lunedi 14 luglio 2003 - snaterinforma  

NOTIZIARIO a cura del Centro di Documentazione e Lotta
E-mail: cen_doc_lotta@yahoo.it

Fax 06233213975
01/07-11/07/2003


01 luglio 2003

SIEMENS: SCIOPERI

Fuori dallo stabilimenti della Siemens di Cassina de' Pecchi (Milano) c'è soddisfazione già alle sei e trenta. La fabbrica è chiusa, i cancelli sono presidiati da un centinaio di operai, a cui se ne aggiungeranno molti altri durante la giornata. Sono entrati solo il direttore del personale e due dirigenti della produzione. Mentre a Milano si ferma la fabbrica a Roma arriva una piccola delegazione di giovani da poco entrati in fabbrica in solidarietà e unione con gli operai Siemens di Marcianise, giunti in 300 da Caserta per impedire che una delle poche storiche realtà industriali della zona venga spezzettata e chiusa. Storie che si ripetono. Operai che non si fanno dividere e restano uniti sapendo che il primo che cede fa cadere tutti. Un fatto importante soprattutto perché avviene tra due unità distanti, tra generazioni diverse di operai e dopo diversi tentativi di dividerli da parte dell'azienda. La Siemens vorrebbe tagliare tre quarti dei posti di lavoro di Marcianise per poi venderla insieme a Cassina, magari spezzettandola in tante altre esternalizzazioni. Il piano "industriale" è presto detto: 570 posti di lavoro da mettere in "mobilità lunga" (420 a Marcianise su 710 e 150 nel milanese) ed esternalizzazioni per 300 dipendenti di Cassina e per un numero non precisato al Sud (probabilmente tutti). Già una settimana fa a Cassina c'era stato un sciopero con corteo interno molto partecipato. Mentre quelli di Marcianise avevano bloccato per due ore i caselli dell'autostrada "del sole" a Caserta. Ieri si è ripetuto. Unità e lotte reali. Un segnale ulteriore che alla crisi profonda dell'industria metalmeccanica lavoratori e sindacati rispondono con determinazione per non essere completamente cancellati o esternalizzati.

MORTE IN FABBRICA

E' stato schiacciato da un attrezzo ausiliario di un muletto durante una manovra di scarico di scarti legnosi da un camion. Investito da uno spintore pesante una decina di quintali. Per Francesco Troiano, 51enne autotrasportatore di Sant'Egidio, non c'è stato niente da fare. E' morto sul colpo in provincia di Mantova. L'infortunio sul lavoro è avvenuto ieri pomeriggio, attorno alle 14.15 alla Silla di Sustinente.

ILVA: DIRIGENTI INDAGATI PER LA MORTE DEGLI OPERAI

Battaglia legale. Slitta l'affidamento della perizia per fare luce sull'incidente sul lavoro avvenuto il 12 giugno scorso all'interno del parco minerali dell'Ilva, incidente che provocò la morte di due operai, Paolo Franco e Pasquale D'Ettorre, e il ferimento di un'altra dozzina di lavoratori. Nove persone ufficialmente indagate per concorso in omicidio plurimo colposo e omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro. Tra gli indagati per tale vicenda c'è anche Emilio Riva, presidente del consiglio di amministrazione dell' Ilva. In tutto sono quattro i dirigenti dell'Ilva indagati: gli altri sono il direttore dello stabilimento, Luigi Capogrosso, il responsabile della manutenzione meccanica dell' area parchi minerali, Salvatore Zimbaro, e il responsabile preparazione agglomerati minerali, Giancarlo Quaranta. Gli altri cinque indagati sono dirigenti della ditta Cemit di Altamura addetta alle manutenzioni nell' area parchi minerali del siderurgico: l'amministratore della ditta, Gerardo Pappalardo, il responsabile dell'ufficio tecnico, Franco Antonio Pinto, il responsabile area, Donatangelo Clemente, il responsabile dei lavori di manutenzione, Annunziato Ambrogio, e il responsabile del servizio di prevenzione, Giuseppe Bruno.

MORTE SUL LAVORO

A Trapani un ragazzo di 17 anni che lavorava in un cantiere edile è caduto dal quinto piano per il cedimento di un asse di legno su cui stava camminando. A Viggiano (Potenza) è invece morto il 53enne Osvaldo Giangrossi, tecnico petrolifero abitante a Lodi, caposquadra in un'impresa che lavora per l'Eni. L'uomo è stato colpito da un tubo in un pozzo di perforazione.

CONTRATTO ADECCO

I2 mila dipendenti di Adecco Italia hanno il loro primo contratto integrativo. L'hanno sottoscritto Filcams, Fisascat e Uiltucs (i dipendenti delle agenzie interinali rientrano nella categoria del commercio). L'accordo estende l'accesso alla rappresentanza e i diritti sindacali a tutti i dipendenti. Finora due terzi, quelli che lavorano nei comuni dove Adecco conta meno di 15 addetti, non ne godevano. I part time post maternità potrà durare fino a 24 mesi (all'Adecco lavorano molte donne giovani). Sul premio variabile c'è l'impegno della multinazionale a riprendere la trattativa a settembre. Quello in vigore è di fatto un premio individuale; il sindacato vuole correggerlo, ma in un'azienda a bassa sindacalizzazione non può fare il passo più lungo della gamba. L'integrativo Adecco si aggiunge a quello già sottoscritto con Obiettivo lavoro. La trattativa con Manpower, altra big del lavoro interinale, è appena iniziata.

