lunedi 24 marzo 2003 - snaterinforma  

NOTIZIARIO a cura del Centro di Documentazione e Lotta
E-mail: cen_doc_lotta@yahoo.it

Fax 06233213975
14-21/03/2003


14 marzo 2003

LAVORATORI EX ARTICOLO 23

A Carlentini terzo giorno di protesta davanti al palazzo municipale dei cinquantasei lavoratori dell'ex articolo 23 che chiedono la stipula dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa. In agitazione dall'inizio della settimana, gli ex articolisti contestano l'operato dell'amministrazione municipale, che attivando a suo tempo oltre settanta contratti di diritto privato (strumenti previsti dalla legge per la graduale fuoriuscita dal precariato) ha fatto sì che in Comune, essendo la graduatoria formulata su base provinciale, arrivassero lavoratori dai paesi limitrofi ed anche da altri enti quali la Provincia Regionale di Siracusa. Problema complesso quello della stabilizzazione lavorativa degli ex articolisti. Da un lato, per la stipula dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa, la Regione ha già accantonato delle somme, dall'altro la finanziaria nazionale ha bloccato ogni tipo d'assunzione negli enti locali. Intanto, dalle 17 alle 21 di oggi, in Piazza Diaz, i 56 lavoratori terranno un sit-in.

CLASS CHIUDE

La Class di Pistoia ha annunciato la volontà di aprire la procedura di mobilità nell'azienda di Bottegone per 30 dipendenti entro la fine di marzo. Per i sindacati "questo annuncio rappresenta ormai l'epilogo di una vicenda che vede impegnati da tempo i lavoratori ed il sindacato in una vertenza che ha coinvolto anche le istituzioni locali e regionali. L'atteggiamento dell'azienda è un atto di sfida". Fim e Fiom provinciali e la Rsu aziendale non avendo ad oggi avuto risposte, dichiarano da subito lo stato di agitazione con iniziative di lotta che vedranno coinvolti i cittadini e le istituzioni locali, per arrivare, se necessario, all'effettuazione di un presidio presso la sede della Regione Toscana. Va sottolineato il fatto che lo spostamento dell'azienda a Massa rischia di avere conseguenze negative anche sull'indotto, che occupa almeno il doppio dei dipendenti Class. L'azienda si è giovata inoltre di ingenti contributi pubblici per acquisire lo stabilimento di Massa, per spostare quindi la produzione in una zona depressa, mettendo però a rischio la vita lavorativa dei dipendenti pistoiesi.

"ALTRO TEMA"

E' stata concessa la mobilità a una trentina di lavoratori della tessitura Altro Tema, l'ex Orsenigo di Figino Serenza. Ieri pomeriggio, i dipendenti e i sindacati si sono incontrati nelle sale della storica Villa Ferranti per firmare i verbali che sanciscono ufficialmente l'avvio del provvedimento che arriva ad oltre un mese dalla messa in fallimento della società. Per i dipendenti è una piccola vittoria nella triste vicenda della chiusura della ditta e della perdita del posto. I trenta addetti hanno infatti rischiato che non fosse loro riconosciuta la mobilità perché, in un primo momento, sembrava che l'azienda non soddisfacesse i requisiti necessari per avviare la procedura. La tessitura l'Altro Tema ha dichiarato fallimento lo scorso 16 gennaio al Tribunale di Milano. I dipendenti rimasti senza lavoro erano circa 45. Una decina si sono licenziati e hanno trovato un'occupazione altrove, mentre 36 sono rimasti a casa. Secondo i sindacati, però, di questi soltanto una trentina hanno i requisiti per beneficiare dello stato di mobilità, che gli permetterà di ricevere un assegno mensile di 730 euro. Resta invece ancora da sciogliere il nodo legato alle liquidazioni spettante ai lavoratori e il pagamento delle mensilità arretrate. I trentasei dipendenti infatti aspettano ancora di ricevere le buste paga di novembre, dicembre, gennaio e la tredicesima dell'anno scorso.

