sabato 19 aprile 2003 - snaterinforma  

NOTIZIARIO a cura del Centro di Documentazione e Lotta
E-mail: cen_doc_lotta@yahoo.it

Fax 06233213975
08/04-16/04/2003


08 aprile 2003

PRECARI IN LOTTA ALLE PAGINE GIALLE

Continua a Milano la protesta degli autisti stranieri addetti alla consegna di guide telefoniche per conto di Seat-Pagine Gialle. I lavoratori si sono presentati davanti al palazzo delle Stelline, con diversi striscioni. "Maroni, volevi i nomi e i cognomi - recitava uno degli slogan - la Nike ha fatto da maestra, Telecom e Seat ci hanno fatto la festa". Gli autisti lavorano per conto di una società che consegna in sub-subappalto gli elenchi telefonici per Seat, guadagnando 150 euro al mese per 12 ore al giorno di lavoro, con la doppia minaccia di perdere l'occupazione e la possibilità di risiedere in Italia qualora decidessero di licenziarsi. La Nike, per spiegare lo slogan, ha aperto la strada trasferendo gli stabilimenti in zone del terzo mondo dove la mano d'opera viene impiegata a costi di sfruttamento, mentre in Italia la Bossi-Fini ha legalizzato questa situazione. E mentre la Nike compete sul mercato internazionale, Seat rappresenta un monopolio e Telecom un oligopolio: come spesso capita, i monopoli privati sono nettamente peggiori di quelli pubblici.

AUTOGRILL IN SCIOPERO

Venerdì 18 aprile sciopereranno i lavoratori della ristorazione autostradale per il rinnovo del contratto del turismo. L'agitazione riguarderà i lavoratori di Autogrill e degli altri punti di ristoro sulla rete. Il contratto che riguarda complessivamente 1,8 milioni di lavoratori (40% stagionali) è scaduto a fine dicembre 2001.

INFORTUNIO ALLA MAGNETI MARELLI

Grave incidente sul lavoro ieri, alla Magneti Marelli di Sulmona. Un operaio di 50 anni ha perso due falangi della mano destra. L'uomo stava facendo delle manovre sull'impianto di tamburo del Ducato, quando la sua mano è rimasta intrappolata dall'ingranaggio. Il pronto intervento in fabbrica, dopo le 17, non è più al servizio dei lavoratori, così l'operaio è stato trasportato nell'ospedale sulmonese da un capo delle guardie e immediatamente ricoverato nel reparto di ortopedia, dove sarà sottoposto ad intervento chirurgico. La rabbia degli operai e sindacati denuncia l'assenza di sicurezza e di assistenza sul posto di lavoro. Lo smembramento del servizio d'infermeria, denunciato più volte, è tornato ad essere oggetto di discussione. "Lavoriamo con impianti inefficienti al 53 per cento", dichiarano alcuni operai, "e ci chiedono ritmi di lavoro molto pesanti, ciò aumenta la possibilità di infortuni". I sindacati hanno incontrato i lavoratori del reparto di manutenzione che, più agguerriti che mai, hanno inveito contro l'azienda e contro alcuni rappresentanti sindacali che tenderebbero a smorzare i toni di una situazione che, invece, si fa sempre più allarmante.

SEBA: 38 POSTI A RISCHIO

Per anni hanno garantito servizi di qualità alle banche della zona per conto della società che gli stessi istituti di credito hanno voluto. Ora rischiano il posto di lavoro, schiacciati da una concorrenza senza scrupoli e dall'assenza di investimenti. La Seba rischia di chiudere e in 38 stanno per perdere i lavoro. I dipendenti della società di servizi - costituita nel '94 da una ramificazione della Seda e controllata da Banca delle Marche per il 45 per cento - hanno incrociato le braccia ieri ed altri quattro giorni di scioperi sono stati già organizzati. A rischiare il posto non sono solo i 38 dipendenti della Seba, ma anche i lavoratori che per conto della società di servizi operano nella formula del sub-appalto.

DISSALATORE DI TRAPANI: LAVORATORI SENZA STIPENDIO

Nessuno si fila 32 lavoratori che sono senza stipendio. Neppure ora che queste 32 persone hanno deciso di chiudere i rubinetti dell'acqua. Sono i dipendenti del dissalatore di contrada Nubia. Un impianto costruito oltre un decennio addietro con il fine di risolvere una volta e per tutte la sete dei trapanesi e che invece alla fine ha lasciato assetati un po' tutti. Una volta per un motivo tecnico, un'altra volta per una ragione gestionale, e poi ancora per lo sciopero dei dipendenti, il dissalatore non ha mai fornito ed erogato l'acqua che avrebbe dovuto dare. La vicenda dei 32 dipendenti senza stipendio è emblematica del modo con il quale l'erogazione idrica viene gestita in Sicilia. L'impianto di Nubia, come il potabilizzatore di Agrigento, sono affidati in gestione alla impresa Di Vincenzo. Tra questa impresa e l'Eas (Ente acquedotto siciliano) c'è un rapporto di dare-avere che è perennemente in rosso. A tutto svantaggio della Di Vincenzo sostengono da questa impresa. Il credito che vanta dall'Eas dicono che è così esorbitante che ha prosciugato le casse, e i dipendenti – del dissalatore e del potabilizzatore – sono già a loro volta in credito degli stipendi di febbraio e marzo. I lavoratori già nelle scorse settimane avevano notificato che avrebbero lavorato "a mezzo servizio", garantendo solo la produzione del 50 per cento d'acqua. Dal 10 aprile riduranno ancora ulteriormente la produzione idrica, portandola quasi a livello zero, produranno quel tanto di acqua che serve a mantenere efficienti gli impianti.

VERTENZA ALL'ANSELMI

Le 240 tute blu dell'azienda meccanica di Camposanpiero, diventata da poco di proprietà delle famiglie Banzato e Terin, stanno scioperando un'ora al giorno per ottenere migliori condizioni ambientali in fabbrica e per un diverso inquadramento professionale. Lo sciopero articolato continuerà anche per tutta la settimana prossima. "Non è possibile che gli amministratori di quest'azienda non ci abbiano mai presentato un piano industriale organico ed esauriente - dicono i sindacati -. La legge sulla 626 non è ben applicata; l'inquadramento professionale attuale non risponde ai criteri dettati dalle norme specifiche del settore ed ai contenuti del contratto nazionale della categoria. O l'azienda viene incontro ai bisogni dei lavoratori lavoratori oppure la vertenza sarà sempre più dura".


