| giovedi 06 marzo 2003 - snaterinforma |
NOTIZIARIO a cura del Centro di Documentazione e
Lotta
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25-28/02/2003
Resteranno davanti alla sede della Regione tutta la settimana, in attesa di una convocazione sollecitata da oltre un anno. I lavoratori Postalmarket, l'azienda di vendita per corrispondenza di Peschiera Borromeo in crisi, da ieri manifestano in via Galvani. Premono per essere ricevuti dalla giunta regionale, alla quale chiedono di "cominciare a pensare seriamente a come salvare i quasi 600 posti di lavoro a rischio". Nel frattempo si attende il nuovo bando d'asta per la cessione dell'azienda.
I lavoratori della Nuova Superlana, da sette mesi in cassa integrazione, si riuniranno in assemblea per decidere quali iniziative di mobilitazione prendere per sollecitare al magistrato una conclusione in tempi rapidi dell'inchiesta sull'incendio del 30 luglio scorso. La mancata chiusura dell'inchiesta impedisce il pagamento della quota di stipendio spettante all'Inps e riduce a 300 o 350 euro l'entrata mensile di decine di famiglie. Inoltre il prolungamento dell'indagine blocca la ripresa produttiva dell'azienda. Alla fine del mese scade il termine della cassa integrazione, ma si prospetta la possibilità di una richiesta di proroga da parte della ditta in caso di mancata conclusione delle indagini. In gioco anche il futuro di altri 200 occupati dell'indotto.
Primo Morelli, 57 anni, è rimasto vittima di un incidente all'interno del laboratorio Euromarmi di Carrara. L'operaio era vicino a una gru che stava movimentando un pesante pezzo di marmo ed è stato colpito alla testa dal blocco. Sabato scorso era spirato dopo due giorni di agonia Carmelo Contino, 56 anni, operaio edile caduto da una scala in un cantiere alla periferia di Pistoia.
Oltre 200 dipendenti hanno manifestato a Bienne contro la ristrutturazione annunciata dal gruppo di telecomunicazioni elvetico Orange. I lavoratori - in maggioranza del call center di Bussigny giunto al quinto giorno di sciopero consecutivo - si sono recati dalla stazione ferroviaria all'Ufficio federale delle comunicazioni per protestare contro 200 licenziamenti e le condizioni di trasferimento del personale proposti dalla direzione.
BELGIO.
L'indifferenza della multinazionale dell'acciaio Arcer alle proteste dei
sindacati belgi ha spinto un gruppo di metalmeccanici, lunedì scorso, a
trattenere 6 dirigenti per un giorno interno dentro lo stabilimento di Liegi.
Con l'atto simbolico i lavoratori della compagnia affiliata Cockerill Sambre
hanno dimostrato la propria disperazione di fronte al prossimo licenziamento di
oltre duemila unità. L'azione, promossa anche dalla sigla Csc, segue a uno
sciopero di 24 ore, al quale hanno partecipato tutti i seimila operai. Alla fine
di gennaio, la direzione dell'Arcer - primo produttore di acciaio al mondo - ha
rivelato il piano di ridimensionamento: entro il 2010, mira a chiudere i quattro
stabilimenti europei meno redditizi, quelli di Liegi, Bremen e Eseinhuttenstadt
(Germania) e di Florange (Francia).
RUSSIA.
Una controversia dai risvolti sempre più drammatici, quella tra i
metalmeccanici russi e la Norilsk Nickel, compagnia di stato diventata in pochi
anni il maggiore produttore mondiale di nickel e platino. Da settimane, il
sindacato Moop, forte di 43 mila iscritti su 60 mila dipendenti, minaccia lo
sciopero se la direzione non concederà gli aumenti salariali promessi ed
estenderà il periodo di ferie. Nell'impossibilità di indire uno blocco della
produzione, per il quale è necessaria l'approvazione di due terzi dei
lavoratori, secondo la nuova legge, 59 operai sono entrati in sciopero della
fame la settimana scorsa. La Norilsk è riuscita anche a dividere i sindacati:
Moop, guidato da Valerii Glazkov, ha accettato la convocazione, mentre un'altra
sigla minoritaria, che ha sostenuto la protesta dei 59, continua a premere per
lo sciopero in ogni caso.
