martedi 27 maggio 2003 - snaterinforma  

NOTIZIARIO a cura del Centro di Documentazione e Lotta
E-mail: cen_doc_lotta@yahoo.it

Fax 06233213975
16/05-23/05/2003


17 maggio 2003

SCIOPERO METALMECCANICI

"Con Angeletti e Pezzotta si perde la lotta" "Sergio ci hai deluso". Quelli dell'Olivetti Tecnost di cartelli ne inalberano parecchi, contro la chiusura della sede milanese e la "deportazione" dei 120 addetti a Ivrea. Le adesioni allo sciopero sono state buone, dal 60% in su. Alla Carrier di Villasanta ha scioperato il 70% dei lavoratori, stagionali compresi. Alla Candy di Brugherio il 90% non sono entrati; su 13 linee, 12 ferme. Tra un paio di mesi Confindustria porrà direttamente a Cgil, Cisl e Uil il problema di recepire nei contratti le pessime leggi ispirate al Libro bianco e al Patto per l'Italia. La domanda sull'efficacia delle lotte, il timore che nulla cambi segna tutte le assemblee. Dice Rinaldini che "faremo scioperi articolati per incidere sulla produzione. Sarà un conflitto lungo e pesante". Alla Worthington circa l'80% degli operai è rimasto a casa.

SCUOLA: FIRMATO IL CONTRATTO

Dopo sette mesi di estenuanti trattative e a un anno e mezzo dalla scadenza del contratto, il comparto scuola arriva alla stipula del nuovo accordo per il triennio 2002-2005. Un risultato tutt'altro che scontato, viste le richieste avanzate dal ministero, e che porta qualche soldo in più nelle buste paga degli insegnanti e dei lavoratori della scuola. Il contratto è stato firmato da Cgil, Cisl, Uil e Snals, mentre la Gilda ha abbandonato il tavolo delle trattative qualche giorno fa perché non vi erano le condizioni per compiere nessun serio passo avanti. Parlano di un "buon contratto", invece, le rappresentanze sindacali che ieri hanno apposto la firma, spuntandola sul rischio che la conclusione delle trattative superasse la fase elettorale. Ma quanto guadagneranno in più, nei prossimi 3 anni, gli insegnanti (circa 850 mila) e il personale non docente (circa 260 mila) della scuola italiana? L'aumento medio mensile è di 147 euro per gli insegnanti: 89 di incremento di stipendio, 35 di aumento medio sulla retribuzione professionale e 14 per il Fondo destinato alla contrattazione integrativa. 9 euro, invece, copriranno il costo del conglobamento dell'indennità integrativa speciale in modo da permettere una buonuscita più alta per chi andrà in pensione dopo il primo gennaio 2003. Il personale tecnico-amminsitrativo (Ata) invece aumenta il proprio stipendio mensile di 93 euro, suddiviso in 65 euro per lo stipendio base, 9 per il compenso individuale accessorio e 10 per le risorse della contrattazione integrativa. Sono stati disinnescati una serie di ricatti messi in campo dal ministero: l'attacco alla contrattazione di istituto, il tentativo di mettere tutto il potere nelle mani dei dirigenti scolastici (mentre l'accordo rimette al centro il ruolo del consiglio dei docenti), la richiesta di negare a chi usufruisce di un permesso lungo per malattia di percepire la retribuzione professionale. Per il personale precario, invece, è stata assicurata la possibilità di percepire la retribuzione intera in caso di gravi patologie temporaneamente o permanentemente invalidanti. Di parere negativo Piero Bernocchi dei Cobas, secondo cui il contratto siglato ieri può essere definito un "Contratto miseria". "Sono lontani gli stipendi europei - afferma - visto che, al netto delle tasse e delle trattenute, lo stipendio base aumenta solo di 60 euro". Bernocchi - che propone di sottoporre il contratto a referendum tra il personale della scuola - si sofferma anche sul taglio degli organici: "In totale i tagli di cattedre alle superiori raggiungono i 18 mila posti; 56 mila quelli alle elementari e alle medie. Con tutti questi soldi risparmiati, la Moratti poteva concedere qualche soldo in più, invece di una mancia".

POSTE IN SCIOPERO

Le Poste hanno teso a minimizzare, ma ieri in tutta Italia la quasi totalità degli uffici postali è rimasta chiusa. Per le organizzazioni sindacali oltre l'80% (con punta del 90% in alcune regioni)dei lavoratori ha aderito alla giornata di protesta che coincideva con l'ultimo giorno per pagare il condono. Molte le manifestazioni: tra le maggiori quella di Cosenza dove hanno sfilato 1.500 lavoratori. D'altra parte la Calabria è una delle regioni maggiormente penalizzate dagli esuberi decisi dall'azienda che ha tagliato 2.500 lavoratori. Lo sciopero di ieri era contro la politica industriale delle Poste che stanno accentuando la precarizzazione e la flessibilità e per il rinnovo del contratto nazionale scaduto da 16 mesi.


18 maggio 2003

ICET DI ARICCIA: SENZA PAGA DA DUE MESI

Centoventi dipendenti dell'Icet di Ariccia (RM), fabbrica di componenti elettronici per la trasmissione dei dati, sono da due mesi senza stipendio. E per almeno ottanta lavoratori si prospetta la cassa integrazione. Il 20 i dipendenti della fabbrica in lotta, faranno un presidio fuori ai cancelli dello stabilimento ed al ministero del Lavoro per far conoscere ai cittadini la drammatica situazione. L'Icet è stata ammessa al concordato preventivo per esaudire i debiti con la prosecuzione dell'attività ed i sindacati hanno chiesto gli ammortizzatori sociali nel periodo di crisi. E' quasi sicuro, quindi, il ricorso alla cassa integrazione. Molti lavoratori non possono sostenere questa situazione di insolvibilità ed è bene che la gente, distratta dai problemi della giustizia a livello nazionale e dalla campagna elettorale, sappia che ci sono ancora operai in lotta per sostenere il legittimo diritto all'occupazione. Nel pomeriggio di lunedì ci sarà l'incontro con i sindacati al ministero del Lavoro.


