| mercoledi 29 ottobre 2003 - snaterinforma |
NOTIZIARIO a cura del Centro di Documentazione e
Lotta
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14/10-23/10/2003
Commentando i dati Istat sull'andamento della produzione industriale in agosto, il vice presidente della Confindustria, ha detto di essere "un po' preoccupato, anche perché i settori che stanno perdendo colpi sono settori trainanti per la nostra economia". Il pessimismo degli industriali affonda in un dato, quello di agosto, che conferma l'andamento industriale. Le cifre Istat indicano una caduta del 3,7% del livello dell'indice rispetto all'agosto 2002 che, però, considerando i giorni lavorativi nel mese, si trasforma in un incremento dell'1,7%. Rispetto al mese precedente, l'indice - destagionalizzato - segna un leggerissimo aumento dello 0,,1%. Per leggere meglio i dati - e cogliere appieno il pessimismo di Guido - occorre ricordare che l'agosto del 2002 fu un mese nero con una caduta tendenziale della produzione del 6,5% confermata, anche se in misura ridotta, dal dato depurato dei giorni lavorativi. Oltretutto c'è da considerare che il mese di agosto è un mese abbastanza "atipico" le cui indicazioni sono scarsamente significative per le diverse chiusure che caratterizzano i settori produttivi. Il dato apparentemente migliore arriva dalle imprese dell'auto: l'indice annuale ha fatto segnare un balzo del 176,9% rispetto all'agosto 2002 che aveva tuttavia fatto segnare un arretramento del 69%, segnando un livello record al ribasso. Il dato depurato dei giorni lavorativi mostra, in ogni caso, che la caduta della produzione sembra essersi arrestata. Naturalmente per raggiungere i livelli produttivi ante- 2001 di strada da fare ce n'è ancora molta. Basti pensare che l'indice della produzione è in discesa dal 2002 e che anche il 2003 si chiuderà in negativo. Nei primi otto mesi dell'anno è stato già accumulata una flessione cumulata dell'1,6%. L'Isae (un istituto di ricerca pubblico sotto la vigilanza del ministero dell'economia) commentando i dati Istat ha fatto sapere di prevedere per settembre un'ulteriore caduta della produzione dell'1,4% e anche per ottobre è attesa una nuova, seppure limitata (-0,1%) flessione dell'output. Dai dati Istat arrivano conferme sui settori produttivi in maggiore sofferenza: in generale si tratta delle industrie che producono beni di consumo durevoli che nei primi otto mesi dell'anno segnano una caduta del 6,8% (contro il -1,0%) dei produttori di beni durevoli. Questo significa, considerando che la domanda di beni durevoli è aumentata, che i consumatori italiani per i loro acquisti si rivolgono a produttori e prodotti esteri a maggior contenuto tecnologico. Debole nel periodo (-3,2%) anche la produzione di beni strutturali la cui flessione è indicativa della caduta degli investimenti. Va, invece, bene (+3,6%) la produzione di energia che in agosto segna addirittura un incremento del 6,6%. Dall'inizio dell'anno appaiono in sofferenza sia settori tradizionali come il tessile e l'abbigliamento (-4,9%) e l'industria delle pelli e delle calzature (-6,1%) ma anche il chimico e quello delle fibre sintetiche (-2,0% nei primi otto mesi e - 7,3% in agosto). Male (-5,8%) anche la produzione di mobili e la produzione di apparecchi elettrici di precisione (-13,5% in agosto e - 6,4% nei primi otto mesi del 2003).
Stava lavorando alla ripulitura di una strada di arroccamento in una cava di Gorfigliano quando è precipitato in un canalone. Ha così perso la vita un uomo di 55 anni, residente nel comune di Minucciano (Lucca), mentre stava lavorando in una cava, in località "Acqua Bianca". Le operazioni del recupero del corpo sono durate a lungo e sono state portate avanti dai volontari del Cai. La vittima - che lascia la moglie e tre figli - è la tredicesima nelle cave a Gorfigliano in 39 anni, l'ultima era stata nel `99. Questo incidente riporta di estrema attualità le tematiche più volte sottolineate dai sindacati, della sicurezza dei lavoratori delle cave.
