giovedi 19 giugno 2003 - snaterinforma  

NOTIZIARIO a cura del Centro di Documentazione e Lotta
E-mail: cen_doc_lotta@yahoo.it

Fax 06233213975
11/06-17/06/2003


11 giugno 2003

MOBILITA' ALLA FIAT AUTO

Fiat Auto ha comunicato l'apertura delle procedure di mobilità per 2.894 dipendenti, così come previsto dall'accordo di programma del dicembre scorso. Di questi, 1.867 a Mirafiori (440 sono impiegati e quadri), 400 ad Arese, 350 a Cassino, 200 a Termini Imerese, 50 a Pomigliano, qualche unità a Roma e Bologna. Per una parte dei dipendenti Fiat la mobilità sarà breve, per altri lunga (il decreto varato dal governo prevede la concessione della mobilità lunga per un totale di 7mila lavoratori, la Fiat ne ha chiesti 2.400, ma non si sa ancora quanti ne otterrà). Azienda e sindacati avranno ora 75 giorni di tempo per raggiungere un'intesa sui criteri per il ricorso alla mobilità. Intanto cesserà a settembre, anzichè a luglio, la produzione della Fiat Panda a Mirafiori (nella foto). I 1.700 lavoratori coinvolti, per i quali è già prevista la Cig straordinaria, proseguiranno l'attività a luglio, mentre ad agosto ci saranno le ferie.

LAZZARONI: SCIOPERO

La decisione aziendale è quella di sospendere la produzione e lasciare a casa tutti i 74 operai dello storico biscottificio. Per questo è stato effettuato uno sciopero di due ore per turno delle dipendenti, con manifestazione esterna. Poi conferenza stampa dei sindacati. La situazione è gravissima: a questo punto occorre evitare l'avviata mobilità per le maestranze, che non troverebbero facilmente una ricollocazione in zona; e se possibile evitare la chiusura dello stabilimento. Si profila un completo trasloco all'unità produttiva di Isola del Gran Sasso in provincia di Teramo, aperta nel '99 con contributi pubblici.


12 giugno 2003

ALITALIA

I sindacati annunciano che se non si riprende la trattativa si va ad uno sciopero 'bianco' dei servizi a bordo da parte degli assistenti di volo. In vista c'è anche la proclamazione di due giornate di sciopero da 24 ore per tutti i lavoratori del trasporto aereo, per protestare contro la mancanza di iniziative di rilancio della compagnia. Nessuna data definita, ma si parla del 24 giugno. La Cisl propone invece "una tregua di 3 mesi in cui deve esserci nulla che ostacoli il buon andamento del traffico aereo".

GIACOMELLI

Cresce la preoccupazione tra i lavoratori del gruppo Giacomelli per la sorte dell'azienda che ha 139 punti vendita in Europa. Ieri, a Rimini, i rappresentanti sindacali del gruppo hanno incontrato i vertici aziendali per conoscere gli sviluppi di una situazione che va delineandosi sempre più difficile.

INVENSYS: 35 LICENZIAMENTI

L'Invensys (ex Eaton) di Belluno ha comunicato la sua intenzione di avviare la procedura di mobilità per 35 suoi dipendenti. Un eufemismo per non parlare apertamente di licenziamenti. L'annuncio è stato dato ieri dai vertici aziendali. La maggior parte di questi riguarda gli impiegati, e in misura minore gli operai. La Invensys, che produce timer elettromeccanici per quasi tutti i tipi di elettrodomestici, ha spiegato ai sindacati che le ragioni della richiesta di mobilità sono, da un lato una riorganizzazione interna alla multinazionale, che prevede lo scorporo della divisione Appliance and Climate, da cui dipende lo stabilimento bellunese; dall'altro si è registrato un calo negli ordini, che comporterebbe la necessità di ridurre la produzione. Il sindacato chiede che prima di arrivare a questo si studino tutti gli strumenti alternativi, dalla cassa integrazione speciale a quella ordinaria, fino ad arrivare ai contratti di solidarietà. Il 20 è stato fissato un altro incontro.

