| lunedi 19 gennaio 2004 - snaterinforma |
NOTIZIARIO a cura del Centro di Documentazione e
Lotta
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02/01-16/01/2004
Il governo chiede insistentemente la revoca della protesta. In particolare, il ministro delle infrastrutture Lunardi, annunciando che seguirà personalmente le trattative, ha chiesto ai sindacati "una tregua per affrontare i problemi con animo più sereno". Per la Filt Cgil, "se la trattativa partirà con il piede giusto, il sindacato è pronto ad accogliere l'invito del ministro Lunardi, e annullare la protesta". Il presidente di Alitalia Giuseppe Bonomi si è detto disponibile a trovare soluzioni alternative, "pur tenendo fermi gli obiettivi del piano": aumento dell'Ebidta al 15%-17% nel 2006 e dei ricavi di circa un miliardo di euro dal 2004 al 2006; aumento della produzione del 10% all'anno; 538 milioni di euro di risparmi - attraverso un "efficientamento" - entro il 2006.
Ferie strane al Virgin megastore di piazza Duomo a Milano, cominciate all'improvviso e all'insaputa dei dipendenti con una serrata il 24 dicembre. Il megastore milanese, il primo Virgin aperto in Italia nel 1991, con il patron Richard Branson in carne e ossa a fare gli onori di casa, è sull'orlo del fallimento. Una sorte analoga incombe sugli altri tre negozi della catena a Bologna, Padova e Bergamo. Dal 2002 sui quattro megastore non batte più la bandiera britannica del poliedrico fondatore ma quella più modesta di San Marino dove ha sede la Titan Sound di Lauretta Alessi. Nel giugno del 2002 l'imprenditrice aveva acquisito la Virgin Retail Italy srl con idee di grandezza. La musica è stata tutta diversa e le perdite sono diventate una voragine. Tra gennaio e marzo dell'anno scorso un terzo dei 45 dipendenti sono stati licenziati (falcidiati i punti vendita di Milano e Bologna). I 15 ex dipendenti vantano un credito di 150 mila euro per liquidazioni non corrisposte e hanno chiesto il pignoramento dei beni della società. Autogrill, che subaffitta a Virgin il sotterraneo nel palazzo in piazza Duomo di proprietà del Comune, vanta un anno di affitto arretrato e ha chiesto il fallimento di Virgin Italy. Da ultimo, qualche settimana fa, Titan Sound è stata dichiarata fallita. Questo bel quadretto lascia poche speranze ai lavoratori del megastore di piazza Duomo. Martedì scorso i lavoratori hanno fatto un volantinaggio in piazza Duomo.
A rischio posti di lavoro e 4300 capi di bestiame. La vicenda dell Cirio di Piana d Monte Verna si intreccia con quella della Eurolat. La situazione è critica anche alla Cirio Ricerche, il più grande centro di ricerca agroalimentare in Italia tra i primi in Europa, dove i 24 dipendenti sono senza stipendio già da due mesi. La situazione è drammatica. Oltre allo stipendio che viene negato, i dipendenti sono anche senza telefoni in quanto la Telecom ha interrotto per morosità tutte le linee telefoniche dell'azienda. Non funzionano più i riscaldamenti perchè le ditte fornitrici non sono disposte ad approvigionare di gasolio. L'impresa di pulizia ha interrotto i servizi, così anche le ditte esterne alla manutenzione degli impianti e della mensa aziendale. Non meno drammatica la situazione per la Cirio Agricola dove, oltre l'incertezza del futuro per tanti lavoratori, c'è il rischio che 4300 bovini tra qualche giorno non potranno più essere nutriti. Oltre la crisi che sta attraversando l'azienda per il dissesto Cragnotti, si è aggiunto anche il caso Parmalat unico cliente per la fornitura del latte. L'azienda ha un’autonomia di pochi giorni per il foraggio dei capi di bestiame.
Il fallimento della "Bullonerie meridionali" dei Langè contribuisce ad allargare la crisi di un'area, quella del Calaggio a Lacedonia, che, ormai da mesi, ha perso i fasti di un tempo. La crisi attanaglia anche la Mulat, la Omi e la Itc. Si sta pensando di istituire un comitato di sindaci e lavoratori che possa operare in maniera unita per chiedere maggiore rispetto dell'area industriale del Calaggio e dell'alta irpinia tutta.
Diciannove ex operai del dismesso stabilimento caleno Moccia, aderenti alla società operaia di Zuni, si sono costituiti in giudizio contro la società di produzione di laterizi, per il riconoscimento dei danni derivanti dai tanti anni di lavoro esposti all'amianto ed ad altri agenti chimici dannosi per la salute. Questi diciannove lavoratori intendono ricevere un indennizzo per l'esposizione prolungata all'amianto e per il consequenziale disagio arrecato alla salute loro e dei famigliari. Con la chiusura dello stabilimento e con il fallimento delle politiche di mobilità e di lavori socialmente utili istituiti dal comune di Calvi, fu dato loro un rapido "ben servito", e furono lasciati senza aver versato i contributi per il raggiungimento della pensione.
Lo spettro della chiusura dello stabilimento Amcor di Ascoli Piceno pende come una spada di Damocle sulla testa di sessantadue tra operai e impiegati e delle loro famiglie. Anche sabato è proseguito davanti ai cancelli della fabbrica, che produce bottiglie e contenitori in plastica, ed è parte di una multinazionale australiana con sede europea a Barcellona in Spagna, un presidio spontaneo tenuto dalle maestranze. Allo stato attuale nessun documento ufficiale sembra aver stabilito lo smantellamento del sito produttivo, ma il clima che si respira dentro e fuori l’azienda è quello di una quiete irreale che sembra preannunciare la tempesta. Le commesse e il lavoro non sono calati e si continua a produrre per alcune delle più grandi società italiane e straniere. E tuttavia i segnali negativi sembrano essere maggiori di quelli positivi. A cominciare da una conferma proveniente da ambienti sindacali provinciali: esiste una lettera di convocazione delle parti per un giorno imprecisato del mese di gennaio e nella quale è scritto che "l’incontro è stato indetto per definire il destino dello stabilimento".
Non sarà un ritorno in fabbrica tranquillo per i lavoratori della Optimes che riaprirà i battenti mercoledì. Dalle 8.30 davanti ai cancelli dello stabilimento, i dipendenti hanno organizzato un sit-in per protestare sul fatto che ancora non hanno ricevuto la tredicesima e lo stipendio di novembre. I lavoratori sono in subbuglio anche perché la proprietà non ha ancora pagato nemmeno alcuni contributi come quello del Tfr, della cassa integrazione, della liquidazione e due quote del Fondo Cometa. Ora la fabbrica è chiusa ma non si sa se per ferie o per cassa integrazione.
I posti di lavoro della cooperativa "Estia" e di tutte quelle che gestiscono il servizio di pulizia all’Università sono salvi (Cofathec, Brillante eccetera). I responsabili della Sistema hanno trovato la soluzione, così come previsto dall’articolo 4 del Ccnl delle Pulizie e servizi, per riassumere tutti i lavoratori adibiti al servizio di pulizia dell’Università. L’Università il 31 dicembre scorso ha rescisso il contratto con la Cofathec e, di conseguenza, con tutte le altre cooperativa subappaltanti: Estia, Brillante e ad altre minori. Mediante la Consip, l’Università ha assegnato l’appalto alla Manutentcoop di Bologna, che a sua volta ha subappaltato alla Sistema dell’Aquila. E sarà proprio questa ditta a riassorbire gli interi organici della Estia, della Cofathec e delle altre ditte che gestiscono le pulizia all’Università per un totale di oltre 60 lavoratori.