ASSOLTI I 57 AUTISTI DELLA TRIESTE TRASPORTI

"Il fatto non sussiste". Con questa formula, la più ampia prevista del Codice, il giudice Laura Barresi ha assolto ieri i 57 autisti della Trieste Trasporti che il 2 e il 3 gennaio 2001 avevano incrociato le braccia all'improvviso, privando la città del servizio pubblico di trasporto. Il magistrato è andato al di là delle stesse richieste dei difensori e del pm Giorgio Milillo che al termine dell'udienza avevano chiesto quasi all'unisono l'assoluzione di tutti gli imputati "perché il fatto non costituisce reato". Gli autisti erano accusati di aver interrotto un pubblico servizio, essenziale ai cittadini. L'istruttoria e ancor più le riprese video della Digos proiettate ieri per due volte in aula, hanno dimostrato che all'esterno del deposito del Broletto, non avevano agito picchetti di sindacalisti. Non vi erano verificate nè intimidazioni, nè violenze. Gli autisti avevano reagito alle unilaterali decisioni dei vertici dell'azienda. Poche ore prima la direzione della Trieste Trasporti con un semplice "ordine di servizio" aveva cancellato dieci anni di accordi sindacali: riposi, straordinari, ferie, stipendi, livelli di organici. Da qui la rivolta spontanea degli autisti; bus nelle rimesse e nessun servizio pubblico per due giorni. Era intervenuto il prefetto cercando una mediazione, raggiunta faticosamente nei mesi successivi senza che fossero intaccati i diritti acquisti dai dipendenti. La magistratura intanto aveva aperto un'inchiesta fondata su una serie di rapporti della Digos ma anche su esposti di dirigenti della Trieste Trasporti e di cittadini che si erano ritenuti espropriati di un diritto fondamentale: quello al trasporto pubblico. Poi le udienze, accompagnate da scioperi e vivaci mobilitazioni di solidarietà all'esterno del palazzo di Giustizia. La doppia proiezione del filmato realizzato al Broletto dalla Digos ha fugato gli ultimi dubbi. Nessuna violenza, nessun picchetto, nessun bus preso d'assalto o messo di trasverso alla carreggiata. Solo una manifestazione spontanea, rabbiosa, contro la denuncia unilaterale degli accordi tra sindacato e azienda. 


15 marzo 2003

SCIOPERO DEI TRASPORTI

E' stato un vero successo, ieri, lo sciopero degli autoferrotranvieri laziali e abruzzesi, che hanno incrociato le braccia per il rinnovo del contratto. Trasporto pubblico locale paralizzato a Roma con adesioni intorno al 95%: sono questi i dati resi noti da Filt Cgil, relativi al fermo di otto ore del trasporto pubblico locale in Lazio e Abruzzo, ultime regioni interessate dallo sciopero nazionale a scacchiera proclamato da Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti. L'agitazione è stata indetta a sostegno della vertenza per il rinnovo del biennio economico 2002-03 del contratto di lavoro. I sindacati rivendicano il diritto dei 120 mila lavoratori del settore al rinnovo del contratto e chiedono un aumento lordo di 106,39 euro in busta paga, pari al recupero dell'inflazione per gli anni 2002-03 e la riduzione dell'orario di lavoro a 38 ore settimanali, come previsto dal contratto. Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti chiedono, inoltre, regole per il trasporto pubblico locale in vista delle gare e della liberalizzazione del settore e respingono l'attacco delle controparti al contratto collettivo e alle clausole sociali.

CORRIERE DELLO SPORT TAGLIA

Crisi al Corriere dello Sport, rischiano il posto un terzo dei giornalisti. La proprietà ha annunciato un piano di tagli senza precedenti per il quotidiano: via 35 redattori (oltre un terzo del corpo redazionale), riduzione del 15% della foliazione e interventi di smantellamento delle redazioni di Roma, Milano, Bologna, Napoli, Cagliari, Firenze, Bari e Palermo. Per il sindacato dei giornalisti, la Federazione nazionale della stampa, "è incredibile che il quinto quotidiano nazionale, che vende ogni giorno oltre trecentomila copie, con un organico ridotto al minimo già da tempo, dichiari lo stato di crisi".

FONDI PENSIONE IN OLANDA

I lavoratori di Ahold, la catena di supermercati olandese, sono fuori di sé per i soldi del loro fondo pensione che, investiti in azioni dell'azienda, sono andati pressoché in fumo. Il mese scorso Ahold ha ammesso un buco di 500 milioni nei suoi conti, che ha portato a un calo del 70% del valore azionario. Di pari entità in termini di risparmi è stata la perdita dei lavoratori. Per iniziativa di alcuni di loro è stato ora costituito un gruppo che intende fare causa alla Ahold per riavere indietro i propri soldi.

