lunedi 08 settembre 2003 - snaterinforma  

NOTIZIARIO a cura del Centro di Documentazione e Lotta
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02/09-04/09/2003


02 settembre 2003

PIRELLI IN TURCHIA

Sono arrivati in settecento davanti al consolato italiano di Istanbul. I lavoratori della Ekolas (società che fornisce lavoratori in affitto alla Pirelli turca) hanno manifestato accompagnati dalle famiglie e dai sindacati per protestare contro il loro improvviso licenziamento. Duecento persone, che svolgevano di tutto alla Pirelli Lastikler, dalle pulizie al lavoro in linea, dall'import export al lavoro di magazzino, hanno trovato i cancelli della fabbrica di Ismit (Istanbul) sbarrati dopo aver deciso di iscriversi al sindacato per cercare di vedere riconosciuti almeno i loro diritti fondamentali. Ma Ekolas ha licenziato tutti, senza nemmeno un minuto di preavviso. Anzi, senza nemmeno informare i duecento dipendenti che erano stati licenziati. A farlo infatti
è stato il personale Pirelli dello stabilimento. Ai dipendenti è stato chiesto di riconsegnare il tesserino magnetico (Pirelli). I primi ad essere colpiti sono stati i dipendenti del turno di notte quindi quelli del turno pomeridiano, il 24 luglio scorso. I lavoratori hanno immediatamente organizzato una manifestazione davanti allo stabilimento. Ma i vertici dell'azienda non li hanno fatti rientrare in fabbrica e non li hanno nemmeno voluti incontrare.
Allora i lavoratori hanno deciso di accamparsi davanti allo stabilimento. L'azienda ha cercato di respingere gli uomini utilizzando contro di loro l'acqua di scarico usata nella fabbrica. Ma gli operai sono rimasti davanti ai cancelli. Le donne delle "case del popolo" assicurano che gli uomini abbiano cibo e acqua durante l'occupazione. Le case del popolo sono nate spontaneamente dopo il devastante terremoto che ha colpito la Turchia nel 1999. Gruppi di donne dei quartieri più colpiti dal
sisma si sono organizzate in cooperative e hanno cominciato a portare cibo e acqua agli sfollati. Una pratica che è rimasta in vita e che oggi funziona come gesto di solidarietà con i lavoratori in sciopero e i poveri. Il rigido piano economico del governo
(privatizzazioni e tagli alle spese sociali) continua a far crescere la povertà e la disoccupazione. Per questo le settecento persone che la settimana scorsa si sono ritrovate davanti al consolato italiano (e a 1.400 poliziotti) hanno chiesto lavoro e pane, oltre che giustizia e diritti. La Ekolas è una sorta di agenzia di lavoro interinale: chiunque può mettere in piedi una società e offrire manodopera a chi la richiede, soprattutto le multinazionali.
Gli operai che lavoravano alla Pirelli Lastikler avevano la tuta Pirelli e venivano pagati 150 euro al mese. Quando sorgono problemi (con i lavoratori) o quando il contratto con la multinazionale scade, la compagnia fallisce e chiude. Ai lavoratori non deve pagare nulla, perchè non hanno alcun diritto. Quindi la compagnia fantasma riapre ex novo e ricomincia. Dice Kamil Kartal, rappresentante di Disk (sindacato dei lavoratori rivoluzionari): "adesso più che mai abbiamo bisogno della solidarietà internazionale.
Dobbiamo riuscire a globalizzare la solidarietà e il conflitto. Solo uniti riusciremo a combattere lo sfruttamento. Perché - conclude - quando la Fiat licenzia a Torino è perché sta succhiando il sangue ai lavoratori della Turchia".

