| mercoledi 22 gennaio 2003 - snaterinforma |
NOTIZIARIO a cura del Centro di Documentazione e
Lotta
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Fax 06233213975
12-19/01/2003
Nel 2002 quasi un nuovo posto di lavoro su cinque è stato occupato da un immigrato extracomunitario. Il dato, fornito dall'Inail, riguarda solo le assunzioni a tempo indeterminato, che l'anno scorso sono state 3.190.782, un saldo positivo di 685.805 unità. Il saldo positivo per gli extracomunitari è stato di 125.861 unità, il 18% del totale. Se si prendessero in considerazione anche le assunzioni a tempo determinato, la quota spettante agli immigrati risulterebbe più consistente. Inoltre i conti dell'Inps potranno migliorare ancora molto grazie ai versamenti contributivi degli extracomunitari. Ne è convinto il presidente del Consiglio di indirizzo e vigilanza dell'Istituto, Aldo Smolizza, secondo il quale entro i prossimi sei mesi potrebbero essere iscritti all'Istituto di previdenza circa 700mila extracomunitari, ovvero quei lavoratori per i quali in questi mesi sono state presentate domande di regolarizzazione. Ciò consentirà dall'inizio dell'anno un miglioramento dei conti in maniera esplosiva.
Il ministero dell'Istruzione pensa di tagliare, a partire da settembre prossimo, 12.500 posti di insegnante e migliaia di lavoratori tecnici, amministrativi e ausiliari. La disposizione è contenuta nella legge Finanziaria 2002 e i soldi risparmiati serviranno a finanziare i rinnovi contrattuali. Ma non finisce qui. Tenuto conto della Finanziaria 2003 al 2004, si arriverà complessivamente ad una riduzione di oltre 70.000 unità tra personale docente e non.
La crisi che sta attraversando il sistema produttivo italiano attraversa
settori diversi da quello dell'auto e sta provocando una continua emorragia di
posti di lavoro. Gli ultimi dati forniti dall'Istat parlano di 36mila occupati
in meno a ottobre nella grande industria, mentre nei primi dieci mesi del 2002
la diminuzione è stata del 3,8% al lordo della cassa integrazione e del 4,3% al
netto. Ricordiamo il comprensorio dell'Aquila per la crisi del polo elettronico,
che rischia di provocare danni gravissimi all'economia del territorio. Ci sono
due fabbriche, Flextronics e Lares Tecno, che rischiano di chiudere i battenti
perchè la proprietà ha deciso di spostare altrove le commesse ricevute dalla
Siemens, che da sole garantirebbero lavoro fino al novembre 2003 almeno per il
60% degli operai. I dipendenti diretti della Flextronics sono 930 ma i posti a
rischio sono complessivamente circa 2mila. Nell Lazio c'è il caso dei 244
operai del cravattificio Gino Pompei di Formia, che all'improvviso si sono
trovati con i portoni della fabbrica chiusi dopo che non erano stati pagati
neanche gli stipendi di dicembre. Solo alcuni di loro erano stati messi al
corrente della cassa integrazione a zero ore, oltretutto comunicata (pare) solo
per telefono.
Questo ennesimo atto di arroganza padronale avviene in contemporanea con le
vertenze e le agitazioni alla Transinteriors di Sabaudia e alla Formenti Seleco,
fabbrica del sud pontino dove si producono televisori. In entrambi i casi,
l'origine della protesta la stessa: il mancato pagamento dello stipendio
arretrato e della tredicesima. Alla Transinteriors, azienda di prodotti
elettronici che lavora per conto della Siemens, la produzione è totalmente
bloccata dal 18 novembre.
Ancora pi grave la situazione dei 288 dipendenti della Siel EL Spa di Formello,
che sono senza stipendio dal febbraio 2002, vale a dire dal mese in cui scattata
la cassa integrazione per 230 di loro. In seguito alle lotte dei mesi scorsi
sono riusciti a ottenere l'80% della retribuzione del solo mese di settembre. Le
Rsu hanno deciso di proseguire a oltranza il presidio esterno della fabbrica,
con scioperi mirati e manifestazioni.
