mercoledi 22 gennaio 2003 - snaterinforma  

NOTIZIARIO a cura del Centro di Documentazione e Lotta
E-mail: cen_doc_lotta@yahoo.it

Fax 06233213975
12-19/01/2003


12 gennaio 2003

LAVORO IMMIGRATO

Nel 2002 quasi un nuovo posto di lavoro su cinque è stato occupato da un immigrato extracomunitario. Il dato, fornito dall'Inail, riguarda solo le assunzioni a tempo indeterminato, che l'anno scorso sono state 3.190.782, un saldo positivo di 685.805 unità. Il saldo positivo per gli extracomunitari è stato di 125.861 unità, il 18% del totale. Se si prendessero in considerazione anche le assunzioni a tempo determinato, la quota spettante agli immigrati risulterebbe più consistente. Inoltre i conti dell'Inps potranno migliorare ancora molto grazie ai versamenti contributivi degli extracomunitari. Ne è convinto il presidente del Consiglio di indirizzo e vigilanza dell'Istituto, Aldo Smolizza, secondo il quale entro i prossimi sei mesi potrebbero essere iscritti all'Istituto di previdenza circa 700mila extracomunitari, ovvero quei lavoratori per i quali in questi mesi sono state presentate domande di regolarizzazione. Ciò consentirà dall'inizio dell'anno un miglioramento dei conti in maniera esplosiva.

TAGLI NELLA SCUOLA

Il ministero dell'Istruzione pensa di tagliare, a partire da settembre prossimo, 12.500 posti di insegnante e migliaia di lavoratori tecnici, amministrativi e ausiliari. La disposizione è contenuta nella legge Finanziaria 2002 e i soldi risparmiati serviranno a finanziare i rinnovi contrattuali. Ma non finisce qui. Tenuto conto della Finanziaria 2003 al 2004, si arriverà complessivamente ad una riduzione di oltre 70.000 unità tra personale docente e non.

AREE DI CRISI NELL'INDUSTRIA

La crisi che sta attraversando il sistema produttivo italiano attraversa settori diversi da quello dell'auto e sta provocando una continua emorragia di posti di lavoro. Gli ultimi dati forniti dall'Istat parlano di 36mila occupati in meno a ottobre nella grande industria, mentre nei primi dieci mesi del 2002 la diminuzione è stata del 3,8% al lordo della cassa integrazione e del 4,3% al netto. Ricordiamo il comprensorio dell'Aquila per la crisi del polo elettronico, che rischia di provocare danni gravissimi all'economia del territorio. Ci sono due fabbriche, Flextronics e Lares Tecno, che rischiano di chiudere i battenti perchè la proprietà ha deciso di spostare altrove le commesse ricevute dalla Siemens, che da sole garantirebbero lavoro fino al novembre 2003 almeno per il 60% degli operai. I dipendenti diretti della Flextronics sono 930 ma i posti a rischio sono complessivamente circa 2mila. Nell Lazio c'è il caso dei 244 operai del cravattificio Gino Pompei di Formia, che all'improvviso si sono trovati con i portoni della fabbrica chiusi dopo che non erano stati pagati neanche gli stipendi di dicembre. Solo alcuni di loro erano stati messi al corrente della cassa integrazione a zero ore, oltretutto comunicata (pare) solo per telefono.
Questo ennesimo atto di arroganza padronale avviene in contemporanea con le vertenze e le agitazioni alla Transinteriors di Sabaudia e alla Formenti Seleco, fabbrica del sud pontino dove si producono televisori. In entrambi i casi, l'origine della protesta la stessa: il mancato pagamento dello stipendio arretrato e della tredicesima. Alla Transinteriors, azienda di prodotti elettronici che lavora per conto della Siemens, la produzione è totalmente bloccata dal 18 novembre.
Ancora pi grave la situazione dei 288 dipendenti della Siel EL Spa di Formello, che sono senza stipendio dal febbraio 2002, vale a dire dal mese in cui scattata la cassa integrazione per 230 di loro. In seguito alle lotte dei mesi scorsi sono riusciti a ottenere l'80% della retribuzione del solo mese di settembre. Le Rsu hanno deciso di proseguire a oltranza il presidio esterno della fabbrica, con scioperi mirati e manifestazioni.
Non meno arrogante il comportamento della Filtrauto di S. Antonino di Susa (Torino), che il 23 dicembre scorso ha licenziato 11 dei 20 lavoratori appena rientrati dalla cassa integrazione, facendo carta straccia dell'accordo sottoscritto con i sindacati. Emergenza occupazione anche alla Ferriera di Trieste, con i sindacati che hanno deciso di non firmare il protocollo di intesa relativo al ricorso per un anno, a partire da domani, alla cassa integrazione speciale. L'accordo non garantiva infatti il completo riassorbimento, al termine dei 12 mesi, degli 80 dipendenti della Servola Srl.


