| giovedi 07 ottobre 2004 snaterinforma |
PRESIDENTE. L'onorevole Alfonso Gianni ha facoltà di ALFONSO GIANNI. Signor ministro, solleviamo un problema di carattere
nazionale, che riguarda lavoratori di Palermo, di Ancona, di Bari, di Bologna,
di Cagliari, di Catanzaro, di Firenze, di Genova, di Milano, di Napoli, di
Pescara, di Roma, di Torino, di Trieste e di Venezia. PRESIDENTE. Il ministro del lavoro e delle politiche sociali, onorevole
Maroni, ha facoltà di ROBERTO MARONI, Ministro del lavoro e delle politiche sociali.
Evidentemente l'esternalizzazione di alcuni servizi del gruppo Telecom e in
generale delle imprese viene deciso dalla società nell'ambito dei propri poteri
discrezionali e su ciò il Governo, ovviamente, non può e non intende
intervenire. contestare. In particolare, l'operazione di terziarizzazione prevista per il
prossimo novembre riguarda servizi ambientali di Telecom Italia ed Emsa verso MP
Facility, società peraltro partecipata al 50 per cento da Pirelli RE e
Manutencop, e riguarda 450 lavoratori. Condivido tale preoccupazione e intendo verificare, tramite gli ispettorati e
gli strumenti di attività ispettiva che verranno adottati dalle direzioni
provinciali e regionali, così come fatto in passato, che gli accordi
sottoscritti presso il ministero vengano effettivamente rispettati e non vi sia
l'elusione della legge per quanto riguarda i rapporti di lavoro esternalizzati.
PRESIDENTE. L'onorevole Alfonso Gianni ha facoltà di ALFONSO GIANNI. Signor ministro,
interpreto la sua promessa di verifica come un impegno politicamente vincolante.
Tuttavia, non mi ritengo soddisfatto perché le esternalizzazioni e la logica
della cessione di rami di azienda sono state favorite dalle leggi che il suo
Governo ha promosso, non ultima la legge n. 30 del 2003.
Siamo di fronte ad un'azienda che lavora in un settore di grande espansione
tecnologica e che, nonostante la cessione di un ramo dell'azienda, premedita
licenziamenti in tempo breve, nel senso che vengono ceduti lavoratori ad altre
aziende con commesse per un periodo definito, senza sapere in futuro quale sarà
la loro sorte. A Bari sono state inviate le lettere a 430 lavoratori.
Riteniamo che il Governo non possa assistere inerte ad un'incomprensibile
diminuzione dell'occupazione, delle capacità lavorative che, oltretutto,
rappresentano un orgoglio per il nostro paese anche all'estero.
Le scelte del gruppo Telecom sono state definite a suo tempo attraverso accordi
sindacali con le organizzazioni maggiormente rappresentative; si tratta di
accordi sottoscritti presso il Ministero del welfare il 28 marzo 2000, il
27 maggio 2002 e il 10 giugno 2003. In tali intese sono individuati alcuni
interventi, finalizzati allo sviluppo e alla revisione dell'assetto
organizzativo.
Le iniziative di trasferimento di rami di azienda hanno seguito una logica di
riorganizzazione che non possiamo
Certamente, esiste il rischio - evidenziato dall'interrogante - che si tratti di
terziarizzazioni ed esternalizzazioni con lo scopo, una volta terminata la
commessa, di procedere a licenziamenti collettivi, magari mascherati.
Intendiamo verificare che ciò non accada e che questi accordi per
l'esternalizzazione siano tali e non consistano in una operazione mascherata per
eludere la legge e giungere poi a riduzioni del personale non previste dagli
accordi, ma derivanti dal venir meno delle commesse.
Tale legge, appunto, prevede la cessione di parti di un'azienda senza che sia
prima dimostrata una loro autonomia produttiva, permettendo esattamente quanto
è accaduto con la Telecom. È una logica a scatole cinesi - con tutto il
rispetto per i cinesi - con cui aziende date per morte, decotte e defunte come
l'Emsa, vengono riesumate come Lazzaro solo per contenere lavoratori il cui
licenziamento è semplicemente procrastinato per aggirare le leggi vigenti.
Allora, così il sistema non funziona. Non possiamo accettare che il lavoro,
peraltro tecnologicamente raffinato, di persone quotate venga così mortificato.
Lei sa - lo ha detto poco fa - che la proprietà di Telecom è molto impegnata
in operazioni sportive e mediatiche, finanziando tra l'altro Prada per circa 50
milioni di euro in competizioni velistiche. Non vorrei che lei, in qualità di
ministro del lavoro, sia costretto a finanziare la cassa integrazione per i
lavoratori (peraltro molto bravi, coscienziosi e attaccati con amore al lavoro
che svolgono, sia al sud - che peraltro a lei non piace - che al nord) per
permettere all'azienda di sponsorizzare una competizione velistica. Francamente,
mi sembra un suicidio per il nostro paese.