Alla Vibac dell'Aquila chiedono sempre di più. Centosettantadue dipendenti nello stabilimento abruzzese, che lavorano a ciclo continuo (7 giorni su 7, 24 ore su 24) per produrre film di polipropilene per la conservazione dei cibi. La proprietà è della famiglia Battista, centrale a Ticineto di Alessandria, altre sedi a Potenza, Termoli, in Canada e Stati Uniti. Un grosso gruppo, insomma, leader nel settore. Eppure, durante uno degli ultimi incontri con il sindacato, il management si è presentato con un Sole 24 ore che dedicava un titolo a tutta pagina alla concorrenza dei prodotti cinesi: "Siamo in crisi anche noi - è stato il messaggio ". L'unica via per recuperare il gap con la tigre asiatica e ovviare al "crollo degli ordini" - così definito dai manager, senza però fornire cifre ai sindacati - è quella dei tagli: prima l'annuncio di 42 esuberi, poi una nuova doccia gelata, ovvero 4 settimane di cassa integrazione per tutti. I lavoratori della Vibac hanno subito già notevoli sacrifici: cinque anni fa per stimolare l'ampliamento delle attività, fu siglato con i sindacati il blocco della contrattazione integrativa. Una concessione in effetti un po' eccessiva da parte di un sindacato - il blocco è stato concordato per ben 7 anni - ma evidentemente a quelli della Vibac ha giovato parecchio, dato che ultimamente è stato chiesto un nuovo blocco di tutte le rivendicazioni, salariali e normative, per la bellezza di altri 7 anni. Un'ipotesi che il sindacato, essendo cambiati i tempi e i funzionari, questa volta ha rifiutato nettamente. Cgil, Cisl e Uil hanno messo un paletto. Oltretutto, senza la possibilità di contrattare, come si sarebbe dovuto regolare ad esempio il recepimento - o meglio, guardandola dal lato dei lavoratori, il non recepimento - della legge 30, dei decreti su orari e contratti a termine e dell'annesso supermarket della flessibilità? Si chiedeva in pratica ai dipendenti di sorbirsi tutto così come è scritto nei decreti attuativi? Dopo la rottura delle trattative e l'avvio delle 4 settimane di cassa integrazione, con l'inizio di ottobre, sono così cominciati anche gli scioperi. A scioperare, da 12 giorni e con il sostegno solidale di tutti i dipendenti, sono infatti gli unici addetti che l'azienda aveva richiamato subito al lavoro, 9 impiegati magazzinieri che avrebbero dovuto occuparsi di smistare la roba prodotta negli scorsi mesi.
Un settore che cresce a ritmi esponenziali nonostante la crisi dell'economia: secondo l'associazione più rappresentativa, la Cmmc, negli ultimi 10 anni le postazioni di call center sarebbero aumentate del 1000% in Italia, passando dalle 700 del '93 alle 72 mila di quest'anno. Gli operatori che si alternano al microfono - ogni singola postazione, secondo i turni, è utilizzata in genere da più addetti - avrebbero raggiunto la cifra di 180 mila, la maggior parte dei quali (il 65%) sono donne, e con una media di 28 anni di età. A fronte di questo enorme sviluppo, il problema dei diritti: non tutti i lavoratori godono infatti di contratti coperti dai contributi, molto diffuso è l'uso dei co.co.co. o delle partite Iva. Mentre dei 65 mila nuovi ingressi del 2002, ben il 25% ha lavorato con contratti interinali, ovvero "in affitto" per un periodo limitato di tempo. Nella Cmmc sono associati big come Vodafone, Telecom Italia, Tim, Dhl, Poste Italiane, banche e società di assicurazioni: alcuni gruppi fanno uso di call center in-house (interni), altri usano quelli in outsourcing (in appalto). Rispetto al totale delle postazioni, il 71% (pari a 50 mila) sono in-house, il restante 29% in outsourcing (22 mila, pari a 54 mila operatori). A fronte di una mole così ricca e dettagliata di dati, la Cmmc non fornisce però cifre precise sull'incidenza dei contratti a tempo indeterminato sul totale. Possiamo solo sapere che dei 54 mila operatori in outsourcing, un quarto sono co.co.co., dunque circa 13.500: vengono utilizzati per periodi di breve durata, soprattutto per servizi stagionali (ad esempio nel turismo) e per campagne di marketing o specifiche manifestazioni. E gli altri? Hanno i contributi? Continuando a scorrere la ricerca diffusa dal Cmmc, si trovano altri numeri interessanti: nel mondo i call center sono quasi 200 mila, con oltre 10 milioni di persone impiegate. Nel nostro paese ci sono in tutto 1800 call center, con una media di 40 postazioni ciascuno (vanno da oltre 1000 postazioni, come quelli di Vodafone o delle Poste Italiane, a meno di 50). Il fatturato totale del 2002 è stato di oltre 3,15 miliardi di euro, mentre il mercato dei call center in outsourcing viene stimato in circa 660 milioni di euro. Outsourcing che è in generale più diffuso nel centro e nel sud - probabilmente più conveniente perché il costo del lavoro è più basso - rispetto al nord Italia. Cgil, Cisl e Uil hanno organizzato un'assemblea di tutti i lavoratori del call center Atesia. Circa 7 mila addetti, tutti co.co.co. e senza un minimo fisso, impiegati a cottimo nel call center romano di proprietà di Telecom: in particolare sono sotto accusa le campagne Telecom 187, Tim 119 e Sky.