CONSORZIO ARNEO: COMINCIA LA LOTTA

Ieri mattina è iniziata la resistenza dei dipendenti: quadri, impiegati, operai, tutti a manifestare davanti a creativi striscioni e alle bandiere dei sindacati. Il diritto al lavoro, seriamente in pericolo da alcuni mesi a questa parte, porta allo scontro durissimo anche i compassati dipendenti del Consorzio. Ieri mattina, come promesso con un documento ufficiale una settimana fa, sono scesi tutti in trincea con una assemblea permanente che bloccherà ad oltranza le attività dell'ente. Fino a quando, perlomeno, non si vedrà uno spiraglio a livello politico che sblocchi la situazione e anche gli stipendi. Si sta andando infatti verso il quarto mese senza che i dipendenti vedano un soldo. Soprattutto al governatore Fitto i dipendenti dell'Arneo rinfacciano di non aver profuso tutti gli sforzi per varare una serie legge di riforma dei consorzi. Il blocco indiscriminato del pagamento del contributo per la bonifica - attuato per venire incontro alle sempre più insistenti proteste dei cittadini - ha infatti causato, come contraccolpo, i mancati introiti al Consorzio necessari per mantenere gli stipendi di circa ottanta dipendenti e di una quarantina di stagionali.


 02 luglio 2003

ALITALIA: PRE-ACCORDO SEPARATO

E' rottura tra i sindacati sulla vertenza Alitalia che riguarda gli assistenti di volo. Ad esclusione del Sult e della Filt Cgil, gli altri sindacati - Fit Cisl, Uilt, Anpav, Ugl, Avia - hanno firmato una lettera di condivisione dei contenuti del documento presentato venerdì scorso dall'azienda. Il documento presentato da Alitalia - da ieri una pre-intesa separata - prevede l'insediamento di una base a Milano e una maggiore flessibilità nell'impiego del personale. Il Sult (ex Sulta) spiega che "non ha ritenuto di sottoscrivere il testo dell'accordo sia per il metodo sia per i contenuti". "L'azienda ha preteso - prosegue il sindacato - di applicare un nuovo modello di impiego del personale, basato su due settori anziché i quattro attuali e che non tiene conto di importanti elementi quali, ad esempio, l'equa distribuzione dell'impiego e la perequazione economica".

MONTEFIBRE DI OTTANA: MERCI BLOCCATE

Se entro stamattina i contanier non potranno uscire dalla fabbrica, l’Inca international ordinerà la procedura di fermata degli impianti, mentre sul piazzale 40 autobotti sono parcheggiate in attesa di poter rifornire la termocentrale e anche la Lorica rischia di essere messa in crisi per il mancato rispetto delle commesse. Il blocco delle merci in entrata e in uscita, rischia di portare al collasso le aziende che operano all’interno del recinto industriale ex Enichem. Proprio per stamattina l’Inca ha convocato i sindacati e tutti sanno che se la situazione non si sbloccherà (nei magazzini strapieni non si può può accumulare il prodotto), sarà annunciato il blocco degli impianti.

ITR: ESUBERI IN VISTA

Ancora licenziamenti nel settore chimico. Dopo i 80 esuberi alla Avon, ieri è toccato alla Itr di Veniano. L’azienda nei giorni scorsi ha aperto la procedura di mobilità per 45 lavoratori su un totale di circa 550 dipendenti. Il ridimensionamento di organico è dovuto a una riorganizzazione a livello europeo che sta portando a razionalizzazioni e a riduzioni di costi per migliorare l’efficienza e la produttività dei vari stabilimenti. Appartenente alla multinazionale Parker dopo essere stata di proprietà del gruppo italiano Saiag, la Itr è un’azienda specializzata nella produzione di tubi idraulici. A due anni dall’ultimo taglio sul personale, anche lì erano state più o meno una cinquantina le uscite complessive, la storia dunque si ripete. Maggiormente coinvolti dovrebbero essere gli operai indiretti alla produzione ovvero quelli addetti ai servizi e ai collegamenti. Oggi in sindacati di categoria terranno un’assemblea davanti ai lavoratori per spiegare la situazione e per decidere in che modo operare durante la trattativa.

CLASS

Presidio davanti ad Assindustria e sindacati impegnati a valutare le piccole "aperture" dell'azienda nei confronti delle maestranze. E' l'esito delle iniziative di ieri sul tema della Class. Oggi assemblea dei lavoratori ai quali sarà annunciata la proposta. I sindacati chiedono il ritorno dell'azienda a Pistoia. 


03 luglio 2003

EDILI IN CORTEO A MILANO

"Dikyy, 33 anni, è morto il 3 giugno 2003 mentre stava riparando un tetto a Fizzonasco". Ventisei cartelli come questo, uno per ogni edile morto sul lavoro in Lombardia dall'inizio dell'anno (cinque erano immigrati), punteggiavano il corteo e ne spiegavano la ragione. Contro gli omicidi bianchi e per la sicurezza gli edili lombardi hanno manifestato prima sotto la Regione, poi all'Ispettorato del lavoro. Erano alcune migliaia, un buon numero per un settore difficile e polverizzato dove metà degli addetti lavorano in nero. Il 38% degli infortuni registrati dall'Inail si verificano nei cantieri. L'Italia ha la più alta incidenza di infortuni nell'edilizia di tutta Europa. I 26 morti in Lombardia dall'inizio dell'anno sono il doppio rispetto ai primi sei mesi del 2002. Su cento cantieri gli ispettori del lavoro riescono a visitarne tre o quattro nell'arco di un anno. La catena dei subappalti invece di accorciarsi si allunga. I migranti forniscono sempre nuove braccia ricattabili da sfruttare al nero. Le leggi ci sono ma non si ha la forza di farle applicare.