14 gennaio 2003

MERIDIONE: POSTI DI LAVORO IN CALO

Secondo lo Svimez alla fine dell'anno l'occupazione avrà un modesto incremento in tutto il mezzogiorno: più 0,7% contro l'1% del 2002. Nel Centronord passerà da un più 0,9% all'1,1%. Svimez segnala che l'aumento occupazionale è per lo più legato a fenomeni di regolarizzazione del lavoro sommerso. Per quanto riguarda i giovani, tuttavia, in Campania, Calabria, Sardegna e Sicilia si registrano il maggior numero di senza lavoro: rispettivamente 59,9%, 58,5%, 51,9% e 51,5%.

FIAT: FIOM SCIOPERA GLI ALTRI SI ADEGUANO AL PIANO DI DISMISSIONE

Come da copione. Fim, Uilm e Fismic hanno firmato ieri un accordo separato con la Fiat al ministero del welfare, per mandare a casa un centinaio di dipendenti di aziende di servizio che lavorano per il Lingotto. Dall'altra parte, la Fiom ha ribadito il suo rifiuto a cogestire con l'azienda un accordo che solo un mese fa era stato respinto da tutti i sindacati dei metalmeccanici. A sostegno della sua posizione, la Fiom ha chiamato i lavoratori del gruppo a effettuare otto ore di sciopero, in modo articolato, per produrre il massimo dei danni con il minimo costo per chi da mesi vede il suo stipendio decurtato dalle trattenute per scioperi (oltre che dall'inflazione reale e dal mancato rinnovo del contratto nazionale).
L'unità confederale non gode di miglior salute a livello centrale, se si pensa che sempre ieri è stato proclamato uno sciopero generale dell'industria e dell'artigianato dalla sola Cgil. Le 101 espulsioni varate ieri a Roma fanno parte di un pacchetto di 500 esuberi, per liberarsi dei quali il piano Fiat-governo prevede l'utilizzo della mobilità breve. Per altri 7.600 è stato invece utilizzato un diverso ammortizzatore sociale: la cassa integrazione straordinaria a zero ore. Altri gruppi di operai sono stati mandati a casa la scorsa settimana alla Magneti Marelli, sempre con accordi separati siglati da Fim, Uilm e Fismic, ma, in questo caso, le organizzazioni firmatarie si nascondono dietro l'orientamento positivo delle Rsu. I 101 di ieri, invece, non essendo sindacalmente organizzati in Rsu, sono stati liquidati direttamente dai sindacati dei metalmeccanici, Fiom esclusa.