 09 aprile 2003

BLOCCO DELLE MERCI ALLA CARTIERA DI DOMUSNOVAS

Blocco delle merci in entrata e in uscita dallo stabilimento, richiesta di intervento da parte dell’amministrazione comunale, ingiunzione di pagamento nei confronti dell’azienda appello al Prefetto. È quanto hanno deciso i lavoratori della cartiera "San Giovanni" e della "Filros", al termine dell’assemblea svoltasi ieri pomeriggio nei locali della fabbrica. I 15 lavoratori delle due aziende sono in cassa integrazione da novembre dell’anno scorso e stanchi dei continui rinvii per il riavvio dello stabilimento hanno deciso di passare dalle parole ai fatti. L’azienda deve corrispondere i salari agli operai, che ammontano a 60 mila euro. Per questo dalle nove di lunedì prossimo, se la situazione non muterà, gli operai bloccheranno l’uscita e l’entrata delle merci.

COOP ESTENSE

Il punto più basso della storia delle relazioni sindacali tra coop e lavoratori è stato forse quello striscione, "La Coop sei tu, chi ti sfrutta di più" esibito allo sciopero del novembre 2001, a Grandemilia di Modena. Dopo quello scontro aspro arrivò una lunga pausa di riflessione. Dopo che nel giugno scorso si passò in pochi giorni da un altro durissimo sciopero alla ripresa delle trattative era già chiaro che la via dell'accordo sarebbe stata imboccata con sempre maggiore decisione. L'ultima fase di una trattativa interminabile, iniziata nel 1999 e che aveva portato i sindacati a presentare addirittura quattro distinte piattaforme, è durata altri nove mesi ed è passata attraverso una consultazione preventiva di tutti i lavoratori. Probabile quindi il sì a consuntivo.

CHIESA & TIRELLI

Situazione ancora in stallo alla Chiesa & Tirelli, tipografia con stabilimenti a Molin Nuovo e Fagagna, specializzata nella stampa di etichette ora messa in liquidazione, con la richiesta di mobilità per 80 dipendenti. Le organizzazioni sindacali attendono l'assemblea dei lavoratori in programma domani per valutare nuove iniziative. Per le maestranze, per le quali scatterà la Cassa integrazione straordinaria per un anno e poi la mobilità. Tra gli ottanta lavoratori, comunque, alcuni sono prossimi all'età della pensione e per loro potrebbe aprirsi una "finestra" nel periodo di mobilità; altri, specializzati (come ad esempio i macchinisti, molto ricercati), potrebbero trovare facilmente una nuova occupazione (le aziende che li assumeranno potranno godere di sgravi contributivi).

POSTE: TAGLIATI 60 POSTI AL CPO DI MODENA

Preoccupazione per molti lavoratori del Cpo (centro operativo postale) modenese dell'Ente Poste il cui futuro è incerto. Infatti, con la nuova riorganizzazione, alcune tipologie di lavoro verranno accorpate a Bologna (ma si parla anche di Reggio Emilia) mentre sono in arrivo nuove macchine che dovrebbero sostituire la forza lavoro esistente. Altre province sono nella stessa condizione. Tra i cambiamenti in arrivo è previsto l'accentramento di molte lavorazioni in alcuni centri attrezzati con macchinari all'avanguardia. Questo comporterà un esubero di personale che nel caso di Modena è di 60 unità (c'è chi parla anche di 90). Se questo si sapeva già da qualche anno non si riesce a capire però con quale criterio saranno collocate le 60 unità. In teoria dovrebbe essere privilegiata l'anzianità di servizio, ma da troppo tempo nelle Poste accade l'esatto contrario. Infatti, gli ultimi assunti, molti nel recapito, sono stati quasi tutti tempestivamente e diversamente applicati in uffici o altre sedi. La parola che va più di moda alle Poste è "vendere". Neanche gli sportellisti sorridono: per la mobilità nazionale, da Modena si sposteranno 25 persone.

AIA: LAVORATORI IN LOTTA

I lavoratori dell'Aia di Reggio Emilia sono pronti a opporsi con tutte le forze all'idea di chiusura dello stabilimento di Villa Bagno, prospettato alla fine di marzo dalla dirigenza del gruppo Agricola Tre Valli, di cui fa parte. Ai sindacati i lavoratori hanno detto di essere pronti a lottare compatti per salvare lo stabilimento e, soprattutto, l'occupazione e il loro posto di lavoro. Le prime iniziative di lotta, che dovranno essere concordate con i dipendenti degli altri stabilimenti dell'azienda (quelli di Verona e Nogarole Rocca), dovrebbero essere il blocco degli straordinari e della flessibilità, ma è probabile che si arrivi presto anche alla proclamazione di una giornata di sciopero. Forti e gravi le ricadute sul piano sociale che comporterebbero la chiusura dello stabilimento, che conta circa 340 posti di lavoro diretti e oltre 100 posti di lavoro indotti.

ENICHEM E POLIMERI EUROPA: SCIOPERO

Sciopero confermato per lunedì 14 aprile. I lavoratori di Enichem e Polimeri Europa rispondono così ai dirigenti dell'Eni che nell'ultimo incontro romano non hanno chiarito il futuro del comparto. Ieri al capannone del Petrolchimico c'è stata l'assemblea con meno di 200 lavoratori. Eppure ieri la chiusura del caprolattame è stata decisamente sancita da una lettera spedita dall'amministratore delegato dell'Enichem, Carmine Cuomo. In ballo ci sono oltre 400 posti di lavoro anche se Enichem ha sempre dichiarato che tutti saranno ricollocati. Per il futuro dell'area bisognerà aspettare ancora, ma già ieri i sindacati mettevano le mani avanti su possibili operazioni di speculazione. Notizie che ieri comunque non hanno suscitato rabbie e tensioni particolari. Il 14 è prevista anche una manifestazione che si dirigerà verso la piazza di Marghera. Un incontro ravvicinato con i cittadini che vivono a ridosso dell'area industriale. Tra i lavoratori comunque sembra esserci un po' di rassegnazione: "Siamo stanchi di dover mettere in discussione ogni due giorni il nostro futuro, qui c'è sempre una novità - spiega un dipendente della Polimeri".

