lunedi 05 maggio 2003 - snaterinforma  

NOTIZIARIO a cura del Centro di Documentazione e Lotta
E-mail: cen_doc_lotta@yahoo.it

Fax 06233213975
16/04-20/04/2003


16 aprile 2003

FOGGIA: TRAGEDIA DELLA DISOCCUPAZIONE

A Foggia, mentre altri suoi concittadini si preparavano per andare al lavoro, un uomo di 47 anni si è cosparso di benzina e si è dato fuoco perché non ce la faceva più a sostenere la propria condizione di senza lavoro, che andava avanti da anni, e la grave malattia della moglie. L'uomo è stato trasferito nel centro grandi ustionati di Napoli, dove gli sono state riscontrate ustioni del terzo e quarto grado sul 70% del corpo.

SCUOLA: SCIOPERO DELLE PULIZIE

Hanno scioperato ieri 30 mila lavoratori delle pulizie nelle scuole per la protesta nazionale indetta da Filcams, Fisascat e Uiltucs. Sono 16 mila gli ex Lsu dipendenti di imprese appaltatrici e altri 14 mila dipendenti di altre aziende, sempre in appalto, prima garantite dagli enti locali e oggi tornate al ministero. Gli appalti scadono in giugno e i lavoratori chiedono al governo un incontro urgente perché sono mancate risposte agli impegni assunti con l'accordo del 27 novembre riguardo alla stabilizzazione degli ex Lsu e all'individuazione di criteri trasparenti per le gare dei prossimi appalti.

FIAT: A TERMINI IMERESE GLI OPERAI VOTANO IL PIANO

Se Fiat Auto pensava di chiudere in tempi brevi la trattativa sul nuovo modello di Termini Imerese, facendo pesare al tavolo il sì che ha già strappato a Fim e Uilm a Cassino e a Mirafiori, dovrà rivedere i suoi piani. Nessun accordo sarà firmato senza il via libera dei lavoratori. Spetterà agli operai dire l'ultima parola. L'Assemblea dei lavoratori, che si è svolta ieri, non ha avuto dubbi nell'accogliere la richiesta avanzata dalla Fiom che ha proposto a Fim e Uilm di informare tutti i dipendenti sui dettagli del piano aziendale. La Fiom ha proposto di adottare lo strumento del referendum. Sulle spalle degli operai graveranno le principali modifiche al sistema di organizzazione del lavoro: la nuova metrica che interviene sui tempi, e quindi sui costi, di produzione e la flessibilità dell'orario di lavoro. Il piano consentirebbe a Fiat di aumentare o ridurre l'orario settimanale di lavoro, portandolo a 48 ore in presenza di una crescita della domanda di mercato e a 32 ore in caso di flessione. Si lavorerà sei giorni e non più cinque, con una conseguente riduzione dello straordinario. Quindi a Termini Imerese non sarà più assunto nessun operaio. Con la nuova metrica, inoltre, aumenteranno i ritmi di lavoro. L'azienda fra l'altro ha preannunciato che applicherebbe il nuovo sistema metrico solo su una parte dello stabilimento e in particolare sulla fase di montaggio delle vetture, escludendo i reparti verniciatura e lastratura, coinvolgendo circa 800 operai su un organico di 1.480 lavoratori, considerati i 200 esuberi che dovrebbero scattare a settembre.