19 maggio 2003

EUROPOMICE IN SCIOPERO

Gli operai della "Europomice Cellerite" di Pitigliano hanno incrociato le braccia per il secondo giorno consecutivo. I lavoratori dell'Europomice hanno deciso di scioperare in quanto si sentono penalizzati dalla direzione aziendale sia dal punto di vista professionale che dal punto di vista economico. Il fatto che l'azienda abbia imputato ai lavoratori negligenza nella produzione, viene valutata dagli stessi come una forte provocazione. Accuse di negligenza, ma anche il mancato premio di risultato e l'utilizzazione di terzisti sono alla base della protesta della quasi totalità dei lavoratori. I lavoratori hanno sempre sottolineato la necessità di un incremento della forza lavoro per il raggiungimento degli obiettivi fissati e per i carichi di lavoro sostenuti. La risposta dell'azienda è stata da una parte la proposta di straordinari ai propri dipendenti e dall'altra l'ingresso di "terzisti" a cui subappaltare i lavori.

MUORE UN OPERAIO EDILE

E' crollato un ponteggio, e un operaio 52enne bresciano è caduto nel vuoto, schiantandosi al suolo. Aldo Corsini è l'ennesima vittima, ieri, di quella sanguinosa guerra civile che sono gli infortuni sul lavoro. Sono centinaia finora i morti per mancanza di sicurezza e scarsa attenzione nella pratica quotidiana di un lavoro ripetitivo. L'operaio stava lavorando su un ponteggio nel cantiere edile dell'impresa Magnabosco. E' successo verso la 16.30, dopo ore di pesante lavoro sulle spalle e quasi al termine della giornata passata in cantiere. Si tratta di un lavoratore di Corte Franca, che ogni giorno arrivava dal Bresciano con un gruppo di colleghi, assoldati dall'impresa per costruire un capannone industriale alla periferia di San Giuliano, nella frazione di Pedriano. Nell'ultimo anno, i tecnici dell'Asl hanno eseguito 350 sopralluoghi nei 1415 cantieri aperti su tutto il territorio, da Gorgonzola a Rozzano, segnalando alle autorità giudiziarie 192 irregolarità, contro le 174 dell'anno precedente. Sono state 37 le inchieste aperte per ricostruire la dinamica degli infortuni nel 2001, mentre erano 47 nell'anno precedente e 30 nel '99. A San Giuliano, invece, nel corso del 2001 si sono verificati 535 infortuni in tutto il settore produttivo: il 77,94% degli infortunati era di sesso maschile, mentre nel 22,06% dei casi erano donne. Il 20% degli infortuni avviene per incidenti alla guida di mezzi meccanici, l'8% dei decessi avviene per investimento di materiali o di mezzi edili, il 7,50% per soffocamento perché travolto da frane di scavo o macerie di demolizione. E ancora. Il 64% degli infortuni mortali sono avvenuti per frattura del cranio, l'11% per lesioni alla colonna vertebrale. In media il 5/6% degli infortuni più gravi hanno avuto conseguenze di invalidità permanente.

SCIOPERO DEL PUBBLICO IMPIEGO

Successo per lo sciopero del pubblico impiego per il rinnovo del contratto. Cgil, Cisl e Uil parlano di adesioni superiori all’80% nella sanità, 85% nel parastato, 70% cento negli enti locali.


20 maggio 2003

OFFICINE AERONAVALI DI TESSERA

Dopo le due ore di sciopero con assemblea della scorsa settimana, i sindacati dei metalmeccanici hanno chiesto un urgente incontro nella sede di Unindustria veneziana per risolvere il contenzioso creato dalla decisione della direzione delle Officine Aeronavali di Tessera, di disdettare i vecchi accordi aziendali. Secondo Fiom, Fim, Uilm e Cisal, la disdetta comporta la perdita delle maggiorazioni sugli straordinari (calcolati non più sul lavoro a turni ma sull'orario giornaliero) che comporterà - a parità d'ore di lavoro - una forte diminuzione in busta paga per i lavoratori. La disdetta degli accordi aziendali è arrivata dopo la firma di un accordo nazionale - poi bocciato con un referendum dai lavoratori di Tessera - per l'armonizzazione del contratto ex Intersind con quello di Federmeccanica. Ieri, intanto, i trenta dipendenti della Comed - un'impresa che da anni lavora in appalto per le Officine Aeronavali - hanno effettuato otto ore di sciopero con un presidio davanti allo stabilimento di Tessera per protestare contro i continui ritardi con cui ricevono lo stipendio, le irregolarità nella contribuzione all'Inps e le preoccupanti prospettive di mercato che mettono a rischio i posti di lavoro.

ABB IN SCIOPERO

I lavoratori dell'Abb hanno scioperato per due ore, ieri, nell'ambito della mobilitazione di protesta promossa dal Coordinamento Nazionale del gruppo in risposta al nuovo piano occupazionale proposto dall'azienda. Un piano che prevede tagli per 10 mila posti di lavoro a livello mondiale, di cui 450 in tutta Italia. Il peso maggiore di questa ristrutturazione è concentrato a Vittuone, dove Abb vorrebbe cancellare completamente l'ex Elettrocondutture (una fabbrica dove solo attualmente occupate 245 persone). Nei prossimi giorni verranno decise ulteriori forme di agitazione: il prossimo appuntamento con l'azienda è fissato per il 28 maggio nella sede dell'Assolombarda, a Milano.

