mercoledi 30 luglio 2003 - snaterinforma  

NOTIZIARIO a cura del Centro di Documentazione e Lotta
E-mail: cen_doc_lotta@yahoo.it

Fax 06233213975
22/07-27/07/2003


22 luglio 2003

VODAFONE

I delegati Fiom di Vodafone non digeriscono la "decisione burocratica" - così la definiscono - presa dalla Cgil nel corso dell'ultimo direttivo. Non aver lasciato la titolarità delle trattative alla Fiom - almeno per il periodo dell'armonizzazione del contratto, così come in massa avevano richiesto, sostenuti da tutti i delegati Wind - rischia di portare un danno rilevante nell'immediato, con il peggioramento delle condizioni contrattuali dei lavoratori, e uno più a lungo termine: la disaffezione dei dipendenti nei confronti della Cgil. 
Scaduto il vecchio contratto aziendale - dei metalmeccanici, più una serie di accordi ereditati dalla Olivetti - dall'1 gennaio di quest'anno Vodafone (ex Omnitel) ha adottato il contratto delle telecomunicazioni. 
Si stava procedendo all'"armonizzazione", ovvero al passaggio da un contratto all'altro, con i sindacati metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm, quando in marzo le trattative si sono interrotte. 
Il nodo della rottura si è giocato sul recepimento delle flessibilità contenute nel contratto delle tlc: l'azienda voleva applicare quanto prevede il testo delle tlc su orari e quote di precari. 
Nel primo campo, ad esempio, è possibile cambiare i turni 48 ore prima, con motivazioni individuate, ma a maglie abbastanza larghe; si passa dalle 40 ore contate su una settimana a una media su più settimane; si riducono le ore di riposo da un turno al successivo da 12 a 8. 
Per ciò che riguarda la quota di interinali e a termine, si raddoppia quanto concesso dal contratto dei metalmeccanici. 
E' evidente che le condizioni dei lavoratori in questo modo peggiorerebbero, e Fim, Fiom e Uilm non hanno chiesto altro che conservare quanto già acquisito nei contratti passati. 
L'azienda, a questo punto, ha deciso di non trattare più con i metalmeccanici, individuando come nuovi interlocutori i sindacati delle telecomunicazioni. 
In casa Cgil, i delegati Fiom hanno chiesto alla confederazione di indicare come interlocutore per l'armonizzazione la Fiom, in modo da poter ricominciare le trattative. 
Una lettera indirizzata a Guglielmo Epifani, firmata da 62 delegati Fiom di Vodafone e Wind (la totalità delle Rsu Cgil presenti nelle due aziende), aveva chiesto una decisione entro il direttivo dello scorso 17 luglio. Il direttivo ha dato il colpo finale: "Già dal 1996 esiste il contratto delle tlc - ha liquidato la Cgil, non accettando di aprire un dibattito politico all'interno dell'organizzazione - e la titolarità è della categoria Slc".
Ora tra le ipotesi che circolano, quella di consultare i lavoratori iscritti alla Cgil sulla decisione della confederazione, oltre a far votare il nuovo contratto successivamente. Inoltre, molti manifestano la volontà di non passare dalla Fiom alla Slc, restando dunque delegati metalmeccanici.

WIND: BOCCIATO IL CONTRATTO TLC

I lavoratori della Wind di Ivrea hanno bocciato il nuovo contratto delle telecomunicazioni siglato qualche settimana fa. Al referendum indetto dai delegati Fiom hanno partecipato 345 lavoratori su 700 presenti al lavoro. Il risultato: 237 no, 105 sì, 3 schede bianche. Wind adotta il contratto delle Tlc, ma armonizzato ai vecchi contratti ereditati dalla Olivetti (dei metalmeccanici) dopo l'acquisto di Infostrada. 
Al suo interno, dunque, convivono delegati delle tlc e metalmeccanici. A Ivrea, ex Olivetti, i delegati sono soltanto metalmeccanici, e qui è stato possibile, come è tradizione della Fiom, fare il referendum, che invece il contratto delle tlc non prevede.