CONTRATTI DA RINNOVARE

Sono circa dieci milioni i lavoratori in attesa di rinnovo. Le categorie più corpose sono quelle dei metalmeccanici (2 milioni di addetti), il terziario (turismo, commercio, pubblici esercizi: 3 milioni), e i dipendenti pubblici (inclusa la scuola, oltre 3 milioni). Ma ci sono anche i dipendenti delle Poste, delle ferrovie, gli autoferrotranvieri e gli assicuratori, oltre a settori come l'agroalimentare, il tessile, l'edile e il legno, che vedranno scadere il proprio contratto nel corso del 2003. Sul tavolo delle trattative si incrociano diversi temi: il rapporto tra inflazione reale e programmata; il dilagare della flessibilità e della precarietà; l'attacco, da parte di governo e Confindustria, al contratto nazionale, con lo scopo di ridurre il sindacato alle sole trattative locali. Per non parlare della divisione, in alcuni casi, all'interno dello stesso fronte sindacale: basta citare le tre diverse piattaforme presentate da Fiom, Fim e Uilm. La Cgil chiede un aumento medio di 135 euro, la Cisl di 86 e la Uil di 92. La richiesta (unitaria) per gli autoferrotranvieri è di 106 euro, quella per gli addetti al turismo di 85 euro. Il record del ritardo riguarda i ferrovieri, in attesa di un adeguamento dal 1997.
Sugli obiettivi della lotta alla precarizzazione, la piattaforma pi avanzata è quella della Fiom Cgil: chiede la trasformazione, dopo 8 mesi, dei rapporti di lavoro a termine in rapporti a tempo indeterminato a parità di qualifica, il divieto di sostituire lavoratori a termine con altri precari a fine contratto, l'estensione ai co.co.co. della normativa per malattia, infortunio, ferie e per giusta causa di licenziamento (ovvero l'articolo 18). Tra le altre richieste, la possibilità per i lavoratori immigrati di cumulare permessi e ferie per recarsi nei propri paesi di origine, oltre a quella di assentarsi per espletare tutte le pratiche relative al permesso di soggiorno. Sul fronte degli addetti ai servizi, la piattaforma di Filcams-Fisascat-Uiltucs chiede maggiori garanzie per i lavoratori flessibili, la regolamentazione dell'uso dei co.co.co., l'aumento dell'orario minimo per il part-time.

INFLAZIONE, PENSIONI, COSTO DELLA VITA

L'inflazione non è uguale per tutti: questo significa, che l'incremento del costo della vita per l'intera collettività, così come rilevato dall'Istat, produce effetti diversi sulle singole persone o famiglie. E la discriminante è prima di tutto quella del reddito. Lo conferma una ricerca delle associazioni dell'Intesa (Federconsumatori, Adoc, Adusbef e Codacons) presentata ieri. Una semplice simulazione effettuata operando sui dati Istat, aumentando o diminuendo il peso di alcuni prodotti per adattarli ad alcune tipologie di famiglie, mostra come l'inflazione varia dal 2%, per una famiglia con reddito più elevato, a oltre il 4% per una famiglia a reddito basso. Insomma, l'erosione del potere d'acquisto per le famiglie già più svantaggiate, nel 2002 è stata doppia rispetto a quella subita dalle famiglie più agiate. Emerge così che in soli 24 mesi (rispetto a un dato nazionale Istat che indica un incremento inferiore al 6% dell'inflazione) per un impiegato italiano il costo della vita è aumentato dell'11,2%. Per il suo specifico paniere di consumi uno studente spende invece il 12,6% in più, mentre per i pensionati l'incremento arriva al 22,5%.


15 gennaio 2003

CMS DI IVREA

Inizio anno sotto l'insegna della cassa integrazione alla Cms di Ivrea. Nata due anni da una costola della Ics - discendente a sua volta dal fallimento dell'Op Computer - l'azienda di Scarmagno, proprietà del gruppo Tecnodiffusione, conta oggi 290 dipendenti specializzati nella produzione ma soprattutto nell'assemblaggio di personal computer. Fim, Fiom e Uilm hanno raggiunto un accordo con la proprietà per la rotazione di tutti i lavoratori durante il periodo di Cig ordinaria, che si concluderà il prossimo 28 febbraio. Tuttavia, le prospettive occupazionali della Cms sono tutt'altro che rosee. Nonostante la cassa integrazione, da marzo l'azienda ha già annunciato 110 esuberi su 290 dipendenti. Il 40% della forza lavoro dello stabilimento verrebbe espulsa, mettendo a grave rischio il perdurare complessivo dell'attività.
C'è un dato che chiarisce bene le conseguenze dello "spezzatino" Olivetti nella zona di Ivrea: quando Olivetti cedette la produzione dei pc, i lavoratori direttamente impregnati erano oltre 1.600; oggi, tra Ics e Cms, arrivano a stento a 600. Colaninno sfruttò la Olivetti per dare la scalata a Telecom, suo vero obiettivo. In un momento come questo, di grave recessione nell'industria, bisognerebbe guardare al recente passato per trarne qualche insegnamento. Le dichiarazioni spese a favore di una eventuale scalata di Colaninno ai vertici della Fiat da parte di noti esponenti dei Ds quali D'Alema e Violante lasciano molto perplessi. Evidentemente hanno la memoria corta.