DATA NEWS SYSTEM

Uno sciopero con presidio davanti alla sede di via Daniele da Torricella è indetto per oggi, alle 10,30, negli uffici di Data New System di Reggio, azienda che impiega quaranta dipendenti, quasi tutte donne, in attività di fatturazione e in altri servizi per conto di aziende di credito. E' una risposta alla minaccia di smobilitazione e licenziamenti. Saranno organizzate turnazioni per vigilare affinchè la ditta non continui a smantellare impianti. Durante la trattativa per una procedura di mobilità si era arrivati a concordare il licenziamento di cinque dipendenti con l'azienda, che si riservava di convertirne altri a part time. I sindacati stavano per sottoscrivere questo accordo: poi l'azienda si è rifiutata di firmare, dicendo che le misure ipotizzate non erano più sufficienti. L'azienda, nata come impresa familiare, fu acquisita due anni fa dal gruppo Data Service ed è direttamente collegata con la Diesse di Lesignano, in provincia di Parma, dove sono già state trasferite alcune attività che si svolgevano nei reparti di Reggio.

EX NECSY: SENZA STIPENDIO

Un tempo la Necsy era il fiore all'occhiello dell'industria padovana e negli anni '80 i dipendenti erano oltre 400. Oggi l'azienda d'informatica di via Lisbona, che recentemente ha cambiato il suo nome in Ict-Systems, occupa solo 73 lavoratori. Ieri mattina i 73 "superstiti" hanno scioperato per quattro ore, dalle 8.30 alle 12.30, con una manifestazione di protesta davanti all'azienda. Devono ancora ricevere lo stipendio di aprile ed è a rischio anche quello di maggio. Attualmente l'ex Necsy è di proprietà della Tecnosistemi spa, la sua crisi è iniziata nei primi anni '90, quando ha perso, progressivamente quote di mercato. A poco a poco è stata smembrata e stata venduta a vari acquirenti. Una grossa fetta è finita nelle mani dell'imprenditore friulano Carlo Fulchir, un'altra parte è diventata proprietà Tetronic. Il botto finale? L'avvio della procedura di licenziamento per altre venti persone.


21 maggio 2003

GEOFOR: LICENZIATO UN RESPONSABILE SINDACALE

La Geofor di Pisa ha licenziato un dirigente sindacale aziendale delle Rdb-Cub, Stefano Teotino. Il motivo del licenziamento di Stefano Teotino dice una nota della federazione pisana delle Rdb-Cub, non avviene "ovviamente" per motivi sindacali, ma in base alla relazione di un detective privato "distratto" messo alle costole del sindacalista. Circa un anno fa scoppiava il caso-rifiuti alla Geofor, con la denuncia da parte di 'Striscia la notizia' che documentava come molti dei rifiuti raccolti in maniera differenziata venissero poi gettati indistintamente in discarica. Da parte del sindacato di Base Rdb e dei lavoratori venne dichiarato in tutte le sedi preposte compresa la magistratura, che quanto rappresentato da Jimmi Ghione rispondesse alla realtà dei fatti. In attesa della sentenza dei giudici la Geofor prende subito alcuni provvedimenti: sospesi 10 lavoratori fra dirigenti e simpatizzanti RdB; peggioramento delle condizioni di lavoro; Mobilità interna al dirigente provinciale della RdB-Geofor; utilizzo di strumenti di controllo (come il detective privato) verso i lavoratori. Il riferimento al referendum sull'articolo 18 sul quale si esprimeranno gli italiani fra pochi giorni, viene facilmente superato dai dirigenti della Geofor: non si può licenziare senza giusta causa perché abbiamo più di 15 dipendenti?, Allora la giusta causa ce la costruiamo noi. Il licenziamento, anche illegittimo, ha tempi immediati mentre l'eventuale reintegro ha tempi che possono durare anni, con tutto ciò che ne consegue per chi ha moglie e quattro figli a carico! Teotino è quel dirigente sindacale che ha guidato le lotte contro la privatizzazione, denunciandone le conseguenze che sarebbero ricadute su servizi ed utenti; è quel dirigente sindacale che ha promosso più di 7 scioperi negli ultimi 2 anni, nonché quel dirigente sindacale che si è esposto più di altri contro gli abusi della azienda. "L'azienda non si illuda: i lavoratori non si fermeranno. Facciamo un appello a tutte le associazioni per una prima mobilitazione di solidarietà a favore del sindacalista licenziato, contro l'ennesimo tentativo di tappare la bocca ai lavoratori scomodi".

APRILIA

L'esito del vertice che si è tenuto ieri mattina a San Marino tra la direzione dell'Aprilia, azienda motoristica, la Federazione lavoratori industria della Centrale sindacale unitaria e il Congresso di Stato parla della chiusura dello stabilimento sanmarinese e del licenziamento di 40 lavoratori. I motivi dell'abbandono sono legati - fa sapere il sindacato - alla scelta del gruppo di Noale di non produrre più in proprio i motori degli scooter. In primo piano, come spiega il sindacato, c'è quindi adesso la situazione dei dipendenti dello stabilimento. In subordine, la Federazione lavoratori industria della Csu ha infatti chiesto di prevedere una soluzione occupazionale per tutti gli attuali 40 dipendenti, coinvolgendo la nuova azienda che ha acquistato lo stabilimento. Il Congresso di Stato ha assunto una posizione interlocutoria, senza cioè far pesare l'accordo sottoscritto cinque anni fa con il gruppo motoristico, accordo che destinava in agevolazioni fiscali e crediti agevolati parecchie risorse economiche alla fabbrica di Serravalle. Durante l'assemblea pomeridiana promossa dalla Fli-Csu e dal Consiglio di fabbrica dell'Aprilia con tutti i lavoratori è stata giudicata "inaccettabile sia la scelta dell'Aprilia di abbandonare di punto in bianco il centro produttivo di Serravalle, sia la speculazione immobiliare avvenuta con la vendita dello stabilimento a una nuova società. I dipendenti dell'Aprilia sono quindi pronti a non lasciare nulla di intentato per difendere i loro posti di lavoro".

