mercoledi 15 ottobre 2003 - snaterinforma  

NOTIZIARIO a cura del Centro di Documentazione e Lotta
E-mail: cen_doc_lotta@yahoo.it

Fax 06233213975
07/10-13/10/2003


7 ottobre 2003

GFT DI TORINO: LA CRISI DEL TESSILE

"Fino a due anni fa realizzavamo giacche da uomo per le grandi firme - come Armani e Valentino - segno di una professionalità di alto livello che ci veniva riconosciuta. L'azienda ci ricompensava con benefit importanti quali il trasporto gratuito dalla propria casa allo stabilimento e il riconoscimento del cottimo. Eravamo tutte orgogliose di quello che facevamo. Oggi siamo davanti ai cancelli di una fabbrica chiusa, senza stipendio da aprile scorso. Quando si dice dalle stelle alle stalle". Questa la storia raccontata da una lavoratrice del Gruppo Finanziario Tessile dello stabilimento di Bosconero, paese a metà strada fra Torino e Ivrea. Una donna che ha vissuto sulla propria pelle lo smembramento del colosso dell'industriale tessile nazionale. Quando il Gft è entrato in crisi. Ogni stabilimento del gruppo è stato messo sul mercato separatamente. Bosconero fu comprato da Cerruti, che, parallelamente, all'acquisto dello stabilimento piemontese, entra in una grave crisi finanziaria. Per i 160 dipendenti di Bosconero il futuro, con l'avvio delle procedure di mobilità, si fa problematico. Quando le speranze sembrano perse, dopo 8 mesi di trattativa, nel 2002 si riesce a trovare un nuovo proprietario. Si tratta dei fratelli Termini che in qualità di contoterzisti dovevano continuare la produzione per la Hitman (di Cerruti). Ma i soldi delle commesse non sono mai arrivati. Gap s.r.l. - Gruppo abbigliamento piemontese - è il nome che con la nuova gestione acquisisce lo stabilimento di Bosconero, diventando il corrispondente del torinese Codis specializzato nella produzione di abbigliamento femminile. Tra le lavoratrici, chi è potuta scappare e trovarsi un altro lavoro l'ha già fatto. Rimangono quelle con oltre trent'anni di sacrifici alle spalle e senza possibilità di ricollocarsi. La crisi del tessile piemontese si è aggravata durante il 2003: 3.350 i lavoratori che hanno perso il posto di lavoro negli ultimi 18 mesi. Oltre trecento gli esuberi annunciati nelle ultime settimane da cinque imprese biellesi: la metà di questi alla Fila che intende chiudere lo stabilimento di Biella. Per altri 1.200 dipendenti si profila la Cig straordinaria. A creare questo situazione di disagio, per un comparto un tempo secondo - in Piemonte - solo a quello dell'auto, la concorrenza sempre più aggressiva dei nuovi mercati. Primo fra tutti quello cinese.

MORTE ALLO ZUCCHERIFICIO DI CELANO

Un operaio di Celano è morto ieri dopo essere rimasto imprigionato con altri suoi colleghi in un pozzo dello zuccherificio della cittadina. La vittima dell'infortunio mortale è Cesidio Benvenuto, di 30 anni; altri tre operai sono stati tratti in salvo dai vigili del fuoco. L'uomo era dipendente di una ditta esterna allo zuccherificio e stava effettuando dei lavori di manutenzione nel pozzo. Secondo i primi accertamenti Benvenuto sarebbe morto a causa delle esalazioni di ossido di carbonio sprigionatesi nel pozzo. I tre operai tratti in salvo erano invece dipendenti dello zuccherificio ed erano intervenuti in soccorso di Benvenuto.

CHRYSLER LICENZIA

Chrysler, la divisione americana di DaimlerChrysler, intende tagliare fino a 4.500 posti di lavoro ricoperti da operai specializzati. Lo ha dichiaato al Financial Times' Manfred Gentz, direttore finanziario di DaimlerChrysler. Il quotidiano precisa che questa è la prima volta che il gruppo conferma i nuovi tagli. Gentz ha osservato che la misura non include sensibili oneri di ristrutturazione quest'anno. La guerra dei prezzi negli Usa avrebbe impedito a Chrysler di spuntare prezzi più alti, come sperato dal management. La casa americana ha già eliminato 26mila posti nell'ampio di un vasto piano di ristrutturazione per ritornare in utile. 


