| lunedi 25 settembre 2006 comunicato segreteria nazionale |

Roma, 21 settembre 2006
“ SOLO I CRETINI NON CAMBIANO IDEA “
Questo motto è stato finora pienamente condiviso e pervicacemente applicato dai vertici del Gruppo Telecom Italia fin dalla privatizzazione.
Infatti la strategia industriale e finanziaria del Gruppo, e le relative pesanti riorganizzazioni interne sono costantemente variate fino ad arrivare, come in questo caso, addirittura ad una inversione di marcia.
In questi anni abbiamo assistito ad osannanti presentazioni di piani industriali che poi venivano denigrati alla presentazione del successivo, causando continui cambiamenti di rotta, senza riuscire mai a completare i programmi del vecchio piano, dovendo precipitosamente partire con i nuovi.
Ora se questo metodo avesse prodotto maggiori utili (-15,7%), aumentato la penetrazione dei mercato (attuale 80% rete fissa; 40,2% rete mobile), generato maggiore occupazione (Gruppo - circa 50.000 lavoratori dalla privatizzazione) e serenità nei lavoratori sarebbe stato il metodo perfetto.
Al contrario la situazione patrimoniale e finanziaria del Gruppo è diventata ormai critica (debito 41,315 mld); è pur vero che i debiti ci si convive, ma solo fino a quando non vengono pretesi immediatamente, e di questo i lavoratori ne sono profondamente preoccupati, in gioco c’è il loro posto di lavoro !
Al contempo il Gruppo ha perso continuamente pezzi, in nome del core business, e relativo know how , perdendo anche pezzi pregiati (patrimonio immobiliare, ecc.).
L’Azienda ha chiarito nell’incontro tenutosi il 18 settembre u.s. che non ci sono novità rispetto a quanto dichiarato dal CDA in merito alla societarizzazione dei business mobile e della rete di accesso fissa, specificando per quest’ultima che si intende esclusivamente la parte di rete che va dalle case ai permutatori salvo alcuni pezzetti collegati e che solo da pochi giorni sono allo studio i relativi progetti dell’operatività di cui sarà messo al corrente di volta in volta il Sindacato.
Non è inutile ricordare ai lavoratori che quanto sta avvenendo è, a nostro giudizio, la conseguenza diretta di una pessima privatizzazione che regalò al privato un servizio pubblico essenziale a soli 26.000 miliardi di lire del valore di oltre 100.000.
E’ ora che si cambi rotta !
Sicuramente le reti ed il servizio universale debbono ritornare sotto il controllo dello Stato (è emblematico l’attuale caso delle intercettazioni) !
Ma indubbiamente bisogna che i lavoratori facciano sentire la loro voce partecipando allo sciopero del 3 ottobre prossimo ed ad una manifestazione pubblica, di sicuro non sotto la finestra di Telecom, ma di fronte a chi dovrebbe legiferare e regolamentare il settore delle telecomunicazioni ed il “mercato” (Parlamento e Governo).
SEGRETERIA
NAZIONALE – SETTORE TELECOMUNICAZIONI
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