UCAR CARBON: FABBRICA ASSASSINA

Tumori ai polmoni, alla vescica, alla faringe, alla laringe e al cavo orale, silicosi e asbestosi. 33 casi di morti e malati sicuramente provocati dall'ambiente di lavoro, concludono le perizie ordinate dalla procura di Brescia. Il nesso di causalità, che per i tumori alla Breda e a Porto Marghera non sarebbe dimostrabile, questa volta è provato. E' così lampante che l'azienda si affretta a pagare 2 milioni di euro di risarcimento e chiede di patteggiare la pena. L'azienda è la Ucar Carbon di Forno Allione, in Valcamonica, attiva dal 1931 al 1994. Faceva capo all'Union Carbide, la multinazionale della tragedia di Bhopal, acquisita nel '99 dalla Dow Chemicals. La Ucar produceva elettrodi di grafite per forni di fusione. I materiali di più largo impiego erano la pece e il carbone coke che ad alte temperature liberavano idrocarburi policiclici aromatici, accertati cancerogeni. E poi polvere di carbone ovunque e fibre di amianto, cause di silicosi e asbestosi. Sugli alberi attorno alla fabbrica non cresceva foglia. Ciononostante, "si pagava" per entrare all'Ucar, unica grossa azienda in una valle dove si era costretti ad emigrare. «Pur di restare vicini a casa, andava bene tutto, anche bruciarsi gli zoccoli vicino ai forni. E poi c'era la colonia al mare per i figli, il pacco regalo a Natale, cose che qui non si usavano. I risarciti hanno deciso di devolvere 70 mila euro a un fondo comune. Servirà per un libro sulla storia della Ucar, per erigere una stele in memoria della vittime, per premiare tesi di laurea sulla sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro. Il fondo, inoltre, verrà usato per le iniziative che si prenderanno contro un altro regalo della Ucar: una bella discarica con dentro tutti i residui di produzione, una montagnetta che richiede una bonifica più seria di quella fatta dall'Union Carbide, un po' di terra sopra e qualche betulla.

LI.NEA: SCIOPERO DEL TRASPORTO IN TOSCANA

Niente autobus della Li.Nea domani. I 120 lavoratori sono in sciopero – il secondo dopo quello del 10 marzo scorso con una partecipazione del 100% – ma questa volta l'astensione è di otto ore dalle 9.15 alle 11.45 la mattina e dalle 15.15 alle 20.45 il pomeriggio. Bloccate anche le linee delle aree industriali e le corse scolastiche. Questi sono alcuni dei servizi della spa costituita da Ataf, Cap e Floretiabus con un parco bus di 70 automezzi più 13 a noleggio con cui vengono coperti oltre due milioni e mezzo di chilometri. Lo sciopero è stato proclamato da Cgil, Cisl, Uil e Faisa per chiedere il rispetto di alcune regole essenziali delle relazioni sindacali come il rispetto dei turni che vengono predisposti in modo da non avere diritto al buono pasto ma poi gli orari reali sono maggiori. Sotto accusa c'è anche lo stato delle aree di sosta (c'è un esposto alla magistratura e delle ispezioni della Asl) spesso spiazzi sterrati sotto il sole d'estate e la pioggia d'inverno. Ma quello che preoccupa di più è la prossima liberalizzazione del mercato: Li.Nea sta diventando un'azienda border-line in vista delle gare d'appalto. Il costo del lavoro a Li.Nea è inferiore rispetto ad Ataf ma non si può pensare che lo standard di servizio e le condizioni di lavoro di partenza delle gare possano essere queste.

MAGRINI

Non ci sarà nessun licenziamento alla Magrini, oltre un centinaio di dipendenti. Lo garantiscono i vertici della multinazionale austriaca Vatech, proprietaria del sito di Bragno. Però, "ci sarà lavoro sino alla fine dell'estate, poi si vedrà", è quanto comunicato dalla dirigenza alle delegazioni sindacali ieri pomeriggio durante un incontro nello stabilimento. Nessun licenziamento, in caso la crisi legata alla mancanza di commesse, per trasformatori di misura per energia elettrica, dovesse perdurare, al massimo si ricorrerà ad ulteriori periodi di cassa integrazione, ordinaria.

CARDNET

Non si prevede una Pasqua serena per i lavoratori della Cardnet. Circa trenta contratti sono in scadenza nei prossimi giorni e nell’ampio stabilimento della zona industriale di Iglesias dove si producono tessere per carte di credito e telefoniche, la preoccupazione è ancora molto forte. Gli operai dopo tre giorni di sciopero hanno deciso di ritornare al lavoro. La mobilitazione, però, è servita a costringere l’azienda a pagare metà dello stipendio di febbraio. Magra consolazione, anche perché i problemi rimangono, i creditori sollecitano i pagamenti e i rappresentanti sindacali non nascondono le difficoltà. Il Sulcis Iglesiente ne ha abbastanza di fabbriche che, una volta intascati i soldi pubblici, chiudono i battenti.

LAVORO ATIPICO

Co.co.co., interinali, associati in partecipazione, collaboratori occasionali e via precarizzando: quanti sono gli atipici in Italia? Il terzo rapporto dell'Ires parla di una crescita del lavoro "frammentato" nel nostro paese, anche se a ritmi meno impetuosi rispetto agli anni passati. E, non va dimenticato, da poco più di un mese il governo ha approvato la legge 30 (delega 848b), che dà il via a una miriade di contratti precari, e che dunque rischia di trasformare definitivamente l'atipico in tipico nei prossimi anni. I co.co.co. sono stati quantificati in quasi 2 milioni e quattrocentomila, ovvero l'11% del complesso degli occupati. E se nell'anno 1996-97 sono cresciuti del 30%, nel triennio 1997-2000 sono aumentati in media del 13%, mentre nel 2001-02 si è registrata una crescita dell'11,5%. La maggior parte dei co.co.co. non sta sotto i 30 anni, ma tra i 30 e i 39 anni, dove si concentra quasi un terzo dei collaboratori. E, dato che parla più di tutti, ben il 91,1% del totale dei co.co.co. ha un solo datore di lavoro, il che vuol dire che la gran parte dei collaboratori non sono per nulla autonomi, ma piuttosto catalogabili come "dipendenti mascherati". Circa 1 milione e 300 mila lavoratori, dunque oltre la metà, è nelle fasce basse di reddito: non guadagna più di 7500 euro annui, il reddito medio è di 11.590 euro lordi, e le donne guadagnano in media la metà degli uomini. Gli interinali non si possono quantificare come i co.co.co., i dati si possono reperire in base alle "missioni" (periodi di lavoro effettuati): si parla di 74 mila posizioni lavorative, presenti soprattutto nel settore industriale, con forte prevalenza di lavoro maschile. Le donne vengono perlopiù scartate all'atto della selezione (sono il 45% dell'utenza, ma solo il 38% di loro effettua le missioni). Ben il 73% delle filiali delle agenzie di lavoro interinale si trova nel nord, nel centro il 16%, nel sud l'11%. Solo un terzo dei lavoratori interinali viene assunto al termine delle missioni (il 32%), dato inferiore agli stabilizzati dopo un contratto a tempo determinato (40%).


