| venerdi 26 agosto notizie regionali |
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Segreteria Regionale LAZIO
Fraud Operation:Tutti in ...turno a te!
L’apparente progetto di riorganizzazione del settore antifrodi (convergenza dei settori CNCF, FCT e BSS verso un unico centro di gestione) fa in realtà parte di un piano ben più ambizioso all’interno di Telecom e non solo: è partita l’operazione Tutti in Turno, la più gigantesca operazione di ingegneria normativa sull’orario di lavoro mai messa in campo nelle TLC volta a trasformare i Lavoratori delle telecomunicazioni in uno sconfinato serbatoio di presidianti. Ma contratti e leggi compiacenti non sono sufficienti per scardinare l’impianto legale tutt’ora esistente a tutela dei Lavoratori. Vediamo come
La storia recente:
Maggio 2005 – Mentre le elezioni per le RSU in Telecom Italia sono ai blocchi di partenza, l’Azienda mette sul tavolo, volutamente sotto tono, una trattativa sulla riorganizzazione di determinati settori; ovvero: servizio 12, FCT, Rete Vendita, NCS e CC. Tale trattativa vede al suo centro sempre la stessa fastidiosa questione: la modifica dell’orario di lavoro imposta dalle “inevitabili” condizioni di mercato. Tali condizioni, chissà perché, sono spesso tacitamente sfruttate dall’Azienda stessa (vedi la strana vicenda della pubblicità ingannevole del servizio 892.892, gestito, come pochi sanno, da un’impresa, Il numero S.r.l., che viene facilmente confusa con Telecom nello spot, e non ostacolata in alcun modo dalla parte lesa).
Giugno 2005 – Vengono alla luce le reali intenzioni di Telecom in relazione alla costituzione del nuovo Centro Antifrodi (FOC): utilizzare il potenzialmente costoso bacino dei lavoratori BSS, ex informatici di IT Telecom S.p.A., per iniziare quel processo di riconversione del personale informatico verso attività e mansioni a loro estranee e senza possibilità di sviluppo professionale. Quindi un passaggio in turno H24 e il livello 5 come massima aspirazione: proprio due piccioni con una fava. Per l’Azienda, però, l’aumento del numero di turnisti deve essere inversamente proporzionale al loro costo. E infatti, altrove, ad Acilia, l’Azienda si mostra svogliata e poco sensibile nei confronti di tali Lavoratori togliendo loro il servizio mensa nelle giornate del sabato, domenica e festivi.
Luglio 2005 – Figurone dell’Azienda al Customer Care di Pomezia! Si tenta di approfittare della buona fede dei Lavoratori interessati alla sostituzione dei turni notturni attualmente in uso con dei presidi in reperibilità. Viene proposto, infatti, di non pagare come straordinario gli interventi effettuati da remoto, cioè dalla propria abitazione contro lo stesso CCNL. I Lavoratori, pur abituati ad ingoiare di tutto e di più in tema di peggioramento delle condizioni di lavoro, questa proprio non la bevono e bocciano all’unanimità l’esame congiunto. L’azienda è costretta a tornare sui propri passi probabilmente anche in virtù delle cause legali già vinte altrove sull’argomento (Ottobre 2000).
Agosto 2005 – Parte, anzi si dovrebbe dire riparte, l’operazione sull’Outbound Commerciale Diretto, attività già esternalizzata su Telecontact, che poi ha fatto la fine che ha fatto , e che ora Telecom vorrebbe ricostituire al suo interno impegnando a regime 400 unità per 18 milioni di utenti da contattare. Un altro esempio di miopia organizzativa cercata e voluta.
Telecom sta trasformando il proprio personale di tecnici specializzati, nuovamente in Lavoratori sottopagati e precari. Magari non subito, ma il più presto possibile; prima cioè che il debito, creato ad arte nel Gruppo, ci schacci definitivamente nonostante i profitti record degli ultimi anni, girati abbondantemente agli azionisti, e nonostante la crescita vertiginosa degli stipendi dei managers aziendali di diverso livello (es. l’Amministratore Delegato è passato in pochi anni da 13/18 volte lo stipendio medio aziendale a 150/200 volte).
Ma il piano del Gruppo su l’orario comincia a scricchiolare:
F si sta scoprendo che le articolazioni dei turni di fatto applicate dalle aziende, anche alla luce del D.lgs 8 aprile 2003 n° 66, non hanno rispettato per anni i vincoli di legge relativi alle pause, ai riposi settimanali ed ai riposi giornalieri. Ovvero:
· La pausa giornaliera a carico dell’azienda è una riduzione dell’orario di lavoro di fatto e non può essere revocata da accordi sindacali senza riconoscere il corrispettivo monetario ai Lavoratori.
F è del 12 Aprile 2005 una sentenza di Cassazione che mette seriamente in dubbio la possibilità del datore di lavoro di mettere in turno personale che ha acquisito una cosuetudine come normalista e che inoltre subisca un demansionamento dal cambiamento di orario di lavoro. Ovvero:
· L’Azienda non può modificare unilateralmente gli accordi, in materia di orario e mansioni, intercorsi con il dipendente (Cassazione Sezione Lavoro n. 7453 del 12 aprile 2005, Pres. Mercurio, Rel. De Luca)
Ricapitolando:
I Lavoratori confluiti nel nuovo FOC, che si sentono pesantemente penalizzati da questo cambiamento imposto, possono ricorrere legalmente alla sentenza di Cassazione citata per costringere l’Azienda a revocare la decisione presa creando contemporaneamente un prezioso precedente nell’ambito del contratto delle TLC. E’ ovvio che tali Lavoratori non devono assolutamente firmare lettere di accettazione della modifica di orario.
I Lavoratori che erano già in turno, invece, e che hanno visto il proprio orario di lavoro allungarsi di fatto di 30 minuti nel turno M2, introdotto con l’ultimo accordo (pausa a carico del lavoratore), possono non solo pretendere il ripristino della pausa a carico dell’Azienda nel turno di 8 ore, ma se vogliono, possono chiedere risarcimento per l’allungamento dell’orario di 30’ sino ad oggi applicato nei turni incriminati.
Quello che è in gioco è molto di più di una semplice riorganizzazione della turnistica. E’ il confronto radicale tra due modi contrapposti di intendere il valore della forza lavoro e, di conseguenza, l’organizzazione dinamica dei processi produttivi. Il primo, quello dell’Azienda, che interpreta normative, obiettivi ed i Lavoratori stessi come strumenti di profitto (pia illusione; il mercato ha dimostrato ben altro!). Il secondo, quello dei Lavoratori, che invece vorrebbero creare un equilibrio tra la loro vita privata ed il processo produttivo che li coinvolge (e, se questo non fosse possibile, dovrebbero quantomeno essere adeguatamente remunerati).
Noi intendiamo ribadire che il legame, inscindibile, tra posto di lavoro e costruzione di un’esistenza individuale degna di rispetto non può essere archiviato da una scomposta voglia di “modernizzazione” che mal cela, al contrario, la solita voglia di facile profitto.
Noi intendiamo riportare l’orario di lavoro ad essere quello che deve essere e che è sempre stato: lo steccato che divide la vita lavorativa dalla vita privata e sociale di ciascuno di noi grazie al quale entrambe possono sperare di continuare a esistere.