SKODA

Dopo mesi di scioperi a intermittenza e di negoziati tra la direzione della Skoda Auto e le sigle metalmeccaniche ceche, mercoledì è stato raggiunto l'accordo per gli aumenti e i contributi. La Skoda aumenterà i salari di 1.300 corone (circa 45 euro) al mese già dal primo aprile. I lavoratori riceveranno presto anche il pagamento dei primi tre mesi del 2003, visto che l'incremento è retroattivo, e l'adeguamento della spesa per i contributi e per il servizio sanitario. Le trattative non sono finite, però. Il confronto riprenderà presto per la definizione del rinnovo contrattuale. Finora, il salario medio degli operai Skoda è passato dalle 15.800 corone del 1997 alle 21.100 del 2002.

CANADA: DAIMLER CHRYSLER

Seguendo lo stile tutto americano della General electric, anche la DaimlerChrysler canadese ha provato ad accollare ai propri lavoratori una parte dei contributi previdenziali e sanitari. Ci sono volute due settimane di sciopero al nuovo stabilimento di Saint Thomas, nell'Ontario, per fare desistere la direzione dal tentativo di imporre, al primo rinnovo contrattuale, un progressivo co-finanziamento delle spese per salute e pensioni tra operai e azienda. Il Canadian auto workers (Caw), guidato da Buzz Hargrove, è riuscito a ottenere, questa settimana, anche un aumento salariale del 3 per cento e condizioni migliori per il Tfr. Mille e cento operai della fabbrica di Saint Thomas hanno bloccato gli impianti che costruiscono ogni giorno 70 camion di media grandezza per la divisione Sterling truck. 


16 marzo 2003

DENSO

I lavoratori della Denso promuovono il patto raggiunto da Fiom, Fim e Uilm e la dirigenza dell'industria giapponese. Su 1745 dipendenti hanno partecipato al referendum 1542 lavoratori. Hanno votato in 1144, il 74 per cento degli aventi diritto. I voti validi sono stati 1125. Le schede con voto favorevole sono state 838 (il 74,49 per cento dei voti). Hanno espresso voto contrario all'ipotesi d'intesa, 287 lavoratori, ossia il 25,51 per cento. Le schede bianche sono state dodici, sette quelle nulle. L'accordo raggiunto fra sindacati e azienda prevede 45 milioni di euro per gli investimenti su nuovi prodotti, sugli impianti e sul miglioramento dell'ambiente e della sicurezza. «Abbiamo insomma programmato le basi per realizzare un nuovo progetto industriale e affrontare in modo positivo gli aspetti legati allo sviluppo dello stabilimento di San Salvo sia sotto l'aspetto produttivo che occupazionale. Per risolvere il problema degli esuberi (212 unità), le parti hanno concordato l'utilizzo di una serie di strumenti capaci di gestire e risolvere nel modo meno traumatico possibile il problema. Da aprile e fino al 31 marzo 2004 è prevista la mobilità volontaria per cento lavoratori. Sono previsti incentivi per chi lascerà la fabbrica. Fra la quota di mobilità e quella d'integrazione ogni lavoratore avrà l'85 per cento del salario netto. I conteggi saranno individuali.

RIMOLDI

"La proprietà e soprattutto la Banca popolare di Lodi devono sapere che tribunale sì, tribunale no, i lavoratori non intendono arretrare di un solo millimetro. Il loro unico obiettivo era e rimane la difesa del posto di lavoro e la ripresa dell'attività produttiva della Rimoldi. Per queste ragioni i lavoratori hanno deciso di continuare il presidio della fabbrica ad oltranza e la loro protesta verrà portata anche all'esterno": questa la dichiarazione del segretario comprensoriale della Fiom-Cgil. Dalla prossima settimana i lavoratori porteranno le loro ragioni sotto alcune filiali della Popolare di Lodi, responsabile e sorda alle richieste che arrivano da tutto il mondo del lavoro. Adesso che è stato scritto l'epilogo inglorioso della Rimoldi, lavoratori e organizzazioni sindacali hanno ancora intenzione di far sentire forte e chiaro il loro grido di protesta. Amarezza e rabbia dominano gli animi dei 268 lavoratori.

