mercoledi 19 febbraio 2003 - snaterinforma  

NOTIZIARIO a cura del Centro di Documentazione e Lotta
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09-13/02/2003


09 febbraio 2003

FINANZIARIA E REDDITO MINIMO

Neanche le briciole ci saranno per coloro che, il prossimo anno, si troveranno con redditi al di sotto di 269 euro: la Finanziaria cancella anche il Reddito minimo di inserimento (Rmi). Nulla da fare per le 165 mila persone che attualmente percepiscono la misura. Il sottosegretario al welfare Pasquale Viespoli ha dichiarato: "Il Rmi ha esaurito la sua funzione. Si tratta di vedere come traghettare i comuni dal vecchio al nuovo". In realtà il Rmi sopravviverà per altri sei mesi, ma il nodo è sui fondi. Lo stato dovrebbe sborsare 35 milioni di euro ed altrettanto i comuni attraverso un fondo sociale ad hoc presso le regioni. Sarebbe una soluzione ponte per traghettare i comuni verso un nuovo strumento: quel reddito di ultima istanza disegnato dalla delega di riforma degli ammortizzatori sociali e non ancora decollato nè definito. Intanto la povertà dei minori aumenta, mentre aumentano anche i lavoratori poveri. Per il 2002 l'Istat stima 2.707.000 famiglie in condizione di povertà relativa, che nel Mezzogiorno riguarda il 25% della popolazione, e 954 mila nuclei familiari in condizioni di povertà assoluta (rispettivamente il 12,3% del totale ed il 4,3%).
Il Patto per l'Italia spiegava che data l'impossibilità di individuare i soggetti aventi diritto, l'Rmi potrà sopravvivere solo come programma regionale, co-finanziato in misura minore dal Fondo nazionale per le politiche sociali. Tradotto: solo le regioni più ricche potranno introdurre un loro Rmi. Quelle del Sud, dove risiedono due poveri su tre, dovranno stare a guardare, date le loro basse capacità impositive. La delega al livello locale di uno strumento come l'Rmi, senza definire criteri, standard, diritti e doveri minimi a livello nazionale, produce una forte discrezionalità, e quindi anche l'indebolimento di condizioni di cittadinanza comuni.

PUBBLICA ISTRUZIONE NEL MONDO

GRAN BRETAGNA.
Il costo della vita a Londra è insostenibile per i docenti universitari e l'attuale indennità di contingenza è troppo bassa. L'Association of University Teachers (Aut) martedì ha bloccato l'attività di oltre 40 istituti, con circa 120 mila studenti, per il secondo giorno di sciopero della categoria. Negli ultimi undici anni il costo delle case è aumentato del 155% a Londra ma la contingenza del personale universitario è stata congelata. Per molti comprare un appartamento o mettere su famiglia è davvero impossibile. Il salario d'ingresso di un professore si aggira sulle 22 mila sterile l'anno (su cui pesa anche il rimborso dei mutui scolastici) e la contingenza va dalle 603 sterline delle nuove università alle 2.134 delle più antiche e prestigiose. Le indennità degli altri: gli insegnanti ricevono 3.105 sterline, i vigili del fuoco 3.170, la polizia 6.111. Insieme alle altre sigle del pubblico impiego Unision, Amicus e Natfhe, il sindacato dei docenti chiede almeno 4.000 sterline.

REPUBLICA CECA.
Più soldi agli insegnanti e più investimenti nella pubblica istruzione e nella ricerca. Questo, in sintesi, chiede la nuova sigla degli insegnanti cechi che pretendono la stessa dignità di trattamento dei colleghi europei, in vista dell'ingresso del 2004. Il 28 marzo ci sarà il primo sciopero di un'ora in tutte le scuole del paese. Il leader del sindacato, Radek Sarkoezi, si è rivolto alla ministra dell'istruzione Petra Buzkova affinché adegui gli stipendi della scuola al salario medio attuale di 16.500 corone (540 euro). Un maestro delle elementari, ad esempio, guadagna circa 10.600 corone e dopo 32 anni di servizio può arrivare a 15 mila. La richiesta è che siano portati a 15 mila proprio i salari d'ingresso. Inoltre, il sindacato preme perché il governo destini almeno il 6% del prodotto interno all'istruzione, come accade in tutti gli altri paesi dell'Unione.

