| lunedi 18 ottobre 2004 - snaterinforma |
NOTIZIARIO a cura del Centro di Documentazione e
Lotta
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01/10-15/10/2004
Il Nidil Cgil ha firmato, assieme ai sindacati di categoria della Cisl e della Uil, un accordo nazionale che regolamenta i contratti di collaborazione a progetto. A sedere dall'altra parte del tavolo c'era l'associazione istituti di ricerca di mercato. Coinvolti circa 12 mila dipendenti. CGIL-CIS-UIL difendono "il carattere innovativo dell'intesa", che risulta essere il primo nel campo a intervenire sulla legge 30. Eppure la Cgil, finora, si era sempre espressa in maniera critica rispetto alla legge 30. Contraddizioni in casa.
Il prestito obbligazionario da 100 milioni di euro con scadenza 16 maggio 2005, cedola 6,5 per cento, è a rischio. La probabile messa in liquidazione della società martedì prossimo potrebbe costare quasi 200 miliardi delle vecchie lire ai risparmiatori, senza contare i soldi persi con le azioni. Ieri si è concluso con un nulla di fatto l’incontro con i sindacati a Palazzo Chigi. Intanto Txt e-solutions, società quotata sul Nuovo Mercato attiva nel settore dei servizi e delle soluzioni software per supply chain & customer management, invia una lettera di interesse, non impegnativa, per i rami d'azienda costituenti le attività di Finmatica nel settore della catena dell’offerta. E i lavoratori?
La Cgil è stata condannata per non aver applicato il contratto di lavoro e retribuito in maniera regolare un proprio dipendente, come un qualunque datore di lavoro, se capita con un giudice non compiacente!. È quanto emerge dalla sentenza del giudice del lavoro di Napoli, Paolo Capuano, che ha condannato la Cgil di Napoli, Sindacato dei lavoratori della Funzione Pubblica, a corrispondere ad un lavoratore oltre 35mila euro, ai quali aggiungere svalutazione monetaria ed interessi. La vicenda è stata pubblicata dal quotidiano giuridico online "Diritto e Giustizia". Salvatore Lista dopo aver svolto funzioni sindacali in qualità di distaccato da una pubblica amministrazione, aveva proseguito la propria attività all’interno dell’organizzazione sindacale nell’ambito di un vero e proprio rapporto di lavoro subordinato, senza tuttavia ottenere la retribuzione spettante. Dopo aver investito della questione gli organi nazionali della Cgil, l’ex sindacalista si è rivolto a un legale che ha chiesto ed ottenuto dal giudice il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato ed il pagamento di tutte le differenze retributive spettanti a far tempo dal gennaio 1996.
Incontro tra istituzioni locali di Ascoli con i sindacalisti del magazzino Conad di Monsampolo. La delegazione sindacale ha espresso viva preoccupazione e contrarietà nei confronti del piano aziendale che prevede la "terziarizzazione" della struttura Conad Di Monsampolo. In sostanza tutte le attività del magazzino ora gestite direttamente da Conad verrebbero date in affidamento ad un'altra società ed i lavoratori temono che questo nuovo assetto comporterà una precarizzazione dei rapporti di lavoro e chiedono quindi all'azienda precise garanzie ed il rispetto dei precedenti accordi. Già da questa settinana i sindacati si incontreranno nuovamente con i rappresentanti dell'azienda per continuare il confronto delle rispettive posizioni.
L’incidente è avvenuto in un cantiere edile a Collelungo di Foligno, dove è rimasto ucciso un operaio albanese proprio mentre alcuni rappresentanti delle organizzazioni sindacali stesse stavano tenendo un’assemblea formativa in un cantiere nel centro storico di Foligno. A questo proposito la Fillea e la Filca annunciano che promuoveranno un’iniziativa in Regione perchè l’attenzione sul tema della sicurezza sul lavoro non venga meno.
Per protestare per la mancata attuazione del piano industriale per il riassorbimento di 380 dipendenti in cassa integrazione alla Postalmarket, i sindacati hanno attuato un presidio davanti a uno dei punti vendita, a Limbiate (Milano), della società friulana Bernardi, oggi proprietaria dello storico marchio delle vendite per corrispondenza. Circa duecento persone fra lavoratori e cassaintegrati hanno manifestato.
