| giovedi 22 febbraio 2007 comunicato segreteria nazionale |
16
Febbraio 2007
Aderente
CISAL
INPS, TFR e Telemaco
La nostra opinione in tema di previdenza: dalla storia degli ultimi cento anni della Previdenza Italiana, alle ultime novità in fatto di TFR e fondi complementari. Puoi calcolare da solo, con un clic del mouse, la tua pensione utilizzando la tabella elettronica allegata in fondo
La Costituzione Italiana, all’Art. 38, recita testualmente:
Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale. I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale. Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato. L’assistenza privata è libera.
Pertanto il diritto alla pensione viene così sancito per tutti i Lavoratori dalla nostra carta fondamentale.
Gli strumenti che lo stato italiano, nel corso della sua storia, ha messo e mette in campo per realizzare questo diritto sono fondamentalmente tre:
· Fondi a capitalizzazione (assicurazioni): sono dei veri e propri investimenti assicurativi che, al termine della vita lavorativa, si convertono in un vitalizio mensile a favore dell’assicurato il cui ammontare dipende dalla solidità del rendimento finanziario del fondo.
· Fondi a ripartizione (l’attuale INPS): i fondi a ripartizione utilizzano, invece, i soldi versati dai lavoratori in servizio direttamente per pagare le pensioni dei lavoratori in pensione. Pur non esistendo rischio finanziario, essendo garantiti dallo Stato Italiano, tuttavia per tali fondi le entrate devono pareggiare le uscite anche in proiezione futura: devono essere, cioè, in equilibrio.
· Trattamento di fine rapporto (TFR): Il Trattamento di Fine Rapporto, così definito dalla L. 297/1982, invece, è, di fatto, un ammortizzatore sociale in quanto non si risolve in un vitalizio, ma in una somma (circa una mensilità all’anno) che, dopo essere stata trattenuta dalle imprese, viene resa al lavoratore al termine del suo rapporto di lavoro in azienda. Per questo motivo il TFR è considerato retribuzione differita.
Un po’ di storia
Dal 1898 la previdenza sociale muove i primi passi con la fondazione della Cassa Nazionale di Previdenza Sociale (CNAS) per l'invalidità e la vecchiaia degli operai. Si tratta di un'assicurazione volontaria, ovvero un fondo a capitalizzazione, integrata da un contributo di incoraggiamento dello Stato e dal contributo anch'esso libero degli imprenditori.
Al 1919 risalgono le prime forme di regolamentazione dell’indennità di fine rapporto ed erano riservate esclusivamente agli impiegati. Poi lentamente entrò nei contratti di lavoro.
Sempre nel 1919, dopo circa un ventennio di attività, la CNAS ha in attivo poco più di 700.000 iscritti e 20.000 pensionati. In quell'anno l'assicurazione per l'invalidità e la vecchiaia diventa obbligatoria e interessa 12 milioni di lavoratori.
Nel 1933 la CNAS assume la denominazione di Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS), ente di diritto pubblico dotato di personalità giuridica e gestione autonoma.
Nel 1942 l’istituto dell’indennità di fine rapporto venne inserito nel Codice civile (art. 2120) e nel 1966, con legge, venne riconosciuto a tutti i lavoratori dipendenti.
Nel periodo 1968-1969 il Sistema di Calcolo Retributivo, basato sulle ultime retribuzioni percepite, sostituisce quello contributivo nel calcolo delle pensioni. Nasce la pensione sociale. Viene cioè riconosciuto ai cittadini bisognosi che hanno compiuto 65 anni di età una pensione che soddisfi i primi bisogni vitali. Vengono predisposte misure straordinarie di tutela dei lavoratori (Cassa integrazione guadagni straordinaria e pensionamenti anticipati) e per la produzione (contribuzioni ridotte e esoneri contributivi).
Dal 1969 al 1995, in generale, per tutti i Lavoratori è esistito il cosiddetto Sistema di Calcolo Retributivo. Il calcolo della pensione era, cioè, legato ad una contribuzione percentuale mensile fissa a carico del datore di lavoro e dei Lavoratori; la pensione, poi, si calcolava moltiplicando semplicemente il numero di anni lavorati per un parametro di riferimento - 2% per l’INPS (sistema AGO) e 2,5% per i Telefonici prima del 1995 – ottenendo, così, la percentuale, sulla media degli ultimi 10 anni di retribuzione, da erogare come pensione.
