| mercoledi 03 marzo 2004 - snaterinforma |
NOTIZIARIO a cura del Centro di Documentazione e
Lotta
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18/02-27/02/2004
Si annuncia una primavera difficile per i lavoratori della Manifattura di Legnano Spa (ex-Crespi) di Nembro. A quasi un anno dall'avvio della Cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione (che si chiuderà il 5 maggio prossimo), aperta per far fronte ad un piano di riassetto organizzativo che indicava una quarantina di esuberi, l'azienda ha annunciato ieri ai sindacati di categoria che si è reso necessario rivedere ulteriormente l'organico. In pratica, secondo quanto preannunciato ai sindacati, per far fronte alle attuali difficoltà di crisi del settore, ai quaranta esuberi indicati lo scorso anno dovrebbe aggiungersi un'ulteriore cinquantina di lavoratori ritenuti in eccedenza, tanto da portare a circa 90 unità (sulle 214 attualmente in forza) il personale in sovrappiù. Dopo l'annuncio dell'azienda, i sindacati hanno indetto una serie di assemblee di fabbrica per valutare la situazione con i lavoratori. Il 24 febbraio, sindacati ed azienda si ritroveranno a Nembro per verificare più nel dettaglio richieste e percorsi, mentre il 2 marzo prossimo è in calendario una riunione del coordinamento sindacale del gruppo Legnano.
E' stato raggiunto in nottata a Palazzo Chigi un pre-accordo fra governo, enti locali e Ilva sulle acciaierie di Cornigliano a Genova. I sindacati, a cui è stata illustrata l'intesa, secondo quanto si è appreso dovrebbero sciogliere entro 15 giorni alcune riserve riguardanti l'occupazione. L'intesa integra l'accordo di programma del 1999 e lo modifica in alcuni punti ma è subordinato al sì dei sindacati. In particolare, l'area su cui sorge l'acciaieria (1.350mila metri quadrati) prevede la divisione in due: a Riva sarà dato il diritto di superficie di 650mila metri quadrati per 99 anni, sino quindi al 2103, mentre i rimanenti 600mila metri quadrati saranno dati alla Società per Cornigliano che li utilizzerà per altre attività industriali. Nell'accordo è previsto che per la divisione dell'area l'Ilva dovrebbe versare 50 milioni di euro per la sua parte e ricevere altrettanto denaro come indennizzo dalla spa per Cornigliano. La transazione, secondo quanto si è appreso, avrà una esenzione fiscale totale. Sulla questione delle aree, i sindacati si sarebbero detti d'accordo. L'intesa prevede, inoltre, che Riva si impegni a spegnere l'altoforno in 60 giorni e in altri 180 a chiudere tutto l'impianto. In sostanza, entro fine anno, l'impianto a caldo sarà smantellato. Resistenze sono state manifestate da Cgil, Cisl e Uil sugli aspetti relativi all'occupazione che riguarda 650 operai impiegati nell'altoforno. Secondo l'accordo raggiunto a palazzo Chigi e illustrato ai sindacati, 300 lavoratori passeranno alla società per Cornigliano e saranno in affitto, pagati cioè dagli imprenditori Riva; gli altri 350 andranno in cassa integrazione e poi in pensione.
La Fiat Auto ha comunicato alle organizzazioni sindacali il ricorso alla Cassa integrazione per due settimane a Mirafiori (dal 15 al 28/3) per 2100 addetti alla produzione di Alfa Romeo 166, Lancia Thesis, Lancia Lybra e Fiat Multipla. Inoltre e' stato comunicato anche il ricorso alla Cig, sempre per due settimane (dal 22/3 al 4/4) per 1500 lavoratori nello stabilimento di Termini Imerese dove si produce attualmente la nuova Punto.
19 febbraio 2004
Un comparto industriale in difficoltà, che sconta il calo dei consumi, la debolezza del dollaro e l'aggressività dei paesi asiatici, con oltre 10.800 lavoratori in cassa integrazione ordinaria, 886 in straordinaria, 486 in mobilità e ben 21 aziende chiuse. É questo il quadro del tessile lombardo, griffe comprese, nel secondo semestre del 2003 secondo i dati dell'Osservatorio congiunturale Femca Cisl. Tra le 310 imprese attive nel settore, l'area più colpita è quella bergamasca, con oltre 2.900 lavoratori a rischio, ma seguita subito dopo da Como (2.411), Ticino-Olona (1.988), Brescia (1094), Varese (770), Vallecamonica (642), Mantova (392), Lecco (387) e Brianza (284). Una situazione difficile per tutte le realtà del comparto, dalla seta a Como, alle griffe come Krizia, Trussardi, Lubiam, fino al distretto di Mantova, con Filodoro e il Calzificio San Pellegrino, compresa la situazione del comparto cotoniero, con marchi del calibro di Olcese, N&K, Tessival, Manifattura di Legnano e Franzoni.
Rotte le trattative per il rinnovo del contratto nazionale del settore cemento, calce e gesso. Le segreterie nazionali di Feneal-Uil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil hanno proclamato otto ore di sciopero da effettuarsi venerdì 27 febbraio con la fermata degli impianti e il blocco degli straordinari. A sette mesi dall'apertura del negoziato, la spaccatura è su tutto il fronte. Viste le posizioni della controparte, i rappresentanti dei lavoratori giudicano non risolutivi anche gli altri aspetti del confronto: premio di anzianità per gli operai, revisione scatti di anzianità, possibili assorbimenti di superminimi individuali erogati a tale titolo da discutere in azienda, decorrenza contrattuale e congelamento dei vecchi premi di produzione.
Mentre l'aula consiliare di Caltanisetta rimane occupata dagli ex co.co.co di Atesia, sono poche le novità sulla vertenza. Politici e istituzioni continuano intanto ad appoggiare la causa di chi ha perso il lavoro e ieri, anche il presidente del Consiglio comunale Giuseppe Mancuso ha incontrato gli ex del call center in assemblea permanente. Il sindaco Salvatore Messana ha invece contattato i vertici dell'azienda per avere notizie certe sulla sorte occupazionale dei 68 co.co.co esclusi da Telecontact, nuova società Telecom sopraggiunta ad Atesia.