GENERAL ELECTRIC: OPERAIA UCCISA DALLA POLIZIA

E' cominciato con la morte di un'operaia travolta da un'auto della polizia lo sciopero nazionale di due giorni negli impianti della General Electric in 23 stati Usa. La donna faceva parte dei gruppi di picchetto del primo turno e si stava spostando da un cancello all'altro dell'impianto di Louisville, Kentucky, portando un cartello che incitava allo sciopero. Nel buio di una gelida notte, poco prima dell'alba, è stata investita, morendo sul colpo, da una macchina non contrassegnata che, si saprà più tardi, era guidata da agenti di una sottodivisione di polizia vicina. Una morte, dunque, tutta da chiarire e che marchia in modo violento il primo sciopero nazionale alla General Electric dal 1969, e il primo grande sciopero dell'era Bush jr. Non meno di 20mila lavoratori della prima società al mondo per capitalizzazione si sono fermati ieri per protestare contro l'aumento dall'1 gennaio del prelievo per i contributi sanitari sulla loro busta paga e su quella dei pensionati. Secondo GE il prelievo peserà in media per circa 200 dollari all'anno sulle retribuzioni. Ma le cifre vengono contestate dai sindacati, secondo i quali il salasso per i lavoratori non sarà inferiore ai 400 dollari. E in ogni caso si tratta di una decisione vergognosa da parte di una multinazionale i cui profitti per il 2002 ammonteranno con ogni probabilità a oltre 15 miliardi di dollari.
A guidare lo sciopero è il più grande sindacato attivo all'interno di GE, la International Union of Electronic Workers-Communications Workers of America (Iue-Cwa), che tuttavia rappresenta poco pi del 5 per cento della intera forza lavoro General Electric. Sono i 20mila che ieri hanno scioperato per tutti e che, in quanto iscritti al sindacato, sono i soli che hanno il diritto di farlo.

La GE non intende affatto fermarsi nella sua operazione di scarico degli aumenti sulle spalle dei lavoratori e cercherà di ottenere ulteriori e sostanziali margini quando i negoziati sindacali nazionali si apriranno ufficialmente a maggio per il rinnovo del contratto, che scade il 15 giugno. Lo sciopero di questi due giorni è dunque solo un esordio, un primo passo. Sindacato e operai si stanno infatti preparando a una più lunga lotta che prevedono di dover ingaggiare per tutta la prossima estate. E già stanno accantonando le riserve, evitando spese onerose in famiglia e organizzando lavori a tempo parziale per affrontare i tempi grami. L'ultimo grande sciopero, quello del 1969, durò 14 settimane.


16 gennaio 2003

SITUAZIONE IN SICILIA

Mentre da due giorni 20 dipendenti della Bienne Sud, azienda dell'indotto Fiat di Termini Imerese, continuano a occupare la fabbrica chiedendo l'attivazione degli ammortizzatori sociali, si scopre che all'Inps di Palermo nessuna azienda ha presentato la domanda di cig ordinaria per i propri dipendenti. Una situazione che aumenta la tensione fra le tute blu: in Sicilia gli operai in attesa sono oltre 1.200.

