| venerdi 07 ottobre 2005 notizie regionali |

UN CONTRIBUTO ALLA CHIAREZZA
A seguito di diverse sollecitazioni e su precisa richiesta della propria base, riteniamo doveroso ribadire che il grave deterioramento del clima al CSU di Trieste deve ascriversi nella quasi totalità, all’incomprensibile ed inaccettabile comportamento del responsabile.
Sappiamo di situazioni nel triveneto non molto dissimili da quella del CSU di TRIESTE, forse meno accentuate, ma sappiamo anche di CSU dove il Responsabile viene stimato e rispettato e dove ancora si riesce a colloquiare.
Tutto questo dimostrerebbe che non si tratta di una direttiva ricevuta ma di un modus operandi meditato e deciso dal capocentro che, nel vedere irrealizzato il suo obbiettivo di vendita (sembra che gli importi solo di questo), ed imputando ciò esclusivamente alla mancanza di volontà dei tecnici, se non ad un ipotetico quanto irreale complotto degli stessi nei suoi confronti, decide in maniera arbitraria ed autoritaria di arrogarsi la facoltà di porre il veto su diritti fondamentali ed irrinunciabili dei lavoratori, quali ferie e permessi vari.
Per quanto ci riguarda, l’attenuante dall’alibi della mission da portare a termine non può giustificare tale comportamento!
Con questo non dimentichiamo, ma anzi denunciamo, la più generale responsabilità aziendale nel rendere i propri reparti sempre più simili a fabbriche, con tempi e metodi imposti e obiettivi senza limiti, anziché in strutture erogatrici di seria e vincente professionalità tecnica.
E’ a fronte di queste ormai cicliche e non più accettabili situazioni, che i lavoratori presenti alla scorsa assemblea hanno deciso di dare mandato alle RSU e alle OO.SS. per la proclamazione dello stato di agitazione del reparto.
Trieste, 1 ottobre 2005
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