EX LIGABUE: REIMPIEGO PER 58 DIPENDENTI

Il reimpiego degli ultimi 58 ex dipendenti Ligabue dovrà avvenire in attività relative all'indotto aeroportuale come previsto dal lodo ministeriale del 2 agosto 2002, attraverso il completo coinvolgimento di tutti i soggetti interessati - tra cui istituzioni, Enac ed Enav - e non con assunzioni dirette della Società di gestione AdR, Aeroporti di Roma, il cui impegno è stato e rimarrà comunque continuo e immutato per trovare le soluzioni più adeguate per facilitare il raggiungimento dell'obiettivo. Così AdR spiega la propria posizione sulla vicenda.

ROMANO: STIPENDI IN RITARDO

Per il quinto mese consecutivo i lavoratori dell'impresa Romano, appaltatrice del servizio di ritiro dei rifiuti solidi urbani di Cabras, non ricevono lo stipendio nei termini previsti. I dipendenti dell'impresa minacciano ora di proclamare lo stato di agitazione e, successivamente, uno sciopero.


17 marzo 2003

SAN MARCO IMAGING

Quella che si apre è la settimana della verità per la San Marco Imaging di Fiume Veneto. Per il 18 in prima convocazione, ed il 20 in seconda, sono stati chiamati all’appello gli azionisti dell’azienda pordenonese per gli obblighi di rito in relazione ai bilanci, ma anche per fare chiarezza sul destino della società, esposta finanziariamente nei confronti dei fornitori e degli istituti di credito. L’unica possibilità che rimane sta nelle mani di Amilcare Berti, già numero uno dell’azienda leader nella produzione dei Minilab, i piccoli laboratori per lo sviluppo fotografico, e ora portavoce della sola cordata ancora in gara per rilevare, dal fallimento Gretag, il piccolo patrimonio di alta tecnologia che ha sede a Fiume Veneto. Una trattativa delicata che pare non convincere i curatori, o per lo meno in questo senso si sono espressi nel corso della recente visita pordenonese incontrando i rappresentanti dei lavoratori. Chi sta trattando per la cessione della controllante Gretag, chiede molto di più di quanto i potenziali acquirenti sono disposti a mettere sul piatto. 250 i dipendenti ancora sperano di salvare azienda e posto di lavoro.

IDEAL STANDARD

Alla Ideal Standard, stabilimenti di Orcenico e Pordenone, 650 occupati, riprende la trattativa su 50 "esuberi", determinati dalla chiusura dell’unità ex Dolomite e il trasferimento delle produzioni a Trichiana (Belluno). Non è dato sapere quale sia esattamente il numero degli esuberi, dato che i due stabilimenti, oltre ai 650 occupati stabili, impiegano anche lavoratori interinali (un centinaio), con contratto a termine (circa 50) e in formazione e lavoro (una ventina). La riorganizzazione azzererà anche questi 170 lavoratori, oltre ai 50 che, se definiti esuberi, significa che si tratta di contratti a tempo indeterminato? Le eccedenze, dunque, quante sono? Cinquante o duecentoventi?

DARWINS IN MOBILITA'

Schiarita alla "Darwins" di Cerro Maggiore, azienda di scarpe con una storia di oltre mezzo secolo. Alle sigle sindacali comprensoriali sono giunte precise garanzie che incanalano la difficile situazione dei lavoratori sulla via della soluzione. La proprietà ha chiesto un incontro per discute sulle modalità per una mobilità pagata. La fabbrica ormai chiuderà ma ai lavoratori devono essere garantiti i loro sacrosanti diritti. Ed ora la proprietà si è impegnata in tal senso. Rimasti senza alcuna prospettiva per il futuro i 14 dipendenti (per lo più donne) attualmente in forza nello stabilimento di via Ugo Bassi avevano avviato da alcuni giorni un'occupazione della fabbrica. L'obiettivo era appunto quello di difendere il loro diritto alla mobilità pagata. Una battaglia che sembra ora vinta, dal momento che la proprietà si è impegnata a pagare quanto dovuto.

ASI ROBICON

Per Asi Robicon (ex Ansaldo) pare allontanarsi l’obiettivo del risanamento del bilancio, fissato per il 2006. La crisi del mercato siderurgico ha messo in difficoltà in prima battuta lo stabilimento di Genova e poi l’intero gruppo. Secondo l’azienda a Monfalcone i problemi sarebbero poi legati all’esodo da amianto di decine di lavoratori e al loro necessario rimpiazzo con nuove assunzioni. Il sindacato rivendica persino di aver fatto "uno sforzo notevole per concedere forme di flessibilità", che ovviamente si ritorceranno contro i lavoratori.