8 ottobre 2003

ERIDANIA: SCIOPERO

Quattro ore di sciopero per tutti i lavoratori del gruppo Eridania Sadam e un'ora per tutti i lavoratori del settore saccarifero sono state proclamate per domani dai sindacati nazionali Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil a seguito dell'incidente mortale avvenuto ieri nello stabilimento Sadam di Celano (L'Aquila), che mette in luce la non applicazione delle norme più elementari di sicurezza da parte delle ditte appaltatrici.

BTICINO E GASFIRE: RESPINTO IL CONFRONTO SUL CONTRATTO

Si complica nel Comasco la battaglia della Fiom sul contratto dei metalmeccanici. Dopo aver annunciato una controffensiva per la stipula di preaccordi in grandi imprese come la Candy e la Bticino , e aver ricevuto un secco rifiuto da parte di queste ultime, ora la Fiom minaccia il ricorso alle vie legali per comportamento antisindacale delle aziende. Il confronto proseguirà dunque anche nel Comasco dove sono annunciati scioperi in diversi stabilimenti per costringere le aziende a non riconoscere l’intesa stipulata da Cisl e Uil lo scorso maggio. Per la Fiom la trattativa è tutt’altro che conclusa. In particolare in multinazionali come la Bticino e la Gasfire, azienda del gruppo Candy, che poco prima delle ferie estive si erano rifiutate di aprire la trattativa si moltiplicheranno le iniziative di lotta. Nelle aziende del gruppo Candy si va avanti con gli scioperi, mentre alla Bticino dopo il rifiuto della proprietà a un incontro, partiranno le iniziative di lotta. A livello locale la situazione più difficile è senz’altro alla Gasfire dove vi è già stato uno sciopero di 4 ore. Nello stabilimento di Erba la piattaforma Fiom è stata votata e approvata a larga maggioranza dai dipendenti. Per quanto riguarda la Bticino, tutto è rimandato a dopo lo sciopero generale del 24 ottobre.

Intanto la Fiom ha spostato da 17 ottobre al 7 novembre lo sciopero a sostegno della vertenza per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici. La decisione è stata presa per dare modo alla categoria di impegnare le strutture nella riuscita dello sciopero generale del 24 ottobre contro la riforma previdenziale.

OPERAI DELLA LIMA IN SCIOPERO

Uno sciopero di otto ore dei 90 lavoratori della "Lima" di Isola (Vicenza). L’hanno proclamato per venerdì i sindacati Filtea-Cgil e Femca-Cisl: dopo mesi di incertezza l’azienda è ora in liquidazione e si teme che si voglia svendere un marchio storico e spostare all’estero la produzione. Davanti allo stabilimento di Isola sarà stabilito un presidio a partire dalle 8. Il nuovo consiglio di amministrazione del gruppo Marzotto ha comunicato la decisione irrevocabile di ridurre di 125 dipendenti (110 operai e 15 impiegati) sugli attuali 376 nella filatura di Piovene Rocchette. Nel corso del 2002 e del 2003 c'è stato un forte ridimensionamento del settore abbigliamento con la chiusura degli stabilimenti di Manerbio, Noventa Vicentina, e Praia a Mare, Valdagno con la perdita di circa 1.000 posti di lavoro complessivamente.

PUBBLICO IMPIEGO: SCIOPERO A VICENZA

La Fp-Cgil di Vicenza ha indetto per venerdì uno sciopero di 2 ore (le ultime due di ogni turno) del pubblico impiego contro la legge 30 del 2003 (riforma mercato del lavoro). La Cgil ha indetto lo sciopero poiché questa legge non soltanto è un attacco scellerato contro la parte più debole del mondo del lavoro (i lavoratori), ma anche perché produce una trasformazione del ruolo del sindacato. Quali saranno gli effetti della riforma è presto detto: rendere il lavoro a tempo indeterminato il vero lavoro atipico; trasformare il contratto collettivo nazionale in una forma residuale di contratto; trasformare il sindacato da soggetto politico-sociale autonomo, anche conflittuale e certamente portatore di interessi generali (dei lavoratori), in una sorta di soggetto istituzionale, controllabile ed influenzabile. C'è un filo nero che lega insieme, in un abbraccio nefasto, l'attacco ai diritti del lavoro, alla compressione del sistema pensionistico pubblico, allo smantellamento progressivo del sistema sanitario nazionale, alla disarticolazione della scuola (pubblica). In tale prospettiva la riforma costituzionale in discussione - che mira al superamento del sistema di garanzie e di contrappesi oggi in essere - è la cornice naturale entro la quale collocare l'attacco generale ai diritti.

