| lunedi 23 febbraio 2004 comunicato IT Telecom |

Roma,
19 Febbraio 2004
Customer
Care: la vivisezione
dell’orario di lavoro
Apparente operazione di
aggiustamento all’interno del CC di Pomezia, la modifica dei turni e le
valutazioni individuali operate dall’Azienda, insospettiscono le RSU IT che
temono nuovamente l’ennesima esternalizzazione. Intanto in TIM si firma un
pericoloso accordo sugli orari che mette di nuovo i Lavoratori del Customer
Service con le spalle al muro. Ma
a questo punto non è più un caso
Gennaio
2004
- appena elette in IT Telecom le nuove RSU hanno un sussulto e fanno uscire un
comunicato di denuncia su un argometo apparentemente secondario: i questionari
professionali rivolti al personale del Customer Care di Pomezia e la modifica
dei turni voluta dall’azienda, senza il coinvolgimento dei sindacati. Troviamo
curioso che l’azienda appena un anno prima si era invece preoccupata di
convocare le uscenti RSU ex Saritel il 30 Dicembre 2002 per sottoscrivere di
corsa l’unico accordo transitato da Saritel a IT. Cosa è cambiato nel
Customer Care? O forse è cambiato qualcosa
nell’intero universo dei Customer Care del Gruppo? Diamo uno sguardo più
in generale.
600 Lavoratori in IT Telecom, 4000 in TIM, altrettanti
in Atesia e 8000 in Telecom; tutti una maledizione in comune: rispondere
alle chiamate dei clienti h 24 365 giorni l’anno. E tutto ciò
cadenzando la propria vita su quell’anomalia che si chiama TURNO. Sì,
anomalia perché qui non si tratta di presidiare servizi essenziali come la
salute, l’ordine pubblico, i trasporti o le telecomunicazioni; no, qui si
offre un servizio al cliente di telefonia, cliente
che, come recita la retorica premessa dell’accordo TIM dell’11
Febbraio, è il riferimento dei modelli organizzativi e delle
strategie di azione che l’azienda intende perseguire.
Quindi fa niente se il servizio deve essere coperto di notte e di
giorno; fa niente se dopo una certa ora, come era facile prevedere, la gran
parte delle chiamate provengono dai soliti mitomani (ma chi diavolo chiede una
tariffa telefonica alle tre di notte?); fa niente se esistono ma non vengono
utilizzati i risponditori automatici che potrebbero operare una notevole
scrematura delle urgenze negli orari serali e notturni. Il mercato impone, per
chi ci crede, ed il CCNL del 2000 consente alle aziende di organizzare
l’orario di lavoro come a loro conviene. Ma qui il discorso si complica;
vediamo perché:
D
Come sappiamo ORARIO DI LAVORO, TRASFERIMENTI E PROVVEDIMENTI DISCIPLINARI sono strumenti formidabili nelle mani delle aziende per
esercitare pressioni nei confronti dei lavoratori scomodi. La CGIL si rende,
forse, conto del pericolo relativo a queste tematiche solo dopo la sua
opposizione alla legge Biagi. Ma il CCNL è stato firmato nel 2000 ed il
problema oggi esiste.
D
Con la legge Biagi, infatti, non solo sono
facilitati tutti quei processi di precarizzazione che conosciamo e che
riguardano sicuramente i nuovi assunti, ma è possibile precarizzare
anche i vecchi assunti modificando loro il contratto e
facendoli rientrare nella categoria che si intende colpire. Ad esempio si
“incoraggia” un full time a prendere il part time con gli strumenti
descritti ed il gioco e fatto; per lui vale il nuovo regime normativo.
