| sabato 15 marzo 2003 - snaterinforma |
NOTIZIARIO a cura del Centro di Documentazione e
Lotta
E-mail: cen_doc_lotta@yahoo.it
Fax 06233213975
11-13/03/2003
La crisi dell'aviazione mondiale pesa non poco sui conti dell'Eads, la società aerospaziale europea. La società ha quindi annunciato un piano di ristrutturazione che prevede il licenziamento di 1.700 dipendenti. In particolare Eads ha in programma la ristrutturazione di Arianespace e chiede un maggiore impegno da parte dei governi europei visto che. Non sarebbe in discussione, invece, la joint venture con Finmeccanica in Mbda (di cui il gruppo italiano detiene il 25%), in Atr (al 50%) e la partnership nel programma aerospaziale per l'aereo da combattimento Eurofighter.
I portuali di Germania, Francia e Finlandia sono scesi in sciopero ieri per protestare contro i piani dell'Unione europea di aprire a una maggiore competitività la manodopera e i servizi dei porti. Tremila dockers si sono ritrovati a Strasburgo, dove hanno marciato verso il Parlamento europeo. Una protesta condotta tra lo scoppio di fuochi di artificio. La polizia ha circondato l'edificio del consesso europeo, e lanciato lacrimogeni quando alcuni dimostranti hanno cominciato a gettare sassi e bottiglie. Il cosiddetto Pacchetto Porti intende aprire le operazioni di carico e scarico alla competizione. Attualmente, le operazioni sono gestite da compagnie incaricate dalle autorità portuali. Le linee di navigazione potrebbero, in caso di passaggio della direttiva europea, assumere loro compagnie. Questo porterebbe a un'ondata massiccia di licenziamenti e anche a un aumento dei rischi di sicurezza, a causa di personale non qualificato che effettuerebbe il carico e lo scarico di merci pericolose. Venerdì scorso hanno scioperato anche 6.000 portuali belgi.
Dopo l'incontro tra la proprietà del calzaturificio Lucia e le parti sociali, si va verso la chiusura. La proprietà è decisa a chiudere i battenti dopo la fine del rapporto di collaborazione con il marchio belga. Un rapporto che assorbiva quasi completamente la produzione calzaturiera di un'azienda che è sul territorio rivierasco da oltre 40 anni. I lavoratori dovrebbero essere riassunti in altri calzaturifici della zona con il medesimo salario e mansione. Si tratta di lavoratori provenienti per il 90% dei casi dai comuni della Riviera del Brenta. La cessazione dell'attività è giunta dopo l'avvio della procedura di mobilità. Un ammortizzatore sociale che permetterà agli operai di percepire un salario per un certo periodo anche in caso di difficoltà di inserimento nelle nuove realtà produttive. I lavoratori del Calzaturificio Lucia dovranno percepire lo stesso salario e avere le stesse mansioni, mantenendo le posizioni di qualifica raggiunte nel corso degli anni anche nelle nuove realtà in cui si proporrà il trasferimento.
La bagarre dopo la notizia, arrivata dal ministero del Lavoro: l'accordo firmato a febbraio tra il commissario straordinario della Erc, il liquidatore della Necchi Compressori e i sindacati è stato respinto. Quindi la procedura per richiedere la Cassa è tutta da rifare. Prima il liquidatore e il commissario hanno fatto pressione per far firmare ai sindacati un accordo che non piaceva, facendo intendere che avrebbe chiuso un contenzioso sull'integrazione degli stipendi arretrati e sveltito la procedura per gli ammortizzatori sociali. Ma il ministero non ha accettato. E ora bisogna aprire una nuova procedura per i lavoratori in liquidazione e in concordato preventivo. Intanto oltre 300 lavoratori aspettano da tempo i soldi per vivere. Le bollette sono da pagare e non prendono lo stipendio dal 20 settembre.
E' stato finalmente risolto il problema dei lavoratori paganesi della Pbc, che da tempo attendevano novità sul loro futuro da parte del governo centrale. E' stata firmata la proroga della cassa integrazione.