Non meno arrogante il comportamento della Filtrauto di S. Antonino di Susa
(Torino), che il 23 dicembre scorso ha licenziato 11 dei 20 lavoratori appena
rientrati dalla cassa integrazione, facendo carta straccia dell'accordo
sottoscritto con i sindacati. Emergenza occupazione anche alla Ferriera di
Trieste, con i sindacati che hanno deciso di non firmare il protocollo di intesa
relativo al ricorso per un anno, a partire da domani, alla cassa integrazione
speciale. L'accordo non garantiva infatti il completo riassorbimento, al termine
dei 12 mesi, degli 80 dipendenti della Servola Srl.
Secondo lo Svimez alla fine dell'anno l'occupazione avrà un modesto incremento in tutto il mezzogiorno: più 0,7% contro l'1% del 2002. Nel Centronord passerà da un più 0,9% all'1,1%. Svimez segnala che l'aumento occupazionale è per lo più legato a fenomeni di regolarizzazione del lavoro sommerso. Per quanto riguarda i giovani, tuttavia, in Campania, Calabria, Sardegna e Sicilia si registrano il maggior numero di senza lavoro: rispettivamente 59,9%, 58,5%, 51,9% e 51,5%.
Come da copione. Fim, Uilm e Fismic hanno firmato ieri un accordo separato
con la Fiat al ministero del welfare, per mandare a casa un centinaio di
dipendenti di aziende di servizio che lavorano per il Lingotto. Dall'altra
parte, la Fiom ha ribadito il suo rifiuto a cogestire con l'azienda un accordo
che solo un mese fa era stato respinto da tutti i sindacati dei metalmeccanici.
A sostegno della sua posizione, la Fiom ha chiamato i lavoratori del gruppo a
effettuare otto ore di sciopero, in modo articolato, per produrre il massimo dei
danni con il minimo costo per chi da mesi vede il suo stipendio decurtato dalle
trattenute per scioperi (oltre che dall'inflazione reale e dal mancato rinnovo
del contratto nazionale).
L'unità confederale non gode di miglior salute a livello centrale, se si pensa
che sempre ieri è stato proclamato uno sciopero generale dell'industria e
dell'artigianato dalla sola Cgil. Le 101 espulsioni varate ieri a Roma fanno
parte di un pacchetto di 500 esuberi, per liberarsi dei quali il piano
Fiat-governo prevede l'utilizzo della mobilità breve. Per altri 7.600 è stato
invece utilizzato un diverso ammortizzatore sociale: la cassa integrazione
straordinaria a zero ore. Altri gruppi di operai sono stati mandati a casa la
scorsa settimana alla Magneti Marelli, sempre con accordi separati siglati da
Fim, Uilm e Fismic, ma, in questo caso, le organizzazioni firmatarie si
nascondono dietro l'orientamento positivo delle Rsu. I 101 di ieri, invece, non
essendo sindacalmente organizzati in Rsu, sono stati liquidati direttamente dai
sindacati dei metalmeccanici, Fiom esclusa.
Sono circa dieci milioni i lavoratori in attesa di rinnovo. Le categorie più
corpose sono quelle dei metalmeccanici (2 milioni di addetti), il terziario
(turismo, commercio, pubblici esercizi: 3 milioni), e i dipendenti pubblici
(inclusa la scuola, oltre 3 milioni). Ma ci sono anche i dipendenti delle Poste,
delle ferrovie, gli autoferrotranvieri e gli assicuratori, oltre a settori come
l'agroalimentare, il tessile, l'edile e il legno, che vedranno scadere il
proprio contratto nel corso del 2003. Sul tavolo delle trattative si incrociano
diversi temi: il rapporto tra inflazione reale e programmata; il dilagare della
flessibilità e della precarietà; l'attacco, da parte di governo e
Confindustria, al contratto nazionale, con lo scopo di ridurre il sindacato alle
sole trattative locali. Per non parlare della divisione, in alcuni casi,
all'interno dello stesso fronte sindacale: basta citare le tre diverse
piattaforme presentate da Fiom, Fim e Uilm. La Cgil chiede un aumento medio di
135 euro, la Cisl di 86 e la Uil di 92. La richiesta (unitaria) per gli
autoferrotranvieri è di 106 euro, quella per gli addetti al turismo di 85 euro.