RUSSIA.
È finito ieri lo sciopero di cinque giorni, in 800 scuole, indetto dagli insegnanti di Kirov, nella regione del Volga, per chiedere il pagamento di tre mesi di stipendio arretrati. Circa 17mila docenti, infatti, hanno accumulato un credito dal governo federale di 180 milioni di rubli (5.65 milioni di euro). La protesta è avvenuta nel modo meno conflittuale possibile, però, senza violare il nuovo codice del lavoro che proibisce lo sciopero nel pubblico impiego. "Abbiamo continuato ad andare a scuola - dice Lyudmila Kovalenko, segretaria del sindacato locale - ma ci siano rifiutati di tenere le lezioni". Era dal 1998 che nella scuola non si registrava un'adesione tanto ampia a un'azione sindacale. Il salario medio mensile nelle scuole di Kirov è di soli 1.500 rubli (circa 47 euro). Mercoledì, anche a Taishet, in Irkutsk, Siberia orientale, 150 insegnanti hanno incrociato le braccia per due mesi non pagati e hanno assicurato che non torneranno al lavoro finché non arriveranno i soldi.

NUOVA ZELANDA.
I docenti universitari neozelandesi sono preoccupati per il futuro dell'istruzione pubblica. Il governo laburista di Helen Clark ha deciso che aderirà, a marzo, all'Accordo generale sulla commercializzazione dei servizi (Gats) e le università, insieme ai sindacati, ora temono l'ingresso e la speculazione di università e compagnie straniere nell'istruzione e nella ricerca. Questa settimana, l'Aus e la confederazione sindacale Nzctu hanno chiesto alla premier di rimandare la data del 31 marzo per formalizzare all'Organizzazione mondiale del commercio l'adesione della Nuova Zelanda, così da guadagnare tempo per un confronto pubblico sul Gats. Per il 13 marzo, intanto, Aus, Nzctu e altre Ong hanno indetto una giornata di azione contro l'accordo.

STATI UNITI.
Agli insegnanti dello stato di Washington presto sarà vietato scioperare. Alcuni senatori repubblicani stanno lavorando a un disegno di legge che renderebbe illegale ogni astensione dal lavoro come strumento di rivendicazione. Se il sindacato, poi, non dovesse rispettare la decisione del giudice e proseguire nella protesta, le multe potrebbero arrivare fino a 10 mila dollari al giorno. Secondo i senatori Mulliken e Sheldon, i blocchi e le proteste nella scuola sconvolgono la comunità e allontanano il sostegno dei fondi pubblici. Sheldon ha in serbo anche un'altra leggina, però, che proibirebbe l'uso dei giorni di malattia, e perciò il pagamento, delle ore di sciopero.

BREDA: RINVIATI A GIUDIZIO DIRIGENTI

Omicidio colposo. Con questa accusa il gup milanese Guido Salvini ha rinviato a giudizio quattordici dirigenti della Breda Ferroviaria-Ansaldo per la morte dell'operaio Giancarlo Mangione, ucciso da un mesotelioma pleurico, tipico tumore causato dall'inalazione di amianto. Ne dà notizia il Comitato per la difesa della salute di Sesto San Giovanni (Mi), che da anni si batte per le decine di operai delle fabbriche sestesi uccisi da tumori, molti dei quali legati all'amianto, un tempo ampiamente usato alla Breda, senza precauzione alcuna. Tra i rinviati a giudizio anche Vitantonio Schirone, già imputato come ex dirigente della Breda Fucine per la morte di sei operai e la malattia di un settimo (il 13 febbraio la sentenza). Secondo il Comitato ora iniziano ad aprirsi "vistose crepe nel muro di silenzio e di complicità di cui hanno finora goduto impunemente i padroni, che inquinano, sfruttano e si arricchiscono sulla pelle dei lavoratori". Il processo ai 14 manager della Breda/Ansaldo inizierà il 19 settembre.