17 aprile 2003

AFFITTI E SALARI

Inequivocabile il disastro che stanno delineando le scelte sciagurate degli anni scorsi e, a maggior ragione, il progetto immobiliare che anima il governo in carica. Presentata la ricerca condotta dal Sunia (un tempo famoso "sindacato inquilini") sul mercato degli affitti nelle aeree metropolitane. In molte città gli affitti pareggiano o superano l'intero reddito di coloro che hanno bisogno. Basti pensare che nelle 11 aree prese in esame l'affitto medio - tra sud e nord, zone centrali e periferiche - è di 882 euro. L'esame è stato condotto sulla base delle pubblicazioni specializzate, quelle che si trova davanti il cittadino comune che inizia a cercare un appartamento, e rappresenta pertanto uno specchio abbastanza fedele della realtà. Al Sunia hanno incrociato questi dati con le più frequenti fasce di reddito, ottenendo così l'incidenza della voce "casa in affitto" sul reddito disponibile. La constatazione è semplicemente agghiacciante: per chi dispone di meno di 7.500 euro (pensione di vecchiaia, insomma) non esiste nessuna tipologia di appartamento che possa essere presa in affitto ai prezzi di mercato (un monolocale inciderebbe per l'81% del reddito). Nelle fasce reddituali superiori la situazione migliora di poco, e anche ai livelli medio-alti (fino a 37.500 euro l'anno, un appartamento con quattro vani pesa per più del 30% delle disponibilità economiche di una famiglia. Il tutto senza nemmeno calcolare le spese fisse aggiuntive (riscaldamento, condominio, ecc). E' indubbio che la rendita si è ricavata in questi anni uno spazio enorme ai danni del salario. Di certo, il superamento dell'equo canone (obbligato dalla pura e semplice scomparsa di un mercato legale degli affitti) non ha portato a una disponibilità superiore di appartamenti disponibili, e la legge successiva (la 431) si è ben presto ridotta alla legittimazione ex post delle dinamiche (e delle speculazioni) del mercato, senza i meccanismi compensativi scritti sulla carta. Il governo Berlusconi ha azzerato - nella recente finanziaria - qualsiasi voce di sostegno all'edilizia sociale (come "fondo nazionale" per gli affitti o la legge sul disagio abitativo), e non finanzierà mai più nessun piano di edilizia pubblica. Se gli enti locali, Regioni soprattutto, vorranno farsene carico, dovranno farlo a loro spese, ricorrendo anch'esse alle "cartolarizzazioni" del proprio patrimonio immobiliare, favorendo così - come il tesoro fa a livello centrale - la speculazione dei grandi gruppi. Il Sunia chiede il ripristino di un significativo finanziamento dell'edilizia sociale (un miliardo l'anno), potenziamento del fondo nazionale di sostegno all'affitto (500 milioni) e della legge sul disagio abitativo (altri 500), agevolazioni fiscali per i proprietari che affittano usando il "canale concordato" e, soprattutto, il blocco o il disincentivo della cartolarizzazione degli immobili pubblici ad uso abitativo. Perché sarà pur vero che l'80% delle famiglie vive in case di proprietà, ma la precarizzazione del lavoro renderà sempre più difficile il ricorso al mutuo bancario. E con questi livelli degli affitti i giovani saranno sempre più costretti a rimanere in casa oltre i 30 anni di età. Ma anche questo, alla lunga, cessa di essere una curiosità culturale, buona per i film. E diventa un segnale del degrado sociale di un paese.

FERROVIE: SIGLATA L'INTESA PER IL CONTRATTO

Sindacati confederali e Confindustria hanno firmato ieri sera il contratto nazionale dei ferrovieri e dei dipendenti delle nuove aziende di trasporto. E' il primo contratto in un mercato liberalizzato dove le Fs non possono più godere del monopolio storico del trasporto su rotaia. Il contratto prevede un aumento medio mensile di 85 euro, ma i lavoratori del settore beneficeranno di un ulteriore aumento di 30 euro al mese per il contratto integrativo aziendale. E' prevista poi una una tantum di 2150 euro di cui 1600 euro per l'indennità fino al 31 dicembre 2002 e altri 550 per la parte relativa al 2003. I ferrovieri si accorgeranno degli aumenti con le buste paga di settembre. E' un accordo che coinvolge più di 100 mila ferrovieri del gruppo Fs e tutti i dipendenti delle altre aziende che ormai lavorano nel settore ferroviario dopo la liberalizzazione (si tratta di 28 imprese italiane titolari di licenza ferroviaria). Il contratto nazionale si chiama contratto per le Attività ferroviarie. E' un accordo articolato secondo l'assetto tipico previsto dal Protocollo del 23 luglio 1993, con un primo livello nazionale e un secondo livello aziendale. Il contratto per le attività ferroviarie avrà una validità normativa di quattro anni e una decorrenza dal primo gennaio di quest'anno, anche se gli aumenti sono posticipati nel tempo (settembre 2003, luglio 2004, settembre 2004).