Il record del ritardo riguarda i ferrovieri, in attesa di un adeguamento dal
1997.
Sugli obiettivi della lotta alla precarizzazione, la piattaforma pi avanzata è
quella della Fiom Cgil: chiede la trasformazione, dopo 8 mesi, dei rapporti di
lavoro a termine in rapporti a tempo indeterminato a parità di qualifica, il
divieto di sostituire lavoratori a termine con altri precari a fine contratto,
l'estensione ai co.co.co. della normativa per malattia, infortunio, ferie e per
giusta causa di licenziamento (ovvero l'articolo 18). Tra le altre richieste, la
possibilità per i lavoratori immigrati di cumulare permessi e ferie per recarsi
nei propri paesi di origine, oltre a quella di assentarsi per espletare tutte le
pratiche relative al permesso di soggiorno. Sul fronte degli addetti ai servizi,
la piattaforma di Filcams-Fisascat-Uiltucs chiede maggiori garanzie per i
lavoratori flessibili, la regolamentazione dell'uso dei co.co.co., l'aumento
dell'orario minimo per il part-time.
L'inflazione non è uguale per tutti: questo significa, che l'incremento del costo della vita per l'intera collettività, così come rilevato dall'Istat, produce effetti diversi sulle singole persone o famiglie. E la discriminante è prima di tutto quella del reddito. Lo conferma una ricerca delle associazioni dell'Intesa (Federconsumatori, Adoc, Adusbef e Codacons) presentata ieri. Una semplice simulazione effettuata operando sui dati Istat, aumentando o diminuendo il peso di alcuni prodotti per adattarli ad alcune tipologie di famiglie, mostra come l'inflazione varia dal 2%, per una famiglia con reddito più elevato, a oltre il 4% per una famiglia a reddito basso. Insomma, l'erosione del potere d'acquisto per le famiglie già più svantaggiate, nel 2002 è stata doppia rispetto a quella subita dalle famiglie più agiate. Emerge così che in soli 24 mesi (rispetto a un dato nazionale Istat che indica un incremento inferiore al 6% dell'inflazione) per un impiegato italiano il costo della vita è aumentato dell'11,2%. Per il suo specifico paniere di consumi uno studente spende invece il 12,6% in più, mentre per i pensionati l'incremento arriva al 22,5%.
Inizio anno sotto l'insegna della cassa integrazione alla Cms di Ivrea. Nata
due anni da una costola della Ics - discendente a sua volta dal fallimento
dell'Op Computer - l'azienda di Scarmagno, proprietà del gruppo Tecnodiffusione,
conta oggi 290 dipendenti specializzati nella produzione ma soprattutto
nell'assemblaggio di personal computer. Fim, Fiom e Uilm hanno raggiunto un
accordo con la proprietà per la rotazione di tutti i lavoratori durante il
periodo di Cig ordinaria, che si concluderà il prossimo 28 febbraio. Tuttavia,
le prospettive occupazionali della Cms sono tutt'altro che rosee. Nonostante la
cassa integrazione, da marzo l'azienda ha già annunciato 110 esuberi su 290
dipendenti. Il 40% della forza lavoro dello stabilimento verrebbe espulsa,
mettendo a grave rischio il perdurare complessivo dell'attività.