SICILIA: 3 MORTI IN AZIENDA VINICOLA

Incidente sul lavoro in Sicilia, in una azienda che produce vino. Sono tre le persone morte: tre operai che stavano pulendo una cisterna di vino in un' azienda vinicola di Campobello di Mazara, in provincia di Trapani. Nell'incidente è rimasta ferita anche un'altra persona, una donna, che ha probabilmente cercato di soccorrere gli operai in difficoltà, senza riuscirci. E rimanendo invece anche lei vittima delle esalazioni venefiche che hanno ucciso i tre uomini. Gli operai sarebbero morti asfissiati dalle esalazioni di gas provenienti dalla cisterna sulla quale stavano effettuando alcune operazioni di pulizia. La quarta persona rimasta intossicata è la figlia di Francesco Falcone, titolare della omonima azienda vinicola, che ha tentato di salvare gli operai. La donna è stata subito ricoverata all'ospedale di Castelvetrano, dove versa in stato di coma e i medici parlano di conseguenze da "inalazione di vapori tossici non ben identificati". Le vittime sono Giovanni Bellafiore di 22 anni, Vincenzo Pipitone, 39, e Massimiliano Sciortino, 33, tutti operai dell'azienda vinicola. L'incidente mortale agli operai sarebbe avvenuto in una locale sotterraneo dell'azienda, dal quale si accede all'interno dei silos, sui quali avrebbero dovuto intervenire gli operai. Le maschere antigas avrebbero potuto salvare i tre operai rimasti vittime delle esalazioni.

NUOVO PIGNONE: INTESA SULLA MOBILITA'

Lo Slai Cobas punta l'indice contro i confederali (Cgil-Cisl e Uil): "Loro sapevano. Il 5 giugno scorso al ministero del Lavoro si sono messi d'accordo, hanno trovato un'intesa sindacale sulla richiesta di mobilità lunga di circa 200 unità lavorative a livello nazionale". A confermare, indirettamente, le supposizioni dello Slai Cobas è un comunicato della Fiom Cgil nazionale diramato l'altro giorno attraverso il quale vengono spiegati i motivi in base ai quali la Fiom non ha firmato la richiesta aziendale ma, nello stesso tempo, il sindacato di categoria dei metalmeccanici della Cgil ammette che in qull'occasione "un'intesa sindacale" c'è stata. Tra chi? La Fiom si tira fuori. Questo dimostra, e non sarebbe la prima volta, che le strategie sindacali nazionali non coincidono con le rivendicazioni dei lavoratori della Nuovo Pignone di Vibo Marina. Per i lavoratori dello stabilimento si tratterebbe di una vera e propria beffa. Per lo Slai Cobas se la Cgil non ha firmato ha fatto bene, ma avrebbe dovuto denunciare il comportamento delle altre organizzazioni sindacali. Inoltre "il documento Fiom è bugiardo in quanto i tagli occupazionali non sono cominciati dopo l'11 settembre del 2001 con l'attentato alle Torri Gemelle di New York, ma prima del 1997". La Fiom da parte sua ha respinto la strategia e le scelte della General Electric che con la richiesta di cassa integrazione straordinaria di 43 operai per due anni intende chiaramente decretare la morte dell'insediamento vibonese.

ROMA: OCCUPATA LA COOPCOSTRUTTORI

Decine di operai edili, che non percepiscono stipendio da sei mesi, sono entrati ieri pomeriggio nella sede romana della società. Al centro c'è la presunta "crisi aziendale" di una potenza con oltre 40 cantieri spersi sul territorio nazionale, che fino a pochi mesi fa aveva 2.500 dipendenti e bilanci in attivo. Gli operai - vincolati per di più da una condizione di "soci lavoratori" che imponeva loro di cedere "spontaneamente" il 10% del proprio salrio alla società - chiedono ora gli arretrati e risposte sul proprio futuro lavorativo. Esponenti dell'azienda - fin qui formalmente una cooperativa - non hanno trovato di meglio che chiamare i carabinieri. Come un padrone qualsiasi.