BONFERRARO SPA: SCIOPERO CGIL

Ieri mattina uno sciopero indetto dalla Fiom ha bloccato, dalle 7 alle 11 , la Bonferraro spa di Sorgà, con alcune centinaia di operai. Sciopero che è proseguito per tutto il giorno con piccoli gruppi di alcune decine di operai che hanno presenziato i cancelli di entrata fino alla fine dei turni di lavoro. Si sciopera per far firmare all’azienda il pre-contratto dei metalmeccanici. L'adesione, secondo la Fiom, è stata del 90 per cento, e le interruzioni di lavoro sono articolate e decise giornalmente. I manifestanti sono stati sorvegliati a distanza, in maniera discreta, da alcuni carabinieri: solo verso le 10, all'arrivo di un'auto blu con a bordo l'amministratore delegato, c'è stato un attimo di tensione per un improvviso sit-in. Ma l'intervento del segretario provinciale della Fiom ha convinto gli stessi a lasciare passare l'auto fatta segno però da applausi ironici e da slogan. Durante il presidio delle due entrate dello stabilimento, che occupa circa 700 operai, diversi automezzi carichi di materiale sono stati dirottati su un grande piazzale esterno. Gli scioperi continueranno anche nei prossimi giorni con modalità e tempi da decidersi di volta in volta.

NAPOLI: LSU IN RIVOLTA

Una vertenza interna tra l’amministrazione di piazza Matteotti e un gruppo di Lsu, assunti temporaneamente presso le strutture che stanno gestendo l’operazione di censimento e guida all’inserimento dei disoccupati napoletani; i lavoratori socialmente utili chiedono garanzie sul futuro. Per questo avevano chiesto di aprire un tavolo di trattative con il presidente della giunta provinciale, Amato Lamberti. Si tratta di centocinque lavoratori assunti a tempo determinato - sei mesi - l’estate scorsa: per loro le prospettive erano un semestre di lavoro con la possibilità di concorrere a un bando per un secondo semestre di lavoro nei centri per l’impiego. Ma, con il passare del tempo, non erano giunti segnali riguardo alle modalità e ai tempi del secondo bando, che avrebbe previsto il requisito dell’esperienza specifica. In Procura sono giunti, nelle scorse settimane, alcuni esposti contro la decisione della Provincia di assumere i centocinque Lsu: esposti finiti in un fascicolo. E la notizia, circolata fra i lavoratori socialmente utili, ha fatto loro temere per l’immediato futuro. Così, ieri mattina, è scattata l’occupazione di tre centri in via Giannone, viale della Resistenza, via di Pietravalle. Una quindicina di lavoratori in ogni struttura si è riunita in assemblea impedendo, di fatto, l’attività dei centri per l’impiego. È in queste strutture, una quindicina in tutta la città, che devono cominciare a partire dal 28 ottobre prossimo i colloqui orientativi per i disoccupati che si sono prenotati.

EDS: SCIOPERO

Fari sempre puntati sulla vertenza della multinazionale statunitense Eds che coinvolge direttamente lo stabilimento di Caserta, dove sono impiegati circa trecentotrenta lavoratori. Nell'incontro di oggi previsto a Roma con le parti sociali, l'azienda comunicherà l'entità dei tagli occupazionali previsti per tutti i siti produttivi, compreso quello del capoluogo, nell'ambito di un programma di ridimensionamento degli organici contrastato dalle sigle sindacali confederali. A Caserta sono entrati in fabbrica solo cinque degli addetti, con un'adesione allo sciopero del 98%. La soddisfazione per l'esito dell'iniziativa di lotta che si è protratta per sette ore, si intreccia comunque con le preoccupazioni per un futuro quanto mai incerto.

ZOO DI FUORIGROTTA: OPERAI IN SCIOPERO

Milleduecento animali senza cibo e senz’acqua, e in pericolo di vita se l’emergenza dovesse continuare. È l’effetto della vertenza sullo zoo di Fuorigrotta, chiuso per fallimento dallo scorso 26 settembre. Finora i sedici dipendenti del giardino zoologico (tredici più tre impiegati), senza stipendio da agosto, avevano provveduto volontariamente alla cura degli animali, lavorando come se venissero pagati. Ma da martedì sera sono in sciopero della fame e in assemblea permanente, all’esterno della struttura: con loro i dipendenti della cooperativa che gestisce il parcheggio. Le scorte per gli animali, fornite da un anonimo benefattore (il cibo viene infatti donato), bastano ancora per tre o quattro giorni. "Ormai le chiusure di aziende sono all’ordine del giorno - dicono i dipendenti in agitazione - e quinddici famiglie in mezzo alla strada non interessano a nessuno". 


