| giovedi 12 giugno 2003 - snaterinforma |
NOTIZIARIO a cura del Centro di Documentazione e
Lotta
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01/06-10/06/2003
Da F. F., lavoratore interinale di Frosinone: "Il protagonista di tutto quello che si leggerà è un uomo-oggetto, quasi come il protagonista della serie cinematografica Fantozzi. Il lavoratore dell’agenzia interinale deve essere in qualsiasi momento disponibile a soddisfare anche una repentina richiesta lavorativa di un’azienda, la quale ne fa richiesta, chiaramente, all’agenzia alla quale l’uomo oggetto è iscritto; il lavoratore in questione deve essere consapevole del fatto che dopo che avrà lavorato anche per tre mesi consecutivi, intervallati spesso da qualche giorno di riposo forzato per il rinnovo cartaceo del contratto o dalla varia burocrazia, sarà accantonato per un altro mese, accettando il licenziamento alla fine del contratto e lasciando il posto ad un suo simile che, dopo tre mesi al massimo, sarà a sua volta licenziato per lasciare il posto ad un altro lavoratore interinale, e così via come un’ingiusta catena. [...]comune denominatore di questi lavoratori, legati e schiavi del fatto di non essere chiamati più qualora rifiutino un’occasione, [è che] devono assecondare la richiesta di lavoro che può arrivare anche un paio d’ore prima dell’inizio del turno da svolgere, con il disagio che ciò comporta se si hanno già impegni. [...] E le domande nascono spontanee: "E’ giusto questo trattamento?2; "Chi tutela i diritti degli interinali se i sindacati interni non sono in grado di farlo?"; "È giusto che un’importante azienda di Frosinone dal 1997 usufruisce di operai interinali ai quali offre un contratto di un mese per volta, ma dal 1997 non ne assume neppure uno?". Certamente l’introduzione di queste agenzie di lavoro interinali è un piccolissimo aiuto, quando capita di lavorare, contro la disoccupazione perenne di una persona ma anche con queste, come detto fino a questo punto, il futuro nella provincia di Frosinone e non solo non è certamente più roseo e giulivo".
Su base annua, in aprile, le retribuzioni sono cresciute dell'1,7%, con una erosione di un punto percentuale dall'inflazione che nello stesso mese è cresciuta del 2,7%. Rispetto al mese precedente le retribuzioni segnano un aumento dello 0,2%. Tra i settori che hanno subito tagli superiori alla media del potere d'acquisto, l'Istat evidenzia i trasporti e le comunicazioni; l'energia e petroli; i publici esercizi e gli alberghi. Peggio di tutti i dipendenti delle assicurazioni e quelli della pubblica amministrazione le cui retribuzioni negli ultimi dodici mesi sono cresciute dello 0,6% e dello 0,5%. Secondo stime dell'Intesa dei consumatori (Codacons, Adusbef, Federconsumatori e Adoc) un punto di perdita dei salari rispetto all'inflazione corrisponde a 150 euro l'anno di perdita per i redditi fino a 15 mila euro. Per l'insieme dei lavoratori dipendenti, questo significa una diminuzione del monte salari di 3,168 miliardi di euro.
L'Ipse, l'operatore di telefonia mobile controllato dalla società spagnola Telefonica in possesso di una licenza Umts ha approvato il budget 2003 che prevede una drastica riduzione dell'organico immediatamente dopo l'estate. Secondo Ipsedosmil, il sito Internet gestito dai dipendenti superstiti a un'attività mai decollata, l'intenzione dell'azienda è quella di mettere in mobilità 100 lavoratori. Una voce che sarebbe confermata da fonti esterne all'azienda, vicine ai consiglieri. Le procedure di mobilità dovrebbero partire la prossima settimana.
Rispondi a un avviso pubblico per infermiere o tecnico di laboratorio, lo vinci, lavori otto mesi e poi si ricomincia. In Campania i circa 700 precari della sanità vanno avanti con questo sistema da anni. Niente garanzie, nessuna assicurazione di poter essere assunto in pianta stabile. Eppure i posti vuoti nelle Asl sarebbero stimati intorno ai 2500, ma di assumere personale a tempo indeterminato con un concorso pubblico non se ne parla: si ricorre alla mobilità, trasferendo dalle altre regioni gli infermieri che ne fanno richiesta. L'assessore regionale alla sanità ha emanato una direttiva che impedisce ai dirigenti generali delle Asl di avvalersi della mobilità interregionale. L'Asl Napoli 1, la 4 e la 5 però fino ad ora hanno ignorato le disposizioni prevedendo l'impiego di altre unità per il mese di giugno. La rete della mobilità è un modo antico come il mondo per applicare vecchie logiche clientelari. Così può capitare che un infermiere assunto al Nord, dove la carenza di personale sanitario è alta, in otto mesi riesca a tornare a Napoli in pianta stabile, mentre chi non ha santi in paradiso continui la lunga trafila passando da un reparto all'altro anche per dieci anni. E giovedì i precari stanchi di essere gli ultimi della lista, senza voce e senza diritti hanno occupato per un'intera giornata l'Asl Napoli 1. Gli infermieri chiedono il completo annullamento della mobilità e la presentazione al più presto di un concorso pubblico.