Cassa integrazione alla Sinteco di Longarone, che occupa circa 120 dipendenti. La Fiom-Cgil non ha gradito la lettera con cui proprio gli amministratori della ditta hanno collocato in "cassa", per tre mesi, 15 dipendenti. La Fiom chiede il rispetto delle norme vigenti: la CIG deve essere concordata con il sindacato. Intanto i lavoratori fanno assemblee spontanee e col sindacato. La Sinteco lavora in automazione e robotica: i suoi lavoratori sono altamente specializzati. Non c'era, fino all'altro ieri, una presenza sindacale organizzata. E' accaduto che a quindici lavoratori hanno spedito una lettera dove si diceva che sarebbero rimasti a casa a zero ore per tre mesi, dal 10 marzo in poi. Quindici lavoratori per tre mesi: non c'era scritto della eventuale possibilità di rientro o di una eventuale rotazione (operai specializzati, impiegati). Non essendoci sindacati all'interno, la Fiom ha aperto la procedura per costituire le rsu, raccogliendo 5 candidature. Hanno raccolto i primi dieci iscritti per cercare di risolvere il problema.
La Fiat accelera il piano delle dismissioni. E già che c'è "dismette", con molta meno cortesia e per molti meno soldi, anche 1.800 lavoratori. La notizia non è certo imprevedibile. La Fiat conferma il piano respinto dal sindacato a luglio e peggiora il quadro per Mirafiori. Nelle stesse ore è riunito a Roma, il Comitato centrale Fiom decide di dare l'avvio definitivo alle casse di resistenza, per sostenere i lavoratori impegnati in iniziative di lotte gravose e prolungate nel tempo a grandi lotte di rilevanza nazionale, quale la vertenza per il rinnovo del contratto. I lavoratori della Fiat di Mirafiori che al termine della cassa integrazione straordinaria non faranno rientro in fabbrica saranno 1.800. Per loro, pertanto, verranno attivati gli strumenti previsti dall'accordo siglato lo scorso dicembre da azienda e governo, tra cui la mobilità lunga. Attualmente i lavoratori di Mirafiori in cigs sono 739 contro i 990 interessati dal provvedimento lo scorso 9 dicembre. A questi a giugno si aggiungeranno i 1.700 addetti della linea Panda. Dei 2.400, quindi, solo 600 al termine della cigs faranno ritorno nello stabilimento.
Un gruppo di lavoratori socialmente utili impegnati in 12 comuni della Val Vibrata (Teramo) hanno manifestando all'Aquila, all'Emiciclo sede del Consiglio regionale, per chiedere la stabilizzazione dei loro contratti in scadenza per la fine del mese di marzo. I lavoratori chiedono che la procedura per la stabilizzazione dei loro contratti venga prevista nell'ambito della Finanziaria 2003. Nei Consorzi agrari, i lavoratori, una trentina, da mesi non percepiscono l'indennità di mobilità e attendono una ricollocazione adeguata. Secondo il segretario provinciale Flai (federazione lavoratori agroindustria), nessun passo avanti è stato compiuto rispetto alla riunione dell'11 febbraio scorso.
È durata 24 ore l'occupazione dell'aula consiliare di Palazzo di città da parte dei lavoratori socialmente utili dell'Amiu. Proteste, striscioni, urla, confusione, malori, rivendicazioni hanno subito una tregua in concomitanza dello scioglimento del consiglio comunale. Si tratta di 40 lavoratori in attesa da 5 anni di essere stabilizzati. A quanto pare sarà stanziata la cifra - 1,7 milioni di euro - da attribuire all'Amiu affinché organizzi la raccolta differenziata e quindi trovi la soluzione per i lavoratori socialmente utili.
Gli ex Goodyear di Cisterna scendono di nuovo in piazza in segno di protesta. Questa mattina un corteo di lavoratori sfilerà lungo il Corso della Repubblica fino al palazzo comunale. Ad un anno dalla scadenza della cassa integrazione, a tre anni dalla chiusura dello stabilimento di via Nettuno, dopo aver inutilmente tentato accordi con le parti, i lavoratori chiedono certezze per loro futuro. La decisione del comune di Cisterna e della Provincia di non sottoscrivere accordi di nessun tipo in assenza dei rappresentanti sindacali, ha inasprito i toni della protesta degli operai.
Il tribunale di Sassari ha respinto il ricorso di Enichem contro l'ordinanza del 2 dicembre dello scorso anno nella quale si riconosceva il comportamento antisindacale dell'azienda in occasione dello sciopero generale della Cgil del 18 ottobre 2002. La Filcea, ieri, ha rivolto un ringraziamento pubblico a tutti i lavoratori protagonisti della vertenza, "per la dignità con cui hanno vissuto questa difficile esperienza". E' ora necessario allargare il fronte delle "manifestazioni di sofferenza" da parte dei reparti di produzione di Enichem che sono in condizioni di ingestibilità organizzativa da diverso tempo. E' il caso, in questi giorni, del reparto antincendio che sta conducendo una battaglia utile allo stabilimento. Già agli inizi del mese di febbraio la Rappresentanza sindacale dell'area sicurezza aveva richiesto il ripristino degli organici (nel rispetto degli accordi in essere) e un incontro per ricercare le dovute soluzioni ai problemi del reparto. Da allora più nessun messaggio, fino alla decisione assunta qualche giorno fa di bloccare i lavori ordinari nel reparto antincendio e di garantire solo i servizi di pronto intervento.