9 ottobre 2003

NK: CONTINUA LA TRATTATIVA

Il solco scavato tra azienda e sindacato dopo l’annuncio della chiusura della filatura alla Niggeler & Kupfer di Capriolo e l’apertura della procedura per la messa in mobilità per 119 dipendenti non si è ridotto minimamente. L’incontro di ieri ha solo fatto emergere una disponibilità della proprietà a incentivare la mobilità, eventualmente a riassorbire alcuni lavoratori negli altri impianti del gruppo. Gli esuberi dichiarati riguardano solo Capriolo. Le prime indicazioni sull’esito dell’incontro hanno raggiunto i dipendenti di Capriolo impegnati nel presidio davanti ai cancelli. "Vogliamo difendere il nostro lavoro e l’avvenire delle nostre famiglie: non ci facciamo certo intimorire dalla proprietà", hanno ribadito. La mobilitazione prosegue, così come il blocco del lavoro straordinario. Oggi sono preannunciate le assemblee nei quattro turni per informare i lavoratori dell’esito dell’incontro in Aib. Entro il 23 ottobre prossimo sono previste altre due ore di sciopero da attuare nei singoli stabilimenti del gruppo, che ieri si sono fermati per un’ora (due a Capriolo). Il 23 è convocata anche la riunione del coordinamento sindacale nella sede della Niggeler & Kupfer.

LAVORATORI EX CIRIO: NUOVA VERTENZA

Si riaccende la speranza per i lavoratori ex "Cirio" della città di Pagani. L'avvocato difensore di fiducia dei 280 ex dipendenti dello stabilimento di via Verdi, ripresenterà il ricorso con la richiesta di indennizzo all'indirizzo del colosso agro-alimentare che fa capo a Cragnotti. Per la fine di novembre il Giudice del Lavoro potrebbe già pronunciarsi dopo aver escluso la possibilità di un risarcimento danni. Intanto si continua a discutere dei progetti di riconversione industriale dell'ex opificio di via Verdi, rimasto un contenitore vuoto.

PETROLCHIMICO DI GELA: MOBILITA' PER 250

I sindacati hanno ottenuto dal Governo un impegno utile ad accompagnare alla pensione, attraverso la mobilità lunga di 7 anni, 250 operai dell'indotto del Petrolchimico, che comprende anche settori quali la logistica e l'edilizia prima non coperti da ammortizzatori sociali. Il governo ha assunto l'impegno di apportare modifiche al decreto legge 108 del 2002 prevedendo l'eliminazione della riduzione del 20% rispetto all'indennità già decurtata al termine del primo anno di fruizione dell'indennità di mobilità (il basso stipendio che avrebbero percepito è uno dei motivi per cui gli operai hanno rifiutato finora la mobilità prevista dal decreto legge 108) mentre le aziende vengono sgravate dell'onere contributivo semestrale previsto a loro carico. Per far sì che gli operai dell'indotto abbiamo i requisiti temporali necessari ad usufruire della mobilità lunga si è eliminato il vincolo del passaggio diretto presso imprese dello stesso settore di attività. Viene considerata in sostanza l'anzianità di stabilimento. Altra novità: mobilità lunga anche per i pensionati giovani cioè chi raggiunge i 40 anni di contributi. Ed infine avranno diritto ad un periodo massimo fino a 36 mesi di mobilità,al fine del conseguimento del diritto della pensione, quei lavoratori di edilizia e logistica per i quali fino ad ieri non era previsto trattamento di mobilità. Così si ritiene che a partire dal 2004, 250 operai dell'indotto potranno andare in pensione alleggerendo la tensione derivata dalla crisi di aziende senza commesse di lavoro che licenziano. Questi impegni entro fine anno troveranno concretezza o in un apposito decreto legge o in una modifica della legge 108 nell'ambito della Finanziaria. Il governo inoltre prevederà la copertura finanziaria della mobilità fino a 250 operai.

