| venerdi 28 novembre 2003 snaterinforma |
il manifesto, 19 novembre 2003
Quelli
della Tim fatti a pezzettoni
La società di telefonia cellulare procede alle
dismissioni, e tra i lavoratori in uscita inserisce i disabili. Quali garanzie
nel passaggio alle nuove aziende? Cgil, Cisl e Uil rifiutano lo «spezzatino»:
in dicembre uno sciopero nazionale di 8 ore
ANTONIO SCIOTTO - ROMA
I dipendenti Telecom e Tim sono in subbuglio a causa delle
esternalizzazioni annunciate dal gruppo. Si parla di circa duemila lavoratori
che verranno ceduti a partire già da dicembre e per tutto il 2004, indirizzati
verso altri soggetti, società a partecipazione o di completa proprietà
Telecom. Ieri un'assemblea nazionale dei delegati ha fatto il punto della
situazione, alla presenza dei vertici di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil: si
è deciso di indire 8 ore di sciopero nazionale per dicembre, ufficializzate
appena saranno risolte le procedure di raffreddamento. Per il momento non
sciopererà tutto il gruppo, ma solo i lavoratori che in Telecom, Tim, It e Emsa
(le ultime due detenute al 100% da Telecom) sono interessati alle uscite. Le
decisioni di Telecom sono sostenute da un piano industriale di sviluppo e
innovazione? O è soltanto uno spezzatino che tende a impoverire l'azienda?
Quali garanzie per chi andrà a lavorare in altre realtà? Al centro del meeting
sindacale, il caso dei 12 dipendenti Telecom ceduti alla Png (vedi il
manifesto di ieri) e quello di altri 463 che da Tim, It, Finsiel e Telecom
sono destinati a confluire nella Emsa e in una nuova società di cui si
conoscono gli azionisti ma non il nome (per comodità la chiameremo «TeleX»).
Cerchiamo di spiegare il gioco di scatole cinesi che attende i 463
esternalizzandi. Nell'aprile scorso, come spiega Carlo Morigi, uno dei
lavoratori in uscita e tra i fondatori del sindacato autorganizzato «Voci
stonate», la Telecom ha scorporato un ramo autonomo dal dipartimento Asi (Area
servizi interni, oltre 250 addetti) per creare il settore «Facility management»
con 161 impiegati. Questi 161 operano attualmente sul cosiddetto «documentale»,
ovvero smistamento della posta e centralino, oltre ad alcuni servizi minori come
i rapporti con le ditte di subappalto che si occupano del giardinaggio e della
reception. «Per ora non c'è molto lavoro - racconta Carlo - Passiamo la
maggior parte del tempo con le mani in mano, senza sapere cosa sarà di noi».
Quasi congelati nelle attività, gli addetti al documentale sono infatti
destinati - insieme ad altri 43 provenienti da Finsiel e 54 da It - a confluire
nella Emsa, società del gruppo Telecom che oggi conta 50 addetti e fino ad
aprile era in stato di liquidazione. La Emsa, poi, verrà divisa in cinque «scatolette»:
una di queste, con 70 dipendenti annessi, già dal primo febbraio prossimo sarà
a sua volta ceduta all'azienda che avevamo chiamato «TeleX». Come se non
bastasse, nella TeleX - detenuta al 50% da Pirelli Real Estate e per l'altro 50%
da Tnt Mail - confluiranno altri 205 lavoratori in partenza da Telecom. E le
altre quattro scatolette di Emsa? Sembra che nel corso del 2004, individuati gli
acquirenti, Telecom sia intenzionata a vendere anche loro. A conti fatti, siamo
arrivati a 463 dipendenti «in viaggio». Tra gli scorporandi Tim, è da
aggiungere, sono stati inclusi molti lavoratori con handicap, ultracinquantenni
o in maternità e allattamento: evidentemente troppo costosi per un'azienda che
ha avuto un utile netto di ben 977 milioni di euro nell'ultimo trimestre e si
dedica a molte iniziative benefiche.
Come si porrà il sindacato rispetto alle esternalizzazioni? «Noi siamo
contrari a questo processo - spiega Rosario Strazzullo, segretario nazionale
Slc Cgil - e insieme alle organizzazioni di categoria di Cisl e Uil non
firmeremo la cessione. Crediamo che spezzettare l'azienda sia dannoso al suo
sviluppo industriale, e inoltre vogliamo difendere le garanzie dei lavoratori. Detto
questo, per le cessioni che l'azienda realizzerà dobbiamo garantire il
passaggio a un contratto nazionale equivalente, e soprattutto la tutela dei
contratti aziendali». In Tim, ad esempio, i dipendenti prendono circa 3
mila euro annui di premio di produzione, più benefit come il cellulare e i
ticket pasto, e una mutua integrativa vantaggiosa: nella Emsa, società
dipendente dalla più inguaiata Telecom, conserveranno tutte queste condizioni?
«Il problema è trattare per un passaggio garantito avendo un mandato forte dai
lavoratori - conclude Strazzullo - Intanto avviamo le procedure per lo sciopero
di dicembre, che riguarderà gli interessati: poi a gennaio coinvolgeremo tutti
i dipendenti del gruppo».