Inizia la mobilitazione dei quattromila lavoratori del Gruppo Safilo per sollecitare la famiglia Tabacchi a firmare quanto prima il rinnovo del contratto integrativo, scaduto il 31 dicembre 2002. Oggi, per le prime quattro ore, si astengono dal lavoro i 560 dipendenti della sede centrale di Padova, dove si trovano anche gli uffici amministrativi e il magazzino. Domani, invece, incroceranno le braccia, sempre per le prime quattro ore, i 700 lavoratori dello stabilimento di Santa Maria di Sala. Successivamente lo sciopero coinvolgerà i 1.200 dipendenti dei quattro stabilimenti in Friuli (Martignacco, Precenicco, Ronchis e Coseano) e i loro colleghi della sede storica di Longarone. La lotta riguarda in particolare gli orari di lavoro, la gestione delle ferie e importanti normative interne. Dopo le prime quattro ore di sciopero, articolate azienda per azienda, il sindacato ne ha previste altre quattro.
Un pacchetto di otto ore di sciopero, con le prime quattro da effettuare il 24 marzo, è stato varato dalla Cgil al Consorzio di Bonifica 5 e riguarda in particolare i 75 precari. La decisione è scaturita dopo che sono andati a vuoto tutti i tentativi effettuati dai vertici dell'organizzazione sindacale della Cgil, il segretario della Camera del Lavoro Emanuele Scicolone ed il coordinatore provinciale del Mercato del Lavoro Ignazio Giudice, di ottenere un incontro con il commissario straordinario del Consorzio di Bonifica 5 sul futuro dei 75 lavoratori socialmente utili. Per questo personale ad oggi non esiste alcuna prospettiva di stabilizzazione. I solleciti per un confronto su come stabilizzare i precari sono tutti caduti a vuoto, la proposta del sindacato non ha mai ricevuto alcuna risposta in merito. Perciò l'organizzazione sindacale della Cgil e i settantacinque lavoratori precari hanno deciso di ricorrere allo sciopero per attirare l'attenzione sulla loro vertenza, va da se che l'astensione dal lavoro dei settantacinque precari bloccherà di fatto l'attività del Consorzio.
Gli operai dell'Ente irragazione lucano minacciano la chiusura della diga del Pertusillo se non avranno risposte certe in merito ai pagamenti arretrati e al futuro dell'Ente. Ad agosto il vice ministro alle Infrastrutture, Guido Viceconte, fermandosi nei pressi della diga di Senise, aveva erogato assegni che contenevano solo acconti e non l'intera spettanza. Da allora sono trascorsi sette mesi e non vi è traccia del pagamento delle spettanze tanto che i lavoratori minacciano nuove azioni di protesta.
Tempi stretti per il destino della Speedline di S. Maria di Sala: il Gruppo Mazzucconi ha comunicato di dover decidere entro il 17 marzo se confermare l'acquisto della Speedline, al termine di un periodo di valutazione. Gli imprenditori bergamaschi ritengono irrinunciabili alcuni punti, come la riduzione del ciclo continuo, che comporterà conseguenze sulla riduzione dell'occupazione, dell'orario e del salario particolarmente pesanti per Tabina. Si discute sugli esuberi per il biennio 2003-2004: 320 a Tabina, 120 a Bolzano. Del nuovo impianto di Taranto si è discusso con la partecipazione di un rappresentante del gruppo Sural, partner del Gruppo Mazzucconi in questa operazione.
Serrande abbassate nei prossimi giorni ai discount Lidl Italia di Torino e provincia. Stato di agitazione proclamato dalle organizzazioni sindacali dopo la rottura della trattativa. La Lidl rifiuta di definire il contratto integrativo aziendale che prevede meccanismi di salario variabile collegati alla produttività, redditività e qualità del lavoro. Dipendenti, per lo più tutti giovanissimi, vincolati ad un orario spesso massacrante, senza il riconoscimento dell'indennità per chi lavora nella cella frigorifera, costretti alla pulizia dei servizi igienici, pur essendo addetti ai punti vendita, dei parcheggi e delle aree limitrofe all'esercizio commerciale. Tutto ciò in palese violazione al contratto nazionale di lavoro e alle disposizioni di legge in materia di igiene pubblica e sicurezza sul lavoro. La Lidl non rispetta le norme sull'inquadramento e le mansioni del proprio personale, non riconoscendone i livelli, le leggi sugli orari di lavoro sia dei dipendenti assunti a tempo pieno sia di quelli a part time, nei punti vendita come nei depositi. L'azienda rifiuta di applicare le norme di sicurezza nei luoghi di lavoro a cominciare dall'elezione dei rappresentanti dei lavoratori in materia di sicurezza.