Il 2 marzo, i 131 dipendenti del consorzio di bonfica Alta Val D'Agri si asterranno dal lavoro per il mancato pagamento delle spettanze arretrate (non vengono pagati, com' è noto, da novembre scorso) e l'assenza di prostettive sul futuro dell'Ente. Lo ha deciso l'assemblea dei lavoratori al termine di un'animata discussione. Quanto scaturito dall'incontro non ha, quindi, soddisfatto il personale, che ha deciso, così, di incrociare le braccia, sperando che si arrivi e presto alla soluzione della vertenza nell'interesse generale. Il consorzio di bonifica Alta Val d'Agri ha competenza su 20mila ettari di superficie irrigua ricadente nell'Alta Valle dell'Agri, Medio Agri, Sinni, Mercure e Noce. L'assessore regionale all'Agricoltura e Sviluppo Rurale, Donato Salvatore, ha assicurato che "pur nell'impossibilità di varare un intervento economico straordinario, come previsto dalla legge 33 del 2001, la Regione Basilicata provvederà, con delibera di giunta di prossima emanazione, al trasferimento delle risorse per l'esercizio irriguo, il sollevamento e quelle provenienti dal decreto Omnibus".
Potrebbero riprendere servizio la prossima settimana i 160 lavoratori della Acciaierie Beltrame di Vicenza, in cassa integrazione dal 12 gennaio scorso, quando una contaminazione radioattiva da Cesio 137 in altoforno rese inutilizzabile l’impianto in cui lavoravano.
La spedizione da parte della Flextronics de L'Aquila delle lettere di messa in mobilità per i 300 cassintegrati in attesa di essere riassorbiti dalla Finmek ha gettato benzina sul fuoco su una vicenda già incandescente. Ieri pomeriggio, infatti, i lavoratori, dopo un’assemblea in fabbrica, hanno occupato il consiglio comunale. Del resto, se i lavoratori non saranno riassorbiti dalla Finmek, il destino per loro è quello del licenziamento. Unitamente alle 300 lettere, la Flextronics ha inviato 110 comunicazioni ad altrettanti dipendenti collocati in mobilità lunga e 50 a lavoratori in mobilità breve, tutti in attesa di agganciarsi alla pensione.
Uno sciopero, le ultime due ore di ogni turno, è stato è proclamato per venerdì in tutte le aziende della Val di Sangro per la grave emergenza in tema di infortuni sul lavoro. E' da ricordare, a riguardo, l'incidente mortale dei giorni scorsi avvenuto in una fabbrica del Sangro in cui ha perso la vita un operaio di 35 anni. Sotto accusa i sindacati mettono sia la Asl, che dovrebbe esercitare i controlli con maggiore intensità e severità, che certi imprenditori che non rispettano le leggi e i contratti di lavoro.
Ci sarebbero nuovi soci interessati a rilanciare la Siel di Formello (RM), dove 190 lavoratori su 288 sono in mobilità. Questo è quanto è emerso da una riunione, svoltasi presso il Comune, cui hanno partecipato Regione, Provincia, proprietà e sindacati.
La direzione Otomelara-Breda di Brescia ieri ha illustrato al sindacato e alle Rsu il piano industriale per il periodo 2004-2006. Dopo la premessa con cui la direzione ha illustrato il positivo andamento dell’unità produttiva bresciana (fatturato 100 milioni di euro), il vertice ha annunciato un progetto di riassetto della produzione imperniato sulla dismissione di tre attività: fucili, reparto verniciatura, servizi alla lavorazioni meccaniche. Questo porterà ad un ridimensionamento occupazionale nell’ordine di 25/30 addetti. L’organico attuale è di 272 addetti, 13 in meno rispetto agli impegni assunti dall’azienda. Per contrastare il piano, il sindacato ha indetto per oggi un’ora e mezza di sciopero con assemblea. Nel corso dell’assemblea verranno elaborate le posizioni in vista del nuovo incontro con la direzione già programmato per giovedì 26 febbraio in Associazione industriale bresciana. «La Fim considera non condivisibile la strategia del piano che prevede una ulteriore riduzione dell’occupazione attraverso l’incremento delle cessioni di lavorazioni all’esterno che, peraltro, sono già numerose in Breda», conclude Laura Valgiovio.
Una ventina di dipendenti del Virgin Megastore hanno manifestato ieri sera in via Palermo a Milano contro il fallimento e quindi la chiusura del grande emporio musicale. Il presidio è stato organizzato in occasione della festa di presentazione di una palestra che, targata Virgin Active, sarà prossimamente aperta a Milano.
Ventisei posti a rischio. L’azienda di Villacidro (CA) ha già comunicato l’apertura della mobilità. Qualcosa di più si saprà solo stasera dopo la riunione prevista alle 15 e sollecitata da Cgil Fiom, Fsm Cisl e Uilm Uil. I lavoratori e i sindacati sono impazienti di conoscere il piano industriale dell’azienda e sapere quali sono le commesse che verranno acquisite nei prossimi mesi dalla fabbrica che realizza carrozze ferroviarie. Dovrebbero saperne qualcosa di più il 26 febbraio, quando è previsto un incontro tra l’assessore regionale all’Industria Giorgio La Spisa, la proprietà e i sindacati.