IMPIANTO ESAF DI BAU PRESSIU

Giornate decisive per gli operai dell’impianto di potabilizzazione dell’Esaf di Bau Pressiu. Questa mattina il responsabile dell’impianto di Nuxis consegnerà loro le buste paga arretrate relative ai mesi di luglio e agosto. Per gli stipendi, invece, dovranno attendere solo un giorno. Al massimo entro domani, infatti, saranno erogati gli assegni riguardanti gli importi dovuti e con il relativo calcolo delle indennità di turno fissate.

FRIULI: DUE MORTI IN ACCIAIERIA

Due persone sono morte all' interno delle Acciaierie Bertoli Safau (Abs) di Cargnacco di Pozzuolo (Udine). Le notizie su quanto e' accaduto sono ancora frammentarie ma - a quanto si e' appreso - i due operai sarebbero morti sotto alcuni forni. Una terza persona e' stata trasportata in elicottero all' ospedale di Udine, dopo essere stata colpita da malore.


10 ottobre 2003

TIM: ANCORA UN REINTEGRO DI LAVORATORE "ATIPICO"

Alla scadenza del contratto, il 9 gennaio del 2000, il capo reparto di Federico gli ha spiegato che il giorno dopo a quella scrivania si sarebbe seduto qualcun'altro. La Tim rivendica di aver usato i lavoratori interinali per "testare" l'andamento del servizio di assistenza telefonica. E invece ieri, per la seconda volta nell'arco di un mese, il tribunale del lavoro di Bologna ha deciso di dare ragione ai lavoratori interinali che hanno fatto causa alla Tim, stabilendo che Federico è stato utilizzato come un lavoratore dipendente a tutti gli effetti e che per questo motivo il giovane ha diritto ad essere reintegrato e a ricevere tutti i mancati stipendi degli ultimi tre anni e mezzo. Una vittoria in piena regola, dicono alla Cgil. A questo punto si spera che tutte le altre cinquanta cause presentate al tribunale di Bologna ottengano lo stesso risultato positivo. Inoltre, anche se la Legge 30 modifica la figura del lavoratore precario, si spera con queste sentenze di mettere dei paletti anche per le "nuove" figure. Ma a parte gli obiettivi di livello politico generale, quello che rimane della battaglia degli ex lavoratori interinali della Tim di Bologna è il percorso costruito in anni di mobilitazione. Sempre nel 2001, un mese dopo il licenziamento di Federico, duecentoquaranta interinali hanno eletto una delle prime Rsu dei lavoratori precari. Tutti e otto i delegati sono stati licenziati ("non richiamati" direbbero Tim e Adecco) nel corso della ristrutturazione che ha spostato il servizio di call center negli stabilimenti della ex Blu, in provincia di Firenze.

MCDONALD'S CHIUDE

McDonald's Italia chiuderà il 16 ottobre 8 degli 82 ristoranti a gestione diretta. In Italia finora le chiusure avevano coinvolto solo punti vendita in franchising. Azienda e sindacati hanno sottoscritto un accordo per il passaggio "da posto a posto" di lavoro dei 156 addetti dei ristoranti che abbasseranno per sempre la saracinesca. I lavoratori di quattro ristoranti saranno ricollocati in altri negozi della rete McDonald's nel raggio di 30 chilometri. I dipendenti di un quinto locale, invece, saranno traslocati in una provincia limotrofa e riceveranno dall'azienda un contributo di 1.500 euro per le spese di trasferta. La somma verrà erogata, comunque, ai lavoratori che non accetteranno il trasferimento come "incentivo all'esodo". I lavoratori dei tre ristoranti per cui non è stata trovata una ricollocazione "vicina" potranno scegliere tra un posto di lavoro in un locale distante anche centiania di chilometri e sei mensilità come incentivo ad andarsene dalla Company. Sei stipendi che diventano nove per i dipendenti dei due ristoranti chiusi nel Mezzogiorno d'Italia (Ortona e Modica). In ogni caso, c'è da dubitare della possibilità che ragazzi che lavorano part time per un salario più che modesto siano disposti a macinare centinaia di chilometri al giorno o, addirittura, a cambiare residenza per il piacere di friggere patatine e tirare a lucido il pavimento. Secondo McDonald's Italia, le otto chiusure non sono un sintomo della crisi. Quei ristoranti erano stati aperti per battere la concorrenza; assolto il loro compito, si chiudono perché sono "doppioni". I dati confermano però che in Europa McDonald's continua ad avere problemi. Le vendite a settembre sono scese dell'1%. Nel Terzo Mondo sono diminuite addirittura del 4,2%. Ma negli Usa, si consola Big Mac, le vendite sono cresciute del 10%, il balzo più consistente negli ultimi cinque anni.