Sportelli bancari chiusi per sciopero oggi in 11 regioni: quelle dove le banche non erano rimaste chiuse venerdì. La protesta, a sostegno del rinnovo del contratto, riguarda i dipendenti del credito di Lombardia, Campania, Sicilia, Molise, Abruzzo, Marche, Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Calabria e Basilicata. Fermi anche i circa 13 mila lavoratori delle esattorie.
Terminata la protesta dei lavoratori che per 3 giorni non hanno pulito l’aeroporto di Linate. L’agitazione era legata al cambio di appalto per i servizi di pulizia: i dipendenti della "Team service" stanno passando alla nuova ditta appaltatrice, la "Snam Lazio Sud", che ha manifestato davanti al prefetto la volontà di assorbire tutti coloro che ne hanno diritto (mantenendo le stesse condizioni). Sono rimasti fuori 13 stagionali che, secondo le leggi, la Snam non è tenuta ad assumere. Terminata l’agitazione, da sabato sera i lavoratori hanno iniziato a firmare i contratti con la nuova ditta e ripreso regolarmente i turni di lavoro. "La presenza delle cooperative in aeroporto - spiega Dario Balotta, segretario regionalee della Fit-Cisl - rappresenta un problema: bisogna che ci siano clausole sociali chiare e trasparenti. C’è il rischio che nelle cooperative i diritti normativi e salariali vengano calpestati in nome di una competizione che tende ad aggirare le regole2.
Sono in stato di agitazione i lavoratori dell’Atm di Faenza. Non ancora una proclamazione di sciopero, ma un blocco dello straordinario i sindacati potrebebro farlo scattare in tempi brevi: primo atto di una rivendicazione a livello provinciale, che riguarda da vicino anche i quindici dipendenti faentini in carico alla società di trasporti. Per l’esecuzione del servizio mancherebbero 400mila euro, inoltre non essendoci un piano industriale, i lavoratori non si sentono garantiti nella continuità lavorativa. Tanto più ora, dopo la costituzione di "Mete", agenzia di cui Atm è capofila (al 58 per cento), e di cui fanno parte la società Riolese, la Coerbus e la Sac Cervia. Una cordata che dovrebbe gestire il trasporto pubblico nei prossimi sei anni, prorogabili a nove, qualora prendesse corpo il consorzio che include anche Setram, attualmente coinvolta quale Associazione temporanea d’impresa per concorrere alla gara di appalto della Provincia.
Una comunicazione inviata da E-bus, una delle società che hanno la gestione del trasporto pubblico a Cesena, sotto la regia di Atr, è stata inviata qualche giorno fa alla Prefettura e ai sindacati: gli accordi sindacali integrativi sono stati disdettati. Praticamente si sono cancellate in un attimo tutte le conquiste che gli addetti locali della categoria avevano ottenuto grazie alla contrattazione decentrata a partire dalla fine degli anni ’70. Estensioni dei diritti e trattamenti migliorativi economici si sono andati a fare benedire. Ma la colpa non è solo di E-Bus. Il problema è la nuova gara per l’affidamento del servizio che Atr ha lanciato. L’importo economico offerto agli aspiranti gestori per il biennio 2005-2006 era di circa 14 milioni e 900 mila euro per le linee di Forlì, Cesena, Cesenatico e del territorio provinciale. Troppo basso secondo il sindacato, che riconduce a questo elemento la decisione di fare pagare ai lavoratori la quasi impossibilità di fare quadrare i conti. Di fronte alla ristrettezza dell’offerta, rischiavano di saltare i gestori del trasporto pubblico (E-Bus e Setram) e anche i privati che operano in regime di subappalto. La Cgil mette il dito nella piaga, sottolineando un paradosso: i circa 150 dipendenti di E-Bus, alla luce della disdetta degli accordi sindacali decentrati, rischiano di avere tutele inferiori a quelle che avevano i loro colleghi vent’anni fa. Ma il discorso coinvolge tutti gli operatori del settore, dai 90 dipendenti di Setram alla quarantina in servizio nelle aziende che lavorano su subappalto.A dirigere questa partita è stata Atr, che conta un centinaio di addetti. Ma stiamo parlando di un’azienda a totale partecipazione pubblica. Perciò il vero bersaglio dei sindacati pare destinato a diventare il mondo politico. Precisamente l’amministrazione provinciale e quelle comunali che sono i soci di Atr.
