| martedi 02 dicembre 2003 snaterinforma |
fonte: Fiom
Sistema Sociale Usa
Nel
corso della recente visita negli Stati Uniti da parte dei Segretari generali di
Cgil, Cisl e Uil, la Rsu dell’Ambasciata
italiana in quel paese ha scritto una lettera di saluto.
Ve la inviamo perché riteniamo che abbia notevole interesse per la sintesi semplice ed efficace che essa fa del sistema sociale, previdenziale e sanitario, esistente attualmente negli Usa.
Ricordiamo che il principale sindacato degli Stati Uniti, la Confederazione AFL-CIO, sindacalizza il 5% del lavoro privato e il 10% di quello pubblico.
Caro
Guglielmo, Savino, Luigi e delegazione sindacale tutta,
Benvenuti
a Washington.
La
RSU dell'Ambasciata e tutto il personale vi ringraziano per aver chiesto di
incontrarci e, soprattutto, per la lotta che state portando avanti contro la
truffaldina proposta di riforma delle pensioni. Continuate a battervi per
modificarla radicalmente e per una eventuale riforma che, pur accettando
perfezionamenti della riforma Dini, salvaguardi il principio della previdenza
sociale pubblica e sviluppi un sistema complementare sicuro e controllato da
dirigenti scelti dai lavoratori.
Vi
invitiamo anche a mantenere questa unità e determinazione in difesa di altri
prevedibili attacchi al sistema della sicurezza sociale in Italia.
Abbiamo
mille ragioni per lottare contro l'attuale proposta di riforma delle pensioni.
Tuttavia, noi che viviamo negli Stati Uniti, molti di noi solo per pochi anni,
abbiamo qualche ragione in più per lottare contro tale proposta e per
preoccuparci ogni qualvolta si parla di riformare il "welfare state"
in Italia ed in Europa. Le Organizzazioni Finanziarie Internazionali e la
maggioranza degli economisti statunitensi, regolarmente, ormai da più di dieci
anni, chiedono all'Europa ed all'Italia di ridurre le spese per la previdenza e
la sicurezza sociale. Sappiamo che qualche volta questi economisti hanno
ragione, soprattutto quando si riferiscono agli sprechi e eccessi che alcuni
sistemi hanno perpetrato negli anni '80. Tuttavia, gli stessi critici dei
sistemi europei non dedicano molta attenzione ai problemi sociali creati dal
sistema statunitense che, quasi sempre, ci propongono come modello.
Allora
diamoci una occhiata noi, insieme.
Pensioni:
Solo
il 48% dei lavoratori dipendenti privati statunitensi hanno una qualche forma dì
previdenza. E, in linea di massima, si può dire che le pensioni di questo 48%
si suddividono in due categorie: casse professionali alimentate da contributi o
"benefit plans" e fondi d'investimento aziendali o privati, i
cosiddetti 401(k)s.
Oggigiorno
i lavoratori che hanno la fortuna di avere le casse professionali sono solo il
21% e sono in continua diminuzione (nel 1980 erano il 37%). Queste casse
gestiscono i contributi versati dal datore di lavoro e dal lavoratore. La
pensione è garantita dallo Stato federale o dagli Stati tramite il "Pension
Benefit Guaranty Corporations (PBGC)".
C’è
da dire comunque che, anche per questa forma ormai residuale di previdenza, le
certezze stanno vacillando poiché proprio pochi giorni fa, per l'esattezza il
25 settembre u.s., uno dei Direttori della FED ha annunciato che il PBGC è
sotto capitalizzato di oltre 400 miliardi di dollari.
L'altro
27% dei lavoratori (nel 1980 erano solo il 7%) hanno invece i piani o fondi 401
(K)s. Per costoro la situazione è molto diversa e non hanno nessuna certezza di
ricevere un giorno la pensione. Essi corrono infatti il doppio rischio del
fallimento della loro azienda e dei crolli di borsa. In questo caso il datore di
lavoro e il lavoratore versano i loro contributi ad un fondo d'investimento del
quale il datore di lavoro ha un controllo totale. E' lui infatti a sceglierne i
responsabili e, non solo ne influenza le scelte, ma spesso li obbliga ad
investire tutto nella propria azienda. 1 lavoratori non hanno nessun controllo
sul management del fondo e molto spesso sono tenuti all'oscuro degli
investimenti fatti, nonché di quanto personalmente accumulano nel corso degli
anni. Enron, Worldcom, K‑Mart, ecc., avevano questo tipo di fondi ed hanno
lasciato centinaia di migliaia di lavoratori senza un dollaro di pensione.
Infine,
sulle pensioni c'è da dire che ben il 52% dei lavoratori dipendenti privati non
ha nessuna forma di previdenza sociale. Questi lavoratori predispongono la
propria pensione in maniera completamente personale e privata, dovendo
risparmiare, investire e correre tutti i rischi. Può sembrare molto bello e
liberale, ma, a noi non piace e fa venire i brividi per l'assoluta mancanza di
solidarietà sociale, nonché per i rischi connessi a tale sistema. (dati
AFL-CIO)
E
vediamo la situazione della sanità.
Per
i 122 milioni di lavoratori dipendenti la situazione è la seguente:
A
41 milioni (21 a part‑time e 20 a tempo pieno) le aziende non offrono
nessuna copertura sanitaria;
a
40 milioni di lavoratori l'azienda offre la scelta fra due tipi diversi di
assicurazioni private;
agli
altri 41 milioni l'azienda offre un tipo di assicurazione privata senza alcuna
possibilità di scelta.