"La scoperta di una seconda videocamera configura un proposito di controllo quotidiano sui lavoratori dell'appalto delle pulizie", dichiarano i portavoce dell'Associazione difesa lavoratori, che insieme ai rappresentanti dello "Sportello invisibili" promuovono la manifestazione di stamane. Mezz'ora prima dell'inizio del presidio e del volantinaggio i lavoratori si riuniranno in assemblea, per valutare le conseguenze di quella che viene ritenuta un'indebita, oltre che clamorosa, violazione della privacy del luogo di lavoro. Nell'aria c'è anche la previsione di uno sciopero generale dei lavoratori impegnati nel settore degli appalti. "Quello perpetrato a Monselice rappresenta un violento attacco ai diritti e alla dignità dei lavoratori" - sostengono i dipendenti della "Coopservice" l'impresa emiliana di pulizie nei cui locali sono stati trovati gli 'occhi elettronici'.
Ancora cattive notizie dal mondo del lavoro per quanto riguarda l'area sud. Dopo i circa 300 lavoratori della ex Lucana calzature che nei giorni scorsi sono stati collocati in mobilitá, anticamera del licenziamento, da domani stessa sorte toccherà ai 19 dipendenti della società "Cia" di Viggiano. A partire da domani scatterá la mobilitá. A quanto pare, non sussistono, almeno allo stato attuale, le condizioni per una ripresa delle attivitá lavorative. La "Cia" che produceva concimi e fertilizzanti era stata dichiarata fallita dal tribunale di Taranto il 3 giugno dell'anno scorso a causa di una crisi finanziaria. I lavoratori collocati in Cassa integrazione straordinaria dal 16 aprile del 2001 fino ad oggi. Dunque ennesima situazione di crisi nel settore produttivo della Basilicata sud occidentale in quanto non va dimenticata anche la ex Iris Biomedica di Senise, fallita anche questa, con i dipendenti attualmente in regime di proroga della Cassa integrazione.
Il Governo scende in campo nello scontro fra Alitalia ed assistenti di volo, invitando le parti ad un atto di responsabilità per evitare nuovi disagi ai passeggeri e convocando un tavolo, al ministero delle Infrastrutture, per il 4 giugno. Alitalia ha subito dichiarato la sua disponibilità a riportare in auge il quarto membro di equipaggio, ma volare resta difficile: risultano ancora in malattia 840 assistenti di volo, sui 1.100 certificati medici inviati all'azienda, e per domani è previsto lo sciopero di quattro ore di tutto il personale, di terra e di volo, della compagnia aerea. Dopo oltre 70 voli cancellati, l'esecutivo ha convocato urgentemente un incontro per cercare di risolvere la controversia fra azienda e dipendenti, nata dalla decisione della compagnia aerea di ridurre di un'unità il numero di hostess e steward sui voli nazionali a partire da ieri. Dal primo luglio, però, il taglio dovrebbe coinvolgere anche le tratte internazionali. Il governo tramite il sottosegretario Tassone ha invitato l'Alitalia a ritornare sulle sue decisioni ed a ripristinare gli equipaggi. Allo stesso tempo è stato chiesto ai sindacati di sospendere ogni forma di azione sindacale di protesta ed a adoperarsi per l'immediata cessazione di comportamenti anomali da parte della categoria.
E'ancora sciopero in Austria contro il progetto di riforma delle pensioni proposto al parlamento dal governo di centrodestra del cancelliere Wolfgang Schuessel. Il paese si bloccherà oggi per la terza volta per lo sciopero indetto dalla Confederazione sindacale austriaca (Oegb) nei settori pubblici e privati. Moltissimi i settori che aderiscono all'iniziativa dei sindacati contro la riforma. Si fermeranno infatti i lavoratori delle ferrovie, del trasporto pubblico, delle poste e dei musei, nonché tutto il settore della raccolta immondizie e perfino la polizia (che garantirà solo i servizi d'urgenza). In sciopero anche la gendarmeria e i doganieri. Chiuse anche le scuole, gli asili e le università. I sindacalisti sono sicuri che la partecipazione sarà massiccia. All'Oegb aderiscono 1,4 milioni di iscritti, su 4 milioni di lavoratori dipendenti. Le altre due proteste precedenti ci sono state il 6 e il 13 maggio scorsi. Questi scioperi hanno nei fatti interrotto 50 anni di pace sociale.
Nella Germania orientale sono ricominciati gli scioperi dei lavoratori metalmeccanici e delle acciaierie a sostegno della settimana lavorativa delle 35 ore. Con i primi turni della notte migliaia di operai sono entrati in sciopero in molti stabilimenti dei Laender orientali. Dopo i turni della notte, è stata la volta degli operai del turno di giorno a entrare in sciopero soprattutto della Sassonia, della Sassonia-Anhalt e Brandeburgo. Lo sciopero è stato deciso con un referendum che si è tenuto nei giorni scorsi tra tutti gli iscritti al sindacato metalmeccanico e metallurgico. All'est si lavora 38 ore, tre ore in più che all'ovest.
Mercoledì 4 giugno giornata di mobilitazione nazionale e 8 ore di sciopero dei lavoratori del Gruppo Getronics in contemporanea con l'apertura della vertenza al ministero delle attività produttive. I lavoratori chiedono un piano industriale che punti, nel biennio 2003-04, al rilancio della Getronics Italia. "Senza un piano industriale - continuano - ciò che rimane è solo il conto dei licenziamenti: il nuovo management della Getronics ha già dichiarato che la sede ex-Olivetti Ricerca di Bari-Bitritto è quella maggiormente critica ed è alto il rischio di chiusura o di un fortissimo ridimensionamento".
