domenica 12 gennaio 2003 - snaterinforma  

NOTIZIARIO a cura del Centro di Documentazione e Lotta

1-6/01/2003


2 gennaio 2003

FLEXTRONICS

Prosegue a oltranza nel piazzale della fabbrica il presidio degli operai Flextronics. I 938 dipendenti Flextronics sanno che l'azienda non è più interessata a mantenere il sito industriale a L'Aquila. Numerose le visite ai lavoratori del presidio. Cittadini,
famiglie, esponenti politici. Assente, invece, il sindaco dell'Aquila Tempesta (di Forza Italia, ma con un passato nell'Msi di Almirante). Le attuali commesse della Siemens potrebbero saturare al massimo un organico di 500 unità in Flextronics, ma di recente Siemens ha firmato un megacontratto con Telecom. Potrebbe servire a tenere in produzione la fabbrica dell'Aquila, ma ad imporlo dovrebbe essere il governo: per questo la Rsu sta preparando uno sciopero generale cittadino e una manifestazione di fronte a palazzo Chigi.


3 gennaio 2003

SENZA LAVORO E SUICIDA

Si è lasciato travolgere da un treno merci in transito. Così, la notte scorsa a Udine, è morto Alberto Nardin, un saldatore di 32 anni di Latina, giunto nella città friulana in cerca di lavoro. Secondo la Polfer, il giovane si è steso sui binari in una zona poco illuminata poco prima dell'arrivo del convoglio. L'allarme è stato dato dai macchinisti, accortisi in ritardo dell'accaduto.

USA: DISOCCUPATI

Negli Stati Uniti le nuove richieste di sussidio di disoccupazione sono salite a 403.000 unità nell'ultima settimana del 2002, rispetto alle 390.000 richieste registrate nella settimana precedente. Il dato è nettamente superiore, con un incremento del 3,07%, rispetto a quanto previsto dagli analisti, che avevano indicato un aumento del numero dei disoccupati a cui spetta il sussidio in circa 391.000 unità.

AUMENTI DEI PREZZI

Zucchine aumentate di prezzo in un solo anno del 64%. Ma costa di più anche l'acqua minerale (+48%). E ancora, prezzi notevolmente più alti per pesce, carne e pelati, la pasta e il pane, cibi immancabili su tutte le tavole. Che sull'introduzione dell'euro i commercianti abbiano fatto i furbi, si dice da tempo un po' dappertutto, ma l'Istat non ha dato mai soddisfazione, rilevando un rincaro degli alimentari, dalla fine del 2001, di un timido 3,8%. Eurispes e Coalizione dei consumatori hanno deciso di svolgere una ricerca alternativa, e i risultati sembrano decisamente più vicini al senso comune: il costo dei prodotti alimentari è salito del 29%, dunque oltre 7 volte quanto affermato dall'istituto di statistica italiano. Se si applica lo stesso metodo Istat, poi, quello che si ottiene - con una certa sorpresa degli esperti - è comunque notevole: +13%, tre volte il dato ufficiale. Pensioni e stipendi fermi, tariffe più care, prezzi alle stelle. Ma quanto ha inciso sui nostri portafogli l'infiammarsi dei prezzi? 1803 euro in più tra gennaio 2002 e gennaio 2003. Una sonora batosta, equivalente a quasi due mesi di stipendio di
un operaio. E Adiconsum aggiunge che per l'aumento delle sole tariffe, nel 2003 gli italiani spenderanno dai 320 ai 450 euro in più. Il paniere Istat si basa su 164 prodotti, di cui registra la variazione dei prezzi medi. Quello Eurispes ha invece tenuto conto di 150 prodotti - gli stessi del paniere Istat - ma conteggiando la media delle variazioni dei singoli prezzi. Insomma, per farla facile: considerati tutti i tipi di latte in commercio, l'Istat lavora sulla media complessiva dei prezzi. L'Eurispes, invece, ha preso in considerazione tre tipi diversi di latte (il meno costoso, il più venduto e il più caro) valutando gli aumenti sull'intero ventaglio. Quel +29% tiene conto anche della cosiddetta "economia del benessere", ovvero dei disagi che sopportano le famiglie costrette a spendere molto di più o a ridurre la qualità della propria alimentazione, o ancora a perdere più tempo per trovare rivendite più economiche ma più scomode. In tempi di aumenti così repentini, dunque, il metodo di rilevazione Istat si rivelerebbe un po' troppo rigido, non tenendo conto degli spostamenti improvvisi di intere fasce di popolazione - tanto per intenderci - dal supermercato di marca al discount. Le associazioni dei consumatori chiediamo "di partecipare alla ridefinizione del paniere": più che cambiare i prodotti, è necessario rivalutare il peso che hanno sulla spesa familiare. Le spese per la casa, ad esempio, per l'Istat incidono sul bilancio familiare del 9,63%. Per Eurostat, invece, l'incidenza è del 15%, per le associazioni addirittura del 20%. Dovrebbero inoltre esserci panieri differenziati per fasce di reddito e aree geografiche, come avviene in Germania già dal 1962.

