venerdi 28 novembre 2003  snaterinforma               

 
Nel Manifesto del 19 novembre, all'interno dell'interessante articolo sul problema delle esternalizzazioni nel gruppo Telecom, era pure riportata una dichiarazione di Strazzullo, segretario nazionale SLC-CGIL, che nel suo primo passaggio si dichiarava contrario a questo processo, impegnandosi quindi a non firmare la cessione.
Fino a qui tutto bene, peccato che in una frase successiva lo stesso Strazzullo si ritrova a smentire quanto affermato nel passaggio iniziale della sua intervista, dichiarando che "per le cessioni che l'azienda realizzerà dobbiamo garantire" tutta una serie di cose ai lavoratori.
Pur nell'inquietudine di queste dichiarazioni e di questo atteggiamento, a Strazzullo, così come a tutto il sindacato confederale di categoria del gruppo Telecom, non manca sicuramente una qualità: la coerenza, perchè sono proprio queste le logiche sulle quali si è mosso in questi ultimi anni il sindacato confederale nel settore delle telecomunicazioni.
Le esternalizzazioni, i contratti di lavoro a ribasso e le riorganizzazioni che hanno generato migliaia di pendolari, nascono proprio da questi atteggiamenti e da quella sete di concertazione a tutti i costi che loro non hanno mai abbandonato, nemmeno la SLC, nonostante i distinguo della CGIL di questo ultimo periodo. Ma evidentemente la SLC non è la FIOM e Strazzullo non è Cremaschi, e tutto ciò non contribuisce a rivitalizzare una categoria sfiduciata.
L'esempio lo abbiamo proprio su queste ultime esternalizzazioni: le tre organizzazioni sindacali di categoria hanno avviato le procedure di legge per proclamare lo sciopero dei soli 540 lavoratori che dovranno essere ceduti, ma si sono ben guardate dal coinvolgere i 65 mila lavoratori delle aziende interessate.
A causa della rigida regolamentazione degli scioperi nel settore, questo è anche un grosso impedimento per ulteriori iniziative di lotta più serie ed efficaci. I sindacati di base, praticamente inesistenti nel gruppo Telecom solo otto anni fa ed oggi ben rappresentati, stanno facendo quello che possono, con tutti i limiti  per le organizzazioni non firmatarie di contratto, previsti dalle vigenti regole che salvaguardano il monopolio della rappresentanza alle solite confederazioni. 
La prima urgenza per i dipendenti del gruppo Telecom è ricostruire una forte solidarietà, confidando non tanto sulle sigle sindacali, quanto sulla serietà e l'autonomia dei singoli delegati RSU eletti direttamente dai lavoratori.  
 
                                                                                                                        FULVIO MACCHI
                                                                                                                R.S.U. TELECOM TRIESTE
                                                                                                              Lista COBAS - CUB - SNATER  
 

il manifesto, 19 novembre 2003

Quelli della Tim fatti a pezzettoni
La società di telefonia cellulare procede alle dismissioni, e tra i lavoratori in uscita inserisce i disabili. Quali garanzie nel passaggio alle nuove aziende? Cgil, Cisl e Uil rifiutano lo «spezzatino»: in dicembre uno sciopero nazionale di 8 ore
ANTONIO SCIOTTO - ROMA