FLEXTRONICS

Un'impresa new wave - Finmek - ha ottenuto dal governo italiano di subentrare a Flextronics, a L'Aquila, impegnandosi ad assumere in 18 mesi 550 lavoratori su 938. Entra nell'impianto industriale senza spendere un centesimo, dal momento che l'area e lo stabilimento le vengono dati in uso grazie all'intervento di Sviluppo Italia e L'Aquila sviluppo. E commesse, naturalmente. I dipendenti che entreranno in Finmek saranno prima formalmente licenziati da Flextronics e quindi assunti dal nuovo datore di lavoro; un percorso che poneva qualche problema (su aspetti economici e normativi della posizione dei lavoratori). L'accordo era che entro 18 mesi per questi dipendenti sarebbero stati ripristinati gli attuali livelli economici (anzianità) e normativi. Ma l'altro giorno lo scenario è cambiato. Finmek ha infatti chiesto che i lavoratori che entreranno alle sue dipendenze versino integralmente nelle casse Finmek il loro tfr. Una cosa mai sentita prima. Se il subentro di Finmek avesse avuto la forma della cessione di azienda, i lavoratori avrebbero mantenuto la continuità formale del rapporto di lavoro (e Flextronics avrebbe trasferito alle casse di Finmek il tfr maturato dai dipendenti fin da quando l'azienda si chiamava Sit-Siemens. All'opposto, la procedura scelta implica: a) il licenziamento da Flextronics e la liquidazione del tfr da Flextronics; b) l'assunzione individuale da parte di Finmek; c) e che una volta entrato in Finmek ognuno riparta dal minimo contrattuale. Questi lavoratori avranno dunque una busta paga leggerissima - benché sulle loro spalle pesino decenni di lavoro -, il che costituisce un indubbio vantaggio per Finmek. Ma non basta. Ora Finmek ha detto di volere anche il loro tfr. Intanto, a L'Aquila e dintorni, si parla di assunzioni solo a tempo determinato. La via crucis con Flextronics è finita. Ora comincia il martirio.

AUTOBRENNERO: PAGATI GLI STIPENDI AGLI OPERAI

L'Autobrennero garante degli stipendi dei circa ottanta dipendenti della "Cariboni", l'impresa che sta lavorando alla bretella fra Rovereto Sud e il Garda. E così dopo aver pagato lunedì scorso gli stipendi di aprile, nemmeno ventiquattr'ore dopo sono stati saldati anche tutti i crediti dei lavoratori per la mensilità di maggio. Martedì il direttore tecnico dell'A22, Konrad Bergmeister, su mandato del presidente Ferdinand Willeit e del direttore generale Massimo Occello, si è presentato nel cantiere di Mori con gli assegni per tutti i dipendenti della Cariboni.

ATOM: CASSA INTEGRAZIONE

Nove settimane di cassa integrazione per 60 operai su 250: le officine meccaniche Atom di Vigevano rallentano l'attività fino al 2 agosto, giorno in cui inizieranno le ferie. Nella stessa situazione, più o meno, i lavoratori di altri nomi storici del comparto meccano-calzaturiero della zona. Il caso Atom è soltanto la punta dell'iceberg. La situazione del comparto meccanico è drammatica in Lomellina, dove sono occupati più del 60 per cento degli addetti a livello provinciale. Il sindacato chiede la rotazione in modo che gli effetti più pesanti non si scarichino soltanto sugli addetti dello stabilimento di Gambolò dove si producono i componenti che vengono assemblati a Vigevano. E poi ci sono i casi della Sigma dove la cassa è attiva da gennaio e proseguirà fino al 2 agosto; la Ormac, che ha chiesto 13 settimane di cassa, fortunatamnte non a zero ore, per 84 dipendenti; la Sagitta, dove la cassa a rotazione è per 50 dipendenti. I problemi delle aziende più grandi si ripercuotono sulle reltà più piccole, l'arcipelago di aziende industriali tra 8 e 40 dipendenti che costituisce la trama del tessuto industriale del territorio. E poi giù fino alle aziende artigianali che in molti casi hanno le commesse ferme da mesi. 