RBM

L'Istituto di ricerche biomediche Rbm di Colleretto Giacosa si occupa di sperimentazione di farmaci su animali e da un anno è bersaglio di continue manifestazioni di protesta. Anche i lavoratori sono coinvolti come "vittime" della protesta. E' ormai passato un anno dalla prima manifestazione di protesta di fronte ai cancelli dell'azienda, organizzata dalla Lav. Nelle settimane successive questa associazione ha ceduto il passo al coordinamento NoRbm, che due volte la settimana organizza presidi all'esterno dell'azienda e che nel gennaio scorso ha addirittura promosso una manifestazione a carattere nazionale. "Le prove sugli animali sono del tutto inaffidabili per l'uomo, servono solo a facilitare il business della vendita dei farmaci", dicono i manifestanti. Nelle scorse settimane l'azienda è passata al contrattacco: i legali di Rbm hanno fatto partire le prime azioni legali, querelando i manifestanti per ingiurie. "Da un anno - dicono i vertici della società di Colleretto Giacosa - siamo costretti a subire, ogni settimana, violenze ed intimidazioni verbali. Eppure la nostra attività si svolge nel pieno rispetto delle normative: chi non è d'accordo, deve far sentire la sua voce a Roma oppure a Bruxelles, non davanti ai nostri cancelli. Soltanto cambiando le leggi si potrà fare a meno della sperimentazione sugli animali".

LARES TECNO: SCIOPERO GENERALE IL 23 MAGGIO ALL'AQUILA

Per la Lares Tecno è l'ultima spiaggia: la possibilità di un passaggio alla Finmek. Sfumata la possibilità della cessione alla multinazionale Eads Telecom, si tenta di creare un blocco unico con Finmek, che dal primo giugno sarà operativa all'Aquila, almeno sulla carta. In una situazione di totale incertezza, i sindacati preparano lo sciopero e chiamano a raccolta la città per la grande mobilitazione del 23 maggio. Ennesima riunione a Roma, per fare il punto con le segreterie nazionali di Cgil, Cisl e Uil ed ennesima delusione. Il Governo ha fissato al 28 maggio (la data è da confermare) l'incontro di verifica per Finmek e Lares Tecno. Nel caso della Finmek il Governo dice di avere individuato una soluzione accettabile per il rientro dei lavoratori in fabbrica. L'accordo può essere considerato valido solo se i 550 dipendenti passati da Flextronics a Finmek, potranno tornare in produzione entro l'anno. La trattativa con il colosso delle telecomunicazioni, la Eads Telecom, è saltata. La presidenza del consiglio dei ministri ha chiesto altro tempo, fino al 28 maggio, per tentare un aggancio con la Finmek. L'azienda, che controllerà dal primo giugno lo stabilimento Flextronics, potrebbe acquistare anche la Lares Tecno o, nella peggiore delle ipotesi, entrare nel pacchetto azionario. Tentativi o ipotesi. Per il Governo, e i lavoratori che attendono notizie con il fiato sospeso, è una corsa contro il tempo: il limite massimo è rappresentato dal 7 giugno, quando scadrà la cassa integrazione straordinaria e i 220 operai della Lares andranno in blocco in mobilità. I sindacati giocheranno il 23 maggio l'ultima carta: lo sciopero generale della città, su cui si registrano due correnti di pensiero. Da una parte chi è convinto che uno sciopero prima della trattativa del 28 sia pressoché inutile: in caso di risposte negative da parte del Governo, non ci sarebbero più armi da utilizzare. Dall'altro lato, i fautori di una mobilitazione generale della città, a sostegno della vertenza, che potrebbe tornare utile a ridosso della verifica con il Governo. Intanto nel cuore della notte con un blitz i lavoratori Lares Tecno, una settantina, hanno dato l'assalto alla prefettura. Spari di mortaretti, simili a colpi di arma da fuoco, che hanno richiamato l'attenzione dei residenti e delle forze dell'ordine. È solo l'inizio della mobilitazione, che sfocerà nello sciopero generale di domani. La "veglia rumorosa", come l'hanno definita gli operai della Lares è partita da un'iniziativa estemporanea: poco dopo la mezzanotte i lavoratori hanno deciso di "fare qualcosa" per richiamare l'attenzione. E sono usciti dal palazzo Branconi-Farinosi: fischietti e bandiere alla mano hanno attraversato via Roma e poi il Corso, richiamando l'attenzione di gruppi di giovani. Qualcuno si è unito al corteo, che in pochi minuti ha raggiunto la prefettura.

LETTERA DI UN LAVORATORE BBS-RIVA

Sono un dipendente Bbs Riva, terza azienda della provincia di Ferrara. [...] Da molti anni sono dipendente Bbs, sono monoreddito, con figli a carico, iscritto Fiom Cgil. La settimana scorsa presso lo stabilimento dove presto la mia opera è stata indetta una assemblea che aveva come oggetto una proposta aziendale che andava a migliorare il contratto Fim, Uilm in via di approvazione, questa proposta aveva come oggetto sia la parte normativa che quella salariale. L'azienda proponeva alle Rsu di firmare un accordo che includeva totalmente le richieste della piattaforma Fiom sulla parte normativa, e si impegnava a mantenere 40 posti confermando tutti i lavoratori attualmente in essere con contratto a tempo determinato. L'aspetto salariale era quello che a regime (fine 2004) si sarebbero ottenute 110 euro, così ripartite: 90,8 da inserire in paga oraria più 20 mensili da pagare sotto forma di premio. Questi i fatti. Dopo l'apertura della assemblea, in fase di dibattito, ho assistito a qualcosa che ha dell'incredibile: le rappresentanze sindacali invece di entrare nel merito approfondendo gli aspetti dell'accordo propostoci, si rimbeccavano continuamente se fosse giusto continuare nell'azione di lotta con gli scioperi o andare a contrattare, togliendo a volte la parola a quei pochi che volevano intervenire. Quello che mi ha totalmente stupito è che qualche esponente delle Rsu Fiom non volesse fare decidere i lavoratori su cosa fosse o non fosse giusto fare.... Mi sono anche chiesto se il tutto non fosse stato fatto appositamente studiato come per confondere le idee ai lavoratori. Un delegato continuava a sostenere che anche i 20 euro dovevano rientrare in paga oraria, cosa che l'azienda non era disponibile a fare. Per farla breve si è conclusa l'assemblea facendo votare i lavoratori con alzata di mano, e la maggioranza ha respinto la proposta. Mi chiedo dove sia finita la solidarietà e l'unità tra lavoratori, abbiamo barattato 20 euro di salario con la precarizzazione, e i contratti a termine, bel risultato. La mia opinione è che al di là dell'aspetto salariale, importante per la mia posizione, essendo monoreddito, mi metto nello stato d'animo di quei colleghi che avranno in futuro il contratto in scadenza, e non voglio immaginare cosa succederà se questi fossero allontanati allo scadere del contratto, se tutto ciò dovesse succedere sarebbe un bel fardello da sopportare per le Rsu Fiom. Vorrei anche sottolineare che aspetti così importanti debbano essere ponderati attentamente, discussi e sottoposti ai lavoratori tramite referendum, mi chiedo anche dove siano finiti i delegati provinciali Fiom se poi si lasciano le Rsu da sole nel decidere cose così importanti. Vorrei terminare facendo una riflessione: una volta si faceva lo sciopero per chiedere diritti e salario, oggi si sciopera per rifiutarli.