Sono 220mila in Svizzera i cosiddetti "working poor", ossia le persone che pur esercitando una professione vivono al di sotto della soglia di povertà: in termini statistici corrispondono al 6,5% della popolazione attiva. I dati si riferiscono al 2002 e il fenomeno, ha indicato ieri l'Ufficio federale di statistica (UST), è leggermente regredito rispetto al passato: la cattiva congiuntura attuale potrebbe comunque acuire nuovamente il problema. Complessivamente "i lavoratori poveri" sono distribuiti in 149mila nuclei famigliari, che contano complessivamente 505mila persone, di cui 219mila bambini. La Svizzera latina è più toccata della Svizzera tedesca: il tasso in Ticino è del 7,7% e in Romandia dell'8,3%. La povertà è un fenomeno che colpisce soprattutto gli indipendenti, i lavoratori a tempo parziale o con lavoro temporaneo. In termini socio-demografici i salari più bassi si registrano tra gli stranieri che non dispongono di una formazione scolastica post-obbligatoria.
Oggi pomeriggio alle 15 si terrà nella sede dell'Associazione industriali di Reggio un nuovo incontro tra le organizzazioni sindacali Fiom/Cgil e Fim/Cisl, le rappresentanze sindacali unitarie dell'azienda e - dall'altra parte del tavolo - la direzione della ditta Mackie Italy. Nell'incontro si continuerà il confronto sull'utilizzo degli strumenti atti a rispondere al problema dei 41 esuberi dichiarati dall'azienda. L'azienda Mackie che occupa 350 dipendenti ed è recentemente stata acquistata dalla finanziaria americana Sun Capital, ha aperto una procedura di mobilità il 28 aprile e il 12 giugno scadono i 145 giorni previsti dalla legge per ricercare una intesa tra le parti. I sindacati hanno proposto "oltre ad una riduzione del numero degli esuberi attraverso una loro ricollocazione in altre attività aziendali l'attivazione della cassa integrazione straordinaria". Sempre oggi pomeriggio in corrispondenza dell'incontro le lavoratrici e i lavoratori della Mackie terranno un presidio davanti alla sede dell'Associazione industriali, in via Toschi.
Si incontreranno in questi giorni, a Pedavena, le Rsu e i lavoratori dello stabilimento Heineken. A giustificare la riunione, i timori sul futuro della fabbrica nati all'indomani della paventata vendita della centrale idroelettrica "Colmeda" di Val di Faont. Sembrano proseguire i contatti che la Heinken sta prendendo con quanti si dimostrano interessati all'acquisto della centrale idroelettrica dove, in passato, non c'erano solo macchinari vari per la produzione di energia. Era attivo anche, fin dai tempi della Birreria Pedavena dei fratelli Luciani, un gruppo di tecnici elettricisti.
La direzione della Rondra di Tenero ha risposto positivamente alla richiesta dei sindacati, annullando i primi cinque licenziamenti previsti per questo mese (altri cinque erano pianificati per luglio e a fine anno si sarebbe proceduto con il primo massiccio licenziamento). La ditta, specializzata in radiatori tubolari, impiega un centinaio di operai. Recentemente ha annunciato la decisione di trasferirsi a Vicenza a causa delle difficoltà finanziarie dovute agli alti costi d'esportazione (suo mercato principale è l'Italia
La protesta ha paralizzato il paese - treni, voli interni, trasporti, scuole, ospedali, posta, uffici delle tasse: soprattutto il settore pubblico (ma sostenuto nella battaglia dal 63% dei cittadini) chiede una trattativa vera e propria con il governo per la riforma delle pensioni, imposta dopo aver ottenuto la firma di due sindacati (la potente Cfdt e la Cgc). Il governo finge di non capire i motivi della protesta, che cresce soprattutto nella scuola. Il governo ha pero' già fatto passi indietro sul pacchetto delle riforme, in particolare su alcuni aspetti della decentralizzazione: l'autonomia delle università è stata rimessa nel casseto e rimandata a data migliore. La grande maggioranza dei francesi - e dei sindacati - è d'accordo sul fatto che una riforma delle pensioni sia necessaria, che è giusto che settore privato e settore pubblico siano trattati in modo egualitario. La Cfdt ha persino firmato il testo del ministro del lavoro François Fillon. La Cgt chiede una trattativa approfondita. Solo Fo sembra più radicale, pretendendo il ritiro puro e semplice non solo della riforma Fillon, ma anche di quella Balladur del `93 che aveva portato a 40 gli anni i contributi per il settore privato. La Fsu (insegnanti) vorrebbe rimettere sul tavolo tutti i problemi della scuola. La protesta dura da più di un mese e non accenna a cedere. La Francia era ieri paralizzata, e il movimento potrebbe venire riconfermato per i prossimi giorni.