LAVORATORI DELLA MARCONI OCCUPANO I BINARI

Sono poco più di un centinaio i lavoratori della Marconi comunications di Giuliano (Napoli), a non essere ancora stati assorbiti, secondo gli accordi nazionali, da Finmeccanica. Nel coordinamento svoltosi a Chieti una quindicina di giorni fa, quando i dipendenti del sito abruzzese sono stati ufficialmente inseriti in Finmeccanica, se lo sono sentito dire chiaro e tondo: per il momento resta fuori solo Giuliano. Così ieri mattina tutti i lavoratori dello stabilimento, esasperati da mesi di tira e molla con l'azienda, hanno occupato per un'ora i binari della stazione ferroviaria di Giuliano. Un atto dimostrativo - la circolazione ferroviaria non ha subito rallentamenti perché i treni sono stati deviati sulla linea nazionale che passa da Aversa - per dire che non ci stanno a essere sbattuti fuori da Finmeccanica soprattutto nel momento in cui rifiuta di rispettare gli impegni presi. I dipendenti temono il classico scarica barile e chiedono maggiori certezze.

VOLKSWAGEN TAGLIA IN BRASILE

La tedesca Volkswagen annuncia un taglio di 4 mila posti di lavoro in Brasile. I due impianti dove dovrebbe avvenire la riduzione di manodopera sono quelli di Taubate e Anchieta. Complessivamente i lavoratori impiegati negli stabilimenti Vw sono 25 mila, quindi il taglio ridurebbe del 16% il numero dei dipendenti brasiliani.
I tagli occupazionali rappresentano anche un brutto colpo per l'economia brasiliana. Le maggiori difficoltà del nuovo governo del presidente Lula, in carica da sei mesi, sono proprio di questa natura.
Basta pensare che, oltre ai 40 milioni di poveri che vivono nel paese su un totale di 250 milioni di persone, si contano un 23% di disoccupati, specie nella più ricca zona industriale, lo stato di San Paolo. Inoltre, il Brasile è uno dei paesi che detiene
il più alto valore dei tassi bancari (il 26%) e questo fatto lo espone agli investimenti speculativi. Tanto che il debito esterno è arrivato alla cifra colossale di 300 miliardi di dollari.
La Vw ha un suo preciso scopo: diversificare la produzione per espandersi sul mercato mondiale. La società ha già scelto i due paesi dove incrementare la sua presenza: il Messico e la Cina. In Messico, la Vw è già presente con un impianto a Puebla, sud-est del paese, ma ha l'intenzione di aprire altri stabilimenti. Per sfruttare la vicinanza con il mercato Usa e le opportunità offerte dalla svalutazione del dollaro.
Stesso discorso vale per la Cina. La società tedesca vi opera in joint venture con due partner, uno dei quali è la First Automotive Works, nella zona di Shanghai, e ha però intenzione di investire altri 6 miliardi di euro per i prossimi cinque anni.


23 luglio 2003

BANCA INTESA: SCIOPERO

E'andato bene lo sciopero di lunedì scorso in Banca Intesa. Secondo i sindacati, sono rimaste chiuse l'80% delle filiali e ha scioperato l'80% del personale. Gli oltre 30 mila bancari di Intesa hanno scioperato contro il caos organizzativo seguito al piano di tagli firmato dall'a.d. Corrado Passera e concordato con i sindacati: ben 6900 esuberi e riduzione di alcuni
benefit ma l'azienda non ha ancora eseguito quanto promesso: decentramento organizzativo, migliori relazioni sindacali, concessione dei part-time e più formazione. E le agitazioni non si fermano qui: il 25 luglio tornano a scioperare le filiali di Torino, mentre i sindacati annunciano nuovi scioperi se l'azienda non accetterà di riprendere il dialogo.

TRENI: SCIOPERO OR.S.A.

L'Or.S.A.-Ferrovie conferma lo sciopero di otto ore per il 25 luglio, dalle ore 9 alle 17, "per un contratto collettivo che tuteli il lavoro in tutto il settore del trasporto ferroviario liberalizzato, non certo realizzato dall'assetto contrattuale seguito all'accordo fra Confindustria, Fs e Filt-Fit, Uilt, Ugl, Sma del 16 aprile scorso".

