martedi 11 marzo 2003 - snaterinforma  

NOTIZIARIO a cura del Centro di Documentazione e Lotta
E-mail: cen_doc_lotta@yahoo.it

Fax 06233213975
07-10/03/2003


07 marzo 2003

VERTENZA IPM

Dopo mesi di trattative ancora non trova un esito positivo la vicenda dei 77 lavoratori sbattuti in mezzo alla strada dal gruppo Ipm, dopo la liquidazione della Meltem l'azienda napoletana specializzata in tlc. Ieri i lavoratori che chiedono la cassa integrazione straordinaria e il reintegro per il 25% del personale hanno organizzato una manifestazione di protesta davanti la prefettura per chiedere un incontro al ministero delle attività produttive.

BAMBINI CINESI... IN ITALIA

Sono scesi a giocare per strada i bambini cinesi che lavorano al nero nei laboratori di pelletteria nel quartiere di Osmannoro, tra Firenze e Sesto Fiorentino. Sono stati i ludobus della carovana antimafia di "Libera" a toglierli per un pomeriggio dallo sfruttamento al quale sono quotidianamente sottoposti. L'iniziativa è stata preceduta da una visita in incognito agli stessi laboratori. I presenti hanno potuto vedere i minorenni cinesi con i grembiuli a lavorare con fatica ed in carenti condizioni igieniche ed in disprezzo della legge 626 sulla sicurezza sul luogo di lavoro». 


08 marzo 2003

DISOCCUPAZIONE NEGLI USA

Crolla a febbraio l'occupazione negli Stati uniti ed il tasso disoccupazione sale al 5,8% rispetto al 5,7% di gennaio. I posti di lavoro persi nel settore manifatturiero sono stati 308 mila, la fetta più considerevole di senza lavoro dopo il record che fu registrato a novembre del 2001, quando in un solo mese furono distrutti 327mila posti di lavoro. Il Report pubblicato, ieri, dal Dipartimento al lavoro conferma il trend negativo dell'economia Usa e lancia un allarme sull'andamento del mercato del lavoro, che ha registrato per il ventesimo mese consecutivo un dato peggiorativo. Circa 1,9 milioni di persone sono rimaste disoccupate per un periodo superiore a ventisette settimane mentre un altro 1,6 milioni di americani, invece, hanno lavorato solo in settori marginali dell'industria. Nel clima di vigilia del conflitto contro l'Iraq va anche segnalato che, a febbraio, sono stati richiamati 90 mila riservisti e il Dipartimento al lavoro li ha dovuti conteggiare come posti vacanti. Queste brutte notizie sul mercato del lavoro potrebbero indurre la Casa Bianca ad esercitare sempre più pressioni sul Congresso affinchè quest'ultimo approvi in tempi rapidi, magari con il consenso del partito democratico, il pacchetto di tagli fiscali da 1.300 miliardi di dollari.

INAIL: I DATI SUGLI INFORTUNI

I dati diffusi ieri dall'Inail confermano una piccola inversione di tendenza. L'anno scorso gli infortuni sul lavoro sono diminuiti del 4,7% rispetto al 2001. In calo del 3,4% anche quelli mortali. Le cifre sono ancor più significative se messe in relazione con l'andamento dell'occupazione (che nel 2002 è cresciuta dell'1,5%). L'indice d'incidenza (calcolato su 1000 occupati) è calato del 4,1 (nel 2001 era sceso dell'1,5, nel 2000 dell'1,3). Due terzi dei 972 mila infortuni si è verificato al Nord Italia. Nel Centro Italia gli infortuni sono stati 188 mila, 127 mila al Sud e 50 mila nelle isole. La diminuzione degli infortuni è stata più sensibile nell'agricoltura che nell'industria e nei servizi, ha riguardato più gli uomini che le donne. I tassi di frequenza infortunistica più elevati si registrano in Umbria, Emilia Romagna, Marche, Friuli, Basilicata e Veneto. Per quelli mortali, però, in testa alla lista nera ci sono le regioni del Sud Italia e le isole, con un indice di frequenza mediamente più alto. Ma i dati relativamente positivi del 2002 non debbono far abbassare la guardia: in Lombardia, per esempio, il 2003 è iniziato molto male. 11 morti sul lavoro in provincia di Brescia, qualcuno di più in provincia di Milano. Il governo sta preparando la controriforma della 626 ed è possibile che le imprese evadano, come quando c'è aria di un qualche condono.

GRAN BRETAGNA: VIGILI DEL FUOCO IN LOTTA

Il segretario della Fire Brigades Union (FBU) ha chiesto ai suoi iscritti di respingere l'ultima offerta presentata ieri dal datore di lavoro (gli enti locali) per risolvere la durissima vertenza contrattuale. L'offerta degli enti locali di un aumento salariale pari al 16% in tre anni non è sufficiente. Anche perchè è comunque un'offerta condizionata a quella che i datori di lavoro (e il governo) si ostinano a chiamare "modernizzazione del servizio dei vigili del fuoco" (riduzione dei posti di lavoro).