SUDAFRICA.
L'organizzazione dei metalmeccanici sudafricani Numsa si appresta a definire le
richieste per i prossimi rinnovi contrattuali, a fine mese. Contro il tentativo
di alcune compagnie di aggirare il sindacato e gli accordi sottoscritti, la
sigla ha già minaccia scioperi. A Johannesburg giovedì i rappresentanti
sindacali dell'azienda Iscor hanno contestato il continuo ricorso all'outsourcing
dei servizi e hanno chiesto che la questione venga affrontata seriamente alla
prossima contrattazione, pena lo sciopero.
BRASILE.
Tempo di rinnovo anche per i metalmeccanici brasiliani dell'acciaieria Csn,
situata a sud di Rio de Janeiro. Il presidente del sindacato nazionale di
categoria, Carlos Perrut, ha già comunicato le richieste per i 15 mila
dipendenti. Oltre a un aumento di cinque punti sul tasso d'inflazione (lo
stipendio attuale è di circa 300 dollari mensili), Perrut esigerà la riduzione
della settimana lavorativa a 40 ore e indennità speciali per i lavori ad alto
rischio di salute e sicurezza.
STATI UNITI.
Circa quattro mila lavoratori della Bethlehem steel corporation, azienda
metalmeccanica in crisi, a nord di Philadelphia, saranno licenziati nelle
prossime settimane, dopo l'acquisizione da parte del nuovo gigante americano
dell'acciaio, la International steel group (Isg) di Cleeveland. I rappresentanti
della United steelworkers sanno bene che la ristrutturazione partirà dai tagli
del 30 per cento della forza lavoro attuale, oltre 11 mila dipendenti. Nata nel
2000 sulle ceneri della Ltv steel, altro gigante caduto in bancarotta, la Isg è
ora la più grande compagnia metalmeccanica degli Stati uniti.
Conti in rosso per il Credit Suisse che ha chiuso il 2002 con una perdita record di 3,3 miliardi di franchi svizzeri rispetto all'utile netto precedente di 1,6 miliardi. Un duro colpo per il gruppo che ha immediatamente deciso il taglio di 1250 posti di lavoro. I licenziamenti riguardano la filiale assicurativa di Winterthur (dove saranno soppressi 300 impieghi) e l'attività bancaria di Credit Suisse financial services (che darà il ben servito a 900 dipendenti).
Anche per il gruppo chimico elvetico Clariance sono tempi duri. Dopo aver chiuso l'anno con una perdita di 648 milioni di franchi, la società ha deciso di licenziare 1700 dipendenti e vendere le attività non strategiche, cioè quelle che hanno prodotto solo il 7% del fatturato. La Clairant, 28.000 dipendenti, l'anno scorso ha avuto un giro d'affari pari a 9,33 miliardi di franchi.
A partire dal 2004 per i dipendenti inglesi della Rolls-Royce inizieranno i licenziamenti. Il produttore di motori aerei ha infatti annunciato che taglierà 1100 posti in un triennio nell'ambito di un piano di ristrutturazione di tre dei suoi stabilimenti. Si tratta del 5% dell'intera forza lavoro (22.500 unità).
Dopo aver registrato la prima perdita nella sua storia la Hypovereinsbank, l'istituto di credito di Francoforte, aveva annunciato a fine gennaio l'intenzione di ridurre l'organico di 9.100 unità entro il 2004. Ieri la notizia del licenziamento di altri 1000 dipendenti per tentare di ridurre i costi e risanare il bilancio.
Secondo le stime della Zdb, l'associazione dei costruttori tedeschi quest'anno nel settore saranno persi 50.000 posti di lavoro, con un calo degli investimenti del 2,5%. Nel 2002 gli investimenti erano già scesi complessivamente del 5,9% con il 7,8% di occupati in meno rispetto al 2001.
I salari reali dei metalmeccanici in questi anni non hanno guadagnato potere d'acquisto anzi sono arretrati e grazie alle rinunce dei lavoratori è stata salvaguardata la competitività delle imprese. Giorgio Cremaschi, della segreteria Fiom contesta i dati presentati dalla Federmeccanica sulle retribuzioni e la decisione di far pesare su tutti i meccanici i costi di un accordo separato che il sindacato ha respinto e che la categoria non ha condiviso. La Federmeccanica ha anche presentato i volumi di produzione, scesi in media del 3,8% dopo il -2,5% registrato l' anno precedente.