MORTE DI UN POMPIERE

Ha fatto appena in tempo a consegnare la corda con il moschettone che ha permesso al sub in difficoltà nella diga di Castel Giubileo (Roma) di salvarlo, poi hanno aperto la chiusa e il vigile del fuoco travolto dalla corrente deve aver urtato contro qualcosa che gli ha strappato la maschera dell'ossigeno. Così sotto gli occhi dei colleghi è morto Simone Renoglio, il pompiere impegnato a salvare la vita di un altro lavoratore, il subacqueo Paolo De Iure, rimasto incastrato con una gamba ad una paratia della diga mentre effettuava per la ditta Adriatica sub una normale ispezione delle strutture.

INFORTUNIO ALLA "SCALA"

Un operaio marocchino impegnato nei lavori di ristrutturazione del teatro Scala di Milano è rimasto ferito durante un'operazione di consolidamento. La gamba del lavoratore, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe rimasta incastrata da una macchina perforatrice che serve a immettere i pali nel muro. L'uomo è stato immediatamente trasportato all'ospedale Fatebenefratelli. Ma il vice sindaco Riccardo De Corato, invece di esprimere solidarietà con il lavoratore ha immediatamente replicato: "Non stava lavorando, si è fatto male da solo mentre faceva manutenzione alla trivellatrice".

MORTE PER LAVORO ALLA MARCEGAGLIA

Antonio Rauso, originario di Capua (Ce), è morto la scorsa notte in seguito a un infortunio sul lavoro avvenuto alla Marcegaglia di Ravenna. L'operaio di 27 anni aveva avvertito un rumore in un nastro trasportato sul quale scorrevano ritagli di lamiera saldati. Avrebbe quindi deciso di intervenire per oliarlo, ma rimasto agganciato dai rulli è stato stritolato dal macchinario. Immediata la reazione della Cgil sugli ultimi gravi incidenti, una vera e propria ecatombe che il sindacato non è più disposto a tollerare.

USA: IN LOTTA PER LA DIFESA DEL SISTEMA SANITARIO

Bandiera a mezz'asta, fascia nera al braccio i lavoratori in sciopero hanno continuato ieri il picchettaggio dei cancelli all'impianto di Louisville della General Electric, ricordando cos la morte di Kjston Michelle Rodgers, l'operaia di 40 anni travolta il giorno prima da un'auto della polizia. Con ieri, sono finiti i due giorni di sciopero nazionale proclamato in tutti gli impianti GE contro gli aumenti dei prelievi per i contributi sanitari sulla busta paga, e sulle pensioni dei dipendenti sotto i 65 anni, scattati dall'1 gennaio. Ma già si prevede una ripresa della lotte l'estate prossima, vista l'intransigenza della società, decisa a scaricare sui salari anche i futuri aumenti dei costi sanitari.
Il problema non solo della GE. Gli aumenti a due cifre nei costi sanitari e i tagli dei contributi aziendali, con conseguente accollo ai lavoratori, domineranno infatti i prossimi rinnovi di molti contratti. E' uno scontro feroce, destinato ad inasprirsi, che costringe i pazienti americani a battersi contro molteplici avversari, dalle compagnie di assicurazione che aumentano i premi alle grandi società farmaceutiche che non intendono abbassare i prezzi dei medicinali.
Lo United Auto Workers, il sindacato metalmeccanico che conta 750mila membri attivi, ha già dichiarato che la guerra alla riduzione dei contributi sanitari sarà uno dei punti di fuoco al tavolo delle prossime trattative per il rinnovo dei contratti con le Big Three dell'automobile, General Motors, Ford Motor e DaimlerChrysler. La National Education Association, il più grande sindacato degli insegnanti americani, ha già cominciato i negoziati e Don Morabito, uno dei responsabili delle trattative, ha definito raccapricciante la questione delle spese sanitarie. Circa 450 infermieri degli ospedali di San Francisco, gestiti dalla catena ospedaliera privata Tenet Healthcare Corp. sono entrati nello loro undicesima settimana di sciopero. Al centro dello scontro la conquista della copertura sanitaria quando andranno in pensione.
L'elenco dei conflitti si allunga giorno dopo giorno. Il sistema sanitario nazionale Usa non gode di buona salute già da tempo. Le crescenti difficoltà attuali vanno ad aggiungersi a quelle dei 41 milioni di persone (il 14,5% della popolazione) che non hanno alcuna copertura sanitaria. Lo sfacelo si sta espandendo. Dei 40 milioni di pensionati in Medicare, il sistema sanitario pubblico che garantisce solo le spese ospedaliere, un terzo manca di ogni assicurazione che copra le spese per medicine.