MORTI BIANCHE ALL'ABS

Luciano e Riccardo stavano lavorando all'interno di un forno alle Acciaierie Bertoli-Safau (Abs) di Cargnacco in provincia di Udine quando, per cause non ancora chiarite dagli inquirenti, si è sprigionata una nube tossica che ha ucciso i due manutentori. Luciano era dipendente della Abs, Riccardo di una ditta appaltatrice. Quando i compagni dei due operai non hanno più avuto risposte dall'interno del forno hanno dato l'allarme. Quel che appare incredibile è che solo due mesi fa altri due operai avevano perso la vita all'interno delle stesse acciaierie Abs. Sono stati posti sotto sequestro gli impianti fissi e mobili del reparto dove è avvenuto l'incidente. Appena in fabbrica si è diffusa la notizia del nuovo, doppio omicidio bianco, i sindacati e le Rsu dell'Abs hanno proclamato otto ore di sciopero. Secondo i sindacati, alla Abs sono troppi i lavori che vengono appaltati a ditte esterne e non sempre tutti conoscono le procedure di sicurezza.

ATENE: MORTE NEI CANTIERI OLIMPICI

Sono già 11 i lavoratori morti in incidenti sul lavoro nei cantieri olimpici di Atene. Ieri ha perso la vita un operaio albanese. I cantieri non si possono fermare, perché entro il mese di marzo 2004 il villaggio olimpico dev'essere consegnato. Più fretta, meno regole, più incidenti con feriti e morti. Ma ieri, dopo l'ennesimo infortunio, gli operai hanno deciso che i cantieri si potevano e si dovevano fermare per uno sciopero sindacale di protesta. I sindacati hanno denunciato la ditta responsabile della costruzione del villaggio per le insufficienti misure di sicurezza e per le condizioni di lavoro estremamente stressanti. Dopo aver proclamato 24 ore di sciopero hanno organizzato una manifestazione di protesta dai cantieri olimpici fino al ministero del lavoro.


 11 ottobre 2003

LAVORATORI DEI TARSPORTI IN LOTTA NEL MONDO

Più di un quarto di milione di lavoratori dei trasporti manifesteranno, lunedì, in 65 paesi contro gli orari di guida eccessivi che ogni giorno mettono a rischio la sicurezza sulle strade. La giornata internazionale d'azione, giunta al settimo anno, fa parte della più vasta campagna della Federazione internazionale dei trasporti (Itf) "la fatica uccide". Dalla Russia, dove il sindacato si è organizzato con cortei e blocchi stradali intorno a Mosca, all'India dove la sigla degli autisti e dei tassisti, Adarsha, terrà una marcia a Bangalore e rivolgerà un appello pubblico al governo locale affinché siano innalzati gli standard di sicurezza. Il sindacato Netwon in Nepal bloccherà per 15 minuti alcune grandi strade per distribuire opuscoli al pubblico e agli autotrasportatori mentre nelle Filippine si stanno tenendo seminari sui contenuti della campagna, lunedì un corteo di autobus sfilerà a Cagayan de Oro. Sono previste manifestazioni e blocchi anche in Europa, dalla Gran Bretagna alla Danimarca, dall'Italia a Cipro. La federazione europea degli autotrasportatori Etf coglierà l'occasione della giornata internazionale per chiedere un regolamento sulle ore di guida e di riposo per i conducenti professionali, compresi quelli dei servizi di consegna a mezzo corriere ed espresso, che la Commissione Ue vorrebbe deregolamentare.

OLANDA

È appena iniziato l'autunno caldo dei trasporti pubblici olandesi. Questa settimana, una serie di scioperi è partita da Rotterdam dove autobus e tram si sono fermati per tre ore. La protesta contro i tagli del governo al trasporto è promossa dal sindacato nazionale di categoria Fnv Bondgenoten e nei prossimi giorni le azioni di blocco arriveranno anche ad Amsterdam, non solo per i mezzi urbani, ma anche per la metropolitana e le ferrovie. Quella dei trasporti è solo la prima di una serie di azioni della federazione Fnv contro la consistente riduzione di risorse per i servizi pubblici prevista dalla finanziaria del 2004: 5,7 miliardi di euro in meno quest'anno e 17 miliardi entro il 2007.