PALERMO: SCONTRI TRA DISOCCUPATI E POLIZIA

Scontri tra polizia e un gruppo di circa 500 precari, fra cui anche alcuni ex detenuti, scesi in piazza davanti a Palazzo d'Orleans, sede della presidenza della Regione, per chiedere il rinnovo del contratto di lavoro con il comune, in scadenza il 31 maggio. Un agente è stato accoltellato allo stomaco e ne avrà per trenta giorni. Ad un altro è stato rotto un braccio. A provocare l'intervento della polizia sono stati alcuni precari che, impossessatisi di un'autocisterna piena di benzina, l'hanno piazzata davanti all'ingresso di Palazzo d'Orleans, minacciando di farla esplodere qualora fosse stato impedito loro l'ingresso. A conclusione degli scontri, una decina di precari sono stati fermati e accompagnati in questura insieme con il sindacalista Filippo Augello, dell'Ugl, e il consigliere comunale Mimmo Russo, promotore del Comitato "Emergenza Palermo". Per cinque dei manifestanti portati in questura, il fermo è stato tramutato in arresto. "Lo scontro - ha sostenuto Michele Palazzotto, segretario della Funzione Pubblica Cgil di Palermo - è la reazione ad un clima di promesse elettorali non mantenute, che i politici di turno che si sono succeduti sia al Comune, sia alla Regione hanno fatto, esasperando i lavoratori. La cosa più grave - ha aggiunto Palazzotto - è che tra i vertici dei tavoli istituzionali e i sindacati di comodo foraggiati dai politici ci sono accordi sottobanco per sostenere i candidati dei Pip in lista che, guarda caso, militano nello stesso partito del vice sindaco del Comune di Palermo".


22 maggio 2003

INDIA: SCIOPERO CONTRO LE PRIVATIZZAZIONI

Ieri in India non meno di 50 milioni di lavoratori hanno partecipato allo sciopero di 24 ore contro le privatizzazioni nel settore pubblico e la modifica delle leggi sul lavoro, parti integranti del piano di riforme elaborato dal governo Vajpayee, una coalizione guidata dai nazionalisti hindu. La protesta, organizzata da grandi sindacati come l'All India Trade Union Congress (Aituc), il Centre for Indian Trade Unions (Citu) e l'Hind Mazdoor Sabha, è stata particolarmente forte nei settori più minacciati dal piano governativo: il bancario, il minerario, quelli dei trasporti, delle assicurazioni e dell'energia. E' stata una delle più grandi manifestazioni di malcontento organizzate in India negli ultimi anni contro le politiche economiche del governo centrale, che con il suo progetto di vendita delle proprietà statali prevede di portare nelle casse pubbliche circa 132 miliardi di rupie (2,75 miliardi di dollari) entro l'anno che termina nel marzo del 2004. Quello che preoccupa maggiormente i lavoratori è la perdita di posti di lavoro che le privatizzazioni inevitabilmente implicano, soprattutto se accompagnate, come previsto dal piano attuale, dalla modifica delle leggi di tutela del lavoro in base alle quali sarà più facile per le imprese disfarsi dei propri dipendenti. Le nuove regole, inoltre, consentono di ridurre i contributi pensionistici aziendali. La Borsa di Calcutta è stata costretta a chiudere i battenti. La città, capitale dello stato del Bengala occidentale governato dai comunisti, ha registrato l'adesione più massiccia allo sciopero e appariva ieri deserta, uffici e negozi chiusi, senza taxi e autobus, attraversata da alcuni gruppi di manifestanti che sventolavano bandiere rosse. Nello stato roccaforte della sinistra, si sono fermati anche i porti. Cortei sparsi ci sono stati anche a Bombay, la capitale finanziaria, pattugliata da decine di migliaia di poliziotti. Proteste anche a Nuova Delhi, dove sono stati persino arrestati alcuni sindacalisti che, riuniti davanti alla Corte suprema, rivendicavano "il diritto a scioperare" e si sono scontrati con la polizia che li aveva caricati, strappando cartelli e striscioni. Secondo i sindacati, lo sciopero di 24 ore sarebbe stato totale, oltre che nel Bengala occidentale, anche in Andhra Pradesh, nel Kerala, nel Tripura e nel Jharkhand. Anche all'interno del fronte governativo ci sono opposizioni: il ministro della difesa, George Fernandes, e quello del petrolio Ram Naik, si oppongono alla vendita del settore petrolifero, considerato strategicamente importante per il paese, oltre che fonte di notevoli profitti.

SMIM: LAVORATORI OCCUPANO IL COMUNE

Senza la tredicesima nonostante la Smim si sia impegnata in prefettura a corrisponderla entro il 20 febbraio, senza lo stipendio di aprile, gli operai sono andati dal sindaco a chiedergli di intercedere. La protesta in municipio ha avuto toni accesi. Gli operai non vogliono sentir parlare di eventuali difficoltà dell'Azienda, del momento difficile che si è appena lasciato alle spalle. Gli operai si sono scagliati contro la Smim rea di perseguire solo i suoi interessi economici e portare i dipendenti all'esasperazione. "Se la Smim non è in grado di stare a Gela - hanno detto gli operai - che consegni i libri contabili, ci dia la buonuscita e poi ci gestiamo noi". n aula consiliare per due ore gli operai hanno sfogato tutta la loro rabbia alla presenza del sindaco e dell'on. Morinello. Il nutrito gruppetto di operai ha lasciato l'aula consiliare solo dopo aver assistito in diretta a telefonate di Crocetta per ottenere un incontro con la Smim.