Entro giugno i lavoratori della Palmas Cave di Sant’Antioco (CA) conosceranno il loro futuro e quello della loro azienda. Il comune ha rassicurato i lavoratori: qualsiasi soluzione verrà concordata tra sindacati e azienda. Il risultato, poi, sarà esaminato in una riunione all’assessorato regionale all’Industria, alla presenza dei rappresentanti dei Comuni, che si terrà a Cagliari tra quindici giorni. Si prospetta dunque una schiarita sul futuro dell’azienda e dei lavoratori della ex Sardamag parcheggiati da tre anni nella cava di Monti su Sennori? La promessa l’hanno strappata ieri mattina i sindacati all’assessore La Spisa durante l’incontro al quale ha partecipato anche il consiglio di amministrazione della Palmas Cave.
Cassa integrazione temporanea - per la durata di quindici giorni - per i lavoratori della ferriera impegnati nei reparti dell’alluminio. Da lunedì scorso, circa 200 operai della Cagiva di Dongo sono a casa e la settimana prossima anche i rimanenti quaranta seguiranno la stessa sorte. Tutti gli impianti di produzione di testate ed altri pezzi di motori, in sostanza, si fermeranno. La proprietà ha comunicato ai rappresentanti del consiglio di fabbrica che lo stop di quindici giorni della produzione è dovuto ad una momentanea giacenza di pezzi finiti. Per due settimane pertanto sarà paralisi totale del settore che dovrebbe rappresentare il futuro dello stabilimento altolariano, con l’avanzatissimo processo tecnologico lost- foam .
Un centinaio tra vedove, sindacalisti, pacifisti ed esponenti politici ha manifestato ieri (lo faranno ogni giovedì) davanti al tribunale di Gorizia per sollecitare l'avvio dei processi a carico della Fincantieri di Monfalcone (Gorizia), in relazione a una trentina di esposti-denunce presentati dopo la morte di lavoratori esposti all'amianto. A cinque anni di distanza dalle prime denunce, l'Associazione Esposti Amianto di Monfalcone è scesa in strada con striscioni e megafono, chiedendo risposte e reclamando giustizia alla procura.
La buona notizia è che il magnetico a Terni non chiude. La cattiva, che il piano industriale non sarà pronto prima di tre mesi. I sindacalisti, in più di un'assemblea, hanno spiegato ai lavoratori la situazione: l'azienda si è impegnata a mantenere a Terni la produzione del magnetico e a far rientrare i 50 lavoratori in cassa integrazione. In più, ha detto di voler "valorizzare il sito ternano" con investimenti. Ma per il futuro ci sono finora più parole che sostanza: in assenza di numeri precisi e accordi scritti, gli impegni possono valere poco. Dopo l'incontro di ieri tra Marzano, azienda e sindacati, per la prima volta dall'inizio della vicenda, la Thyssen Krupp ha infatti rinunciato alla chiusura del settore magnetico, considerato non strategico e poco redditizio. Dopo oltre venti giorni di presidi e blocco delle spedizioni, però, le lotte segneranno una pausa. La lotta delle scorse settimane è stata molto dura. Dal 26 gennaio scorso, di fronte alle Acciaierie c'è stato un presidio per ventiquattr'ore al giorno. Per ventuno giorni, è entrata o uscita pochissima merce.
Un cantiere fermo e 17 operai da mesi senza stipendio. Un'altra vertenza che agita la realtà occupazionale catanese, in un momento già delicato in diversi settori produttivi. Ieri è stato il giorno della protesta per i diciassette operai della Casal - alcuni dei quali "pendolari" da altre città siciliane - di fatto senza lavoro dal 13 dicembre del 2003, e senza stipendi né liquidazione (considerando che sono stati anche licenziati) dal mese di luglio dello stesso anno. La protesta si è svolta fino alle 11,30 al viale Africa, davanti al cantiere per la ristrutturazione dell'ex raffineria di zolfo delle Ciminiere.
All'origine della crisi, l'accumulo di un passivo di 2 milioni di euro nel consuntivo 2003, ai quali si aggiunge un deficit di 1,67 milioni previsto per l'anno in corso. La rappresentanza sindacale unitaria dei dipendenti del San Carlo non lesina critiche all'attuale gestione del teatro, dal sovrintendente Gioacchino Lanza Tomasi ai responsabili amministrativi. Per affrontare la situazione napoletana, i sindacati intendono seguire un percorso istituzionale. Dopo l'incontro dei giorni scorsi con l'assessore regionale alla Cultura Teresa Armato, domani alle 9 è in programma quello con il sindaco Rosa Russo Iervolino: un colloquio al quale la rappresentanza sindacale unitaria attribuisce particolare importanza, per delineare un percorso di svolta e di uscita dalla crisi.
I lavoratori della Sime di San Giovanni Lupatoto hanno scioperato in difesa di 42 posti di lavoro che la società vuole sopprimere. I lavoratori hanno prima occupato il piazzale della fabbrica e poi si sono spostati in municipio a colloquio con il sindaco Remo Taioli. I portavoce Stefano Facci (Fiom-Cgl), Paolo Negri (Cisl) e Lucia Perina (Uilm-Uil) hanno spiegato che la proprietà ha già presentato alle rappresentanze sindacali il progetto di riorganizzazione che prevede 42 licenziamenti. L’azienda ha collocato un primo gruppo di 25 lavoratori per tre mesi in cassa integrazione ordinaria, con procedura in corso per estenderla a 45 lavoratori. I sindacati temono che sia il primo passo verso il licenziamento di gran parte della forza lavoro, mettendo in dubbio a San Giovanni la stessa presenza della Sime. Secondo il sindacato l’azienda sta però utilizzando cooperative e lavoratori interinali per sopperire ai fabbisogni reali di manodopera.
Alla Irisbus di Flumeri (Avellino) al tavolo convocato dall’Unione degli industriali di Avellino che si è riunito ieri ed al quale hanno preso parte anche i sindacati è stato deciso di indire un referendum tra gli operai della fabbrica per valutare quale sia il gradimento del piano industriale che prevede tagli per 190 unità lavorative. I sindacati pensano che si possa arrivare a ciò senza espulsione forzata, con garanzie che riaffermino la centralità dello stabilimento di Valle Ufita.