Esempio 1 (sistema AGO): 35 (anni di versamenti) x 2% = 70% sulla retribuzione media degli ultimi 10 anni
Nel 1980 viene istituito il Sistema Sanitario Nazionale. Sono affidati all'INPS la riscossione dei contributi di malattia e il pagamento delle relative indennità, compiti assolti in precedenza da altri enti. Poi, nel 1984, il legislatore riforma la disciplina dell'invalidità, collegando la concessione della prestazione non più alla riduzione della capacità di guadagno, ma alla riduzione della capacità di lavoro: l’assistenza agli invalidi viene, cioè, posta a carico dei soli lavoratori attivi e non di tutti i contribuenti, lavoratori e pensionati. E’ il primo atto che porterà l’INPS, fondo a ripartizione, fuori equilibrio a partire dal decennio seguente.
Nel 1995 viene emanata la legge di riforma del sistema pensionistico n. 335/1995 (c.d. legge Dini – Riforma del Sistema Pensionistico Obbligatorio e Complementare) che si basa su due principi fondamentali:
· Il pensionamento flessibile in un'età compresa tra i 57 e 65 anni (uomini e donne);
· Il ritorno al sistema contributivo, per il quale le pensioni sono calcolate sull'ammontare dei versamenti effettuati durante tutta la vita lavorativa.
Con l’emanazione della legge Dini si reintroduce, quindi, il Sistema di Calcolo Contributivo per tutti i Lavoratori che, al 31 Dicembre 1995, avevano meno di 18 anni di contribuzione e per tutti i nuovi assunti.
Il Sistema di Calcolo Contributivo consiste nel medesimo prelievo dalla busta paga del retributivo (dal 1° gennaio 2007 pari al 33% complessivo di cui 9,19% a carico del lavoratore), ma con una diversa modalità di calcolo dell’ammontare della pensione. Ovvero: si prevede il calcolo della pensione effettuato sull'insieme dei contributi versati durante l'intera vita assicurativa: al termine della vita lavorativa, i contributi versati vengono sommati per dare luogo alla base contributiva complessiva - il montante individuale - sulla quale si calcola la pensione. I contributi sono rivalutati ogni anno in base al prodotto interno lordo (PIL) per consentire al lavoratore di recuperare in parte la diminuzione del potere di acquisto della moneta. Il montante viene infine moltiplicato per il coefficiente di trasformazione, stabilito dalla legge, in base all'età del lavoratore, ottenendo così la misura della pensione lorda annua.
Esempio 2: 35 anni di versamenti e 65 anni di età, per un montante individuale, rivalutato sul PIL, pari a mediamente 25.000,00 €/anno x 33% x 35 anni = 291.667,00 € x 6,136% = 17.897,00 €/anno. I parametri INPS, relativi al calcolo contributivo, sono legati alla speranza di vita dalla relazione:
Speranza di vita 
In realtà il coefficiente di trasformazione è legato in maniera un po’ più complessa alla speranza di vita, tenendo conto anche del fenomeno della reversibilità pensionistica. Inoltre la progressione di carriera durante la vita lavorativa riduce ulteriormente il rapporto tra la pensione percepita e l’ultima retribuzione (in media, circa il 55%).
|
Età (es. uomini) |
57 |
58 |
59 |
60 |
61 |
62 |
63 |
64 |
65 |
|
Coefficiente% |
4,720 |
4,860 |
5,006 |
5,163 |
5,334 |
5,514 |
5,706 |
5,911 |
6,136 |
|
Speranza di vita |
21,186 |
20,576 |
19,976 |
19,369 |
18,748 |
18,136 |
17,525 |
16,918 |
16,297 |
La legge di riforma del 1995 introduce una nuova disciplina sui Fondi Pensione Complementari, già precedentemente istituiti nella L. 124 del 1993. Quest’ultimi assumono un’importanza determinante proprio col sistema contributivo che non assicura più i rendimenti pensionistici del retributivo; si passa cioè da una pensione, con 40 anni di versamenti, pari all’80% dell’ultima retribuzione, a scalare, verso una pensione pari a circa il 55% dell’ultima retribuzione con gli attuali parametri (rivedibili ogni 10 anni).
L’introduzione di una previdenza integrativa che riporti a livelli accettabili queste cifre è a questo punto fondamentale e i decreti attuativi del 1996/1997 regolamentano definitivamente i fondi di previdenza complementare di categoria (Telemaco, Cometa, Fonchim, Fon.Te, etc.)