FIAT: SCIOPERO A MELFI

Tra il 70 e l'85% dei lavoratori ha aderito allo sciopero indetto dalla Fiom Cgil nelle 23 aziende dell'indotto dello stabilimento di Melfi (Potenza). L'astensione dal lavoro ha toccato anche il 90% ed è stata accompagnata da una manifestazione nell'area industriale di Melfi. La segreteria della Fiom del potentino ha detto che l'attività nelle aziende è stata interamente bloccata.

VIGILI DEL FUOCO IN LOTTA

Nel seconda settimana di maggio, le Rdb intendono promuovere una giornata di sciopero nazionale della categoria, per il rinnovo del contratto, contro la politica economica del governo. I lavoratori del corpo sono in attesa del contratto da circa 16 mesi, mentre il ministro degli interni, Pisanu, sta già avviando la militarizzazione dei vigili del fuoco.

BOLOGNA: CAUSA VINCENTE PER I LAVORATORI DELLE POSTE

I lavoratori che aderiscono ad una vertenza non possono venire sanzionati, ed anche per i dipendenti delle Poste vale l'orario di lavoro di 6 ore giornaliere. Lo ha stabilito dopo quasi tre anni il Giudice del Lavoro del Tribunale di Roma, accogliendo su 11 cause, le tesi di Slc Cisl a favore dei portalettere dell'Emilia-Romagna. La sentenza stabilisce che i portalettere non possono essere costretti all'abbinamento sistematico, i doppi turni, oggi all'ordine del giorno per la cronica carenza di personale, che non viene sostituito nemmeno per maternità, infortuni e ferie. La vicenda era iniziata nel 2000 in Maggio-Giugno quando a seguito di una vertenza proclamata da tutti i sindacati per protestare contro le croniche carenze del personale addetto al recapito, Poste Italiane punì alcune centinaia di portalettere della regione con sanzioni dai 3 ai 10 giorni di sospensione dal servizio e la privazione della retribuzione. Il Slp Cisl presentò immediatamente ricorso incontrando il netto rifiuto dell'Azienda, che finì con il citare i lavoratori di fronte al Tribunale di Roma anziché a Bologna e Piacenza dove si erano svolti i fatti contestati, obbligando il sindacato a accollarsi maggiori oneri. La sentenza di Roma ha punito l'arroganza del management delle Poste e Cisl auspica che questo serva di monito all'Azienda che in questi anni ha risanato il bilancio ed aumentato la produttività del 40%, calpestando però i diritti dei lavoratori e rifiutando un serio confronto sul rinnovo del contratto.

CELESTICA: SCIOPERO CONTRO I TAGLI

E' pienamente riuscito lo sciopero di 8 ore del gruppo Celestica indetto unitariamente da Fim, fiom e uilm. L'azienda vuole mettere fuori 150 lavoratori e chiudere lo stabilimento di Santa Palomba.