Ieri mattina lavoratrici e lavoratori si sono concentrati nel piazzale antistante la grande fabbrica che una volta si chiamava Italtel e che ora è un arcipelago di rottami tecnologici e umani: Lares Tecno, Finmek, Cophatec. Dal piazzale della fabbrica sono tornati in città, a fare presidi: nel palazzo del municipio come avevano fatto già l'altro giorno. Poi, alle 18 di fronte al palazzo del governo, perché un paio d'ore dopo è iniziato a Roma, a palazzo Chigi, l'incontro con la task force specializzata nelle crisi. Il 24 febbraio è la data in cui - secondo il testo dell'accordo firmato un anno fa - Finmek Solutions, il nuovo soggetto imprenditoriale che l'anno scorso ha accettato di subentrare a Flextronics, avrebbe dovuto assumere 300 lavoratrici e lavoratori rimasti finora a cassa integrazione alle dipendenze di Flextronics. Il problema è che Flextronics ha spedito a tutti i lavoratori una lettera di messa in mobilità, una settimana prima della scadenza prevista dall'accordo. Ma Finmek non ha sufficienti commesse per saturare l'organico (550 unità) che si era impegnata a raggiungere.
L'adesione è stata compatta: le aziende del distretto calzaturiero di Fermo, le industrie alimentari di San Benedetto e le grandi fabbriche meccaniche di Ascoli si sono fermate per 8 ore di sciopero insieme al pubblico impiego e alla scuola, contro i licenziamenti continui (3.600 solo nei primi 9 mesi del 2003) e la delocalizzazione: la partecipazione che ha sfiorato il 100%. "Lavoro alla Amcor da 19 anni e alla fine di gennaio ci hanno detto che non più tardi di aprile chiuderanno lo stabilimento", racconta un operaio. La Amcor è una multinazionale australiana che ha rilevato, dopo vari passaggi di proprietà, una fabbrica plastica creata con i fondi Casmez. La direzione assicura che smetterà la produzione di bottiglie e perciò deve chiudere la sede marchigiana. Tagli anche alla Sgl Carbon, azienda fondata all'inizio del '900, ora di proprietà tedesca, specializzata in elettrodi per la produzione di alluminio. Nel 1980 erano più di mille, oggi appena 200 e sono 103 le procedure di mobilità avviate.
L'assemblea generale dei lavoratori ha approvato ieri mattina tra grandi difficoltà il verbale di accordo siglato la scorsa notte da governo, sindacato e Finmek. Finmek Solutions ha dichiarato di non poter mantenere l'impegno assunto un anno fa ad assumere i 310 lavoratori ex-Flextronics, ma si è tuttavia impegnata ad assumerli tutti a tempo indeterminato a partire dal prossimo 8 marzo, per collocarli immediatamente in cassa integrazione. Il governo dovrà varare con urgenza un decreto ad hoc. Il problema è che Finmek Solutions assume i 310 a tempo indeterminato: di conseguenza, se l'azienda fallisse questi lavoratori non avrebbero i requisiti per essere posti in mobilità. Viceversa li avrebbero se Finmek li assumesse a tempo determinato per passarli tra un anno a tempo indeterminato. Ma Finmek Solutions non cede, dato che la capofila Finmek spa si trova di fatto in amministrazione straordinaria. I lavoratori ieri mattina hanno trovato lo stabilimento chiuso. Per tenere assemblea hanno dovuto far saltare i lucchetti e forzare i cancelli.
Sciopero generale dei lavoratori zambiani mercoledì, contro l'aumento delle tasse e il congelamento dei salari. A un'astensione media del 90%, soprattutto negli uffici pubblici, si è aggiunta la manifestazione di circa tremila persone nella capitale, Lusaka, davanti il palazzo del parlamento per chiedere ai politici di bloccare la legge finanziaria e vigilare di più, invece, sulla corruzione interna. La pressione del Fondo monetario internazionale ha spinto il governo di Levy Mwanawasa ad alzare le imposte sui redditi del 40 per cento, due settimane fa, e a non concedere per quest'anno gli aumenti salariali nel settore del pubblico impiego.
Le maggiori confederazioni sindacali sudcoreane annunciano una nuova stagione di scioperi se il governo e le imprese insisteranno nella politica di congelamento salariale e di flessibilità del lavoro. I leader delle confederazioni Kctu e Fktu si sono rifiutati di partecipare alla Commissione tripartita istituita la settimana scorsa e hanno rilanciato sulle richieste di aumento (10,5%) e di regolarizzazione dei lavoratori a tempo. È di domenica la notizia di un operaio metalmeccanico che si è dato fuoco perché esasperato dalla condizione di continua precarietà. Park Il-soo, 50 anni, lavorava per un fornitore della Hyundai heavy industries nella città sud-orientale di Ulsan. Prima di uccidersi, ha lasciato scritto: "Vivere da precario significa rinunciare allo stato di essere umano, vivere come uno schiavo solamente per arricchire chi è già ricco".
Vertenza scavi di Pompei: giovedì prossimo gli addetti al servizio di vigilanza incroceranno le braccia dalle 8,30 alle 10.30, facendo slittare di due ore l'apertura del sito archeologico, per ricordare, nuovamente, ai vertici della soprintendenza che sono stanchi di aspettare, da sedici anni, la riscossione del lavoro straordinario. I sindacati Cgil, Cisl e Si-Intesa, sono decisi ad avviare una dura lotta contro l'amministrazione e si dicono disposti ad organizzare uno sciopero dei lavoratori di tutti i siti della soprintendenza archeologica.