Successivamente, nel 2005, con la legge delega sulla riforma delle pensioni n. 252/2005 (c.d. legge Maroni), si definisce definitivamente il quadro delle pensioni complementari obbligando al versamento dell’intero TFR maturando o in un fondo di garanzia INPS, per conto della tesoreria generale dello stato, oppure nei fondi complementari chiusi (fondi di categoria collettivamente concordati tra aziende e sindacati), aperti (fondi collettivi istituiti da banche, assicurazioni o SIM) o PIP (piani individuali di previdenza). La maggior parte delle novità introdotte dalla riforma sarebbero state operative dal 2008, mentre a seguito della finanziaria 2007, L. 296/2006, sono state anticipate al 1° Gennaio 2007.
Infine, con il D.lgs 13 novembre 2006, n. 279 (Misure urgenti in materia di previdenza complementare), il governo Prodi anticipando al 2007 l’ingresso del TFR nei fondi di previdenza complementare ricorre al discutibile meccanismo del silenzio assenso e cioè: il versamento nei fondi di categoria del TFR maturando diviene automatico per tutti i lavoratori che non diano esplicito dissenso entro il 30 Giugno.
Un commento a questi avvenimenti
Come è noto, in tutte le fasi economiche in cui la classe imprenditoriale perde competitività e vede minacciati i profitti, pone con forza la questione dell'insostenibilità del costo del lavoro e, di conseguenza, chiede che il governo e i sindacati, nel nome degli interessi generali della nazione, si facciano promotori di provvedimenti e accordi che consentano una riduzione della massa salariale che devono corrispondere ai lavoratori: è la concertazione (ultimo esempio è l’aumento del 0,30% di prelievo previdenziale a carico dei lavoratori).
A questa partita partecipano con eguali responsabilità Governi e Sindacati Confederali: non si procede solo alla riduzione del salario diretto, ma anche di quello indiretto e di quello differito, ponendo solo la questione di una riduzione delle buste paga e la riduzione della spesa che lo stato sostiene per i servizi sociali, con conseguente peggioramento degli stessi, come pure delle riduzioni delle pensioni e del TFR.
Sui salari e sui servizi sociali sono state già definite da tempo le linee dei prossimi anni (Accordo Interconfederale del Luglio 1993), grazie all'abolizione della scala mobile, all’irrigidimento delle politiche contrattuali, all'introduzione delle gabbie salariali e dei salari di ingresso, all'introduzione dei ticket sanitari, all'aumento delle rette di asili e refezioni delle scuole e, dulcis in fundo, alle privatizzazioni. Lo scoglio che era rimasto da affrontare era quello delle pensioni, già erose dalla riforma Amato dello stesso anno, che, secondo quanto sostenevano e sostengono, erano insostenibili e incoerenti con un livello accettabile di crescita economica: il fatto, cioè, che per ogni 100 euro corrisposti ai lavoratori il datore di lavoro ne debba versare 23,81 per la previdenza. In buona sostanza quello che gli imprenditori vogliono è una drastica riduzione degli oneri sociali. Di conseguenza, poiché l'INPS avrà in questo modo meno soldi da distribuire, i lavoratori saranno costretti a lavorare per più anni per ridurre il numero di anni di godimento della pensione. Questo provvedimento è sempre stato molto urgente perché la situazione è gravata ulteriormente dal fatto che i lavoratori si sarebbero messi in testa di morire in età più avanzata.
Ciò che gli imprenditori, in sostanza, sognano è un sistema pensionistico che a loro non costi più niente; un sistema in cui, in aggiunta alla pensione pubblica, i lavoratori si finanzino un sistema integrativo con versamenti su fondi che dovrebbero essere gestiti dagli imprenditori stessi (assieme ai sindacati, o da compagnie di assicurazioni da essi controllate).
Che tutto questo sia però un metodo sensato per riportare all’equilibrio un efficace sistema previdenziale a ripartizione come l’INPS, è abbastanza discutibile, visto che lo squilibrio futuro del sistema è stato volutamente determinato dalla politica degli anni passati. Infatti, per la mancata separazione della previdenza dall’assistenza (L. 88/1989), si sono fatte gravare sulle casse dell’INPS anche le pensioni di invalidità civile e le pensioni sociali. Questa situazione, secondo noi, è dovuta, non certo ad un sano riordino dei conti previdenziali, ma principalmente ai seguenti fatti:
· Il rispetto dei parametri di Mastricht, con particolare riferimento al rapporto deficit/PIL;
· l’enorme indebitamento dello stato italiano (1.600 Mld. di €);
· il contenimento del costo del lavoro;
· i soliti problemi di cassa dello Stato per realizzare le infrastrutture;
· il gratuito ingresso sul mercato di circa 19 Mld di €/anno dal TFR.