USA: BUSH, LO STATO E IL LIBERO MERCATO

Se l'economia vacilla bisogna aiutarla e non ci sono regole di libero mercato che tengano. Così  l'amministrazione americana ha deciso di anticipare di un anno i tagli fiscali previsti per il 2004. Bush e i suoi consiglieri hanno fatto sapere, infatti, di essere pronti a presentare un nuovo pacchetto di "stimoli" per l'economia pari a 600 miliardi di dollari in dieci anni, che includerà agevolazioni per le imprese e i cittadini. Tra le misure più significative ci dovrebbe essere un taglio del 50% ai dividendi degli azionisti delle grandi imprese, per un costo all'erario di circa 100 miliardi di dollari. Tra le misure "populiste" c'è anche l'estensione temporale del sussidio di disoccupazione da 13 a 23 settimane (retroattivo per salvaguardare coloro che hanno perso il lavoro proprio a Natale) e un aumento delle detrazioni fiscali per i figli a carico. Una  grossa fetta degli aiuti (75 miliardi di dollari) andrà infine agli stati della federazione con più gravi problemi di bilancio, ad esempio ritoccando verso l'alto le quote destinate al programma sanitario Medicaid. Difficile dire se queste misure saranno efficaci in direzione di un rilancio dei consumi e degli investimenti in borsa. Di certo, però, apriranno una voragine ancora più grande nel bilancio federale. In soli due anni l'amministrazione Bush ha dilapidato il sostanzioso attivo accumulato dalla gestione Clinton (oltre 100 miliardi di dollari) e creato un buco grande più del doppio. I 600 miliardi in dieci anni si aggiungeranno alle spese militari dell'avventura in Iraq (valutate tra i 200 e i 600 miliardi di dollari), nonchè all'esplosione delle spese per la realizzazione dell'Homeland Secutiry Act, il "piano antiterrorismo" interno che prevede - fra l'altro - il pattugliamento dei confini Usa con pattuglie di costosissimi "droni" (aerei senza pilota ma pieni di sensori e telecamere). Come potrà reggere il bilancio dello stato Usa a questo salasso? Evidentemente alla Casa Bianca pensano che la conquista del petrolio iracheno abbatterà il prezzo del greggio, favorirà la ripresa e - quindi - il volume del prelievo fiscale su redditi che tornano a crescere. Ecco a cosa può servire una guerra.

VENEZUELA: COSA DICE LA CGIL?