I dipendenti del San Matteo in assemblea hanno deciso il blocco degli straordinari e della pronta disponibilità. Per lunedì prossimo hanno organizzato un presidio nel piazzale interno del Policlinico, un'assemblea aperta a tutti. I fondi non ancora pagati ammontano a circa 1 milione di euro. C'erano 350 persone all'assemblea convocata da Cgil, Cisl e Uil: il 40% dei dipendenti presenti al San Matteo di media al giorno. I lavoratori hanno deciso all'unanimità di indire lo stato di agitazione con questo programma: richiesta di incontro tra l'assessore regionale Borsani e le segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil ed una rappresentanza della Rsu San Matteo; presidio, lunedì prossimo dalle 8 alle 10,30 davanti alla direzione sanitaria; occupazione della sala delle riunioni della direzione sanitaria; coinvolgimento dei lavoratori degli altri Irccs pubblici lombardi; blocco temporaneo delle ore straordinarie; blocco temporaneo della pronta disponibilità su chiamata "oggi per oggi"; presidio della sede pavese degli uffici della Regione Lombardia; una giornata di assemblea per decidere ulteriori forme di lotta, qualora non si raggiungesse un accordo; rispetto e piena applicazione di tutti gli accordi ad oggi sottoscritti; assemblee di settore. I soldi sono solo uno dei motivi della protesta: il problema è il fabbisogno di personale; a Patologia neonatale ne manca il 40%. La lavanderia lavora con straordinario programmato giornaliero.
Da quatro mesi sono senza stipendio, alla faccia del "percorso di stabilizzazione occupazionale" che l'amministrazione provinciale aveva imposto loro con la delibera 71 del 28 dicembre 2001; delibera con cui, tramite Ciclat, è stato affidato alla cooperativa Cielo Blu di Massa l'appalto miliardario per il censimento e il controllo degli impianti termici. La vicenda, che si trascina insoluta da mesi, appare oggi ad una svolta ma gli Lsu coinvolti temono più che mai per il loro futuro: per questo hanno deciso di proclamare per oggi uno sciopero di protesta. Spiegano loro stessi, in una lettera inviata al presidente e al segretario generale della Provincia: "Scioperiamo oggi per protesta, di fronte ad uno scenario che ci vede protagonisti inermi, di azioni scellerate che ci hanno portato ad una situazione lavorativa destabilizzante e mortificante della nostra personale dignità. La nostra assunzione non è stata una scelta, bensì un obbligo di legge: una nostra rinuncia avrebbe, a suo tempo, giustamente comportato la nostra cancellazione dalle liste Lsu".
Il pagamento dello stipendio di marzo e un incontro per discutere sulla richiesta di cassa integrazione straordinaria. Così si è conclusa l'ultima giornata di protesta dei 90 dipendenti della Smeb da mesi al centro di una difficile vertenza. I lavoratori di buon ora si sono presentati davanti ai cancelli del cantiere navale della zona falcata, presidiati anche dalle forze dell'ordine. Hanno atteso ore per vedere almeno una parte delle spettanze arretrate e la tensione è stata alta, soprattutto quando si è saputo che per 26 dipendenti lo stipendio non era arrivato. Alla fine comunque hanno ottenuto un acconto. Il sindacato è intenzionato a ottenere la Cigs, che garantirebbe un sostegno economico ai novanta operai. Anche quella di oggi sarà quindi una giornata cruciale. Il presidente della società, Renzo Bissoli, ha detto che non ci sono i presupposti per la cassa integrazione straordinaria. I rappresentanti sindacali presenteranno una richiesta ben precisa: il pagamento a breve di tutti gli arretrati (le altre due mensilità e l'anticipo della cassa integrazione ordinaria) e l'inizio di una procedura che dia determinate garanzie a lavoratori che in questi mesi hanno subìto forti disagi.
Forze dell'ordine ancora una volta davanti ai cancelli della Erc-Necchi di Pavia. Sono intervenute su sollecitazione dei lavoratori che chiedevano il rispetto di un loro diritto: poter entrare in fabbrica per tenere un'assemblea. Dopo le minacce, infatti, i lavoratori sono passati ai fatti. Avevano richiesto l'autorizzazione a poter tenere un'assemblea all'interno dell'azienda, non è stata concessa e l'hanno organizzata comunque. Ieri in una cinquantina si sono ritrovati alla fabbrica alle 20,30. Un orario in cui la portineria è chiusa e l'ingresso che appartiene alla Ldl (Logistica distribuzione lombarda) è accessibile solo dalle 8 alle 17. Di fronte all'impossibilità di mettere piede in fabbrica è scoppiata la bagarre, una lite annunciata, perché già si immaginava che i cassintegrati avrebbero trovato il cancello chiuso. Così i lavoratori hanno richiesto l'intervento della polizia. L'obiettivo dei sindacalisti della Flmu non era ovviamente quello di farsi aprire le porte (cosa che non sarebbe potuta accadere), ma di farsi redigere dalle forze dell'ordine un verbale per l'intervento. Con quello in mano oggi si presenteranno dall'avvocato, per sporgere denuncia nei confronti della Necchi compressori, che nega loro il diritto di riunirsi in assemblea.
Sono 3.854 i lavoratori emersi dal nero alla fine del mese di maggio e 1.029 i piani di emersione presentati ai Cles (Comitati per il lavoro e l'emersione del sommerso). Lo ha comunicato alla commissione Finanze della Camera il sottosegretario all'Economia Daniele Molgora, rispondendo a un'interrogazione di Mario Lettieri (della Margherita). Le entrate fiscali accertate sono ammontate complessivamente a 13 milioni di euro: 8 milioni (7 nel 2002 e 1 nel 2003) derivanti dall'imposta sostitutiva di regolarizzazione del lavoro sommerso da parte dei datori di lavoro, anche come proposta di concordato; 5 milioni (3 per il 2002 e 2 per il 2003) derivanti dall'imposta dovuta dai lavoratori. Quanto alle dimensioni delle aziende, hanno presentato i piani di emersione 706 aziende sotto i 15 dipendenti, 68 aziende con più di 15 dipendenti e 255 aziende non ancora classificate per dimensioni.