"Una tragedia annunciata. Tanto annunciata che, domani, potrebbe succedere di nuovo". Questa l'opinione dei trenta addetti alla centrale operativa del 118 di Napoli, ancora scossi per la fine della studentessa Daria D’Aragona (morta per choc anafilattico dopo tre telefonate al servizio di soccorso alle quali, per tre volte, non ha fatto seguito l’invio di un’ambulanza), tengono pronte nel cassetto le lettere di richiesta di trasferimento ad altre mansioni. E non si tratta solo di una provocazione. Orari impossibili, personale ridotto all’osso, una percentuale altissima di scherzi, un buon numero di chiamate per interventi che non spettano al 118 ma alla polizia, ai carabinieri, ai vigili del fuoco, ai servizi sociali. Le statistiche dicono che, in rapporto al numero di richieste rivolte a un servizio sanitario d’emergenza, esiste sempre una percentuale di rischio per sottovalutazione della gravità del paziente. "Lavoriamo in un box di due metri per due e non abbiamo la possibilità di guardarci in faccia". Che utilità avrebbe, guardarsi in faccia? "Enorme. Potrei accorgermi che un collega sta prendendo una decisione sbagliata e suggerirgli di comportarsi diversamente", dicono ancora gli operatori. L’orario di servizio: turni di sei ore, sei persone per turno. Ma questo accade soltanto in teoria, raramente sono più di quattro. Se qualcuno è assente per ferie, malattia o giorno settimanale di riposo non è prevista la sostituzione. E il medico di guardia non si trattiene meno di dieci, dodici ore consecutive. Ogni quindici minuti si dovrebbe fare una pausa. In realtà sono sempre incollati al telefono. Si calcola che, nelle sei ore di turno, un operatore risponda ad almeno 500 telefonate. Moltissime, però, circa l'80%, sono frutto di uno scherzo. Il dieci per cento delle telefonate corrisponde, invece, a una richiesta di assistenza domiciliare per anziani e disabili in difficoltà: persone sole che hanno bisogno di una semplice iniezione e si rivolgono al 118 non sapendo a che santo votarsi. Ancora: segnalazione di incendi, aggressioni, furti e sparatorie da parte di cittadini che non riescono a contattare il 113 o i vigili del fuoco.
Un grave incidente sul lavoro si è verificato ieri mattina, nella zona dei Colli Aminei (NA): un dipendente dell’Enel è rimasto ferito dall’esplosione di una cabina elettrica del Tribunale per i minorenni e si trova adesso ricoverato presso il centro ustionati dell’ospedale Cardarelli. La prognosi è ancora riservata. L’episodio è avvenuto mentre l’operaio stava eseguendo lavori alla cabina elettrica che fornisce la struttura giudiziaria dei Colli Aminei. Per cause ancora da chiarire, l’impianto è stato coinvolto da una deflagrazione seguita da un incendio. Le fiamme hanno investito il malcapitato operaio, che è riuscito a fatica ad allontanarsi dall’area del rogo. Soccorso immediatamente, l’uomo è stato condotto nel vicino ospedale Cardarelli, dove le sue condizioni sono apparse subito serie: i sanitari gli hanno infatti riscontrato ustioni diffuse sul corpo e per ora hanno preferito non sciogliere la prognosi.
La Provincia chiede al giudice delegato di disporre la erogazione della cassa integrazione a favore dei 156 dipendenti della "Calabrese spa" per 12 mesi, a partire dalla sentenza dichiarativa di fallimento. L'azienda è stata dichiarata fallita il 2 febbraio scorso.
Lavoratori in mobilità della Valbasento di Pisticci (Matera). In una riunione alla Direzione regionale del Lavoro di Potenza, è stato affrontato il tema della proroga della mobilità per 350 di loro. L'incontro è stato interlocutorio ma è servito ad accedere alla fase istituzionale in cui il Ministero competente provvederà a prorogare il trattamento di mobilità per un altro anno, fino al prossimo 31 dicembre. Ovviamente, tutti i lavoratori dovranno beneficiare di questa ennesima proroga, tanto più che la maggior parte sono prossimi al pensionamento e si rende necessario affrontare la situazione con il Governo nazionale, ma anche con quello Regionale per trovare le soluzioni che diano la possibilità di adoperare per questa categoria strumenti di pensionamento anticipato.
Esubero di 450 operai, investimenti nell’acquisto di marchi propri. Direttrici che stanno caratterizzando l’attuale fase della Antonio Merloni. Se da un lato l'azienda ha costituito una nuova società (di cui detiene il 60% della proprietà, alla General Trading il restante 40%), non ancora operativa ma che ha lo scopo di commercializzare i marchi sul mercato europeo per risolvere la situazione di crisi, dall’altro ecco la dichiarazione dell’esubero del personale negli stabilimenti fabrianesi. Ed è proprio in questi stabilimenti che oggi si terranno le assemblee delle Rsu. Il dato che emerge finora è una contrazione della produzione a Fabriano e l'acquisto di questo nuovo stabilimento in Ucraina.
Comune ed Eti si incontreranno a breve per discutere del destino della Manifattura Tabacchi. Con il fiato sospeso sono oltre 150 operai, poiché la Philip Morris non è più intenzionata ad affidare all'azienda chiaravallese le commesse.
Gli operati della Recordati di Aprilia hanno quasi tutti 35-40 anni. E famiglia a carico. Sullo stabilimento chimico di Campoverde grava come una mannaia l’esubero di 100 dipendenti su 380. Gli operai si danno il cambio: esce il turno che ha cominciato alle sei di mattina ed entrano quelli che usciranno alle 22. La notizia ha già fatto il giro dei reparti. Ma parlando con i lavoratori sembra quasi che non vogliano crederci. Alla Recordati si lavora a ciclo continuo. L’impianto produce sempre, non smette mai, neanche di sabato e di domenica. Ma forse tra qualche settimana non sarà più così. Giovedì ci sarà un nuovo incontro tra azienda e sindacati: l’azienda ha detto che deve ridurre i volumi produttivi. La Recordati è nata nel 1963. E’ la prima industria chimica ad aver messo radici nell’Agro pontino.