Non rinnovato il contratto ai parcheggiatori. Ancora una polemica contro la Multiservizi, La QUALE era nata per creare occupazione E invece ha licenziato i lavoratori per il il gratta e sosta. Ora si trova senza controllori e senza ausiliari. Quindi nessuno verifica se gli automobilisti usano i grattini. Gli ebolitani ringraziano, perché posteggiano gratis nelle zone dove una volta c’era il parcheggio a pagamento. Secondo la ditta "non c’è stato alcun licenziamento, ma un mancato rinnovo dei contratti. Queste persone verranno riassunte non appena inaugureremo i nuovi parcheggi: alla stazione ferroviaria, lungo la litoranea, al poliambulatorio, nei pressi del tribunale".
Il presidente dell'Abi (associazione banche italiane), Maurizio Sella, convocherà i sindacati bancari per la ripresa delle trattative dopo lo sciopero di ieri. La protesta ha infatti "incassato" un vasto consenso: secondo i sindacati di categoria - Falcri, Fiba Cisl, Fisac Cgil, Uilca - l'adesione è stata elevata, con percentuali attorno all'85%. Il servizio al pubblico è stato interrotto in tutti i territori interessati dallo sciopero (11 regioni).
Dopo settimane di scioperi e trattative, è stato firmato ieri al ministero del lavoro l'accordo sulla Zoppas. Il numero degli esuberi è stato ridotto da 620 a 417, con due anni di cig. La Zoppas, che produce resistenze tra il Veneto e il Friuli-Venezia Giulia, chiude gli stabilimenti Sev di Miane e Coris di San Vito al Tagliamento. Per tre anni la Zoppas ha assicurato che non procederà ad ulteriori licenziamenti, dopo che alcune attività saranno delocalizzate in Cina.
Nuova manifestazione di protesta dei dipendenti della "Finmek Access" di S. Maria Capua Vetere, l' ex Italtel. In agitazione da tempo, i lavoratori sollecitano il pagamento di spettanze arretrate e chiedono garanzie sul futuro occupazionale. A bordo di cinque pullmann circa 350 persone hanno raggiunto Caserta e, prima di effettuare un corteo per le vie del centro storico, hanno tentato di occupare la Stazione ferroviaria. Il tentativo non è riuscito per il doppio sbarramento di Polizia e Carabinieri, che fin dalle prime ore hanno presidiato la zona. Durante il corpo a corpo con i manifestanti un ispettore della Digos, ha riportato una frattura alla regione toracica, giudicata guaribile in una ventina di giorni ed un agente una distorsione ad un dito della mano destra. I manifestanti in corteo, dopo avere attraversato via Roma ed il corso Trieste , hanno sostato davanti al Palazzo della Provincia. Una delegazione è stata ricevuta da rappresentanti della giunta, presieduta da Riccardo Ventre, assente da Caserta per impegni istituzionali.
Lo sciopero alla Avio di brindisi sarà articolato in quattro ore per ciascuno dei tre turni di lavoro. È stato deciso al termine di ciascuna delle assemblee, svoltesi ieri, al fine di esaminare e dibattere lo stato dell'arte, rispetto alla vertenza che da alcune settimane sta interessando gli 807 lavoratori dello stabilimento. Proclamazione dello stato di agitazione di tutto il personale, avvio di iniziative di sensibilizzazione delle forze politiche e delle istituzioni locali e regionali, nonchè manifestazioni pubbliche e scioperi articolati queste le misure del programma di lotta proposto ed approvato dalle assemblee dei lavoratori Avio. Nelle assemblee si sono condensate, ieri, diverse preoccupazioni sul dopo-cassa integrazione, che la direzione dell'azienda ha programmato dal 25 ottobre al 28 febbraio. Il sindacato ha respinto, in una riunione svoltasi in Assindustria, la procedura avviata dalla direzione Avio e, ieri, deciso di passare alla lotta dura, sino allo sciopero.
