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Roma, 25 febbraio 2008
OPEN ACCESS, …… UNA SPERANZA ?
A scanso di equivoci riteniamo doveroso ribadire la posizione ideale dello Snater sulla questione, in questo momento sul tappeto dell’attualità, dell’assetto delle “Reti” (strade ed autostrade, porti ed aeroporti, energia elettrica, gas, comunicazioni e telecomunicazioni, ecc.).
Snater, da sempre ed in controtendenza, ha sostenuto che sarebbe socialmente giusto vedere lo Stato, e quindi la comunità nazionale, proprietario e gestore di tutte le infrastrutture dei servizi universali, mentre, al contrario, nulla vieta che quelli commerciali possano essere di pertinenza del privato.
Questo in quanto lo Stato deve garantire a tutti i cittadini tutti i servizi di base e quindi deve strategicamente gestire la programmazione, la pianificazione ed il controllo democratico dei servizi pubblici garantiti dalla costituzione, potendo, inoltre, non avendo come fine l’esclusivo profitto, imporre tariffe adeguate. Il privato, invece, essendo indissolubilmente legato al suo proprio tornaconto, non può esimersi dal massimo profitto possibile, e come la storia recente ci ha insegnato anche da quello impossibile, infatti i prezzi di tutti i servizi pubblici sono incrementati ben più dell’inflazione ed in molti casi sono brutalmente scaduti di qualità.
In questo panorama si inserisce la vicenda di Telecom Italia, dove la Nuova Proprietà, dopo anni di balletti con l’Authority e la politica, ha assunto, finalmente, una decisione sull’assetto della Rete; finalmente, in modo particolare per i lavoratori che così possono avere un’idea, anche se minima, sul loro futuro e porre fine all’esercizio di fantasia sulle varie ipotesi.
La decisione, anticipando il Piano Industriale di marzo, prevede la costituzione di una nuova divisione autonoma e separata dalle funzioni commerciali della rete di accesso, denominata Open Access, che dovrebbe assicurare a Telecom Italia ed a tutti i suoi competitor un utilizzo della rete in modo trasparente ed a prezzi competitivi. Ovviamente questa scelta impone all’Authority, che si è già dichiarata d’accordo, un preciso e puntuale controllo, cessando, si spera, di “bloccare” speciosamente molte iniziative commerciali dell’ex monopolista visto spesso ed, anche, ingiustamente, come un “approfittatore del mercato”.
In questo modo Telecom Italia continuerebbe a mantenere la proprietà della rete, come d’altronde aveva richiesto a viva voce Telefonica, garantendone lo sviluppo tecnologico e la manutenzione per poter incrementare l’offerta dei nuovi prodotti e quindi, se tutto va bene, anche dei ricavi.
Insomma conserva il patrimonio aziendale, con il consenso dell’Authority, e nel contempo potrebbe intervenire sul debito abbattendo i dividendi ad azione per convertirli in investimenti.
I Lavoratori così continuerebbero ad essere dipendenti di Telecom Italia con lo stesso CCNL e regole, evitando l’incognita di nuove soluzioni.
Sarebbe opportuno, secondo noi, che, cogliendo l’occasione della focalizzazione della Rete di rivedere:
Snater si riserva di dare una valutazione della “Nuova Proprietà” sulla base di quanto sarà esplicitato dal Piano Industriale, nella speranza che questa scelta industriale sia quella definitiva e che non ci siano più “anticipazioni” improvvide rilasciate per incaute manie di protagonismo.
SEGRETERIA
NAZIONALE – SETTORE TELECOMUNICAZIONI
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