Da Roma a Milano, la discussione sugli annunciati esuberi all'Italtel di Settimo Milanese, è ripresa nei giorni scorsi nella sede di Assolombarda. Nell'incontro al Ministero delle attività produttive i vertici del colosso delle telecomunicazioni hanno ribadito i 350 esuberi, così a Milano, durante un incontro tra direzione aziendale e organizzazioni sindacali, è stata avviata la discussione sul delicato tema della gestione di questi esuberi. Lo stabilimento più toccato è quello di Settimo Milanese, con 260 esuberi. I tagli interessano tutti i settori dell'azienda, dall'area qualità e progettazione, agli staff operation e finanza.
L’accordo sindacati-dirigenza Hydropro passa ma non convince: 133 sì, 66 no, 7 astenuti, 13 assenti. I numeri parlano chiaro: la bozza è stata approvata ma non senza difficoltà e, a sentire dal delegato Rsu, con parecchi dipendenti che hanno votato "turandosi il naso". L’umore qui dentro è ancora nero, perché durante la trattativa i sindacati non sono riusciti ad ottenere tutte le garanzie. Insomma, parecchi dipendenti sono scontenti e non solo quelli più vicini al SinCobas, che si è sempre schierato per la bocciatura del documento, ma anche molti di quelli che si sono decisi per il voto favorevole, che alla fine hanno detto sì perché più di quel tetto di rassicurazioni l’azienda al momento non ha fornito. Per il SinCobas "Questo accordo è una beffa, è privo di garanzie, i contenuti sono travisati e si celano parti che saranno chiare quando solo l’impresa lo riterrà opportuno". E sul trasferimento del reparto pompe e motori: "L’azienda si impegna solamente ad informare e a verificare la situazione con la Rsu e non coinvolgerla nel trovare delle soluzioni per superare la possibile crisi occupazionale".
Avviate procedure di mobilità alla Drop 3, azienda produttrice di filati, che opera nell'area industriale di Pisticci, in Valbasento. Dell'iniziativa sono stati informati i sindacati del settore tessile di Cgil Cisl e Uil e l'Unione degli industriali della provincia. Sono interessati 37 dei 40 lavoratori in organico. La richiesta è stata motivata con la situazione di crisi del mercato tessile e dei cucirini in genere, nonostante la dirigenza aziendale abbia proceduto in più occasioni ad interventi di ricapitalizzazione. La Drop 3 ha comunicato, inoltre, di essere disponibile a partecipare a un incontro per l'esame della situazione.
Dura da venerdì scorso la protesta dei lavoratori della Proto s.p.a. che hanno incrociato le braccia per il mancato pagamento degli stipendi arretrati. La protesta nei confronti della dirigenza parte dal mancato pagamento delle retribuzioni degli ultimi due mesi. Gli operai protestano già da sei giorni sostando di fronte allo stabilimento nella zona industriale, disertando i turni di lavoro ed esponendo striscioni di protesta.
13 marzo 2003
Sono 250 i lavoratori a rischio perchè la San Marco Imaging, la ditta di Pordenone che costruisce macchine per lo sviluppo e la stampa fotografica, rischia la chiusura per il fallimento della Holding del gruppo, la svizzera Gretag. I lavoratori, ormai esasperati, scendono sul piede di guerra.
La direzione della Htm, ex Veplast, azienda di Piana Sant'Angelo (AQ) che si occupa di assemblaggio di pezzi per auto ha inviato a tutti e sessanta i lavoratori della fabbrica l'avviso dell'avvio della procedura di mobilità. La fabbrica chiude. Un fulmine a ciel sereno per i dipendenti che dopo il passaggio dalla Veplast alla nuova società avevano sperato in una ripresa dell'attività produttiva. I lavoratori della Htm dopo aver fatto quattro ore di sciopero la scorsa settimana, hanno proclamato un secondo sciopero di otto ore per la giornata di domani. Si cerca di richiamare l'attenzione su una realtà drammatica, che rischia di riproporre a breve situazioni tipo quella del polo eletronico aquilano.
