alcuni sindacalisti e i tracciamenti del traffico di altri, proprio nel periodo del rinnovo del contratto nazionale delle telecomunicazioni.
Immaginiamo la rete di ricatti e ritorsioni che da un simile accumulo d’informazione si potrebbe creare….lo scenario che si verrebbe a definire sarebbe alquanto inquietante.
SONO STATE VIOLATE LE ELEMENTARI LIBERTÀ SINDACALI, contraddicendo l’accordo del 20 marzo 2006 che la stessa azienda ha firmato con i sindacati.
Da tempo abbiamo denunciato ai colleghi e ai responsabili di TELECOM ITALIA l’uso improprio delle timbrature in uscita per i livelli direttivi (6 e 7, art.26 del CCNL), utilizzati dall’azienda per controllare l’orario di lavoro (?), mentre i suddetti livelli lavorano a progetto ed obiettivi, anche questa è una violazione alla privacy.
A chi sarebbe servito l’utilizzo di questa illegalità nei confronti dei dipendenti, se non a coprire incapacità professionali e gestionali di alcuni pseudomanager di TELECOM ITALIA che hanno preferito l’arma del ricatto e della complicità alle capacità professionali dei dipendenti, premiando il dipendente più complice rispetto a quello più competente professionalmente.
Che l’illegalità non fosse rivolta solo all’interno dell’azienda è stata confermata dall’ordinanza del GIP di Milano e così vengono sinistramente illuminate le “anomalie” anagrafiche dei clienti a cui erano state intestate in maniera dolosa alcune SIM utilizzate invece dai servizi segreti e dai terroristi; l’uso disinvolto dei dati di traffico dei clienti per elaborazioni di schedatura commerciale e non.
Di fronte a questo scandalo l’azienda si difende parlando di DIPENDENTI INFEDELI, mentre le azioni illegali, in realtà, sono state ispirate da capi area e dai loro responsabili di 2° livello.
L’unica iniziativa presa dall’azienda è stata quella di nominare dei responsabili di dati sensibili che sostituiscono quelli nominati in precedenza.
A noi sembra che questa non sia l’iniziativa attesa da tutti noi e capace di ridare fiducia e orgoglio aziendale a chi ci lavora !!!! Pertanto chiediamo, e pazientemente attendiamo (prima che lo faccia la magistratura!!!!!!!):
La Segreteria Nazionale
SEGRETERIA
NAZIONALE – SETTORE TELECOMUNICAZIONI
snaterti@tin.it
Via Dardanelli, 13 – 00195 ROMA Tel. 0.6.3720095, 06.3720096 Cell. 346.7057833 – Fax
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