11 febbraio 2003

FEDERMECCANICA MINACCIA CHI SCIOPERA

La Fiom si è permessa di raddoppiare, da 4 a 8 ore, lo sciopero generale dell'industria contro il declino industriale, promosso dalla Cgil per il 21 febbraio. E allora? Allora è vietato, risponde l'organizzazione imprenditoriale, perché siamo all'inizio della trattativa per il rinnovo contrattuale e la legislazione del `93 prevede una moratoria degli scioperi della durata di quattro mesi. Falso, risponde la Fiom, perché le motivazioni del raddoppio dello sciopero Cgil sono legate non al contratto, ma allo smantellamento del mercato del lavoro operato dal governo con la 848 (la legge delega del lavoro già approvata) e la 848 bis (la messa in mora dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, dal 18 febbraio in discussione in Parlamento). Ma Federmeccanica non si scompone, e il suo direttore generale Roberto Biglieri annuncia l'intenzione di ritardare di tre mesi il pagamento dell'indennità di vacanza contrattuale a chi sciopera, a prescindere dall'organizzazione sindacale. Insomma, chi sciopererà con la Fiom la pagherà salata, e di persona. E' un attacco al diritto di sciopero. Fiom fa sapere che non solo sciopererà contro lo smantellamento del sistema di diritti operato dal governo Berlusconi, ma anche contro la guerra, se sciaguratamente non si riuscisse a fermare gli americani.

MARZOTTO DI MANERBIO

I telai sono stati fermati venerdì scorso. La Marzotto di Manerbio, dopo 70 anni di attività, ha chiuso e per sempre. Tra i 260 lasciati a casa dalla Marzotto, ce ne sono diversi di licenziamenti di coppia. Alle preoccupazioni e alla tristezza per la chiusura si aggiunge l'amarezza per l'accordo separato che ha suggellato la vicenda: la Filtea non l'ha firmato. Ieri Filtea e Cgil di Brescia hanno spiegato le ragioni del no all'accordo e annunciato un esposto denuncia contro la Marzotto per comportamento antinsindacale. "Non abbiamo firmato perché l'accordo accetta la chiusura dello stabilimento di Manerbio e il licenziamento di 260 persone", dice la segretaria della Filtea Michela Spera. Unica prospettiva per i lavoratori, un anno di cassa integrazione seguita da un anno in mobilità. Che potrebbe ridursi a un anno di mobilità, se il Cipi non approverà la cigs per cessata attività. Cose intollerabili, per un gruppo che ammette di non essere in crisi, illustra agli operatori di Borsa un cosiddetto piano industriale, ma non lo discute con i sindacati perché non è negoziabile.
Marzotto è il più grande gruppo tessile italiano, l'unico a ciclo completo, ha diversi marchi (tra questi, Hugo Boss e Valentino), conta 11 mila dipendenti (4 mila dei quali in Italia) e 20 stabilimenti. La spiegazione della chiusura il conte Pietro Marzotto l'ha data. Rispondendo a una lettera dei lavoratori di Manerbio, ha scritto che all'estero il costo del lavoro è "da cinque a dieci volte inferiore". Si apre un capitolo nuovo nella delocalizzazione che investirà tutto il settore tessile e porterà fuori anche le produzioni a valore aggiunto medio-alto. Nell'accordo di gruppo del 2000 Marzotto assicurava che Manerbio sarebbe diventata la più importante tessitura laniera d'Europa. Due anni dopo si chiude.