C'è un dato che chiarisce bene le conseguenze dello "spezzatino"
Olivetti nella zona di Ivrea: quando Olivetti cedette la produzione dei pc, i
lavoratori direttamente impregnati erano oltre 1.600; oggi, tra Ics e Cms,
arrivano a stento a 600. Colaninno sfruttò la Olivetti per dare la scalata a
Telecom, suo vero obiettivo. In un momento come questo, di grave recessione
nell'industria, bisognerebbe guardare al recente passato per trarne qualche
insegnamento. Le dichiarazioni spese a favore di una eventuale scalata di
Colaninno ai vertici della Fiat da parte di noti esponenti dei Ds quali D'Alema
e Violante lasciano molto perplessi. Evidentemente hanno la memoria corta.
E' cominciato con la morte di un'operaia travolta da un'auto della polizia lo
sciopero nazionale di due giorni negli impianti della General Electric in 23
stati Usa. La donna faceva parte dei gruppi di picchetto del primo turno e si
stava spostando da un cancello all'altro dell'impianto di Louisville, Kentucky,
portando un cartello che incitava allo sciopero. Nel buio di una gelida notte,
poco prima dell'alba, è stata investita, morendo sul colpo, da una macchina non
contrassegnata che, si saprà più tardi, era guidata da agenti di una
sottodivisione di polizia vicina. Una morte, dunque, tutta da chiarire e che
marchia in modo violento il primo sciopero nazionale alla General Electric dal
1969, e il primo grande sciopero dell'era Bush jr. Non meno di 20mila lavoratori
della prima società al mondo per capitalizzazione si sono fermati ieri per
protestare contro l'aumento dall'1 gennaio del prelievo per i contributi
sanitari sulla loro busta paga e su quella dei pensionati. Secondo GE il
prelievo peserà in media per circa 200 dollari all'anno sulle retribuzioni. Ma
le cifre vengono contestate dai sindacati, secondo i quali il salasso per i
lavoratori non sarà inferiore ai 400 dollari. E in ogni caso si tratta di una
decisione vergognosa da parte di una multinazionale i cui profitti per il 2002
ammonteranno con ogni probabilità a oltre 15 miliardi di dollari.
A guidare lo sciopero è il più grande sindacato attivo all'interno di GE, la
International Union of Electronic Workers-Communications Workers of America (Iue-Cwa),
che tuttavia rappresenta poco pi del 5 per cento della intera forza lavoro
General Electric. Sono i 20mila che ieri hanno scioperato per tutti e che, in
quanto iscritti al sindacato, sono i soli che hanno il diritto di farlo.
La GE non intende affatto fermarsi nella sua operazione di scarico degli aumenti sulle spalle dei lavoratori e cercherà di ottenere ulteriori e sostanziali margini quando i negoziati sindacali nazionali si apriranno ufficialmente a maggio per il rinnovo del contratto, che scade il 15 giugno. Lo sciopero di questi due giorni è dunque solo un esordio, un primo passo. Sindacato e operai si stanno infatti preparando a una più lunga lotta che prevedono di dover ingaggiare per tutta la prossima estate. E già stanno accantonando le riserve, evitando spese onerose in famiglia e organizzando lavori a tempo parziale per affrontare i tempi grami. L'ultimo grande sciopero, quello del 1969, durò 14 settimane.
Mentre da due giorni 20 dipendenti della Bienne Sud, azienda dell'indotto Fiat di Termini Imerese, continuano a occupare la fabbrica chiedendo l'attivazione degli ammortizzatori sociali, si scopre che all'Inps di Palermo nessuna azienda ha presentato la domanda di cig ordinaria per i propri dipendenti. Una situazione che aumenta la tensione fra le tute blu: in Sicilia gli operai in attesa sono oltre 1.200.
Ha fatto appena in tempo a consegnare la corda con il moschettone che ha permesso al sub in difficoltà nella diga di Castel Giubileo (Roma) di salvarlo, poi hanno aperto la chiusa e il vigile del fuoco travolto dalla corrente deve aver urtato contro qualcosa che gli ha strappato la maschera dell'ossigeno. Così sotto gli occhi dei colleghi è morto Simone Renoglio, il pompiere impegnato a salvare la vita di un altro lavoratore, il subacqueo Paolo De Iure, rimasto incastrato con una gamba ad una paratia della diga mentre effettuava per la ditta Adriatica sub una normale ispezione delle strutture.