 11 aprile 2003

ALFA ARESE

I cassintegrati dell'Alfa di Arese hanno manifestato ieri alla Stazione centrale di Milano. Gli altoparlanti delle Fs hanno diffuso più volte il comunicato dei cassintegrati che spiegava le ragioni della protesta. La richiesta più pressante è che venga integrato il magro assegno della cig (meno di 600 euro). Richiesta girata da Formigoni al ministero del Welfare e non ancora soddisfatta. La Fiat, intanto, sta smontando le linee delle carrozzerie e gli armadietti dei lavoratori in cig sono già stati scardinati.

BERGAMO: MORTE SUL LAVORO

Sciopero con assemblea all'Ipa di Calcinate (Bg) dove l'altro ieri un infortunio sul lavoro è costato la vita a Ronald Zorzan, 25 anni, appena rieletto delegato della Cisl edili. L'operaio è stato investito frontalmente da un dumper, un mezzo usato per trasportare materiali all'interno dell'azienda che produce prefabbricati. Il giovane è morto sotto gli occhi del padre che stava lavorando nello stesso capannone. E' il sesto omicidio bianco dall'inizio dell'anno in provincia di Bergamo. In poco più di tre mesi solo nel settore dell'edilizia i morti sul lavoro sono stati 56 su scala nazionale, 13 in Lombardia.

ASE2: REFERENDUM SUL CONTRATTO

La Cgil vuole il contratto delle autonomie locali e la parificazione di trattamento tra i lavoratori dell'azienda e i comunali che saranno trasferiti a ASE2. E chiede al sindaco di non procedere anche se, due giorni fa, ha avuto l’okay del Consiglio comunale. Chiesto anche il referenduim tra i lavoratori. I lavoratori sono sempre più perplessi, perchè nonostante a loro sia stato detto e ripetuto che il contratto privato dei lavoratori del settore federacqua e gas prevede un salario maggiore del contratto pubblico, in cambio di due ore di lavoro settimanali in più ieri hanno avuto la conferma che l’applicazione del contratto pubblico gli avrebbe portato in tasca gli stessi soldi dal momento che lavorando due ore in meno avrebbero avuto un salario più basso ma questo era compensato dalla quattordicesima mensilità che il contratto privato non prevede. Tutto si gioca sul diritto di opzione che possono esercitare i lavoratori tra i due tipi di contratto: potrebbero lavorare all’Ase2 restando dipendenti comunali attraverso l’istituto del "comando". Insomma, una situazione che ha del paradossale. E tutto questo a causa di un braccio di ferro tra sindacati che, a Foligno per esempio, ha accettato un contratto diverso per una azienda analoga.

ITEMAR: TRATTATIVE IN CORSO

Una trattativa non-stop tra il gruppo Biasi, i sindacati e le istituzioni regionale e provinciale, per cercare di salvare i 142 posti di lavoro della Itemar di Monsampolo, nelle Marche. Un vicenda che da mesi vede i lavoratori dell'azienda di Monsampolo ed i sindacati di categoria impegnati a scongiurare la chiusura dello stabilimento ed il conseguente, consistente taglio occupazionale. Ieri scadeva il termine dettato dalla richiesta della procedura di mobilità per tutti i lavoratori della Itemar, avanzata a suo tempo dalla proprietà. Alla luce dell'irremovibilità dell'azienda dunque, fortemente decisa a chiudere il polo produttivo di Monsampolo, al momento ad essere "salvati" sarebbero circa la metà dei 164 posti di lavoro complessivamente a rischio, perché ai 22 lavoratori che già da alcune settimane sono stati trasferiti dalla Itemar alla Termotecnica di Colonnella, altra azienda del gruppo Biasi operante in loco, l'azienda avrebbe ieri rimarcato la volontà di aggiungerne altri 60 (mantenendo sia le qualifiche ricoperte che gli scatti di anzianità), di cui 40 da ricollocare sempre presso la Termotecnica e 20 presso la Bts anch'essa facente parte del gruppo veronese. Per tutti gli altri si aprirebbe il baratro del licenziamento.

OPTIMES

I vertici aziendali preferiscono non incontrare i sindacati in regime di sciopero: Anche ieri, infatti, i novanta lavoratori hanno incrociato le braccia, come ormai avviene da giorni, con l'applicazione di uno sciopero "a scacchiera", due ore per ogni turno. E i sindacati hanno finito per accettare l'aut aut dei padroni. In ritardo anche i pagamentid egli stipendi: il mese scorso gli stipendi sono stati accreditati il 20, con parecchi giorni di ritardo rispetto alla norma, ma il problema non si limita a questo. Molti lavoratori, anche questo mese, ancora non percepiscono le spettanze: in banca gli accrediti non risultano: una situazione che mette in agitazione i lavoratori.


 12 aprile 2003

AGRICOLTORI IN LOTTA NEL MONDO

INDIA.
Negli stati indiani di Assam, Bengala occidentale, Kerala e Tamil Nadu, più di 65 mila lavoratori, in gran parte donne, sono ridotti alla fame dopo che alcune imprese di raccolta e lavorazione del tè hanno abbandonato improvvisamente fabbriche e piantagioni. Il sindacato internazionale dei lavoratori alimentari (Iuf) e le sigle affiliate locali hanno lanciato un nuovo appello, nei giorni scorsi, affinché il governo centrale intervenga presto con aiuti, acqua e medicine per contenere una vera e propria crisi umanitaria che sta portando sempre più famiglie alla povertà, alla malnutrizione, alla malattia e, in alcuni casi, anche al suicidio. Nei villaggi dislocati tra le più isolate aree rurali sono state interrotte tutte le attività pubbliche di istruzione e di assistenza medica, tanto la vita delle comunità ruotava intorno alla coltivazione del té. Il crollo dei prezzi dell'ultimo anno ha fatto chiudere 30 piantagioni e 10 imprese in tutto. Nel Kerala, ad esempio, sono più di 20 mila le persone che non ricevono le paghe da quasi due anni.