INC SPA PAGHERA' GLI OPERAI

Esito positivo dall'incontro svoltosi ieri mattina nella sede del Consorzio Autostrade Siciliano a Buonfornello nella vertenza sindacale apertasi dieci giorni fa in quattro lotti della A 20 Messina-Palermo. Stamane i circa quattrocento operai appartenenti all'associazione di imprese "Inc-Cec" in stato di agitazione da lunedì 12, torneranno al lavoro sui cantieri dei lotti 25-bis e 26 di Caronia, 27 ter di Torremuzza di Reitano e 29 quater di Tusa. In pratica il Cas si è impegnato a stanziare una congrua tranche dei 14 milioni di euro che deve versare all'impresa e permettendo così alla stessa "Inc-Cec" di poter assicurare il Tfr, il trattamento di fine rapporto, ai propri dipendenti. Entro oggi gli operai ritorneranno a lavorare ed attenderanno questi dieci-quindici giorni per regolarizzare il loro trattamento di fine rapporto.


23 maggio 2003

OTTANA: OPERAI IN LOTTA

C’è un elemento nuovo e pericolosissimo nella vicenda Enichem: in Veneto cresce la pressione per salvare Porto Marghera e abbandonare Ottana. E se oggi chiude Montefibre, domani sarà certamente la volta dell’Enichem ad Assemini, quindi toccherà a Porto Torres. Mentre Dow Chemical, colosso che opera nell’area nuorese, ha annunciato il congelamento di investimenti per 50 milioni di euro. E la fine della chimica trascinerà via una marea di altre aziende, da quelle che vendono l’energia elettrica agli impianti a quelle che preparano i pasti per gli operai. Allora la protesta si sposta a Cagliari: gli operai sono stati ascoltati dalla commissione Industria. Tre operai si sono incatenati e i rappresentanti territoriali e regionali di Cgil, Cisl e Uil hanno ripercorso le tappe del dramma. L’Isola ha già pagato un prezzo altissimo alle multinazionali che sono arrivate, hanno prosperato con i contributi pubblici e poi hanno fatto le valigie e lasciato i lavoratori in mezzo alla strada. I sindacati chiedono una programmazione industriale e si dicono non disposti a "partecipare al funerale". Cioè: se martedì prossimo a Roma la trattativa non partirà da un impegno di Montefibre a riaprire i cancelli e riavviare le macchine, non vorranno sentire ragioni e la mobilitazione diventerà "pesante e clamorosa". Ma Montefibre ha già fatto sapere che non tornerà indietro. La ristrutturazione del gruppo è scritta in un documento che, qualche tempo fa a pochissimi eletti, annunciava la "collocazione in mobilità di tutto il personale di Ottana, 251 unità: 18 quadri, 35 impiegati, 198 operai". A Porto Marghera, altra fabbrica del gruppo che fa capo alla famiglia Orlandi, soltanto in cinque sono stati piazzati nell’anticamera del licenziamento ma, nei giorni scorsi, è stata chiesta la cassa integrazione per nove settimane. Ma sembra comunque che anche il futuro di Marghera sia già scritto. L’inquinamento ambientale è insostenibile. Ma il Veneto non è la Sardegna. Lassù ci sono ricchezza e un sacco di altre chance.

FIAT AVIO DI POMIGLIANO

"Assunti, formati e licenziati", da oltre una settimana questo striscione campeggia all'entrata della Fiat Avio di Pomigliano d'Arco, al presidio permanente organizzato dalle Rsu per contestare la decisione di non assumere, come garantito dall'accordo sindacale di sviluppo, 20 giovani allo scadere dei due anni di formazione. I vertici hanno comunicato che ci sarebbero dai 50 ai 70 posti "in esubero" per un calo dei ritmi produttivi. Ma Fiat Avio continua a richiedere ore di straordinario e anche i turni di notte per finire le consegne, e nelle comunicazioni ufficiali dell'azienda si afferma addirittura che la crisi internazionale del settore che ha colpito molte compagnie aeree non riguarda Fiat Avio, che "mantiene stabile il proprio mercato di riferimento". Venerdì prossimo ci sarà un nuovo tavolo di confronto, ma nel frattempo continuerà la mobilitazione e lo sciopero per le ore di straordinario.