Un operaio marocchino impegnato nei lavori di ristrutturazione del teatro Scala di Milano è rimasto ferito durante un'operazione di consolidamento. La gamba del lavoratore, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe rimasta incastrata da una macchina perforatrice che serve a immettere i pali nel muro. L'uomo è stato immediatamente trasportato all'ospedale Fatebenefratelli. Ma il vice sindaco Riccardo De Corato, invece di esprimere solidarietà con il lavoratore ha immediatamente replicato: "Non stava lavorando, si è fatto male da solo mentre faceva manutenzione alla trivellatrice".
Antonio Rauso, originario di Capua (Ce), è morto la scorsa notte in seguito a un infortunio sul lavoro avvenuto alla Marcegaglia di Ravenna. L'operaio di 27 anni aveva avvertito un rumore in un nastro trasportato sul quale scorrevano ritagli di lamiera saldati. Avrebbe quindi deciso di intervenire per oliarlo, ma rimasto agganciato dai rulli è stato stritolato dal macchinario. Immediata la reazione della Cgil sugli ultimi gravi incidenti, una vera e propria ecatombe che il sindacato non è più disposto a tollerare.
Bandiera a mezz'asta, fascia nera al braccio i lavoratori in sciopero hanno
continuato ieri il picchettaggio dei cancelli all'impianto di Louisville della
General Electric, ricordando cos la morte di Kjston Michelle Rodgers, l'operaia
di 40 anni travolta il giorno prima da un'auto della polizia. Con ieri, sono
finiti i due giorni di sciopero nazionale proclamato in tutti gli impianti GE
contro gli aumenti dei prelievi per i contributi sanitari sulla busta paga, e
sulle pensioni dei dipendenti sotto i 65 anni, scattati dall'1 gennaio. Ma già
si prevede una ripresa della lotte l'estate prossima, vista l'intransigenza
della società, decisa a scaricare sui salari anche i futuri aumenti dei costi
sanitari.
Il problema non solo della GE. Gli aumenti a due cifre nei costi sanitari e i
tagli dei contributi aziendali, con conseguente accollo ai lavoratori,
domineranno infatti i prossimi rinnovi di molti contratti. E' uno scontro
feroce, destinato ad inasprirsi, che costringe i pazienti americani a battersi
contro molteplici avversari, dalle compagnie di assicurazione che aumentano i
premi alle grandi società farmaceutiche che non intendono abbassare i prezzi
dei medicinali.
Lo United Auto Workers, il sindacato metalmeccanico che conta 750mila membri
attivi, ha già dichiarato che la guerra alla riduzione dei contributi sanitari
sarà uno dei punti di fuoco al tavolo delle prossime trattative per il rinnovo
dei contratti con le Big Three dell'automobile, General Motors, Ford Motor e
DaimlerChrysler. La National Education Association, il più grande sindacato
degli insegnanti americani, ha già cominciato i negoziati e Don Morabito, uno
dei responsabili delle trattative, ha definito raccapricciante la questione
delle spese sanitarie. Circa 450 infermieri degli ospedali di San Francisco,
gestiti dalla catena ospedaliera privata Tenet Healthcare Corp. sono entrati
nello loro undicesima settimana di sciopero. Al centro dello scontro la
conquista della copertura sanitaria quando andranno in pensione.
L'elenco dei conflitti si allunga giorno dopo giorno. Il sistema sanitario
nazionale Usa non gode di buona salute già da tempo. Le crescenti difficoltà
attuali vanno ad aggiungersi a quelle dei 41 milioni di persone (il 14,5% della
popolazione) che non hanno alcuna copertura sanitaria. Lo sfacelo si sta
espandendo. Dei 40 milioni di pensionati in Medicare, il sistema sanitario
pubblico che garantisce solo le spese ospedaliere, un terzo manca di ogni
assicurazione che copra le spese per medicine.