Si può ritenere chiusa la vertenza che ha visto coinvolte le ex lavoratrici dell'Upim di Potenza. La Benetton di Potenza, infatti, ha consegnato alle organizzazioni sindacali le lettere di assunzione per le sei lavoratrici, che, a differenza delle altre dieci, non erano state interessante dalla procedura di pre-pensionamento. Il rientro è fissato al termine della cassa integrazione e dell'utilizzo degli ammortizzatori sociali (mobilità), quindi all'inizio del 2005. Va inoltre ricordato che le sei dipendenti prenderanno possesso del posto di lavoro due alla volta, con lo scaglionamento delle entrate fissato per ogni sei mesi.
Nell'accordo siglato da governo, Alitalia e sindacati, si è convenuto sulla necessità di definire - in tempi coerenti con la natura della crisi che investe il settore del trasporto aereo in generale, e del gruppo Alitalia in particolare - le necessarie linee di intervento per la ggestione degli esuberi. Ecco di seguito i punti concordati. CASSA INTEGRAZIONE . Le procedure devono essere completate entro il 15 gennaio 2005, e i criteri sono: esigenze tecniche organizzative e produttive aziendali riferite alle posizioni di lavoro non funzionali alla nuova struttura organizzativa; maggiore anzianità anagrafica e contributiva; caratteristiche professionali. Al termine dei due anni, verifica della congruità degli organici in relazione al piano industriale. MOBILITA' . Il criterio unico è l'avvenuta maturazione, ovvero la maturazione nel corso del periodo di fruizione del trattamento di mobilità, dei requisiti di età e/o contribuzione utili per l'accesso alla pensione di anzianità. E' prevista anche per chi non vi si oppone. CONTRATTI DI SOLIDARIETA' . Applicabili quando non utilizzabili cassa integrazione e mobilità. DISTACCHI . Utilizzabile fra le società del gruppo Alitalia con il limite di 50 chilometri. MANSIONI . Previsto il cambiamento per il personale non utilmente impiegabile, nell'arco di piano, nella struttura aziendale di appartenenza e/o nella propria sede di lavoro in relazione alla ridefinizione degli assetti organizzativi aziendali. STAGIONALI . Si può fare ricorso, ma previo richiamo dalla Cigs dei lavoratori sospesi a pari mansioni. FONDO RIQUALIFICAZIONE . Parte da gennaio 2005 e serve per la riconversione del personale del trasporto aereo. I programmi, definiti da governo, Regioni ed enti locali, sono finanziati anche in concorso con fondi nazionali, territoriali, regionali o comunitari. Erogazione di specifici trattamenti per i lavoratori interessati da riduzione dell'orario di lavoro, da temporanea sospensione dell'attività o da mobilità. FONDO INTEGRATIVO . Garantisce ai lavoratori in Cig e/o mobilità l'integrazione del reddito pari all'80% della retribuzione ed è finanziato con un contributo straordinario dai datori di lavoro (0,375%), dai lavoratori (0,125%) di tutto il comparto aereo, dal sistema aeroportuale. BONUS PREVIDENZIALE . Per il periodo di Cigs sono esclusi i lavoratori delle aziende in crisi e in ristrutturazione aziendale.
La cassa integrazione interesserá 5000 lavoratori della Fiat dal 1° al 7 novembre: questo almeno si apprende tramite la stampa, in quanto secondo i sindacati Fiat non sta comunicando direttamente con loro.
E' "nero" il lavoro nei cantieri edili e, soprattutto, è poco sicuro. I dati dell'attività avviata dagli ispettori della Direzione provinciale del Lavoro confermano la diffusione della piaga del lavoro fuorilegge. Su 106 cantieri edili «ispezionati», ben 86 aziende sono risultate irregolari e, nei cantieri, sono stati scoperti 16 lavoratori in nero. E la maggior parte delle violazioni riguarda proprio la sicurezza sul lavoro. Le cronache, infatti, non mancano di registrare episodi di "morti bianche", di operai che perdono la vita a causa di incidenti che avvengono nei cantieri quasi sempre a causa di carenze nella dotazione dei mezzi di sicurezza. Le operazioni di controlli sono state eseguite in due fasi: nei primi quindici giorni di giugno e nelle ultime due settimane del mese di settembre. Solo venti cantieri (su 106) sono risultati in regola. In tutti gli altri casi sono state riscontrate delle irregolarità. Le violazioni più frequenti - come si diceva - riguardano le norme in materia di sicurezza. In particolare l'attenzione degli ispettori si è soffermata sulla dotazione delle misure per prevenire le cadute dall'alto e per verificare l'adozione dei dispositivi di sicurezza all'interno e all'esterno dei locali. Gli ispettori hanno trovato 63 lavoratori irregolari e 16 occupati totalmente in nero.