I dipendenti Telecom e Tim sono in subbuglio a causa delle esternalizzazioni annunciate dal gruppo. Si parla di circa duemila lavoratori che verranno ceduti a partire già da dicembre e per tutto il 2004, indirizzati verso altri soggetti, società a partecipazione o di completa proprietà Telecom. Ieri un'assemblea nazionale dei delegati ha fatto il punto della situazione, alla presenza dei vertici di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil: si è deciso di indire 8 ore di sciopero nazionale per dicembre, ufficializzate appena saranno risolte le procedure di raffreddamento. Per il momento non sciopererà tutto il gruppo, ma solo i lavoratori che in Telecom, Tim, It e Emsa (le ultime due detenute al 100% da Telecom) sono interessati alle uscite. Le decisioni di Telecom sono sostenute da un piano industriale di sviluppo e innovazione? O è soltanto uno spezzatino che tende a impoverire l'azienda? Quali garanzie per chi andrà a lavorare in altre realtà? Al centro del meeting sindacale, il caso dei 12 dipendenti Telecom ceduti alla Png (vedi il manifesto di ieri) e quello di altri 463 che da Tim, It, Finsiel e Telecom sono destinati a confluire nella Emsa e in una nuova società di cui si conoscono gli azionisti ma non il nome (per comodità la chiameremo «TeleX»).

Cerchiamo di spiegare il gioco di scatole cinesi che attende i 463 esternalizzandi. Nell'aprile scorso, come spiega Carlo Morigi, uno dei lavoratori in uscita e tra i fondatori del sindacato autorganizzato «Voci stonate», la Telecom ha scorporato un ramo autonomo dal dipartimento Asi (Area servizi interni, oltre 250 addetti) per creare il settore «Facility management» con 161 impiegati. Questi 161 operano attualmente sul cosiddetto «documentale», ovvero smistamento della posta e centralino, oltre ad alcuni servizi minori come i rapporti con le ditte di subappalto che si occupano del giardinaggio e della reception. «Per ora non c'è molto lavoro - racconta Carlo - Passiamo la maggior parte del tempo con le mani in mano, senza sapere cosa sarà di noi».

Quasi congelati nelle attività, gli addetti al documentale sono infatti destinati - insieme ad altri 43 provenienti da Finsiel e 54 da It - a confluire nella Emsa, società del gruppo Telecom che oggi conta 50 addetti e fino ad aprile era in stato di liquidazione. La Emsa, poi, verrà divisa in cinque «scatolette»: una di queste, con 70 dipendenti annessi, già dal primo febbraio prossimo sarà a sua volta ceduta all'azienda che avevamo chiamato «TeleX». Come se non bastasse, nella TeleX - detenuta al 50% da Pirelli Real Estate e per l'altro 50% da Tnt Mail - confluiranno altri 205 lavoratori in partenza da Telecom. E le altre quattro scatolette di Emsa? Sembra che nel corso del 2004, individuati gli acquirenti, Telecom sia intenzionata a vendere anche loro. A conti fatti, siamo arrivati a 463 dipendenti «in viaggio». Tra gli scorporandi Tim, è da aggiungere, sono stati inclusi molti lavoratori con handicap, ultracinquantenni o in maternità e allattamento: evidentemente troppo costosi per un'azienda che ha avuto un utile netto di ben 977 milioni di euro nell'ultimo trimestre e si dedica a molte iniziative benefiche.

Come si porrà il sindacato rispetto alle esternalizzazioni? «Noi siamo contrari a questo processo - spiega Rosario Strazzullo, segretario nazionale Slc Cgil - e insieme alle organizzazioni di categoria di Cisl e Uil non firmeremo la cessione. Crediamo che spezzettare l'azienda sia dannoso al suo sviluppo industriale, e inoltre vogliamo difendere le garanzie dei lavoratori. Detto questo, per le cessioni che l'azienda realizzerà dobbiamo garantire il passaggio a un contratto nazionale equivalente, e soprattutto la tutela dei contratti aziendali». In Tim, ad esempio, i dipendenti prendono circa 3 mila euro annui di premio di produzione, più benefit come il cellulare e i ticket pasto, e una mutua integrativa vantaggiosa: nella Emsa, società dipendente dalla più inguaiata Telecom, conserveranno tutte queste condizioni? «Il problema è trattare per un passaggio garantito avendo un mandato forte dai lavoratori - conclude Strazzullo - Intanto avviamo le procedure per lo sciopero di dicembre, che riguarderà gli interessati: poi a gennaio coinvolgeremo tutti i dipendenti del gruppo».