SALARI NEL MONDO

RUSSIA.
Centinaia di migliaia di dipendenti pubblici russi hanno manifestato per tre giorni in tutto il paese contro una riforma federalista che diminuirebbe redditi e pensioni già ridotti all'osso. Da mercoledì scorso, i cosiddetti byudzhetniki (insegnanti, medici e lavoratori di vari enti pubblici federali) hanno portato la loro protesta dalla penisola orientale della Kamchatcka, alla repubblica del Bashkortostan, a Mosca. Proprio nella capitale, alle organizzazioni sindacali l'amministrazione comunale ha rifiutato il permesso di organizzare una manifestazione di 20 mila persone. Gli attivisti hanno arginato il divieto dividendosi in piccoli gruppi e andando a raccogliere nelle fermate della metropolitana le firme necessarie a contrastare la nuova legge. Da novembre, infatti, potrebbero essere cancellate alcune garanzie salariali, ancora fissate dallo stato centrale, e trasferite alle singole regioni sia l'erogazione degli stipendi nel pubblico impiego, sia la facoltà di stabilirne i minimi.

GHANA.
I sindacati ghaneani sono in rivolta contro il ministro delle Finanze che ha fissato i nuovi minimi retributivi prima ancora che fossero concluse le trattative con le parti sociali. Migliaia di lavoratori si sono riversati sulla capitale Accra per contestare la decisione del governo di stabilire la quota minima a novemila cedis al giorno (circa un dollaro), respinta fin dal primo momento dal sindacato. Secondo il ministro delle Finanze il governo ha già concesso il 26% di aumento rispetto all'anno scorso - contro il 68 chiesto dai sindacati - quanto basta per contenere il rincaro generale dei prezzi (l'inflazione è al 33%).

HONG KONG.
Con la scusa della crisi economica, l'amministrazione della regione a statuto speciale di Hong Kong ha deciso, dieci giorni fa, che alcuni minimi salariali dovranno essere ridotti drasticamente. Le prime a essere colpite, già da aprile, saranno le badanti straniere, per lo più filippine, con un taglio di 51 dollari mensili, circa l'undici per cento della paga base attuale di 470 dollari. Seguiranno diminuzioni, non meglio precisate, ai salari degli statali e a varie forme di sussidi, dalla disoccupazione alle pensioni.

SINGAPORE
La preoccupazione di contenere la disoccupazione, in crescita dal 2001, ha spinto i sindacati di Singapore ad accettare il blocco degli aumenti per i prossimi due anni. All'inizio del mese, infatti, il governo ha presentato la nuova legge finanziaria che non prevede sostanziali miglioramenti delle condizioni contrattuali, sia nel settore privato, sia nel pubblico impiego. Facilitati dalla rassegnazione delle organizzazioni del lavoro e forti del sostegno dell'invincibile Partito d'azione popolare, al governo della città-stato da 40 anni, gli imprenditori non possono che esprimere soddisfazione.

CANTIERI TAV

Brusco stop al cantiere della Tav a Somaglia che ieri è stato fermato da un presidio dei lavoratori, impegnati fino ai giorni scorsi nello scavo della galleria per l'alta velocità, e licenziati dalla ditta subappaltatrice delle opere. Da lunedì in dieci non dovranno ripresentarsi al cantiere, che ora rischia anche un fermo non si sa ancora quanto lungo. Gli operai impegnati al cantiere Tav di Somaglia che hanno ricevuto la lettera di licenziamento sono stati assunti dalla Fabiani Spa di Bergamo che ha preso l'appalto per la realizzazione dei lavori dalla Asg. L'azienda ha rescisso il contratto con la ditta bergamasca per contrasti sui tempi di realizzazione dell'opera, ma i sindacati sostengono che in tutta questa vicenda siano stati trascurati completamente i diritti dei lavoratori. La trattativa è stata anche puntata in un'altra direzione, cercando di far riassorbire in qualche modo questi lavoratori in altri settori, in altri cantieri. Ma per la gran parte di loro non ci sono stati, al momento, spiragli per un ritorno immediato al lavoro. 


09 marzo 2003

DENSO DI SAN SALVO

Definita dopo mesi di incontri una ipotesi di accordo fra la Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm-Uil e la Denso Manufacturing di San Salvo. Una intesa che dovrà ora essere ratificata attraverso un voto segreto dai 1800 lavoratori della fabbrica di San Salvo. Prendono le distanze la Fismic, che ha abbandonato il tavolo delle trattative, e l'Ugl, che ha criticato l'ipotesi di mobilità per un centinaio di lavoratori. Secondo i firmatari, "l'ipotesi di accordo da un lato si pone come obiettivo il superamento della crisi della Denso, dall'altro pone le basi per il superamento del difficile momento con la contrazione delle perdite e la ricostituzione del capitale sociale per un ammontare di 103 milioni di euro". La Denso a fine anno aveva parlato di una necessaria riduzione dell'organico per superare le difficoltà finanziarie. Fim, Fiom, Uilm ed Rsu hanno concordato "l'utilizzo di una serie di strumenti per gestire la problematica senza licenziamenti traumatici. L'azienda farà ricorso a cassa integrazione, dimissioni incentivate, contratti di solidarietà e mobilità volontaria". Ed è su questo punto che le altre sigle non sono d'accordo. "La verità è che verranno licenziati 100 lavoratori», dice l'Ugl. Ugl e Fismic hanno indetto per domani e per martedì assemblee per spiegare ai lavoratori il motivo del dissenso.