Dal primo gennaio la London underground ha dato in gestione a imprese private
tre linee: Central, Nord e Piccadilly. Nonostante i ripetuti scioperi dal 1998
in poi; e nonostante che la Corte europea avesse bloccato le gare d'appalto.
Alex Gordon e Pat Sikorski - due lavoratori della metropolitana della Rmt -
hanno partecipato mercoledì a Roma all'incontro promosso da Rifondazione
comunista, raccontando la loro esperienza e le proposte per il futuro. Entro
primavera, infatti, il governo Blair firmerà l'accordo per la privatizzazione
delle restanti 8 linee della metro. In barba alla volontà di cittadini e
lavoratori che si erano tanto battuti durante la campagna della Rmt Ascolta
Londra, quando si erano riunite le associazioni dei cittadini, utenti e disabili
insieme ai sindacati perchè la tube doveva restare ai cittadini. La
metropolitana cittadina infatti è un'istituzione: 11 linee, 507 treni, 253
stazioni, 16.500 dipendenti (di cui 9.000 iscritti proprio alla Rmt), più di
4.000 colletti bianchi e oltre 3 milioni di passeggeri l'anno. Un giro d'affari
di miliardi di sterline che, secondo gli accordi sottoscritti dal new labour,
verranno affidati a imprese private per 30 anni, con un profitto annuale
accertato pari a 2 miliardi di euro.
La visione tatcheriana, che ha spezzettato le ferrovie in tante aziende e
piccole imprese, sta prevalendo. I motivi? Solo ipotesi di accordi o la necessità
di fare cassa per usare i soldi in altro modo. Ora stiamo decidendo le azioni da
promuovere - ha continuato Sikorski - forse un'altra ondata di scioperi. Lo stop
dei lavoratori è un forte elemento di pressione, visto che per ogni giornata di
fermo si perdono circa cento milioni di sterline. La battaglia però deve essere
condotta sulla linea della sicurezza dei trasporti e non sull'attacco diretto
alle privatizzazioni: "E' pazzesco - ha spiegato il sindacalista - abbiamo
una legge che vieta lo sciopero per ragioni politiche. La privatizzazione è una
decisione del governo e noi non possiamo incrociare le braccia per
opporci".
Sikorski si è detto molto ottimista sulla possibilità di uno sciopero europeo
che potrebbe sostenere anche la causa inglese: Le azioni antiliberiste del
movimento mettono in crisi i tradizionali partiti dei lavoratori e rappresentano
una reale pressione affinchè questi non si defilino dai temi fondamentali.
E' di due morti e un ferito il bilancio di un incidente sul lavoro avvenuto, ieri mattina a Celle Ligure (Savona) in in localita' Terranin, a causa del crollo di un muro di contenimento di una strada. Secondo una ricostruzione dei fatti, sembra che gli operai impegnati nella costruzione di un palazzo di quattro piani siano rimasti sepolti sotto il muro crollato per cause ancora in fase di accertamento. Gravi le condizioni di un terzo operaio che, nonostante le lesioni riportate, sembra fuori pericolo di vita. La procura di Savona ha aperto un'inchiesta, ponendo sotto sequestro il cantiere. Stando ai primi accertamenti, pare che i lavoratori stessero sistemando una trave in cemento, che improvvisamente ha ceduto.