POLIGRAFICI: ACCORDO PER IL CONTRATTO

Nuovo contratto di lavoro per gli ottomila poligrafici dei quotidiani e delle agenzie di stampa. L’accordo è stato raggiunto dai sindacati di categoria Cgil, Cisl, Uil (Slc, Fistel e Uilcom) con la Federazione degli Editori ed avrà un costo complessivo, calcolato sulle retribuzioni, pari al 6% (94,82 euro): aumento dei minimi retributivi nazionali per il biennio 2003-2004 pari al 4,60%; il restante 1,40% destinato al riequilibrio finanziario del Fondo Casella, che è la previdenza integrativa della categoria. L'aumento salariale al sesto livello sarà di 72,30 euro suddiviso in tre trance: la prima (pari al 40%) sarà corrisposta al 1 maggio 2003, la seconda (pari al 30%) dal 1 gennaio 2004; la terza (restante 30%) dal 1.7.2004. Prevista inoltre una corresponsione, una tantum, di 60 euro eguale per tutti. L'aumento del 4,60% dei minimi retributivi - precisano i sindacati - non comprendendo alcun recupero differenziale sul biennio precedente, avendo realizzato la completa copertura dell'inflazione effettiva registrata, è "interamente da attribuire all'inflazione reale, attesa nel biennio 2003-2004". È stata anche costituita una commissione per acquisire elementi sui "service" che operano nel settore dei quotidiani e che forniscono servizi alle aziende del settore. Sulla classificazione del personale, oltre alla riscrittura del profilo professionale per il documentalista e il tecnico polifunzionale, si è rinviato ad un esame successivo l'attuale assetto professionale per ricercare soluzioni complessive più aderenti all'organizzazione del lavoro e all'evoluzione della professionalità. Il testo dell'accordo sarà ora sottoposto alle assemblee dei lavoratori.

LUNGOIRNO: LAVORATORI IN LOTTA

Gli operai della ditta appaltatrice della Lungoirno si mobilitano per portare alla pubblica attenzione il loro problema: il mancato pagamento da parte della Regione Campania del lavoro finora svolto. Anche il Comune di Salerno ha però la sua buona fetta di responsabilità nella vicenda. Quella di stamattina sarà una prima, pacifica, manifestazione ma, se le cose non cambieranno, il sindacato annuncia azioni ancora più incisive.


18 aprile 2003

CLINICA CASTELLI: 25 ESUBERI

Primi effetti della riduzione del budget di spesa regionale: la clinica Castelli licenzia 25 dipendenti. L'illusione che la struttura sanitaria privata si potesse espandere in una riorganizzazione virtuosa, in base alla nuova riforma del sistema, è svanita ieri mattina, con l'annuncio fatto dalla clinica Castelli di Bergamo di un esubero di 25 persone, che saranno licenziate a breve. I tagli effettuati dalla Castelli sono del 13,5 per cento per i ricoveri e del 16,5 per cento per le prestazioni ambulatoriali. I lavoratori del settore privato non godono di tutti quegli ammortizzatori sociali presenti per i contratti pubblici. Chi viene licenziato è solo inserito nelle liste di mobilità. Le altre cliniche hanno bloccato i contratti e le assunzioni, quindi è difficile che queste persone trovino un varco di reinserimento.

EX-ITIN: LAVORATORI IN LOTTA

Una notte di protesta a Catania. L'hanno trascorsa ieri davanti ai cancelli del Centro direzionale di Nettezza urbana di Pantano d'Arci una trentina di lavoratori ex-Itin che chiedono un intervento definitivo per la loro stabilizzazione occupazionale. Dalle 21 della sera fin quasi alle 10 del mattino hanno bloccato l'entrata e l'uscita dei mezzi della Nettezza urbana. I cassonetti ancora pieni che questa mattina hanno salutato i catanesi sono stati la conseguenza di un gesto che un esposto presentato alla Digos da Valerio Ferlito, direttore del settore Ecologia, ambiente e nettezza urbana del Comune, viene considerato come un'interruzione di pubblico servizio. La vicenda dei lavoratori ex-Itin va avanti ormai da alcuni anni. Ma se per qualcuno si è già chiusa positivamente con la stabilizzazione in alcuni degli enti che si erano impegnati all'assunzione degli ex lavoratori Itin, per i trenta che hanno inscenato il sit-in della scorsa notte la strada è ancora in salita.