17 gennaio 2003

GRAN BRETAGNA: CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DELLA METRO

Dal primo gennaio la London underground ha dato in gestione a imprese private tre linee: Central, Nord e Piccadilly. Nonostante i ripetuti scioperi dal 1998 in poi; e nonostante che la Corte europea avesse bloccato le gare d'appalto. Alex Gordon e Pat Sikorski - due lavoratori della metropolitana della Rmt - hanno partecipato mercoledì a Roma all'incontro promosso da Rifondazione comunista, raccontando la loro esperienza e le proposte per il futuro. Entro primavera, infatti, il governo Blair firmerà l'accordo per la privatizzazione delle restanti 8 linee della metro. In barba alla volontà di cittadini e lavoratori che si erano tanto battuti durante la campagna della Rmt Ascolta Londra, quando si erano riunite le associazioni dei cittadini, utenti e disabili insieme ai sindacati perchè la tube doveva restare ai cittadini. La metropolitana cittadina infatti è un'istituzione: 11 linee, 507 treni, 253 stazioni, 16.500 dipendenti (di cui 9.000 iscritti proprio alla Rmt), più di 4.000 colletti bianchi e oltre 3 milioni di passeggeri l'anno. Un giro d'affari di miliardi di sterline che, secondo gli accordi sottoscritti dal new labour, verranno affidati a imprese private per 30 anni, con un profitto annuale accertato pari a 2 miliardi di euro.
La visione tatcheriana, che ha spezzettato le ferrovie in tante aziende e piccole imprese, sta prevalendo. I motivi? Solo ipotesi di accordi o la necessità di fare cassa per usare i soldi in altro modo. Ora stiamo decidendo le azioni da promuovere - ha continuato Sikorski - forse un'altra ondata di scioperi. Lo stop dei lavoratori è un forte elemento di pressione, visto che per ogni giornata di fermo si perdono circa cento milioni di sterline. La battaglia però deve essere condotta sulla linea della sicurezza dei trasporti e non sull'attacco diretto alle privatizzazioni: "E' pazzesco - ha spiegato il sindacalista - abbiamo una legge che vieta lo sciopero per ragioni politiche. La privatizzazione è una decisione del governo e noi non possiamo incrociare le braccia per opporci".
Sikorski si è detto molto ottimista sulla possibilità di uno sciopero europeo che potrebbe sostenere anche la causa inglese: Le azioni antiliberiste del movimento mettono in crisi i tradizionali partiti dei lavoratori e rappresentano una reale pressione affinchè questi non si defilino dai temi fondamentali.

DUE MORTI SUL LAVORO A SAVONA

E' di due morti e un ferito il bilancio di un incidente sul lavoro avvenuto, ieri mattina a Celle Ligure (Savona) in in localita' Terranin, a causa del crollo di un muro di contenimento di una strada. Secondo una ricostruzione dei fatti, sembra che gli operai impegnati nella costruzione di un palazzo di quattro piani siano rimasti sepolti sotto il muro crollato per cause ancora in fase di accertamento. Gravi le condizioni di un terzo operaio che, nonostante le lesioni riportate, sembra fuori pericolo di vita. La procura di Savona ha aperto un'inchiesta, ponendo sotto sequestro il cantiere. Stando ai primi accertamenti, pare che i lavoratori stessero sistemando una trave in cemento, che improvvisamente ha ceduto.