ALCOA

Incendio all'Alcoa di Fusina per una fuoriuscita di alluminio fuso dal reparto Elettrolisi. L'alluminio fuso ha "camminato" lungo il reparto e poi ha invaso un cunicolo, incendiando cavi elettrici e tubazioni. Per lo spegnimento delle fiamme, rimaste comunque praticamente invisibili all'esterno dei cancelli, sono intervenuti i vigili del fuoco. Nessun operaio del reparto Elettrolisi è rimasto ferito, in conseguenza dell'incidente. Bisogna ringraziare i lavoratori dell'Elettrolisi e quelli della Fonderia, che si sono subito coordinati, se tutto è andato bene. La riorganizzazione avviata dall'azienda ha ridotto anche il numero dei pompieri interni, che la domenica non sono in fabbrica. La politica di contenimento dei costi avviata da Alcoa aumenta i rischi di infortuni e incidenti di questo tipo. All'Elettrolisi sono impiegate settanta persone, la direzione chiede lo spostamento di 15 addetti. Nel contempo però, denunciano i sindacati, aumentano i carichi e i tempi di lavoro. Per questo il segretario veneziano della Fiom Cgil lancia l'ennesimo allarme: "la logica di abbattimento di costi rischia di portare ad una riduzione dei livelli di sicurezza". 


18 marzo 2003

UN MORTO SUL LAVORO ALLA DEFILU

E' di un morto e sei feriti il bilancio di un'esplosione avvenuta nel pomeriggio di ieri a a Cernusco sul Naviglio nel milanese. A saltare per aria una cisterna della ditta Defilu a causa, a quanto sembra, di una scintilla sprigionatasi durante la pulizia del serbatoio che conteneva gasolio. L'operaio morto, del quale non è stato diffuso il nome, era probabilmente un immigrato romeno di circa 40 anni.

Atesia, call center in sciopero

In Atesia, gigantesco call center romano di proprietà della Telecom con oltre 7 mila addetti, tutti con contratti di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.), il lavoro è pagato a cottimo: tante telefonate fai, tanto guadagni. La campagna 119 di Tim, quella che vede impegnati i ragazzi che hanno scioperato ieri, rende meno di un euro a chiamata; e se nell'ultimo periodo gli operatori hanno ricevuto una o due telefonate a ora, il conto è presto fatto: il guadagno può arrivare facilmente a non superare i 10 euro al giorno. Secondo l'azienda, la Tim avrebbe deciso di deviare la maggior parte delle chiamate ad altri call center. Precarietà su precarietà, i contratti a cottimo, infatti, durano solo 3 mesi. I parasubordinati, poi, non hanno diritto a maternità, malattia, ferie, nè a pensioni dignitose. Ieri, per questo, lo sciopero di tutta la giornata, con adesioni che hanno toccato l'80-90% nella campagna 119. E questa mattina, alle 8,30, nuova assemblea dei lavoratori per decidere un'eventuale nuova fermata: agitazione che, se allargata alle altre campagne, potrebbe raggiungere dimensioni ragguardevoli. Basti pensare che ad ogni turno sono impegnati tra i 2 mila e i 3 mila operatori telefonici

FRANCIA: SCIOPERO CONTRO LE PRIVATIZZAZIONI

In Francia scioperano scuole e ferrovie. Gli insegnanti sono contro lo smantellamento del servizio pubblico, che si traduce in calo delle assunzioni di professori e di educatori di sostegno, oltre che nel trasferimento di pubblici dipendenti con il decentramento che assegna alla competenza regionale e dipartimentale 110mila persone, trasferite con la riforma in corso. I ferrovieri scioperano per protestare contro la liberalizzazione imposta dalla Commissione europea, che inizia con il trasporto merci ma è destinata ad estendersi anche al trasporto passeggeri. Dietro le rivendicazioni specifiche c'è una preoccupazione generale su due punti: il progressivo smantellamento dei servizi pubblici, accelerato dal rallentamento economico e dalle minori entrate fiscali e i timori per una riforma annunciata delle pensioni che penalizza i funzionari statali. Intanto, nuovi licenziamenti di massa sono all'ordine del giorno (il primo di grossa portata sarà Giat Industrie). 