La finanza creativa del governo si fa sempre più furtiva: nel nascondere espedienti sotto articoli della manovra apparentemente banali, e nel rivelarli finalizzati a sottrarre soldi a chi meno ne ha, non appena qualcuno si metta con tenacia a spulciarli. Questa volta la ruberia tentata andrebbe a danno dei lavoratori messi in cassa integrazione dalle aziende, quelli futuri e quelli passati: Tremonti calcola di portargli via ben 900 milioni di euro. Il marchingegno è nascosto nel decretone, nell'articolo 44 - a poca distanza dall'altro che taglia le pensioni a chi ha la vita a rischio per aver passato anni a contatto con l'amianto. L'art.44 in verità, all'apparenza risulta innocuo in quel comma 6 che ripete ciò che già è prescritto: ossia che "il trattamento di integrazione salariale" nel corso di un anno consta di dodici mensilità, "comprensive dei ratei di mensilità aggiuntive". Infatti la cassa integrazione, che ormai è scesa a coprire mediamente il 50% di uno stipendio, si calcola sull'intera retribuzione annuale (comprese tredicesima, quattordicesima) che poi viene divisa per dodici, e corrisposta ogni mese, per il tempo previsto, ai lavoratori allontanati dall'azienda. Il comma 6 non dice nulla di diverso, ma allora perché il governo ha voluto scriverlo? In quel testo spuntano i 900milioni di euro: sulla base dei dati Inps, si dice in sostanza, il comma 6 dell'art.44 può evitare "maggiori oneri" facendo risparmiare questa cifra ragguardevole, "con riferimento ai periodi pregressi", ossia agli assegni di cassa integrazione già liquidati "nel periodo 1993-2002". Ancora non si capisce come possano estrarre i 900 milioni dai soldi della cassa integrazione, mentre è inquietante il riferimento del risparmio al passato, ai dieci anni già trascorsi. A illuminarci giunge la spiegazione dell'ufficio studi del senato sul comma 6, che sarebbe "l'interpretazione autentica, avente quindi efficacia retroattiva", della legge del 13 agosto del 1980 - quella che permise alla Fiat di liberarsi di botto di 24 mila operai. Coinvolto è dunque il presente, il futuro ma anche il passato degli assegni di cassa integrazione, e l'obiettivo è proprio di decurtarli, perché la nuova "interpretazione autentica" implica di "escludere il riconoscimento di mensilità aggiuntive, rispetto alle 12, per i trattamenti sia ordinari sia straordinari di integrazione salariale". Si deve fare quindi il calcolo sullo stipendio levando sia tredicesima che quattrodicesima, e questo vale anche per tutti i cassintegrati dal 1993 al 2002.