MORTE SUL PALCO DEL PAPA

A piazza San Pietro alcuni operai allestiscono il palco per l'udienza generale di mercoledì. Costantino Marchionni, 52 anni e Salvatore Campolattaro, neanche quarantenne, sono sopra un trabbatello (un'impalcatura mobile). Stanno montando la base del palco, poi fisseranno la copertura a baldacchino. Non è difficile, l'han già fatto cento altre volte.
D'improvviso però succede qualcosa. L'impalcatura oscilla, forse gira o addirittura si rovescia a terra. Di sicuro i due perdono l'equilibrio e cadono nel vuoto. Alcuni metri, poi l'impatto a terra: giusto sul sagrato della piazza. Salvatore si rompe le gambe: ne avrà per due mesi. A Costantino va molto peggio, lui muore. Qualcuno porta sul posto segatura e altre transenne.
Da inizio anno, solo a Roma, ci sono già state sette morti sul lavoro nell'edilizia. Ma quella di Costantino non incrementerà questa triste contabilità.
Perché per le statistiche lui non è morto a Roma e neanche in Italia. Ma in piazza San Pietro, stato del Vaticano. E allora tutto sembra più difficile: ricostruire i fatti, ottenere informazioni, parlare con qualcuno che ha visto. Alessio D'Amato è presidente della commissione regionale per la sicurezza sul lavoro. Lui c'è stato sul posto: a malapena l'han lasciato entrare. Ha provato a porre domande, ma l'impressione è stata di una grande, concorde omertà.
Secondo la ricostruzione ufficiale entrambi gli operai portavano le cinture di sicurezza obbligatorie.
Qualcuno ha anche detto che proprio per questo Costantino è morto: la cintura si sarebbe impigliata in un braccio meccanico, trascinandolo a terra. Ma per D'Amato "è improbabile" che gli operai avessero le cinture. "Ho parlato con gli infermieri che hanno soccorso l'operaio ferito. Non ricordavano le cinture, che certo non passano inosservate". Salvatore Campolattaro è stato poi ricoverato al Santo Spirito, l'ospedale della santa sede. Qui è stato raggiunto dalla moglie, dal fratello e da alcuni amici e colleghi. Ma nessuno di loro vuole parlare.

BASE USAF DI AVIANO: SCIOPERO DEI CIVILI

Le cinque settimane trascorse dalla prima iniziativa di protesta, lo scorso 25 luglio, non sono servite per rimettere le parti in causa a un tavolo di trattativa.
E così i sindacati dei lavoratori italiani delle basi statunitensi (ad Aviano sono quasi settecento sui complessivi tremila nell'intero territorio nazionale) intendono proseguire con lo sciopero di otto ore e - nel caso in cui non ci siano segnali di apertura da
parte del vertice militare delle forze Usa in Italia - altre iniziative e manifestazioni pubbliche.
Oggi i dipendenti dell'aerobase pedemontana incroceranno le braccia per l'intera giornata.
Un'astensione dal lavoro proclamata per la seconda volta in poco più di un mese. Come non accadeva da almeno due decenni. Dopo il primo sciopero, i rappresentanti sindacali pensavano di poter trovare uno spazio per riaprire un negoziato che potesse portare a qualche risultato. "Ma questo - ribadiscono i sindacati - non è avvenuto. Anzi, abbiamo notato una
maggiore chiusura e una minore disponibilità a riaprire il dialogo. Perciò vogliamo dire basta alla misera considerazione che viene riservata agli addetti civili e alla loro rappresentanza sindacale. Pertanto viene confermato lo sciopero che era già stato
programmato e che i comandi delle forze armate Usa non hanno voluto evitare".
Inoltre, tra i dipendenti cresce la preoccupazione rispetto alla possibile ristrutturazione della base avianese con particolare riferimento a un drastico ridimensionamento - ribadito in più occasioni dai comandi militari Usa in Europa e confermato anche al Pentagono - della presenza dell'AirForce nel Vecchio continente.

FORMENTI SELECO: PIANO ESUBERI

Continua il piano di ridimensionamento della Formenti Seleco. La società di Vallenoncello ha ripreso l'attività dopo tre settimane di "stop" produttivo. La ripresa è piuttosto lenta. Oltre trenta dipendenti saranno messi in mobilità e lasceranno l'azienda in condizioni molti simili a quelle di un prepensionamento. Un primo gruppo di lavoratori ha lasciato l'azienda verso la fine dello scorso giugno.
Un secondo gruppo ha terminato l'attività alla fine del mese di luglio. Finora il piano ha riguardato soltanto operai, non è escluso che - sempre su base volontaria - anche qualche impiegato decida di lasciare l'occupazione. Solitamente l'ultimo
quadrimestre dell'anno rappresenta il periodo in cui le commesse aumentano: quest'anno la ripresa punta su un nuovo prodotto con il marchio Seleco.