19 marzo 2003

ESUBERI A CAPITALIA

Capitalia entro un anno alleggerirà i suoi organici di almeno 2.400 addetti. E' questo il risultato dell'accordo sul piano industriale siglato all'alba tra la delegazione aziendale guidata dal condirettore generale Carmine Lamanda e i sindacati. Entro il prossimo 31 marzo 2004 usciranno con il Fondo esuberi circa 1.500 dipendenti ai quali si aggiungeranno circa 500 uscite incentivate e altre 400 fisiologiche.

ASSEMBLEA ALLA TNT

La storia dell'officina 81 della Tnt è emblematica del dramma che migliaia di lavoratori stanno vivendo in questi giorni. Una vicenda che ha radici lontane nel tempo, un'odissea iniziata per alcuni nell'ottobre del 1980 e rimasta aperta fino ad oggi. I contratti a cui sono sottoposti i lavoratori sono diversi a seconda dello stabilimento. La discussione ha evidenziato che la Tnt, in tutti gli stabilimenti, si caratterizza per una gestione degli organici che punta all'espulsione di manodopera a tempo indeterminato per sostituirla massicciamente con contratti a termine e interinali. Negli stabilimenti della Fiat Auto di Mirafiori - dove i dipendenti della Tnt PL sono circa 1600 - dal 2 di gennaio interviene la cigs a zero ore per 665 dipendenti. Di questi, 450 erano addetti proprio all'officina 81 - nata nel 1998 con il compito di confezionare ricambi - la cui intera produzione oggi è stata trasferita alla Ilmed di None, dove sono presenti le cooperative che hanno assorbito la lavorazione. Negli stabilimenti di Volvera e None la Tnt, su un organico di circa 900 unità, utilizza massicciamente contratti atipici, di cui 78 a termine e 103 interinali. Contemporaneamente alla cig, la Tnt ha fatto un uso smodato di straordinari, ricorrendo anche al turno di notte. 


20 marzo 2003

SCIOPERO A PALERMO DEI LAVORATORI DELLA FORMAZIONE

Quattromila gli aderenti allo sciopero di ieri dei lavoratori della formazione professionale. I lavoratori del settore lamentano, tra l'altro, la mancata erogazione degli stipendi. La protesta è stata indetta da Cgil, Cisl e Uil. I sindacati, inoltre, chiedono di sbloccare l'inizio dei corsi per l'anno in corso.

TECNOPOLIS

Il consiglio di amministrazione di Tecnopolis (Puglia) ha deciso di non riconvertire tutti i contratti di formazione lavoro in contratti a tempo indeterminato: se questo è il primo segnale del piano di rilancio, è un pessimo segnale. Alla Tecnopolis non sono stati confermati tre su sette giovani in formazione lavoro per "la grave e contingente situazione economico-finanziaria". Fiom e Snur, esprimono "allarme e preoccupazione di fronte al fatto che il Cda non senta la necessità di confrontarsi con i sindacati e i lavoratori di Tecnopolis per trovare risposte efficaci". I contratti non confermati sono tutti relativi a lavoratrici e un chiaro segnale di non voler valorizzare le risorse umane anche quando questo comporta un basso investimento, grazie alle agevolazioni fiscali concesse dallo Stato.

SCIOPERO DELLA ARVIL

Sciopera l'Arvil di San Nicola di Melfi e si blocca la Fiat. E´ quanto accaduto ieri ai lavoratori del primo turno della Sata di San Nicola di Melfi, rispediti a casa alle ore 11, e qa quelli del secondo, che sono potuti entrare in produzione solamente alle 15. Questa è la conseguenza dello sciopero indetto dall'Arvil, azienda operante all'interno della Fiat che si occupa dell´approvvigionamento dei materiali lungo le linee. I dipendenti di questa azienda, nata un anno fa (con dipendenti prima in forza alla casamadre) per rispondere alle esigenze di terziarizzazione dei magazzini, hanno scioperato ieri (per tre ore) per protestare contro l´atteggiamento dei vertici Fiat. I motivi della mobilitazione sono legati ai notevoli problemi che i lavoratori hanno subito passando alla Arvil come il ricorso continuo alla cassa integrazione e forme di precarizzazione del lavoro. A partire dalle ore 10, c'è stato un blocco totale delle forniture provenienti dai magazzini. I lavoratori della Sata hanno continuato a lavorare a singhiozzo per un´altra oretta. Poi, l´azienda ha deciso di mandare tutti a casa.