TRINIDAD.
È sempre più tesa la situazione allo zuccherificio Caroni nell'isola caraibica di Trinidad e Tobago. Il governo insiste per liquidare buona parte dei dipendenti. A febbraio, tutti i 9.200 lavoratori - pagati su base giornaliera - hanno ricevuto dalla direzione una proposta di buonuscita di molto inferiore alla liquidazione che spetterebbe loro, innescando una lunga serie di proteste e di manifestazioni. Il sindacato di categoria Atsgwu sta tentando di impedire altri licenziamenti, dopo i primi 4.000.

SUDAFRICA.
Sono stati licenziati in tronco gli oltre 1.500 lavoratori agricoli della ZZ2, il più grande produttore sudafricano di pomodori in scatola, per avere organizzato e indetto, a partire da martedì, uno sciopero di tre giorni. Secondo la direzione, il blocco della produzione è da considerarsi del tutto illegale, ma il sindacato dice che non c'era altro modo per costringere l'azienda a rispettare e pagare i minimi salariali imposti dalla legge - da 600 a 800 rand al mese, circa 45 euro - , visto che ogni tentativo d'intavolare una trattativa era fallito. Il segretario regionale degli agricoli, Dovhani Tshilande, ha denunciato il forte antisindacalismo praticato dai dirigenti della ZZ2 e anche l'eccesso di trattenute mensili per il cibo e l'alloggio nei dormitori comuni, circa 325 rand, quasi l'intero stipendio. Ai licenziati, dopo avere corrisposto solo 30 rand di liquidazione, è stato ordinato di lasciare subito gli alloggi e, con alcuni camion, gran parte dei 1.500 è stata allontanata dalla fabbrica di Limpopo. 


13 aprile 2003

TAGLI ALLA ATITECH

"Il lavoro è un diritto inviolabile dell'uomo e noi lotteremo per questo. Noi operai Atitech non ci arrendiamo". I giovani operai vedono vacillare il loro impiego, ma sono disposti a difendere il loro diritto al lavoro con grande determinazione. A giugno del 2000, su un'area di 30 mila metri quadrati, a ridosso dell'aeroporto "Arlotta", presso la struttura ora ex-Alenia, avvia la sua attività Atitech, società dell'Alitalia che effettua collaudi e revisioni degli aerei MD 80 e Boeing 737. La società, che si è insediata grazie ai fondi per la reindustrializzazione previsti dalla legge 181 del 1987, è destinata a divenire il secondo polo di manutenzione aeronautica nel Mezzogiorno. Secondo solo allo stabilimento di Napoli-Capodichino. Il piano industriale prevede l'impiego di 227 lavoratori, di cui 77 con contratto di formazione e lavoro e 140 con contratto interinale. Tutti i vari problemi internazionali che si riversano sul settore del trasporto aereo rendono meno appetibile viaggiare in aereo. Vengono cancellati molti voli. L'intero settore aeronautico è in una fase di crisi. E per questo secondo l'Atitech se necessario vanno anche effettuati "tagli" di servizi e di personale, qua e là; anche perchè molte compagnie aeree hanno deciso di rinnovare il loro parco-macchine. Si avvia una sorta di lotta per la sopravvivenza tra le aziende legate al settore. Una lotta nella quale i più deboli soccombono. Ed in questo caso la più debole è l'ultima nata: Atitech jonica. Uno stabilimento con attività meno consolidata rispetto a quello di Napoli e di Roma-Fiumicino. Atitech comincia con il "rivedere" i contratti, in particolare quelli dei lavoratori interinali entro la fine di agosto.

SENZA STIPENDIO ALLA MENSA SARVAM

Mensa Sarvam: da quattro mesi i lavoratori non percepiscono lo stipendio. L’azienda milanese che da circa due anni gestisce l’appalto di preparazione e distribuzione dei pasti per l'Aeronautica Militaredopo aver perso la causa con 23 lavoratori non assunti in virtù del cambio di gestione e dopo aver riassunto le persone già impiegate nella mensa ma che nel corso della gestione precedente erano state già licenziate, da tempo non eroga più gli stipendi. I sindacati hanno adito le vie legali per far recuperare ai lavoratori le mensilità arretrate non corrisposte.

PROTESTA EX LSU

Problemi di pulizia in vista in molte scuole. Martedì è infatti previsto lo sciopero nazionale degli ex lavoratori socialmente utili, ora stabilizzati in cooperative, impiegati per la pulizia delle scuole. E' in gioco sia la stabilità economica che quella lavorativa: è infatti forte il rischio di precarizzazione, anche dei rapporti di lavoro; ci sono infatti i presupposti che si vada a una sorta di liberalizzazione degli appalti al massimo ribasso. Di conseguenza le cooperative sarebbero costrette a ridurre le spese per il personale pur di aggiudicarsi gli appalti. Lo sciopero serve anche per esprimere dissenso verso il piano di ottimizzazione 2002-2003.

LA PROTESTA DEGLI OPERATORI ECOLOGICI A REGGIO CALABRIA

I lavoratori del settore Igiene ambientale del Comune, riuniti in assemblea, hanno lamentato "l'assoluta disattenzione dell'Amministrazione alle problematiche del settore". In particolare, gli operatori ecologici protestano per il mancato pagamento delle competenze arretrate degli ultimi due anni, il mancato rispetto delle più elementari norme di sicurezza e igiene, la mancata consegna del vestiario, la cattiva gestione del parco mezzi. Il livello dell'emergenza è descritto dalla assurda e ingiustificabile assenza perfino di scope per spazzare. Non è necessario essere manager per rendersi conto che prima di affittare all'esterno le spazzatrici occorre acquistare le scope. I lavoratori non accetteranno più di essere sfruttati e sacrificati sull'altare di interessi incomprensibili. Per questi motivi, con rammarico ma con la coscienza di chi ha sempre fatto il proprio dovere e forse anche di più, henno deciso di non prestare servizio nei giorni festivi e nelle ore notturne a partire dal 18 aprile.

ABRUZZO: 40 POSTI A RISCHIO A VILLA LETIZIA

La Regione convoca i vertici della casa di cura "Villa Letizia" per cercare uno sbocco alla vertenza che si trascina da due mesi. La struttura sanitaria, infatti, ha annunciato la mobilità di parte del personale, in ordine a un presunto contenzioso che riguarda il pagamento delle prestazioni extraregionali effettuate rispetto al numero dei posti letto accreditati. Il personale da oltre due mesi non prende lo stipendio. Le procedure di licenziamento, che riguardano 40 lavoratori, sono state sospese fino al 23 aprile, ma come affermato dalla proprietà della clinica, qualora non ci fosse lo sblocco della vertenza i licenziamenti sarebbero confermati senza ulteriori dilazioni. 