D
Le aziende sanno bene che chi risponde al
telefono con queste modalità fa un lavoro usurante, ma, lungi da loro l’intenzione di ammetterlo, preferiscono ai
full time, ovviamente più costosi, battaglieri e difficili da gestire, i part
time più giovani, riposati, visto l’orario ridotto, e quindi meno inclini a
farsi valere. Se poi sono pure interinali non si può chiedere di meglio. Che le
aziende tentino di transitare, in un modo o nell’altro, su questi ultimi
regimi normativi non deve quindi sorprendere.D
Che nel Gruppo si stia valutando l’ipotesi
di esternalizzare, forse in un unico contenitore,
l’attività dei Customer Care non è un mistero; per farlo bisogna però
uniformare, oltre ai regimi contrattuali (e questo oramai è avvenuto con il
CCNL) anche le tipologie di turnazione che invece sono ancora diversificate, ma
che tendono a convergere verso modelli comuni di rinnovo in rinnovo. Questi
modelli non prevedono il full time per i
motivi succitati.
Ma a questo punto il
piano del Gruppo comincia a scricchiolare: gli interinali stanno facendo causa
ovunque perché le aziende non hanno rispettato la clausola di provvisorietà
del lavoro interinale e di equiparazione dei trattamenti con il personale
interno; il personale esternalizzato, scoperte in breve le reali intenzioni e
le conseguenti condizioni lavorative dell’azienda di arrivo, sta facendo
ricorso all’art. 2112 C.C. per mettere in dubbio la definizione del
“perimetro” di esternalizzazione, nonostane il nuovo regime voluto dalla
legge 30; e, come se non bastasse in materia di orario, si sta scoprendo che
le articolazioni dei turni di fatto applicate dalle aziende, anche alla luce
del D.lgs 8 aprile 2003 n° 66, non hanno rispettato per anni i vincoli di
legge relativi alle pause, ai riposi settimanali ed ai riposi giornalieri.
TUTTI I LAVORATORI CHE HANNO FATTO CAUSA STANNO VINCENDO.
In particolare due parole in più sugli illeciti relativi
alle pause ed ai riposi giornalieri e settimanali:
N
Tra un turno e
l’altro ci deve essere un intervallo minimo di 11 ore (8 secondo la vecchia
normativa in vigore fino ad Aprile
2003).
N
Il giorno di riposo
settimanale non è in alcun modo rinviabile e qualsiasi accordo che reciti
diversamente è da considerarsi nullo (art.36 Costituzione).
N
La durata del riposo
settimanale è di almeno 35 ore (24 + 11) tra la fine dell’ultimo turno,
effettuato prima del riposo, e l’inizio del successivo (32 ore secondo la
vecchia normativa in vigore fino ad Aprile
2003).
N
La pausa minima di
30’ è ineliminabile se l’orario di lavoro supera le 6 ore.
N
La pausa a carico
dell’azienda è una riduzione dell’orario di lavoro di fatto e non può
essere revocata da accordi sindacali senza riconoscere il corrispettivo
monetario ai Lavoratori
Ora
è più chiaro quello che sta capitando:
Si sta
cercando di sfruttare ogni spazio previsto, e qualche volta non previsto,
dalla legge, dal contratto e da
successivi accordi compiacenti per realizzare la più gigantesca operazione di
ingegneria normativa sugli orari a turni mai realizzata. Un’autentica
operazione di vivisezione dell’orario di lavoro (20 tipologie di orario per
14 settimane di rotazione: una mostruosità) volta a realizzare un unico
scopo: impossessarsi del tempo, della privacy, dell’organizzazione
personale, in una parola, della vita stessa dei Lavoratori per convincerli che
nelle mani dell’azienda possono essere utilizzati, spremuti, umiliati e,
quando più conviene, gettati via o convinti ad andarsene.
A questo punto ci
restano solo due cose da fare: farci riconoscere fino all’ultimo centesimo
quello che, con l’utilizzo illecito dei turni o del lavoro interinale, ci è
stato tolto; ma soprattutto prepararci al vero confronto che ci aspetta:
l’abolizione totale dei turni dai servizi non essenziali. Riportare
l’orario di lavoro ad essere quello che deve essere e che è sempre stato:
lo steccato che divide la vita lavorativa dalla vita privata
e sociale di ciascuno di noi grazie al quale entrambe possono sperare
di continuare ad esistere.
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