MOBILITA' ALLA MARZOTTO DO MORTARA

Si è chiusa con un accordo la vicenda della riorganizzazione alla Marzotto: l'azienda diminuirà la capacità produttiva (e quindi diminuirà il personale), e contemporaneamente investira 586mila euro per potenziare lo stabilimento di Mortara. 16 operai e 3 impiegati andranno in mobilità, ma saranno accompagnati alla pensione con incentivi economici. Ci sarà, così, la mobilità richiesta dall'azienda per introdurre la lavorazione su cinque giorni anzichè su sei, ma il provvedimento riguarderà soltanto lavoratori vicini alla pensione, che si potranno quindi accompagnare al pensionamento con una serie di incentivi economici per non far pesare la mobilità sul loro bilancio famigliare. La mobilità riguarderà 16 persone, 13 operai e 3 impiegati ai quali, eventualmente, si potranno aggiungere altri tre operai che dovessero chiedere gli incentivi al pensionamento. Per ridurre l'impatto della mobilità sul reddito dei lavoratori coinvolti, l'accordo prevede un "incentivo all'uscita". In pratica i lavoratori che con la mobilità maturano il diritto alla pensione riceveranno 200 euro mensili (lordi per gli operai), e 220 euro mensili (lordi per gli impiegati).

CENTRALE ENEL DI POLESINE: TRASFERIMENTI IN VISTA

Trasferimenti in vista per circa centocinquanta dipendenti della centrale Enel di Polesine Camerini? "La direzione Enel ha predisposto la fuoriuscita di oltre il 50% del personale della sezione esercizio impianti prevedendo nelle prossime settimane un piano di riutilizzo del personale anche delle officine meccaniche elettriche elettroniche verso altri impianti tra cui Rossano Calabro, Genova, Marghera e centrali spagnole". Questo è qunato si legge nel volantino diffuso ieri sera dai sindacati. Sale la preoccupazione quindi dei lavoratori e dei loro rappresentanti che affidano la loro protesta ad un comunicato in attesa di organizzarsi per la manifestazione del 26 marzo. Invece di impiegare i dipendenti nella manutenzione degli impianti l'Enel sta pensando di utilizzare diversamente gli operai che lavoravano nei gruppi che oggi non funzionano, mandandoli lontano dalla loro sede di lavoro. I sindacati sono decisi ad andare sino in fondo per salvare la centrale Enel di Polesine Camerini e lo sciopero con la relativa manifestazione sono un segnale forte e deciso che questa volta i lavoratori devono ottenere risposte certe e garanzie sul futuro degli impianti a Porto Tolle.

EIPLI: OCCUPATA LA DIGA DEL PERTUSILLO

Da oggi i lavoratori dell'Ente Irrigazione occupano a tempo indeterminato la diga del Pertusillo. Saranno, comunque, assicurati i servizi minimi presso tutti gli invasi, in attesa di definire ulteriori forme di lotta a tutela dei diritti dei lavoratori. Il risultato dell'incontro di ieri col Commissario dell'Ente Marmo, avvenuto presso l'impianto di Ginosa, non ha dato riscontri positivi.

SCIOPERO ALLA ILV

Domani mattina i lavoratori dell'Ilv (Industria laterizi vogherese) di Casei incroceranno le braccia, a partire dalle 9 (e per 8 ore), per protestare contro la mancata applicazione dell'accordo stipulato un anno fa. Questa la motivazione dello sciopero, illustrata da Pasquale Di Tomaso, segretario provinciale del Cobas-Cub, il sindacato di riferimento delle Rsu interne alla Ilv. "Poco tempo fa la maggioranza degli iscritti è passata dalle organizzazioni sindacali confederali al Cub - sottolinea Di Tomaso - Lentamente noi abbiamo cercare di riprendere il dialogo con la dirigenza ma, con il passare del tempo, abbiamo constatato che l'accordo stipulato un anno fa, che prevedeva l'inserimento del sabato come giorno lavorativo (e l'individuazione di un altro giorno compensativo settimanale) e l'assunzione di nuova forza lavoro non è stato pienamente rispettato". 