13 giugno 2003

SCIOPERI FIOM CONTRO IL CONTRATTO

La Fiom - Cgil di Mantova ha indetto per oggi 8 ore di sciopero. La decisione di incrociare le braccia è stata presa dai lavoratori e dalle lavoratrici dell'Iveco di Suzzara, dopo le assemblee che si sono svolte nei giorni scorsi con i delegati della Fiom. Da parte dei lavoratori e delle lavoratrici è emerso un netto dissenso sull'accordo stipulato da Federmeccanica, Fim e Uilm per il rinnovo del contratto di lavoro. Il dissenso si è manifestato principalmente sul merito dell'intesa che riduce il salario reale e toglie diritti e tutele alle persone che lavorano. Dissensi anche sul metodo, a nostro giudizio antidemocratico, utilizzato da Fim e Uilm, che hanno rifiutato di sottoporre l'accordo al voto dei metalmeccanici. Continuano le agitazioni sindacali dei metalmeccanici della zona di Spilimberto. La protesta ha potuto contare sulla partecipazione di lavoratori delle più importanti imprese metalmeccaniche della zona: Itm Italtractor, Sitma, Bonfiglioli, Superbox, Pm Marano, Euroterm, Agop, Muratori e diverse altre. Presente anche una rappresentanza dei lavoratori della zona del Frignano. Il sindacato contesta il nuovo contratto, giudicato anomalo e favorevole solo per le aziende, nonché il comportamento di Fim e Uilm, la cui firma avrebbe origini puramente politiche.

ILVA DI TARANTO: DUE MORTI

Due dipendenti dell’Ilva sono morti ieri pomeriggio nello stabilimento siderurgico di Taranto per il crollo di una gru che era in fase di manutenzione. Le vittime sono l’operaio impegnato nella manutenzione, a diversi metri di altezza, sul braccio della struttura, e un collega di lavoro che era a terra. Paolo Franco, di 24 anni, è morto sul colpo; Pasquale D’Ettorre, 27, si è spento subito dopo il trasporto in ospedale. Nell’incidente è rimasto ferito, pare in modo non grave, anche un terzo operaio, ricoverato in ospedale, mentre altri sette lavoratori hanno dovuto far ricorso alle cure dell’infermeria di stabilimento, la maggior parte perché sotto choc dopo aver assistito alla tragedia. I due morti erano entrambi dipendenti dell’Ilva, passati a tempo indeterminato dopo aver superato il periodo di contratto di formazione-lavoro. Dopo la sciagura le segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm e il coordinamento nazionale sindacale del gruppo Ilva hanno proclamato per oggi 4 ore di sciopero (anche ieri c’è stata un’astensione dal lavoro decisa dai sindacati provinciali). Quello di ieri è il secondo incidente avvenuto nel giro di pochi giorni all’Ilva di Taranto. Il precedente risale allo scorso 6 giugno quando, per uno scoppio, una quarantina di operai fece ricorso alle cure mediche nell’infermeria della fabbrica. Gli operai furono giudicati guaribili in pochi giorni.


14 giugno 2003

ITALCEMENTI

Due ore di sciopero alla Italcementi di Calavino, azienda che occupa 61 dipendenti. All'origine della protesta l'impiego di farine animali per l'alimentazione dei forni, farine che dal 2003 non possono più essere usate come mangime. "Sono stati installati dei filtri automatici per il trattamento delle farine - racconta un sindacalista - ma si è poi scoperto che tali filtri non funzionano come dovrebbero: i lavoratori sono così costretti a pulirli manualmente e sono giustamente preoccupati per i rischi alla salute". L'incontro con la direzione aziendale non ha sortito risultati. La protesta continuerà fino a che non si avranno garanzie sulla correttezza delle condizioni di lavoro.

