| venerdi 12 maggio 2006 comunicato stampa segreteria nazionale |

COMUNICATO STAMPA
A partire dal 15 maggio, SNATER ha proclamato una serie di scioperi nei call center 187, 119 e 191 del gruppo Telecom Italia dedicati ai servizi clienti. La vivibilità in questi reparti è diventata sempre più critica, a causa di problematiche che nel tempo si sono via via amplificate: i ritmi di lavoro sono inaccettabili e spesso non c’è nemmeno lo stacco di un secondo fra una chiamata e l’altra che gli operatori ricevono in cuffia. I controlli sono ormai un incubo e possono essere fatti anche sul singolo lavoratore. I turni sono sempre più pesanti, gli obiettivi commerciali sono sempre più condizionanti, i casi di stress, ansia e depressione sono in crescita costante.
SNATER ha ritenuto non più tollerabile questa situazione. La vertenza ha quindi l’obiettivo di “umanizzare” il lavoro nei call center della Telecom, all’interno dei quali la maggioranza dei lavoratori sono persone con un’età media fra i 35 e i 40 anni, che hanno sacrificato professionalità ed un forte impegno per riqualificarsi, in seguito alle molteplici ristrutturazioni aziendali, alla liberalizzazione del settore ed all’evoluzione di un mercato globale che, nei servizi, ha praticamente abolito i tradizionali sportelli per il pubblico, sostituiti dai call center.
Di fatto l’operatore può abbandonare la propria postazione solo nelle pause di legge preassegnate, e seduto davanti al suo videoterminale con la cuffia in testa, riceve direttamente ed automaticamente, una dietro l’altra, le chiamate dei clienti, senza dare il suo consenso alla risposta.
Sono problematiche diffuse in tutti i call center, che se in Telecom coinvolgono lavoratori con una certa anzianità, in altre aziende pesano su giovani precari, sui quali incombe il ricatto della flessibilità. Ne sanno qualcosa i 6000 lavoratori di Telecontact (di proprietà Telecom) e di Atesia (di proprietà COS), tutti collaboratori a progetto, contratti d’inserimento, apprendisti, somministrati a tempo determinato. Alcuni di loro sono anche precari “storici”, che vivono in questa situazione da quasi 10 anni, grazie alle leggi Treu e Biagi che hanno creato un’occupazione fasulla, profitti solo per pochi soliti noti ed una crescente povertà che rischia di innescare un pericoloso trend recessivo.
SNATER ravvisa la necessità di una forte rivendicazione dei call center, rivolta a tutte le aziende e capace d’intervenire sulle rispettive organizzazioni del lavoro aziendali, per contenere la ripetitività e la monotonia del lavoro, per garantire il rispetto di corretti parametri ergonomici delle postazioni di lavoro, per prevenire situazioni sempre più evidenti di costrittività e di controlli individuali, per una concreta riduzione degli orari. SNATER ritiene inoltre, che la tipologia del lavoro dovrebbe indurre i legislatori a riconoscere l’attività di call center “usurante” ai fini pensionistici, perché sono proprio i call center le nuove catene di montaggio di questo millennio ed i lavoratori hanno bisogno di tutele concrete.
Il Segretario Nazionale

Fulvio Macchi
Roma, 11 maggio 2006
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