Il 95,9% dei lavoratori metalmeccanici della Campania si e' espresso per il si' nel referendum sulla piattaforma elaborata dalla Fiom per il rinnovo del contratto di categoria. In Campania si e' votato in 184 aziende con oltre 38mila dipendenti. Su 33.621 presenti in fabbrica e aventi diritto, hanno votato 22.997 lavoratori, un dato superiore all'ultima consultazione sul contratto promosso da Fim, Fiom e Uilm che coivolse 22.858 lavoratori. Hanno votato si' alla piattaforma 22.056 lavoratori, pari al 95,9%. Una percentuale superiore alla consultazione promossa unitariamente nel 2001, quando i favorevoli furono 18.535, pari all'82,41%. I no sono stati 547, pari al 2,4%. 418 le schede bianche e le nulle. Tra i lavoratori che hanno approvato la piattaforma - informa la Fiom - 18.884, pari all'85,6%, sono favorevoli alla richiesta salariale uguale per tutti; 2930, pari al 13,3% sono favorevoli agli aumenti salariali riparametrati, 251 non si esprimono.
I dirigenti locali della Fiat, che ieri dopo tre mesi hanno incontrato i
delegati di fabbrica nella sede degli industriali di Palermo, hanno sconfessato
punto per punto tutto ciò che era stato detto in occasione del vertice alla
Regione fra Alessandro Barberis, amministratore delegato di Fiat auto, il
governatore Totò Cuffaro e il vice ministro Gianfranco Miccichè. L'azienda ha
smentito sia l'aumento produttivo, pari a 150 vetture in più, quando lo
stabilimento tornerà a funzionare a regime, sia le 200 mobilità in meno
rispetto alle 400 che dovrebbe coinvolgere le tute blu di Termini Imerese.
Impegni garantiti da Cuffaro e Miccichè, ma che l'azienda ha attribuito a pure
fantasie giornalistiche. In attesa della proclamazione dello sciopero generale
dell'industria da parte di Cgil, Cisl e Uil siciliane, l'unica certezza è lo
sciopero di sei ore, già proclamato dal Consiglio di fabbrica. Gli operai
incroceranno le braccia fra il 10 e il 16 febbraio, vale a dire nella prima
delle cinque settimane di apertura momentanea, che ieri l'azienda ha
calendarizzato ufficialmente.
I primi a rientrare allo stabilimento Fiat di Termini Imerese non saranno i
dipendenti dell'azienda, ma le tute blu di Comau e Fenice, due aziende
terzializzate del gruppo. Le maestranze eseguiranno lavori di manutenzione negli
impianti in vista della ripresa produttiva. Per questi operai, la fabbrica
riaprirà i cancelli il 27 gennaio. Con loro torneranno al lavoro anche alcuni
impiegati che raggiungeranno una decina di colleghi rientrati già da qualche
giorno. Sarà formato da 150 unità, invece, il primo gruppo di dipendenti Fiat,
fra operai e impiegati, che rimetterà piede in fabbrica il 3 febbraio. Altri 50
varcheranno i cancelli nei giorni seguenti per preparare le strutture e gli
impianti alla produzione che riprenderà, per due settimane consecutive, dal 10
fino al 23 febbraio. A conclusione di questo periodo, lo stabilimento chiuderà
nuovamente per 21 giorni.
Sono un milione gli italiani sottoposti a mobbing sul posto di lavoro. Vittime sono soprattutto le donne (52%) i residenti al Nord (65%) e gli impiegati (79%). Questi i risultati di un'indagine dell'Eurispes che dedica all'argomento una delle 60 schede del Rapporto Italia 2003, che sarà presentato il 31 gennaio. Quella del mobbing è una vera e propria strategia per perseguitare, emarginare e isolare il dipendente al fine di provocarne il licenziamento o indurlo alle dimissioni. Violenze psicologiche, accuse di scarsa produttività, dunque sono le armi usate da colleghi e padroni, mentre per le donne, in molti casi si arriva anche a molestie sessuali.
Sono 111.000 i lavoratori che hanno denunciato la divisione Abb Combustion Engineering negli Usa per i danni causati da esposizione all'amianto. Uno scandalo cui il colosso dell'elettricità e ingegneristica tenta di porre fine innalzando la propria offerta di risarcimento a 1,2 miliardi di dollari. Così il 75% dei denuncianti dovrebbero entro febbraio approvare un piano che prevede l'amministrazione controllata della divisione statunitense. La precedente offerta della società era di 1,1 miliardi di dollari. Abb, che si trova a affrontare un fiume di cause per i boiler venduti negli anni '70 ha annunciato di aver subito una seconda perdita consecutiva nel 2002 per i crescenti costi del contenzioso.