CONTRATTO ALIMENTARISTI

Dopo la rottura delle trattative per il rinnovo del contratto, consumatasi due giorni fa, ieri i sindacati del settore alimentare Flai Cgil, Fai Cisl e Uila-Uil hanno proclamato un pacchetto di otto ore di sciopero. Gli scioperi saranno decisi a livello articolato ma dovrebbero essere effettuati tra il 15 e il 31 luglio. Il contratto riguarda circa 400.000 lavoratori ed è scaduto il 31 maggio. Per il rinnovo dell'accordo i sindacati hanno chiesto un aumento di 100 euro medi mensili a regime e una riduzione di orario per i turnisti (otto ore annue per chi lavora su tre turni per sette giorni e quattro ore per chi lavora su tre turni per sei giorni). 


04 LUGLIO 2003

METALMECCANICI COMASCHI IN SCIOPERO

Si allarga la protesta fra le aziende metalmeccaniche comasche per il nuovo contratto di lavoro. A una settimana di distanza dallo sciopero dei lavoratori della Newell organizzato dalla Fiom-Cgil anche i dipendenti della Giardina di Figino Serenza si sono fermati per 8+4 ore come protesta contro il contratto dei metalmeccanici firmato il mese scorso da Fim-Cisl e Uilm - Uil. Lo sciopero si ripeterà oggi per 4 ore congiuntamente con i lavoratori della Newell e altri delegati di alcune fabbriche della zona che si uniranno all’iniziativa. I dipendenti faranno un picchetto davanti all’entrata dello stabilimento per impedire l’entrata e l’uscita dei camion. Obiettivo della Fiom, che non ha firmato l’intesa sull’accordo con Federmeccanica, è costringere le singole aziende a stipulare delle preintese che rimettano in discussione il contratto. I temi più caldi sono gli aumenti salariali, di 135 euro e non 90 come concordato da Fim e Uilm, e l’inquadramento professionale. A questo si aggiungono anche i problemi sorti nelle singole fabbriche, tra cui la Giardina. Le rappresentanze sindacali della Fiom protestano infatti sui mancati aumenti salariali, e sui passaggi di categoria.

DUSCHOLUX: 63 LICENZIAMENTI

All'indomani dell'invio delle 63 lettere di licenziamento ai dipendenti della Duscholux di Chiusa (Bolzano) e all'annuncio dela chiusura, a partire dal prossimo 31 agosto,d ello stabilimento della multinazionale germanica leader nella produzione di bagni e box doccia, e alla luce di quanto emerso dall'assemblea dei lavoratori dell'azienda è intervenuto ieri, con una nota, il segretario del sindacato etnico Asgb Georg Pardeller. Pardeller, proprio in considerazione dell'atteggiamento assunto dalla proprietà germanica della Duscholux che intende mettere sulla strada i suoi 63 dipendenti, chiede che l'amministrazione della Provincia Autonoma e del Comune di Lajon Chiusa dove è ubicata la fabbrica, si garantiscano ottenendo la restituzione delle sovvenzioni e di tutti i benefici che un'azienda ha ottenuto in questi anni lavorando in Alto Adige. Pardeller contesta infatti il fatto che non si può consentire che solo i 63 lavoratori paghino il prezzo e l'azienda se ne vada come se nulla fosse successo dopo aver intascato anche le sovvenzioni concesse loro dagli enti pubblici locali. Il sindacato afferma di aver chiesto un incontro con la direzione aziendale, l'Associazione industriali, l'assessore all'industria Michele di Puppo e il sindaco di Laion.

ARSSA IN AGITAZIONE

Il personale dell'Arssa di Cosenza ha proclamato lo stato d'agitazione per garantire il mantenimento di oltre mille posti di lavoro e si sono riservati ogni possibile azione di lotta a difesa dei loro diritti. I motivi della protesta vengono addotti dal fatto che la Regione Calabria, nella seduta dell'approvazione del bilancio, ha approvato un emendamento per il taglio della spesa riservata all'Arssa. I tagli indotti dall'approvazione dell'Emendamento n. 395 interesseranno le retribuzioni di tutti i lavoratori dell'Arssa, determinando così una palese violazione dei Ccnl dei diversi comparti. Le implicazioni dirette e indirette sono estremamente gravi, in quanto prefigurano il concreto smantellamento dell'Arssa per oggettiva mancanza delle risorse necessarie al suo mantenimento ed al pagamento delle retribuzioni al personale.

SCIOPERO REGIONALE DEI TRASPORTI A TRIESTE

Uno sciopero regionale dei treni è stato proclamato dalle organizzazioni sindacali Filt/Cgil, Fit/Cisl,Uilt/Uil. È previsto dalle 22 di sabato 5 luglio alle 6 di domenica per complessive otto ore. L'astensione dal lavoro comporterà la cancellazione di una decina di convogli. 


5 luglio 2003

NIGERIA: SOSPESO LO SCIOPERO GENERALE

Il sindacato nigeriano dei lavoratori petroliferi (Nupeng) ha sospeso ieri il ritiro dei suoi membri dai terminali e dalle stazioni di distribuzione, visti i progressi nei negoziati col governo per porre fine allo sciopero generale contro il raddoppio di prezzo del combustibile che ha paralizzato l'attività più lucrosa dell'ottavo esportatore mondiale di petrolio. La sospensione è valida fino a lunedì ma il presidente del Nupeng, Peter Akpatason, ha dichiarato di essere ottimista che prima di allora il contenzioso sarà risolto. Lo sciopero, entrato ieri nel suo quinto giorno, ha fermato tutta l'economia del paese più popoloso dell'Africa.

ALPITOUR: INTEGRATIVO AZIENDALE

Per i 1200 dipendenti di Alpitour, il più importante tour operator italiano (controllato al 90% da Ifil e per il 10% dalla Tui, colosso tedesco del settore), è arrivato il primo integrativo aziendale. La parte normativa ha validità da luglio 2003 a ottobre 2006, quella economica scadrà a ottobre 2005 e prevede un premio di risultato annuo a obiettivi: l' obiettivo minimo erogherà 380 euro, mentre il massimo 1400 euro. Nell'orario di lavoro è introdotto un criterio di elasticità secondo il quale l'entrata al lavoro è consentita tra le 8,30 e le 9,30 e l'uscita tra le 17,30 e le 18,30 con una pausa compresa tra un minimo di 45 minuti e un massimo di 2 ore.