TIMOR EST

Cercano sostegno internazionale i sindacati dei trasporti di Timor Est, per contrastare il crescente antisindacalismo delle imprese coperto dal governo e dalla polizia dell'Onu. La vertenza con la società di servizi aeroportuali Timor air service, Tas, ha già portato al licenziamento di due delegati e all'arresto di un attivista australiano. I rappresentanti della sigla dei trasporti erano arrivati, dopo mesi di trattative, a un accordo con i dirigenti Tas per avere aumenti salariali e orari decenti, dopo che la compagnia negli ultimi tre anni aveva spesso congelato gli stipendi. Successivamente, la Tas si è rimangiata quanto stabilito non concedendo più la maggiorazioni e il sindacato ha deciso di ricorrere allo sciopero. Immediato il licenziamento dei delegati. Inoltre, durante una manifestazione di protesta all'aeroporto di Dili, il 3 ottobre, un noto sindacalista australiano, Mick Killick è stato arrestato da un poliziotto Onu con l'accusa di disobbedienza civile.

IPSE: 92 FUORI

Si è chiusa ieri la procedura di mobilità avviata da Ipse 2000, la società in possesso di una licenza Umts e in via di dismissione. E' stato firmato un accordo che prevede il licenziamento di 92 dipendenti con l'impegno a favorirne il ricollocamento presso la o le aziende che acquisteranno le frequenze di Ipse. Il nuovo codice delle tlc prevede infatti la possibilità di cedere le frequenze ad altri soggetti e Ipse sarà la prima società in Europa a sfruttare la nuova normativa.

LUFTHANSA LICENZIA

Lufthansa ha confermato l'intenzione di tagliare 2 mila dipendenti in Germania, su un totale di 59 mila, senza ricorrere a licenziamenti. Circa la metà dei posti di lavoro verranno eliminati nella società di catering Lsg.

VIBAC: TAGLI IN VISTA

I 170 lavoratori della Vibac dell'Aquila, industria che produce film in polipropilene per la conservazione dei cibi, sono in agitazione da 9 giorni. L'azienda ha infatti avviato improvvisamente una cassa integrazione di 4 settimane per tutti i dipendenti, dopo che per diversi mesi aveva annunciato nuovi investimenti. Investimenti che il management intendeva "scambiare" con il blocco di ben 7 anni della contrattazione, già ferma da 5 anni per un precedente accordo.


12 ottobre 2003

CIVITAVECCHIA: DIPENDENTI COMUNALI IN SCIOPERO

Adesione in massa alla sciopero proclamato per il 28 ottobre ed una manifestazione di protesta fuori all’Aula Pucci prima del consiglio comunale di lunedì pomeriggio. Questi gli unici punti che hanno visto concordi i dipendenti del Pincio e le varie organizzazioni sindacali presenti venerdì mattina al termine di un movimentato dibattito in aula consiliare sull’esternalizzazione dei servizi. In origine l’idea dei lavoratori era stata quella di manifestare sotto le finestre di Palazzo del Pincio, poi per la mancanza delle necessarie autorizzazioni, la manifestazione si è spostata nella sala consiliare. Dal dibattito convulso sono comunque emerse le differenti posizioni assunte in materia di privatizzazioni dei servizi dai sindacati conferedali. Se infatti Cgil e Uil rimangono più fermi nella loro contrarietà al progetto, decisamente più possibilista si è rivelata la posizione della Cisl. La mattinata ha visto anche la presa di posizione di alcuni dipendenti contro le organizzazioni sindacali, accusate di aver scarsamente informato sui processi in corso i lavoratori.

URMET: SCIOPERO

Incroceranno le braccia per otto ore domani i lavoratori della Urmet, l'azienda di Castel Romano alle porte di Pomezia, che produce software e hardware per telecomunicazioni. I dipendenti manifesteranno sotto al ministero del Lavoro proprio mentre le parti sociali si riuniranno per l'ultima volta per discutere la cassa integrazione straordinaria decisa dalla società. Il presidio, al quale parteciperanno anche i lavoratori dello stabilimento di Torino, è stato organizzato proprio contro la scelta unilaterale della Urmet che da domani metterà in Cigs per crisi 110 dipendenti: 46 a Roma e 64 nel capoluogo piemontese su un totale complessivo di 380 addetti. Già due anni fa l'azienda mise in mobilità 28 lavoratori e 37 lo scorso anno, tutti dello stabilimento di Castel Romano.