Il problema però è che la stragrande maggioranza dei lavoratori non può pagare più di quanto già paga, visto che i salari sono a un livello appena sopra alla fascia di povertà. Infatti, contrariamente a quello che si potrebbe pensare, la preoccupazione di non impoverire troppo i lavoratori è molto forte nella classe media perché questa sa che, se i lavoratori restano senza soldi da spendere, essi ridurranno i consumi, le merci prodotte nelle fabbriche resteranno invendute e allora addio profitti. Le pensioni integrative devono essere quindi finanziate con soldi che i lavoratori non possiedono direttamente ma che hanno a disposizione: il salario differito, cioè il TFR.
Il TFR si propone come una massa di denaro che sarà utilizzata per finanziare le pensioni integrative senza ridurre il potere d'acquisto dei salari diretti, creando gli spazi e le condizioni per andare poi a un pesante taglio del sistema pensionistico obbligatorio e consentendo così alle imprese di risparmiare importanti quote di denaro che altrimenti dovrebbero versare agli istituti previdenziali.
Oggi i lavoratori che rientrano nel sistema Contributivo sono, di fatto, costretti a fare questa operazione di autofinanziamento della pensione integrativa. Quindi obbligati più che da una legge, dal pesante ridimensionamento della pensione pubblica.
A questo punto facciamo qualche simulazione per renderci meglio conto delle cifre in gioco:
Tabella elettronica del calcolo della pensione (cerca
la stessa tabella qui sotto descritta)
La copia, in formato Word, del comunicato è disponibile sul sito SNATER: http://www.snatertlc.it/
Attenzione! Questo è un strumento di calcolo immediato per fare delle previsioni indicative su quanto si percepirà di pensione. E’ rivolto a chi rientra totalmente, o almeno parzialmente, nel sistema Contributivo, ovvero a quelli che hanno versato meno di 18 anni di contributi al 31° Dicembre 1995.
Osservazione:
Per coloro che sono interamente nel sistema retributivo il calcolo, per semplificare al massimo, può essere effettuato dividendo in due parti la vita lavorativa: si valorizzerà il periodo anteriore al 1996 secondo i regimi previdenziali Retributivi a parametro 2,5% (telefonici) ed il periodo dal 1996 all’uscita in pensione secondo i regimi previdenziali retributivi a parametro 2%. La retribuzione media a cui si fa riferimento è quella degli ultimi 10 anni.
Esempio 3: 10 (anni di versamenti prima del 1996) x 2,5% = 25%
25 (anni di versamenti dopo il 1996) x 2 % = 50%
Totale = 75%
sulla retribuzione media degli ultimi 10 anni
Definizioni delle voci riportate nelle caselle della tabella
1 Anni di contribuzione complementare: sono il numero di anni durante i quali si versa la quota destinata al fondo di previdenza complementare. Per brevità conviene considerare solo il periodo nel quale si versa l’intero TFR poiché gli importi precedenti non incidono molto.
2 Anni di contribuzione ordinaria fino al 1995: servono a distinguere i periodi retributivo, contributivo e misto.
3 Speranza di vita alla pensione: la speranza di vita ad una certa età è definita come il numero medio di anni di vita da quel momento in poi. Di conseguenza la vita media è semplicemente la speranza di vita alla nascita.
4 Anni di contribuzione ordinaria: sono il numero di anni durante i quali si versano i contributi all’INPS.
5 Progressione di carriera durante la contribuzione complementare/ordinaria: la progressione di carriera prevista, durante i versamenti per la previdenza complementare/ordinaria, è il rapporto tra la stima del lordo annuo percepito a fine contribuzione ed il lordo annuo percepito ad inizio contribuzione (mediamente assume un valore tra 1,1 e 2). Il calcolo va fatto ad inflazione zero perché l’effetto dell’inflazione è conteggiato a parte.
6 Valore % medio del lordo annuo investito nel fondo: nel caso di investimento dell’intero TFR nel fondo, equivale a 1% + 1,2% + 6,91% = 9,11% (quota del lavoratore + quota del datore di lavoro + quota del TFR)
7 Valore % medio del lordo annuo versato all’INPS: per i Lavoratori dipendenti è pari al 33%.
8 Inflazione % media durante la contribuzione complementare: le stime europee attuali si attestano sul 2,5%.
9 Inflazione % media durante la contribuzione ordinaria: se si includono gli anni ’90 , bisogna stimare un 3%.
10 Rendimento % medio del fondo al netto dell'inflazione: dipende dalla categoria di investimento scelta dal Lavoratore. Una scelta intermedia, tra quella più prudente e quella più rischiosa, è il 3% oltre l’inflazione.