14 aprile 2003

MATEC

Alla Matec - azienda meccano tessile di Scandicci - la vertenza vede a rischio una sessantina di posto di lavoro. L'amministrazione comunale ha dichiarato di essere al fianco dei lavoratori. Un accordo prevede un polo meccanotessile e la proprietà si impegnava a mantenere la presenza a Scandicci e la struttura quale risultava al momento della firma. Attualmente invece due divisioni dell'azienda meccanotessile (Solis e Sra) saranno trasferite a Brescia mentre a rischio dovrebbero essere tra sessanta e sessantacinque dipendenti. La prima procedura di cassa integrazione, sette settimane due delle quali per 400 dipendenti su 480 (di allora), risale ai giorni immediatamente successivi all'attentato dell'11 settembre. Poi, dopo un anno e mezzo di attività 'a singhiozzo', è arrivato il momento della ristrutturazione, con la conseguente crisi occupazionale.

4 MORTI SUL LAVORO ALLA PPG DI CAIVANO

L'esplosione li ha scagliati lontano come se fossero bambole di pezza. E il serbatoio è stato proiettato in aria. E' un miracolato l'operaio Pasquale Vitale, 35 anni, napoletano di Crispano. E' ferito, non gravemente. E tra gli operai presenti entro cinquanta metri dal luogo dello scoppio è l'unico sopravvissuto. Secondo un RSU "La sicurezza dello stabilimento è abbastanza buona. La proprietà, americana, ha investito nella prevenzione e nella manutenzione degli impianti. E le misure di sicurezza vengono fatte rispettare. Altrove non è sempre così, anzi". Eppure qualcosa è successo: "Durante la notte — racconta un operaio che chiede l'anonimato — c'era stato un problema al serbatoio e per questo era stata chiamata la ditta che ne era proprietaria, e che aveva anche il contratto di manutenzione. La lavorazione non è stata interrotta, neppure per qualche minuto. Il flusso di azoto non è mai venuto a mancare". Flusso regolare nonostante i problemi al serbatoio, assistenza chiamata e intervenuta, poi, l'esplosione.

FERROVIE: SCIOPERO PER IL CONTRATTO

Sciopero contro il nuovo contratto di lavoro che è in dirittura d'arrivo. Un contratto che sarà il primo di sistema che riguarderà tutto il settore dei trasporti su ferro, peccato, però, che a firmarlo è la sola Confindustria. Di fatto dunque non regolerà comunque tutti i comparti, come quello di Milano nord, ad esempio, che non appartiene a Confindustria. In questo contratto, inoltre, manca la clausola sociale e, a livello contenutistico, introduce differenze salariali enormi tra vecchi e nuovi assunti. Riduce le ferie e le giornate di permesso. Inserisce tutta una casistica di contratti atipici a cui l'UCS si oppone, soprattutto perché vanno poi a ledere proprio la sicurezza dei trasporti.
Una giornata di proteste incrociate per tutto il comparto. Sempre domani incroceranno le braccia per quattro ore (dalle 21.30 alle 16.30) i dipendenti delle società di gestioni aeroportuali, handling e catering, per una protesta nazionale proclamata da Filt Cgil, Fit Cisl, Uilt e Ugl. A Milano il personale della Sea di Linate e Malpensa si fermerà per altre otto ore dalle 10 alle 18. Domani si fermeranno, inoltre, anche i controllori di volo dell'Enav aderenti alla Cisal Av per uno sciopero nazionale di otto ore (sempre dalle 10 alle 18).


15 aprile 2003

PULINET DI GIULIANOVA

Hanno presidiato l'ospedale sia nell'ora in cui avrebbero dovuto distribuire il pranzo ai degenti sia di sera all'ora della cena. I 12 dipendenti della ditta Pulinet ieri erano nelle corsie dell'ospedale di Giulianova per rivendicare il posto di lavoro che hanno perso quando la direzione generale della Asl ha deciso di troncare il rapporto di collaborazione con la società che si occupava della distribuzione dei pasti. Se necessario la loro protesta andrà avanti a oltranza, sino a quando il direttore generale della Asl, Sabatino Casini, non convocherà un incontro. Alla ASL è stato chiesto che sulla questione venga convocato un apposito tavolo di trattativa. Inoltre, che venga mantenuto l'impegno del direttore generale Sabatino Casini circa la possibilità di trovare idonee soluzioni occupazionali per i dipendenti che sono stati licenziati. La distribuzione dei pasti sarà ora a carico del personale infermieristico che però è già carente. La Asl ha promesso l'assunzione di quattro ausiliari, ma certamente non saranno sufficienti a garantire un servizio di qualità visto che i licenziamenti hanno interessato 12 addetti.

SCIOPERO NEL TRASPORTO AEREO

Successo dell'agitazione indetta ieri da quasi tutte le sigle sindacali del trasporto aereo (FiltCgil, FitCisl, Uilt, Anpav, Anpac, Up, Atv). A partire dalle 10, e per otto ore, centinaia di voli sono stati cancellati. Le organizzazioni sindacali hanno hanno annunciato un nuovo sciopero di 4 ore contro il piano di riduzione dei posti di lavoro previsto dall'Alitalia. Per far fronte alla crisi della compagnia di bandiera - così come è avvenuto in parte per la Fiat - i sindacati chiedono che intervenga palazzo Chigi. Sono però indisponibili "a negoziare nuovi sacrifici intervenendo sul costo del alvoro". Si respinge la tesi secondo che la situazione dell'Alitalia sia il risultato degli eventi bellici, ma, al contrario, è la conseguenza di una condizione preesistente, aggravata dalla decisione di Alitalia di non predisporre il previsto piano industriale.


16 aprile 2003

RONCADIN

Si attivano anche i sindaci del territorio per salvare i 24 lavoratori della Roncadin di Meduno. Dopo l’incontro in programma oggi pomeriggio nella sede di Unindustria a Pordenone ci sarà un nuovo vertice venerdì sera in comune a Meduno. Le motivazioni ufficiali sono legate alla necessità di ridurre i costi ma secondo i sindacati sono poco credibili. La Roncadin, che produce 220 mila pizze surgelate il giorno, ha un organico di 380 persone e il reparto di assemblaggio è relativamente recente visto che è stato creato due anni fa. In questa linea sarebbero però stati inseriti lavoratori con problemi fisici (vittime di infortuni sul lavoro o con malattie croniche) e personali, dipendenti che, secondo indiscrezioni, l’azienda vorrebbe allontanare. Elementi sostanziosi, secondo le Rsu, di bossing – ovvero di forti pressioni dall’alto per indurre i lavoratori ad andarsene o comunque a mettersi in condizioni di essere licenziati – ci sarebbero anche nei confronti dei quattro manutentori che rischiano di perdere il posto. Ulteriori tensioni all’interno della fabbrica si sono create in questi giorni perchè il reparto di assemblaggio – che la proprietà sembra intenzionata a chiudere definitivamente – terminato il turno degli operai, è occupato dai dipendenti della ditta Pulinet. I sindacati, però, non hanno ricevuto alcuna comunicazione ufficiale sulla stipulazione di un appalto motivo per cui si sono rivolti all’azienda con una lettera.

