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Segreteria Regionale LAZIO                                                                                Roma, 10 Ottobre 2005

Outbound Commerciale Diretto:
una partenza a rischio

Telecom Italia si è incontrata con le OO.SS. nazionali firmatarie del contratto per stipulare un accordo sulla partenza del settore Outbound Commerciale Diretto. L’accordo, ovviamente, è stato immediatamente sottoscritto dalle succitate organizzazioni. Poche le novità emerse: una piccola modifica sugli orari e l’impegno a convocare le RSU per discutere le problematiche inerenti i diversi territori. Restano inoltre irrisolti i dubbi segnalati da SNATER nel comunicato dell’8 Agosto.

 

Durante l’incontro territoriale del 28 Settembre u.s. tra RSU e Azienda la nostra organizzazione ha ribadito il giudizio negativo in merito all’intera vicenda Outbuond commerciale diretto. In particolare: 

·       Il settore appariva un duplicato di servizi già presenti in Azienda, aggiungendosi alla miriade di società esterne che si propongono per lo steso tipo di attività. E la concorrenza interna? E il mercato probabilmente prossimo alla saturazione? 

·       A ciò si aggiunga che il bacino di utenza indicato è assolutamente gonfiato: infatti i 18 milioni di clienti sbandierati da Telecom si ridurrebbero a meno di un decimo per via della legge sulla privacy. Sostanzialmente resterebbero sempre gli stessi clienti che attualmente vengono chiamati da tutti gli operatori presenti sul mercato. 

·       Anche così ridotto, il bacino porta, a regime, a circa 4000/5000 utenti ad operatore, mentre, in settori analoghi, si lavora con 500/1000 clienti al massimo per ciascun operatore. 

·       La collocazione del settore nella Direzione Commerciale Consumer appare incomprensibile dato che il suo alveo naturale sarebbe stato il mondo dei Custumer. Qual’è il vero motivo di ciò? Forse una maggiore facilità all’esternalizzazione? 

·       Continua ad esserci pochissima chiarezza in merito ai settori di provenienza del personale: già ad una prima verifica questi settori includevano lavoratori provenienti da CSA/CCA-Business Voice, i quali, essendo operativi a contatto con la clientela, non avrebbero dovuto essere coinvolti in quanto l’accordo stesso indicava altri bacini di reperimento. Si tratta forse di un utilizzo punitivo di lavoratori? 

·       Permane l’impossibilità di aderire volontariamente al progetto da parte dei lavoratori eventualmente interessati, preferendo invece il solito sistema coercitivo. 

Inefficace è stata l’opposizione delle RSU SLC/CGIL del Lazio nell’incontro del 3 Ottobre, uniche ad opporsi all’accordo assieme agli autonomi SNATER, CUB e COBAS e due isolate RSU UILCOM/UIL, sovrastate dalla maggioranza dei rappresentati sindacali opportunamente selezionati e convocati. 

A questo punto noi di SNATER ci chiediamo: cosa ne sarà di questo costituendo settore  e dei lavoratori che vi appartengono a fine 2006 quando, raggiunta la sua indipendenza organizzativa, per poter operare avrà bisogno di null’altro che degli stessi strumenti a disposizione degli operatori esterni a Telecom Italia? 

Ricordiamo che è del 12 Aprile 2005 una sentenza di Cassazione che mette seriamente in dubbio la possibilità del datore di lavoro di mettere in turno personale che ha acquisito una cosuetudine come normalista e che inoltre subisca un demansionamento dal cambiamento di orario di lavoro. Ovvero: 

L’Azienda non può modificare unilateralmente gli accordi, in materia di orario e mansioni, intercorsi con il dipendente (Cassazione Sezione Lavoro n. 7453 del 12 aprile 2005, Pres. Mercurio, Rel. De Luca) 

SNATER e la scrivente Segreteria sono a disposizione di tutti coloro volessero maggiori informazioni sulla vicenda “Outbound” e per qualsiasi altra informazione inerente alle problematiche sindacali. 

Seg. Regionale LAZIO settore Telecomunicazioni Via Macchia Palocco, 223 – 00125 Roma
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