Ieri è stata la prima giornata nazionale dei call center: iniziative un po' in tutta Italia presso gli associati della Cmmc, che riunisce big del settore come Telecom, Vodafone, Poste Italiane, e operatori più piccoli. Ma è stata anche la giornata dei lavoratori, con il call center Atesia del gruppo Telecom - punta di diamante della precarietà - in piena agitazione. Oltre duecento operatori del turno pomeridiano si sono riuniti davanti agli uffici di Cinecittà per un'assemblea pubblica, mentre gli addetti alla campagna Sky (quelli che informano i clienti della nuova tv satellitare) hanno scioperato per 4 ore, dalle 12 alle 16. L'adesione è stata molto alta, Cgil, Cisl e Uil parlano del 70%: su 400 operatori in turno, avrebbero lavorato solo un centinaio. Gli operatori Atesia sono stanchi di essere precari. La busta paga non è mai certa, mentre una stessa telefonata vale meno oggi rispetto a 5 anni fa: "Nel 1998 per una telefonata prendevamo 3000 lire - spiegano i lavoratori - e oggi, per lo stesso tipo di chiamata, riceviamo 70 centesimi". Nel passaggio da Stream a Sky, i compensi si sono ridotti del 35%, e se una busta paga media un anno fa era di 600-700 euro, oggi si arriva a stento a 500. Molti vengono improvvisamente deviati dalle chiamate in-bound (in arrivo) a quelle out-bound (in uscita, meno redditizie). Per quelli di Tim 119, con il calo delle telefonate, si è passati improvvisamente da buste paga sostanziose a 4-5 euro al giorno, mentre per alcune campagne puoi stare anche 20 minuti al telefono e alla fine mettere in tasca solo 36 centesimi lordi. Ricordiamo che presto i contributi dei co.co.co. passeranno dal 14% al 19%, e che hanno un'incidenza molto forte su buste paga così incerte
Stavolta non si potrà accusare l'Istat di aver diffuso dati in contrasto con la sensazione diffusa dei lavoratori italiani: che i salari pesino assai meno di prima. Gli "Indicatori trimestrali su retribuzioni lorde, oneri sociali e costo del lavoro" hanno infatti disegnato un verdetto unanime: l'inflazione (anche questa registrata dall'Istat, con valori spesso contestati) galoppa a una velocità pressoché doppia di quella delle retribuzioni lorde, poi ulteriormente decurtate dalle trattenute e dall'annullamento del recupero del fiscal drag. E' stato messo in evidenza l'aumento tendenziale delle retribuzioni (lorde, ripetiamo, e parametrate allo stesso periodo del 2002) nel secondo trimestre di quest'anno: +2,2%. Comunque sotto l'inflazione del periodo (2,8), ma assai più impressionante del misero +0,8% fatto registrare dalla stessa voce nel primo trimestre. Depurati dai fattori stagionali, infatti, gli "aumenti" sarebbero dello 0,3% nel primo e dello 0,6% nel secondo trimestre. Simile la dinamica per gli oneri sociali, ovvero i contributi a carico delle imprese, e per il costo del lavoro (la somma delle prime due voci). C'è però da notare che da due anni a questa parte gli oneri sociali crescono più velocemente dei salari lordi, a conferma di una disperante staticità dei redditi da lavoro dipendente a fronte di un'inflazione sempre superiore. E' inconstestabile che sia in atto da tempo una redistribuzione della ricchezza globale prodotta nel nostro paese, ma tutta a scapito del lavoro dipendente e a favore non solo del profitto (industria e servizi), ma anche del commercio, della speculazione edilizia e dell'evasione fiscale (premiate anzi dai condoni).
Dopo 22 mesi di negoziato(e 4 scioperi generali) è stata siglata ieri la bozza del contratto per gli oltre 600 mila lavoratori del comparto regioni e autonomie locali che era scaduta a dicembre 2001. Per quanto riguarda la parte economica, l'incremento medio a regime (tra retribuzione fondamentale e accessoria) sarà di 106 euro.
