| lunedi 02 dicembre 2003 - snaterinforma |
NOTIZIARIO a cura del Centro di Documentazione e
Lotta
E-mail: cen_doc_lotta@yahoo.it
Fax 06233213975
18/11-28/11/2003
In Telecom Italia alcuni dipendenti - per la precisione 12, ma si teme possa essere un precedente per altri - verranno scorporati come ramo autonomo di azienda e ceduti a una nuova società, di cui farà parte la stessa Telecom: perderanno immediatamente il diritto all'articolo 18 e dovranno affrontare un futuro senza garanzie. Il meccanismo di scatole in cui verranno intrappolati i lavoratori del ramo esternalizzato è abbastanza intricato, ma vale la pena spiegarlo. Partiamo dall'unità di cui fanno parte i dipendenti che saranno ceduti: si chiama fac.rm (dipartimento "risk management" del settore "finance, administration and control", si occupa di assicurazioni) e conta 25 addetti. In gennaio, Telecom ha provveduto a scorporare un nuovo sottodipartimento, il fac.rm.ia ("insurance administration"), con 12 dipendenti, a cui sono state affidati specificamente le polizze e i sinistri. Il ramo, configurato come autonomo secondo la normativa della legge 30, verrà così ceduto a una nuova srl, la Pga, proprietà di tre soggetti: il 40% sarà della Aon, multinazionale di brokeraggio (intermediazione assicurativa) statunitense, con 970 dipendenti in Italia; un altro 40% sarà del broker Puricelli & Ghezzi di Milano (30 dipendenti), e il restante 20%, fino al 2005, della stessa Telecom. La Pga si occuperà sempre di polizze e sinistri Telecom, ma stavolta attraverso un appalto, anzi un subappalto: Telecom pagherà il servizio ad Aon e Puricelli, che a loro volta lo faranno svolgere dagli ex dipendenti Telecom. Alla richiesta di conservare le vecchie garanzie e tutele, si aggiunge anche un'altra domanda: verrà rispettata la legge 104 del 1992, che all'articolo 33 dice che il lavoratore, nel caso di parenti disabili da assistere, ha diritto "a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e non può essere trasferito senza il suo consenso ad altra sede"? Un problema che, seppure personale e relativo ai singoli che lo vivono, riguarda non pochi dipendenti Telecom, tutti ugualmente allarmati a causa delle esternalizzazioni annunciate: sul totale di 80 mila addetti Telecom e Tim, sono circa duemila i lavoratori destinati a uscire fuori dall'azienda per dismissioni, nei settori manutenzione e servizi accessori, anche se la storia che stiamo raccontando è particolare perché rappresenta il primo caso di uno scorporo di ramo sotto i 15 dipendenti. Sono quattro le richieste fondamentali dei dipendenti Telecom: 1) mantenere la tutela dell'articolo 18 anche nella nuova azienda; 2) qualora vengano a mancare gli attuali presupposti della cessione, e non venga rinnovato il contratto di appalto, o se per qualsiasi altro motivo la società dovesse essere liquidata, prevedere la garanzia che i dipendenti ceduti vengano riassorbiti nel gruppo Telecom o in alternativa in Aon presso le rispettive sedi di Roma; 3) l'acquirente si impegni a priori a non ridurre l'organico trasferito per tutta la durata dell'appalto, riconoscendone professionalità, livello, qualifiche e mansioni al momento del passaggio; 4) confermare integralmente tutti i benefit contrattuali, gli strumenti operativi e le infrastrutture informatiche attualmente a disposizione della gestione Telecom. Per i due lavoratori con parenti disabili a carico, la richiesta che si vuole avanzare è quella di restare dipendenti della vecchia compagnia, o, nel passaggio alla nuova società, poter rimanere a svolgere le proprie mansioni nell'attuale sede della Telecom.
Fermi tutti i treni, sbarrato l'accesso ai binari, sportelli chiusi, i picchetti dell'Oegb, la confederazione sindacale austriaca. Lo sciopero dei ferrovieri austriaci è stato totale e ad oltranza, contro "la morte del treno", il previsto spezzettamento dell'Oebb (le ferrovie austriache) in dieci società e lo stravolgimento del contratto di lavoro tramite decreto legge. Dopo tre giorni, lo sciopero dei treni più duro della seconda repubblica austriaca è terminato, ma la partita rimane aperta. Il governo di centro destra del cancelliere Wolfgang Schuessel, popolare (Oevp), e del vicecancelliere Hubert Gorbach, che è anche ministro dei trasporti del Fpoe (il partito di Joerg Haider) ha dovuto fare una prima marcia indietro, ritirando il decreto legge già votato dal consiglio dei ministri che, d'autorità, trasformava i contratti di lavoro azzerando i diritti acquisiti (era avvenuto solo negli anni trenta, durante il regime austrofascista). L'accordo prevede che il contratto dei ferrovieri può essere sì rivisto, ma solo tramite contrattazione sindacale, entro sei mesi. Nel mirino del governo sono innanzitutto gli scatti biennali automatici, la protezione dai licenziamenti e la pensione di anzianità a 35 anni di servizio. La Voest, che non poteva neppure attivare i propri treni privati a causa del blocco dei binari, rimasta senza materie prime, ha rischiato di dover spegnere gli altoforni. L'industria della carta aveva già dimezzata la produzione. Fermi anche i 5.000 autobus postali passati alla gestione delle ferrovie. Di fronte a questo scenario il governo non ha potuto ignorare lo sciopero dei ferrovieri. La privatizzazione porta alla demolizione delle ferrovie, aumentando i prezzi e abolendo le tariffe sociali per pendolari, studenti e anziani, chiudendo le linee secondarie, riducendo la manutenzione e la sicurezza.