INDAGINE SUI TEMPI DI LAVORO ALLA FIAT

Avvitare, mettere lo sterzo, inserire la cintura di sicurezza, tenere su la scocca... avvitare, sterzo, cintura, scocca... Un'operazione ogni 40 secondi, in qualche caso ogni 25-30, per sette ore e mezza al giorno. Quante operazioni, sempre le stesse, in una giornata? I ritmi degli operai Fiat si sono appesantiti di ben il 15%, denuncia la Fiom, dopo l'adozione a Mirafiori di un modello di produzione ormai in uso in tutti gli stabilimenti italiani, il cosiddetto Tmc2. Scelta che è frutto di un accordo separato, firmato da azienda, Fim, Uilm e Fismic lo scorso 18 marzo. Una settimana fa la denuncia alle autorità, ieri gli ispettori della Asl inviati dal procuratore Raffaele Guariniello hanno avviato un'ispezione per comprendere se il nuovo sistema rispetti la legge 626 sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Stress, infortuni, patologie professionali da sforzo ripetuto: sono questi i rischi, adesso moltiplicati dai nuovi ritmi, cui vanno incontro gli operai Fiat. Ciascuna operazione ha un tempo preciso, ma deve comunque essere fatta in meno di un minuto. E nonostante sia stato fissato con tanto zelo il nuovo
sistema di cronometraggio dei ritmi, l'azienda non è stata altrettanto solerte nell'aggiornare la valutazione dei rischi. Dovrebbe fare un'anamnesi precisa e dettagliata per ogni operazione, fissando i rischi possibili e le eventuali soluzioni.
Documentazione che dovrebbe essere fornita ai rappresentanti della sicurezza, ma di cui finora non c'è traccia. E non basta, perché un'altra anomalia tutta Fiat è rappresentata dal fatto che il gruppo automobilistico ha stretto sulla produzione e sui
tempi proprio in un momento in cui licenzia a tutto spiano e avvia la cassa integrazione. Il coktail di disagio, rischi sulla sicurezza, licenziamenti e cig ha fatto scoppiare la protesta a Mirafiori, tanto che lo stabilimento da tre settimane sciopera a
scacchiera, mezz'ora per ogni Ute (unità produttiva). Lo stesso Guariniello ha messo sotto inchiesta per lesioni colpose alcuni dirigenti di Fiat Auto (sia ex che attuali) in relazione a un caso di qualche anno fa: 380 dipendenti della casa automobilistica, addetti in prevalenza alle Carrozzerie, hanno accusato dolorosi disturbi alla mani, alle braccia e alle spalle. Il sospetto è che si tratti della "patologia da sforzo ripetuto", malattia che di solito colpisce i lavoratori addetti a mansioni ripetitive.


24 luglio '03

GRAN BRETAGNA: SCIOPERO CONTRO BRITISH AIRWAYS

I sindacati hanno abbandonato ieri il tavolo delle trattative dopo che British Airways ha confermato di voler introdurre il nuovo sistema di monitoraggio dei dipendenti. La decisione delle unions ha gettato nel panico decine di migliaia di passeggeri in attesa all'areoporto di Heathrow: molti erano stati colpiti dallo sciopero spontaneo dei dipendenti Ba nel weekend
e ieri erano ancora in attesa di essere ricollocati su un nuovo volo. Ieri comunque lo sciopero non c'è stato, anche se il sindacato ha confermato che chiederà agli iscritti di votare sulle prossime azioni di protesta. Lo sciopero spontaneo dei dipendenti Ba è stato un vero shock, non solo per l'azienda ma anche per lo stesso sindacato (molto critico di azioni non
concordate): in Inghilterra infatti è già estremamente complicato scioperare (grazie alle leggi antisindacali della signora Thatcher che il neo laburista Tony Blair si è ben guardato dall'abolire). Figuriamoci incrociare le braccia senza l'approvazione e l'organizzazione dei sindacati.
Eppure ai dipendenti della compagnia di bandiera britannica questa nuova idea dell'azienda non è proprio piaciuta: non si tratta di un semplice cartellino da timbrare a inizio e fine turno, come vorrebbe far credere Ba. Per i dipendenti il cartellino elettronico è un vero e proprio meccanismo di controllo di ogni loro singolo movimento.
Il sindacato sostiene che visto che le trattative sono state interrotte, non si escludono nuove azioni di lotta: questa volta però gli iscritti esprimeranno il loro parere su un eventuale sciopero.
Il nuovo sistema elettronico di controllo è entrato in vigore ieri a mezzogiorno. I sindacati hanno accusato l'azienda di aver adottato una linea estremamente intransigente nella vertenza, portando alla rottura delle trattative. I lavoratori hanno ieri ribadito che la loro protesta non riguarda soltanto l'introduzione del nuovo cartellino elettronico ma più in generale
l'atteggiamento della direzione che vuole imporre nuove regole senza alcuna discussione.