Un incontro finito con un nulla di fatto quello tra i sindacati e la dirigenza Magneti Marelli che, nella sede dell'Unione industriali a L'Aquila, ieri hanno discusso del nuovo piano industriale per lo stabilimento peligno. Dunque, nessuna firma al piano industriale da parte dei sindacati che hanno espresso il loro dissenso rispetto ad un progetto che per come si presenta non garantirebbe nessuno sviluppo. L'azienda ha dichiarato che per il periodo 2003-2004 c'è la necessità di arrivare a 633 addetti, dagli 800 che ne occupa tuttora. Una settimana di riflessione, prima dell'incontro dell'11.
Si svolgeranno quest'oggi le prime due ore di sciopero in tutti gli stabilimenti del gruppo contro i 450 tagli annunciati dallAbb. Durante la protesta, i lavoratori presidieranno le portinerie di tutti gli stabilimenti e gli uffici del gruppo multinazionale che in Italia conta 29 siti produttivi con 7900 occupati. Abb è presente in oltre 100 Paesi nel mondo con oltre 135 mila addetti. Il piano di ristrutturazione annunciato a livello mondiale prevede la riduzione di 10 mila posti di lavoro complessivi. Per quanto riguarda la Lombardia, è prevista la chiusura dello stabilimento Abb Sace di Vittuone, con la riduzione di 235 posti lavoro (la produzione verrebbe trasferita in Germania e a Pomezia), e il trasferimento della ex Sae, con 130 addetti, dalla sede di Sesto San Giovanni allo stabilimento Abb di Lodi (di nuova costruzione).
Dalla solidarietà verbale si passi alla concretezza delle trattative. E’ l’appello dei dipendenti civili dello Stabilimento Grafico Militare di Gaeta e dei familiari, sempre più preoccupati per il futuro dell’azienda che fa capo all’Agenzia Industrie e Difesa. Nell’assemblea indetta dalle Rsu che si è tenuta ieri mattina, è stato votato all’unanimità un documento che annuncia la ripresa dello stato di agitazione se, entro i prossimi 20 giorni, non sarà riaperto il tavolo delle trattative. I lavoratori sono di fronte ad una paventata riduzione del personale e all’incertezza sul futuro lavorativo di almeno 146 unità su 235 (il 57,8%). Ecco, allora, questa sorta di ultimatum: ancora 20 giorni per capire se davvero esiste la volontà di mettersi attorno a un tavolo per ridiscutere il piano industriale redatto dall’Agenzia e chiarire come sarà ricollocato l’eventuale personale in esubero. In mancanza di risposte i 213 operai specializzati ed i 22 impiegati di area tecnico-amministrativa del Grafico Militare entreranno in agitazione a tempo indeterminato.
A cinquantacinque anni lo ha ucciso una perforazione intestinale collegata al mesotelioma pleurico contratto lavando carrozze ferroviarie. Il processo era partito cinque anni fa con un'ipotesi accusatoria di lesioni. Ma al dibattimento l'operaio non era mai arrivato. È morto nel febbraio 1999, due mesi prima dell'apertura dell'udienza. Tutto da rifare. Si è dovuta formulare una nuova ipotesi accusatoria. Omicidio colposo. La vicenda era approdata alla Procura della Pretura circondariale nel maggio 1996, in seguito ad un rapporto dello Spisal, il servizio di prevenzione infortuni. Armando Michielon, addetto a lavori di pulizia sulle vecchie carrozze ferroviarie, aveva contratto il mesotelioma pleurico provocato dalla presumibile inalazione della polvere emessa dalle fibre di amianto. Era presente nei vagoni tra le lamiere della scocca, nella sottocassa antirombo, nei pianali ribassati, nelle "scaldiglie" sotto i sedili e dietro gli schienali, nei vani elettrici, nelle casse dell'acqua e nelle condotte dell'aria. Michielon era dipendente della società Cimes srl e dal 1982 operava alla ditta Omv (ex Squadra Rialzo). Con l'accusa di omicidio colposo, è comparso ieri mattina davanti al giudice Roberto Bano, cinquantacinquenne, residente a Vigonza, legale rappresentante della Omv, assistito dall'avvocato Romolo Bugaro. I familiari dell'operaio deceduto si sono costituiti parte civile con l'avvocato Paolo Berti.
Sostanzioso premio di risultato per i dipendenti della Kerakoll, il colosso modenese leader mondiale nel settore delle resine sintetiche che ha rilevato circa tre anni fa l'Slc Rinaldi, l'azienda specializzata nella produzione di adesivi per pavimenti leggeri. La direzione del gruppo di Sassuolo ha sottoscritto con la Femca-Cisl, rappresentata da Sergio Polzato, il nuovo contratto integrativo per il biennio 2003-2004. Ai quarantasette operai della sede di Brugine verrà erogato un bonus medio di 1180 euro annui lordi (al 4° livello) a consuntivo dell'attività svolta nel 2002. Un primo acconto verrà versato con la busta paga di luglio. Il saldo sarà corrisposto a dicembre. È stata raggiunta un'intesa preventiva anche per il 2003. Il prossimo anno i dipendenti Kerakoll percepiranno un premio di risultato di 1345 euro annui lordi (sempre al 4° livello). Kerakoll ha deciso anche la riassunzione di uno dei nove impiegati finiti recentemente in mobilità dopo l'accentramento delle funzioni amministrative a Sassuolo.