Il colosso della telefonia statunitense, Verizon, ha annunciato il licenziamento di 21.600 dipendenti. Una cifra che riguarda in pratica quasi il 10% dei dipendenti. Verizon sostiene trattarsi di una normale applicazione del programma di interruzione volontaria del rapporto di lavoro con la società. A contestare questa versione basterebbe il fatto che i licenziamenti diverranno effettivi entro la fine di questa settimana (così tanta gente, tutta insieme, ha trovato un altro lavoro?). Molti di 21.000 sono manager delle unità telecom negli Stati uniti, impiegati rappresentati sindacalmente nelle aree Est e Nord Est del paese, nonché addetti al servizio informazioni. Probabilmente, proprio la "protezione" sindacale - negli Usa esiste solo per gli iscritti, ma quando c'è si fa sentire - è alla base della scelta di presentarle come "dimissioni volontarie". In un primo momento Verizon puntava a ottenere solo 12.000 licenziamenti.
I "lavoratori dell'Océ Facility Service presso l'Alcatel di Vimercate" denunciano il licenziamento di un lavoratore, definito fra l'altro invalido in un comunicato dei SinCobas, avvenuto con modalità che - ove confermate - sarebbero davvero gravissime. Venerdì 14 questo dipendente sarebbe stato convocato nell'ufficio del responsabile del personale a Cernusco sul Naviglio, e lì trattenuto per diverse ore, "minacciato verbalmente" e "quindi indotto a dare le proprie dimissioni" in cambio di un anno di stipendio. I lavoratori dell'Océ, comunque, effettueranno uno sciopero di due ore stamattina, dalle 8 alle 10.
3800 addetti degli 8 call center della Tim sono in agitazione: il prossimo 24 novembre il primo sciopero nazionale di 8 ore. Questo perchè l'azienda ha deciso di cambiare i turni in senso peggiorativo per i lavoratori, il tutto a costo zero. Viene richiesto di lavorare 4 sabati e 2 domeniche in più, i turni pomeridiani sono stati allungati di un'ora, la pausa pranzo è stata ridotta da 30 minuti a 10. La Tim ha anche deciso di tagliare la pausa tra una telefonata e l'altra, necessaria per chiudere la pratica e ricaricarsi, da 90 a 50 secondi. Si sciopera anche contro le esternalizzazioni, che hanno coinvolto in molti casi dei lavoratori disabili.
Il numero delle aziende metalmeccaniche bergamasche in difficoltà e dei lavoratori in mobilità continua a crescere: i metalmeccanici licenziati e in cerca di un nuovo posto di lavoro sono 140 e 137 quelli dichiarati in esubero che rischiano anch'essi di rimanere a spasso. Tra le aziende che hanno attivato o annunciato il ricorso alla mobilità ci sono la Schneider di Stezzano (53 lavoratori collocati nelle liste) e Rete Gamma di Bergamo (48): i lavoratori di entrambe le società sono attualmente in cassa integrazione speciale, al termine della quale scatterà la mobilità. Ci sono poi la Dil di Torre Boldone e la Bradi di Levate che hanno chiuso l'attività licenziando rispettivamente 15 (in 4 hanno trovato un nuovo lavoro) e 20 lavoratori. La Cms di Zogno, la Fir di San Pellegrino e la Donora di Cortenuova hanno invece annunciato rispettivamente 25, 17 e 95 esuberi.
I lavoratori dellla Intersiel S.p.A. di Cosenza, società del gruppo Telecom Italia, denunciano, con un comunicato dirmato dalla rsu, il perdurare di uno stato di assoluta incertezza "caratterizzato dalla totale assenza di chiarezza riguardo alla collocazione dell'azienda all'interno del Gruppo e dalla completa mancanza di una strategia aziendale che ad oggi è solo capace di preannunciare un futuro di bilanci in perdita dopo anni di fatturati record. A fronte di preoccupanti segnali quali ad esempio la riduzione del personale oramai in atto da tempo, durante l'ultimo incontro - scrive la rsu - non sono state prospettate le tanto attese notizie di rilancio dell'azienda. Si continua a temporeggiare parlando di mercato, di gare, di partner, di mercato interno al gruppo e di mercato esterno al gruppo, di enti locali che non ne vogliono sapere e di tanto altro ancora. Mentre si annunciano anni di bilanci in negativo, si continua a procedere con la riduzione del personale, si continua a lavorare in una situazione di grande incertezza e di poca chiarezza sulle prospettive future dell'Azienda e dei lavoratori senza che venga delineata la missione di Intersiel all'interno del Gruppo e nell'ambito del territorio Calabrese o più in generale del sud Italia". Nel documento si legge inoltre che "le voci di vendita si fanno sempre più insistenti senza alcuna smentita da parte dell'Azienda. Sembrerebbe addirittura che dei 90 dipendenti circa 25 passerebbero in un'altra società del gruppo mentre il resto dell'azienda sarebbe venduta in blocco ad un acquirente per il momento sconosciuto".