ILVA DI TARANTO E INDOTTO

"Si sono mangiati la carne e ora sputano gli ossi". A parlare è un operaio dell'indotto. La carne è il profitto, gli ossi sono i dipendenti della Sidergroup, un "consorzio" di 5 imprese tenute in vita dal bacino di commesse garantito dall'Ilva, dall'Agip,
dall'Arsenale e dal Porto. La Sidergroup ha un solo padrone, Mino D'Antona, ma ha una struttura societaria strategicamente complessa: la ditta-madre è la Sidermontaggi, con 80 dipendenti, affiancata dalla MT, che ne ha 50, e da altre tre aziende che non superano la soglia dei 15. Da due mesi i lavoratori non percepiscono gli stipendi, e ora, minacciati di licenziamento per il presunto crollo delle commesse, hanno alzato il livello di scontro con l'azienda: da giorni bloccano i cancelli. La loro protesta però resta inascoltata. Gli operai sono carne da macello e non da oggi. Il diktat del padrone è sempre stato la contrattazione individuale, un gioco con regole fisse: il 50% dei cartellinati Sidergroup è assunto con contratti a tempo indeterminato, la rimanente parte con contratti a termine. Questi ultimi, precari ad oltranza, hanno sempre ruotato da un'azienda all'altra
del gruppo, con contratti da 3 o 6 mesi. Alcuni lavorano così "a prestazione" da 5 o 6 anni; altri, vittime di questa logica, sono già finiti a casa. Oggi l'affrettata chiusura dei cantieri prevede la cassa integrazione per i "garantiti" e il licenziamento immediato per gli altri. Una soluzione avversata dai lavoratori, dalla Fiom e dallo Slai Cobas, che rivendicano il pagamento degli arretrati, l'accesso agli ammortizzatori sociali per tutti, la ricollocazione occupazionale nell'area. Secondo Mario, 40 anni e gruista, "Questa città ha un cancro incurabile: tutte le aziende sono disponibili al fallimento, un business che si consuma in 5 o 6
anni; quando va male, in pochi mesi. Colpa dei padroni, ma anche nostra, che non abbiamo saputo reagire".
Le rotazioni selvagge non si limitano all'area jonica.
15 operai della MT, fino alla settimana scorsa impiegati all'Ilva per una commessa, venerdì sono stati messi in ferie forzate. Lunedì hanno ricevuto la proposta di un contratto a prestazione a Brescia; 5 di loro hanno già accettato. Lo Slai cobas commenta: "E' un fatto grave. Ad altri operai, minacciati di licenziamento, sono stati proposti lavori in Sardegna.
Il rischio è che siano poi pagati a nero".


25 luglio '03

FIAT RIAPRE TERMINI IMERESE

Lo stabilimento Fiat di Termini Imerese riaprirà il prossimo 25 agosto anziché a settembre. Altra novità:
gli operai rientreranno su due turni invece che su uno. Quindi non è prevista, al momento, cassa integrazione. Sugli investimenti pari a 150 milioni di euro annunciati e sulla nuova vettura da costruire dopo il 2005 a Termini Imerese, la Fiat ha rimandato
il confronto a settembre, quando presenterà il piano industriale. Resta da sciogliere il nodo dell'applicazione del Tmc2, la nuova metrica del lavoro che dovrebbe essere vigente sin dal riavvio della catena di montaggio. Ma i sindacati non ci
stanno: "Ci opporremo come stanno facendo i nostri colleghi negli altri stabilimenti" perché si traduce in un peggioramento delle condizioni dei lavoratori".
Il Tmc2 comporterà un'accelerazione dei ritmi di lavoro pari al 20%, mentre l'azienda parla di un incremento non superiore al 4%.