GALBANI

La Galbani è stata ceduta l'anno scorso dalla francese Danone al fondo inglese di private equity Bc Partners. Il fondo però non ha scucito un euro per l'acquisto, riuscendo a scaricare con un gioco di scatole cinesi tutto il costo sullo stesso gruppo italiano, e quindi - come capita di solito in questi casi - sui dipendenti. Tanto che si è già infuocato lo scontro con i sindacati per l'integrativo, mentre l'azienda minaccia nuovi tagli a soli due mesi da un accordo che ha dato il via a 235 esuberi. Bc Partners ha costituito una società (Gh2) che ha chiesto un finanziamento di 1, 015 miliardi di euro, pari al costo della Galbani, a una cordata di banche guidate da Mediobanca. La somma dovrà essere restituita entro i prossimi 10 anni: ma non dovrà essere Bc Partners a farlo, bensì la stessa Galbani, che, essendo stata fusa a Gh2, ha dovuto farsi interamente carico dei debiti contratti dalla sua stessa acquirente. E se il gruppo alimentare - 1,12 miliardi di ricavi attesi, 4200 addetti - prima della fusione era in una buona situazione finanziaria, adesso si ritrova improvvisamente sul groppone un debito di 938,3 milioni di euro.
Il nuovo amministratore delegato Maurizio Manca, proveniente da Unilever, ha da un lato previsto di innalzare il fatturato nei prossimi 10 anni da 1,12 a 1,43 miliardi, ma dall'altro ha preventivato sostanziosi risparmi (23 milioni quest'anno, 33 all'anno fino al 2006). Lo scorso 6 dicembre è stato firmato un accordo per l'esubero di 235 lavoratori: sono tutti accompagnamenti alla pensione. Si teme che la Galbani possa fare la fine della Cirio o della Fiat: è una struttura che non può sostenere un debito così pesante. E se non ce la facesse? Bc Partners la scaricherebbe senza pensarci un attimo, e le banche potrebbero anche finire per venderla a pezzetti.
Dopo l'accordo di dicembre, sindacati e azienda si erano incontrati di nuovo per l'integrativo, ma il 22 gennaio c'è stata la rottura. L'azienda non voleva cedere sul premio di risultato (i sindacati chiedono di basare il 70% sulla produttività e il 30% sulla redditività, la Galbani l'esatto opposto) nè su altre richieste avanzate per i 1600 rappresentanti sparsi capillarmente sul territorio, una delle reti vendite più imponente d'Europa, vero gioiello del gruppo. Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil hanno dunque proclamato uno sciopero di 4 ore per il 13 febbraio, e il nuovo direttore delle vendite, Alberto Agostinelli, ha risposto con una lettera ai dipendenti, invitandoli a non scioperare. E' un tentativo di boicottaggio dello sciopero senza precedenti nel settore. Il 13 il personale parteciperà compatto, non siamo disposti a nuovi sacrifici».

ORARIO PUBBLICO IMPIEGO

L'orario del pubblico impiego non è rinegoziabile. I sindacati si uniscono contro il decreto che recepisce la direttiva europea sull'orario di lavoro, prevedendo un tetto massimo di 40 ore settimanali e che secondo le ultime notizie si allargherebbe all'impiego pubblico (attualmente con un tetto massimo di 36 ore). Insorgono Cgil, Cisl e Uil : "Il paragrafo Disposizioni transitorie e abrogazioni va abolito, se il testo rimanesse invariato porrebbe un'ipoteca sul rinnovo del contratto scaduto il 31 dicembre 2002". Per i sindacati, infatti, il provvedimento modifica in peggio il vecchio accordo del `97 e in alcune parti va ben oltre la stessa direttiva europea.

CANDY

Dopo 11 mesi di trattative è stato firmato il contratto integrativo del gruppo Candy - specializzato nella produzione di elettrodomestici - che interessa oltre 2500 dipendenti degli impianti nella zona di Bergamo e Lecco. Soddisfatte le organizzazioni sindacali: "L'accordo raggiunto risponde alle attese dei lavoratori".

ENI

I lavoratori degli stabilimenti petrolchimici di Ravenna e Ferrara incroceranno le braccia per protestare contro il piano di vendite dell'Eni. Ieri sindacati e lavoratori hanno incontrato il sottosegretario alla presidenza del consiglio Letta per chiedere un intervento del governo su quello che definiscono un "piano spezzatino".


12 febbraio 2003

MELFI: LICENZIATO DELEGATO

La Fiom di Melfi proporrà all'assemblea dei delegati - in programma il 14 febbraio a Bologna - un'ora di sciopero nel gruppo Fiat e una manifestazione davanti lo stabilimento potentino, il 15 marzo, in difesa dei diritti e delle libertà nei luoghi di lavoro e contro il licenziamento di Tonino Innocenti, delegato Fiom a Melfi. Un grave attacco alla libertà e alla dignità di tutti i lavoratori.