Da un fatturato di 200 miliardi annui di vecchie lire il gruppo Ipm è passato a circa 20 miliardi o poco più. Così la società che fa capo ai fratelli De Feo ha tagliato il 50 per cento dello stipendio alle maestranze attualmente al lavoro. Un inequivocabile segnale di allarme che ha i lavoratori per varare strategie utili e adeguate ad invertire una rotta che è destinata a causare il tracollo dell'intero gruppo, una volta leader nel settore della telefonia fissa. Inoltre all'IPM di Arzano circa 500 lavoratori sono con l'incubo licenziamento e l’altro giorno hanno manifestato nel corso di un incontro pubblico. Il crollo del mercato della telefonia fissa e la mancanza di commesse in esclusiva da parte di Telecom Italia ha cominciato a lasciare i primi evidenti segni nel gruppo Ipm con la chiusura, due anni fa, della Meltem e il licenziamento di circa 60 lavoratori. La crisi della domanda ed il ritardo accumulato dal gruppo Ipm sulla diversificazione del prodotto hanno poi progressivamente aggravato la situazione e determinato una situazione di tensione e di disagio che fanno temere sulla tenuta complessiva di tutte le fabbriche del gruppo. Allo stato attuale, infatti, il quadro è abbastanza critico nelle fabbriche dei De Feo. Alla Ipm-Group e Sistemi dei 220 lavoratori 120 sono in cassa integrazione straordinaria; alla Ipm Datacom il 50 per cento dei 60 lavoratori usufruiscono attualmente dei benefici degli ammortizzatori sociali; alla Ipm Net venti dei 40 lavoratori sono in Cigs mentre dieci unità sono distaccate presso la Vulcanair, azienda del gruppo aeronautico, sempre di proprietà dei De Feo. Va bene soltanto alla Novatel e alla Telecontrolli: nella prima azienda non c'è crisi e i 160 operai sono tutti al lavoro, così come i 96 della Telecontrolli. Però alla Novatel il 40 per cento della produzione è su commessa Ipm, per cui anche qui la crisi potrebbe essere imminente in mancanza di interventi adeguati.
Assemblea presso i locali della Dimon di Sparanise, in vista di quello che si preannuncia come l’autunno caldo degli oltre duecento lavoratori( tra fissi e stagionali) di questa industria del tabacco, una delle poche che operano sul territorio. L’incontro, voluto dalle Rsu locali non ha fatto altro che confermare quello che già da diversi giorni in paese era diventato un fatto palpabile dai più e cioè lo stato di forte preoccupazione degli operai per la concreta prospettiva, annunciata dai nuovi proprietari, di tagli occupazionali in concomitanza del recente passaggio di proprietà dell’azienda. Nell’incontro si è discusso in particolare della situazione dei lavoratori fissi per i quali la nuova proprietà ha manifestato l’intenzione di un vero e proprio licenziamento di massa, attivando le relative procedure.
Sono attesi per maggio 2005 i risultati della superperizia in corso nell’ambito del processo sulle morti sospette alla Sgl Carbon di Ascoli. Lo hanno annunciato i periti chiedendo al giudice Rita De Angelis di prolungare il termine per portare a termine l’indagine. La perizia verte essenzialmente sulla necessità di stabilire il nesso di causalità fra l’insorgere di patologie cancerogene (che in diversi casi hanno portato alla morte) e l’attività lavorativa all’interno della Carbon degli operai che si sono ammalati di cancro. Al termine dell’udienza, il giudice ha rinviato al 23 marzo 2005 per la prosecuzione del processo che vede imputati di omicidio colposo e lesioni colpose dirigenti ed ex dirigenti della multinazionale.