Si estende all'intera Val d'Elsa la lotta per il precontratto avviata dai 419 dipendenti della Triganò, da una settimana in presidio permanente a Poggibonsi (SI) davanti ai cancelli sbarrati della fabbrica di camper. Oggi è in programma lo sciopero di tutto il comparto metalmeccanico del comprensorio, e in parallelo le parti sono convocate a mezzogiorno a Siena dal presidente provinciale. Fin dall'inizio della vertenza, avviata mesi fa, i lavoratori e la Fiom Cgil hanno puntualizzato che la questione salariale era da considerare in secondo piano rispetto alla precarizzazione del lavoro. Una bozza di accordo prevedeva per i dipendenti con contratto atipico un massimo di dieci mesi di lavoro prima di passare al rapporto a tempo indeterminato. Lo scontro finale è sulla percentuale di atipici in fabbrica. Il management della multinazionale francese tiene duro, minacciando anche il trasferimento della produzione.
Blocco stradale, stamani lungo la Pievaiola, degli oltre 200 operai della Trafomec di Tavernelle (PG), impegnati da tempo nella vertenza a difesa dei posti di lavoro. Il blocco è durato per più di un'ora, a partire dalle 10,30. Gli operai della Trafomec (azienda meccanica) sono da alcuni mesi senza stipendio. L' iniziativa di stamani rientra nell' ambito della più vasta mobilitazione che i dipendenti della fabbrica di Tavernelle hanno deciso di attuare a difesa dei loro posti di lavoro.
I lavoratori dell’azienda metalmeccanica Iar Siltal di Abbiategrasso (MI) saranno oggi in sciopero. Manifesteranno contro la richiesta di cassintegrazione per 490 dipendenti.
Il governo continua la ricerca di un manager in grado di rilanciare la compagnia di bandiera puntando sull’espansione e sull’attenzione al cliente. L’ipotesi di Maurizio Basile, l’ex privatizzatore dell’Eti, per sostituire l’attuale amministratore delegato Francesco Mengozzi, sembra già tramontata. Così come non procede la proposta del ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi di coinvolgere i privati. Al ministero del Tesoro vogliono un profilo più internazionale, un manager che abbia esperienze in multinazionali e che sia di rottura. Cosa può significare questo per i lavoratori e per il servizio è facile da immaginare, sulla base delle precedenti privatizzazioni. Giovedì si terrà il consiglio di amministrazione di Alitalia nel quale Mengozzi si dovrebbe presentare dimissionario. Le dieci sigle sindacali di rappresentanza dei lavoratori Alitalia al termine di una lunga riunione hanno emesso un comunicato chiarissimo. "Di fronte al pericolo di regalare la compagnia a qualche cordata amica o di liquidare un fondamentale patrimonio dell’Italia, il sindacato metterà in atto tutte le iniziative di cui dispone a tutela degli interessi dei lavoratori e dell’azienda".
Oggi i dipendenti Enel incroceranno le braccia per quattro ore. La protesta mira ad impedire il degrado dell'Enel, che appare ormai inarrestabile. In particolare, lo stop riguarderà alcune divisioni dell'Enel, quali la Distribuzione Reti, Infrastrutture e Mercato, Terna, Ere, New Real e Enel. Net.
Sarà la settimana decisiva per capire se la Sipav di Vinovo avrà un futuro dopo la messa in liquidazione volontaria della società da parte dei proprietari. I sindacati si stanno riunendo con il liquidatore nominato e la proprietà. Mercoledì l'Amministrazione comunale incontrerà i sindacati e giovedì si terrà un incontro congiunto sindacati-liquidatore-amministratore comunale. La crisi è sfociata nel 2003 in un accordo che prevedeva la dismissione di immobili e reparti non strategici con la cassa integrazione straordinaria per massimo 78 persone (su circa 110 dipendenti attuali) fino al 24 novembre prossimo. I lavoratori hanno già dato vita a un presidio e una manifestazione davanti al Comune la scorsa settimana, e lunedì al mercato hanno distribuito un volantino per spiegare la situazione e chiesto aiuto alle istituzioni per superare questo momento di crisi. I lavoratori, sia in cassa integrazione che quelli che lavorano ancora (pur non producendo), non percepiscono lo stipendio dal mese di novembre.
Sciopero di due ore stamani nello stabilimento Sata della Fiat Auto di Melfi, proclamato dalla Fiom-Cgil. Il sindacato dichiara un'adesione dei dipendenti dell'indotto (circa 9000 lavoratori) del 90%: lo sciopero è stato proclamato per protestare contro i bassi salari, la mancanza di democrazia in fabbrica e per una nuova organizzazione del lavoro.
Dopo aver protestato occupando il consiglio comunale di Terme Vigliatore e la sede della provincia di Messina, una quarantina di lavoratori della "Ciappazzi", ieri mattina sono arrivati in pullman a Collecchio per un sit-in davanti alla sede della Parmalat in via Grassi. Lavoratori e istituzioni locali credono sia necessario e possibile inserire la Cosal, la società del gruppo Tanzi che aveva rilevato la Ciappazzi (acque minerali e bevande attiva da oltre 100 anni) dal gruppo Ciarrapico, nel decreto Marzano. I lavoratori dicono no al fallimento che viene invece ipotizzato per l'azienda. La Ciappazzi dava lavoro a 60 dipendenti, più un indotto superiore alle 100 unità.