Cassa integrazione al Consorzio agrario di Basiliano (UD). Trentaquattro dipendenti su centonovanta, distribuiti su tutta la regione, hanno ricevuto la lettera che segna l'avvio del periodo di cassa integrazione guadagni dal 1 gennaio al 28 febbraio: 80 per cento dello stipendio, paura per il futuro. Il Consorzio è una struttura ramificata che copre l'intero comparto agricolo: essiccatoi, mangimificio Electa, rivendita e manutenzione di macchine agricole, sementi, fertilizzanti, impianto di irrigazione, lubrificanti e carburanti per l'agricoltura, persino l'assicurazione Fata che rientra nel gruppo Generali. Negli anni sono state ridotte le filiali ed è stata concentrata la rete di vendita sul territorio. Lo scorso anno è avvenuto il cambio della guardia alla guida di quella chi si può considerare, con i suoi 90 milioni di euro di fatturato e trenta punti vendita in regione, la più grande cooperativa del Friuli Venezia Giulia nella commercializzazione e lavorazione dei prodotti agricoli. Dal 1 febbraio dello scorso anno il consiglio di amministrazione presieduto da Fabio Benedetti, ha nominato direttore generale Giorgio Del Cero, 56 anni, già in carica dal 1990 al 1992 e fino al 2002 direttore del Consorzio agrario di Vicenza e Verona.
La segreteria territoriale delle Rdb (Rappresentanze di Base) dei Trasporti hanno proclamato uno sciopero di quattro ore per i lavoratori della Sti (la società che dal 1 gennaio 2003 gestisce il servizio di trasporto pubblico urbano nella città capoluogo). L'iniziativa di protesta verrà effettuata dalle 10.29 alle 14.29 del 19 gennaio, "fatti salvi - precisano dalle Rdb - gli obblighi di sicurezza degli impianti e la ripresa del servizio". Uno sciopero che arriverà proprio in coincidenza della data fissata dal Sti per l'entrata in vigore del nuovo programma di esercizio. Nella lettera inviata ieri mattina, le Rdb attaccano duramente la Sti, contestando alcune gravi omissioni. "L'azienda - scrivono dalla segreteria delle Rdb - dopo un anno di gestione del servizio urbano, non ha ancora regolarizzato le assunzioni del personale ed ha omesso di effettuare le dovute comunicazioni presso la sezione Circondariale per l'Impiego. L'inadempimento della Sti ha stravolto il normale iter del collocamento e la stabilità di impiego dei lavoratori del servizio urbano: infatti, dai certificati storici richiesti dei lavoratori al Centro per l'Impiego di Potenza, non risulta l'avviamento al lavoro per l'anno 2003". I lavoratori sono sul piede di guerra. Del resto, in un anno esatto, le richieste avanzate dai sindacati sono rimaste sempre le stesse.
Clima di tensione alla Sipi di Viggiano (PZ), azienda che si occupa di produzione software e che occupa circa 30 unità tra Viggiano e la sede di Roma. I dipendenti non ricevono lo stipendio dal mese di ottobre: tre mesi di ritardo si sono tradotti in una protesta formalizzata dalla Fiom-Cgil che ieri ha dichiarato lo stato di agitazione. L'azienda è sorta grazie ai finanziamenti pubblici concessi con il Contratto d'Area della provincia di Potenza. La Fiom chiede un incontro urgente ai vertici dell'azienda per giungere ad una soluzione della vicenda. Il direttore della Sipi, Roberto Fittipaldi, dichiara: "Domani pagheremo gli stipendi. Il ritardo è stato dovuto ad una questione burocratica. Stiamo ancora aspettando l'ultima tranche dei finanziamenti della Regione che ammonta a circa 6 miliardi delle vecchie lire".
Comincia la lotta dura. Davanti i cancelli scatta il presidio permanente dell'azienda. Licenziamenti dei dipendenti esternalizzati, affidati alla Tnt, presso la Mf Componenti-gruppo Teleinvest (ex-Alcatel) di Maddaloni (Caserta): il nuovo anno si apre con le proteste ad oltranza. Dal 1 gennaio, i lavoratori (con 35 anni di anzianità aziendale) sono stati esplusi dal ciclo produttivo e hanno perso il diritto di entrare in fabbrica. Dalla parte delle vittime dell'outsourcing, si sono schierati tutti i dipendenti (operai e impiegati).
Sciopero contro la Tra.Sco., la società mista a maggioranza del Comune di Pontinia. Lo sciopero, annunciato per i giorni di lunedì 12 e martedì 13 gennaio, riguarda le richieste di stabilizzazione degli orari, delle qualifiche e del regolare contratto di appartenenza.
La crisi occupazionale nel territorio piceno, dove nel solo 2003 si sono persi la bellezza di 1.800 posti di lavoro, è sempre di più una triste realtà. Segnali di rallentamento sembrano interessare negli ultimi mesi anche l’Sgl Carbon, fabbrica che fa sempre di più fatica a mantenere i suoi livelli occupazionali attuali (circa 220 addetti). Nello stabilimento è stato chiuso uno dei forni. L’azienda intende favorire "la mobilità volontaria" dei lavoratori, o il loro mancato rimpiazzo in caso di pensionamento. Da un lato solo una parte dei giovani che dovevano essere assunti nel 2003 (circa 30) è stata concretamente impiegata alla Carbon. Dall’altro non si prevederebbe nessun piano di copertura del buco rappresentato dai 30 operai anziani in via d’uscita dalla fabbrica, tutti dipendenti che avrebbero i requisiti per andare in pensione, anticipata o meno per aver lavorato almeno dieci anni in condizioni difficili accanto a materiali in amianto (sconto di 5 anni in base all’art.47 della Finanziaria 2004). Questo fatto è giudicato una vittoria da molti esponenti, politici e sindacali del centrosinistra nella provincia, ma nel contesto della vicenda Carbon sembrerebbe aprire la strada ad un progressivo ridimensionamento dell’organico.
Maurizio Sacconi, sottosegretario al Welfare, ha annunciato: stipendi pubblici differenziati tra Nord e Sud; rafforzamento della contrattazione territoriale e aziendale per i privati, a discapito del contratto nazionale; mantenimento degli aumenti sulla base dell'inflazione programmata; la graduale e inesorabile abrogazione dell'articolo 18 (approvando la 848 bis, tanto contestata nei mesi scorsi). Questa l'agenda del governo in tema di lavoro, da realizzare subito dopo il confronto sulle pensioni - dal 12 gennaio, fa sapere Sacconi - e comunque entro il primo maggio, festa di tutti i lavoratori. Che arriveranno al concerto di San Giovanni - unica mobilitazione che sanno esprimere CGIL CISL UIL - praticamente in mutande. Il governo punta a tagliare di netto gli stipendi pubblici del Centro-Sud: "Bisognerebbe - ha detto Sacconi - ragionare sull'articolazione degli stipendi a seconda dei territori. Perché un agente di polizia deve avere lo stesso stipendio a Catanzaro e a Milano? Dobbiamo discutere senza pregiudizi e tabù". Il vice di Maroni ha poi spostato il mirino sui contratti privati, affermando che dovrebbe essere rivisto il modello contrattuale dando più spazio al livello territoriale e aziendale, concentrando su questo piano il recupero della produttività: "La revisione dell'accordo di luglio sul modello contrattuale - ha detto - deve essere fatta dalle parti sociali, ma il governo è disposto a prevedere una maggiore decontribuzione per il salario erogato sul secondo livello". Per quanto riguarda la parte dell'accordo del luglio `93 che concerne la cosiddetta politica dei redditi - quella che prevede la trattativa contrattuale nazionale sulla base dell'inflazione programmata e del recupero ex post della differenza tra inflazione programmata e reale nel biennio precedente - Sacconi sostiene che "il malessere sociale diffuso sul tema dei salari" non debba giustificare la revisione del modello. Novità, infine, sulla riforma dell'articolo 18 partorita da governo, Confindustria, Cisl e Uil con il Patto per l'Italia, e tenuta fino a oggi nel congelatore della delega 848 bis: "Siamo determinati - afferma il sottosegretario - ad approvare la legge sugli ammortizzatori sociali e la modifica dell'articolo 18 entro il primo maggio. La finanziaria prevede lo stanziamento dei soldi per gli ammortizzatori a partire da quella data".