Per sollecitare interventi decisivi e concreti (soprattutto da parte degli amministratori comunali) gli operai hanno manifestato davanti ai cancelli dello stabilimento Teleco. "Da nove mesi non produciamo più nulla (la Teleco è specializzata nei cavi in rame), eppure noi operai continuiamo ugualmente ad andare in azienda nei tre turni, pagati per non far niente" spiega un operaio. "Potrebbe sembrare bello - aggiunge un suo compagno - ma non è così: ci stanno facendo impazzire. Il tempo non passa mai e noi vediamo svalutare e svanire giorno dopo giorno, il nostro posto di lavoro nella più assoluta indifferenza".
Panorama preoccupante alla Nestlé di Ferentino. Ieri l’assemblea dei lavoratori ha sviluppato un ampio dibattito sulla richiesta di cassa integrazione ordinaria per ben 11 settimane, ufficialmente comunicata dall’azienda ai sindacati la scorsa settimana. L’assemblea dei lavoratori ha evidenziato che la cassa integrazione è sicuramente dovuta, oltre che al negativo andamento meteorologico della stagione, anche ad errori di programmazione commerciale del Gruppo Nestlé.
È morto folgorato nel negozio che stava ristrutturando, ma quando è arrivata la polizia ha trovato solo il suo corpo senza vita: i suoi compagni di lavoro erano fuggiti. E’ successo ieri pomeriggio a Napoli, a soli due giorni dal fatto di Ercolano, dove un manovale di 33 anni caduto dall’impalcatura era stato abbandonato in strada agonizzante. Per oggi gli edili aderenti a Cgil, Cisl e Uil hanno indetto uno sciopero in tutta la provincia di Napoli e un presidio davanti alla Prefettura.
I 72 lavoratori della Toto costruzioni (società che ha sede a Chieti) che stanno eseguendo lavori di ammodernamento nel tratto Sant' Onofrio-Rosarno dell'Autostrada Salerno-Reggio Calabria sono in sciopero e riuniti in assemblea permanente. L'astensione dal lavoro è stata decisa dopo che otto lavoratori sono stati trasferiti a Bologna. Una mediazione dell'Anas nel corso di un incontro svoltosi a Reggio Calabria non ha sortito effetto. L'impresa era stata invitata a scegliere i lavoratori da trasferire tra coloro (circa 40) disposti a spostarsi. I lavoratori contestano all'azienda il fatto che la scelta sia stata fatta a caso, unilaterale e senza un accordo preventivo.
Le autorizzazioni per ottenere gli indennizzi non arrivano e i lavoratori dell’Ali, appoggiati dai sindacati, occupano per tutta la giornata l’assessorato regionale al Lavoro. Nell’incontro di ieri mattina, infatti, i lavoratori dello stabilimento Ali, l’azienda nata alla periferia di Iglesias dalla vendita del vecchio stabilimento Alcoa (situato nella zona industriale del centro minerario), avrebbero dovuto ricevere rassicurazioni sul loro futuro, certezze sui soldi che non percepiscono da tempo. Davanti agli ostacoli e ai silenzi ministeriali però hanno deciso di passare all'azione occupando l’assessorato regionale al Lavoro. L’assessore avrebbe dovuto firmare il provvedimento che delibera sia la cassa integrazione per i dipendenti che ne hanno diritto sia la mobilità pagata per gli altri lavoratori invece la richiesta non è stata accolta. Senza il benestare del ministero del Lavoro la Regione non può adottare alcuna delibera. Un via libera indispensabile che darebbe la possibilità ai lavoratori collocati in cassa integrazione o parcheggiati nelle liste di mobilità di ottenere un indennizzo mensile.
Presidio davanti all'Inail oggi dalle 10 alle 12 per la vicenda della revoca a 49 lavoratori della Dalmine delle pensioni previste per i lavoratori esposti all'amianto. Sono state presentate inoltre alla Camera e al Senato due interrogazioni.
Giornata di assemblee, ieri, alla Europeyarn (ex Fibrilia) di Rovetta (bg). Dopo che nei giorni scorsi l'azienda aveva annunciato l'intenzione di procedere ad una nuova riorganizzazione (in linea con quanto già messo in atto nelle altre tre realtà produttive in Germania - a Freyung e Leinefelde/Saale - e in Austria - a Golling) con la messa in mobilità di una trentina di lavoratori che risulterebbero in esubero, le RSU hanno incontrato i lavoratori per fare il punto della situazione.
