mercoledi 18 febbraio 2004 notizie regionali                

Venezia, 16 febbraio 2004 
Prot.TLC-VE/01/04/ C

      … E ADESSO
I FATTI!

Ci rivolgiamo agli “amici” della SLC- CGIL del Veneto che ultimamente si propongono ai lavoratori del settore Telecomunicazioni con documenti di pregevole fattura e, per quanto ci riguarda, di sicura condivisione. Non ultimo l’intervento di “denuncia” con l’articolo sul quotidiano il Gazzettino del 13 febbraio u.s. a titolo “Telecom delocalizza i lavoratori”. Non vorremmo sembrare come il solito solamente polemici, ma, ci chiediamo come mai  si preoccupano della situazione solo ora che i buoi sono scappati? Come mai solo oggi  trovano il “coraggio” di osare quando, fino ad ieri,  accettavano ogni decisione “verticistica”. Quando SNATER denunciava quali sarebbero state le conseguenze delle continue ristrutturazioni, la SLC-CGIL non si opponeva ai progetti aziendali d’esternalizzazione, trovando addirittura il pretesto per accordi atti a  “garantire” le ricadute negative e talvolta contro la volontà dei lavoratori interessati (vedi cessione della Logistica a TNT). Ora che le nostre previsioni “Cassandriche” si stanno avverando, ci vedremmo solidali alla SLC- CGIL a patto che tutto questo non fosse  un’ulteriore illusoria “propaganda”.

Diversi pezzi d’azienda sono stati esternalizzati (Amministrazione, Immobili, autoparco, logistica, help desk informatico, ecc.).  In pochi anni i lavoratori nel gruppo sono diminuiti di oltre 45.000 unità, passando dai circa 125.000 a 80.046.  Sono stati messi oltre 13.000 lavoratori in mobilità. L’intero, o quasi, patrimonio immobiliare è stato ceduto.

Nel frattempo, Telecom Italia ha fatto uso estremo di tutti i tipi di lavoro precario: ha agito in proprio per anni con ATESIA sfruttando oltre 6000 lavoratrici e lavoratori imponendo loro i contratti CO.CO.CO.; ha agito attraverso intermediari sfruttando migliaia di giovani e meno giovani attraverso il lavoro interinale e/o gli appalti di attività a cooperative o piccole aziende per le quali parlare di diritti e/o reddito dignitoso è una bestemmia; ha creato ad hoc Telecontact Center e altre aziende, verso le quali sta dirottando buona parte delle attività dei call center (187, 191, 119, etc), per proseguire nella sua politica di sfruttamento della forza lavoro precaria (a tal proposito è bene chiarire che solo qualche sindacalista in mala fede, e qualche giornalista un po’ distratto, può pensare che dopo anni di co.co.co il passaggio al contratto di formazione lavoro part-time può essere interpretato, da chi vive di lavoro, come fuoriuscita dalla precarietà). Non contenti, hanno messo in essere tutte le tecniche possibili per rendere la vita difficile alla cosiddetta forza lavoro “garantita”, imponendo turni e ritmi di lavoro massacranti nei call center e nei centri di lavoro. Il risultato?! Un’azienda in disfacimento con una enorme quantità di debiti (34.253 milioni di Euro al 30.09.03) che sta offrendo ai propri “clienti” il livello di servizio più inefficiente degli ultimi 10 anni. Il futuro?! Carta straccia degli impegni presi a riguardo il core business nei fumosi piani industriali presentati per fruire degli ammortizzatori sociali, a partire dalla prossima chiusura della nuova I.T. Telecom, stella abortita dell’informatica made in Italy, alle nuove cessioni di attività e/o rami di azienda, a partire da quella in corso per i colleghi di Facility Management. E proprio da quest’ultima  cessione cogliamo l’occasione per capire se gli “amici” della SLC-GGIL del Veneto saranno consequenziali ai loro proponimenti d’azione con lo sciopero del 23 p.v. dove sostengono: “Uno sciopero che per gli utenti non avrà nessun effetto diretto, visto che le centrali continueranno a funzionare e dunque si potrà tranquillamente telefonare. Ma lo sciopero è un segnale importante del sindacato che non vuole più sopportare azioni unilaterali da parte di un’azienda che non garantisce alcun futuro ai dipendenti”.

Oppure risentiremo dire che: “non ci si poteva fare niente perché la Legge lo prevede” e la soluzione migliore è ricercare un accordo che salvaguardi  le ricadute? 

Siamo convinti, che se la Legge favorisce le aziende in tema di cessioni di parti produttive (con relativi lavoratori ??), per un sindacato, non tentare di sovvertire leggi e normative dannose all’interesse dei lavoratori, significa rinunciare al proprio ruolo… ma c’è di più….!! I lavoratori di IMSER/TELEMACO ceduti dalla TELECOM in data 12.10.2000 (i primi, appena dopo l’accordo di cgilcisluil del 28.3.2000 che dava il via libera alle cessioni) hanno fatto causa contro la loro cessione e in data 22.12.2003 (che Buon Natale!!) ed il Giudice di Roma ha riconosciuto che questi lavoratori avevano ragione ed ha ordinato la loro riassunzione in Telecom!!! Perché cgil cisl uil della Telecom hanno sempre sostenuto che non era possibile?? Contro le esternalizzazioni  si può e si deve fare  qualcosa, quindi non solo belle parole ma anche e soprattutto fatti.

Passerà la SLC-CGIL del Veneto dopo le “belle parole” ai fatti, al fine di evitare che per Facility Management finisca tutto a “tarallucci e vino” contrapponendosi nel caso anche a decisioni verticistiche?                                        

                                                 LA SEGRETERIA REGIONALE SNATER VENETO

Segreteria Regionale Veneto Via Cappuccina, 22 Mestre (VE) tel. 333-3250091/ 338-4412659 tel./ fax. 041957883

www.snater.it                                 http://xoomer.virgilio.it/snater.veneto/            snater.veneto@virgilio.it