ARCORIA: LICENZIATO UN DELEGATO

Di lavoratori licenziati per ingiustificato motivo ce ne sono a centinaia, ma quando si arriva anche a falsificare le ragioni di un licenziamento significa proprio che si è arrivati a un vero delirio di onnipotenza da parte dei padroni. Questo è accaduto a Enzo Zampone, operatore archeologico napoletano con contratto da operaio edile, rappresentante delle Rsu all'Arkgeo. E' stato licenziato in tronco in base all'art. 98, per "assenza ingiustificata". Il telegramma è arrivato il 27 giugno, il giorno dopo un colorito colloquio con l'amministratore della società che aveva detto a un assistente: "Licenziamelo a questo, non lo voglio più vedere". Zampone viene assunto 2 anni fa dall'Arcoria, consorzio di tre società edili con numerosi appalti per le infrastrutture dell'alta velocità e per scavi archeologici nel napoletano. Quando l'impianto di Caivano chiude chiude, viene messo in cassa integrazione insieme a altri 14 operai. Dopo qualche mese arriva una strana telefonata della compagnia che chiede a Zampone un intervento nell'albergo appena acquistato dal consorzio a Baia, sul litorale domizio, per rifare l'impianto elettrico. Si tratterebbe già di una prima violazione visto che il lavoratore era in cassa integrazione - pagato con i soldi dello stato - e quindi non impiegabile senza il ritiro del provvedimento. Enzo rifiuta, ma la compagnia non accetta che non si ottemperi a un "ordine impartito": sospende la cig e lo richiama in servizio. La settimana scorsa ha iniziato di nuovo a lavorare, questa volta in un cantiere dell'Orion, l'altra società del consorzio, per il rifacimento di strade e marciapiedi in via Duomo, nel centro storico di Napoli. Dopo appena due giorni è convocato nuovamente dall'amministrazione, ufficialmente per ricevere lo stipendio di maggio, probabilmente una scusa per riuscire a trovare il pretesto per il licenziamento definitivo. Gli amministratori, infatti, che lo hanno sempre considerato un piantagrane in quanto unico rappresentante della Fillea Cgil, prima gli danno un ben servito verbale, poi gli mandano il telegramma per "assenza ingiustificata". Zampone intanto in quanto rappresentante sindacale, non poteva essere in cassaintegrazione. Non solo. Nel caso in cui - come operaio comune - avesse davvero lasciato il posto di lavoro (e così non è stato) avrebbe potuto essere punito con una multa (un'ora o un giorno di sospensione). Non certo con il licenziamento.

SCIOPERO VODAFONE

Ieri un nuovo sciopero, di 2 ore, indetto da Fim, Fiom e Uilm, dopo quello di 8 ore del 9 maggio, per chiedere all'azienda di conservare tutti i contratti pregressi nel passaggio al nuovo contratto. Vodafone ha infatti disdetto il contratto dei metalmeccanici, e insieme tutti gli integrativi via via accumulati negli anni passati, sin da quando i lavoratori erano dipendenti Olivetti. D'ora in poi intende applicare il contratto delle telecomunicazioni, e non riconosce più i sindacati dei metalmeccanici come rappresentativi. Proprio la disdetta di tutti i vecchi accordi ha portato alla rottura delle trattative a fine marzo. Ieri la media delle adesioni è stata del 75%, con punte dell'80%. La determinazione dei lavoratori si è rafforzata dopo il road show con l'azienda di una decina di giorni fa: hanno proposto di passare dal premio di risultato a un bonus. Ma sarebbe come passare da un istituto contrattato a un premio elargito a discrezione dell'azienda». La Fiom spiega che a Vodafone viene chiesto di non cancellare tutta la contrattazione pregressa: insomma, si cambi pure il contratto, da metalmeccanici a tlc, ma i lavoratori non perdano quanto finora acquisito. Nel contratto delle tlc ci sono una serie di flessibilità che, se accolte, porterebbero indietro le tutele dei dipendenti. 


06 luglio 2003

ALCANTARA: SCIOPERO

I lavoratori dell' Alcantara, l' azienda del polo chimico di Nera Montoro, sciopereranno lunedì prossimo per un' ora, dalle 9 alle 10, con assemblea davanti all' ingresso dello stabilimento per protestare contro quelle che hanno definito "inadempienze" della direzione aziendale. All'Alcantara si produce la speciale fibra dai molti usi che vanno dai rivestimenti interni delle vetture ad utilizzi nel settore dell'edilizia. Vengono contestate anche alcune decisioni aziendali su ruoli sindacali e problemi normativi mentre, in vista della possibile applicazione della cassa integrazione, i lavoratori chiedono che interessi tutti i dipendenti attraverso il criterio della rotazione.

STABILIMENTO MILITARE DI BAIANO

L'ultima parola spetterà alle assemblee dei lavoratori, che saranno chiamate nei prossimi giorni a pronunciarsi sull'accordo raggiunto tra Segredifesa, Agenzia Industrie Difesa e le rappresentanze sindacali dello Stabilimento militare di Baiano. Ma intanto sulla vertenza che si protraeva da oltre due anni si è scritto il capitolo definitivo: quello relativo alla definizione degli organici che passeranno dall'Amministrazione difesa all'Agenzie Industrie Difesa. A pieno regime, la nuova struttura funzionerà con 261 dipendenti civili di cui 129 cosidetti "diretti" (artificieri-esplosivisti) e 132 "indiretti" (impiegati, addetti alle manutenzioni e ad altri servizi interni). L'accordo è stato sottoscritto dai confederali e dall'Ugl mentre Andc, Rdb e Flp hanno abbandonato il tavolo delle trattative venti giorni orsono. Dal nuovo computo organico sono rimaste fuori 34 unità: quelle considerate in esubero e che verranno reimpiegate nell'ambito della stessa Amministrazione Difesa (ma in sedi lontane dallo stabilimento di Baiano non più di 40 chilometri) come previsto dal protocollo d'intesa siglato con il sottosegretario alla Difesa. 