Nelle ferrovie francesi, ieri notte hanno scioperato gli adetti ai vagoni-letto per l'Italia, che sono quindi stati soppressi: i dipendenti della compagnia Sud Europe Services denunciano il fatto che la Sncf, le Fs francesi, abbiano deciso di non ricorrere più ai loro servizi. Saranno gli italiani ad assicurare il servizio sui treni Parigi-Roma o Parigi-Venezia. Sud Europe Service afferma che ci sono 250 posti di lavoro a rischio. Il personale italiano costa fino al 60% di meno del personale francese. Per un viaggio Parigi-Roma, i francesi hanno diritto a 4 giorni di riposo, mentre gli italiani solo a 2 o 3. Il personale italiano viene fatto partire più sovente ed è pagato meno. Riunione tra i sindacati per discutere la proposta della Cgt-ferrovieri di uno sciopero nazionale per il 21 gennaio. In primo luogo c'è la protesta contro il "risanamento" del trasporto-merci, un tempo prospero in Francia ma che da anni perde terreno malgrado i problemi ambientali sollevati dall'espansione del trasporto su gomma. La Sncf vuole ristrutturare, per evitare di accumulare perdite. Un secondo motivo dello sciopero è il blocco dei salari: nel 2003 non ci sono stati aumenti mentre l'inflazione è salita al 2,5%. Infine, il netto rifiuto dell'idea che gira nella maggioranza di destra: istituire un "servizio minimo" nei trasporti. Per i sindacati si tratta di una limitazione al diritto di sciopero. In Francia gli scioperi nei trasporti sono tradizionalmente i più duri e duraturi, perché la categozia dei ferrovieri è ancora protetta con i diritti conquistati nel passato. Ma la precarizzazione crescente dei lavoratori fa calare la minaccia di un giro di vite sui diritti anche per le categorie considerate più garantite.
Bassi salari, pessime condizioni di lavoro, compiti ripetitivi. Alcuni call center britannici impongono ai lavoratori condizioni degni delle fabbriche dell'età vittoriana. Lo asserisce una ricerca commissionata dall'Health and Safety Executive dove vengono descritte persone "depresse e demoralizzate". Senza alcun potere di difesa, costretti ai loro desk, obbligati a rispondere senza posa alle telefonate, con appena due secondi di stacco fra una chiamata e l'altra. Il settore impiega in Gran Bretagna circa 790mila persone ma le imprese continuano a trasferire i centralini all'estero. L'India è, come noto, tra i paesi preferiti.
Dal 24 ottobre prossimo non potranno più esserci co.co.co., e dovranno essere sostituiti dai nuovi "contratti a progetto", dei veri e propri subordinati, senza però le tutele e le retribuzioni di questi ultimi. Ieri è stata pubblicata la circolare del ministero del welfare che definisce campo di applicazione, requisiti qualificanti, corrispettivi, e tutele. Le nuove collaborazioni devono essere caratterizzate dall'autonomia del collaboratore, dalla coordinazione con il committente e "dall'irrilevanza del tempo impiegato per l'esecuzione della prestazione" anche se il provvedimento precisa che tra le forme di coordinamento della prestazione "sono comprese anche forme di coordinamento temporale". Il collaboratore a progetto - secondo la circolare - "può operare all'interno del ciclo produttivo del committente e per questo deve necessariamente coordinare la propria prestazione con le esigenze dell'organizzazione del committente". Il coordinamento può riferirsi sia ai tempi di lavoro che alle modalità di esecuzione del progetto o del programma di lavoro "ferma restando l'impossibilità del committente di richiedere una prestazione esulante dal progetto". Per determinare i compensi, "non potranno in alcun modo essere utilizzate le disposizioni in materia di retribuzione stabilita per i lavoratori subordinati".
Lo sciopero degli uomini radar è stato un successo. Come i tranvieri, i controllori di volo aderenti all'Enav sono in lotta per un rinnovo che aspettano ormai da più di due anni, dato che il contratto è scaduto il 31 dicembre 2001. Ieri si sono fermati dunque per otto ore, dalle 10 alle 18, con adesioni del 70% e punte del 100%. Una caterva i voli cancellati dalle compagnie: 264 a Roma Fiumicino, 159 a Milano Malpensa, 72 a Venezia, 48 in Toscana, 40 a Napoli, mentre anche negli aeroporti esteri, come in Germania e in Gran Bretagna, sono rimasti a terra decine di aerei. Le adesioni più alte a Cagliari, Catania, Torino, Venezia, Reggio Calabria (100%), a Padova (93%), a Napoli (92%), a Roma (90%), a Bologna (87%), a Milano (81%), a Brindisi e Torino (80%). Hanno incrociato le braccia non solo i controllori, ma anche gli esperti di assistenza al volo, i meteorologi: l'organico Enav conta circa 3400 persone, chiamate il prossimo 20 febbraio a un nuovo sciopero, convocato dalle altre sigle sindacali (Cgil, Cisl, Uil, Licta, Cila Av e varie minori). I dipendenti dell'ente nazionale aviazione civile chiedono un aumento medio di circa 150 euro al mese, per 14 mensilità: una cifra che dovrebbe coprire il differenziale del biennio 2000-2001 e l'inflazione reale 2002-2003. L'Enav ha detto di essere disposta a riconoscere solo l'inflazione programmata per il 2002-2003, e per giunta in cambio di un aumento dell'orario di lavoro del 15%. Come è avvenuto di recente con i tranvieri milanesi, che hanno ricevuto un'offerta analoga dall'azienda di trasporti locali Atm. Un altro punto dolente della vertenza riguarda il riordino delle postazioni e il mantenimento degli standard di qualità e sicurezza del servizio. Dall'anno scorso è stato avviato quello che l'azienda definisce "efficientamento" e che è piuttosto una riduzione delle postazioni. Con il traffico aereo in aumento, l'Enav riduce le squadre di una persona, e punta a offrire più servizi con lo stesso organico. Il mondo sindacale dei controllori di volo è in piena riorganizzazione. L'Anpcat, con il fine di ridurre la parcellizzazione delle sigle (se ne contano 12 o 13 nel settore), si sta gradualmente fondendo con Licta e Cila Av, portando così il nuovo coordinamento a coprire i due terzi degli iscritti alle organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori.
Messa in liquidazione la Kingcom spa la società di telecomunicazioni che operava prevalentemente nel sud Italia ed in particolare in Basilicata e Campania dov’era impegnata a Salerno nel cablaggio della città. Nello scorso mese di settembre il ministro delle Attivita produttive, Antonio Marzano, su indicazione del Coordinamento Incentivi alle Imprese, revocò il contributo di 2 miliardi e 800 milioni di vecchie lire concesso a Kingcom per la realizzazione di un progetto nel settore tlc che avrebbe garantito fra l’altro sessantuno assunzioni. Il presidente del Comitato di coordinamento istituzionale per le politiche del lavoro della Regione Basilicata spiegò che i contributi, concessi sulla base della legge 488, erano stati revocati perché la società non aveva portato avanti il progetto presentato. La messa in liquidazione della società lascia nel forse centotrenta lavoratori fra Salerno e Potenza che ieri mattina hanno ricevuto la lettera di licenziamento e che si sono incontrati nel pomeriggio nella sede salernitana della Cgil.