La Cgil ha abbandonato il tavolo ieri pomeriggio, prima ancora della scelta unanime di rinviare alla giornata odierna l'estremo tentativo di conciliare posizioni che - al momento - sembrano formalmente incomponibili. Tutti i sindacati, infatti, chiedono che Alitalia faccia marcia indietro sulla decisione di violare il contratto nazionale riducendo da quattro a tre il numero degli assistenti presenti su ogni volo. L'azienda esclude per ora qualsiasi ripensamento. Il numero degli equipaggi è materia stabilita dal contratto nazionale. Su questo punto, in mattinata, la Cgil aveva presentato un esposto alla procura di Roma per "continuazione" (art. 650 del codice penale), in quanto già nel '98 il tribunale del lavoro aveva condannato Alitalia per "violazioni contrattuali", invitando peraltro l'azienda a non ripetere tali comportamenti in futuro. La Filt è disposta a tornare al tavolo delle trattative solo se "Alitalia torna indietro sulle misure prese per gli assistenti di volo". La situazione del trasporto aereo sembra ormai completamente fuori controllo. E che la questione dei controllori di volo sia solo uno degli infiniti punti di crisi. A cominciare dall'assenza di un contratto nazionale di settore, che impedisca le politiche di dumping che hanno fin qui caratterizzato la presenza di una serie di vettori che operano applicando "regolamenti interni", in barba a ogni diritto o controllo di sicurezza.
In sessantamila, tra medici, veterinari e dirigenti medici del Servizio sanitario nazionale, hanno incrociato le braccia per aderire allo sciopero nazionale indetto da Anaao Assomed, Civemp, Fesmed, Fimmg, Fimp, Umsped e Snabi Sds. La protesta dell' Intersindacale medica, che ha messo insieme sia i medici ospedalieri sia i medici di famiglia, è stata un vero successo, con una partecipazione che ha coinvolto l'80% del personale sindacalizzato. Hanno scioperato per il rinnovo dei contratti, in difesa di un diritto alla salute da garantire a tutti i cittadini - dalla Val d'Aosta alla Sicilia - e dell'indennità di rapporto esclusivo. I soli servizi garantiti sono stati quelli urgenti e indifferibili. Molti medici, soprattutto quelli dei reparti di oncologia, per non causare disagio ai pazienti - hanno fatto sapere le federazioni sindacali - hanno lavorato senza timbrare il cartellino. Allo sciopero di ieri farà seguito, il 27 giugno prossimo, quello di medici di famiglia e pediatri di famiglia convenzionati.
Sciopero a oltranza. Così gli operai della Cariboni rispondono alla proprietà, che da mesi non paga gli stipendi. E mentre i lavoratori incrociano le braccia rimangono sempre più fermi i lavori alla bretella di Mori. L'opera viaria più attesa della Vallagarina, già in grave ritardo rispetto alle tabelle di marcia, ora sembra sempre più precaria. Che le acque in cui naviga la Cariboni fossero sempre più agitate, lo diceva più d'un sussurro. Le difficoltà finanziarie della ditta, attualmente in amministrazione controllata su richiesta della procura di Messina, cominciano a far pensare al peggio. Per la Cariboni e per la bretella. I 92 dipendenti della Cariboni che da mesi ormai non vedono un euro. Il 5 maggio sono arrivati gli stipendi di marzo. Poi, il nulla. A quel punto è scattata la mobilitazione che continuerà, annuncia la Cgil, fino a quando non arriveranno gli stipendi. La chiusura del cantiere, cominciata ieri fino a data da destinarsi, certo farà ritardare ancora di più i lavori di realizzazione della bretella di Mori. Già ora le tappe di marcia previste non sono rispettate, ed il dissesto finanziario che ha investito la Cariboni non fa certo pensare ad un'accelerazione a breve. Ma questo interessa poco agli operai. Loro, dopo aver lavorato, chiedono lo stipendio. E, visto il silenzio del palazzo, le risposte andranno a prendersele.
Non riaprono i cantieri lungo la nuova Orientale sarda e cento lavoratori tornano a casa. Collocati in mobilità aspettando che l’Anas formalizzi gli appalti e le imprese aggiudicatarie riassumano la manodopera. Per i lavoratori edili a riposo forzato il futuro si annuncia denso di nubi. Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto lo stato di crisi e sollecitato un incontro urgente ai responsabili dell’Anas.
Si torna a incrociare le braccia alla Lever Fabergé. E' scontro aperto tra l'azienda e il sindacato sulle modalità di gestione dei turni dei quattrocento dipendenti delle linee di produzione. A non andare a genio alle Rappresentanze sindacali unitarie è anche il metodo con cui la dirigenza ha imposto a partire da maggio questo cambiamento nell'organizzazione del lavoro. Lo sciopero (due ore per turno la scorsa settimana, ridotte da lunedì a una sola) è destinato a proseguire fino al raggiungimento di un'intesa con l'azienda. In pratica che cosa cambia per i quattrocento operai della Lever? Invece di turni più flessibili e diversificati nel corso dei sei giorni lavorativi (concordati appunto dalle parti prima della primavera), l'azienda ha imposto una suddivisione dell'orario decisamente più rigida e per certi versi schematica. È il modello europeo della multinazionale che si cerca di calare anche nella nostra realtà; il risultato è che non si sfruttano di più gli impianti ma si finisce per sfruttare di più i lavoratori. Lo scontro è destinato a proseguire per tutta l'estate; i lavoratori stanno aderendo in maniera massiccia alle iniziative già proclamate e dal canto suo il sindacato ha impostato uno sciopero "intelligente" e "martellante": non una mobilitazione generale e d'impatto ma una lenta e sottile battaglia a suon di blocchi minimi della produzione.