METALMECCANICI CAMPANI

Il 95,9% dei lavoratori metalmeccanici della Campania si e' espresso per il si' nel referendum sulla piattaforma elaborata dalla Fiom per il rinnovo del contratto di categoria. In Campania si e' votato in 184 aziende con oltre 38mila dipendenti. Su 33.621 presenti in fabbrica e aventi diritto, hanno votato 22.997 lavoratori, un dato superiore all'ultima consultazione sul contratto promosso da Fim, Fiom e Uilm che coivolse 22.858 lavoratori. Hanno votato si' alla piattaforma 22.056 lavoratori, pari al 95,9%. Una percentuale superiore alla consultazione promossa unitariamente nel 2001, quando i favorevoli furono 18.535, pari all'82,41%. I no sono stati 547, pari al 2,4%. 418 le schede bianche e le nulle. Tra i lavoratori che hanno approvato la piattaforma - informa la Fiom - 18.884, pari all'85,6%, sono favorevoli alla richiesta salariale uguale per tutti; 2930, pari al 13,3% sono favorevoli agli aumenti salariali riparametrati, 251 non si esprimono.

FIAT DI TERMINI IMERESE

I dirigenti locali della Fiat, che ieri dopo tre mesi hanno incontrato i delegati di fabbrica nella sede degli industriali di Palermo, hanno sconfessato punto per punto tutto ciò che era stato detto in occasione del vertice alla Regione fra Alessandro Barberis, amministratore delegato di Fiat auto, il governatore Totò Cuffaro e il vice ministro Gianfranco Miccichè. L'azienda ha smentito sia l'aumento produttivo, pari a 150 vetture in più, quando lo stabilimento tornerà a funzionare a regime, sia le 200 mobilità in meno rispetto alle 400 che dovrebbe coinvolgere le tute blu di Termini Imerese. Impegni garantiti da Cuffaro e Miccichè, ma che l'azienda ha attribuito a pure fantasie giornalistiche. In attesa della proclamazione dello sciopero generale dell'industria da parte di Cgil, Cisl e Uil siciliane, l'unica certezza è lo sciopero di sei ore, già proclamato dal Consiglio di fabbrica. Gli operai incroceranno le braccia fra il 10 e il 16 febbraio, vale a dire nella prima delle cinque settimane di apertura momentanea, che ieri l'azienda ha calendarizzato ufficialmente.
I primi a rientrare allo stabilimento Fiat di Termini Imerese non saranno i dipendenti dell'azienda, ma le tute blu di Comau e Fenice, due aziende terzializzate del gruppo. Le maestranze eseguiranno lavori di manutenzione negli impianti in vista della ripresa produttiva. Per questi operai, la fabbrica riaprirà i cancelli il 27 gennaio. Con loro torneranno al lavoro anche alcuni impiegati che raggiungeranno una decina di colleghi rientrati già da qualche giorno. Sarà formato da 150 unità, invece, il primo gruppo di dipendenti Fiat, fra operai e impiegati, che rimetterà piede in fabbrica il 3 febbraio. Altri 50 varcheranno i cancelli nei giorni seguenti per preparare le strutture e gli impianti alla produzione che riprenderà, per due settimane consecutive, dal 10 fino al 23 febbraio. A conclusione di questo periodo, lo stabilimento chiuderà nuovamente per 21 giorni.


18 gennaio 2003

MOBBING

Sono un milione gli italiani sottoposti a mobbing sul posto di lavoro. Vittime sono soprattutto le donne (52%) i residenti al Nord (65%) e gli impiegati (79%). Questi i risultati di un'indagine dell'Eurispes che dedica all'argomento una delle 60 schede del Rapporto Italia 2003, che sarà presentato il 31 gennaio. Quella del mobbing è una vera e propria strategia per perseguitare, emarginare e isolare il dipendente al fine di provocarne il licenziamento o indurlo alle dimissioni. Violenze psicologiche, accuse di scarsa produttività, dunque sono le armi usate da colleghi e padroni, mentre per le donne, in molti casi si arriva anche a molestie sessuali.

ABB PAGHERA' PER I DANNI DA AMIANTO

Sono 111.000 i lavoratori che hanno denunciato la divisione Abb Combustion Engineering negli Usa per i danni causati da esposizione all'amianto. Uno scandalo cui il colosso dell'elettricità e ingegneristica tenta di porre fine innalzando la propria offerta di risarcimento a 1,2 miliardi di dollari. Così il 75% dei denuncianti dovrebbero entro febbraio approvare un piano che prevede l'amministrazione controllata della divisione statunitense. La precedente offerta della società era di 1,1 miliardi di dollari. Abb, che si trova a affrontare un fiume di cause per i boiler venduti negli anni '70 ha annunciato di aver subito una seconda perdita consecutiva nel 2002 per i crescenti costi del contenzioso.