11 Incremento % annuo del Prodotto Interno Lordo: in Europa le stime si attestano tra il 1,5% ed il 2,5%.
Inserisci i tuoi dati personali nelle caselle in grigio ; poi clicca col tasto sinistro del mouse su ciascuno dei tre valori in rosso , relativi al rendimento del fondo, alla quota ordinaria INPS ed alla somma totale dei due, e premi F9 ( in alternativa clicca, col tasto destro del mouse, e seleziona la voce Aggiorna campo ) per ottenere i tre valori calcolati per la tua futura pensione.
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1
Anni di contribuzione complementare |
3
Speranza di vita alla pensione
(vedi tabella precedente) |
5
Progressione di carriera durante la contribuzione complementare al netto dell'inflazione |
6
Valore % medio del lordo annuo investito nel fondo |
8
inflazione % media durante la contribuzione complementare |
10
Rendimento % medio del fondo al netto dell'inflazione |
|
20 |
16 |
1,2 |
9,11 |
2,5 |
3 |
|
Quota % della previdenza complementare sull'ultimo stipendio |
11,51306596 |
% |
|
||
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2
Anni di contribuzione ordinaria fino al 1995 |
4
Anni di contribuzione ordinaria dal 1996 in poi |
5
Progressione di carriera durante la contribuzione ordinaria al netto dell'inflazione |
7
Valore % medio del lordo annuo versato all’INPS |
9
Inflazione % media durante la contribuzione ordinaria |
11
Incremento % annuo del Prodotto Interno Lordo |
|
4 |
32 |
1,5 |
33 |
3 |
1,7 |
|
Quota % della previdenza ordinaria sull'ultimo stipendio |
55,65370016 |
% |
|
||
|
Totale % sull’ultimo stipendio |
67,16676612 |
% |
|||
Dalla simulazione elettronica sopra riportata, ed adattata alla situazione individuale di ognuno di noi, sarà sicuramente risultato il solito dato sconcertante, e cioè il progressivo spostamento delle pensioni pubbliche verso il basso (a regime attorno al 50% dell’ultimo stipendio) ed il parallelo innalzamento della percentuale dovuta ai fondi di previdenza complementare gestiti dal Mercato e dai Sindacati.
Tenendo presente che SNATER Telecomunicazioni, per i motivi sin qui esposti, ha sempre espresso la sua contrarietà alla progressiva privatizzazione della previdenza, altresì è consapevole delle difficoltà che affronteranno i futuri pensionati sottoposti a questo sistema. Quindi ritiene opportuno ricordare ai lavoratori che volessero aderire a Telemaco, che attualmente è composto da quattro comparti di investimento:
· conservativo con rendimento 2006 pari al 1,03%
· prudente - - - - 1,88%
· bilanciato - - - - 4,29%
· crescita - - - - 5,82%
a fronte del rendimento del TFR pari al 2,7%.
Nel rendimento dei fondi vi è anche l’1% dello stipendio, pertanto i nuovi assunti, o coloro che si trovano nel sistema misto dovranno scegliere inizialmente i comparti più rischiosi per passare verso la fine del rapporto di lavoro a quelli più prudenti. Non avrebbe senso scegliere i comparti prudenziali che offrono rendimenti più bassi del tfr; sarebbe come scegliere rendimenti bassi con possibile rischio. Telemaco, proprio perché non ha la reversibilità e la garanzia assoluta, deve rendere più del tfr che invece garantisce capitale versato e rendimenti sicuri. Coloro che, invece, rientrano principalmente nel sistema retributivo, non hanno alcuna necessità di un fondo complementare, come si può facilmente verificare facendo qualche simulazione nella tabella di calcolo sopra riportata.
E’ bene ricordare che un'eventuale adesione ai fondi complementari è una decisione irrevocabile.
Ulteriore elemento di valutazione deve essere la tassazione che per il TFR è circa del 23%, mentre per Telemaco è del 15% a scalare fino al 9% con 35 anni di servizio. I dividendi dei fondi sono tassati all’11%. Ma non facciamoci incantare dagli sconti fiscali, perché le leggi possono cambiare…
(cerca la stessa tabella sopra descritta)
*) La copia in formato Word del comunicato è disponibile su: http://www.snatertlc.it/
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