Un percorso condiviso che si propone di centrare l’obiettivo della ricollocazione di 95 lavoratori attualmente in carico alla Ofmega in liquidazione. È questo il risultato dell’incontro che si è tenuto ieri mattina tra il liquidatore Alberto Morelli e i rappresentanti del sindacato. L’intesa prevede il ricorso alla cassa integrazione straordinaria per un anno, con l’attivazione delle azioni necessarie a favorire il ricollocamento degli addetti. Il sindacato ha chiesto anche l’anticipo della Cigs e la rotazione (su questi punti la direzione si è impegnata a rispondere in mattina, prima dell’assemblea dei lavoratori programmata per oggi).
Accordo all’Agenzia regionale per il lavoro sottoscritto dalla sola Fim per la Macpì (la Fiom non ha firmato). L’intesa prevede la mobilità (esclusivamente volontaria) per 13 lavoratori (l’azienda l’aveva chiesta per 19). Alcuni lavoratori, nel periodo previsto dalla mobilità, matureranno il diritto alla pensione.
Tredici settimane di cassa integrazione per complessivi 170 addetti. Significa che 170 lavoratori dei 594 in carico alla Lonati spa di San Polo resteranno fuori dall’azienda da lunedì 24 novembre al 6 marzo 2004 (se si considera anche la fermata prevista per le vacanze natalizie). È questa la richiesta avanzata dalla direzione dell’impresa meccanotessile di San Polo ai rappresentanti del sindacato. Alla richiesta dell’azienda Fiom e Fim hanno opposto una controproposta, articolata in due punti: 1) solo quattro settimane di cassa, poi dal 22 dicembre tutti in azienda e verifica del percorso per il 2004; 2) richiesta di integrazione delle spettanze relative alla Cig con il quanto previsto dalla maturazione degli istituti contrattuali (ferie, Tfr, ecc). Una richiesta questa sostenuta dal deciso incremento di produttività conseguito nel corso dell’anno che porterà a fine 2003 ad un aumento del 10% delle macchine prodotte a fronte del 10% in meno di ore lavorate.
Si teme che il risultato della liquidazione della Recom di Trento sia la perdita di circa 20 posti di lavoro. L'azienda di Lavis, che opera nel settore delle promozioni commerciali, ha improvvisamente dichiarato le sue difficoltà, annunciando la messa in mobilità di 22 dipendenti su un organico di circa 30 lavoratori. L'impressione è che si voglia chiudere la Recom, dando vita ad una semplice agenzia, senza magazzino. Se si licenzieranno 22 dipendenti, ne resteranno solamente 8, sei dei quali con contratti a tempo determinato. In altre parole a fine anno i dipendenti "sopravvissuti" saranno due.
Il contratto di solidarietà alla Alstom Fir di San Pellegrino, siglato nel 2002 dai lavoratori per evitare i 17 esuberi prospettati allora dall'azienda, è scaduto, ma il rischio mobilità a distanza di un anno (l'impiego ridotto del personale è partito il 18 novembre 2002) anziché diminuire è aumentato. La società, infatti, ha annunciato ai sindacati 30 esuberi. Il problema sarà affrontato nell'incontro tra i rappresentanti dei lavoratori e l'azienda fissato giovedì prossimo. La Fir da gennaio potrebbe cedere al gruppo francese Areva, società pubblica specializzata nell'energia nucleare, il suo polo «Trasmissione e Distribuzione» (T&D) di elettricità».
Hanno proclamato sei ore di sciopero i lavoratori della Donora contro la decisione dell'azienda di mettere in mobilità 95 dei 530 dipendenti. Alle due ore già decise in accordo con il coordinamento sindacale del gruppo Candy, di cui fa parte l'azienda di Cortenuova produttrice di frigoriferi, la Rappresentanza unitaria di base (Rsu) della Donora, assieme alla Fim e alla Fiom di Bergamo ieri sera hanno aggiunto altre quattro ore. Si è deciso, inoltre, di ricorrere a un rigido blocco degli straordinari. È stata infine confermata per il 25 una nuova assemblea dei lavoratori per individuare altre forme di protesta per cercare di sensibilizzare sulla vicenda l'opinione pubblica.
Domani Gandalf non volerà per quattro ore. I sindacati hanno infatti confermato lo sciopero dei 195 dipendenti bergamaschi della compagnia aerea, per la quale si profila la messa in liquidazione. Dalle 10 alle 14 saranno quindi a rischio tutti i voli del vettore e tra questi i due collegamenti di linea da Orio al Serio per Parigi e Stoccarda. L'astensione dal lavoro, annunciata in una lettera alla commissione di garanzia a inizio mese, è stata proclamata per protestare contro il mancato pagamento degli stipendi di settembre e ottobre. Tra i 195 dipendenti ci sono 68 piloti e 35 assistenti di volo che, aderendo allo sciopero, in base alla normativa non potranno fermarsi per più di quattro ore. Ottanta sono poi gli impiegati, 10 i quadri, 2 i dirigenti e 20 i dipendenti dei servizi di terra della società Gss (Gandalf Store & Services): questi si fermeranno per per otto ore bloccando biglietteria e servizi di assistenza.
La politica intrapresa dall'Enel in Calabria "é da bocciare"; è questo il giudizio dei sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil che hanno proclamato per lunedì prossimo una giornata di sciopero regionale. Al centro della protesta c'é la realtà di "un servizio elettrico pessimo" all' interno di una regione dove "i cittadini sopportano interruzioni quattro volte superiori alle città del nord". Inoltre l'Enel nell'ambito delle 1500 nuove assunzioni decise a livello nazionale, non ne ha previsto alcuna in Calabria. Secondo i sindacati, a rendere la questione più grave ci sarebbe un altro dato: in questi ultimi tre anni si sarebbero persi 600 posti di lavoro a causa della mancanza del turn over. Ciò viene letto in un'unica direzione: "l'azienda non ha nessuna volontà di rimanere nel territorio".