SUBIACO: CHIUDE CARTIERA

Una cartiera con 500 anni di storia alle spalle sta per chiudere definitivamente i battenti, quasi 100 lavoratori saranno buttati in mezzo a una strada. Da circa venti giorni gli operai sono in assemblea permanente all'interno della loro azienda. Mangiano insieme, dormono insieme e intanto contano le ore aspettando che qualcosa si muova. Due interrogazioni parlamentari, incontri con le istituzioni locali, ma sembra che loro nelle decisioni del mercato non contino niente. L'azienda è vecchia, i macchinari sono datati, la produzione punta sulla qualità e non sulla quantità. Subiaco è poco competitiva e in un mondo fatto di concorrenza non c'è posto per l'esperienza. Gli operai comunque non si arrendono e hanno anche pensato di auto-organizzarsi, formare una cooperativa e continuare a produrre carta come fanno ormai da 20 o 30 anni. Ma non gli è concesso nemmeno questo.
La cartiera infatti era di proprietà del gruppo Confalonieri che aveva un altro punto produttivo nella provincia di Frosinone, più precisamente a Gualcino, a soli 15 chilometri di distanza. Un'azienda questa con macchinari moderni e circa 200 dipendenti che ha, invece, interessato gli appetiti degli imprenditori.

CRISI NEL SUD

Sono davvero soltanto trecentomila i posti di lavoro a rischio in questo momento in Italia? A giudicare da quello che sta accadendo in giro si direbbe di no. I dati più preoccupanti arrivano dal Sud, dove non c'è più un solo settore che si salvi. Ieri la Alenia ha annunciato ai sindacati di categoria dei metalmeccanici Cgil, Cisl e Uil la messa in mobilità, con accompagnamento sino alla pensione, di 16 dipendenti dello stabilimento di Foggia nonché, l'esubero di 120 dei 514 dipendenti e la prossima fermata collettiva per 47 giorni degli impianti. Attualmente lo stabilimento foggiano produce componentistica per aerei, il 70% sono per i 767 e i 777 della Boeing. Inoltre, agli impianti foggiani è assegnata la realizzazione delle ali dell'aereo militare europeo Efa.
Situazione a rischio anche alla Galbani, l'industria alimentare che attualmente conta 4.200 dipendenti in tutta Italia. Nei giorni scorsi l'azienda ha dichiarato circa 235 esuberi. Ma la situazione potrebbe peggiorare, fino al raddoppio dei posti a rischio, grazie anche al fortissimo buco nei conti che si è aperto in questi giorni e che ammonta a circa 2.000 miliardi.
Sempre gli stessi sindacati di categoria hanno inviato una lettera sulla grave situazione del settore agricolo a Catania. Secondo le organizzazioni sindacali ci sono circa 15mila posti di lavoro a rischio a causa dell'abbassamento dei prezzi alla produzione. Per il momento si procederà con una petizione da inviare a Berlusconi e la richiesta di un tavolo regionale, anche per far fronte al problema dell'integrazione del reddito. Nel 2002 le giornate lavorative hanno subito una flessione di circa il 50%.


13 febbraio 2003

ARESE

Lavoratori e cassintegrati dell'Alfa di Arese ieri sono tornati a farsi vivi nel solito posto, l'autostrada dei laghi bloccando il traffico per circa un'ora. Prima di spostarsi sull'autolaghi, in un'assemblea di fronte alla portineria centrale sindacalisti e delegati hanno fatto il punto sull'incontro dell'altro ieri in Regione con Aig Lincoln ed Estate sei, proprietarie dell'area Alfa, sia della parte dismessa che di quella produttiva. Il contratto d'affitto per i capannoni e gli immobili ancora usati dalla Fiat scade nel 2005. Il Lingotto ha comunicato che non intende rinnovarlo salvo che per il "fabbricato 10", quello del "centro stile". Significa che da Arese al massimo usciranno disegni, non automobili e neppure motori (l'unica cosa che da dicembre produce lo storico stabilimento del biscione). Sindacati e Rsu sono contrari alla modifica e ieri l'hanno ribadito ai Comuni della zona che dovrebbero approvarla.

ALENIA

Nel comando centrale della Nato, a Bruxelles l'Alenia System ha firmato un contratto da 35 milioni di euro con la Polonia. Fornirà un sistema di radar tridimensionali alle forze aeree di quel paese, così come ha fatto con Repubblica Ceca, Turchia, Ungheria, e Grecia. Un tipo di radar pienamente interoperativo in seno alla Nato, sviluppato per andare incontro alle necessità della difesa, nella quale la superiorità dell'informazione e del comando giocheranno sempre più un ruolo vitale.