Lo sciopero degli autoferrotranvieri è riuscito oltre ogni aspettativa, soprattutto se si pensa che era stato indetto dalle organizzazioni di base. I lavoratori, aderendo con cifre che si aggirano tra l'80 e il 90%, con punte del 100% nelle grandi città, hanno voluto lanciare un chiaro messaggio ai sindacati confederali, alle controparti e al governo: l'intesa firmata in dicembre non ci piace, bisogna tornare a trattare. Fasce di garanzia rispettate: anche le aziende di trasporto locale sono state costrette ad ammettere che le percentuali di adesione erano alte. Secondo il coordinamento nazionale di lotta degli autoferrotranvieri - questa la sigla dei lavoratori autorganizzati, con la confluenza delle organizzazioni di base - le adesioni hanno raggiunto il 100% a Bologna, Venezia, Genova, Napoli e Ischia, il 95% a Roma e Milano, oltre il 90% a Firenze e Trieste, l'80% a Udine, il 70% a Gorizia, Bari e Foggia, il 50% a Torino. Male è andata la Calabria, con astensioni pressoché nulle. Significativo il fatto che l'Asstra, associazione delle controparti, abbia diffuso cifre che per città come Milano, Napoli e Bologna toccano il 75%, a Genova l'80%, a Brescia il 90%, a Roma il 60%, anche se poi facendo la media con altre realtà fornisce il dato finale del 25%. Eloquente la protesta degli autoferrotranvieri bolognesi, che hanno portato davanti alla prefettura della città un bidone di ferro con su scritto "accordo autoferro". Per i prossimi giorni non si escludono nuove azioni di lotta, come la messa in atto dei "bus lumaca". Un'iniziativa questa già attuata ieri dagli autisti fiorentini.
Tornano a manifestare gli insegnanti, i genitori e gli studenti che difendono il tempo pieno nelle scuole. Una protesta capillare, che ha coinvolto famiglie di tutti gli strati sociali, scuole di ogni parte d'Italia, uniti nell'opposizione al primo decreto attuativo della riforma Moratti, ormai (quasi) in dirittura d'arrivo. Sabato 17 gennaio, alle 14, partirà da piazza della Repubblica a Roma una manifestazione nazionale per cercare di scongiurare che il Consiglio dei ministri dia semaforo verde al decreto. Lunedì inizierà l'esame del testo da parte delle commissioni cultura del parlamento, e per l'occasione è stato indetto un sit-in a piazza Montecitorio (ore 17) mentre da Bologna, Firenze e altre città arriveranno delegazioni del "Coordinamento per la difesa del tempo pieno" nato spontaneamente diversi mesi fa. Porteranno le firme raccolte per chiedere di non cancellare quel particolare modello pedagogico che va sotto il nome di tempo pieno e prolungato: sono già 110 mila. Il testo ridefinisce il primo ciclo di istruzione (elementari e medie) e la scuola dell'infanzia. Gli elementi principali sono la diminuzione del tempo scuola e la personalizzazione dei percorsi di studio, "contrattati" direttamente con le famiglie. Alla scuola elementare tre ore settimanali saranno "opzionali", le famiglie dovranno cioè decidere, in base all'offerta delle scuole, quali attività far seguire ai propri figli. Viene inoltre introdotta la figura del "maestro prevalente", cioè un insegnante che avrà un ruolo preminente rispetto agli altri, tornando indietro di anni rispetto al modello sancito dalla riforma del '90. Viene inoltre introdotto l'anticipo scolastico: alla scuola dell'infanzia potranno essere iscritti i bambini che compiono 3 anni entro il 30 aprile dell'anno riferimento, mentre alla scuola elementare potranno essere iscritti i bambini che ne compiono sei entro la stessa data. Per quanto riguarda il tempo pieno l'orario viene spezzettato settimanalmente come segue: 27 ore obbligatorie, 3 opzionali, più un massimo di 10 ore di tempo mensa. Il tempo pieno non significa soltanto stare per 40 ore a scuola, parcheggiati dai genitori, ma seguire un piano educativo molto preciso che segue una logica lineare, prevede la collaborazione tra gli insegnanti, individua anche nel tempo mensa un momento di apprendimento.
Niente di più eterno di un cimitero, niente di più precario del futuro di chi ci lavora. Almeno per quanto riguarda i dieci dipendenti della ditta Caschili che fino a oggi hanno garantito la pulizia e il decoro dei camposanti della città. Col cambio d’appalto tra la vecchia impresa e la nuova, la Alhambra’s Garden, sono rimasti disoccupati. I sindacati denunciano che nei passaggi di appalto i lavoratori devono essere assorbiti dall’azienda subentrante, altrimenti si arriverebbe alla precarizzazione totale del lavoro. L’amministrazione comunale di Cagliari "ha omesso di indicare nel bando la clausola di assorbimento della precedente manodopera", come denunciano i sindacati. D’altronde, la Alhambra’s Garden (che ora offre a cinque lavoratori "alternative occupazionali generiche, a tempo determinato e in alcuni casi senza la data d’inizio") ben sapeva della presenza dei lavoratori.
Subito uno sciopero: è la proposta dello Slai Cobas dell'Aticarta di Rovereto che ha proposto alla Rsu interna un atto dimostrativo forte per esprimere solidarietà ai colleghi della Filtrona e per "dare un primo avvertimento ai padroni, ai politicanti, ai sindacati concertativi che coi lavoratori Aticarta non si gioca. Da sempre - recita il volantino distribuito all'Aticarta - ci siamo opposti alle privatizzazioni poiché il loro costo è sempre stato scaricato in diversa maniera sulle spalle dei lavoratori, della povera gente. Anche questa volta è capitato". Lo Slai Cobas provinciale ieri ha fatto volantinaggio in città per chiedere interventi più concreti a favore dell'occupazione.
Una giornata di sciopero, il prossimo 20 gennaio, e un'assemblea permanente fissata per martedì 13. L'agitazione riguarda il reparto di Chirurgia generale ed è stata indetta dalla Casil, che chiede al manager Pirozzi la convocazione di un incontro.Sotto accusa ci sono le modalità di gestione del reparto, con soli due infermieri e carenza di materiali. Il sindacato autonomo degli infermieri parla di un'organizzazione "precaria e confusionale", che danneggerebbe sia i lavoratori che i degenti. E' possibile che alle iniziative di protesta aderiscano anche i medici, alcuni dei quali avrebbero preannunciato per la giornata di lunedì la stesura di un documento.
Sono pronti a mobilitarsi ad oltranza bloccando tutte le attività i 75 dipendenti dell’Agenzia delle Entrate di Chieti che rivendicano il rinnovo del contratto economico e normativo 2001/2002 per il quale è già stato proclamato uno sciopero nazionale per venerdì 16 gennaio. I tanti problemi della categoria sono stati discussi durante un’assemblea del personale che si è tenuta presso la sede dell’Agenzia in Viale Unità d’Italia a Madonna delle Piane. "Non sappiamo chi siamo, statali, parastatali, quasi privati o in via di diventarli, non abbiamo più un’identità giuridica - dice il segretario provinciale del sindacato Flp. È emerso nell’assemblea uno stato generale di malessere. Si potrebbe arrivare ad un vero sttato di agitazione generale, anche ad oltranza. Dal 1° gennaio 2001 le Intendenze di Finanza sono state trasformate in Agenzie fiscali del Ministero delle Finanze. Prima il personale era specializzato nei vari settori: Iva, Imposte diette, Registro ed altre competenze fiscali limitate e specifiche; ora deve avere competenza generale e specialistica su quasi tutta la materia fiscale. E tutto questo senza alcuna gratificazione al personale, da più di 2 anni senza contratto economico ed in attesa di quello normativo.
Stefano Battaglia, Rsu Fim-Cisl della Keller sostiene che "la Regione, se vuole, da martedì tratti pure con AnsaldoBreda per accontentare le giuste rivendicazioni dei nostri colleghi operai. Ma sappia che per ogni giorno di tempo che perderà, noi arrecheremo un danno alla città e alle istituzioni". Quindi, da domani ogni giorno i 320 operai della Keller scenderanno in strada con proteste a macchia di leopardo. Si comincerà con un sit-in davanti ai cancelli della fabbrica di via Maltese, poi un corteo che da viale Strasburgo raggiungerà piazza Indipendenza, dove ha sede la presidenza della Regione. Ma pare di capire che potrebbero essere adottati quei metodi che nel 1989 resero tristemente famosi i dipendenti dello scomparso Giovanni Salatiello, con atti di guerriglia che sfociarono in rappresaglie contro la città. Il tira e molla da parte della Regione sembra sia durato troppo. Da diciotto mesi gli operai della Keller attendono che il loro padrone, l'imprenditore aretino Piero Mancini, possa acquistare parte dell'Imesi di Carini e ricominciare a lavorare nel nuovo sito. Hanno usufruito per due volte della cassa integrazione, anticipata dall'azienda a causa dell'ostruzionismo di un funzionario del ministero del Welfare che ritarda le proroghe e i pagamenti. In più, non si sblocca la trattativa con la gestione commissariale della ex Keller per il pagamento delle spettanze residue. Gli operai sono indebitati e temono che l'operazione Imesi salti e che Mancini abbandoni.