La proprietà della Marlane, l'azienda di Praia a Mare del gruppo Marzotto, ha deciso di rinviare al 15 dicembre la chiusura del reparto tessitura e la conseguente messa in mobilità di 191 operai. La chiusura del reparto era stata fissata, in un primo tempo, per il 15 novembre. Fino al 15 dicembre proseguiranno le trattative tra azienda e sindacati, con la mediazione del Ministero delle Attività produttive, nel tentativo di trovare una soluzione alternativa che consenta di evitare la chiusura del reparto tessitura. Per la riunione svoltasi oggi si sono recati a Roma circa duecento lavoratori della Marlane, che hanno manifestato davanti la sede del Ministero delle Attività produttive. Tra loro anche i sei operai che da lunedì scorso hanno attuato una protesta, minacciando di gettarsi nel vuoto e facendo lo sciopero della fame, dopo essere saliti su due silos ubicati all'interno dello stabilimento. Gli operai che si sono recati a Roma sono stati sostituiti da altri sei dipendenti, che stanno proseguendo la protesta iniziata dai loro colleghi.
Dopo oltre una settimana di assemblea permanente la Marlane-Marzotto di Praia a Mare mercoledì ha riaperto i cancelli. All'entrata principale i silos dell'acqua che un gruppo di lavoratori in sciopero della fame aveva presidiato giorno e notte, sono vuoti. Restano i cartelli con le scritte in rosso che chiedono all'azienda di non buttare in mezzo alla strada 191 lavoratori, chiudendo il reparto tessitura. Anche perché lasciare in piedi solo quello della filatura è una presa in giro. La maggioranza dei nuclei familiari nella zona è monoreddito tagliare uno stipendio è una condanna: altri impieghi non ci sono. L'amministrazione Marzotto non ha lasciato molto spazio al confronto: bisogna chiudere la tessitura e delocalizzare nel sito di Mosilana, nella Repubblica Ceca. Non che manchino le commesse, ma lì il costo del lavoro è 5 volte inferiore, si potrà continuare la produzione dei tessuti con profitti notevolmente superiori, e sul mercato resterà il marchio made in Italy. Nella trappola della dismissione alla fine cadranno oltre ai 200 operai diretti dipendenti della Marzotto, anche i 103 della filatura, settore che non può restare in piedi da solo. Costrette a chiudere saranno poi le ditte che hanno ottenuto nelle precedenti esternalizzazioni i subappalti per i "rammendi" (il controllo del materiale), quelli delle forniture, delle pulizie, della mensa. Dei nove giovani in contratto di formazione nella fabbrica, già in tre non hanno avuto il rinnovo, ma è il minimo in confronto al vuoto creato. Ieri un'altra manifestazione di protesta per alcune ore ha bloccato la statale per Cosenza.
I lavoratori della Colged (gruppo Eurotec), dopo 70 ore di scioperi articolati (nelle ultime settimane la fabbrica si fermava un'ora al giorno a sorpresa) hanno ottenuto la firma del precontratto. E i cento dipendenti dello stabilimento toscano della multinazionale godranno di quanto proposto dalla Fiom in alternativa al contratto nazionale siglato solo da Fim e Uilm. "Le parti - si legge nella premessa dell'accordo - haanno convenuto sulla necessità di superare il clima di conflittualità dovuto al contenzioso in atto sulle tematiche di carattere economico e normativo derivate dall'accordo separato. Con ricadute negative sul piano aziendale". Il contratto del 1999 viene riconosciuto a pieno nell'accordo "ritenendo nulle le norme peggiorative concordate da Fim Cisl e Uil Uil con la Federmeccanica". Vengono fissati 116 euro uguali per tutti di aumento salariale, di cui 66 a partire dal prossimo primo dicembre, 30 dal primo febbraio 2004, 20 dal primo luglio. A copertura del periodo vacante viene concordata un'indennità di 110 euro da erogare nel mese di dicembre. In provincia di Lucca si firma al cantiere navale Landucci di Viareggio, all'Italzinc di Ponte a Moriano e alla Paper converting, già Italconverting, di Borgo a Mozzano.
Si è conclusa positivamente con il rinnovo del contratto aziendale la vertenza alla Vestimenta di Mattarello (TN). L'assemblea dei lavoratori ieri ha approvato l'ipotesi di accordo. I punti principali prevedono un premio di risultato medio di 600 euro lordi annui. Dal punto di vista della normativa - sottolineano Cgil, Cisl e Uil - c'è la possibilità anche per gli operai di fruire di un permesso retribuito per visite mediche, fino ad un massimo di tre ore, dietro presentazione del certificato; l'impegno da parte dell'azienda a rafforzare le relazioni industriali interne ed esterne ed un confronto programmato sui temi della sicurezza e dell'ambiente.
A Fermignano tiene banco la vicenda dei circa trenta operai della Ditta Filati Cora di Prato, ex Cipe Carotti, che potrebbero finire in mezzo a una strada. I dipendenti non hanno ancora percepito gli stipendi di settembre ed ottobre. La Cgil sostiene che "sistemerà la questione in una settimana".
