| mercoledi 23 marzo 2005 notizie regionali |
Venezia, 18 marzo 2005 |
snaterinforma 113 |
RIVOLUZIONE IN FABBRICA
SUL POSTO DI LAVORO LA VITA FINISCE A 45 ANNI
Troppo giovani per la pensione, troppo anziani per riuscire a cambiare, Ma per loro c’è un progetto.
Troppo giovani per andare in pensione,
troppo vecchi per lavorare.
In questa terra di nessuno dell'occupazione cominciano a esserci sempre più
persone, anche nel super produttivo Nordest.
E la loro è una situazione critica quanto problematica: le ristrutturazioni
aziendali li lasciano a piedi; non hanno l'anzianità sufficiente per poter
godere di un trattamento pensionistico anche modesto; ma nella fascia di età in
cui si trovano (diciamo tra i 45 e i 55 anni) fanno difficoltà a riconvertirsi,
a imparare un nuovo mestiere.
A questa galassia smarrita si rivolge un progetto gestito da Chronos, società
del gruppo Cosmi, con Confindustria Veneto Siav, Treviso Tecnologia e la
Comunità Montana del Grappa: un progetto voluto e sostenuto dalla Regione Veneto
per fornire risposte concrete ai lavoratori tra i 45 e i 64 anni, i più esposti
ai rischi di un mercato del lavoro in continuo cambiamento.
Saranno loro i destinatari dell'intervento, ma anche le aziende, cui verrà
fornito supporto per integrare e valorizzare i lavoratori stessi.
I problemi da fronteggiare lungo questo percorso sono rilevanti: per i
prestatori d'opera, il continuo rinnovamento delle tecnologie non è certo facile
da gestire; quanto ai datori di lavoro, è in atto un cambiamento continuo del
tessuto economico, con la progressiva scomparsa di imprese, spesso sostituite da
attività commerciali.
Spiega Alberto Raffaelli, presidente di Chronos: «Queste difficoltà vanno
tuttavia lette anche come opportunità.Le persone di questa particolare fascia di
età sono portatrici di preziose conoscenze del mondo del lavoro, e rappresentano
risorse fondamentali. Si tratta quindi di recuperarne l'esperienza.
In questo, il nostro progetto si inserisce nella strategia dell'Unione Europea,
che attraverso il progetto Equal si propone di valorizzare le esperienze
lavorative maturate dai singol, attraverso la validazione delle loro competenze,
per metterle poi a servizio delle imprese chiamate a investire nel capitale
umano, secondo gli obiettivi indicati dalla strategia di Lisbona».
Una prima fase in Veneto è già stata avviata, con una ricerca dedicata al
fenomeno del cosiddetto invecchiamento attivo , e nella quale sono stati
coinvolti in indagini campionarie 800 lavoratori e 600 aziende. Le altre fasi
consistono nell'assistenza alle imprese, nell'apertura (quest'ultima già
avvenuta) di cinque sportelli «over 45» nelle province di Vicenza, Belluno,
Treviso, Venezia e Padova, e nel monitoraggio e diffusione dei risultati, le
risorse stanziate ammontano a 1 milione 300mila euro;
si stima che a regime il progetto possa avere un target finale di circa
3mila lavoratori nella fascia di età 45-64 anni. Il gioco vale ampiamente la
candela, spiega Raffaelli: «Siamo ancora molto, troppo al di sotto degli
obiettivi di Lisbona. Nel Nordest, in particolare, bisogna tener conto di un
dato sociologico particolare consistente nell'esistenza di un ampio sommerso.
Almeno il 20 per cento delle imprese interpellate hanno al loro interno
pensionati che lavorano.
D'altra parte, è in atto anche un cambiamento sociologico del modo di intendere
l'imprenditoria veneta.
Il tenore di vita resta eguale , ma manca un solido substrato di conoscenze.
Così si sta riducendo il livello produttivo.
Eppure le esigenze ci sono: guardando ai dati di Veneto Lavoro, vediamo che in
regione la domanda di mobilità è raddoppiata nel giro di tre anni; se sommiamo
la cassa integrazione, ci accorgiamo che oggi la disoccupazione è una categoria
molto più ampia di quella classica che siamo stati abituati a conoscere.
Allora dobbiamo sviluppare un'azione preventiva perché le persone restino sul
mercato del lavoro, creando linee di formazione per gli over
45 che oggi non esistono. Si tratta di arrivare ad una formazione molto
personalizzata, quasi uno a uno».
Non è un fenomeno solo nordestino, certo: riguarda un po'
tutte le società dei Paesi industrializzati, dove l'allungamento della vita
media, accompagnato da un forte declino della natalità, sta portando al
progressivo invecchiamento della popolazione. Il che si riflette chiaramente
sulla forza lavoro: entro il 2050, si prevede che nel mondo la percentuale di
anziani raddoppierà, passando dall'attuale 18 al 35 per cento della popolazione;
il che si tradurrà in un carico di lavoro mai prima sostenuto da ogni lavoratore
attivo .
È uno scenario che si prospetta pesante soprattutto per Italia e Germania, dove
si rischia di trovarsi con un lavoratore per ogni pensionato. Secondo le
previsioni Istat in Italia, entro il 2050, la popolazione attiva diminuirà di
poco meno di 11 milioni di unità, di cui 4 e mezzo entro il 2030. L'anno di
svolta sarà il 2012, quando la popolazione complessiva comincerà a diminuire,
fino a ridursi di 5 milioni e mezzo nel 2050. Più in
generale , l'invecchiamento della popolazione europea porterà gradualmente a una
contrazione della forza lavoro che avrà forti implicazioni per il potenziale di
crescita e per la sostenibilità delle pensioni e delle prestazioni sociali.
Un fenomeno collegato è quello del calo dei tassi di
partecipazione al mercato del lavoro degli anziani.
L'indice di partecipazione degli uomini, in particolare di quelli che svolgono
lavori manuali scarsamente qualificati, decresce rapidamente a partire dai 50
anni, anzichè dai 60 come invece succedeva nel 1970.
Quanto a quello delle donne, inizia ancor prima, cioè verso i 45 anni, ma a un
ritmo meno sostenuto; e la presenza sul mercato delle 50-60enni è più marcata
che nel 1970.
Ecco per ché ha preso corpo l'esigenza di potenziare le competenze professionali
dei lavoratori più anziani, in modo da rafforzare la loro occupabilità; tanto
più in Italia, Paese che presenta il tasso di attività dei lavoratori
over 50 tra i più bassi d'Europa.
Tradotto nella realtà veneta, tutto ciò comporta l'esigenza prima di tutto di
assicurare che una quota maggiore delle persone che hanno attualmente tra i 55 e
i 64 anni rimanga nel mondo del lavoro; ma anche di accrescere l'occupabilità
degli attuali quarantenni e cinquantenni, assicurando loro la possibilità di
scelta tra opzioni professionali diversificate, sulla base di preferenze e
necessità per sonali.
E qui sta il succo del progetto pilotato da Chronos con i
suoi partner: lavorare a quella che si potrebbe definire una strategia
dell'invecchiamento attivo , e che riguarda tutte le generazioni; strategia che
non può prescindere da un impegno forte e deciso delle imprese e delle parti
sociali.
Aiutare le persone a mantenere la loro capacità di lavorare, soprattutto
mediante percorsi di formazione che investano l'intero arco della vita: un
obiettivo ragionevole.
E utile a tutti, singoli e società.
(da il GAZZETTINO)
di FRANCESCO JORI
LA SEGRETERIA REGIONALE SNATER VENETO
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