ONLYTEL: SENZA STIPENDIO

Il massimo di produttività? La Tim pare avere trovato la strada giusta: dare i servizi in appalto ad aziende che non pagano i propri dipendenti. Capita ad esempio ad Asti, dove i 20 agenti di vendita e telemarketing della Onlytel srl, che lavora in esclusiva per conto di Tim, non vedono lo stipendio da tre mesi. L'azienda, per contratto, avrebbe dovuto garantire loro anche un'auto e il rimborso spese, e invece i lavoratori hanno ormai dato fondo ai propri conti correnti per pagarsi la benzina o le rate della macchina, e qualcuno rischia di farsi pignorare la casa perché non può saldare il mutuo. Nel dicembre scorso due imprenditori hanno deciso di dare vita all'azienda di servizi e hanno cominciato così a pubblicare annunci in Internet e sui giornali in cui offrivano 1400 euro di stipendio con il contratto del commercio, 14 mensilità, premi, auto e cellulare aziendali, 500 euro di rimborso. Molti hanno lasciato posti di lavoro sicuri per diventare agenti della Tim. Infatti, seppure dipendenti della Onlytel, quando si rapportano ai clienti i giovani agenti sono equivalenti al personale Tim: si presentano come consulenti Tim, hanno biglietti da visita Tim, carte e documenti intestati Tim, fanno firmare contratti Tim. La Onlytel ha pagato gli stipendi soltanto fino a febbraio, non ha mai dato loro l'auto aziendale nè i rimborsi della benzina, e dunque oggi i dipendenti sono in credito di circa 50 mila euro (ciascuno di loro deve avere dai 2 mila ai 4.500 mila euro) e con i conti pesantemente in rosso. La Tim, dopo aver firmato il contratto di appalto, ha infatti cambiato in corso d'opera il sistema dei pagamenti, e oggi paga ogni mese solo i contratti di cambio operatore realizzati dalla Onlytel, mentre per le nuove attivazioni non farà più i saldi mensili ma liquiderà tutto a fine anno. L'impresa astigiana, dunque, si è trovata improvvisamente con meno liquidi in cassa. E continua ad assumere altri dipendenti con gli stessi "invitanti" appelli. Qualcuno dei dipendenti, stanco di non essere pagato, ha deciso di trovare un altro posto. Gli altri aspettano, e nell'attesa l'azienda si vendica: confisca il cellulare - spiega un lavoratore - blocca la scheda e chiede una nuova scheda con lo stesso numero, in modo che un altro collega possa rispondere ai clienti dell'altro: l'azienda sostiene che chi sta facendo vertenza con il sindacato non può più firmare contratti. Ed è stata proprio Tim a fare un elenco di tutti i dipendenti che si sono rivolti al sindacato. I rappresentanti Tim hanno detto che loro non hanno responsabilità, e che i lavoratori devono vedersela solo con la Onlytel. Così i lavoratori hanno avviato un procedimento legale che chiama in causa anche la Tim.

SVEZIA IN SCIOPERO

Lunedì avrà inizio in Svezia il più massiccio sciopero che il paese abbia conosciuto dal 1908. La protesta è stata indetta dal Kommunal, il principale sindacato dei lavoratori del settore pubblico, che rivendica un aumento salariale del 5,5% e un innalzamento dello stipendio minimo a 14.000 corone (circa 1.500 euro) dalle attuali 12.000. La protesta minaccia di paralizzare scuole, trasporti, ospedali. 


24 maggio 2003

ABB LICENZIA

Ieri mattina hanno scioperato e manifestato alla Fiera, dove Abb partecipa a Intel. Sono i lavoratori, in gran parte donne, dell'Abb di Vittuone, la sede più colpita dal piano di ristrutturazione che taglia 450 posti in Italia, dove la multinazionale svizzero-svedese dell'elettromeccanica ha 7.900 dipendenti. Ne ha 135 mila a livello mondo e di 10 mila vuol liberarsi per meglio competere. Abb ha pensato di tranquillizzare i sindacati dicendo che saranno tagli soft, smaltiti nell'arco di un paio d'anni, con accompagnamenti alla pensione, ricollocazioni, incentivi per chi se va. Ma a Vittuone non si sta tranquilli, perchè il taglio di 234 addetti comporta la chiusura totale e definitiva della manifattura. Senza quella, cosa ci staranno a fare a Vittuone i 150 impiegati per ora non toccati dalla ristrutturazione? Inoltre Abb motiva la scelta del sito da chiudere con "ragioni sociali": la chiusura del sito di Pomezia comporterebbe la scomparsa dell'Abb in quell'area, mentre in Lombardia restano comunque in attività le sedi di Lodi e Sesto San Giovanni. "Siamo tutti sulla stessa barca, lungi da noi l'idea di metterci in concorrenza con Pomezia", dice un delegato, "ma anche dalle nostre parti chiudere una fabbrica ha un impatto sociale negativo". 


25 maggio 2003

LOTTE DEGLI IMPIEGATI NEL MONDO

ISRAELE.
Cinque giorni di sciopero del pubblico impiego non sono serviti a fermare i tagli previsti dal governo Sharon. La settimana scorsa, il blocco nazionale promosso dalla maggiore sigla dei dipendenti statali, Histadrut, ha paralizzato gran parte degli uffici pubblici, dagli ospedali agli aeroporti, dalle ferrovie ai comuni. Un'adesione insolitamente alta per Israele, una risposta dei lavoratori all'atteggiamento arrogante del governo Likud che non intende mediare con i sindacati sul piano delle riforme e sulla riduzione di spesa. L'unico punto su cui Histadrut ha vinto è quello dei fondi pensionistici, per i quali il governo ha accettato di rimandare la privatizzazione. L'esecutivo procederà, invece, nella diminuzione degli organici statali: "Ora potremo licenziare più facilmente i lavoratori meno efficienti - ha detto Netanyahu - e premiare solo chi si dimostra davvero utile". 

COREA.
I dipendenti della pubblica amministrazione coreana potranno associarsi e formare sindacati, ma senza il diritto di sciopero. La nuova legge prevede la possibilità - finora negata - di costituire organizzazioni del lavoro per i dipendenti pubblici, di articolarle in comitati regionali e locali e di associarle anche ad altre confederazioni. Il governo in carica da dicembre, guidato dal presidente Roh Moo-hyun, ha deciso di accordare anche la definizione di "sindacato", la stessa vietata fino a oggi per i dipendenti pubblici, perché considerati "servitori" dello stato cui sarebbero preclusi i normali diritti di rappresentanza e contrattazione (cosa che accade ancora in Giappone e in 40 stati Usa). Prima che il testo diventi legge, sarà necessaria l'approvazione dell'Assemblea Nazionale, prevista per la fine del 2003. 

STATI UNITI.
 Tornano a manifestare i dipendenti federali statunitensi contro il massiccio piano di privatizzazione avviato dall'amministrazione Bush. Mercoledì si sono riuniti a Washington i leader dei sindacati che rappresentano varie categorie di lavoratori governativi e hanno tenuto una conferenza stampa per coinvolgere sempre più persone nella lotta alla svendita degli apparati pubblici. L'ufficio che gestisce il personale federale (Office of management and budget) ha deciso di affidare ai privati una serie di funzioni ritenute "commerciali", perciò non necessariamente vincolate alla gestione diretta dello stato. Il programma di riduzione della spesa prevede il trasferimento di circa 850 mila dipendenti, in cinque anni, dalle agenzie federali a società commerciali. 