L’interruzione di servizio pubblico non c’è stata. Non c’è stato alcun blocco davanti al Municipio di Fluminimaggiore, nessuna azione che abbia impedito il passaggio dei dipendenti comunali. Al giudice Luigi Trudu bastano 15 minuti per deliberare: assoluzione perché il fatto non sussiste. Formula ampia, differente dalla richiesta del Pm Antonio Enna il quale sollecitava sì l’assoluzione ma con la formula più dubbia. La sentenza toglie via ogni ombra sulla ferma, ma civile azione di protesta messa in atto il 25 febbraio del 2002 davanti al Comune dai 24 operai dei cantieri forestali di Fluminimaggiore (Sardegna).
A partire da gennaio la quarantina di operai dello stabilimento Krizia di San Gliuliano in cassa integrazione dal 3 novembre potrà riprendere a lavorare. La mobilità interesserà solo venti dipendenti e sarà su base volontaria, in pratica ne verranno interessati i laboratori che possono essere accompagnati alla pensione. È questa l'intesa raggiunta nell'incontro al vertice che si è tenuto ieri mattina tra la casa di moda e i referenti di Filtea Cgil e Femca Cisl. In pratica, si chiude questo capitolo che inizialmente aveva fatto traballare il posto di lavoro di circa metà degli 84 dipendenti che lavorano al campionario presso lo stabilimento di Sesto Ulteriano.
Perfettamente riuscito. Lo sciopero nazionale - proclamato da Cgil, Cisl e Uil, ma con l'adesione anche di Cobas e Snater - dei lavoratori del 119 di Tim ha registrato un'adesione del 91%. Il dato è di fonte sindacale, naturalmente, ma sembra significativo che l'azienda - interpellata - non abbia rilasciato dichiarazioni. Le ragioni di questo sciopero vanno ricercate nell'ennesima "esternalizzazione": 161 dipendenti del 119 Tim sono stati destinati a passare alla Emsa, insieme a 54 di IT Telecom (la società di informatica del gruppo) e 46 di Finsiel. La Emsa è una società che fa parte del gruppo Telecom, ma fino al 2000 è stata in liquidazione. Ora, con 50 dipendenti, è stata riattivata per assorbire gli "esternalizzandi", da destinare a servizi di manutenzione e di security. Ogni cessione di ramo d'azienda - con il passaggio da una società grande a una media o piccola - comporta la quasi certezza di una diminuzione delle tutele e dei diritti acquisiti dei lavoratori . In questo caso, inoltre preoccupa anche la composizione del gruppo di lavoratori "scelto" per il trasferimento: numerosi portatori di handicap o con problemi psico-fisici, ultracinquantenni, donne in gravidanza, tutti lavoratori considerati "a bassa produttività" collocati già da tempo in un reparto riorganizzato ad hoc. Il sospetto è che la Emsa sia stata riesumata soltanto per funzionare da transito, per poi chiudere con un licenziamento collettivo altrimenti impossibile (la Tim ha presentato un bilancio trimestrale con un attivo di quasi un miliardo di euro). Sul tavolo della vertenza ci sono poi alcune richieste dell'azienda considerate inaccettabili: 4 sabati e 2 domeniche lavorative in più, orario di lavoro concentrato nel pomeriggio-sera e prolungato fino alle 23,30, riduzione della pausa pranzo da 30 a dieci minuti. Questo, oltretutto, in una situazione di forte disparità di trattamento rispetto alle società concorrenti: in Omnitel e Wind, infatti, gli addetti al customer service sono inquadrati al quarto o quinto livello, in H3G addirittura al sesto, mentre in Tim - complice un contratto integrativo davvero infelice - sono soltanto a terzo.
Che la società marittima Caronte & Tourist di Messina non vedesse di buon occhio l'accordo sulla piattaforma contrattuale di Filt, Fit, Uiltrasporti, Ugl Mare, Usclac e Uncdim, era prevedibile. Non sarebbe stato semplice per l'azienda arrivare al rinnovo dell'integrativo scendendo a patti con una compagine sindacale che chiede il rinnovo del contratto a prescindere dalle qualifiche di bordo. Prova ne è che la società ha sempre tentato di rompere il rapporto che tiene uniti tutti i lavoratori, dagli ufficiali ai mozzi. Un sindacato "aziendalista" esiste e vede insieme le sigle Fima, Fast e Confsal ma anche con queste organizzazioni l'azienda è riuscita a rompere le relazioni. Dopo i primi dissapori sulla trattativa, il sindacato giallo ha proclamato lo sciopero per il 10 (illegittimo, sia per il mancato rispetto dei giorni di preavviso, sia per la mancata attivazione del tavolo per il raffreddamento del conflitto), che ha ottenuto il 50% di adesioni. A distanza di qualche giorno, è stata l'area sindacale maggioritaria a proclamare lo sciopero per il 18 novembre e saltato perché dichiarato illegittimo dalla commissione di garanzia. La società messinese, holding marittima di Mediobanca, da 25 anni gestisce il traghettamento di macchine sullo Stretto di Messina muovendo 12 milioni di euro l'anno: ha contestato a un proprio dipendente, un ufficiale iscritto all'Usclac, di aver riferito nel corso di un'assemblea con i lavoratori, che una volta attivato l'istituendo terminal di Tremestieri, la società avrebbe tagliato il 45% del personale (su 500 dipendenti, di cui 200 assunti a tempo determinato). Ma come ha fatto la società a risalire alle dichiarazioni rese dal delegato Usclac in assemblea?
