| venerdi 03 ottobre 2003 notizie regionali |

LA DIVISA ROSSA
In questi giorni l’Azienda, come pomposamente annunciato tempo fa, ha
distribuito il nuovo vestiario ai tecnici dei CLU.
Sembra superfluo soffermarci a muovere delle critiche, che comunque
potrebbero nascere spontanee, sul colore e sulla la foggia di questa nuova
divisa che potrebbe in alcuni casi anche mettere in imbarazzo il lavoratore che
l’indossa. Quello che ci preme, con questo comunicato, è invece analizzare il
contenuto giuridico delle disposizioni di consegna del materiale e tutto ciò
che ne consegue.
La
dotazione fornita non è una semplice uniforme od un indumento di lavoro
ordinario (titolo IV, Capo I, art.40 comma 2, del Dlgs 19.09.94 n. 626)
ma, come espressamente evidenziato nel modulo un Dispositivo di Protezione
Individuale (che d’ora in avanti
chiameremo per brevità DPI),
soggetto quindi a tutta una serie di normative tecniche e di legge.
Forse nella fretta di partire con il progetto in questione, scimmiottando
come al solito qualche americanata vista al cinema, i nostri volonterosi
dirigenti si sono probabilmente dimenticati di stilare un regolamento adeguato
che accompagni la distribuzione del DPI in questione.
Il
tutto è molto strano : andando a confrontare la nostre striminzite
“Disposizioni di Servizio” con
quelle di altri Enti ed Aziende, certamente più attente, notiamo che queste nei
loro regolamenti, a differenza di noialtri, mettono subito al corrente il
lavoratore che ai sensi
Art. 43 comma 4 della legge 626
spetta al datore di lavoro mantenere in
efficienza il DPI e lo stesso datore
ne assicura le condizioni d’igiene, mediante la manutenzione, le riparazione e
le sostituzioni necessarie. Tali Aziende si assumono anche l’onere
della lavatura, della smacchiatura e delle eventuali riparazioni di ogni genere.
Inoltre se alla manutenzione del vestiario provvede direttamente chi lo ha in uso
questo segue le istruzioni che vengono rilasciate dal servizio economato.
Si
menziona anche l’art. 44 comma 3b, con cui
i lavoratori non vi possono apportare modifiche di loro iniziativa.
Secondo noi l’Azienda deve specificare agli interessati se intende provvede
lei stessa alla pulizia/modifica dei DPI oppure può farlo anche il lavoratore
rivolgendosi ad una lavanderia/sartoria facendosi poi rimborsare la fattura o è
intenzione, come sembra, di lasciare tutto a carico del lavoratore stesso come
al solito?
Attualmente in mancanza di direttive certe non ci sarebbe nulla da eccepire
se i lavoratori consegnassero la “biancheria”
sporca al responsabile perché provveda alla sua sostituzione o se segnalassero
sul famoso modello U0487 eventuali maniche o pantaloni troppo lunghi che mogli e
madri per legge non potrebbero accorciare.
Sembra strano tutto questo? No! Altrimenti sarebbe anche normale portarsi a
casa la panda per lavarla.
Inoltre, in perfetto stile Telecom, è stato consegnato un DPI-ESTIVO e
guarda caso il 1° Ottobre …. come da turnistica ufficiale siamo in INVERNO il
che contrasta con l’art. 42 comma 2
(perdita dei requisiti del DPI), a meno che qualcuno voglia prendersi una
polmonite.
Non
ultima la segnalazione per tutti quei lavoratori che non hanno in dotazione uno
stipetto oppure lo posseggono nell’autorimessa: senza di esso in base alla
legge 626 in adeguamenti di norme
/n.33/ modifica l'art. 40 del decreto Presidente della
Repubblica del 19 marzo 1956 n.303 sarà molto difficile cambiarsi ed
ottemperare alle
disposizioni di servizio.
Per quanto riguarda il computo del tempo impiegato per vestirsi-svestirsi
(durante o fuori l’orario di lavoro?), il problema della dignità di fronte
alla clientela ed i pandisti (l’incognita è anche per loro) ce ne occuperemo
in una prossima puntata.
La Segreteria regionale
Segreteria Regionale Friuli
Venezia Giulia 34125 Trieste v. Donizetti, 1
Tel.040/3476477 fax 040/3475078 338/8991821 http://utenti.tripod.it/snaterfvg/ snaterfvg@tin.it