PUERTO RICO.
Più di un migliaio di dipendenti pubblici portoricani si è radunato davanti la sede del governo, venerdì, per ottenere il pagamento di aumenti promessi da tempo ma non ancora pagati. Il governatore del "territorio autonomo statunitense" di Puerto Rico, Sila Calderon, ha invitato i rappresentanti delle organizzazioni del lavoro a discutere nuovamente la questione, proponendo di rimandare gli incrementi di stipendio (150 dollari al mese) a gennaio 2004. Ma i sindacati chiedono che questi soldi arrivino ora, senza altri indugi.

LAVORATORI EX-BELLELI

Cinque anni senza stipendio. Lo spettro del mancato rinnovo della cassa integrazione. Lanciano un grido di allarme i lavoratori dell'ex Belleli, novecento famiglie senza sicurezza da troppo tempo. Ieri il Comitato lavoratori ha esposto i propri timori per l'assenza di una soluzione che possa tranquillizzare le maestranze a riposo forzato. Per gli impiegati di difficile collocazione, non esisterebbe nemmeno la possibilità di accedere al prepensionamento, attraverso la la fruizione dei benefici derivanti dalla legge per l'esposizione all'amianto. L'azione del Comitato sarà dunque improntata a premere affinchè Inail e Contarp riconoscano tale beneficio al maggior numero possibile di lavoratori, anche di quelle categorie che, sebbene non siano venute a diretto contatto con materiali contenenti amianto, sono state comunque esposte alle micidiali fibre di asbesto. Grazie all'impegno del comitato, 415 lavoratori hanno già potuto ottenere relativi benefici di legge. Altri 120 circa attendono l'esito positivo delle loro pratiche. Sull'esempio di Modena, dove i lavoratori Belleli sono stati ricollocati all'interno degli enti locali, si chiederà inoltre che lo stesso possa avvenire a Taranto, magari impiegando le alte professionalità espresse dall'azienda all'interno di società come Infrataras o Taranto Servizi.

I.C.O. LICENZIA LAVORATORI EX-MATAF

Ritrovarsi licenziati in meno di 24 ore. È quanto accaduto a diciasette unità lavorative della ex-Mataf, azienda assorbita, da meno di un anno, dalla I.C.O. (Industria Cartone Ondulato), una delle più quotate nel settore, da 50 anni sul mercato italiano, con sede legale a Chieti, ed operativa a Sambuceto. Scesa in Puglia per rilevare quattro stabilimenti, due nel foggiano e due nel barese, a Corato e a Putignano, la ICO investe nell'opificio locale più di un miliardo di vecchie lire per far fronte alla produzione di cassettine di cartone che il mercato ortofrutticolo richiede. La Mataf è stata assorbita il 1 agosto 2002 insieme al personale: dopo nove mesi i vertici della ICO ritengono che i risultati dello stabilimento di Putignano sono molto al disotto del quadro economico preventivato. Tanti gli interrogativi che questo ennesimo episodio di licenziamento al sud, di aziende che prima investono e poi si ritirano, pone. Le maestranze chiedono, inutilmente ulteriori incontri, senza alcun risultato. E allora decidono di scioperare, venerdì scorso. Si vuol ridiscutere l'accordo firmato a Chieti, il 14 maggio, presso l'Associazione Industriali, alla presenza delle segreterie regionali e provinciali dei sindacati dell'Abruzzo e della Puglia, di Chieti e di Foggia.

MAGNETI MARELLI

Preoccupazione per le sorti dello stabilimento Magneti Marelli di Sulmona. Sono stati proposti un finanziamento per 41 milioni di euro a fronte di numerosi tagli occupazionali: 166 dichiarati a cui si aggiungono quegli operai che si avvicinano alla pensione e che quindi naturalmente andranno via, diventando 188. E non è previsto un turn over. 


26 maggio 2003

MANIFATTURA DEL CRATI

Si fa sempre più drammatica la situazione dei 300 lavoratori della Manifattura del Crati (MdC) di Castrovillari, l'azienda tessile nata dalle ceneri della vecchia Gtc che adesso è ferma per la protesta che i lavoratori stanno mettendo in atto una forma di assemblea da quando era stata richiesta la cassa integrazione straordinaria per la quasi totalità dei dipendenti. Si tratta di un'operazione poco chiara che è stata fatta senza il consenso delle organizzazioni sindacali che hanno rigettato la richiesta di cassa integrazione e che non la vogliono discutere fino a quando non sarà accompagnata da un preciso progetto industriale che faccia capire quali sono le reali intenzioni dell'impresa. Dal 12 maggio quindi, buona parte dei lavoratori sono stati posti in Cassa integrazione straordinaria mentre gli altri, quelli che sarebbero dovuti andare a lavorare, sono riuniti in assemblea permanente senza potere sapere quale sarà il proprio futuro. Non va dimenticato che già 70 lavoratori della ex Gtc hanno perso il posto di lavoro, con l'accordo di tutti, per fare posto ad altrettanti giovani che sono stati assunti nella MdC con contratti di formazione lavoro che prevedono ampi risparmi economici da parte dell'azienda.

KINGS CERAMICA

Sette lavoratori della Kings Ceramica di Vecchiano nella giornata di lunedì riceveranno le prime lettere di licenziamento, per la chiusura del reparto "Pietre".

ENEL: 70 LAVORATORI TAGLIATI VIA

L'Enel perde posti di lavoro. Il ridimensionamento occupazionale dell'Enel è consistente: a Vittorio Veneto, Valdobbiadene e Oderzo gli addetti alla distribuzioni passeranno da 263 a 211, entro il prossimo anno. Nel settore della produzione, i posti di lavoro scenderanno da 145 a 125 tra le centrali di Nove, in Val Lapisina, e gli impianti bellunesi di Soverzene ed Agordo.