ESA: ACCORDO PER 300 LAVORATORI

Una soluzione per i circa trecento lavoratori precari che operano a favore dell'Ente di sviluppo agricolo con contratti di 151 e 180 giorni. Il 5 maggio prossimo prenderanno servizio regolarmente. Dopo lo sciopero generale di mercoledì scorso a Palermo, le organizzazioni sindacali da una parte e Governo regionale (rappresentato dall'assessore all'Agricoltura Giuseppe Castiglione e dal presidente Salvatore Cuffaro) dall'altra, hanno raggiunto un accordo e cioè che la campagna di meccanizzazione agricola doveva cominciare immediatamente per consentire ai lavoratori il raggiungimento delle stesse giornate lavorative dell'anno precedente. Adesso i sindacati si attendono dall'Esa le giuste risposte per quanto riguarda l'incentivazione della sperimentazione e la ricerca.

ETR: NO AI CONTRATTI DI SOLIDARIETA'

Stato di agitazione e un pacchetto di scioperi le cui modalità verranno rese note nei prossimi giorni. È questa la risposta del sindacato al Gruppo Intesa che intenderebbe applicare un nuovo contratto di solidarietà ai dipendenti di Etr, la società che gestisce il servizio di riscossione tributi in Calabria e nella provincia di Salerno. Novecento lavoratori, in tutto, a cui già per due anni, tra il 2000 e il 2002, è stato applicato il contratto di solidarietà. Una soluzione, ha affermato il sindacato di categoria, che non ha prodotto i risultati sperati e che nonostante tutto i vertici di Gruppo Intesa intendono riproporre. I lavoratori di Etr sciopereranno subito dopo Pasqua. Lo stato di agitazione prevede il blocco dello straordinario e dell'utilizzo delle vetture personali per motivi di servizio. Ieri pomeriggio si è concluso il ciclo di assemblee. I coordinamenti di Etr hanno stilato un documento nel quale dopo avere espresso "piena solidarietà alle organizzazioni sindacali nazionali dopo il duro attacco mosso dall'amministratore delegato di gruppo Intesa, Palazzolo" ribadiscono con forza di "non essere disposti ad accettare ricatti e minacce rispetto al contratto di solidarietà". 


19 aprile 2003

SCIOPERO DEL SETTORE TURISMO

E' stata ampia la partecipazione dei lavoratori del turismo alla sciopero articolato indetto dalle tre federazioni di categoria, Filcams, Fisascat e Uiltucs. L'astensione dal lavoro riguardava due regioni, Emilia Romagna e Toscana, e il settore della ristorazione autostradale. In Toscana ha fatto lo sciopero l'80% dei dipendenti, con punte a Firenze del 90%; sulle autostrade si è registrata una percentuale tra il 70-80%. Mentre in Emilia e Romagna, i dati sono: 90-100% nella ristorazione collettiva, oltre il 70% nelle agenzie di viaggio e 50% negli alberghi. A Bologna si è tenuta una manifestazione davanti alla sede della Confcommercio. L'agitazione per il rinnovo del contratto proseguirà con altri scioperi articolati e interesserà altre regioni. I sindacati denunciano il comportamento dell'Autogrill che continua a praticare la sostituzione del personale in sciopero con personale reclutato nella sede centrale, in particolare giovani sotto stage e con contratti a tempo determinato.

ALFA DI ARESE: BLOCCATA L'AUTOSTRADA

Circa trecento dipendenti dell'Alfa di Arese hanno bloccato ieri improvvisamente l'autostrada dei Laghi, per protestare contro i ritardi con i quali viene applicato l'accordo concluso con la regione Lombardia (non sottoscritto dal Lingotto) sulla destinazione dell'area industriale e contro le risposte negative in merito al sostegno al reddito dei lavoratori in cassa integrazione speciale. Il blocco dell'autostrada ha riguardato entrambe le carreggiate; è iniziato poco prima delle dieci della mattina ed è stato mantenuto per circa due ore. L'assemblea dei lavoratori si è tenuto subito dopo la fine della celebrazione del 25 aprile, avvenuta in fabbrica con la più ampia partecipazione di quasi tutti i dipendenti. La commemorazione del 25 aprile era stata indetta per ricordare tutti gli operai dello stabilimento caduti nella lotta contro il regime fascista.