Al Linificio e Canapificio Nazionale di Villa d'Almè (bg) del gruppo Marzotto, il part-time fa bene a tutti, secondo i padroni. Alle dipendenti, che ne avrebbero bisogno per conciliare casa e lavoro senza fare i tripli salti mortali. E all'azienda, che non deve più fare i conti con l'assenteismo e, oltre a non perdere il suo staff di operaie esperte, guadagna in rendimento e concentrazione del personale. Ad oggi, su un totale di 280 dipendenti, le lavoratrici in servizio a orario ridotto sono 36, un numero che potrebbe anche crescere. L'intesa ha introdotto anche il part-time di notte. Si tratta di verificare sul campo come la flessibilità sul turno che va dalle 22 alle 6 si può conciliare con le esigenze di organizzazione del lavoro. Il sindacato da un giudizio positivo. Le formule applicate al Linificio di Villa d'Almè sono diverse. C'è il part-time verticale che consente di lavorare per tre giorni alla settimana per otto ore. Con il part-time orizzontale si lavora quattro ore al giorno per sei o cinque giorni. Il turno fisso di notte dalle 22 alle 6, chiesto dalle lavoratrici su base volontaria, si può svolgere a part-time con un orario settimanale di venti ore che prevede una turnazione di due giorni lavorativi più tre di riposo la prima settimana e tre giorni lavorativi più due di riposo la settimana successiva. In cambio all'estensione del part-time, i dipendenti hanno dato la loro disponibilità a sostenere al massimo 48 ore di lavoro supplementare ogni anno.
Accordo fatto per il nuovo contratto nazionale dei lavoratori delle aziende grafiche. A livello nazionale i lavoratori dell'editoria, della grafica e del settore multimediale sono circa 125 mila. L'ipotesi di accordo sarà sottoposta al giudizio dei lavoratori entro la fine di marzo. L'aumento medio previsto dal contratto che varrà dal 1° gennaio 2004 al 31 dicembre 2005 per la parte economica, e fino al 31 dicembre 2007 per quella normativa, è pari a 90 euro per il livello C1 corrisposto in tre rate. La prima rata (40 euro) sarà in busta paga ad aprile, la seconda (38 euro) a gennaio 2005 e la terza (12 euro) a settembre 2005. Nell'intesa, firmata unitariamente da Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil con le controparti editoriali, sono stati recepiti alcuni istituti previsti dalla legge 30 di riforma del mercato del lavoro (contrastata dalla Cgil) come i contratti di inserimento e il part time, anche se i sindacati precisano che nel primo caso sono stati migliorati i rimandi di legge e nel secondo caso sono stati salvaguardati i diritti dei lavoratori. Infine, sempre in rapporto alla legge 30 c'è l'impegno a recepire il contratto di somministrazione una volta completato il quadro legislativo di riferimento, ma "unicamente a tempo determinato". È stato anche esteso al 100% il pagamento della malattia oltre i 180 giorni; le aziende, inoltre, copriranno un ulteriore periodo di 4 mesi al 50%. Tra gli altri punti qualificanti l'aumento di un punto percentuale della maggiorazione sul lavoro notturno che passa così dal 24 al 25%. Prevista anche un'indennità di funzione per i quadri, equivalente ad una garanzia del 7% dei minimi contrattuali.
Ventinove ausiliari firmeranno nei prossimi giorni un contratto a tempo indeterminato, ma part-time, con l'azienda ospedaliera di San Leonardo. Lo ha deciso il direttore generale Domenico Pirozzi, mettendo fine a un contenzioso che vedeva contrapposti da mesi i tredici lavoratori a tempo determinato già in servizio al Ruggi e i sedici disoccupati che erano stati selezionati tramite l'Agenzia per l'impiego (ex Collocamento). La decisione del manager, però, non incontra il favore di tutti. E' infatti scontro tra la rappresentanza aziendale della Cgil e quella della Rdb. I primi sono firmatari dell'accordo che ha portato alla delibera per le assunzioni e hanno organizzato con Rifondazione comunista, per il prossimo 1 marzo, un incontro con i lavoratori. I secondi lo considerano invece un atto contra legem e preannunciano ricorsi alla Regione, all'Autorità giudiziaria e all'Osservatorio sulla trasparenza nella pubblica amministrazione istituito presso la Prefettura. Il contenzioso affonda le radici nei contratti trimestrali per l'assunzione temporanea di tredici ausiliari, contratti più volte rinnovati sino a far nascere l'aspettativa di un posto fisso. Quando è stata avviata la selezione di sedici disoccupati tramite gli uffici dell'ex Collocamento, questa prospettiva è parsa venir meno e si è originata la vertenza. Tra riunioni e tentativi di mediazione i tempi si sono dilatati, fino all'accordo tra una parte del sindacato e i vertici dell'ospedale, siglato alcuni giorni fa e sfociato nella delibera aziendale.
Si sposta in piazza Duomo a Catania la protesta dei 37 dipendenti dell'istituto educativo assistenziale Sacro Cuore convenzionato con il Comune, che da cinque mesi non percepiscono lo stipendio. I lavoratori - autisti, cuochi, insegnanti, assistenti sociali, psicologi e pedagogisti - sono entrati ieri in sciopero, garantendo solo l'attività didattica. Il loro servizio è rivolto a garantire una serie di attività ludiche, ricreative e assistenziali a 145 bambini appartenenti a famiglie disagiate, e ospitati dall'istituto in semiconvitto dalle 7 del mattino alle 19. Fino a martedì i dipendenti del Sacro Cuore avevano continuato a garantire il loro servizio, che sono stati però costretti a sospendere a causa di una situazione divenuta insostenibile.
Incontro interlocutorio, ieri mattina, nella sede della Ferrovia Circumetnea per la vertenza dei settanta lavoratori della Ferrari impegnati nei cantieri per l'ammodernamento della rete della Fce tra Paternò, Biancavilla e Adrano, licenziati nei giorni scorsi. L'incontro è servito a mettere sul tappeto i nodi dell'appalto. I cantieri sono stati chiusi per la mancata prosecuzione dei lavori che sono fermi alla galleria di Biancavilla, il cui sbancamento è stato sospeso dopo la scoperta in zona di residui di polvere di amianto. Si tornerà a parlare della vertenza il 5 marzo, con un nuovo incontro. Nel frattempo i sindacati richiederanno il coinvolgimento dei ministero delle Infrastrutture e dell'ambiente, mentre hanno proclamato lo stato di agitazione dei lavoratori della Ferrari.