A sole 24 ore dall'annuncio di tagli occupazionali pari a 50 posti di lavoro al Call center dell'Atesia (sui 450 lavoratori globalmente in servizio per la società facente capo alla Telecom Italia), un'altra tegola si abbatte sulle speranze di lavoro. Altri 37 lavoratori interinali applicati nella qualità di consulenti al Call center unico delle Poste, sono stati infatti licenziati il 31 dicembre scorso dai vertici aziendali. Un inizio 2004 insolitamente amaro per troppi lavoratori. Il taglio di 37 posti di lavoro al Call center poste, è giunto come un fulmine a ciel sereno. Si pensava che il sito di Caltanissetta fosse ulteriormente potenziato a breve, per via di lavori a 30 nuove postazioni di lavoro ormai ultimati. I 37 tagli al Call center poste, si aggiungono ai 15 licenziamenti già in atto al Centro operativo poste di Caltanissetta, ridimensionato per il consentire il potenziamento dei Cpo di Palermo e Catania.
Ci sono inquietanti interrogativi dietro la morte dell'operaio senegalese Masseye Diop, avvenuta giovedì a Ripe san Ginesio, una piccola località del maceratese. Diop lavorava presso il calzaturificio Pumac. Intorno alle 13,30 è stato schiacciato da un pesante macchinario all'interno della fabbrica, che sarebbe stato riparato recentemente. Nonostante la gravità dell'incidente non sarebbe stato richiesto l'intervento del 118, ma questo sarebbe avvenuto solo dopo diverso tempo. Solo alle 16 Diop è giunto in gravissime condizioni all'ospedale dove, nonostante un intervento chirurgico, è deceduto. A rendere ancora più tremenda la vicenda c'è anche il cambio di ambulanza al quale è stato sottoposto l'operaio, che ha aggiunto ritardo a ritardo. Masseye Diop aveva 53 anni, era iscritto alla Cgil e viveva a Macerata. Era sposato con quattro figli, che manteneva con il proprio lavoro. Sulla vicenda è aperta anche un'inchiesta giudiziaria.
Ippodromi chiusi per sciopero, indetto a livello nazionale (si corre solo a Siracusa). Cancelli sbarrati, anche se all'interno gli allenamenti continuano, e nessuna corsa dal 30 dicembre. Protestano compatte tutte le categorie ippiche (guidatori del trotto, fantini del galoppo, allenatori, proprietari dei cavalli) contro la decurtazione dei montepremi del 5% e l'assoluta mancanza di programmazione del settore (il calendario delle corse negli ippodromi italiani è stato redatto nella settimana di Natale, e solo per gennaio 2004). Per risolvere la situazione sono stati programmati tre incontri con il ministro Alemanno: il primo è saltato. Lunedì 5 si è tenuto il secondo incontro da cui dipende la ripresa o meno delle corse.
Stamani, a partire dalle ore 10, i lavoratori della Ventura faranno un sit-in davanti alla Prefettura per manifestare il disagio d'aver perso il posto di lavoro e per chiedere tutela alle istituzioni locali; nel pomeriggio si svolgerà l'incontro tra la Cgil e i rappresentanti dell'azienda. La ditta di recapito espressi Ventura chiude i battenti e tutti e 34 i dipendenti hanno ricevuto una lettera che annuncia il termine del rapporto per cessazione dell'attività. La Cgil chiederà pure il coinvolgimento di Poste Italiane in questa vertenza dal momento che la ditta Ventura contava da parecchi anni su un appalto di recapito di raccomandate assicurate proprio per conto di questo ente.
I sindacati intendono mobilitarsi per difendere i posti di lavoro di Parmatour, l'azienda turistica fondata dai Tanzi. Per domani è stato fissato un incontro con la proprietà per avere chiarimenti alla luce dei presunti buchi di bilancio e del taglio della biglietteria ferroviaria da parte di Trenitalia. Obiettivo, fare di tutto per far rientrare Parmatour nella gestione straordinaria del commissario di Parmalat Enrico Bondi. La questione di Parmatour sembra interessare poco forse perché si sperava in Sviluppo Italia che la potesse comprare, ma è ormai evidente che molte cose non vanno ed anche qui si rischiano molti posti di lavoro. Si tratta di un totale di dipendenti superiore a mille se si considerano gli stagionali, e 250-300 nella sola Parma.
Secondo Carlo Cribio, 28 anni, tranviere, la gente ancora non sa che, "per esempio i famosi 81 euro di aumento sono lordo e che sono parametrati sul personale più anziano". Per chi è più giovane e guadagna 1.100 euro, l'aumento è di 73 euro, lorde. "L'aumento non ci fa schifo ma i patti parlavano di 106 euro, siccome la contrattazione a livello nazionale è chiusa pretendiamo solo quello che ci spettava e che ci avevano promesso". Tutto per 25 euro in più? "Non sono 25 euro oggi, sono 25 euro il prossimo mese, fra 1 anno, per sempre. Nessuno considera che il nostro è un lavoro duro. Io lavoro 6 giorni su 7 per 6 ore e mezza al giorno". Il punto è lo stress: "diversi autisti se ne vanno, specialmente quelli assunti con il contratto di formazione; questa vita a 850 euro al mese non la vogliono fare. Non hai orari fissi, hai sempre la giornata spezzata. Io ho scelto di lavorare dalle 6 alle 9 e dalle 17 alle 20 perché stavo diventando cento chili, mangiavo velocemente nei bar, vivevo in funzione del lavoro, non avevo più voglia di fare nulla. Quasi tutti gli autisti più anziani hanno problemi di stomaco. Alcuni matrimoni sono saltati perché sei sempre in ballo, è difficile anche vedersi... L'orario più brutto per me è la ridotta (17,30-22,30), continuano a chiamarla così, anche se la corsa ormai non termina più un'ora prima". L'Atm pretende più produttività: 5 minuti in più al giorno che i lavoratori rifiutano di concedere. Il lavoro inizia alle 6 del mattino, però col tram si esce alle 6,10: "vorrebbero farmi uscire 5 minuti prima. Ma questi dieci minuti servono per controllare se la vettura è idonea, freni, fari, compressori... e gli stessi controlli li dobbiamo effettuare a fine corsa. E' logico che a minori controlli corrisponda minore efficienza". "Credo che i cittadini abbiano capito che se stiamo facendo tutto sto' macello non è perché siamo impazziti. 1.000 euro al mese li guadagnano in tanti".
Otto ore di sciopero per dire no alla riorganizzazione dei call center Tim: no all'allungamento dei turni, no al taglio delle pause, no all'aumento dei sabati e delle domeniche. E no, più in generale, alle esternalizzazioni e alla precarizzazione del lavoro in atto in tutto il gruppo Telecom. Le adesioni sono superiori al 90%. E' il secondo sciopero della serie, dopo quello del 24 novembre. Otto call center in tutto il territorio nazionale, 3800 dipendenti. La riorganizzazione che Tim ha proposto già un anno e tre mesi fa prevede 4 sabati e 2 domeniche in più rispetto all'attuale turnazione; il prolungamento dell'orario lavorativo: non più dalle 8 alle 22,19, ma dalle 8 alle 23,30; il taglio netto delle pause pranzo, 10 minuti anziché 30. Dietro i problemi delle singole aziende, ci sono quelli del gruppo: dalle Rsu delle diverse sedi viene l'invito alle segreterie nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil a organizzare al più presto uno sciopero generale di tutta la Telecom, contro le esternalizzazioni e la precarizzazione del lavoro. A Bologna le cause guida contro l'abuso di contratti interinali, una cinquantina avanzate dalla Cgil, e due hanno già portato al reintegro dei lavoratori. Ma con la legge Biagi la moltiplicazione di contratti usa e getta potrebbe diventare ingovernabile. Mentre le esternalizzazioni procedono a tutto spiano: 250 lavoratori sono già passati alla Emsa in dicembre, altri 250 passeranno dal "document management" a una nuova società in febbraio, con una fuoriuscita consistente di lavoratori disabili.