Martedì 21 ottobre saranno tutti a Roma in un sit in di protesta davanti al senato per chiedere lo stralcio dell'articolo 47 dalla finanziaria. Sono i circa 60.000 lavoratori italiani esposti all'amianto che rischiano di perdere i benefici acquisiti e previsti dalla legge fino a questo momento. Con un provvedimento in finanziaria il governo infatti ha intenzione di ridurre il calcolo dei benefici previdenziali abbattendo del 50% il riconoscimento dei periodi di esposizione, non concedendo l'anticipo di cinque anni per andare in pensione e inoltre stabilendo un tempo di esposizione di dieci anni per otto ore al giorno a una concentrazione di cento fibre/litro per usufruire della legge-amianto. Ma chi rischia le malattie polmonari da esposizione all'amianto sa benissimo che basta una sola fibra respirata a insidiarsi nel corpo e dopo anche trent'anni farti ammalare e ucciderti. Chi dopo aver lavorato anni senza misure di sicurezza, completamente ignaro di essere a contatto con un materiale di così alta pericolosità e adesso si trova in mobilità, comprende chiaramente che se gli vengono tagliati cinque anni di contributi per andare in pensione si ritroverà in mezzo a una strada, senza nemmeno pensare a 55 anni di rimettersi in cerca di un lavoro. Così ieri a Napoli le centinaia di operai che hanno manifestato davanti la prefettura, in contemporanea con lo sciopero unitario di tre ore proclamato in Campania, portavano in mano i manifesti funebri con su scritto "Amianto killer", perché evidentemente qualcuno lì a Roma tutto questo lo ha dimenticato, o lo vuole far passare come un problema contingente. D'altra parte in piazza le tante rappresentanze delle fabbriche, dalle più colpite come l'Avis, la Fincantieri, l'Ansaldo Breda, la Sofer, ai lavoratori dei trasporti, delle ferrovie, passando per i portuali e per le vedove degli operai lo hanno ricordato e sottolineato: "Di amianto si muore". Nel frattempo a Napoli la fiducia di molti lavoratori è risposta in Francesco Cammino, presidente dell'Auser Flegrea, l'osservatorio sull'esposizione amianto, da anni impegnato per tutelare quelle persone che ancora lavorano a contatto con l'amianto e quelle ormai colpite da danni irreparabili. Intorno a lui la folla di operai in ansia con la speranza di essere al riparo, di non rientrare nella nuova legge. Cammino è stato chiaro: "L'articolo 47 va stralciato comunque". In ogni caso tra i lavoratori della Campania la tensione resta alta: sarebbero infatti quasi 20.000 le persone che potrebbero perdere le indennità riconosciute se passasse la 47. Così ieri, com'era accaduto più volte nei giorni scorsi, gli operai della Fincantieri e dell'Avis di Castellammare di Stabia hanno bloccato per alcune ore la statale sorrentina provocando pesanti ripercussioni sul traffico. E quando hanno appreso la notizia un gruppo di lavoratori dell'Ansaldo che protestavano a Napoli, si sono spostati in piazza Trieste e Trento bloccando anch'essi la viabilità cittadina.
Tornano a mobilitarsi i lavoratori dell'Arsenale. Da domani i dipendenti dello stabilimento militare inizieranno a contestare con diverse iniziative di lotta la politica del ministero della Difesa e il grave stato di crisi in cui versa l'amministrazione. Insediamenti industriali ormai fermi, arsenali senza più risorse, livelli occupazionali a rischio in realtà già depresse, questi i problemi principali denunciati. E in un panorama tanto desolante non fa eccezione lo stabilimento di Pavia che il ministero ha deciso di smantellare, distribuendo negli uffici amministrativi lombardi parte del personale, mentre le organizzazioni sindacali sostenute anche dai consiglieri regionali, lo vorrebbero riconvertire in un polo per la Protezione civile. Per denunciare quanto vivano male a causa dell'incerto, da domani al 7 novembre, i circa 200 dipendenti pavesi si riuniranno in assemblea e predisporranno ordini del giorno per il ministero della Difesa. Poi scatteranno le manifestazioni di piazza, fino al 28 novembre con cortei e sit-in di protesta davanti al parlamento. A dicembre una manifestazione nazionale a Roma in coincidenza con una giornata di sciopero proclamato da Cgil, Cisl e Uil.
La Fiom dell'azienda Merloni si è schierata compatta contro la restituzione della "busta pesante" che inizierà dal gennaio 2004. Una restituzione che andrà a incidere direttamente sul potere di acquisto degli operai del comprensorio eugubino-gualdese-nocerino, già alle prese con una situazione salariale non adeguata agli aumenti portati in dote dal caro-euro. La busta pesante era un effetto a tutela delle necessità dei lavoratori della zona colpiti da sisma. Vista la situazione contingente che i lavoratori stanno vivendo, con la perdita di potere d'acquisto dei salari, cui si somma una ricostruzione che ha chiesto anche un sacrificio alle tasche di chi ha subito danni, oltre ai finanziamenti pubblici, diventa troppo breve il periodo trascorso dall'evento sismico ad oggi.