7 luglio 2003

EIPLI: SALVATI GLI STIPENDI?

Il comma 45 dell'articolo 80 della legge numero 289 del 2002 ha previsto un finanziamento a favore degli Enti Irrigui pari a 125 milioni di euro complessivi, attraverso l'erogazione di un mutuo quindicinale di 15 milioni di euro per anno. La quota riservata all'Ente Irrigazione Appulo Lucano supera i 40 milioni di euro. Parole vuote per i lavoratori che non percepiscono lo stipendio da ben 13 mesi. Oggi, dopo l'ennesimo rinvio dovuto a problemi di natura burocratica, quel famoso mutuo con il quale si conta di saldare tutte le spettanze arretrate dovrebbe essere firmato. Il condizionale è d'obbligo. Tra gli stessi dipendenti serpeggia lo scetticismo alimentato dalle promesse non mantenute. Ai dipendenti dell'Eipli è stato prospettato un flusso di risorse economiche che nessuno ha ancora visto. I sindacati, che alle promesse hanno fatto ormai il callo, minacciano ancora una volta clamorose azioni di protesta. Sono disposti ad aspettare non solo oggi, nemmeno domani, ma fino al 18 luglio prossimo: "Se non saranno pagati gli stipendi e in mancanza di notizie certe sul futuro - è scritto in una nota congiunta di Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uilcem-Uil - a partire dal 18 i lavoratori si asterranno dal lavoro non garantendo, nel contempo, l'erogazione del servizio idrico".

SMECO: MOBILITA' PER 26 ADDETTI

Senza stipendio da tre mesi i dipendenti della Smeco, la società calabrese a cui è affidata la gestione dei depuratori. Il personale, inoltre, dall'ottobre 200 non riceve, i rimborsi chilometrici. La Smeco ha chiesto la mobilità per 26 lavoratori prospettando un contratto di solidarietà che con una riduzione dell'orario di lavoro dovrebbe diminuire i disagi per tutti. Per la Uilcem, la soluzione prospettata dalla Smeco non soddisfa al cento per cento anche perché ritenuta sproporzionata rispetto al numero degli addetti che dovrebbero essere posti in mobilità. La proposta relativa al contratto di solidarietà avanzata dall'azienda dovrà essere sottoposta all'attenzione dei lavoratori. I dipendenti della Smeco più volte in passato si sono visti costretti ad attuare manifestazioni di protesta. L'azienda, non si sa bene per quali motivi, non paga puntualmente gli stipendi e altre competenze accessorie. E così, quando siamo ormai vicini alla metà del mese di luglio, i dipendenti sono costretti a reclamare le spettanze degli ultimi tre mesi mentre è da quasi un anno che non vengono pagati i rimborsi chilometrici. La ciliegina della torta è rappresentata dalla messa in mobilità di ventisei lavoratori.

NUOVO PIGNONE: SCIOPERO

I sindacati della provincia di Vibo Valentia terranno lo sciopero programmato per venerdì 11 luglio. "E' di straordinaria importanza - scrivono i sindacalisti - lo sciopero generale, che unitariamente Cgil-Cisl-Uil di Vibo, hanno programmato per l'11 luglio. Non solo per salvare e rilanciare lo stabilimento del Pignone ma per creare le condizioni del rilancio e dello sviluppo di tutto il comprensorio Vibonese". La vertenza è aperta dal 5 giugno dopo che la Direzione del Nuovo Pignone ha avviato la procedura della messa in Cassa Integrazione Straordinaria per due anni a zero ore per 43 lavoratori, cioè quasi il 40% delle forze lavoro occupata nello stabilimento, il che significa di fatto il licenziamento di questi lavoratori oltre al licenziamento che ne seguirà di centinaia e centinaia di lavoratori dell'Indotto che attualmente lavorano dentro e intorno allo stabilimento di Vibo Marina.

ETHECO

I lavoratori ex Etheco sono pronti ad ogni forma di mobilitazione che serva a costruire una soluzione di rilancio industriale e ricollocazione dei lavoratori. Nel frattempo si augurano che la prima seduta della vendita ad asta pubblica dei suoli dell'ex fabbrica di termostati, che si dovrà tenerenella giornata di mercoledì vada deserta. E' un'arma a doppio taglio: l'asta può andare deserta anche più volte e questo espone al rischio di una possibile speculazione visto che il prezzo base, fissato in circa 32 miliardi di vecchie lire dalla perizia effettuata dal Tribunale, si abbasserà notevolmente. Ma se anche l'asta dovesse andare a buon fine, l'eventuale acquirente non sarebbe tenuto in alcun caso a tenere conto dei lavoratori e a reinserirli in produzione. La decisione di effettuare le due giornate di mobilitazione sono state prese nei giorni scorsi nel corso di un assemblea che si è tenuta presso il centro sociale di via Cantarella. Il sindacato cerca di individuare un imprenditore che accetti di inserire nel contratto una sorta di "clausola sociale". Nei giorni scorsi un imprenditore salernitano, insieme all'assessore alle attività produttive Mari, ha fatto visita ai capannoni ex Etheco mostrando interesse a investire nell'area. 