Dopo le cause vinte negli stabilimenti del Nord, è arrivata anche la sentenza del giudice del lavoro del tribunale di Nola che ha inchiodato l'amministrazione dell'Alfa Romeo di Pomigliano D'Arco per condotta antisindacale (ex articolo 28). In particolare per aver collocato in cigs Valeria Cielo, una delegata Fiom, il 26 maggio, pochi giorni prima delle elezioni per il rinnovo delle Rsu di fabbrica. Il giudice Arturo Pizzella ha disposto l'immediata riammissione al lavoro della delegata, riconoscendo l'antisindacalità del comportamento della Fiat: "L'azienda ha omesso nella comunicazione di avvio della procedura alle Organizzazioni Sindacali, ex articolo 1 comma 7 legge 223/91, di precisi criteri sulla base dei quali operare la scelta dei lavoratori da sospendere". Secondo le Rsu di Pomigliano, ora il provvedimento del tribunale di Nola aprirà la strada ad altre tre cause in corso per le stesse motivazioni, mentre sarebbero in molti i lavoratori pronti a presentare ricorso alla magistratura ordinaria.
Chiude i battenti, dopo 41 anni di attività, la Laser di Osasio, industria specializzata nelle lavorazioni artigianali di particolari grezzi per automobili. Nella massima espansione giunse ad avere più di 15 operai, che incominciarono poi a diminuire a partire dagli Anni '90, quando si manifestarono le prime avvisaglie della crisi automobilistica. Poi la decisione di chiudere. I dipendenti erano stati avvisati da tempo: qualcuno ha già trovato un lavoro diverso.
Sessantasette lavoratori edili, licenziati dalle ditte appaltatrici dell'Arin, hanno manifestato dinanzi alla sede dell'azienda idrica di Napoli. Alcuni di loro sono saliti sulle impalcature di un cantiere dove sono in corso i lavori di ristrutturazione del palazzo Arin.
Con l'intesa, alle 9 a Palazzo Marino, è finito così il braccio di ferro durato due giorni, durante i quali i conducenti dell'Atm hanno scioperato senza preavviso, senza rispettare le fasce di garanzia e l'altro ieri anche a dispetto della precettazione del prefetto, Bruno Ferrante. Una protesta che potrebbe ricominciare una volta terminata la precettazione, cioè lunedì prossimo, secondo gli Slai Cobas che definiscono quello di Milano un "accordo truffa che cerca di dividere i lavoratori milanesi dal resto della categoria". Se entro fine mese i dipendenti dell'Atm avranno accettato la bozza firmata ieri da Cgil Cisl e UIl cittadine, riceveranno a gennaio un anticipo di 250 euro sul premio di redditività che sarà distribuito a giugno, e in più un una tantum di 300 euro a fine febbraio, che diventerà un aumento fisso di 25 euro al mese dal 2005. Venticinque euro che, uniti agli 81 previsti dal contratto nazionale, portano ai 106 euro che i tranvieri chiedevano dall'inizio come adeguamento al carovita previsto nel contatto nazionale. Ecco tutte le novità del contratto. Sono otto gli articoli dell'ipotesi di accordo milanese. Nell'intesa, che prevede un rinnovamento degli accordi oggi vigenti nell'Atm, non è inclusa una contropartita diretta ai miglioramenti salariali con aumento della produttività e delle prestazioni di lavoro, elemento questo che ha fatto superare il difficile nodo nella trattativa. Al punto tre Atm e sindacati "convengono di aprire il confronto entro il mese di gennaio al fine di valutare congiuntamente ricadute ed evoluzione" sulle modalità di partecipazione alle gare internazionali di "societarizzazione» della Spa comunale". "Al fine di supportare il miglioramento continuo quali-quantitativo del servizio offerto - recita il punto quattro - per favorire gli investimenti incrementando qualità, sicurezza, affidabilità e comfort dell'azienda, le parti convengono di proseguire nelle politiche di ottimizzazione dell'organizzazione del lavoro, con il coinvolgimento e la partecipazione dei lavoratori". L'art. 5 e l'art. 5 bis del testo riguardano sostanzialmente un impegno a "dare attuazione a progetti, anche settoriali", relativi, come specifica un allegato, alla "riduzione del 10% delle prestazioni straordinarie effettuate nel 2003, a una riduzione del tempo forfettario cosiddetto di "chiamata" nella misura del 50%, pur mantenendo intatta la retribuzione minima prevista". Un ulteriore punto riguarda i cosiddetti "cambi in linea", fissati a un massimo di quattro "in funzione della lunghezza e tipologia della linea" da concordare, comunque, tra le parti. Gli articoli 6.1 e 6.2 trattano la parte economica che rispecchia quanto già messo a disposizione dall'Atm nel corso dei precedenti incontri: un'anticipazione del premio di retribuzione relativa all'esercizio 2003 pari a 250 euro fin dal mese di gennaio 2004, con un conguaglio a giugno. L'accordo prevede inoltre che, con la busta paga di febbraio 2004, al personale assunto a tempo indeterminato sarà corrisposta una somma lorda di 300 euro una tantum, che sarà poi erogata nel corso dei 12 mesi dell'anno, scaglionata, a partire da gennaio 2005. Per il personale con contratto di formazione lavoro quest'ultimo provvedimento sarà applicato nella misura del 50%. L'Amministrazione comunale ha inserito ancora un articolo che riguarda la cosiddetta "proceduralizzazione del conflitto", ovvero l'obbligo, da parte dei lavoratori, di annunciare in anticipo e rispettare le date degli scioperi. Le Rsu scioglieranno definitivamente la riserva sull'accettazione dell' accordo entro il 31 gennaio.
Le Agenzie fiscali sono nate dopo la riforma del 2001, che si è posta l'obiettivo di decentrare le funzioni, con allocamento delle risorse in seno alle autonomie locali. Da questo deriva l'applicazione di un contratto che non esiste in quanto i lavoratori delle agenzie fiscali non sono più dipendenti ministeriali e a loro non può essere applicato il rinnovato contratto degli statali. Si continua a prorogare il vecchio. Una situazione paradossale che è divenuta insostenibile. Oltre ad una richiesta economica di aumento di 125 euro mensili medie (livello B3) per il recupero dell'inflazione, che sono comprensive della trattazione di secondo livello, si richiede un contratto di settore a livello normativo. I dipendenti delle agenzie fiscali a livello nazionale sono circa 70 mila e con loro aspettano il rinnovo anche il settore ricerca del pubblico impiego, l'Università e i lavoratori della presidenza del Consiglio.
Protesta di un migliaio di lavoratori della direzione operazioni tecniche dell'Alitalia, a Fiumicino, dopo un'assemblea. Al grido di "lavoro, lavoro", il lungo corteo di "tute verdi" della compagnia aerea, senza bandiere e striscioni, ma munito di fischietti e scandendo slogan di protesta, ha percorso a piedi circa un chilometro verso i tre terminal dello scalo. In tutti i settori c'è molta fibrillazione. L'Alitalia, infatti, non ha ancora sciolto il nodo che riguarda gli esuberi. A rischio c'è il posto di lavoro per centinaia di persone. Il corteo dei lavoratori della direzione tecnica operativa, dopo essersi fermato per circa un'ora davanti ai terminal del Leonardo da Vinci, ha cercato di indurre i colleghi di Alitalia Airport a lasciare momentaneamente le postazioni di lavoro, gridando: "Unitevi a noi per vincere questa battaglia". I manifestanti hanno sostato sulla strada che costeggia le partenze nazionali e internazionali, creando disagi alla viabilità.