20 aprile 2003

ERC: PRESIDIO IN PROVINCIA

Gli operai della ERC di Pavia anno riempito l'aula del consiglio provinciale. Sono sette mesi che non prendono lo stipendio e hanno preteso una promessa che avesse forma scritta. Promessa che, dopo interventi e sollecitazioni in aula, si è trasformata in un ordine del giorno votato all'unanimità. I lavoratori della "Erc" erano arrivati davanti a Piazza Italia ancor prima delle 21, orario d'inizio del consiglio provinciale. Poi si sono riversati in aula, a spiegare la loro problematica posizione, che la Cub (Confederazione unitaria di base) aveva già riassunto in un volantino. "Le istituzioni comunali e provinciali hanno garantito con una fideiussione di 1800 euro l'anticipo del salario per i mesi da ottobre a dicembre del 2002 così da permettere alle famiglie di sopravvivere - hanno sottolineato - Al momento i tre mesi sono scoperti da retribuzione, la banca potrebbe volersi rivalere sui lavoratori, ciò sarebbe per loro impossibile in quanto da settembre sono scoperti da salario e ammortizzatori sociali e solo l'anticipo della banca ha permesso loro di sopravvivere". Questi soldi ovviamente sono da restituire, ma non sarebbe concepibile che la banca si rivalesse sulla cassa integrazione che sta per arrivare. Con il concordato preventivo saranno pagate le retribuzioni piene per i tre mesi scoperti, solo allora sarà possibile rientrare dal debito con la banca, e anche nell'eventualità della mancata omologa questa cifra è garantita dall'Inps.

GFC E JONICA SRL

Sia pur in extremis, sono arrivati gli stipendi arretrati di febbraio e marzo per i 25 lavoratori in sciopero dal 31 marzo nel cantiere per il raddoppio della Jonica. Solo alle 20.30 di venerdì, gli assegni sono stati consegnati alle maestranze di Gfc e Jonica srl. Ma non è sicura la ripresa dei lavori. Cgil Cisl e Uil hanno comunicato al Prefetto di Matera che martedì si terrà una assemblea. Sarà quello il luogo per decidere sulla ripresa, o meno, dell'attività lavorativa. Le maestranze, ad ogni modo, porranno precise condizioni miranti al rispetto da parte dei datori di lavoro degli impegni assunti e delle scadenze. I 20 giorni di sciopero, insomma, non si vuole che siano trascorsi invano. Se allo scadere della maturazione degli stipendi questi non saranno corrisposti, sarà automaticamente sciopero.

CIVITAVECCHIA: PORTUALI IN LOTTA

Un’escalation di iniziative che potrebbe culminare col blocco del porto. Sembra davvero finita la pace sociale nello scalo. Dopo lo strappo di giovedì in Comitato (l’autorizzazione a tre imprese per i servizi previsti dall’articolo 16 bis della riforma), i margini per un’intesa tra Authority e Compagnia sulla gestione del lavoro portuale, sono quasi esauriti. E infatti già ieri i dirigenti della cooperativa di piazza XXIV Maggio si sono riuniti per mettere a punto un piano di lotta. Come prima iniziativa è stato proclamato lo stato di agitazione, con relativo blocco di turni di straordinario e festivi. Il presidente dell’Authority Gianni Moscherini, agendo ai limiti della legge e in alcuni casi anche oltre, sta consegnando il porto al mercato, senza regole e ignorando i diritti di lavoratori e imprese che vi operano da decenni con ottimi risultati. Di questo passo si avrà un grande scalo e maestranze con stipendi da terzo mondo.