Gli operai della Hydropro sono esasperati, ritengono inammissibile l'atteggiamento che in questo ultimo periodo ha assunto l'azienda. La Fiom aveva chiesto all'azienda la revoca delle multe e dei provvedimenti disciplinari inflitti agli operai che ai primi di settembre si erano rifiutati di compilare il rapporto di fine turno, per protestare contro il rifiuto dell'azienda di fare un incontro con il sindacato per discutere il pre contratto. Non solo questo, ma i 155 euro che l'azienda avrebbe dovuto dare agli operai, in base ad un accordo con le Rsu, sono diventati 93. Questo dimostra che l'azienda non rispetta i patti. Nell'assemblea d'urgenza che si è svolta durante lo sciopero di venerdì mattina, anche quei pochi operai che avevano ancora qualche perplessità hanno ritenuto inaccettabile l'atteggiamento dell'azienda. Si prevede di dar intervenire un avvocato in modo che si possa denunciare l'azienda per attività anti sindacale; sono in programma una serie di scioperi. Un ulteriore segnale della chiusura al dialogo da parte dell'azienda arriva dalla sede centrale della Caterpillar: "Qui è in gioco la sopravvivenza della possibilità di organizzarsi a livello sindacale" dice la Fiom. "La Caterpillar ha fatto un codice etico di comportamento, distribuito in tutte le sue filiali del mondo. Tra le numerose indicazioni che si danno ai dipendenti c'è quella secondo cui 'la Caterpillar auspica che i propri dipendenti non si facciano rappresentare dal sindacato'. Questo è un chiaro segno che vuole buttare fuori il sindacato dall'azienda".
Appuntamento decisivo, quello di domani, per la Ideal Clima di Brescia. L’intesa raggiunta nei giorni scorsi verrà sottoposta ai funzionari del Ministero del Lavoro per l’ok definitivo. L’accordo prevede che dei 54 lavoratori in cassa straordinaria dopo la chiusura del reparto fonderia, 42 si vedranno applicare il contratto di solidarietà per 24 mesi (lavoro al 50%); gli altri 12 sono destinati alla cassa integrazione e verranno invece "selezionati" su base volontaria.
In dirittura d’arrivo anche la vicenda Atb. Il commissario Stagno D’Alcontres lavora per chiudere con il rogito in tempi brevissimi. L’appuntamento potrebbe essere in calendario già domani. A quel punto Atb passerà alla Riva Calzoni Impianti.
Alla Olcese di Cogno potrebbere intervenire lo stop della produzione se, nei prossimi giorni, non arriverà il materiale per sostenere il ciclo produttivo. A quel punto al lavoro saranno solo una ventina di addetti.
Sul versante tessile del Bresciano prosegue la mobilitazione alla Niggeler & Kupfer di Capriolo. Giovedì il coordinamento sindacale di gruppo; poi incontro in Aib tra direzione e rappresentanti dei lavoratori. In occasione del summit nel quale si tornerà a parlare della chiusura del reparto filatura, tutti i lavoratori del gruppo si fermeranno per un’ora.
Sciopero con volantinaggio di venerdì davanti alla sede della Thera spa, indetto da Fim e Fiom per protestare contro la decisione dell’azienda di porre lavoratori in cig ordinaria senza rotazione ed anticipo.
Si addensano nubi sulle aspettative dei lavoratori socialmente utili della Ciociaria. Il 31 dicembre scade l’ultimo periodo di proroga prevista dal Governo e nessuno dei progetti che dovrebbero essere varati a favore degli Lsu è pronto per quella data. La Regione, il 25 luglio scorso, ha approvato il piano "Proteo" che rappresenta una delle soluzioni per dare un lavoro stabile a chi, oggi, percepisce uno stipendio di 400-450 euro al mese. 300 persone dovrebbero essere impiegate per la protezione del territorio; 1.200 per la raccolta e smaltimento dei rifiuti; 40 per l’apertura di centri per la dissuefazione del fumo; 560 per la fornitura di beni e servizi sanitari; 50 per il controllo e il monitoraggio della spesa farmaceutica; 30 per i servizi a persone bisognose; 64 per gestire servizi tecnologici di igiene ambientale; 31 per la produzione di energia elettrica da biomasse e infine 250 persone dovranno essere impiegate per la valorizzazione dei parchi naturali. Il Comune di Frosinone ha previsto la creazione di una multiservizi, di concerto proprio con la "Proteo Spa", per collocarvi in maniera stabile 250 Lsu da utilizzare in servizi pubblici. Secondo Paolo Iafrate, leader dei Lavoratori socialmente utili, malgrado il tempo stia stringendo, nessun progetto concreto è all’orizzonte.