FINCANTIERI DI MONFALCONE

Paghe da fame, forti ritardi nei pagamenti, condizioni di lavoro assolutamente proibitive. E l'obbligo di firmare le dimissioni in bianco. Un "foglietto" indispensabile che consente al "datore di lavoro" di sbattere fuori chiunque e in qualsiasi momento. E così è avvenuto. Siamo ai Cantieri navali di Monfalcone della Fincantieri. La cosa è saltata fuori quasi per caso, da una ricerca scolastica di un gruppo di studenti su un input dell'amministrazione comunale. Vittime di questa mafia del lavoro servile, che tra l'altro prevedeva grazie a un accordo di cartello l'impossibilità a sfuggire dalle grinfie dei "padri-padroni", i lavoratori degli appalti. Ad alcuni è stato addirittura impedito di partecipare, proprio in questi giorni, alle celebrazioni per la festività dell' "Id Ul Azha". Quando un piccolo gruppo di loro, tutti extracomunitari del Bangladesh, ha tentato di rivolgersi al sindacato, almeno per avere le buste paga arretrate, per tre è partito il licenziamento.
La competizione internazionale ha portato come esigenza unica il contenimento del costo del lavoro: paghe basse e subordinazione della manodopera sono gli ingredienti del guadagno nella catena del subappalto che prolifera nel cantiere.
La liberatoria è una delle tante forme di vessazione che costringe il lavoratore a non poter nemmeno cambiare ditta quando lo desidera. Se non ottieni questo documento dal tuo "vecchio" datore di lavoro nessuno vorrà assumerti. Ed è un sistema che Fincantieri conosce benissimo.
La dottoressa Di Giannantonio racconta altri particolari raccapriccianti: "Ci hanno raccontato di operai costretti a inginocchiarsi davanti ai capi per ottenere la liberatoria. Il controllo sulla manodopera si spinge talvolta anche a negare la restituzione del libretto di lavoro in caso di licenziamento volontario".
Masat parla di una "montagna di vertenze individuali e quasi tutte relative alle stesse imprese. Fincantieri lo sa, ma fa finta di niente". I lavoratori del Bangladesh, ma ci sono anche Croati e Arabi, vengono impiegati nelle lavorazioni più pericolose. Come la coibentazione, per esempio. E' qui che vengono impiegati materiali come la lana di vetro, altamente tossico. Ritmi di lavoro e orari non hanno limiti. Senza parlare degli utensili necessari. Manca tutto, dalle mascherine ai caschi, dalle scale ai guanti. In caso di rifiuto cosa cambierebbe per ciascuno di loro? E' per questo che vengono accettate paghe a forfait, dove le ore straordinarie e festive non vengono retribuite al giusto costo.
La rete degli appalti e dei subappalti di Fincantieri è una realtà in cui i diritti dei lavoratori non esistono e in cui occorre ricostruirli a partire dal più elementare, quello a non essere licenziati ingiustamente

SCIOPERO SEA A MALPENSA

La Cub Trasporti e lo Slai Cobas hanno confermato lo sciopero dei dipendenti della Sea, la società che gestisce gli scali milanesi, dalle 10 alle 14 di lunedì prossimo. I sindacati manifesteranno davanti la palazzina dell'amministrazione in modo che - è spiegato in una nota - la protesta risulti più visibile. Il coordinatore nazionale della Cub, Piergio Tiboni, sottolinea la totale contrarietà ai licenziamenti annunciati o ipotizzati e dice no ai passaggi ad altre società. Lo stesso giorno scioperano anche i dipendenti della Telecom.

GALBANI

Sciopero di 4 ore oggi (dalle 6 alle 19) nei 14 depositi Galbani della Sicilia per il rinnovo del contratto integrativo nell'ambito della protesta nazionale indetta da Cgil, Cisl e Uil contro i pericoli di nuovi esuberi. I sindacati contestano la proposta dell'azienda di vincolare il salario integrativo all'andamento dell'industria. In Italia la Galbani occupa 4.200 persone di cui 200 in Sicilia.