21 marzo 2003

SAVNO IN SCIOPERO

Rifiuti in strada, fino a lunedì. Per due giorni sono in sciopero i lavoratori della Savno di Vittorio Veneto, nell'ambito di una protesta nazionale per il contratto, ma con l'aggiunta, in sede locale, di ulteriori motivi di disagio. La recente consorziazione, infatti, costringe decine di operatori ecologici residenti a Vittorio Veneto e dintorni a recarsi ad Oderzo e a Spresiano per prestare il loro servizio in loco. Per tutti, inoltre, c'è il rischio che al momento del sospirato rinnova contrattuale - obiettivo dell'azione di lotta - non vengano riconosciuti gli arretrati che spettano, avendo cambiato azienda. I motivi nazionali dell'agitazione sindacale vengono aggravati, a Vittorio Veneto, da ragioni tutte locali. Gli addetti alle pulizie che avevano il cantiere a Revine, dove si recavano ogni mattina per prendere servizio, dopo la costituzione della Savno hanno altri punti di riferimento: a Oderzo e a Spresiano. Sono quindi costretti ad un accentuato pendolarismo, che costa sia in termini di tempo che di risorse (carburante). Da qui l'iniziativa del sindacato presso il Cit perché i servizi siano organizzati in modo tale da non comportare defatiganti spostamenti.

SAFILO

I lavoratori della Sàfilo non mollano. La protesta per il blocco delle trattative sul rinnovo del contratto integrativo ieri è scesa nella Bassa Friulana, dove a incrociare le braccia per quattro ore sono stati i dipendenti degli stabilimenti di Precenicco e di Ronchis. L'adesione è stata massiccia. La tensione nelle aziende friulane del gruppo presieduto da Vittorio Tabacchi è salita dopo tre mesi di infruttuose trattative per il rinnovo del contatto aziendale. I 1300 lavoratori impegnati negli stabilimenti di Martignacco, Coseano, Precenicco e Ronchis, oltre al miglioramento del premio variabile, chiedono di rivedere la gestione degli orari di lavoro e delle ferie. La Sàfilo Group, ditta leader nel settore dell'occhialeria di lusso, ha sede a Padova, con stabilimenti dislocati anche nelle province di Venezia e Belluno: le trattative riguardano tutti i quattromila dipendenti.

IDEAL STANDARD: 50 ESUBERI

Primo incontro di merito tra azienda e organizzazioni sindacali sugli esuberi all’Ideal Standard. Un primo faccia a faccia dagli esiti, pare, ancora insoddisfacenti. La direzione ha ribadito che sono 50 gli esuberi nei due stabilimenti di Orcenico e Pordenone, precisamente 35 nell’unità produttiva di Zoppola, 15 all’ex Dolomite. Tra questi 27 lavoratori assunti con contratti a tempo determinato e formazione e lavoro, 23 impiegati con altre tipologie contrattuali. Ma i conti, come si suol dire, non tornano. Innanzitutto perché prima di dichiarare che non si rinnoveranno i terministi e non si confermeranno i lavoratori in formazione, prassi vorrebbe che non esistessero, in azienda, operai provenienti da agenzia interinali; in secondo luogo, la mancata conferma dei terministi non è solitamente oggetto di contrattazione con le organizzazioni sindacali. Da qui il dubbio, che persiste, che il numero dei dipendenti dei due stabilimenti Ideal Standard interessati dalla riorganizzazione determinata dalla chiusura dell’ex Dolomite, sia nettamente superiore a quello fino a ora dichiarato dall’azienda.

RIELLO: 89 ESUBERI

Alla Riello di Lecco confermati gli 89 esuberi. Il clima che si respira tra i 383 dipendenti dell'azienda ogni giorno che passa assume contorni drammatici visto anche la ventilata ipotesi della mobilità. Ma Rsu e sindacati si dicono decisi a dare battaglia sino alla fine, anche a occupare l'azienda.

ACTIVE E FABRICS FALLITE: CIG?

La strada del concordato preventivo non è servita. La richiesta presentata alla fine dell’anno scorso non ha dato l’esito atteso dalla proprietà: dopo una serie di rinvii il tribunale di Brescia ha decretato il fallimento della Active e Fabrics, le aziende di Urago d’Oglio (già gruppo Multimoda) messe in liquidazione. Il 25 e 26 maggio prossimi è prevista la verifica dello stato passivo. Le novità emerse per le due aziende - 70 addetti in totale - sono state al centro dell’assemblea di ieri, al termine della quale sindacato e lavoratori hanno deciso di incontrare al più presto il curatore per chiedere l’avvio della procedura utile a garantire la Cassa integrazione straordinaria per tutti i dipendenti.