Minaccia il blocco dell'attività produttiva l'Industria Calzature San Severino (Marche) ex Vainer, che attualmente occupa 55 dipendenti, in gran parte donne. Lunedì scorso è prevenuta alle segreterie territoriali della Cisl e della Cgil la procedura prevista dalla legge che annuncia la volontà aziendale di cessare l'attività produttiva e, conseguentemente, licenziare tutto il personale. La crisi economica che attanaglia il comparto calzaturiero si fa sentire quindi anche a San Severino, mettendo in grosse difficoltà una sessantina di famiglie. I sindacati hanno riunito la Rsu aziendale e i lavoratori in assemblea. L'incontro con l'azienda è già fissato per il 20 gennaio a Macerata nella sede di Confindustria.
Ancora nel buio la vertenza dei 34 dipendenti della "Ventura srl", Agenzia recapiti espressi catanese, che il 16 dicembre scorso hanno ricevuto una lettera di benservito dai datori di lavoro per cessata attività aziendale. I lavoratori, accompagnati dai sindacalisti, hanno tenuto un sit-in davanti agli uffici postali, per attirare l'attenzione di Poste Italiane verso loro vertenza. Lunedì scorso le maestranze avevano manifestato davanti alla Prefettura e una delegazione sindacale era stata ricevuta dal viceprefetto Renato Galeani. D'altronde Poste Italiane è sempre stato l'unico committente di "Ventura srl" e ora che la piccola azienda chiude i battenti, giocoforza dovrà appaltare altrove il servizio di recapito raccomandate. Si auspica allora che l'atteggiamento di Poste Italiane possa dare una spinta alla nuova azienda di recapiti che subentrerà alla Ventura verso l'assorbimento dei lavoratori licenziati . La ditta Ventura ha rifiutato di corrispondere gli anticipi sugli stipendi arretrati ai dipendenti messi in mobilità: questi ultimi, senza percepire un centesimo da mesi, sono entrati davvero in una brutta crisi economica di carattere familiare.
Una lunga assemblea nel capannone K1 della Keller ha portato alla fine ad un accordo. L'azienda rinuncia a porre 8 unità in cassa integrazione, ma li pone in ferie. Il tutto per ovviare al ritardo nell'arrivo dei nuovi materiali. Frattanto, il padrone Piero Mancini si accinge a definire il passaggio di proprietà dall'AnsaldoBreda di alcuni capannoni dell'Imesi di Carini, dove sarà trasferita la produzione palermitana di treni del modello Minuetto. Gli operai della Keller sono forzatamente inoperosi da 18 mesi.
Tutto da rifare per i sessanta lavoratori, addetti alle pulizie, dell'Ateneo Lucano. Sembrava una partita chiusa e, invece, pare, che con un colpo di spugna "La Lucente spa" abbia cancellato gli accordi raggiunti in precedenza. In buona sostanza, quanto era stato deciso nell'incontro di lunedì e che prevedeva, da parte delle due ditte potentine, "Due Enne" e "Pace Servizi", il riassorbimento di otto dei dieci lavoratori licenziati dalla "La Lucente Spa", e da parte di quest'ultima il riassorbimento di due lavoratrici licenziate, pur essendo in maternità e, per nove lavoratori, un contratto di lavoro a quindici ore settimanali invece che a dieci, è stato ritrattato. Si trattava di un accordo, firmato e sottoscritto dalle parti e che ha consentito la fine dello sciopero. Lunedì pomeriggio, infatti, le lavoratrici sono entrate nei locali dell'Ateneo arginando i problemi igienici causati da uno sciopero durato 13 giorni. Martedì la ditta pugliese, La Lucente spa, avrebbe ritrattatto tutto dichiarandosi disponibile a mantenere in carico quattro unità lavorative a dieci ore. A questo punto sono scattate le rimostranze.
Cresce la speranza tra i circa 300 lavoratori dell'ex Lucana Calzature di avere la cassa integrazione che il Ministero gli aveva negato. Dopo la sentenza del Tar del Lazio che ha accolto la richiesta di sospensiva del provvedimento di rigetto della richiesta di proroga di sei mesi (da novembre del 2002 a maggio 2003) dell'ammortizzatore sociale avanzata dalla Curatela fallimentare a novembre del 2002, sono sempre più le voci che danno per verosimile un ripensamento del Ministero o un ottenimento del beneficio per via giudiziaria. Secondo il Ministero la proroga della Cassa integrazione non poteva essere concessa perché non esistevano i presupposti, a dire della Curatela, invece, i fondati presupposti richiesti dalla legge c'erano per riavviare l'attivitá di Passo Colla di Maratea a seguito della trattativa con gli imprenditori trevigiani. In definitiva adesso il Ministero puó impugnare dinanzi al Consiglio di stato la decisione del Tar nel qual caso bisognerá attendere le decisioni finali della giustizia amministrativa, ma potrebbe anche decidere di mettere in moto la procedura per il pagamento della Cassa integrazione. I lavoratori attualmente in mobilitá restano in attesa degli sviluppi.
Oltre 60 lavoratori della 'Scral Ambiente Campania - Consorzio Cobecam' sono stati licenziati il 31 dicembre scorso. Il licenziamento è dovuto al mancato rinnovo della convenzione con la Regione Campania ed in particolare con l'Agenzia per l'Ambiente, Arpac, che dopo aver utilizzato i soldi dei contribuenti campani per formare specialisti che hanno già egregiamente portato a termine un lavoro di individuazione di siti inquinanti nella provincia di Napoli, adesso invece di acquisire queste professionalità e di utilizzarle al meglio, preferisce licenziarle. Circola in ambienti Arpac la voce sulla formazione di una Società, assolutamente identica nei compiti a quella a cui non è stata rinnovata la convenzione, ad opera e sotto la direzione di alti Dirigenti dell'Agenzia stessa.
Crisi alla Iribus di Flumeri, l’azienda che assembla autobus su commesse delle più importanti aziende italiane e straniere. I timori dei sindacati già palesati nelle scorse settimane hanno trovato conferma nella volontà dei vertici aziendali che hanno comunicato la messa in mobilità per duecento lavoratori. Si tratta di 163 operai e una trentina di impiegati. Per loro si profila il licenziamento a causa della mancanza di commesse. Ma a determinare la crisi anche la trasformazione della fabbrica di Flumeri da artigianale ad integrata, oltre alla flessione del mercato degli autobus. Al momento si conosce solo la dimensione numerica dei tagli, ma le preoccupazioni riguardano in particolare i lavoratori più anziani che incontrerebbero le maggiori difficoltà a ricollocarsi sul mercato del lavoro. Domani è stata convocata la riunione del consiglio di fabbrica che dovrà individuare la strategia di lotta contro i licenziamenti.