UNILEVER INDIA

Nuove accuse di antisindacalismo e delocalizzazione per la Unilever, la multinazionale anglo-olandese di beni di consumo che produce, tra gli altri, i gelati Algida, i sofficini Findus, il tè Lipton, il sapone Dove. La divisione indiana Hindustan Lever limited si è da poco fusa con un altro gruppo alimentare, la Brooke Bond, e nel piano di ristrutturazione aziendale sono previste consistenti riduzioni dei salari e del personale, oltre allo spostamento delle produzioni in aree dell'Asia orientale dove la tassazione, il costo del lavoro e il livello di sindacalizzazione sono inferiori. I primi tagli riguarderanno oltre 650 dipendenti della Garden reach factory di Calcutta. Inoltre, i dirigenti della Hindustan sono accusati di continuare a fare pressione sui lavoratori per indurli a sottoscrivere domande di licenziamento volontario. La sigla All India council of Unilever unions (Aicuu), che rappresenta i dipendenti di 80 stabilimenti della multinazionale, ha organizzato una serie di manifestazioni in tutto il paese, giovedì scorso, per dimostrare solidarietà a quanti stanno per perdere il posto e per denunciare il comportamento antisindacale.

AUSTRALIA: LOTTA DEGLI ADDETTI ALLE PULIZIE

Giornata internazionale degli addetti alle pulizie. Partirà domani, dai sindacati australiani e americani, una serie di manifestazioni di solidarietà e in difesa dei diritti dei pulitori, soprattutto quelli che lavorano per le grandi catene di ipermercati e centri commerciali. Una categoria soggetta a facile sfruttamento e ad abusi, essendo costituita in larga parte da immigrati, ricattabili dagli appaltatori dei servizi di pulizia che, con il lavoro, danno anche il permesso di soggiorno. I delegati del sindacato australiano Lhmu domani e lunedì andranno davanti ai centri commerciali Westfield per informare i clienti che regolarmente, i pulitori ingaggiati dalle ditte appaltatrici non sono pagati per settimane e quasi mai vengono rispettate le misure di salute e sicurezza. Il sindacato accusa il governo, inoltre, di volere modellare la sanità pubblica, il Medicare, sull'esempio degli Usa, dove è noto che i lavoratori a basso reddito non riescono a pagarsi un'adeguata assicurazione sanitaria privata e quindi sono automaticamente eslcusi dall'assistenza. L'idea di dedicare una giornata ai diritti dei pulitori è nata nel 1990, quando a Los Angeles, proprio il 15 giugno, una violenta carica della polizia riuscì a disperdere un corteo di lavoratori che protestavano per avere condizioni migliori.

NESTLE' IN EL SALAVADOR

È da oltre un mese che prosegue la protesta dei lavoratori di El Salvador contro la Nestlé per la chiusura dello stabilimento di Ilopango, dove si produceva caffè solubile. Il 28 aprile i cancelli della fabbrica sono stati sigillati e la produzione spostata in Messico, Brasile e Colombia, nonostante l'opposizione del sindacato e dei 97 operai. La Nestlé si è limitata a dare liquidazioni di due mensilità, come previsto dalla legge locale ma la sigla Setnessa ha chiesto che venisse rispettato l'accordo in base al quale, in caso di chiusura anticipata, l'azienda avrebbe pagato stipendi fino alla fine del 2003. I 36 dipendenti che non hanno accettato l'offerta hanno occupato la fabbrica, chiedendo un incontro con i dirigenti. Questa settimana, anche la federazione internazionale dei lavoratori alimentari (Iuf) ha rivolto un appello alla direzione del gruppo svizzero affinché riconsideri le liquidazioni. La Nestlé, però, non torna indietro e invita i lavoratori a rivolgersi al governo per le indennità di disoccupazione. L'azienda ha approfittato delle leggi nazionali che permettono alle imprese di chiudere senza preoccuparsi delle conseguenze sociali, considerando che tutti i lavoratori di Ilopango sono troppo giovani per la pensione e troppo vecchi per trovare (se ce ne fosse) un altro lavoro.