I 120 operai della "Multiservizi spa", impiegati nelle strutture sanitarie dell'Asl 5 di Messina, oggi incroceranno le braccia per l' intera giornata per il mancato rinnovo del contratto di lavoro, scaduto il 31 dicembre dello scorso anno. La decisione è stata presa al termine di un' assemblea tenutasi nel presidio ospedaliero di Patti. Allo sciopero di oggi partecipano anche i lavoratori della stessa impresa, impegnati nei presidi ospedalieri di Palermo, Licata e Agrigento. Durante l' assemblea di Patti le organizzazioni sindacali non hanno escluso che i lavoratori possano ricorrere ad altre forme di protesta. Dagli incontri precedenti avuti con i responsabili della Multiservizi Spa che è sovvenzionata con fondi della Regione , è stato comunicato ai lavoratori che, allo stato, non è possibile alcun aumento salariale.
Dal due luglio sarà ancora mobilità per 14 dipendenti della Sicrem di Pizzeghettone (Cremone). Dopo il passaggio della proprietà dell'azienda chimica al Gruppo Radici, un paio di anni fa, è iniziato un profondo processo di riorganizzazione e ristrutturazione, che ha comportato tagli decisi alle maestranze, l'altro anno 77 dipendenti, questa primavera l'annuncio di altri tagli. La vertenza alla fine ha portato a un accordo che prevede 14 persone in mobilità contro le 35 inizialmente indicate dal Gruppo. Gli operai in mobilità dal 2 luglio saranno inseriti nel progetto di ricollocamento che la Promos Consulting (la società milanese che si occupa del reinserimento lavorativo) sta portando avanti dallo scorso anno per 77 dipendenti. Per i 14 lavoratori che usciranno dalla Sicrem oltre alla mobilità consueta è previsto un incentivo di 5.300 euro.
Centinaia di arresti e un attivista ucciso nei cinque giorni di sciopero generale contro il governo di Robert Mugabe. Si è concluso ieri il blocco dei lavoratori e della maggior parte delle industrie promosso dal partito d'opposizione, Movimento per il cambiamento democratico (Mdc), mirato a rovesciare il presidente e il suo esecutivo. La straordinaria partecipazione di milioni di lavoratori e cittadini alla protesta è motivata dal rifiuto generale del sistema repressivo con cui Mugabe governa da anni il paese, ma anche dalle condizioni sempre più disastrose dell'economia nazionale. La morte di Tichaona Kaguru, noto sostenitore del Mdc, è avvenuta mercoledì nella capitale Harare per le violentissime percosse della polizia durante una manifestazione. Lo Zimbawe è uno dei dieci paesi al mondo in cui più sistematicamente vengono violati i principali diritti umani e del lavoro. "E' triste quando siamo costretti a usare la forza contro i nostri stessi giovani, che sono incitati alla ribellione dall'opposizione - ha dichiarato il presidente - ma dobbiamo agire in questo modo nell'interesse della pace e della sicurezza".
Non si ferma la protesta dei movimenti per i diritti civili e la libertà sindacale in Cina dopo la sentenza, esattamente di un mese fa, con cui i due operai metalmeccanici Yao Fuxin e Xiao Yunliang sono stati condannati a sette e quattro anni di carcere per attività sovversiva contro lo stato. Le organizzazioni mondiali del lavoro, come l'Oil e la Cisl Internazionale, continuano a inviare appelli al governo centrale di Pechino affinché i due vengano liberati al più presto, data l'infondatezza delle accuse. Fuxin e Yunliang avevano guidato la manifestazione a Liaoyang, città industriale del nordest, contro i licenziamenti senza liquidazioni, arretrati e pensioni dell'azienda statale Ferro Alloy, chiusa a marzo 2002 per fallimento. Nell'indifferenza del sindacato di stato e nel divieto di organizzazione autonoma, gli ex dipendenti della Ferro Alloy volevano denunciare la grave corruzione che aveva portato alla crisi dell'azienda e pretendevano almeno il pagamento degli stipendi, congelati al momento della chiusura.
Dopo due anni di reclusione, e senza alcun processo né sentenza, il sindacalista e leader democratico Tian Chua è stato liberato. Mercoledì, le autorità di Kuala Lumpur lo hanno dovuto rilasciare sotto cauzione, come previsto dalla legge di sicurezza interna, la stessa che lo aveva fatto arrestare nel 2001 per sospetta attività terroristica. Sindacalista dei lavoratori chimici e dell'energia, Chua era stato arrestato insieme ad altri militanti con l'accusa di cospirare contro il governo e di nascondere armi ed esplosivi.