Tra le voci degli addetti al call center del servizio "info12" di Telecom Italia vi sono anche quelle di 30 detenuti del carcere milanese di San Vittore. Secondo Tronchetti Provera "Lavorano, retribuiti, a tutti gli effetti ad un normalissimo call center". In una sala del penitenziario modernamente attrezzata, i detenuti si alternano in turni dalle 8 alle 20, dal lunedì al venerdì, alle 20 postazioni informatizzate, risolvendo i quesiti degli utenti, al pari dei colleghi che lavorano all'esterno delle mura carcerarie. Sono assunti dalla Cooperativa Out&Sider, una premessa per un loro futuro reinserimento una volta usciti dal carcere. "Rispetto al giugno 2001 c'è stata una consistente crescita del numero dei detenuti che lavorano per conto dei privati", ha spiegato il ministro della Giustizia Roberto Castelli. "Il numero dei detenuti che svolgono lavoro dipendente da associazioni, cooperative e privati ha registrato un incremento del 20%", ha aggiunto. Secondo dati forniti dal ministero, la spesa per la corresponsione dei pagamenti ai detenuti che lavorano nei penitenziari e per l'acquisizione di strutture e impianti destinati al loro lavoro ammonterà nel 2004 a 66,3 milioni di euro. Mentre, scrive ancora il ministero in una nota, le agevolazioni contributive e degli sgravi fiscali per i datori di lavoro che impiegano manodopera detenuta sono state finanziate attraverso uno stanziamento di 4,5 milioni di euro.
Sei settimane di cassa integrazione guadagni sono scattate alla F.a.c., la fabbrica abruzzese conduttori che produce cavi telefonici. Da lunedì scorso sono a casa 50 lavoratori: lo stabilimento di Gissi è tuttora gestito in affitto da una Srl in attesa che si concludano le procedure di vendita affidate dal tribunale di Vasto ad un commissario giudiziale dopo i problemi societari patiti dal vecchio gruppo di controllo della fabbrica, che si chiamava Telecom Fmc. Per i 50 addetti, dunque, si profila un Natale amaro, senza lavoro e con una sforbiciata alla tredicesima. Nei giorni scorsi la cassa integrazione era stata disposta a Gissi anche per le 480 lavoratrici della Golden Lady, dove nei magazzini sono in giacenza 29 milioni di paia di calze.
Un nuovo sciopero, con un corteo di lavoratori, è stato indetto per venerdì dalle 9:30 alle 12 dalla Fiom alla Scm-Morbidelli di Pesaro per chiedere "più salario, meno precarietà, più democrazia" e la rinegoziazione del contratto separato firmato da Fim e Uilm con Federmeccanica. Nello stabilimento pesarese della Società Costruzioni Macchine lavorano circa 300 dei 2.400 addetti del gruppo Scm, distribuiti fra Rimini, Vicenza e Pesaro. La protesta si ripeterà l' 11 dicembre a Rimini, con altre quattro ore di sciopero.
Il 4 dicembre si terrà l'udienza per l'istanza di fallimento depositata nei giorni scorsi dall'azienda Virgin Retail. Se la richiesta sarà accolta per i quattro megastore Virgin di Bergamo, Milano, Padova e Bologna si profila la chiusura entro l'anno e per i 35 dipendenti, per lo più a Milano, la messa in mobilità senza, peraltro, la corresponsione dell'indennità perché numericamente insufficienti. La Filcams di Milano ha ottenuto dal Tribunale un decreto ingiuntivo per il sequestro di merce per 120 mila euro a tutela dei crediti di 13 addetti licenziati a settembre dal negozio di Milano e ai quali non è stata versata la liquidazione. I quattro punti vendita erano stati rilevati nel giugno 2002 da Laura Alessi, attuale amministratore unico della Virgin Retail Italy srl.
È stata portata in Prefettura e alla Provincia la vertenza dell'Alcatel di Battipaglia. Oltre 200 lavoratori dell'azienda a rischio dismissione hanno ieri mattina partecipato ad una manifestazione nell'area antistante la Prefettura per poi essere ricevuti dal viceprefetto a cui hanno consegnato un documento con tutti i termini della questione. I dipendenti dell'Alcatel si sono poi recati a palazzo Sant’Agostino dove sono stati ricevuti dal presidente Andria che ha assicurato il suo impegno per istituire un tavolo istituzionale con tutti gli esponenti politici del comprensorio per discutere del problema. Sono circa 340 i lavoratori della multinazionale francese del settore delle telecomunicazioni ed altrettanti impegnati nell'indotto molti dei quali ieri hanno partecipato alla protesta.
Fare chiarezza circa il futuro del personale che opera nelle Apt. Capire quale contratto verrà applicato e se c´è la possibilità di arrivare alla conclusione della trattativa con le associazioni imprenditoriali. Sono solo alcuni dei temi dell´assemblea dei lavoratori prevista per oggi, dalle 10, al "Caproni" di Mattarello.