La Cgil avalla il totale appoggio che la Ctv venezuelana - sindacato golpista, simbiotico con l'oligarchia, retto da una cupola autoinsediatasi - riceve dalla Confederazione internazionale dei sindacati liberi (Icftu) a cui aderiscono per l'Italia Cgil-Cisl-Uil e per il Venezuela la sola Ctv, che riunisce meno del 7% della popolazione attiva, da cui la classe operaia sembra aliena e che ha molto in comune con i famosi sindacati gialli messi su dagli imprenditori e dalle multinazionali in diversi paesi latinoamericani. L'appoggio del potente conglomerato sindacal-internazionale - la Icftu ha sindacati aderenti in 150 paesi con 158 milioni di iscritti- certamente avvantaggia l'asse Ctv-Fedecamaras. Diversi sindacati, come i petroliferi della Colombia, altri in Argentina ed Ecuador, alcune Comisiones obreras in Spagna e il Movimento Sem Terra del Brasile hanno condannato il cosiddetto "sciopero" - più che altro una serrata padronal-dirigenziale, con i protestatari a gridare "se ne vada, questo presidente contadino". Quanto alla Cgil, spiega Nana Corosax, dell'ufficio internazionale, "è vero, non ci siamo espressi sulla complessa vicenda venezuelana. Siamo in un organismo sovranazionale come l'Icftu, ci rifacciamo alle loro posizioni...Speriamo in una soluzione pacifica, vediamo gli sviluppi...". Nessuna riserva sulla Ctv, in odore di mafia e in certezza di golpe? "Non abbiamo
rapporti stretti con la Ctv. Peraltro, Chavez ha violato la convenzione 187 Oil sulla libertà sindacale. Comunque siamo contro ogni tipo di golpe". Purtroppo l'11 aprile, poche ore prima del golpe, l'Icftu a cui la Cgil si rifà riesprimeva ufficialmente pieno appoggio alla Ctv e deplorava l'atteggiamento del governo. Dopo un penoso silenzio sul putsch, il 16 aprile l'Icftu lanciava ancora una chiamata alla solidarietà urbi et orbi in favore di Carlos Ortega, segretario generale Ctv, "fatto oggetto di minacce e accuse per il suo presunto coinvolgimento negli spiacevoli avvenimenti". Bisogna aspettare giugno perché la sola Orit, braccio regionale interamericano dell'Icftu, condanni il golpe, strattonata dalla richiesta della Cte, un sindacato venezuelano della scuola. Tornando alla Icftu, negli ultimi mesi più volte si è schierata con la Ctv. E durante il XV incontro regionale dell'Oil (Organizzazione internazionale del lavoro) a Lima, dal 10 al 13 dicembre, Icftu e la Confindustria mondiale (Ioe) hanno emesso un comunicato congiunto in cui auspicano una soluzione pacifica alla crisi e chiedono al governo di rispettare i diritti dei "lavoratori" - ovvero di Ctv e Fedecamaras, i loro omologhi locali - e rigettando la candidatura di una sindacalista venezuelana bolivarista come delegata dei lavoratori in seno all'Oil, lamentando l'esclusione della Ctv, come se fosse l'unico sindacato del paese. Forse che la Cgil non si renda conto di quel che è la Ctv, né della partita che si gioca in Venezuela: non
una opposizione democratica contro Chavez, ma i ricchi del paese, i latifondisti, i petrolieri, i privilegiati, per non dire degli interessi degli Stati Uniti, contro il popolo, che per la prima volta in 500 anni ha scritto da sé la Costituzione e adesso la
vuole difendere. 


5 gennaio 2003

FRANCIA: DAEWOO ORION

Da giovedì i 300 dipendenti della Daewoo Orion occupano lo stabilimento, a pochi chilometri da Strasburgo e ora minacciano un'azione decisa: "Il 9 gennaio inquineremo il fiume Chiers con devastanti sostanze chimiche se non avremo dalle autorità garanzie adeguate sul nostro futuro". L'azienda - specializzata nella produzione di componentistica per televisori - dovrebbe essere presto messa in liquidazione giudiziaria. I lavoratori chiedono un "accordo preventivo" sugli ammortizzatori sociali nel
caso in cui ciò avvenga. In Lorena la Daewoo ha già chiuso nei mesi scorsi due stabilimenti. 

GERMANIA: DISOCCUPAZIONE

A gennaio si prevedono in Germania 4,5 milioni di disoccupati. Così ha titolato la prima pagina della Bild e seguita a ruota dalla Berliner Zeitung. La notizia è una vera doccia fredda per la Germania e si basa sulle dichiarazioni dei tre principali istituti di previsioni congiunturali tedeschi (l'Ifw, il Diw e l'Iwf). Ma le stime ufficiali si conosceranno solo il 9 gennaio.

TRASPORTI

Finita la tregua natalizia ricominciano gli scioperi nei trasporti per il rinnovo dei contratti bloccati dal '99. Il 18 gennaio tutto il personale del gruppo delle Fs incrocerà le braccia per 24 ore, bloccando i trasporti su rotaia e i traghetti. Il 31 gennaio lo sciopero paralizzerà il trasporto cittadino con il blocco di bus, tram e metropolitane su tutto il territorio nazionale. Anche gli scioperi nel settore aereo saranno diffusi: si inizierà il 10 gennaio con l'astensione di 8 ore del personale Enav che denuncia la gravità della riduzione d'organico e le condizioni di sicurezza sul lavoro. Il 21 per 4 ore si fermeranno i piloti e gli assistenti di volo. E per febbraio sono previste altre manifestazioni.


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