Gli operai della multinazionale Nestlè rivendicano i propri diritti. L'intero organico della fabbrica, esclusi i capi settore, che pure hanno solidarizzato con gli scioperanti, hanno dato vita, fin dalle prime ore del giorno, a una protesta davanti ai cancelli dello stabilimento di Pezza Grande. Braccia incrociate per otto ore. Una decisione presa nell'assemblea di fabbrica dello scorso 5 marzo. Le ragioni dello sciopero sono legate a due ordini di motivi principali. Anzitutto a una vicenda di licenziamenti e sospensioni illecite a detta della delegazione degli Rsu. Destituzioni mai documentate dai dirigenti, nonostante le richieste fatte in merito dalle rappresentanze sindacali interne. Sei sono, infatti, i lavoratori a tempo determinato sospesi già da qualche mese; mentre due sono invece i lavoratori con regolare contratto definitivamente licenziati. L'altro motivo alla base della protesta è connesso alla mancanza di certezze nutrita dai lavoratori rispetto al loro futuro lavorativo. Tra di essi sono presenti anche molti giovani che non superano il trentesimo anno d'età, senza contare coloro che con lo stipendio mantengono la famiglia. Un dato, questo, che ancor di più inasprisce gli animi degli operai in protesta.
E' slittato ad oggi, alle 14, l'incontro alla Magneti Marelli di Sulmona, tra rsu e azienda. Un giorno in più di attesa per 840 lavoratori che, però, non demordono. Se non otterranno quanto chiesto nel precedente incontro già domani sarà sciopero ad oltranza per mettere in discussione non solo quei problemi interni che hanno impoverito alcuni servizi in fabbrica, ma una situazione generale che rischia sempre più di precipitare. Una forte tensione anima le discussioni sul futuro dello stabilimento, anche alla luce di come vengono gestiti i rapporti di lavoro. Sta per partire l'ennesimo turno di cassa integrazione che coinvolgerà circa 200 addetti.
Un'ora di sciopero nell'ultimo turno di lavoro è stata proclamata dalla Cgil al cantiere navale Azimut. I lavoratori negli ultimi mesi hanno effettuato già diverse ore di sciopero e attuano il blocco degli straordinari. La vertenza è sempre la medesima, sottolineano i sindacati: il presunto mancato rispetto da parte dell'azienda di alcune accordi sindacali a suo tempo sottoscritto. I lavoratori chiedono che venga messa a disposizione una mensa: centinaia di lavoratori delle ditte in appalto sono infatti costretti a mangiare in strada. Si chiede inoltre che vengano garantiti meglio la sicurezza dei lavoratori.
Gli avevano promesso che sarebbero andati a lavorare in una sede più bella e più funzionale, piena di nuove opportunità di lavoro. E invece, per i circa trecento facchini delle cooperative dei mercati generali di Roma, a cui potrebbero aggiungersi gli altri trecento dipendenti delle ditte, c'è solo il classico pugno di mosche. Da quando la sede del mercato ortofrutticolo è stata trasferita dalla zona storica dell'Ostiense a Tivoli, alle porte di Roma. La società di gestione, la Car. gest., si configura sempre più come un soggetto puramente finanziario, il cui unico scopo è fare utili con il sistema degli appalti e delle tariffe. A rimetterci sono, manco a farlo apposta, i lavoratori delle cooperative e, in seconda battuta, i dipendenti delle imprese commerciali che operano all'interno del polo ortofrutticolo. I primi sentono il fiato sul collo dei lavoratori interinali. La nuova "tecnologia" impiegata per la costruzione dei punti di scarico e carico non prevede l'impiego dei facchini. O meglio, la singola ditta a causa degli alti costi di affitto imposti dalla Car. gest. tende ad impiegare il proprio personale, con ulteriori carichi di lavoro. E se proprio dovesse aver bisogno potrebbe ricorrere al lavoro interinale. I facchini sono sul piede di guerra. Il trasferimento ha agito di fatto da "calmiere". Laddove si riusciva ad incassare anche 20 euro oggi non si superano i 7-8 euro. Hanno già fatto un paio di manifestazioni sotto le finestre del Comune di Roma e della Regione Lazio, ma sono pronti a bloccare tutto. Oggi saranno presenti alla visita del sindaco Veltroni all'Ostiense. Se entrano gli interinali, come molti temono, sarebbe la fine. Se oggi un facchino arriva a prendere 12-13 euro l'ora, movimentando merci per un decimo di quanto faceva prima, quelli potrebbero "offrirsi" per meno di nove euro. Nessuno ha pensato a ricollocarli, anzi. Tutto ciò che gli è stato proposto è di "mettersi in affari" comprando una quota della società di gestione.