Due operai albanesi sono rimasti feriti ieri pomeriggio dallo scoppio di un incendio. La fiammata, causata dall´aria pregna dei fumi di solventi, li ha investiti nella parte superiore del corpo causando ustioni di primo e secondo grado. I lavoratori indossavano le apposite maschere di protezione alle quali il fuoco si è propagato interessando quindi il volto. All´inizio si è temuto il peggio ma alla fine, visitati al pronto soccorso dell´ospedale Santa Maria del Carmine e successivamente trasferiti al reparto di dermatologia del Santa Chiara, i medici hanno formulato una prognosi di guarigione di 25 giorni. Il fuoco ha interessato l´8-10 per cento del corpo ma tra una decina di giorni i pazienti saranno probabilmente dimessi e proseguiranno la degenza a casa. L´infortunio è accaduto all´Aticarta. Poco dopo le 16, i due impiegati presso un´azienda che collabora con l´impresa edile di Stefano Bisoffi e quindi esterna alla fabbrica del Polo fumo hanno raggiunto il reparto cilindri. La zona è considerata deflagrante e quindi a rischio. L´Aticarta, da tempo, ha disseminato cartelli che obbligano chi opera in quel settore ad usare solo utensili antiscintilla. Per qualche motivo, che sarà oggetto di valutazione nei prossimi giorni, le due vittime avrebbero invece adoperato un demolitore dotato di rotore e quindi in grado di provocare scintille. Ed è quello che è successo. Gli operai dell´Aticarta, richiamati dalla sirena dell´ambulanza, hanno interrotto il lavoro per mezz´ora e hanno valutato l´ipotesi di uno sciopero immediato. Alla fine tutto è rientrato.
Secondo gli operai del Lanificio Privernum, "l’azienda toscana, a Priverno fin dal 1967, è stata, ed è, una solida realtà tessile". Della ventilata chiusura dello stabilimento di Pruneto di Ceriara non sapevano niente fin quando hanno notato strani silenzi della direzione e qualche voce non ufficiale. Poi ieri hanno letto sul giornale che ormai si è agli sgoccioli. I 35 dipendenti sono sul piede di guerra: "La fabbrica non deve essere chiusa - dicono - semmai, e nella peggiore delle iipotesi, potrà essere riconvertita come le industrie vicine" (quasi tutte ex stabilimenti tessili), che sono state trasformate in oleifici e impianti agroalimentari.
Manifestazione dei dipendenti di Alitalia domani a partire dalle 12,30 nel piazzale davanti al centro direzionale della compagnia di bandiera, alla Magliana. L'iniziativa è stata indetta in concomitanza con lo sciopero nazionale proclamato dai sindacati del trasporto aereo che hanno proclamato l'astensione dal lavoro di tutti i dipendenti di Alitalia dalle 12,30 alle 16,30. Alla manifestazione interverranno i segretari nazionali e i presidente delle associazioni professionali per "riaffermare la ferma opposizione nei confronti del piano industriale proposto dal management della compagnia".
Lavoratori in sciopero al teatro Massimo di Palermo e la prima teatrale di Mahler, prevista per sabato prossimo, salta. Le motivazioni che hanno determinato la proclamazione dello sciopero sono da imputarsi alla perdurante assenza del Sovrintendente, ma anche alla mancanza di garanzie occupazionali per i lavoratori, alla carenza di qualita' nella produzione artistica, e alla pessima gestione delle relazioni sindacali.
Oggi il quotidiano Repubblica non sarà in edicola. Ieri i giornalisti hanno scioperato contro la persistente indisponibilità dell'azienda ad aprire il confronto su strumenti e organizzazione del lavoro.
La lotta dei circa 30 mila ex lsu impiegati nelle pulizie delle scuole paga. Filcams, Fisascat, Uiltrasporti e il Ministero dell'Istruzione ieri hanno firmato l'accordo che chiude la vertenza dei lavoratori dipendenti dalle imprese che appaltano il servizio. Un contenzioso ormai triennale nato con il ritorno delle competenze dagli enti locali al ministero. L'intesa dà risposta alla richiesta di aumento delle ore settimanali che, a partire dal 1° gennaio, da 30 lieviteranno a 34, per diventare 35 dal 1° giugno prossimo. Comunque sia, l'orario settimanale non potrà essere inferiore a 36 ore.
A quattro giorni dall'incontro con la direzione che vuol chiudere i battenti, i lavoratori della Powertrain, ex Fiat Meccanica di Mirafiori, venerdì sciopereranno per un'ora raccogliendosi in presidio davanti alla porta 20 dello stabilimento. Con lo sciopero, proclamato dalla Fiom-Cgil, i lavoratori rivendicano il posto e il mantenimento delle produzioni a Torino, a partire da quelle del Multi-jet (piccolo diesel) e del nuovo cambio M20-28, prodotte in Polonia e Austria, siano affidate alla Powertrain.
E' stata avviata la procedura di mobilità per oltre 150 lavoratori impegnati nei cantieri lunigianesi della Pizzarotti, aperti per il raddoppio della Pontremolese. La società emiliana, dopo quattro anni di lavoro, sta ultimando il lotto Aulla-Chiesaccia, e per gli addetti, il lavoro si appresta a giungere al termine. I tempi previsti per lo stop ai cantieri è per settembre del prossimo anno. Dopo, resterà aperto un solo cantiere per la linea Aulla-Lucca dove saranno impiegati una quarantina di operai. La Pizzarotti attualmente ha 160 dipendenti impegnati in Lunigiana ed altrettanti sono quelli delle imprese impegnate nei lavori dati in sub appalto. Avviando la procedura di mobilità per fine lavori per 80 addetti, l'azienda di Parma, ha in pratica "spianato" la strada della mobilità anche alle imprese che lavorano per suo conto e pertanto, secondo i rappresentanti sindacali, saranno oltre 150 gli addetti costretti a lasciare il lavoro, forse già da metà dicembre.