TECHNICOLOR

Messi alla porta mentre l'azienda inaugura una fabbrica più grande, fa nuove assunzioni e festeggia gli affari con attrici e starlette. I dipendenti della Technicolor di Roma - produttrice di pellicole cinematografiche e dvd, di proprietà del colosso
statunitense Thomson - hanno subito anche questa, dopo aver visto i vertici aziendali fare a pezzi il sindacato con una strategia di trasferimenti punitivi e minacce. Dieci di loro, alcuni ultimi "residuati" della vecchia attività sindacale, dopo il confino in
un reparto-punizione di Pomezia, sono stati licenziati nel maggio scorso perché definiti "obsoleti". Nel frattempo (il 16 luglio) è arrivata una nuova infornata di assunti, precisamente 6. E, sempre questo mese, il management ha festeggiato in pompa magna la nascita del nuovo polo Technicolor della capitale, il più grande in Europa grazie a un investimento di 18 milioni di dollari. Alla Technicolor sono impiegati circa 150 dipendenti a tempo indeterminato, e un altro centinaio a termine. L'azienda fa contratti di 8-10 mesi, poi pause di un mese, e di nuovo contratti.
Molti di questi "intermittenti" sono a termine da 4-5 anni, qualcuno viene alla fine assunto a tempo indeterminato, altri non vengono richiamati, e allora vanno in causa per l'assunzione. Di recente, ad esempio, hanno ottenuto l'assunzione per via legale
alcuni contrattisti che avevano partecipato alle manifestazioni in difesa dell'articolo 18 l'anno scorso, e che puntualmente non avevano avuto il rinnovo.
Il sindacato smantellato, le tessere stracciate per paura, gli ultimi "ribelli", magari capaci professionalmente ma che per diversi motivi avevano dato risposte sgradite ai capi, sono prima stati confinati a Pomezia, poi è arrivata la chiusura e il licenziamento. "Vogliono lavoratori sempre più flessibili - dice uno di loro - Se a settembre c'è poco lavoro, ad esempio, possono imporre le ferie per tutti. A ottobre, con i picchi, si lavora anche sabato e domenica. Tanto si recupera quando fa comodo all'azienda".

FRANCIA: LA RIFORMA DELLE PENSIONI

Il Parlamento francese ha approvato la controversa riforma delle pensioni proposta dal governo Raffarin, nonostante una imponente ondata di scioperi e l'ostruzionismo parlamentare di una parte della sinistra avessero tentato di impedirlo. D'ora in
avanti i francesi dovranno lavorare più a lungo per una pensione più bassa. I più colpiti sono i dipendenti statali che dovranno rinunciare alla pensione piena con 37,5 anni di contributi. Dal 2008 ce ne vorranno 40 anche per loro, come avviene già per
il settore privato. Dal 2012 nuovo inasprimento: a tutti saranno richiesti 41 anni di contributi che nel 2020 saliranno a 42. I lavoratori precoci potranno andare smettere di lavorare a 60 anni se avranno almeno 40 anni di contributi. Tetti e meccanismi sono tuttavia stati modificati ipotizzando che tra qualche anno la disoccupazione - oggi al 9,5% - non sarà superiore al 4,5%. Il che non è affatto certo. Un milione e mezzo di persone era sceso in piazza contro la riforma il 10 giugno scorso. Ma il governo ha atteso pazientemente che l'ondata di scioperi (otto in tutto) si smorzasse. La sinistra, che ha cercato di bloccare la legge presentando migliaia di emendamenti, ha preannunciato un ricorso al Consiglio di stato.
Soltanto la Cfdt ha avallato la riforma. Le altre grosse centrali sindacali (in primo luogo la Cgt) promettono invece battaglia per l'autunno, che potrebbe somigliare molto al fatidico inverno del 1995 contro la riforma pensionistica di Alain Juppé.

SCUOLA: CONTRATTO FIRMATO

E' stato firmato in via definitiva all'Aran il contratto del personale della scuola: interessa oltre 1 milione di lavoratori, tra insegnanti e personale tecnico e amministrativo. L'intesa prevede un aumento globale medio di 147 euro per i docenti e di 93 euro per il personale Ata. Gli arretrati di stipendio saranno in busta paga per agosto e da settembre il personale della scuola avrà stipendi rivalutati in base agli aumenti concordati. E' ancora in alto mare il provvedimento per le immissioni in ruolo.