Tali
assicurazioni sono scelte dal datore di lavoro ed il costo medio annuale del
premio, per chi ha famiglia, è stato di $ 9.068 nel 2003. Il lavoratore, sempre
nel 2003, ha pagato in media mensilmente e di tasca sua circa $ 201. Inoltre,
ogni piano assicurativo aziendale o polizza ha coperture specifiche e limitate,
mentre per le prestazioni coperte c'e quasi sempre da pagare un ticket: nel 35%
dei casi per i ricoveri in ospedale; nel 90% degli acquisti di farmaci e nel
100% delle visite mediche. Tali tickets variano tra il 10 ed il 30%.
La
situazione potrebbe sembrare anche "solo privatizzata", se non si
sapesse però che oltre ai 40 milioni di lavoratori dipendenti non assicurati,
almeno dal datore di lavoro, ci sono altri 44 milioni di cittadini senza alcuna
copertura sanitaria.
Infine,
sulla sanità c'è da dire che i premi assicurativi sono in allarmante aumento,
negli ultimi anni sono aumentati di oltre il 10% all'anno. nel 2003 del 13,9%.
Tali aumenti sono automaticamente caricati e ripartiti sulla quota che paga il
lavoratore. (Dati:
Washington Post e Kaiser Family Foundation).
Il
Washington Post, il 30 ottobre, scriveva che siamo in presenza di una
"erosione del contratto sociale che lega l'individuo alla società. Il
giornale parlava solo di sanità, ma, probabilmente, se mettesse insieme
un'altro articolo sulle pensioni e sui tagli al "welfare state"
statunitense fatti in questo ultimo decennio, dovrebbe scrivere di cancellazione
del contratto sociale e di solidarietà sociale orinai affidata quasi
esclusivamente alle opere religiose di carità.
Abbiamo
voluto parlarvi di questa situazione, ben sapendo che voi la conoscete meglio di
noi, solo per confermarvi che ciò non è solo "cattivo giornalismo o
statistiche lette male", ma, se ne ha conferma sul campo frequentando,
parlando e "sentendo" i problemi dei lavoratori locali.
Tenete
presente tutto questo nei vostri incontri di questi giorni, poiché molto
probabilmente solo la AFL‑CIO ed il suo Presidente Sweeney vi parleranno
di questi problemi, altri non li conoscono o non ne parlano. Negli Stati Uniti
se ne parla molto poco, sono stati emarginati, se non cancellati, dal dibattito
politico e dalla maggioranza dei media. Mentre, noi ci teniamo che voi torniate
in Italia ancora più convinti della giustezza della battaglia che state
conducendo in difesa del sistema pensionistico italiano e, più in generale,
della previdenza pubblica e del sistema di sicurezza sociale.
Lasciateci
infine aggiungere due parole sulla Amministrazione Pubblica italiana e sul
Ministero degli Affari Esteri. Anche nel nostro settore c'è chi spinge e agisce
nel senso delle privatizzazioni all'americana. Ebbene, anche su questa tendenza
noi siamo critici e scettici e possiamo smentire la favola della rapidità ed
efficienza dell'amministrazione statunitense. Molto spesso la differenza è
fatta unicamente dalla quantità di mezzi e di persone a loro disposizione.
Insomma,
anche in questo settore in Italia sono sicuramente necessari perfezionamenti
delle riforme già avviate nel corso degli anni '90. Tuttavia, tali riforme
devono essere completate e consolidate, non controriformate o annullate. Per
esempio il Ministero degli Affari Esteri, come altri Enti pubblici appena
riformati, dovrebbero essere messi in condizione di operare a condizioni
ottimali, dovrebbero ricevere i mezzi finanziari ed il personale necessari per
assolvere i crescenti compiti derivanti dalla nuova legislazione e dalla
crescente internazionalizzazione. Servirebbe più personale, almeno sostituire
quello che va in pensione o si dimette e, soprattutto, servirebbero maggiori
finanziamenti.
Vogliamo
segnalarvi infine che nelle nostre Ambasciate e Consolati prestano servizio un
gruppo di lavoratori, definiti contrattisti locali (quasi tutti di cittadinanza
italiana residenti all'estero, o comunque con doppia cittadinanza), i quali sono
esclusi dalla tutela sindacale: non hanno diritto a votare per la RSU; le loro
controversie di lavoro sono affidate al "Foro locale". Inoltre, tutti
gli impiegati a contratto italiano o locale perdono l'assistenza sanitaria dal
momento che vanno in pensione, pur avendo versato i contributi all'INPS per
decenni. Le OO.SS. dovrebbe fare di tutto per eliminare tali problemi nel
prossimo contratto nazionale.
Sappiamo
che tutto ciò dipende soprattutto dal Governo e non dalle OO.SS., ma è bene
ripetercelo per avere le idee chiare e non dimenticarlo quando ci si deve
battere in difesa della Pubblica Amministrazione e dei diritti sindacali.
Vogliamo
mantenere la promessa "delle due parole" e allora ci fermiamo qui.
Vi
auguriamo buon lavoro in questi giorni di intensi incontri. Buon lavoro per
quando tornerete in Italia e riprenderete la lotta in difesa delle pensioni.
Buon lavoro per mantenere le nostre tre OO.SS. attive ed in prima linea in
difesa dei lavoratori e dello stato sociale.
Grazie
ancora per questo incontro e per il vostro saluto.
La
RSU e tutto il personale dell'Ambasciata.