venerdi 20 aprile 2007  comunicato  segreteria nazionale         

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IMPRENDITORI O PRENDITORI? 

Dopo aver assistito nel passato, in occasione della privatizzazione di Telecom, ad un plauso quasi unanime, oggi parecchi di quei politici nostrani di allora si allarmano per l’avvento degli stranieri, come se Tronchetti fosse stato un benefattore per Telecom e dimenticandosi che la Tecnost di Colaninno, che deteneva il pacchetto di maggioranza delle azioni, era lussemburghese e non italiana. 

Anche CGIL-CISL-UIL hanno pesanti responsabilità dalla privatizzazione ad oggi: le varie firme su accordi di ogni tipo sempre peggiorativi per i dipendenti, il silenzio sui ricchi compensi e premi spartiti ai vari manager, il non intervento sui mancati investimenti che hanno portato all’obsolescenza della rete telefonica. Essi hanno di fatto avallato la politica degli ultimi padroni-predoni, hanno aiutato la finta politica liberista che ha distrutto il servizio pubblico. 

Ogni nuova proprietà non sarà portatrice di stabilità per l’azienda, che si tratti di un socio straniero e di banche italiane, che non sono certo aziende competenti del settore ed hanno solo il desiderio di recuperare i loro crediti. Non vogliamo essere catastrofici, ma riteniamo che i possibili acquirenti in ballo, non siano utili né al bene del paese, né per gli interessi dell’utenza, né ai lavoratori. Il dato è che, purtroppo, in questi anni la grande imprenditoria italiana si è contraddistinta più per i piani finanziari che per i piani industriali, finalizzati a spremere molto ed a investire poco. Non dimentichiamoci che Tronchetti ha spogliato (!!) la Telecom del suo patrimonio immobiliare, senza nemmeno ridurne i debiti. 

Inoltre la delicata vicenda giudiziaria sulle intercettazioni non può che danneggiare ulteriormente l’immagine dei grandi gruppi industriali del paese. 

Oggi i politici, ministro Gentiloni in testa, si sprecano in varie dichiarazioni di speranza ed auspicio che un settore strategicamente importante come quello delle telecomunicazioni vada in mani sicure. Tutto questo non basta, c’è bisogno di un dibattito serio in Parlamento sul futuro di Telecom e per decidere di riprendere il controllo dello Stato sulla rete e tutto il settore. Le azioni “golden share” della Telecom, che il Ministero del Tesoro tiene ancora nel cassetto, dovrebbero servire a smuovere questa situazione. 

Sul piano sindacale ogni mobilitazione non potrà essere fine a se stessa, ma dovrà essere associata a chiari e condivisibili obiettivi e dovrà cessare soltanto dopo il loro conseguimento. Sarà necessario anche mettere in campo iniziative di organizzazione dell’azionariato privato, che lo SNATER-CISAL andrà a sostenere e finalizzare, per tutelare gli interessi dell’utenza e dei dipendenti di Telecom, che in questi 10 anni hanno pagato il prezzo più alto, con contratti a ribasso, esternalizzazioni e perdita di diritti vari. 

Roma, 17 aprile 2007  

SEGRETERIA NAZIONALE – SETTORE TELECOMUNICAZIONI ADERENTE CISAL  snaterti@tin.it
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