Un enorme ammasso di rottami all’interno di un capannone. Attorno i vigili del fuoco con le tute bianche e le maschere. Capannelli di operai che si interrogano sul loro futuro. Il presente è fatto di cassa integrazione, di sostanze radioattive. È fatto di paura, di cesio 137. Centossessanta addetti delle Acciaierie Beltrame sono a casa da ieri pomeriggio, altri 410 rischiano molto, fatta eccezione per i magazzinieri e gli impiegati. I rappresentanti sindacali di Cgil-Cisl e Uil hanno trascorso la giornata in fabbrica per tranquillizzare gli operai, soprattutto quelli che in queste ultime ore hanno lavorato accanto all’impianto di fusione, quelli che hanno trasportato la polvere radioattiva sul camion che poi, attraverso i controlli, ha fatto "impazzire" i sensori che rilevavano la radioattività. Hanno parlato con i tecnici dello Spisal, dell’Arpav, con i vertici dell’azienda, con il comandante del vigili del fuoco di Vicenza. A tutti una sola domanda: siamo in pericolo? Fortunatamente dai rilievi risulta che non ci siano altre concentrazioni, fatta eccezione per quelle riscontrate sul camion e accanto all’impianto di fusione e a quello di abbattimento dei fumi. Cosa è accaduto l’altra sera? Il Cesio 137 era schermato e le apparecchiature hanno segnalato la radioattività solo quando il metallo era già stato fuso. Chi dice che un incidente del genere non si possa ripetere? Una settimana fa un fusto prodotto da un’azienda americana e trasportato alla Beltrame era stato respinto perchè emetteva radiazioni da una fessura dell’involucro di piombo, ma se non ci fosse stata quella fessura? Non è la prima volta che nelle acciaierie Beltrame arrivano carichi radioattivi: era accaduto quest’estate, ma il camion venne bloccato all’ingresso e il carico rispedito al mittente. Accadde ancora nel 1996 quando un vagone ferroviario diretto in viale della Scienza venne controllato in stazione e i tecnici riscontrarono la presenza di cesio. È stato accertato che la fusione del ferro è avvenuta tra le 16.30 e le 17.30 ed è durata 45 interminabili minuti. Se la situazione non si risolve nel giro di qualche giorno si fermerà anche il resto della produzione per cui verranno messi in casa integrazione ordinaria anche gli addetti alle altre catene di produzione
La Cgil Funzione Pubblica ha indetto lo stato d'agitazione dei lavoratori della clinica di Siligato (Civitavecchia), i quali ieri mattina si sono riuniti in assemblea e dove si è discusso dei ritardi e delle decurtazioni degli stipendi. I dipendenti della struttura sanitaria infatti, da contratto devono essere pagati entro il 7 di ogni mese, mentre il 9 gennaio scorso si sono visti recapitare i cedolini riportanti le spettanze ma senza un centesimo e solo ieri, l'amministrazione della clinica ha divulgato un comunicato con il quale informava il personale che da oggi avrebbero potuto ritirare il 50% dello stipendio. I dirigenti della struttura addossano la colpa dei ritardi alla Asl, la quale dovrebbe ancora pagare somme di notevole entità accumulatesi negli anni e che non consentono il regolare pagamento dei salari.
I quaranta dipendenti perugini della Rasimelli & Coletti non ricevono lo stipendio da quattro mesi. Niente stipendio neanche per gli altri duecento dipendenti dell’azienda sparsi nelle sedi di tutta Italia. Appena il mese scorso pareva si fosse giunti all’accordo: entro due mesi stipendi rateizzati e tredicisima (anch’essa mancante). I termini, però, sono agli sgoccioli, e a tutt’oggi i lavoratori si ritrovano in tasca soltanto lo stipendio di settembre e metà tredicesima. Ai lavoratori viene chiesto di produrre, ma da mesi né a Perugia né nelle altre sedi nessuno ha visto un soldo. Nell’aprile del '92 l’azienda dichiara lo stato di crisi: 80 persone vengono messe in esubero. Quindi arrivano i nuovi proprietari, da Roma, e la Rasimelli & Coletti diventa la Rasimelli & Coletti & Co.
Nuovo contatto aziendale per il Gruppo Metelli (tre unità produttive a Cologne e una a Rovato), specializzato nella produzione di componentistica per auto. Il contratto, valido per i prossimi quattro anni, è stato sottoscritto dalla Fim, dalla Uilm e da 11 delegati di fabbrica (su 12) compreso un delegato Fiom (i meccanici della Cgil non hanno invece ratificato l’intesa). L’accordo firmato senza un’ora di sciopero prevede una serie di incontri tra azienda e Rsu sulla situazione produttiva ed occupazionale, formazione congiunta spostamenti nelle varie unità del gruppo, scrivono Fim e Uilm nel documento. L’integrativo prevede la non incidenza dell’aumento del costo della mensa a carico dei lavoratori per i prossimi tre anni. Da un punto di vista strettamente salariale, l’intesa prevede il mantenimento della 14esima mensilità e del premio di produzione che verrà pagato in una sola rata (agosto). L’integrativo prevede anche un aumento salariale a regime (legato alle presenze) così articolato: fino al 4° livello 1.225 euro; dal 5° livello 1.260 euro.
Continua l’occupazione dell’Optimes dell'Aquila dei lavoratori che non riescono ad avere le ultime tre mensilità. Si è riunito il Cda Carispaq per vedere se è possibile anticipare gli stipendi. È importante, ma lo è ancora di più il fatto che non si conosce il futuro dell’azienda.
Lo SlaiCobas dell'Aticarta ha proclamato ieri un´ora di sciopero, che è andato abbastanza bene ed è stato fatto in solidarietà con gli operai Filtrona, per contrastare la situazione Atacarta e per non rimanere a guardare di fronte ad una situazione grave. La notizia da sottolineare è questa: la Philip Morris ha disdettato il contrato, sarebbe dovuto scadere il 31 dicembre 2005, con la Bat che perde il 40% del lavoro, l´Aticarta il 35%.
Dopo l´annuncio della chiusura della Filtrona arriva un´altra tegola sull´occupazione a Rovereto. Questa volta è il turno della Stark srl, fabbrica metalmeccanica di motori per l´avvolgimento di tende da sole, il cui stabilimento produttivo è ospitato da circa un paio d´anni all´interno del BIC. La decisione della casa madre francese Stark International sembra irrevocabile: chiusura della fabbrica roveretana il prossimo primo aprile con il trasferimento della produzione in territorio francese. Rischiano il lavoro tutti i 18 dipendenti che sono in netta maggioranza donne, tra cui un paio di lavoratrici ex Sony ed alcune ragazze alla prima occupazione. I dipendenti nel frattempo sono rimasti senza la tredicesima e senza il salario di dicembre, mentre nutrono poche speranze di ricevere lo stipendio nei mesi a venire. Hanno così deciso di bloccare completamente la produzione in attesa che la proprietà si degni di farsi sentire.
Il coordinamento nazionale di lotta degli autoferrotranvieri ha proclamato un nuovo sciopero nazionale di 24 ore per il 26 gennaio prossimo. Il Coordinamento, riunitosi ieri alla stazione Centrale di Milano, dopo aver ribadito il rigetto dell’accordo sottoscritto dai sindacati per il capoluogo lombardo, proclama quindi lo sciopero, "nel rispetto della legge 146/90", con la salvaguardia cioè delle cosiddette "fasce protette". Lo sciopero - spiegano i Cobas degli autoferrotranvieri - è teso ad aprire un tavolo di contrattazione per ottenere le spettanze maturate dalla categoria che sono di 3 mila euro di arretrati e 106 euro di aumento medio mensile quale recupero del potere d’acquisto del salario. Nei prossimi giorni inoltre "saranno costituiti un collegio nazionale di legali per difendere i lavoratori colpiti dai provvedimenti di denuncia e multe che stanno arrivando" e una "cassa di resistenza nazionale aperta al contributo di tutti i lavoratori del Paese ai quali si rivolge un appello per un sostegno concreto alle lotte e agli scioperi". Il Coordinamento Nazionale di lotta degli autoferrotranvieri, annuncia infine la presentazione di una piattaforma rivendicativa per il rinnovo del contratto nazionale scaduto il 31 dicembre 2003.
Ieri l’assemblea dei delegati Atm ha votato a favore dell’accordo locale firmato da Comune, Cgil, Cisl e Uil che integra con 25 euro lordi le buste paga dei tranvieri. Su un’ottantina di delegati appartenenti a Cgil, Cisl, Uil e Comu, 8 hanno espresso voto contrario e 1 si è astenuto. Da lunedì partiranno le assemblee in azienda sul contratto nazionale. In compenso l’intesa rischia di non essere sottoposta a referendum. A favore della consultazione si era pronunciata l’assemblea dei delegati Cgil, Cisl e Uil. Nonostante la Cisl nazionale si fosse sempre detta contraria.
Alcune centinaia di lavoratori delle agenzie fiscali aderenti a sindacati confederali ed alle Rdb, in sciopero per il rinnovo del contratto di lavoro, si sono riuniti in assemblea, ieri mattina, davanti al ministero delle Finanze, all’Eur. Poi hanno manifestato in piazza Venezia.