8 luglio 2003

BREMBO: SCIOPERO FIOM

Il "grande capo" di Federmeccanica non se l'aspettava proprio tanta resistenza. Ieri davanti alla sua azienda, la Brembo di Curno, in provincia di Bergamo, c'erano 700 tute blu provenienti da tutta la zona industriale bergamasca per dare vita ad un'altra giornata di sciopero (di tre ore) per il contratto nazionale. "Dopo due mesi siamo ancora qui e gli diciamo che continueremo la lotta per ottenere un vero contratto", dice Giorgio Cremaschi, segretario nazionale Fiom, dal palco improvvisato davanti alla fabbrica. "Il contratto firmato il 7 maggio toglie dignità al salario, insulta e lede i diritti nei luoghi di lavoro sulla flessibilità e sugli orari e colpisce i diritti della contrattazione". Bombassei alla vista degli operai che uscivano in strada per aggiungersi agli altri che nel frattempo si erano radunati nel piazzale di fronte ha gridato "Quel fischietto te lo metto in gola", ad un delegato mentre richiamava l'inizio dell'astensione dal lavoro. Ma i lavoratori non si sono fatti intimidire. L'obiettivo della Fiom è la riapertura del tavolo delle trattative che parta dalla piattaforma votata dalla stragrande maggioranza dei lavoratori nelle assemblee.

NIGERIA: SCIOPERO REPRESSO

La polizia spara ed uccide almeno dieci manifestanti. Lagos, la capitale del paese abitata da circa tredici milioni di abitanti, ieri, era nel caos. Migliaia di persone si sono riversate nelle strade, hanno bloccato gli autobus pubblici, hanno incendiato i copertoni delle macchine per protestare contro gli aumenti del prezzo del carburante deciso dal governo del presidente Olusegun Obasanjo. Anche molti negozi della capitale, gli sportelli delle banche e alcune zone del porto sono rimasti chiusi, in appoggio alla sciopero proclamato il 30 giugno scorso dal maggiore sindacato del paese, il Nigeria Labour Congress (Nlc) e da un'altra piccola organizzazione dei lavoratori, il Trade Union Congress (Tuc). Il presidente del Nlc, Adams Oshiomhole, ha denunciato il ricorso alle armi da fuoco fatto dalla polizia ed ha detto che "un accordo con il governo è ancora distante". Il governo non vuole accettare la riduzione del prezzo del carburante proposta dal sindacato. Due settimana fa, l'esecutivo decise in modo unilaterale di togliere i sussidi e di aumentare del 54% il prezzo della benzina e quello del gasolio. La misura è risultata subito antipopolare, poiché non si sono colpiti solo i propretari di autovetture private ma ha provocato un aumento del prezzo dei biglietti dei trasporti pubblici. Tutto ciò in un paese che è l'ottavo produttore di greggio al mondo ma ha il gap di non possedere raffinerie proprie ed è costretto a importare metà del carburante che consuma. Mentre il Tuc sembra disposto a bloccare lo sciopero, il Nigeria Labour Congress non demorde. Invece, l'esecutivo vuole arrivare al più presto a un accordo prima che sopraggiunga in Nigeria il presidente americano George W. Bush.

Alla fine, dopo nove giorni, il principale sindacato del grande paese africano, il Nlc, ha messo fine allo sciopero generale dopo che il governo ha proposto un ribasso del prezzo della benzina e dei carburanti in generale. La sospensione dello sciopero ha fatto scendere il prezzo del greggio sui mercati mondiali; il Brent, sulla piazza di Londra, è sceso a 27,37 dollari al barile. 


9 luglio 2003

INFORTUNI SUL LAVORO

Mentre stava lavorando alla "Società Metalmeccanica Industriale" di Maratta Bassa, che produce strutture in ferro per gru e impalcature, un giovane operaio è stato colpito da alcuni manufatti in ferro. Sono stati gli stessi compagni di lavoro a prestare i primi soccorsi all'operaio, che ha riportato la frattura di entrambe le gambe e varie lesioni al torace. Sono in corso accertamenti da parte dei carabinieri del nucleo operativo e radiomobile del compagnia di Terni. La struttura in cui si è verificato l’infortunio è stata posta sotto sequestro per accertare la dinamica del ferimento dell’operaio.

Azedin Buik, un algerino di 35 anni, colpito in testa dal tubolare in ferro del ponteggio staccatosi all’improvviso dalla struttura portante, è in progonosi riservata all'ospedale di Vasto. Il carpentiere, al suo primo giorno di lavoro, che si trovava sul piazzale, non si è accorto del distacco ed è stato centrato in pieno dal tubolare, caduto da un’altezza di quasi due metri e mezzo. Il cantiere edìle è stato posto sotto sequestro dagli uomini della Polizia Municipale di San Salvo che hanno rimesso un rapporto alla procura di Vasto.

Un altro grave infortunio sul lavoro, per fortuna non mortale, avvenuto a 24 ore di distanza da quello di Giussano che e costato la vita a Antonio Nespoli. Martedì, in una fabbrica di Albiate, un operaio è stato schiacciato da una pesante lastra in acciaio. La prognosi è riservata ma l'uomo non è in pericolo di vita. L'uomo vittima dell'incidente è un operaio pachistano regolarmente assunto. A.Z. ventitreenne abitante a Mariano Comense è ora ricoverato all'ospedale a Monza dove è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico. Il giovane ha infatti riportato lo schiacciamento del bacino e pesanti lesioni agli arti inferiori. L'infortunio è avvenuto allo stabilimento Ranger Plast, azienda per la lavorazione di materie plastiche una delle fabbriche di cui è proprietario Alberto Rossini di Carate uno dei più noti industriali della Brianza. In fabbrica sono arrivati i carabinieri della stazione di Carate e gli ispettori della Asl3 per avviare le indagini sulla meccanica dell'incidente.

