| martedi 03 giugno 2003 notizie regionali |
REFERENDUM
ART. 18
IL 15 E 16 GIUGNO
VOTIAMO SI
SI
PERCHE' I DIRITTI NON HANNO CONFINI
SI
PERCHE' IL LAVORATORE NON E' UNA MERCE
SI
PERCHE' LA DIGNITA' NON HA PREZZO
SI PERCHE' LA
LEGGE E' UGUALE PER TUTTI
Il referendum del 15 e 16 giugno ha lo scopo di estendere le tutele
dell'articolo 18 della legge 300 del 1970 anche ai circa 3 milioni di dipendenti
delle piccole imprese, che oggi non possono venire reintegrati nel posto di
lavoro in caso di licenziamento senza giusta causa e quindi sono quotidianamente
ricattabili e sfruttati (straordinari non pagati, ferie saltate o non godute
ecc.). Con l'estensione di questo diritto, anche i lavoratori delle imprese con
meno di 16 dipendenti, se licenziati ingiustamente, potranno riavere il posto di
lavoro ed ottenere la retribuzione e la contribuzione per tutto il periodo
dell'ingiusto allontanamento.
La critica a questo referendum come una iattura per le piccole aziende
è un falso. Non a caso oggi vi sono anche piccole aziende con fatturati
miliardari, nate magari da scorpori o esternalizzazioni di grosse imprese. Per
questo noi riteniamo che il fine di questo appuntamento referendario non
sia solo quello di estendere un diritto a chi non ce l'ha, ma anche
l'inizio di una battaglia per la riconquista dei diritti, contro il lavoro
flessibile e precario, capace di produrre solo un'occupazione fasulla,
che non offre certezze ai giovani
e tantomeno sviluppo al Paese.
Gli esempi all'interno del gruppo Telecom sono più che evidenti:
aziende spezzettate ed esternalizzate, migliaia di nuove assunzioni precarie (Co.Co.Co.,
a termine ed interinali) in aziende appositamente create, che alimentano una
squallida concorrenza occupazionale tra lavoratori (es. 187 Telecom e Atesia).
La vittoria del referendum renderà possibile la lotta per contrastare
il lavoro nero perché costruirà solidarietà e
unità in difesa di regole, tutele e diritti del lavoro.
Fino ad oggi l'integrazione europea ha
spesso penalizzato e discriminato i lavoratori dipendenti, ma in questo caso
l'affermazione del SI uniformerà il Paese a quanto previsto dall'articolo 30
della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea ("ogni
lavoratore ha diritto alla tutela contro ogni licenziamento ingiustificato").
Riteniamo inutile alla causa dei diritti la posizione di chi oggi, a
referendum indetto, si schiera per l'astensione. Ci riferiamo a CISL e UIL ed a
eminenti ex sindacalisti oggi ridotti a meri servi di partito. Ancor più
sconcertante risulta l'invito all'astensionismo dichiarato da alte figure
istituzionali dello Stato, che in tal modo boicottano un importante istituto
costituzionale quale il referendum.
SNATER, che fin
dall'inizio ha aderito al comitato promotore di questo referendum, è fermamente
convinto che lo strumento referendario serva oggi più di ieri, in quanto il
sistema elettorale maggioritario italiano, associato ad un governo nettamente
schierato a tutela di particolari interessi, impedisce di fatto al Parlamento di
legiferare a favore di larghe fasce sociali. Ribadiamo la nostra indipendenza
politica e la nostra intenzione ad indirizzare le nostre scelte all'ottenimento
ed alla tutela dei diritti fondamentali dei lavoratori, oggi osteggiati da gran
parte del mondo politico.
PENSIAMO
AI NOSTRI DIRITTI E VOTIAMO OGGI PER IL SI PRONTI A LOTTARE DOMANI PER QUELLO CHE ANCORA DOBBIAMO
RICONQUISTARE.
SEGRETERIA REGIONALE SNATER V.
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