Ancora una volta i lavoratori della casa di cura Villa Elena sono senza stipendio. A tutt’oggi non sono stati pagati gli stipendi del mese di ottobre e sono a forte rischio anche quelli di novembre, dicembre, compresa la tredicesima. Già in precedenza, una cinquantina di dipendenti della casa di cura avevano dovuto quasi obbligare i vertici dell’amministrazione di Villa Elena a pagare gli stipendi. Da mesi non si vedevano i soldi. Sono più di cento le persone che lavorano nella casa di cura. I proprietari di Villa Elena trovano sempre le stesse giustificazioni: dicono che non ci sono i soldi perché la Asl non liquida i diritti maturati.
Il 2003 rischia di finire male, ma il nuovo anno potrebbe iniziare addirittura peggio. Nuove ombre sulla Carbosulcis: da gennaio i lavoratori potrebbero trovarsi senza stipendio. Le polemiche non si placano nella miniera di carbone di Nuraxi Figus. Risulta che la Carbosulcis abbia soldi solo per pagare gli stipendi di dicembre: se si continua di questo passo il rischio che la miniera chiuda è tutt’altro che remoto. Dall’azienda, almeno per il momento, arriva solo un appello all’esecutivo per l’erogazione dei fondi necessari per il rilancio del settore. "Per gli stipendi - si è appreso da fonti aziendali - non ci dovrebbero essere problemi dato che il Senato ha approvato a maggioranza l’emendamento alla finanziaria per i pagamenti".
Sindacati e dirigenti dell'Abb Adda si sono lasciati mercoledì sera dandosi appuntamento per il 9 dicembre, per la stipula dell'accordo finale per la riorganizzazione dell'azienda. Saranno 22 i tagli al personale delle Adda, operati quando il processo di trasferimento dell'azienda sarà completato, alla fine del 2004. Non ci sarà nessun licenziamento, ma ci saranno solo accompagnamenti alla pensione, che tra le altre cose verranno "blindati" alla normativa attuale, senza considerare gli effetti di future riforme.
Situazione ancora assai difficile per l'azienda Modofood di Condino e per la Cima Rossa di Baitoni di Storo (Val di chiesa). Dal mondo sindacale emergono molte preoccupazioni e poche speranze in una valle dove il problema del lavoro non è mai stato risolto. La situazione è questa: alla Modofood sciopero ieri ed anche oggi mentre lunedì vi sarà un'assemblea. Alla Cima Rossa le speranze sono al lumicino, con difficoltà nel fare l'accordo sulla mobilità. L'incontro ieri dei sindacalisti Stefano Montani della Cgil e Franco Zancanella della Cisl presso la Modofood di Condino non ha portato ad alcun risultato. Non ci sono certezze sulla corresponsione dello stipendio anche se da parte della proprietà si assicura che la difficoltà è passeggera e che i capitali arriveranno presto. Lo sciopero però non e rientrato e prosegue anche oggi in attesa che lunedì arrivi a Baitoni di Storo il neo assessore all'industria Marco Benedetti. Da lui i circa quaranta dipendenti vorranno sapere quale è il giudizio della Provincia sulla situazione aziendale. La Modofood è una nuova azienda che opera nel campo dei prodotti precotti che non hanno bisogno della catena del freddo per essere conservati. Anche per la Cima Rossa di Condino le speranze sono al lumicino tanto che ieri si è discusso della messa in mobilità della ventina di lavoratrici. L'accordo non vi è stato soprattutto sul tema degli incentivi. L'azienda ha intenzione di chiudere anche perché si è chiuso l'unico sbocco della produzione. La Cima Rossa è cioè legata ad un unico commettente, ossia la Manifattura di Legnano. Sul versante sindacale si punta quindi ad un accordo sulla mobilità che garantisca le venti operaie.
E' stato firmato il nuovo contratto Vodafone, che armonizza il passaggio dai metalmeccanici alle telecomunicazioni. Un'ipotesi di accordo che dovrebbe essere sottoposta nei prossimi giorni alle assemblee, e dunque al voto dei lavoratori. L'azienda esce da mesi di scontri, a volte molto aspri, culminati in diversi scioperi. Ma proprio la mobilitazione e la mediazione che ne è scaturita hanno fatto sì che le conquiste precedenti fossero conservate, con alcuni miglioramenti e un buon argine alla flessibilità. Sono stati riconosciuti a tutti i dipendenti i sovraminimi ex Olivetti (l'azienda in passato apparteneva al gruppo di Ivrea); una tutela per le madri lavoratrici (integrazione al 100% della retribuzione fissa e variabile nel periodo obbligatorio e, per i successivi ulteriori 4,5 mesi, di quella facoltativa); l'aspettativa per la cura dei figli per entrambi i genitori: la possibilità di assentarsi fino a un massimo di 6 mesi consecutivi per ciascun figlio; maggiorazioni per lavoro supplementare, straordinario, festivo, notturno, migliorative rispetto a quelle contrattuali. I lavoratori Vodafone avranno permessi retribuiti per la frequenza dei corsi di studio; un giorno di permesso retribuito aggiuntivo rispetto ai tre del contratto nazionale, per sostenere gli esami universitari; un incremento della contribuzione a carico dell'azienda per il fondo pensionistico complementare; è stato confermato il fondo di solidarietà interno. Inoltre è stata riconosciuta, per i neoassunti fino al 31 dicembre 2003, la differenza di 25 euro tra il contratto metalmeccanici e delle tlc (per quelli successivi sarà vigente la retribuzione base del contratto tlc).