CASEIFICIO "AMERICA": VERTENZA PER 7 OPERAI

È stata rinviata a mercoledì 16 l'udienza davanti al giudice del lavoro per discutere la vertenza aperta dalla Flai Cgil che vede coinvolti sette operai marocchini licenziati dai titolari del caseificio "America" a Gioia del Colle. Il giudice del lavoro deve pronunciarsi sulla richiesta della Cgil che chiede il reintegro dei sette operai. A giudizio del sindacato gli operai marocchini sono stati licenziati senza giusta causa, per essersi ribellati alle continue discriminazioni razziali, ai maltrattamenti, allo sfruttamento e per essersi iscritti al sindacato. Da parte sua, l'azienda ha inviato le lettere di licenziamento sostenendo la giusta causa in conseguenza di "addebiti" mossi ai lavoratori e tali da aver inclinato "il rapporto fiduciario".

ETHECO

L'assessore comunale al lavoro di Gioia del Colle ha ricevuto la delegazione di operai e sindacalisti, che avevano organizzato un sit-in davanti a Palazzo di città, per illustrare le linee guida del piano che dovrebbe portare alla reindustrializzazione dell'ex Etheco e alla relativa ricollocazione delle maestranze. Alcune proposte di acquisizione sembrano farsi avanti. Durante una visita al sito, nei giorni scorsi, sarebbe stato manifestato interesse per l'acquisizione della struttura e annunciata, a breve, la presentazione di piano industriale. L'altra strada da sostenere sarebbe quella seguita dall'Asi che ha innescato la procedura della legge 448, alla quale si è opposta il curatore, che dà facoltà alle Asi di acquistare gli opifici dismessi a valori attualizzati applicando la detrazione dei contributi pubblici ottenuti. Questo in vista di possibili riconversioni industriali. E per questo bisognerà coinvolgere "Sviluppo Italia". Solo in questi casi si potrà avere la certezza che la il problema dei 136 operai in mobilità, potrà essere inserita nella trattativa di rilancio produttivo del sito.

IBLA: SOTTOSCRITTA L'INTESA

Nuova attività per gli ex lavoratori della Ibla Spa. Dopo la firma della Cassa integrazione straordinaria da parte dei funzionari del ministero del Welfare, è stata sottoscritta l'intesa che contempla le mansioni da effettuare per i 17 operai dell'ex fabbrica residenti a Ragusa. Questi ultimi verranno ricollocati secondo il seguente schema: 5 alla Provincia, 4 al Comune, 4 all'Ausl e 4 all'azienda ospedaliera "Civile-Ompa". Le due aziende sanitarie avranno la possibilità di utilizzare unità di quinta e sesta qualifica che si occuperanno di servizi di manutenzione. Le unità in forza al Comune frequenteranno dei corsi di formazione. Gli altri dipendenti con qualifiche più elevate, tra questi anche l'ex direttore dello stabilimento, saranno impiegati dalla Provincia. Le mansioni erano già state predefinite nei giorni scorsi sulla base di un accordo raggiunto tra le parti. Ogni ente erogherà un'integrazione salariale che, unita alle spettanze della Cigs, dovrebbe consentire ad ogni unità di percepire un salario mensile più che dignitoso. La Cigs avrà valore sino al 25 marzo del prossimo anno, mentre le somme riferite all'ammortizzatore sociale che verranno liquidate dall'Inps di Ragusa si riferiscono ai periodi a partire dal 26 marzo di quest'anno. 


10 luglio 2003

CANTIERE FIREM BLOCCATO DAGLI OPERAI

Picchetto operaio al cantiere Firem. La protesta si è svolta ieri, all'ora di pranzo. Approfittando del rientro per la mensa degli operai delle altre ditte, quelli di Cir e Coop Costruttori hanno sbarrato la via d'uscita del cantiere, usando delle transenne. Gli operai bloccati all'interno hanno comunque potuto uscire regolarmente a piedi, ma hanno ripreso il lavoro solo con ritardi e difficoltà, visto il blocco ai mezzi. Solo alle 14.30 la situazione è tornata alla normalità. "Ci dispiace creare disagi ad altri operai – spiega Filippo Rocco, della Fillea Cgil – ma è l'unico strumento a nostra disposizione per richiamare l'attenzione sui dipendenti di Cir e Coop Costruttori e per impedire che le Ferrovie mandino tranquillamente avanti i lavori ignorandoli". I venti operai di Cir e Coop Costruttori devono ricevere da maggio il salario, che sarebbe nelle casse delle Ferrovie. Da giugno infatti Coop Costruttori è in amministrazione straordinaria.

ZANUSSI

Continuano ad essere agitate le acque in casa Zanussi. Dopo il passaggio della titolarità della fabbrica rodigina dall'Electrolux alla Sole Motor Division, gli operai rodigini si interrogano sul proprio futuro. E' previsto per lunedì prossimo a Treviso l'incontro fra i nuovi vertici aziendali e le rappresentanze sindacali regionali e locali. Quello che più preoccupa sindacati e lavoratori sono le voci, insistenti, che parlano di un parziale trasferimento della produzione da Rovigo a Belluno.

TEREX: 60 OPERAI A CASA

Continuano a soffiare sempre più insistentemente i venti della crisi internazionale anche nel mondo del lavoro dell'Altotevere. Tanto che prima e dopo le ferie estive, 60 operai di una importante ditta dell'umbertidese saranno costretti a 2 mesi di cassa integrazione. Si tratta dalla "Terex" (ex "Ital Macchine"), azienda che produce grossi macchinari per la lavorazione edile, che in seguito a gravi inflessioni del mercato, soprattutto americano, si è vista ridurre la mole di lavoro interno. Così è stato richiesto, quindi attivato in accordo con le categorie sindacali, il provvedimento della cassa integrazione. I 60 dipendenti si asterranno dal lavoro a rotazione per l'intero mese di luglio e per tutto quello di settembre.