Il sindacato più perseguitato al mondo, quello colombiano, ha pubblicato l'ennesimo bollettino di guerra. Un elenco lungo e dettagliato di tutte le intimidazioni, i rapimenti e gli omicidi di cui sono stati vittime gli attivisti e le loro famiglie nell'ultimo anno. Dopo l'assassinio dei sindacalista Juan de Jesus Gomez, avvenuto proprio nella giornata internazionale dei lavoratori, il primo maggio, è arrivato a 130 il numero delle esecuzioni denunciate dalla centrale Cut e dalla sigla degli alimentaristi Sintrainagro, ma rimaste tutte impunite. Gomez era impegnato in una vertenza per i dipendenti dell'azienda olearia Palmas del Cesar, che non aveva voluto neanche sedersi al tavolo per la normale contrattazione. La direzione aveva già licenziato alcuni delegati e corrotto altri per desistere dalle richieste iniziali. In un clima di intimidazioni e di minacce, il sindacalista aveva anche chiesto al governo le misure di protezione previste per i personaggi pubblici più esposti al rischio di attentato. Ma ogni domanda di tutela era stata negata.
Molti anni fa la Avon contava circa seicento dipendenti. Ha pian piano ridotto gli organici, salvo rinforzarli durante l'estate con contratti a termine per far fronte agli ordini. C'è preoccupazione alla notizia che la multinazionale ha deciso di trasferire parte delle attività svolte nello stabilimento di Olgiate Comasco in Germania per cui 90 degli attuali dipendenti entro agosto risulteranno in esubero. La motivazione è la solita: riduzione dei costi. I vertici dell'azienda si sono detti disponibili a trovare nuove collocazione - tramite un'agenzia - ai dipendenti in esubero. Lunedì ci sarà un incontro.
Si respira brutta aria fra i 61 dipendenti della Akzo Nobel di Argenta (Ferrara) che, dal primo agosto, saranno a casa in mobilità. La proprietà ha deciso di trasferire il proprio stabilimento a Cernobbio, nel comasco. La sentenza di chiusura (anche se l'Akzo Nobel parla di trasferimento) è emersa dall'incontro di venerdì scorso a Ferrara tra i sindacati dei chimici e i vertici della direzione in provincia di Como. Un futuro nero perchè i dipendenti sanno che non possono farci niente, che non hanno alternative se non lasciare Argenta e trasferirsi a Como. Il licenziamento infatti colpirà 61 persone di cui una quarantina residenti ad Argenta centro e nelle frazioni e gli altri nei comuni limitrofi. Di questi, tranne due che sono a contratto di formazione lavoro, gli altri sono tutti assunti e, sentendosi forti di uno stipendio assicurato dalla produttività, dall'efficienza, dalla qualità e quantità del prodotto, hanno contratto mutui per acquistare una casa per la propria famiglia. Sono tutti giovani argentani di un'età media di 30 anni. Inoltre c'è l'impossibilità di trovare un altro posto di lavoro, con la situazione Coopcostruttori (e non solo).
Si fa sempre più preoccupante la situazione della Siel di Formello, la ditta dell'area indusriale che rischia la chiusura. Circa trecento lavoratori rischiano di rimanere senza impiego. C'è chi auspica il finanziamento regionale per evitare il tracollo definitivo. A parte il rischio di fallimento e quindi di disoccupazione per trecento dipendenti con il relativo disagio per le famiglie, il fallimento della Siel metterebbe in ginocchio un'intera zona della provincia di Roma con una crisi irreversibile per tutto l'indotto della zona di Formello.
Il 31 dicembre cessa l'attività all'Ecoglobal di San Giacomo, Vittorio Veneto. Il problema sono sei dipendenti dell'azienda con mansioni diverse, che vanno da quella impiegatizia, al controlllo degli impianti, al chimico. Per loro non si può applicare né la cassa integrazione né la mobilità, essendo un'azienda con meno di quindici dipendenti.
La fonderia Amc di Mozzanica era nata per sostenere lo sviluppo della Bradi, l'azienda di Levate produttrice di dischi per freni, e per dare lavoro a un centinaio di persone. Invece, ad appena un anno dall'inizio della sua attività, la fonderia Amc di Mozzanica è costretta a chiudere. Da oggi gli impianti si fermano e per i quindici dipendenti (10 operai e 5 impiegati) scatta la procedura di mobilità. In base all'accordo siglato all'Unione industriali da oggi lasciano l'Amc in 7: gli altri 8, che continueranno a lavorare, lo faranno nel giro dei prossimi quattro mesi. La crisi dell'Amc Spa è collegata a quella della Bradi, la società produttrice di dischi freni che oggi è in concordato preventivo. L'Amc si è impegnata a versare, entro la settimana, a tutti i lavoratori che hanno crediti nei suoi confronti l'importo di 450 euro come acconto sulle spettanze non ancora liquidate. Tutti avranno poi l'indennità sostitutiva del preavviso.
L'Enel taglia ancora sull'organico dei dipendenti e sulla qualità del servizio offerto agli utenti. L'Amministratore Delegato, Paolo Scaroni, vicentino, ha presentato un progetto, che prevede il ridimensionamento nazionale dei cosiddetti Coe (Centri Operativi Energetici) e Cod (Centri Operativi Distrettuali) da 70 a 29. Nel Veneto sarebbero chiusi entro l'anno i centri di Padova, Treviso, Belluno, Vicenza e Rovigo e sarebbero attivi, al loro posto, soltanto due mega-centri a Mestre (in Piazza Donatori di Sangue, dove già esiste il Cod attuale) ed a Verona. Il taglio degli amministratori Enel farebbe calare il numero dei dipendenti dagli attuali 84 a 38. I lavoratori non perderebbero il posto, ma la nuova razionalizzazione causerebbe, in tempi brevi, pre-pensionamenti a catena ed una forte mobilità da un posto all'altro del Veneto.