| lunedi 11 aprile 2005 notizie regionali |

ENNESIMA VITTORIA
QUANDO LE RAGIONI REALIZZANO UN DIRITTO
Un altro iscritto, sostenuto dallo “SNATER”, vede affermare sul piano giuridico le proprie ragioni in merito al riconoscimento professionale.
Con sentenza del 01/03/2005 emessa dal Tribunale di Brindisi viene riconosciuto ad un lavoratore del distaccamento di Francavilla F. (BR) appartenente all’ex gruppo I.A.S. (interventi attività specialistiche) l’avanzamento di livello dall’ex “C” all’ex “D” a partire dal 01 gennaio 1997.
Lo scetticismo, che molti lavoratori privi di lungimiranza, hanno sempre manifestato e continuano a manifestare verso lo SNATER, sindacato si minoritario ma fortemente impegnato nella difesa dei diritti dei lavoratori, si è rivelato ancora una volta perdente.
Coloro che invece hanno sempre creduto nelle idee e nelle azioni non compromissive di questa Associazione Sindacale sanno, che al centro del progetto dello SNATER c’è il lavoratore a qualsiasi livello, non considerandolo invece oggetto di scambio.
I lavoratori, “fedeli auditori” delle “indiscutibili tesi”, che rappresentanti sindacali cosiddetti “sindacati firmatari quindi rappresentativi” decantano con quell’aria di penosa quanto irresponsabile convinzione, paiono assopiti.
Dimentichi dei diritti violati e svenduti, dei disagi e delle aspettative prima ignorate e poi soppresse continuano ad ascoltare il canto delle sirene.
L’epoca delle “aspettative deboli” proposta dal potere finanziario e condivisa da CGIL, CISL, UIL, come “strategia” per affrontare momenti di “criticità sociale” con il contributo responsabile di tutti i lavoratori si è esaurita manifestando il suo fallimento. Negli anni le contrattazioni, sacrificando i diritti sull’altare di quella strategia, hanno solo generato precarietà, insicurezza sociale e limitazioni delle libertà individuali (anche in molti livelli dirigenziali).
Il cambiamento “non avviene” e “mai avverrà” rimanendo immobili, ma liberando quelle “passioni” e quelle “convinzioni” che ogni lavoratore ha dentro di se e che spesso, con forza ed energia manifesta privatamente, ma che poi, esaurisce nel breve senza avere il coraggio di intraprendere percorsi veramente democratici ed alternativi, abbandonando cioè associazioni che hanno dimostrato totale incapacità di salvaguardare prima il lavoratore in quanto persona e poi il lavoro in quanto condizione essenziale per una vita dignitosa.
Certo, liberare le “passioni” e intraprendere strade alternative non è cosa semplice e, spesso non dipende dal soggetto o dai soggetti, ma dalla gravità della condizione e del disagio che il soggetto o i soggetti vivono. Forse per molti contrariamente a quanto si racconta continuamente, la condizione di disagio è ancora sostenibile.
Ma attenzione: prevenire è meglio che curare
Brindisi 06 aprile 2005
Per
La Segreteria Regionale Puglia
Piero Nardelli
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