MORTE SULL'ALTA VELOCITA'

Giovedì un operaio addetto ai lavori dell'Alta Velocitàdi Reggio Emilia, Giuseppe Tornabene, 40 anni, di Racalmuto (Agrigento) è morto per un infortunio sul lavoro. Tornabene era intento allo sfilamento di un travetto fermablocco durante la procedura di sollevamento di una gabbia per un palo in cemento armato. Mentre veniva sfilato, il travetto ha colpito al mento l'operatore che e' caduto a terra perdendo conoscenza. Tornabene è stato prontamente soccorso e trasportato all'ospedale di Reggio Emilia dove però è deceduto. L'operaio era assunto dalla ditta Sif che ha in subappalto la costruzione di pali per il cantiere 26 della Tav.

SCIOPERO DI TRENI E AEREI

In attesa dello sciopero europeo del trasporto contro la politica delle privatizzazioni nei servizi pubblici che, tra l'altro, abbattono i livelli di sicurezza ripartono le agitazioni sul territorio nazionale. I primi a scendere in lotta saranno, oggi e domani, i dipendenti delle Ferrovie per uno sciopero dichiarato dalla confederazione dei sindacati di base Orsa e dal Fltu Cub. Oggi si fermano per otto ore i lavoratori degli impianti fissi (depositi, officine, ecc); da stasera alle 21 inizia invece lo sciopero del personale viaggiante, che si protrarrà fino a domani sera, alla stessa ora. L'Orsa ha già dimostrato di rappresentare una parte maggioritaria del persionale viaggiante (macchinisti, ma non solo). Trenitalia ha disposto servizi minimi che coprono addirittura il 50% dei treni a lunga percorrenza, mentre nulla farà per quanto riguarda treni locali, regionali, ecc. L'agitazione - dopo diversi rinvii su disposizione del ministro dei trasporti e della cosiddetta commissione di garanzia - ha per obiettivo il rinnovo del contratto nazionale (scaduto nel `99!), la salvaguardi dei diritti acquisiti anche per i nuovi vettori (privatizzazioni e liberalizzazione hanno aperto il mercato ferroviario ad altri gestori, che tendono a praticare altre condizioni salariali, normative e di sicurezza), ecc.
Marted 21, invece, si fermano per 4 ore (dalle 12 alle 16) piloti e assistenti di volo delle compagnie aeree. Si tratta di uno sciopero nazionale proclamato da tutte le organizzazioni sindacali e professionali (Cgil, Cisl, Uil, Sulta, Anpcat, Anpav, Up) a sostegno della vertenza sui tempi di volo e di servizio di piloti e personale addetto alla navigazione (altre sei scioperi di otto ore sono stati messi in programma). La richiesta rivolta all'Enav è semplice: emanare un regolamento sui limiti di orario che sia in linea con quanto previsto dalla Comunit europea.
In Italia è permesso a un equipaggio composto da due piloti, senza possibilità di riposo, di restare in servizio di volo per 17 ore, giorno o notte, senza alcuna limitazione al numero di voli. La normativa internazionale, invece, pone un limite massimo di 12 ore. Tale limite non costituisce affatto un compromesso sindacale, ma il riconoscimento scientifico dei limiti della macchina-uomo, che non può andare al di là delle 12 ore (con ulteriori limitazioni in caso di attività notturna). Secondo gli studi effetttuati dalla Nasa e dal Safety Board statunitense, infatti, circa il 20% degli incidenti aerei ha come concausa la fatica dell'equipaggio. I sindacati chiedono perciò ai viaggiatori e alle associazioni di consumatori di appoggiare - una volta tanto - un'agitazione che, in fondo, riguarda la loro stessa sicurezza.