A pochi giorni dall’inaugurazione del nuovo padiglione dell’ospedale di Giugliano, i 24 addetti alle pulizie incrociano le braccia per chiedere un contratto a tempo pieno. C’era l’impegno da parte della ditta Epm di trasformare nel giro di poco tempo il contratto a ore in un contratto a tempo pieno e, invece, dal ’98 continuano a lavorare part-time. Così ieri i 24 precari, dopo aver garantito il servizio all’interno della struttura principale del San Giuliano, si sono rifiutati di pulire la nuova ala che dovrà essere inaugurata sabato mattina alla presenza del governatore Bassolino e dell’assessore Tufano. Da maggio 2003 il nuovo padiglione viene pulito dagli stessi lavoratori che effettuano dei turni straordinari. La protesta, sostenuta dal sindacato Silca, potrebbe continuare anche stamattina. I lavoratori chiedono garanzie all’Epm. Il timore è che ricorra ad altri contratti part-time, senza assumere a tempo pieno i 24 già al lavoro.
Si consuma lentamente il dramma degli operai della Cpc, di Castel San Giorgio. I dipendenti non percepiscono un euro dalla fine di ottobre. I macchinari sono fermi, gli operai non hanno avuto un soldo l’enel e la telecom possono chiudere le forniture. Non sono stati pagati i contributi Inps, il denaro e la merce sono sotto sequestro. L’amministratore delegato, in pratica non può toccare un euro e quindi non riesce ad amministrare alcunchè. la legge lo ritiene responsabile, ma la stessa legge non gli permette di operare. Insomma un vortice perverso in cui a pagarne le conseguenze sono gli operai e l’economia della zona. Non è stata effettuata nessuna contrattazione presemina (la scadenza è avvenuta il 16 febbraio scorso) il che significa che la Cpc non potrà effettuare la campagna di trasformazione del pomodoro 2004 e l’immenso patrimonio di strutture sarà costretto alla inoperosità.
Tornano al lavoro gli operai della "Trafomec" di Tavernelle (PG) dopo l’incontro in Regione con la presidente Maria Rita Lorenzetti, a cui hanno partecipato l'assessore regionale al bilancio Vincenzo Riommi, i sindaci di Panicale e Piegaro, Gepafin e Sviluppumbria, dirigenti sindacali di Cgil, Cisl, Fiom, Fim e le Rsu. Ai lavoratori da ormai cinque mesi in attesa di stipendi è stato garantito entro oggi il pagamento di "un primo anticipo di 750 euro".
Sono due gli indagati per la morte di Jonny Damiani, il 29enne operaio di Penne rimasto schiacciato da una lastra di sale mentre lavorava nello stabilimento Solvay di Pesacara. E ieri il polo chimico si è fermato. Otto ore di sciopero e blocco totale della produzione.
Dopo l’incidente sul lavoro in cui un operaio ha perso due dita, i dipendenti del cementificio Sacci di Cagnano (AQ) hanno dato vita ad uno sciopero di quattro ore per sollecitare una maggiore sicurezza nei luoghi di lavoro e per sensibilizzare le autorità preposte a controllare con maggiore frequenza le condizioni di lavoro degli operai.
Quella di domani sarà una giornata di agitazione per i lavoratori impiegati nella produzione e lavorazione del cemento: i dipendenti del settore incroceranno infatti le braccia per otto ore. Lo sciopero è stato deciso in seguito alla rottura, giunta nel corso della settimana scorsa, delle trattative sul rinnovo del contratto nazionale di categoria. Il negoziato è in corso ormai da sette mesi ma le trattative hanno subito una brusca interruzione pochi giorni fa, quando il confronto è entrato nel vivo in tema di salario, previdenza completare e riforma degli inquadramenti. Limitandosi alla questione salariale, mentre i sindacati chiedono incrementi in busta paga pari a 91 euro mensili, l´offerta della controparte datoriale, rappresentata da Federmaco si è fermata infatti fino ad ora a 84 euro.
Sulla questione dei cinque lavoratori assunti dalla cooperativa sociale Aurora, licenziati lo scorso dicembre, nuovamente assunti e infine ancora licenziati è intervenuta la Cgil che, attraverso il segretario della funzione pubblica, Antonio Cirillo, ha voluto rendere noto che il sindacato in questi giorni ha presentato alla direzione provinciale del Lavoro la richiesta di attivazione delle procedure di conciliazione tesa ad evidenziare e contestare quelle che loro considerano inadempienze e superficialità dimostrata dal Comune di Vibo Valentia, in merito alla gestione di alcuni servizi sociali ed in particolar modo di quelle che hanno a che fare con i minori a rischio. Con il licenziamento delle cinque unità lavorative per il sindacato confederale la cooperativa ha violato le condizioni basilari sancite dall'avviso pubblico di gara.
È stata la prima azienda italiana specializzata nella produzione dello yogurt su scala industriale, forte del rivoluzionario metodo per la conservazione del latte fermentato inventato nel dopoguerra dal fondatore, l’ungherese Lumir Leo Vesely. Oggi, scalzata dallo storico ruolo di leader del mercato nazionale, la Yomo attraversa un periodo di grave crisi. Nello stabilimento di Pasturago di Vernate, aperto 34 anni fa, dove si concentra l’intero ciclo produttivo, 70 dei 350 dipendenti sono in cassa integrazione straordinaria e in estate andranno in mobilità. Per altri 200 è stata inoltre avviata la cassa integrazione ordinaria. Risultato: si lavora solo alcuni giorni a settimana, in un clima di totale incertezza. Rischiano il posto anche i dipendenti dei marchi controllati da Yomo (Torre in Pietra, Mandriot, Pettinicchio e Merlo): 800 persone che lavorano negli stabilimenti di Lazio e Piemonte. Ieri, nella mensa aziendale di Pasturago, si è svolta un’affollata assemblea nella quale i sindacati hanno programmato una giornata di mobilitazione per il 15 marzo.