Fabio Floriano, un operaio di 24 anni, è morto sul colpo travolto dal crollo improvviso di una gru in un'azienda di prefabbricati di Teramo. E'la terza vittima sul lavoro in provincia di Teramo negli ultimi giorni, dopo che in un cantiere di Villa Rosa ha perso la vita un operaio di Lecce, mentre in un centro commerciale è morto un edile.
La Riello, azienda veneta gestita dalla Beretta-Iaber ha deciso di licenziare 89 dipendenti su 200 nello stabilimento di Lecco. I tagli sono stati annunciati ieri insieme a un nuovo piano industriale che dovrebbe servire a rilanciare il marchio sul mercato internazionale delle caldaie.
Riparte la protesta nello stabilimento Fiat di Termini Imerese che appena lunedì scorso ha riaperto i cancelli. Mercoledì prossimo i lavoratori dell'azienda e di tutto l'indotto sciopereranno per due ore. La fermata dell'impianto sarà dedicata non solo alla protesta contro il piano industriale torinese, ma anche alla solidarietà con il movimento pacifista. Durante la fermata degli impianti, infatti, i lavoratori organizzeranno davanti ai cancelli dell'azienda una funzione religiosa celebrata dal parroco della città, don Anfuso, dedicata proprio al tema della pace. La proposta è stata approvata dall'assemblea del turno B di ieri mattina e in questi giorni farà il giro degli stabilimenti dell'indotto. Ieri pomeriggio l'ha approvata il turno A della Fiat e l'azienda Bn, ottanta dipendenti addetti alla verniciatura dei parafanghi delle automobili Punto prodotte a pochi metri di distanza. Oggi sarà la volta della Lear, l'azienda più grande dell'indotto con 200 dipendenti, e della Imam, 40 dipendenti.
28 febbraio 2003
Un ricorso contro la Fiat davanti al giudice del lavoro per impugnare la cassa integrazione avviata dall'azienda a dicembre, in base alle norme che regolano la cig straordinaria. La Fiom denuncerà la Fiat per comportamento antisindacale - violazione dell'articolo 28 dello Statuto - in quanto l'azienda non ha comunicato i criteri con i quali sono stati scelti i lavoratori da mettere in cig e quindi il provvedimento è da considerarsi illegittimo. Se le sospensioni del lavoro risulteranno illegittime e il tribunale darà ragione al sindacato l'azienda dovrà ripartire da capo. La Fiom chiederà che ai singoli lavoratori sia risarcita una somma pari alla differenza tra la retribuzione normale e quanto ricevuto nel periodo di cigs.
Mentre i vertici del Lingotto si rinnovano e i giochi di successione si completano, è nelle fabbriche che si decide il destino del regno Fiat Auto, dove vengono a galla tutte le menzogne del piano finanziario. Così, nello stabilimento di Cassino si delinea la condanna al progressivo declino dell'industria automobilistica italiana, con il beneplacito di Fim, Uilm e Fismic. La società mercoledì ha incontrato le organizzazioni dei lavoratori nella sede degli industriali di Frosinone per discutere le ipotesi di rientro nello stabilimento delle 1204 tute blu in cassa integrazione straordinaria dal 9 dicembre scorso. E la Fiat si è presentata al tavolo sindacale con la proposta di accordo già in tasca: mettere in mobilità 200 lavoratori e assumere a tempo indeterminato 330 giovani che avevano il contratto di formazione in scadenza a settembre prossimo. Sul rientro, invece, la decisione di far tornare in fabbrica una parte dei lavoratori lunedì prossimo, mentre 900 dipendenti dovrebbero riprendere a lavorare non prima del 31 marzo. Fiom e Sin.Cobas non hanno firmato quello che considerano una specie di ricatto annunciato. Inanzittutto perché i 330 giovani che verranno inseriti nelle catene di montaggio per la produzione della Stilo, in realtà dovevano essere 800. Inoltre i 200 sbattuti fuori, secondo la Fiom, non saranno affatto "volontari e incentivatI", ma semplicemente scelti in base ai requisiti e "liquidati".