| lunedi 17 maggio 2004 notizie regionali |
Venezia,
14 maggio 2004 |
UTILIZZO DELLE PROCEDURE |
Siamo fermamente convinti che i colleghi abbiano ragione da vendere quando sostengono che con l’utilizzo delle procedure in questione si sentono controllati. Sin dalle loro prime “denunce” ci siamo attivati presso gli organi competenti con degli esposti per presunta violazione dell’art. 4 – legge 300/70.
Nel frattempo le O.O.S.S. confederali, investite del problema, si limitavano a esternare dubbi e perplessità sulla possibilità di poter dimostrare quanto i lavoratori affermavano.
Veniva attivata, di conseguenza, la c.d. Commissione Paritetica (azienda-sindacati) che, come prevede la legge, diventa un passaggio obbligato per stabilire le modalità di utilizzo di strumenti ritenuti atti al controllo.
Il sospetto che sia stata utilizzata la legge, anche per il WFM, in modo strumentale solo per assicurare gli interessi aziendali è evidenziato dalle forti contraddizioni presenti nella bozza di verbale, che diventerà sicuramente accordo e sulla quale scriveremo non appena sarà ufficializzata.
D’altronde, un pari percorso è già stato esperito in Retail per quanto riguarda la procedura Siebel e la nota informativa della Commissione Nazionale in tema di controlli del 20 aprile u.s. (la trovate sul nostro sito http://xoomer.virgilio.it/snater.veneto alla pagina forum > altre sigle) è un anticipo sull’analoga conclusione per il WFM (Work Force Management) utilizzato in Rete.
E’ evidente, la conclusione
alla quale la Commissione slc-fistel-uilcom intende approdare con la firma di un
accordo, nonostante l’illegittimità che la stessa dichiara nella suddetta
nota informativa sull’utilizzo della procedura WFM come strumento di
controllo,: evitare l’interessamento dell’Ispettorato del Lavoro, nel
caso di mancato accordo.
Nessuno può più sottrarsi dall’affrontare questa questione della quale, grazie anche al nostro intervento, si è sancito che queste procedure permettono un controllo sul singolo, nonostante l’azienda continui a negarlo.
Il ghigno, con il quale l’azienda scherniva il nostro intervento pionieristico sul WFM, potrebbe trasformarsi in una sofferente smorfia di sconfitta, solo se, slc-fistel-uilcom avessero il coraggio ed un minimo di orgoglio sindacale, nell’affrontare la disputa in sede legale, soprattutto oggi che le denunce si moltiplicano su tutto il territorio nazionale.
Ma questo rimarrà solo un
nostro rammarico ed una deludente indignazione per la malafede dei sindacati
Confederali che, ancora una volta, si fanno guidare la mano dall’azienda nella
firma di verbali: macigni che sbarrano la già tortuosa strada che lavoratori
e sindacati, come il nostro, sono costretti a percorrere quotidianamente.
Nel frattempo continuiamo a registrare casi di controlli sui lavoratori, sempre più offensivi sul piano della dignità individuale prima che lavorativa, fino a minare quel rapporto di fiducia reciproca sul quale si fonda ogni rapporto di lavoro. E’ un processo, questo, di una globalizzazione spietata, per la quale un sindacato non dovrebbe mai “modernizzarsi” a cambiamenti dettati solo dal profitto, dall’avidità e dall’egoismo.
Altri sindacati, accettando compromessi indegni come quelli che si stanno apprestando a firmare, rischiano di annullarsi a causa della loro stessa inefficienza e collusione all’azienda.
Per altre categorie, come gli Autoferrotramvieri e la Fiat di Melfi, il sindacalismo di base e frange più “sensibili” della Fiom-CGIL si sforzano di recuperare lo scollamento creatosi tra lavoratori e sindacato in questi anni di inedia sindacale.
Invitiamo i lavoratori a
continuare a segnalarci i casi di offesa alla propria dignità, come quelli che
negli ultimi giorni stiamo registrando negli Help Desk o nei CSU.
Opporsi a tutto questo, alzando la testa e riappropriandoci della nostra
dignità di lavoratori, è il giusto atteggiamento per non rischiare di
imboccare la strada del sommesso servilismo ad un’economia disumana.
LA SEGRETERIA REGIONALE SNATER VENETO
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