LAZZARONI: RIENTRATA LA MOBILITA'

Lieto fine per la vicenda che ha tenuto con il fiato sospeso i 64 lavoratori dello storico biscottificio Lazzaroni di Saronno: alla sede milanese del ministero del Lavoro è stato firmato l’accordo per la revoca della proceduta di mobilità. I sindacati e la
direzione aziendale hanno quindi stabilito la possibilità di ricorrere alla cassa integrazione straordinaria per un anno. Opzione di cui l'azienda potrebbe avvalersi nel caso in cui vi siano dei momentanei cali negli ordinativi e quindi la necessità di fermare o utilizzare gli impianti in questione a ranghi ridotti. La prospettiva è quella di una ristrutturazione aziendale e molto probabilmente all'orizzonte dovrebbe esserci la costituzione di una nuova società che raccoglierà l'eredità della Lazzaroni. Per i lavoratori in esubero, si profila la possibilità di un inserimento in altre aziende alimentari; per altri dipendenti ci sarà l’accompagnamento alla pensione.

"FERRIERE" E "BAVELLONI": CIG PER 400 DIPENDENTI

Riapertura delle fabbriche all’insegna della cassa integrazione per altre due aziende del metalmeccanico comasco. Dopo i 33 esuberi annunciati dalla Metso Paper di Maslianico, anche alle ex Ferriere di Dongo e alla Bavelloni di Bregnano hanno presentato domanda per l’integrazione salariale. La prima per 13 settimane con circa una sessantina di dipendenti coinvolti, su un totale di 260 unità nel settore alluminio. La seconda applicherà una cig parziale: per 2 giorni lo stabilimento sarà chiuso lasciando a casa 360 dipendenti. I sindacati di categoria rimangono in allerta. Oggi Fiom, Fim e Uilm terranno le assemblee
davanti agli oltre 260 lavoratori dell’alluminio. Per il terzo anno consecutivo il metalmeccanico comasco riapre dopo le vacanze con richieste di cassa integrazione e con una situazione generale peggiore.
Fiom, Fim e Uilm hanno insistito per una rotazione del personale per ridistribuire e limitare le ricadute.
Durante l’incontro è stata chiesta la disponibilità dell’azienda per un’integrazione economica ai dipendenti coinvolti. Ipotesi che i vertici del Gruppo Castiglioni si sono rifiutati di considerare.
Un’apertura si è avuta invece sulla rotazione dell’organico. In questo modo ciascun lavoratore non supererà le 4 settimane di cassa.


03 settembre 2003

LA MADDALENA: SCIOPERO CONTRO LE BASI USA

Arriva lo sciopero di protesta contro l’atteggiamento degli americani che sembrano ignorare gli impegni presi dal loro governo con lo Stato italiano.
"L’ottanta per cento degli impieghi civili, occupati da personale di nazionalità americana, deve essere considerato al di fuori delle regole sindacali vigenti e sottoscritte dallo stesso governo degli Stati Uniti". Sembra un paradosso ma è così. I sindacati
nazionali lamentano che gli accordi, siglati nel giugno dello scorso anno a Gaeta con il governo americano sui limiti di impiego di civili italiani, viene regolarmente disatteso, cosicché ieri mattina a La Maddalena come nel resto del Paese i dipendenti
civili italiani hanno incrociato le braccia per protesta.
Una protesta riuscita, visto che a disertare il lavoro è stato quasi il novantacinque per cento dei circa duecento dipendenti. Dopo essersi radunati davanti alla sede della Naval Support Activity di via Principe Amedeo, la folla dei dipendenti civili, si è
incamminata verso il municipio dove ha ottenuto un incontro con l’assessore alle problematiche militari Giacomo Grondona. Il quale dimostra di comprendere la situazione e ascolta quanto dicono i manifestanti.
Si tratta di un problema molto sentito, di carattere nazionale, che investe tutti i dipendenti. E consiste semplicemente nel fatto che il governo Usa trova più conveniente assumere con modi diversi personale americano, magari prelevato fra i parenti prossimi dei militari di stanza in Italia, anziché ricorrere a personale italiano come previsto negli accordi di Gaeta. Su questo gioca molto il fattore fiducia, che per i propri connazionali è fortissima ma lo è molto meno per gli italiani.
Per La Maddalena, sostengono i rappresentanti sindacali, l’occupazione di posti da parte di personale - da considerarsi ufficialmente extracomunitario - è almeno pari all’80 per cento di quelli disponibili nella base.