MONOPOLI TABACCO: 150MILA A RISCHIO

Nel mondo del tabacco sono a rischio 150 mila posti di lavoro. Ad affermarlo è il segretario generale della Uila-Monopoli, Agostino Siciliano. I sindacati di settore intendono contrastare la proposta di Bruxelles di trasformare il premio comunitario non più legato alla sola produzione di tabacco ma dando all'azienda agricola l'opportunità di produrre altri prodotti della terrà ottenendo ugualmente l'aiuto comunitario. L'eventuale agitazione sindacale dei produttori del settore, si legge in una nota, mirerà a difendere l'occupazione di oltre 150 mila lavoratori della filiera italiana del tabacco. "È falsa e demagogica l'idea che in Europa si smetterà di fumare se l'Italia smetterà di produrre tabacco; semplicemente - fa presente il comumicato - si fumeranno miscele importate da altri Paesi generando un grave rallentamento dello sviluppo economico in Regioni italiane già fortemente condizionate da un alto tasso di disoccupazione".

POSTE DI MERCOGLIANO: 40 TRASFERITI

Da domani quaranta lavoratori del Centro provinciale dello smistamento delle poste di Mercogliano saranno trasferiti alla Direzione Provinciale di Napoli. Nel capoluogo partenopeo sarà trasferita la fase di ripartizione, vale a dire la divisione della corrispondenza per codice di avviamento postale. Non si tratterà, assicura l´Ente Poste, di un provvedimento obbligatorio ma di mobilità volontaria: andranno a Napoli i lavoratori che sceglieranno di farlo. Il piano di emergenza è scattato dopo le numerose verifiche sull´inquinamento acustico effettuate dalla stessa azienda poste che ha avuto modo di riscontrare l´impossibilità di proseguire l´attività limitando il rumore. Il passaggio dei camion e dei mezzi pesanti e lo smistamento della posta sono attività da effettuarsi necessariamente anche nelle ore notturne e secondo precise modalità che non permettono di ridurre il rumore. La soluzione prospettata, assicurano, dall´Ente Poste, non creerà alcun disagio o rallentamento nella distribuzione della corrispondenza irpina. I disagi, dunque, si ripercuoteranno sui lavoratori che saranno costretti a viaggiare quotidianamente da Avellino a Napoli. Sul piede di guerra i sindacati che annunciano azioni di protesta da parte dei lavoratori. Nessuno andrà a lavorare a Napoli - annunciano. Gli impiegati del Cpo di Mercogliano sono quasi tutti invalidi che hanno superato i cinquant´anni. Sordomuti e non vedenti che avranno seri problemi a raggiungere tutti i giorni il capoluogo partenopeo e a lavorare su tre turni giornalieri.

POLIPLASTICA DI VILLACIDRO

I dipendenti della Poliplastica del Vomano torneranno domani al lavoro. Ma la vertenza è tutt’altro che risolta. Infatti gli operai hanno percepito solo uno dei tre stipendi arretrati. "Abbiamo preferito tornare in fabbrica", dice un delegato sindacale, "perché l'azienda ha accettato di mettere in atto una parte delle nostre rivendicazioni, come quella di mettere in mobilità 6 lavoratori che alla fine del trattamento potranno andare in pensione. Abbiamo anche concordato un incentivo per le colleghe che andranno in mobilità". Lo sblocco dei contributi in conto occupazione (290 mila euro circa) non può essere considerata la soluzione della crisi dell'aziendale. La Poliplastica deve manifestare le sue reali intenzioni presentando alle parti sociali i propri piani industriali. La ripresa lavorativa fa tirare agli operai un parziale sospiro di sollievo sotto il profilo economico.


13 ottobre 2003

FABER CARTA

Della gravissima situazione alla Faber Carta (le ex Cartiere Miliani)di Castel Raimondo si discuterà oggi nel corso di un'assemblea pubblica. I lavoratori sono in sciopero da otto giorni dopo l'avvio della cassa integrazione ordinaria per la metà dei dipendenti.

BOLIVIA: PROTESTE E 18 MORTI

Negli scontri avvenuti durante gli scioperi e le proteste di ieri a El Alto, in Bolivia, sono morte 18 persone e 57 sono state ferite. Le proteste erano in relazione alla "guerra del gas", cominciata il 15 settembre: i sindacati, i contadini e diversi settori sociali si oppongono alla vendita del gas boliviano a Stati Uniti e Messico.