PIU' FATTURATO MENO UTILI PER LE AGENZIE INTERINALI

Per le 75 società di lavoro interinale operanti in Italia, con tremila agenzie attive su tutto il territorio nazionale, il 2002 non è stato un anno buono. Nello scorso anno, infatti, tutte hanno patito un calo di redditività, qualcuna ha lavorato addirittura in perdita. E' l'effetto della guerra dei prezzi che si combatte nel campo aperto sei anni fa dal pacchetto Treu: per conquistare nuovi clienti o tenersi i vecchi, le società fornitrici di lavoro temporaneo si fanno concorrenza abbassando le tariffe. Mentre le cifre precedute dal segno più sono di pubblico dominio, quelle negative sono top secret e vanno intuite. Il calo della redditività è stato verosimilmente di 3-4 punti. Il ricarico è sceso in pochi anni dal 25% al 17%. E' la quota del prezzo finale che le agenzie tengono per sé, per coprire i costi e remunerare il loro servizio. Poiché i costi più di tanto non si possono comprimere, ne consegue una diminuzione degli utili. La diffusione dell'interinale nella pubblica amministrazione, dove si fanno le gare al massimo ribasso, ha eroso ulteriormente il margine operativo lordo delle società fornitrici. Nel 2002 il fatturato dell'interinale ha sfiorato i 3 miliardi di euro (+22% rispetto all'anno precedente). Le "missioni" effettuate sono state 869 mila (+39%), pari a 115 mila lavorarori equivalenti a tempo pieno. La imprese utilizzatrici sono state poco più di 100 mila (+15%). L'incidenza del lavoro interinale sul totale della forza lavoro è stata dello 0,5% (la media europea, decisamente più elevata di quella italiana, è del 2%). L'incidenza sui lavoratori dipendenti è stata dell'1%. E' il settore metalmeccanico da solo quello che continua ad assorbire circa il 30% del lavoro in affito. Il resto del manufatturiero ne utilizza un altro 30%. Nel terziario - dove sono disponibili forme di flessibilità e di precarietà meno care - l'interinale ha registrato una leggera crescita che si aggira intorno al 30%, ma non ha ancora sfondato.

MORTE SUL LAVORO ANCHE PER I MINORI

In meno di una settimana, due minorenni sono rimasti uccisi per incidenti sul lavoro, da un capo all'altro della penisola. Uno, F.C., 15 anni di San Giorgio Nogaro (Udine), martedì scorso è rimasto schiacciato in seguito al ribaltamento di un carrello elevatore in una fabbrica di materassi di San Stino di Livenza. L'altro, S. D., manovale di 17 anni, ha perso la vita venerdì scorso in un cantiere edile di Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani. Un'impalcatura ha ceduto sotto i suoi piedi, facendolo precipitare dal quinto piano di una palzzina residenziale in costruzione. In Italia la normativa vigente preclude la possibilità di svolgere qualunque attività lavorativa al di sotto dei 15 anni, mentre dai 15 ai 18 anni è ammessa, a condizione che non si tratti di attività usuranti o pericolose. 


11 luglio 2003

SIEMENS

Con un aut aut la Siemens Mobile Communication Spa ha annunciato ai sindacati l'intenzione di tagliare del 60% l'organico. Prendere o lasciare, perché l'alternativa è la chiusura del sito produttivo. I tagli riguarderebbero circa 420 addetti su 725, una soluzione improponibile per Fim, Fiom e Uilm anche se la società avrebbe garantito una fuoriuscita soft attraverso la "spontanea adesione" dei lavoratori alla mobilità. Dopo l'accordo del 2001 che aveva già comportato 190 licenziamenti, la società aveva garantito che lo stabilimento sarebbe diventato un sito produttivo d'innovazione, con le commesse per l'Umts e l'unico punto di riferimento del mobile Siemens nel mondo. I lavoratori hanno riempito i magazzini esclusivamente con materiali per Gsm ed Edge, continuando a smaltire in questi mesi la cassa integrazione a rotazione, e ora vengono a sapere che la società tedesca non ha nessun'intenzione di puntare su Marcianise, anzi è pronta a scaricare la fabbrica senza pensarci due volte e venderla al migliore offerente, magari alla multinazionale americana Celestica.

DIESSE RUBBER HOSES: INFORTUNIO

Un grave incidente sul lavoro ha fatto scattare la protesta degli operai della Diesse Rubber Hoses di Filago. I lavoratori hanno incrociato le braccia per otto ore chiedendo più attenzione alla sicurezza in fabbrica. L'incidente è accaduto l'altra notte verso le 3,30: un operaio cinese di 32 anni, che abita a Trezzo, è rimasto intrappolato dal braccio robotizzato di un macchinario. Subito soccorso dai colleghi, è stato trasportato d'urgenza agli Ospedali Riuniti di Bergamo: il giovane ha riportato gravi ferite, ma è fuori pericolo. Alla Diesse Rubber Hoses, che produce tubi di gomma flessibili per l'alta pressione, lavorano 155 persone tra operai e impiegati, molti sono extracomunitari. Tutti gli operai si sono fermati per aiutare il loro compagno. Poi hanno deciso di interrompere l'attività, d'accordo con i sindacati provinciali: ha aderito il 90 per cento dei lavoratori. Davanti ai cancelli dello stabilimento è stato organizzato un sit-in e i rappresentanti sindacali hanno chiesto un incontro urgente con la direzione.

MATEC

Nei mesi scorsi la mobilitazione e le proteste, che avevano interessato anche la sede del gruppo a Brescia, ora l’accordo. L’intesa - raggiunta la scorsa notte - prevede la messa in mobilità di 46 lavoratori (32 sono i pensionabili) della Matec di Scandicci (gruppo Lonati); contemporaneamente previsti nuovi investimenti e il mantenimento dell’impianto produttivo con un organico di 330 unità.