| martedi 07 ottobre 2003 snaterinforma |
Incentivi a rimanere.
Il testo varato ieri spiega che nel periodo 2004-2007, al fine di incentivare le
propensioni al posticipo del pensionamento, ai fini del contenimento delle
spese, tutti i lavoratori dipendenti che hanno maturato i requisiti per la
pensione di anzianità (secondo la legge Dini), possono avere in busta paga
tutto l'ammontare dei contributi previdenziali (32,7% della retribuzione).
Questi lavoratori devono però avere anche ben chiaro che avendo i contributi in
busta paga avranno anche la pensione bloccata a quella data.
E poi al momento di andare in pensione percepiranno un assegno con meno anni di
contributi, con una perdita secca sull'ammontare finale della pensione stessa.
Ai lavoratori che rinuncino alla pensione di anzianità viene anche data la
possibilità di versare i contributi all'Inps per avere una pensione più alta,
oppure destinare questi soldi alla previdenza complementare, ovvero al fondo
pensione o alle assicurazioni private e alle banche.
Pubblici dipendenti.
Quello dei dipendenti pubblici, stato, enti locali, ecc., è un discorso che va
chiarito.
La norma varata ieri da palazzo Chigi non stabilisce affatto l'estensione
automatica del diritto agli incentivi stabiliti per i privati.
Il testo spiesa infatti che l'estensione sarà possibile (forse) «previo
confronto con le parti sociali, le regioni e gli enti locali e tenuto conto
della specificità dei singoli settori e dell'interesse pubblico connesso
all'organizzazione del lavoro e all'esigenza di efficienza dell'apparato
amministrativo pubblico».
Questo vuol dire che è possibile che interi settori del pubblico non avranno
mai questi incentivi.
Lavoratori dell'amianto.
L'esclusione dalle prestazioni previdenziali di migliaia di lavoratori esposti
all'amianto non è stata stabilita con la delega di ieri, ma è nei
provvedimenti della manovra per il 2004.
Si tratta, come hanno denunciato in
molti, tra cui ieri il senatore Ds, Antonio Pizzinato,di un provvedimento
immorale e vampiresco che colpisce gente ammalata o a rischio di tumore.
Tra l'altro molti lavoratori avevano già chiesto la pensione e quindi sono
stati licenziati; perciò ora non avranno né salario, né pensione.
Tfr ai fondi pensione.
Il governo si dice disponibile ad aprire una trattativa con i sindacati già
dalla prossima settimana sul trasferimento obbligatorio del Tfr ai fondi
pensione e la decontribuzione.
Ma i sindacati hanno già detto varie volte no all'obbligatorietà e ora sono
ancora meno disposti a trattare qualsiasi cosa dopo il carico da undici dei 40
di contributi obbligatori.
Decontribuzione.
Nonostante le parole di Confindustria che si dice ancora insoddisfatta, il
governo sta marciando sulle linee tracciate proprio dagli industriali.
Il taglio dei contributi previdenziali per tutti i nuovi assunti è uno dei
punti forza di questa riforma.
Questo taglio, unito alle nuove regole sull'anzianità contributiva a 40 anni e
ai disincentivi per chi andrà in pensione prima, svelano il vero obiettivo
della riforma, oltre quello di fare cassa: ridurre le pensioni pubbliche a
qualcosa di residuale come in Inghilterra. In gioco ci sono proprio le
generazioni più giovani che non avranno mai la pensione.