DEUTSCHE BAHN: TAGLIA 40.000 POSTI

La Deutsche Bahn, la società pubblica che gestisce le ferrovie tedesche sembra intenzionata a tagliare altri 40 mila posti di lavoro. Lo ha rivelato il quotiano economico Handelsblatt, citando una dichiarazione fatta a Londra dal presidente del gruppo Hatmut Mehdorn. L'organico attuale è di 210.000 unità. L'annuncio è giunto a sorpresa. Nel briefing sul bilancio di metà maggio il presidente aveva sostenuto che una riduzione dei posti di lavoro non era nei programmi aziendali. Sorpresi i sindacati. Negli ultimi dieci anni Deutsche Bahn ha gia' ridotto il numero degli occupati di circa il 44%, da 380.000 unità alle attuali 210 mila. 


15 giugno 2003

CAMBOGIA: OPERAIO UCCISO

Non hanno esitato a fare fuoco contro gli operai, le centinaia di poliziotti mandati a reprimere la protesta dei tessili cambogiani, venerdì, nella capitale Phnom Penh. Due morti e una trentina di feriti, tutti equamente distribuiti tra le forze dell'ordine e i manifestanti. Il poliziotto è deceduto in ospedale per le ferite riportate dopo la carica più violenta, mentre l'operaio è caduto per strada, con un colpo di fucile al petto. Sul corpo, raccolto dai compagni, è rimasto il cartellino dell'azienda in cui lavorava, Terratex knotting and garment, su cui era scritto anche il suo nome: Yoeum Ry. "Volevamo richiamare l'attenzione del governo sui diritti che ci vengono negati - ha detto un dipendente della Terratex - e denunciare la corruzione dei dirigenti". Disperdere il migliaio di persone che tentavano di entrare nel centro della città non è stato difficile, specialmente dopo l'arrivo dell'esercito, inviato dal governo a presidiare l'area. E ieri altre manifestazioni operaie, indette per protestare contro la repressione e l'uccisione di un loro compagno, sono state caricate dalle forze dell'ordine. La Cambogia conta circa 220 aziende nel settore che, solo l'anno scorso, ha esportato per più di un miliardo di dollari, il 77% del pil. Gran parte dei manufatti va negli Stati uniti a riempire i magazzini dei grandi nomi dell'abbigliamento sportivo, come Nike, Adidas e Gap. Nonostante il codice del lavoro approvato nel 1997 preveda formalmente la libertà di associazione e contrattazione, la politica del governo è di totale sostegno all'antisindacalismo delle imprese. I tessili, inoltre, arrivano soprattutto dalle zone rurali più povere e hanno scarsa consapevolezza dei propri diritti, rendendo più facili le discriminazioni e le intimidazioni, quasi mai denunciate. E non mancano le forme di repressione più pesanti, come l'arresto. A luglio del 2002, Khum Samoun e Sok Bona, rispettivamente presidente e segretario della federazione cambogiana del lavoro ed entrambi dipendenti dell'azienda Tommy textile, sono stati carcerati e tenuti dentro fino a novembre. L'accusa era di incitamento alla violenza durante uno sciopero, avvenuto mesi prima contro il trasferimento della produzione nell'ancora meno tutelato Vietnam.

SANGALLI CHIUDE

Si sono rivelate quanto mai fondate le voci che erano circolate qualche settimana fa circa il trasferimento in Puglia dell'azienda Sangalli Vetro, che provocherà la perdita nell'area del Trasimeno di altri trenta posti di lavoro, visto che i dipendenti saranno inevitabilmente posti in mobilità. Lascerà quindi lo stabilimento di Bacanella il prossimo 31 luglio e riaprirà dopo le ferie a Manfredonia, dove potrà contare su consistenti agevolazioni previste per investimenti nel meridione. I dipendenti (alcuni dei quali hanno sulle proprie spalle situazioni umane non facili) se la sono presa anche con le istituzioni locali e soprattutto con i sindacati colpevoli, secondo alcuni di questi lavoratori, di non aver fatto abbastanza per scongiurare il trasferimento dell'attività produttiva. Ci si è occupati della questione solo dopo che il gruppo aziendale aveva di fatto già preso le proprie decisioni di trasferirsi. 