SCIOPERO DEI TRASPORTI ALLA "LISCIO"

I lavoratori dell'azienda di trasporti "Liscio" di Potenza, nella mattinata di ieri, hanno incrociato le braccia per quattro ore. La protesta nasce da una mancanza di volontà, da parte della dell'azienda, di comprendere i disagi dei dipendenti: come prima cosa è stata rimandata la trattativa sul "premio di risultato". In pratica si tratta di un incremento retributivo da conferire ai dipendenti, in base alla produzione. Accanto a questa mancanza vi è quella che riguarda le divise per il personale che non sono sufficientemente adeguate, il sistema di turnazione e l'assenza di una disciplina che regolamenti lo sciopero. Le organizzazioni sindacali stanno, ormai da tempo, sollecitando l'azienda a conferire maggiore dignità ai lavoratori chiedendo il rispetto degli accordi presi in passato. In particolare i contratti del 1997 e a quelli del 2002.

LEONE FELISI: TAGLI E ACCORDI

Solo due lavoratori saranno reintegrati all'interno dello stabilimento Leoni Felisi di Codogno, la ditta meccanotessile che un paio di mesi fa ha presentato un piano di tredici tagli. Ieri mattina, durante l'udienza in tribunale a Lodi, sindacati e vertici dell'azienda hanno trovato una sorta di intesa che, alla fine, è però risultata monca. Infatti, sui licenziamenti impugnati dai rappresentanti dei lavoratori (successivamente gli esuberi sono calati a dieci unità), per una buona parte è stato trovato un accomodamento: infatti, sei persone hanno accettato un'indennità per rinunciare all'impugnazione (è stato un accordo non entusiasmante anche se per questi lavoratori la partita è finita, dice il sindacato), mentre la ditta ha accettato di reintegrare un paio di operai. Dalla lista degli esuberi quindi rimangono fuori altri due lavoratori, per cui l'azienda non ha voluto scendere a patti

SCIOPERO ALLA CEDIM DI NOALE

Ieri mattina i cento dipendenti della Cedim di Noale (Sardegna) hanno nuovamente scioperato contro la chiusura dell'azienda, che si occupa della distribuzione dei generi alimentari nei supermercati della catena Coop del Veneto, per conto della Cic di Bologna. Il primo sciopero si era svolto il 27 e 28 marzo dopo che la Cic aveva espresso la volontà di chiudere la sua controllata noalese Cedim e trasferire l'attività logistica a San Vito al Tagliamento. I lavoratori sono confluiti nella strada statale Noalese rallentando il traffico, prima di essere ricevuti in municipio, dov'è stata proposta l'apertura di un confronto con la società bolognese che controlla la Cedim. I dipendenti della Cedim già da sabato 29 marzo, all'indomani del primo sciopero, avevano fatto conoscere la propria situazione ai socie consumatori e sostenitori delle Coop venete, attraverso un volantinaggio all'esterno dei supermercati. Lo stato di agitazione all'interno della Cedim rimarrà anche durante il periodo delle festività pasquali, quando non saranno effetuati gli straordinari nonostante l'impennata delle commesse.

DI. BI. VICINA ALLA CHIUSURA

Un altro tassello si aggiunge al mosaico delle aziende in difficoltà sul territorio lodigiano. La Di.Bi. di Livraga, specializzata in lavorazioni per la bigiotteria, dopo aver imboccato una lunga fase di flessione, perdendo commesse e dipendenti, è arrivata a bivio. Una crisi difficile da superare la sta spingendo verso la chiusura definitiva, con poche possibilità e prospettive per il futuro. I sindacati e i lavoratori rimasti mostrano pochi dubbi e lasciano trasparire molto pessimismo. L'azienda ormai ha praticamente fermato la produzione, ormai la forza lavoro si è ridotta all'osso e in fabbrica sono rimasti tre operai. L'azienda non paga gli stipendi dal mese di gennaio e via via i lavoratori hanno dato tutti le dimissioni, abbandonando ogni speranza.

VIVARO FILATI: 20 IN MOBILITA'

Dopo i due mesi di cassa integrazione, la voce sui posti a rischio – che non dovevano superare la decina – e la volontà comunicata dall’azienda di modificare i turni di lavoro, passando da quattro turni di sei ore il giorno per sei giorni a tre di otto ore per cinque giorni, sono diventate certezze e ben più gravi di quanto si pensasse. La situazioni della Vivaro è critica da tempo. La produzione non è mai decollata proprio perché non è mai stata differenziata e invano i sindacati hanno atteso la presentazione di un piano di rilancio da parte dell'azienda. Marcora intende produrre per l’autoconsumo del gruppo – circa 6-7 mila chili di filati il giorno – e per far questo sono sufficienti 29 dei 50 dipendenti dello stabilimento. I nomi di chi rischia il posto non sono ancora stati resi noti ma il fatto che la proprietà abbia individuato un numero preciso di lavoratori fa capire che quelli che dovrebbero essere licenziati sono già stati individuati. I sindacati incontreranno presto il delegato di Unindustria a Pordenone per cercare di gestire al meglio la trattativa per il posto di queste 20 operaie (la fabbrica impiega quasi interamente manodopera femminile).

TENCARA IN MOBILITA'

Alla faccia degli accordi presi a suo tempo con i sindacati e l'allora sindaco di Venezia, Massimo Cacciari - per lo sviluppo del cantiere nautico che ha costruito il mitico Moro di Venezia e l'imbarcazione Mascalzone Latino che ha gareggiato nell'ultima Coppa America - con un solo colpo di mano il gruppo Gavioli si è liberato della Tencara e dei suoi 28 dipendenti. Ieri, infatti, ai rappresentanti sindacali dei lavoratori, lo stesso Stefano Gavioli ha comunicato di aver venduto la Tencara il 10 aprile scorso ad una non meglio precisata società Eurecol. L'annuncio della vendita della Tencara è stato accolto dai lavoratori con molta rabbia.