Preoccupazione per il futuro dei dodici lavoratori fissi e dei 25 stagionali della Sor di Mezzolombrado (TN). Il presidente del consorzio "5 Comuni", ribadisce che la questione dei dipendenti Sor, nella trattativa avviata per la fusione tra i due consorzi, non è ancora stata affrontata e che, fin quando non si presenterà il problema, non tocca certo al suo consorzio discutere della sorte dei 37 lavoratori. E' probabile che per alcuni di loro scatti la mobilità. La storia della Sor è piuttosto lunga e parte da lontano: si nutrirono forti perplessità su una politica "allegra" nelle assunzioni. Da quanto si sa, la Sor è un magazzino che non ha mai lavorato quantità tali da richiedere così tanta forza lavoro; all´incirca quattro anni fa, con l´acquisto di nuove costosissime attrezzature, invece di rimanere stabile è addirittura aumentato il personale, in maniera forse sproporzionata rispetto le reali necessità. L´obiettivo di un così massiccio potenziamento di uomini e mezzi era probabilmente legato alla richiesta della certificazione Iso che, una volta ottenuta, è poi divenuta il fiore all´occhiello per la Sor. Se non ci sarà la fusione con la "5 comuni" per i dodici "fissi" diventerebbe un serio problema. C´è, tuttavia, l´impegno da parte della Federcoop per reperire un eventuale ricollocamento di tutto il personale in altri magazzini della "Trentina". In attesa che ciò avvenga scatterà inevitabilmente la mobilità. Per le 25 cenitrici "stagionali", il contratto di categoria, siglato proprio quest´anno, stabilisce che il "nucleo storico", ovvero le dieci lavoratrici con maggior anzianità, non può essere messo in mobilità.
Lo sciopero di venerdì vede i sindacati di Cgil, Cisl e Uil in prima fila anche contro la soppressione dell’art. 47 sull’amianto. In sostanza, i lavoratori esposti per almeno dieci anni al contatto con l’amianto potevano fino ad ora andare in pensione con significative agevolazioni (anticipazioni, mobilità), mentre d'ora in avanti avranno solo un riconoscimento economico, peraltro limitato. In provincia di Ascoli sono molti i lavoratori che vivono questa situazione, basti pensare a quelli della Sgl Carbon.
E’ una giornata importante quella di oggi per i 2.000 lavoratori del gruppo Giacomelli-Longoni, tra i quali rientrano anche i 30 che operano nei due punti vendita di Crema. A Rimini è infatti previsto un incontro tra i sindacalisti di categoria di Cgil-Cisl-Uil e i commissari giudiziari nominati dal tribunale per illustrare problematiche e aspettative dei lavoratori del gruppo, entrato in amministrazione controllata. L’azienda, alle prese con esposizioni finanziarie rilevanti, soprattutto dopo l’incauto acquisto del concorrente Longoni, potrebbe passare alla Cisalfa, che ha avanzato un’offerta di 13 milioni di euro per rilevare 80 negozi e assicurare l’occupazione di 1.400 dipendenti.
Incrociano le braccia i lavoratori edili della ditta "Casal" di Alcamo. La protesta è scattata ieri mattina davanti il cantiere di lavoro (per la ristrutturazione della Chiesa Madre). Si tratta di uno sciopero - come hanno fatto intendere - a tempo indeterminato. Rivendicano quattro mesi di paga. "Non possiamo più andare avanti così - afferma un muratore - perchè non siamo più in condizioni di fare la spesa. Lavoriamo da quattro mesi ed ancora non abbiamo ricevuto un soldo dalla ditta".