Giovedì un operaio addetto ai lavori dell'Alta Velocitàdi Reggio Emilia, Giuseppe Tornabene, 40 anni, di Racalmuto (Agrigento) è morto per un infortunio sul lavoro. Tornabene era intento allo sfilamento di un travetto fermablocco durante la procedura di sollevamento di una gabbia per un palo in cemento armato. Mentre veniva sfilato, il travetto ha colpito al mento l'operatore che e' caduto a terra perdendo conoscenza. Tornabene è stato prontamente soccorso e trasportato all'ospedale di Reggio Emilia dove però è deceduto. L'operaio era assunto dalla ditta Sif che ha in subappalto la costruzione di pali per il cantiere 26 della Tav.
In attesa dello sciopero europeo del trasporto contro la politica delle
privatizzazioni nei servizi pubblici che, tra l'altro, abbattono i livelli di
sicurezza ripartono le agitazioni sul territorio nazionale. I primi a scendere
in lotta saranno, oggi e domani, i dipendenti delle Ferrovie per uno sciopero
dichiarato dalla confederazione dei sindacati di base Orsa e dal Fltu Cub. Oggi
si fermano per otto ore i lavoratori degli impianti fissi (depositi, officine,
ecc); da stasera alle 21 inizia invece lo sciopero del personale viaggiante, che
si protrarrà fino a domani sera, alla stessa ora. L'Orsa ha già dimostrato di
rappresentare una parte maggioritaria del persionale viaggiante (macchinisti, ma
non solo). Trenitalia ha disposto servizi minimi che coprono addirittura il 50%
dei treni a lunga percorrenza, mentre nulla farà per quanto riguarda treni
locali, regionali, ecc. L'agitazione - dopo diversi rinvii su disposizione del
ministro dei trasporti e della cosiddetta commissione di garanzia - ha per
obiettivo il rinnovo del contratto nazionale (scaduto nel `99!), la salvaguardi
dei diritti acquisiti anche per i nuovi vettori (privatizzazioni e
liberalizzazione hanno aperto il mercato ferroviario ad altri gestori, che
tendono a praticare altre condizioni salariali, normative e di sicurezza), ecc.
Marted 21, invece, si fermano per 4 ore (dalle 12 alle 16) piloti e assistenti
di volo delle compagnie aeree. Si tratta di uno sciopero nazionale proclamato da
tutte le organizzazioni sindacali e professionali (Cgil, Cisl, Uil, Sulta,
Anpcat, Anpav, Up) a sostegno della vertenza sui tempi di volo e di servizio di
piloti e personale addetto alla navigazione (altre sei scioperi di otto ore sono
stati messi in programma). La richiesta rivolta all'Enav è semplice: emanare un
regolamento sui limiti di orario che sia in linea con quanto previsto dalla
Comunit europea.
In Italia è permesso a un equipaggio composto da due piloti, senza possibilità
di riposo, di restare in servizio di volo per 17 ore, giorno o notte, senza
alcuna limitazione al numero di voli. La normativa internazionale, invece, pone
un limite massimo di 12 ore. Tale limite non costituisce affatto un compromesso
sindacale, ma il riconoscimento scientifico dei limiti della macchina-uomo, che
non può andare al di là delle 12 ore (con ulteriori limitazioni in caso di
attività notturna). Secondo gli studi effetttuati dalla Nasa e dal Safety Board
statunitense, infatti, circa il 20% degli incidenti aerei ha come concausa la
fatica dell'equipaggio. I sindacati chiedono perciò ai viaggiatori e alle
associazioni di consumatori di appoggiare - una volta tanto - un'agitazione che,
in fondo, riguarda la loro stessa sicurezza.