PASTIFICIO LECCE E CENTRALE DEL LATTE

Al Pastificio Lecce è stata approvata la cassa integrazione guadagni straordinaria per i trenta dipendenti dello stabilimento di Vadue. La conclusione positiva dell'iter riguardante il decreto di concessione della Cassa integrazione guadagni straordinaria non pone fine però al calvario dei lavoratori del Pastificio. Infatti, il rischio è che questa sia l'unica notizia positiva, mentre fosche nubi si addensano all'orizzonte. La vertenza del Pastificio Lecce è uno dei simboli dei mali strutturali che affliggono l'economia calabrese. Domani pomeriggio intanto nel saloncino dell'Assindustria riprende il confronto tra le parti sociali sulle procedure di mobilità di 22 dei 67 dipendenti della Centrale del Latte. Il sindacato sta cercando di risolvere anche questa vertenza scongiurando il rischio di situazioni traumatiche per i lavoratori. L'azienda però non intende fare marcia indietro sui tagli al personale resi necessari, a detta dell'Assolac, dalla presenza di moderne attrezzature nel nuovo stabilimento di Firmo che sostituiranno la mano dell'uomo.

ADDETTI PULIZIE IN SCIOPERO A GINOSA

I lavoratori della cooperativa "La Mammillaria" addetti alla pulizia delle scuole statali di Ginosa, attueranno una giornata di sciopero per il domani, lunedì. La decisione della proclamazione dello sciopero generale, è stata assunta dopo un'assemblea tenutasi presso la Camera del Lavoro Cgil di Ginosa. Le motivazioni che hanno indotto i lavoratori allo sciopero sono da ricercarsi nella mancata corresponsione delle retribuzioni maturate a partire dal mese di settembre 2002. I dipendenti dell'impresa di pulizia, durante la giornata di sciopero presiederanno le scuole. Le difficoltà ecomoniche che investono la cooperativa risalgono a qualche anno addietro in cui gli stessi lavoratori furono costretti allo sciopero per gli stessi motivi. E ad oggi la loro posizione economica non risulta ancora definita.

MATEC

Dopo l'incontro avvenuto in Provincia lo scorso 6 marzo, le prospettive appaiono più serie, di quelle che erano state ipotizzate circa 10 giorni fa. L'incontro è avvenuto alla presenza dei sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil, Rsu Matec, i rappresentanti del Comune, della Provincia e della Regione con la direzione aziendale di Matec. Si sono valutate le condizioni generali dell'azienda che hanno portato ad una Cassa integrazione ordinaria per circa 250 lavoratori di una durata attorno alle tre, quattro settimane. Quello che le organizzazioni sindacali ed i lavoratori temono, è un ulteriore impoverimento dell'attività produttiva.

MERLONI

La Merloni è in presenza di una seria crisi che ha portato ad una forte riduzione delle produzioni e alla messa in cassa integrazione per tre settimane a turno di tutti i lavoratori. La Merloni viene considerata la maggiore risorsa locale per l'occupazione: un' eventuale chiusura costituirebbe un disastro per l'economia che non ha altre alternative.

BRADI DI LEVATE

Ancora nessuna certezza sul futuro della Bradi di Levate, mentre si è appena conclusa un'altra settimana di cassa integrazione straordinaria e un'altra mezza dozzina di lavoratori ha nel frattempo dato le dimissioni dall'azienda. L'organico della società produttrice di dischi per freni, in concordato preventivo da metà gennaio, è sceso così a 302 dipendenti. Il 27 febbraio, quando è stato chiesto il ricorso alla cassa integrazione straordinari per un numero massimo prudenziale di 300 lavoratori, i dipendenti della Bradi erano 309, mentre sfioravano quota 400 in autunno, prima che scoppiasse la crisi.


10 marzo 2003

STOPPANI

Giornata campale, quella di oggi, per il caso Stoppani. Si comincia questa mattina, nello stabilimento di Cogoleto, con l'assemblea dei 74 dipendenti, sulla cui testa pendono le annunciate lettere di licenziamento (38 a casa tra oggi e domani). Non è esclusa una manifestazione pubblica, nelle vie cittadine. Nel pomeriggio, la discussione si sposterà a Genova, in via Fieschi. Sono previsti due incontri, uno alle 16 tra Regione, Provincia di Genova e Comuni di Arenzano e Cogoleto, l´altro a seguire tra enti e sindacati. L'obbiettivo è la messa in sicurezza della fabbrica, bonifica delle aree e mantenimento dei livelli occupazionali.