Lo sciopero di ieri dei cinquanta dipendenti dello stabilimento industriale collegato al gruppo Alcatel ha raggiunto l'obiettivo di una mobilitazione generale delle forze istituzionali, politiche e religiose contro la prospettiva dello smantellamento. Il rumoroso presidio davanti alla sede del Governo cittadino ha portato una delegazione sindacale al colloquio con il prefetto, mentre in contemporanea il resto dei lavoratori ha incontrato il primo cittadino Giuseppe Emili in Municipio. La chiusura in un primo momento è stata fissata già il 1 novembre prossimo. La mobilitazione del Comune andrà a potenziare l'azione già avviata dal deputato reatino Guglielmo Rositani che mira a salvare tutti i posti di lavoro e scongiurare il pericolo di un trasferimento ad Avezzano. L'aggancio alla realtà industriale abruzzese, infatti, viene rifiutata dai dipendenti Ixfin in quanto "sappiamo per certo che ci troveremmo nella stessa carenza di commesse - dice la Rsu - si tratta di un sito dove il ricorso alla cassa integrazione ordinaria è all’ordine del giorno e il nostro accorpamento sarebbe solo l'anticamera del licenziamento". Per i dipendenti Ixfin, realtà industriale molto giovane con un’età media dei lavoratori di circa 25 anni, quella di ieri è solo la prima giornata di mobilitazione: un seconda astensione è infatti prevista per venerdì prossimo, 24 ottobre, in occasione dello sciopero nazionale contro la riforma delle pensioni.
La Cgil saluta con favore il via libera, che la Provincia darà oggi, alle foresterie per i dipendenti delle aziende. Le imprese potranno allestire strutture abitative per gli addetti al primo inserimento, come ad esempio gli immigrati extracomunitari, garantendo precisi standard qualitativi e igienico-sanitari. In questi anni si è creata una situazione di pesante discriminazione per i lavoratori immigrati, costretti in situazioni di male alloggio oppure in abitazioni con canone differenziato. Il sindacato ricorda come l´apertura delle foresterie debba comunque essere inserita in un percorso più articolato, che preveda la costruzione di abitazioni per gli extraregionali, mentre non manca di esprimere alcune preoccupazioni. "Quando si parla di strutture affittate direttamente dagli imprenditori, legando così lavoro ed alloggio si corre il rischio di porre il lavoratore in situazioni di facile ricattabilità".
Alla fine sindacato e direzione della Fonderia di Torbole hanno raggiunto l’intesa. L’accordo - sottoscritto nella sede dell’Associazione industriale - ha avuto il via libera dall’83% dei lavoratori. L’intesa indica con precisione l’organico tecnologico dei singoli reparti; il percorso professionale per valorizzare le capacità dei lavoratori; le regole che dicono come e quando è possibile spostare i lavoratori da un reparto all’altro; assunzioni a completamento dell’organico. Sono cinque, infatti, i lavoratori che si aggiungono ai 180 presenti in produzione dei quasi 230 in carico all’azienda. L’intesa, verrà ora sottoposta ad un periodo di sperimentazione che si concluderà entro fine anno. L’accordo arriva alla fine di un lungo percorso e di un faccia a faccia che ha preso le mosse nel settembre del 2002, quando la direzione della Fonderia aveva messo in evidenza «la necessità di ridurre i costi della manodopera per recuperare competitività sul mercato. Una indicazione che non ha trovato l’assenso del sindacato che, invece, ha scelto la strada del coinvolgimento dei lavoratori e della loro mobilitazione fino alla chiusura positiva della vertenza.
Preoccupazione per il destino dell’azienda e per il posto di lavoro. È questo, in sintesi estrema, quanto emerso dall’assemblea dei lavoratori della Atr spa Information comunication technology (già Synstar Computer Service) che nei giorni scorsi si sono riuniti nella sede operativa di Travagliato. Da alcuni mesi l’azienda di Travagliato - 240 addetti sul territorio nazionale - sta attraversando una fase di difficoltà legata alla perdita di un importante contratto di lavoro. La Fiom e i lavoratori dell’Atr giudicano "estremamente negativo il fatto che a distanza di mesi l’azienda continui ad essere immobile; una situazione di difficoltà che si ripercuote negativamente in termini di prospettive, ma anche in termini di operatività". Fiom e Rsu hanno deciso lo stato di mobilitazione in vista dell’incontro che si svolgerà martedì 28 ottobre a Roma.