16 giugno 2003

BASILICATA: ANCORA IL CAPORALATO

Arrivano dai campi del Foggiano e da quelli del Casertano. Il popolo degli extracomunitari si prepara, per la metà del mese di luglio, ad affluire in Basilicata. Arrivano per la stagione della raccolta del pomodoro: prima a Lavello e Gaudiano, poi a Venosa, Genzano, Montemilone, Palazzo San Gervasio. Ma la campagna del pomodoro imminente fa esplodere un grave problema: la carenza di manodopera. E proprio in questo contesto si inseriscono i "caporali" che cercano di imporre regole e gruppi di lavoratori agli agricoltori. "L'anno scorso - racconta Mauro Avigliano, della cooperativa Giustino Fortunato di Lavello - un agricoltore é stato costretto a rinunciare al suo raccolto perché non ha voluto sottomettersi alle "regole" che gli venivano richieste. Nel periodo della raccolta vengono da noi numerosi produttori disperati". Le nuove leggi in vigore impongono di regolarizzare i lavoratori stranieri. Le maggiori aziende sono meccanizzate e la gran parte del raccolto avviene ormai con le macchine. Ma per le aziende più piccole, non meccanizzate, il ricatto dei "caporali" è più pesante.

SICILIA: A RISCHIO 25.000 POSTI DI LAVORO

Fra gli anni Cinquanta e Settanta la Regione dismise le attività industriali legate alle risorse naturali (lavorazione degli agrumi, del lievito e delle carrube, produzione di nitrati, lavorazione dello zolfo e del salgemma, produzione di sali potassici) e favorì, sulla spinta delle allora Partecipazioni statali, l'impianto di industrie pesanti prive di collegamenti con lo sviluppo del territorio. Oggi l'industria pesante soffre della crisi internazionale. A rischio, fra diretti e dell'indotto, vi sono 25.000 posti di lavoro: 5.000 a Gela, 2.000 a Priolo, 6.000 a Catania, 1.000 a Riesi, 2.000 tra Milazzo e Villafranca Tirrena, 5.000 a Termini Imerese, 4.000 a Palermo.

IPSE LICENZIA 109 DIPENDENTI

Ipse 2000, operatore Umts che da oltre 18 mesi ha congelato ogni attività, ha avviato oggi le procedure per la riduzione del personale. Un taglio drastico: l'organico, già ridotto in questi mesi dalle 600 unità iniziali alle attuali 122, si riduce ora di ulteriori 109 lavoratori. La scelta di mantenere solo 13 dipendenti - fanno sapere le rappresentanze sindacali - viene giustificata dall’azienda con la prospettiva dell’attività di 'spectrum trading' che, a oggi, appare come l’unica reale alternativa. Per giovedì prossimo i dipendenti di Ipse hanno annunciato un sit-in davanti al Senato, dove sarà posta in votazione la mozione promossa dal senatore Antonello Falomi a difesa dei lavoratori della società. 


17 giugno 2003

VERTENZA AIA

E' fissato per domani l'incontro al ministero delle politiche agricole per tentare di risolvere la vertenza Aia. La chiusura dello stabilimento Aia è prevista per il 31 luglio. I sindacati cercheranno di trovare un punto d'incontro con il gruppo che, da quando ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Bagno, dove vengono macellati tacchini maschi, non è mai ritornato sui suoi passi. I confronti con i sindacati e con i rappresentanti del mondo politico reggiano e regionale, infatti, non sono bastati per convicere la proprietà a mantenere la produzione a Reggio e, soprattutto, preservare i posti di lavoro ai dipendenti. Intanto, da 330, sono scesi a 280 i lavoratori dell'Aia: alcuni, infatti, hanno accettato il trasferimento negli stabilimenti della Montorsi di Correggio e Magreta, di proprietà dello stesso gruppo.