04 settembre 2003

LAVORATORI ECOPAN PROTESTANO ALLA CENTRALE ENEL DI ROSSANO

Cancelli bloccati ieri mattina alla centrale termoelettrica di Rossano per la protesta degli operai della ditta Ecopan di Taurianova, che ritengono illegittimo il provvedimento di quest'ultima di trasferire due unità impegnate nel giardinaggio a
Civitavecchia, nel Lazio. La situazione si è normalizzata solo verso le 11 quando la sostituzione dei lavoratori turnisti Enel, che hanno mandato avanti il funzionamento della centrale oltre il loro orario stabilito, si è resa impellente (si rischiava di
fermare la produzione degli impianti in questo particolare momento di domanda di energia elettrica) e quando il Prefetto di Cosenza ha fatto sapere al responsabile del sindacato Fim-Cisl, Bruno Graziano, di un proprio intervento presso l'azienda appaltatrice dei lavori di giardinaggio. Il blocco dei cancelli da parte dei dipendenti della Ecopan è scattato ieri mattina all'alba e questo dalle ore 8, orario di ingresso dei dipendenti Enel e di cambio del turno degli addetti all'esercizio dell'impianto, non ha consentito l'accesso alla centrale. Per circa tre ore, quindi, hanno funzionato gli impianti solo con il personale presente nel turno di notte, mentre si sono fermate tutte le attività collaterali come i lavoratori impegnati nei lavori di pulizia e nella cucina della mensa dei lavoratori.

EX IDEAL STANDARD

Occupazione dello stabilimento dell’Ex Ideal Standard da parte degli operatori attualmente assunti dalla Sea Park, la società che dovrebbe costruire il Parco Marino di Salerno. I lavoratori, ancora in attesa di conoscere il proprio futuro, dopo 4 anni di inutili balletti vantano ancora diversi stipendi arretrati. In questi giorni i rappresentanti della dirigenza della società Sea Park, avrebbero dovuto incontrare gli operai per chiarire l’iter che porterà alla realizzazione del Parco Acquatico nella Zona
Industriale di Salerno. Incontri che non hanno mai avuto luogo e che hanno portato le maestranze all’ennesima occupazione.

POLONIA: TAGLI NELLE MINIERE

La ristrutturazione dell'industria mineraria in Polonia comporterà la soppressione di 28 mila posti di lavoro tra il 2003 e il 2006, ha annunciato Jacek Piechota, viceministro dell'economia e del lavoro polacco. "Nessun minatore resterà senza aiuto", ha affermato, precisando che 14mila minatori saranno messi in prepensionamento e 8.500 riceveranno un aiuto finanziario per riciclarsi professionalmente. Il governo ha adottato un nuovo programma di ristrutturazione dell'industria mineraria del paese
prevedendo, tra l'altro, la chiusura di quattro miniere nel sud. La ristrutturazione dell'industria del carbone, fortemente deficitaria, è essenziale nella prospettiva dell'adesione della Polonia all'Ue nel maggio 2004.

CONTRATTO FS: NO DELL'OR.S.A.

Il nuovo contratto delle Ferrovie è peggiorativo e non deve essere applicato ai ferrovieri aderenti ai sindacati che non lo hanno sottoscritto. E' quanto ha chiesto l'Orsa-Ferrovie in una lettera indirizzata a Fs holding, RFI, Trenitalia, Metropolis, Italferr.
"L'assetto contrattuale da voi definito il 16 aprile scorso con Filt, Fit, Uilt, Ugl, Sma, non ha trovato l'assenso e dunque non è stato sottoscritto dall'Orsa-ferrovie, perché peggiorativo rispetto all'attuale" afferma il sindacato. Pertanto, il contratto collettivo delle attività ferroviarie e il contratto aziendale di confluenza "non possono ritenersi efficaci e vincolanti nei confronti degli aderenti ai sindacati non stipulanti". L'Orsa preannuncia un'azione individuale dei lavoratori volta a richiedere la non applicazione dei nuovi contratti nei propri confronti.