GIRASOLE IN SCIOPERO

La Girasole di Chiarano, azienda di componenti per mobili, ha visto dichiararsi inagibile uno dei suoi capannoni (in particolare un tratto d'asfalto attiguo alla struttura), costringendola a preventivare la cassa integrazione per duecentocinquanta dipendenti. Ieri, per tutta la giornata (nei complessivi tre turni di lavoro) i dipendenti della Girasole hanno incrociato le braccia come programmato e si sono riuniti per discutere sul da farsi. Erano in molti, dagli operai agli impiegati degli uffici, quelli che hanno partecipato all'assemblea tenuta nella mattinata, in uno dei magazzini, dell'impresa. C'è da ricordare che la crisi potrebbe riguardare non solo il gruppo Girasole, ma tutto l'indotto che con essa ha rapporti lavorativi. Gli scioperanti hanno poi raggiunto il Municipio di Chiarano, per essere ascoltati dall'Amministrazione Comunale. La sindaco Renata Serafin ha accettato di parlare solo con una delegazione di scioperanti, dicendosi dalla loro parte.

CENTRALE ENEL DI PORTO TOLLE: SCIOPERO

Agitazione nella centrale Enel di Porto Tolle. Alla base degli scioperi, come scrivono i sindacati in un comunicato, c'è "l'ennesima dimostrazione di disinteresse della direzione di Porto Tolle ad affrontare compiutamente le problematiche che si aprono con l'avvio dei lavori di ambientalizzazione e l'esercizio dei gruppi per il biennio 2003-2004 e la negativa conferma di scelte aziendali che tendono ad un ulteriore rinvio degli impegni assunti con le Rsu aziendali e con le organizzazioni sindacali". Ciò che maggiormente si teme è il trasferimento di molti lavoratori attualmente impiegati nella centrale di Polesine Camerini. Gli scioperi si svolgeranno nelle giornate del 6, 7, 15 e 16 maggio.

ZANUSSI DI SUSEGANA: RICORDANDO LUISA

La fabbrica di Susegana ha ricordato ieri la scomparsa di Luisa Ciampi, avvenuta un anno fa in conseguenza delle ustioni riportate nell'incendio del 12 novembre 2001. La commemorazione si è svolta con la diretta e commossa partecipazione dei dipendenti, invitati dal giornale aziendale "Il Termometro" a scrivere e leggere una frase in memoria della collega scomparsa. Il lavoro è stato fermato per un'ora a cavallo dei due turni. Il direttore dello stabilimento Roberto Gozza ha pronunciato un breve messaggio di cordoglio lasciando lo spazio alle testimonianze dirette dei lavoratori.

ERC: I LAVORATORI VOGLIONO ESSERE PAGATI

Oltre 200 firme raccolte in un attimo durante la consueta assemblea del martedì. Così i lavoratori dell'Erc di Pavia chiedono che venga esteso a tutti quel diritto riconosciuto ai nove che hanno vinto la causa pilota e hanno ottenuto dal tribunale il pagamento di 2000 euro quale compenso per tre mensilità arretrate (da settembre a dicembre 2002). Se così non sarà, tutti i dipendenti inizieranno un'azione legale contro la Necchi Compressori. Ieri i lavoratori hanno bloccato viale Repubblica per un'ora, finché non hanno ottenuto un incontro con il prefetto.

MOBILITA' ALLA WHIRLPOOL

Quarantanove dipendenti in mobilità (licenziati) contro l'impegno della multinazionale Usa a confermare gli investimenti programmati per il biennio. Una trattativa delicata, ma solamente due ore di sciopero, hanno chiuso l'ultimo taglio di personale alla Whirlpool. Stavolta i dipendenti che entro l'anno saranno messi in mobilità sono 49, portando l'organico a 800 unità. Saranno individuati sulla base dell'anzianità di lavoro e saranno "volontari". L'accordo prevede che l'azienda corrisponda un incentivo il quale, sommato all'identità di mobilità, garantisca al lavoratore di percepire una somma equivalente allo stipendio intero, sino al pensionamento. In questo senso vanno anche le ferie obbligatorie del 2 maggio e la cassa integrazione di 6 giorni programmata per fine mese, che coinvolgerà un'intera linea produttiva, 70 persone. Questi i termini, duri e chiari, dell'accordo. Domani saranno sottoposti al giudizio delle assemblee di fabbrica.

PETRINI DI BASTIA UMBRA: CENTO SENZA LAVORO

Che fine hanno fatto i 100 operai della Petrini S.p.a licenziati la scorsa estate? Ad un incontro alla sala del consiglio comunale se ne sono presentati circa trenta i quali, alla domanda se le istituzioni, l'assoindustria ed il sindacato, che si erano solennemente impegnati a trovare loro un'altra occupazione, avessero o meno mantenuto l'impegno, hanno risposto unanimemente: "No, nessuno si è più fatto vivo".

DUCATI WEBER: SCIOPERO

Aria di scioperi su alcune aziende meccaniche. Dopo una serie di accordi sugli integrativi (Gd, Ima, Acma, Alstom Transport), arrivano segnali di impasse dalla Ducati Motor. Chi non aspetta sono invece i lavoratori della Magneti Marelli che hanno scioperato ieri (dalle 19.15 alle 19.45) per protestare "contro l'aumento dei ritmi di lavoro". Analoghe fermate ci saranno anche oggi.

EX FRAM: 130 A RISCHIO

All'ex-Fram di borgo Treviso a Castelfranco sono a rischio 130 posti. I sindacati si dicono pronti anche a occupare l'azienda. La direzione generale dell'azienda, che si trova a Mantova ed è parte del colosso americano leader nella produzione di filtri per motori d'auto, avrebbe fatto trapelare la notizia che sarebbe in procinto di procedere alla chiusura dello stabilimento castellano, licenziare i 130 dipendenti, vendere i trentamila metri quadri di terreno fabbricabile e trasportare le linee di produzione in qualche paese dell'Est Europa con un minore costo del lavoro. La Sogefi Filtration è una grossa multinazione americana leader mondiale nella produzione di filtri d'aria e d'olio per motori d'auto. La Sogefi conta ben tre stabilimenti (Castelfranco, Mantova, Torino) ma è presente con attività produttive in quasi tutti i paesi europei. Lo scorso anno ha registrato utili per milioni di euro. In Europa detiene oltre il 40% della quota di mercato dei filtri per motori d'auto. Licenziamenti e dismissione di impianti vanno quindi controcorrente.