26 luglio '03

BASI USA IN ITALIA: SCIOPERO DEI DIPENDENTI

Con quattro ore di sciopero, da mezzogiorno a fine turno, i lavoratori italiani alle dirette dipendenze del governo statunitense hanno chiesto maggiori diritti all'interno delle basi U.s. Navy in Campania.
Nessun presidio fuori i centri militari di Agnano, Capodichino e Gricignano D'Aversa, nessun cartellone fuori i cancelli che delimitano le aree militari e nemmeno capannelli isolati di discussione, solo un silenzioso defluire dei dipendenti che dopo oltre
quattro anni hanno incrociato le braccia contro i disagi e le condizioni di lavoro cui sono costretti.
Nel volantino che spiegava le ragioni di un'iniziativa, anche un po' sofferta visto il clima di tensione all'interno delle basi, si parla di mancanza di trasparenza nei criteri di assunzione, di trasferte non retribuite, di precarie condizioni nei luoghi di lavoro. Ma è quest'ultimo punto che nasconde i motivi reali che hanno indotto allo sciopero proclamato da Cisl e Uil, gli unici sindacati presenti all'interno della U.s. Navy. La Cgil, infatti, dal dopoguerra ha le porte delle basi sbarrate e insieme con Cobas e Ugl
non è riconosciuta come legittima organizzazione sindacale, in piena violazione delle leggi italiane e quindi completamente esclusa da qualsiasi confronto, anche se la presenza del primo sindacato nel nostro paese è stata richiesta a più riprese dagli stessi dipendenti. Le proteste di ieri in ogni caso riguardano principalmente il comportamento degli ufficiali statunitensi, che grazie all'extraterritorialità delle zone militari Usa e al fatto che le visite da parte dell'ispettorato al lavoro italiano sono saltuarie e inefficaci, controllano a proprio piacimento le sorti dei dipendenti, gestendo arbitrariamente assunzioni, spostamenti di personale, esternalizzazioni. Così l'astensione dal lavoro per quattro ore è stato un momento importante per esprimere il dissenso. I lavoratori parlano di un'astensione del 60%, ma stime precise non si possono fare perché in questi casi le
loro mansioni vengono svolte dagli stessi militari e quindi pur creando qualche disagio lo sciopero non è riuscito a bloccare i lavori nelle basi. Inoltre non hanno aderito i cosiddetti esternalizzati, i lavoratori cioè alle dipendenze delle imprese italiane
che hanno in appalto le pulizie e alcuni settori dei trasporti e della ristorazione.

CAROVITA

Le retribuzioni contrattuali sono cresciute a giugno dell'1,7% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, mentre il tasso di inflazione registrato è di quasi un punto in più, al 2,6%. I sindacati chiedono tra l'altro la chiusura dei contratti ancora aperti -
tra i più importanti quello del pubblico impiego - e la fissazione di un tasso di inflazione programmata più realistico per evitare che si riduca ulteriormente il potere d'acquisto dei salari. La conferma sulla sostanziale moderazione delle retribuzioni arriva
anche dal dato congiunturale (+0,1 a giugno su maggio) e da quello tendenziale degli ultimi quattro mesi (fisso all'1,7% a fronte di inflazione oscillante tra il 2,6 e il 2,7%). A giugno quasi la metà dei lavoratori dipendenti era in attesa del rinnovo
contrattuale, un esercito di 5,9 milioni di lavoratori che rappresenta circa il 48% del monte retributivo complessivo. Interessanti le cifre che riguardano le ore di sciopero: rispetto al 2002 sono diminuite nettamente (di oltre il 73%), calo dovuto al fatto che quest'anno non ci sono state mobilitazioni paragonabili a quelle realizzate l'anno scorso per l'articolo 18. Nei primi sei mesi del 2003 si sono registrate 6,1 milioni di ore di sciopero (con un calo, appunto, del 73,7% rispetto allo stesso periododel 2002) con il 48,4% del totale di ore dovuto a vertenze non legate ai rapporti di lavoro. In aumento invece le ore spese per motivi più strettamente sindacali: considerando solo le vertenze legate direttamente al rapporto di lavoro (e quindi ai
contratti) si è registrato rispetto al 2002 un aumento della conflittualità del 62,1%.


27 luglio '03

ARESE: FIAT CONDANNATA A RIAPRIRE

Il tribunale di Milano ha condannato la Fiat per "comportamento antisindacale" in occasione della chiusura dello stabilimento di Arese (a causa della mancata informazione, prevista dalle norme contrattuali), dando così ragione a Fiom-Cgil e
SlaiCobas. Il giudice Attanasio ha disposto anche la ripresa della produzione del Vamia e delle costruzioni sperimentali. Il legale della Fiat, nel sostenere che la ripresa produttiva "è comunque abbastanza difficile", ha però anticipato come "possibile" il pagamento degli stipendi interi ai 950 lavoratori che erano finiti in cassa integrazione, ma solo fino all'esaurimento delle procedure di cassa (circa 30 giorni).