| mercoledi 19 novembre 2003 snaterinforma |
"il manifesto" 18 novembre 2003
Telecom: spezzettati,
inscatolati e venduti
La legge Biagi applicata dalla Telecom:
scorporato un ramo d'azienda composto da 12 dipendenti, verrà venduto a
un'altra società. I «ceduti» rischiano di perdere tutte le tutele precedenti,
tra cui l'articolo 18.
All'orizzonte, altre migliaia di addetti in dismissione
ANTONIO SCIOTTO ROMA
La legge Biagi comincia già a sortire i suoi primi effetti,
e ad approfittarne subito è la Telecom Italia. Alcuni dipendenti - per la
precisione 12, ma i sindacati temono che possa essere un «precedente» per
altri - verranno scorporati come ramo autonomo di azienda e ceduti a una nuova
società, di cui farà parte la stessa Telecom: perderanno immediatamente il
diritto all'articolo 18 e dovranno affrontare un futuro senza garanzie. Il
meccanismo di scatole in cui verranno intrappolati i lavoratori del ramo
esternalizzato è abbastanza intricato, ma vale la pena spiegarlo. Partiamo
dall'unità di cui fanno parte i dipendenti che saranno ceduti: si chiama fac.rm
(dipartimento «risk management» del settore «finance, administration and
control», si occupa di assicurazioni) e conta 25 addetti. In gennaio, Telecom
ha provveduto a scorporare un nuovo sottodipartimento, il fac.rm.ia («insurance
administration»), con 12 dipendenti, a cui sono state affidati specificamente
le polizze e i sinistri. Il ramo, configurato come autonomo secondo la normativa
della legge 30, verrà così ceduto a una nuova srl, la Pga, proprietà di tre
soggetti: il 40% sarà della Aon, multinazionale di brokeraggio
(intermediazione assicurativa) statunitense, con 970 dipendenti in Italia; un
altro 40% sarà del broker Puricelli & Ghezzi di Milano (30
dipendenti), e il restante 20%, fino al 2005, della stessa Telecom. La Pga si
occuperà sempre di polizze e sinistri Telecom, ma stavolta attraverso un
appalto, anzi un subappalto: Telecom pagherà il servizio ad Aon e Puricelli,
che a loro volta lo faranno svolgere dagli ex dipendenti Telecom.
A complicare le cose, si aggiunge il fatto che due addetti hanno dei parenti
disabili a carico e dunque l'esigenza di restare nella stessa sede di lavoro.
Alla richiesta di conservare le vecchie garanzie e tutele, si aggiunge dunque
un'altra domanda: verrà rispettata la legge 104 del 1992, che all'articolo 33
dice che il lavoratore, nel caso di parenti disabili da assistere, ha diritto «a
scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e
non può essere trasferito senza il suo consenso ad altra sede»? Un problema
che, seppure personale e relativo ai singoli che lo vivono, riguarda non pochi
dipendenti Telecom, tutti ugualmente allarmati a causa delle esternalizzazioni
annunciate: sul totale di 80 mila addetti Telecom e Tim, sono circa duemila i
lavoratori destinati a uscire fuori dall'azienda per dismissioni, nei settori
manutenzione e servizi accessori, anche se la storia che stiamo raccontando è
particolare perché rappresenta il primo caso di uno scorporo di ramo sotto i 15
dipendenti.
Venerdì prossimo le trattative con i sindacati per la cessione e la
costituzione della Pga dovrebbe arrivare ai nodi centrali, e sono quattro le
richieste fondamentali dei dipendenti Telecom: 1) mantenere la tutela
dell'articolo 18 anche nella nuova azienda; 2) qualora vengano a mancare gli
attuali presupposti della cessione, e non venga rinnovato il contratto di
appalto, o se per qualsiasi altro motivo la società dovesse essere liquidata,
prevedere la garanzia che i dipendenti ceduti vengano riassorbiti nel gruppo
Telecom o in alternativa in Aon presso le rispettive sedi di Roma; 3)
l'acquirente si impegni a priori a non ridurre l'organico trasferito per tutta
la durata dell'appalto, riconoscendone professionalità, livello, qualifiche e
mansioni al momento del passaggio; 4) confermare integralmente tutti i benefit
contrattuali, gli strumenti operativi e le infrastrutture informatiche
attualmente a disposizione della gestione Telecom. Per i due lavoratori con
parenti disabili a carico, la richiesta che si vuole avanzare è quella di
restare dipendenti della vecchia compagnia, o, nel passaggio alla nuova società,
poter rimanere a svolgere le proprie mansioni nell'attuale sede della Telecom.
Oggi il caso della Pga verrà discusso dall'assemblea nazionale dei delegati
Telecom di Cgil, Cisl e Uil, che si riunisce a Roma. Le rsu affronteranno il
tema generale delle cessioni avviate dal gruppo, che stanno diffondendo non
pochi timori tra i dipendenti: «A parte i duemila già in progetto, c'è anche
l'idea di esternalizzare i 12 mila addetti alla manutenzione della rete - dice
Francesco Sconti, rsu Slc Cgil - E' probabile che vengano ceduti alla Sirti, con
il rischio di passare al contratto del commercio, meno garantito rispetto a
quello delle telecomunicazioni».