BOLZANO: ESUBERI NELL'AREA INDUSTRIALE

Le prospettive che attendono le ultime quattro "storiche" aziende metalmeccaniche che ancora operano lungo via Volta a Bolzano sono alquanto incerte e costituiscono fonte di viva preoccupazione per i rappresentanti sindacali di una pattuglia ridotta ormai a circa 1500 occupati che ancor oggi sono presenti in Acciaierie, Iveco, Speedline e Alcoa. I tempi in cui gli occupati erano quasi diecimila, e in cui oltre alle Acciaierie, all'Iveco (allora Lancia), all'ex Alumix (sulle cui ceneri si sono sviluppate Alcoa e Speedline), Montecatini, Magnesio, Ceda, Feltrinelli, Delaiti, Viberti appartengono ormai al passato.
SPEEDLINE: La Mazzucconi pare intenzionata a rilanciare la fabbrica e ha dichiarato di voler produrre un milione di ruote auto e 150 mila per camion. Alla Speedline il problema del recepimento di manodopera è considerevole. E' stato stabilito partendo dagli attuali 270 occupati, che anziché di 85 il numero degli "esuberi" individuati inizialmente, sarà 47.
IVECO: Il "gioiello di famiglia" del gruppo Fiat, lo stabilimento bolzanino Iveco Dvd (che conta attualmente 500 occupati) è quello che, in base alle commesse attuali, vive il momento migliore. Il portafoglio ordini coprirebbe infatti quasi tutta la produzione dello stabilimento fino a fine 2005 garantendo così la piena occupazione per i suoi dipendenti. L'unica preoccupazione viene da possibili iniziative di contestazione nei confronti della produzione bolzanina di mezzi da difesa da parte di no global e pacifisti.
ALCOA: Lo stabilimento che appartiene al colosso americano dell'alluminio impiega attualmente circa 150 dipendenti. Dopo la chiusura dei forni all'interno della fabbrica bolzanina, così come nelle altre del gruppo, esiste un grave problema di rapporti sindacali. L'azienda, in occasione della definizione del premio di risultato, intende infatti eliminare il potere negoziale del coordinamento sindacale.

TRASPORTI: I COBAS PROTESTANO CONTRO LA COMMISSIONE DI GARANZIA

Scioperare il primo maggio si può definire un autentico controsenso. E infatti non è mai successo, almeno nel settore dei trasporti. Si può quindi immaginare la sorpresa dei sindacalisti confederali quando hanno scoperto, e alcuni di loro ne sono venuti a conoscenza casualmente, consultando il sito internet del ministero delle Infrastrutture, che i loro colleghi dei Cobas avevano proclamato un’agitazione proprio per il giorno della Festa del lavoro. Le loro sigle: Cnl, Rdb e Slai-Cobas. Gli aderenti a questi sindacati sono in tutto 3.400 su circa 120 mila addetti al trasporto pubblico locale. Ma sono arrabbiatissimi con la Commissione di garanzia per gli scioperi nei servizi pubblici essenziali. E’ infatti già la seconda volta che protestano contro una delibera dell’authority presieduta da Antonio Martone che ha stretto ancora le maglie del diritto di astensione dal lavoro nei settori "sensibili" come, appunto, i trasporti pubblici. La loro tesi è che quella decisione, imponendo comunque di garantire un livello minimo di servizio durante le agitazioni, comprime un diritto garantito dalla Costituzione. E siccome le loro proteste hanno avuto finora scarsa risonanza, anche perché i sindacati confederali si sono ben guardati dall’affiancarli, ecco che hanno scelto la strada dell’azione eclatante. Come appunto scioperare il primo maggio. Il primo maggio non è nemmeno una di quelle date comprese nell’elenco dei giorni nei quali i servizi di trasporto pubblico vanno comunque garantiti per legge. La Commissione di garanzia ci ha trovato comunque qualcosa da ridire. E ha eccepito che la proclamazione di questa agitazione è avvenuta senza rispettare il cosiddetto "intervallo oggettivo" dall’ultimo sciopero. La stessa eccezione sollevata per gli scioperi del 5 maggio del personale aeroportuale, degli assistenti di volo dell’Alitalia e degli uomini radar Enav. In teoria, quindi, quell’agitazione del trasporto pubblico locale del primo maggio non si potrebbe nemmeno svolgere.