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il manifesto - 27 settembre 2002 |
ECONOMIA |
pagina 11 |
TELECOM ITALIA
Cessioni non stop
Esternalizzata la logistica I Cobas tlc: «In seicento
sul filo del rasoio»
FRANCESCA PILLA
La Telecom Italia è un'azienda solida, con un bilancio in
attivo, competitiva nel mercato delle telecomunicazioni, con una forza lavoro di
circa 80.000 dipendenti. Forse però non tutti sanno che all'interno del regno
di Tronchetti Provera, con la scusa della crisi nella filiera, le
esternalizzazioni, i tagli, le cessioni d'azienda vanno avanti da anni, e non è
un ritornello noioso o fine a se stesso:«le conseguenze le pagano solo i
lavoratori».
Da Mestre arriva l'appello dei Cobas: «Solo con l'outsourcing della logistica, oggi sono a rischio 600 posti di lavoro». Il 28 marzo 2000, Roberto Colaninno, allora amministratore delegato, annuncia 13.500 «esuberi».
Subito l'azienda, i sindacati e il governo D'Alema sottoscrivono un accordo.
Il dictat lo decidono i padroni: 5.300 dipendenti in mobilità lunga, 2000 in cassa integrazione straordinaria, 1000 in mobilità aziendale, 3000 incentivati alle dimissioni e poi una valanga di cessioni.
Cambia la proprietà, cambia il piano industriale, ma la ristrutturazione, quella prosegue e, in molti, troppi casi non tiene conto delle intese sindacali.
Precarizzazione e insicurezza per i dipendenti della Rete, dei Clu e del 187, solo per fare alcuni esempi.
Ma l'outsourcing del settore logistica, che si occupa della movimentazione dei materiali e della manutenzione dei magazzini, è un affare. L'accordo del 2000 prevede che la cessione della logistica riguardi solo i magazzini (5 in tutta Italia per un totale di 250 dipendenti) oggi improvvisamente cambiano le carte in tavola.
Il trasferimento alla Tnt globalexpress riguarderà anche gli annessi e connessi al settore (circa 600 addetti).
I lavoratori - sulle esperienze dell'Autoparco ceduto alla Savarent fleet service o, degli «stampa bollette» ceduti alla Postel print - temono per il futuro.
«Di solito gli accordi sul mantenimento dei posti di lavoro non funzionano mai - spiega Pierpaolo dei Cobas tlc - vengono rispettati solo il primo anno, previsto dal Codice civile.
Le esternalizzazioni alla Telecom stanno avvenendo in maniera selvaggia, così come i tagli all'organico, nonostante si verifichino buchi al personale coperti, dallo straordinario degli stessi dipendenti».
Allora perché non riqualificare i «magazzinieri» invece di buttarli nel tunnel di piccole imprese sempre sul filo del rasoio?
In una società che ha bisogno di personale, che annuncia migliaia di assunzioni e milioni di ore di riqualificazione, per loro non c'è posto. «Ci sono situazioni di convenienza - spiega Pierpaolo - per esempio con l'accordo Blu, hanno tirato dentro 500 persone, e noi - precisa - siamo contenti per loro, ma il motivo era chiaro (ndr aggiungere 5 mega hertz di frequenza fondamentali per il gsm).
In Veneto la stessa azienda rileva carenza
di personale è una cattiveria non ricollocarci».
I timori dei dipendenti del Cdr di Mestre sono fondati. La Tnt possiede già
magazzini propri e un panorama di interinali e di appalti cooperativi.
Diventerebbe «poco competitivo» mantenere lavoratori dipendenti con un costo medio mensile di oltre 2000 euro, invece di spenderne 1000 con i precari.
I Cobas lo sanno bene e, per questo chiedono di partecipare alle riunioni tra la società e confederali. Intanto costretti dalle circostanze, annunciano una mobilitazione nazionale di tutto il settore.