Proclamato lo stato di agitazione, con il blocco di tutte le prestazioni straordinarie, alla Fresco Italia srl di Costa Mezzate (gruppo Bonduelle). Un'iniziativa necessaria dopo mesi di inutile attesa in cui la direzione aziendale ha sistematicamente rifiutato un confronto di merito su temi importanti quali l'ambiente e gli indumenti da lavoro, gli orari di lavoro, la modalità di retribuzione delle prestazioni straordinarie, gli appalti e le terziarizzazioni interne allo stabilimento, le professionalità e il premio di risultato aziendale. In particolare, i rappresentanti sindacali lamentano un utilizzo improprio ("in modo contrario rispetto alle norme contrattuali vigenti") all'interno dell'azienda di Costa Mezzate, a fianco dei circa 60 dipendenti Fresco Italia, di altrettanti lavoratori interinali e di dipendenti di una società cooperativa.
Il sindaco di Telese Terme incontra il sottosegretario al Welfare per discutere sulle prospettive di occupazione dei tanti lavoratori che vivono da anni nel precariato, in modo particolare gli Lsu che prestano servizio con orario ridotto presso il comune telesino. Dal vertice emerge la volontà di individuare dei percorsi di fattibilità per giungere a una stabilizzazione dei venti lavoratori Lsu che vivono questa situazione di incertezza da quasi dieci anni, cominciando con l’ottimizzare i servizi essenziali curati direttamente per l’ente municipale.
Il presidente del Nlc (Nigeria Labour Congress), Adams Oshiomhole, ha annunciato uno sciopero generale nazionale a partire da lunedi' in seguito al fallimento dei negoziati con le autorita' e i responsabili del settore petrolifero. Oshiomhole ha spiegato che l'incontro e' stato infruttuoso perche' sul tavolo non vi era alcuna proposta concreta.
Blitz contro il lavoro sommerso e l’immigrazione clandestina in una fabbrica di Scafati. L’operazione eseguita questo pomeriggio dai carabinieri ha portato alla scoperta di 12 cinesi, privi di permesso di soggiorno, che venivano impiegati clandestinamente per tagliare e cucire jeans. Il titolare della fabbrica ha tentato anche di corrompere un appuntato dei carabinieri offrendogli la somma di mille euro. Per questo oltre ad essere denunciato per manodopera clandestina è stato denunciato anche per tentata corruzione. Gli investigatori ritengono che altri lavoratori clandestini, almeno 15, siano riusciti a dileguarsi. Sono state infatti trovate altre macchine per cucire pronte all’uso. Le indagini proseguono.
Sette autisti del Bacino Napoli 5 identificati e denunciati, altri sessanta loro colleghi che corrono il serio rischio di subire la stessa sorte. Sono gli strascici di un venerdì nero che ha visto la città paralizzata dai cortei che - secondo dalla Questura - non erano stati aautorizzati né preavvisati. Le denunce sono scattate subito, al termine di indagini lampo fatte tramite le riprese video in piazza Municipio. Uno degli elementi su cui la Digos indaga è che gli autisti hanno lasciato i camion per la raccolta di carta e cartoni nel bel mezzo delle carreggiate di piazza Municipio e via Vittorio Emanuele senza chiavi nel cruscotto. Così i poliziotti, una volta messi in fuga i manifestanti per aprirsi un varco e liberare la città hanno dovuto spingere a mano camion che pesano anche due tonnellate. I reati ipotizzati nei confronti dei sette non sono di poco conto: si tratta di interruzione di pubblico servizio, appropriazione indebita e manifestazione non autorizzata. I primi due perché quando si sono messi nei camion gli autisti teoricamente dovevano andare a lavoro, invece si sono recati in piazza a manifestare. Per loro, se dovesse risultare che il cartellino in azienda è stato timbrato lo stesso malgrado stessero scioperando si profilerebbe anche il reato di truffa ai danni della pubblica amministrazione. Nel mirino sono finiti quelli del Bacino Napoli 5 e non i dipendenti dell’Asìa che pure venerdì erano in agitazione, ma come chiariscono gli investigatori della Digos "gli operatori Asìa non hanno creato alcun problema, sono gli altri che invece sono scesi in piazza pur non essendo autorizzati provocando il caos". Nel rapporto della Digos, sarà spedito in Procura, figurano anche alcune decine di persone che hanno preso parte alla manifestazione - tra piazza Garibaldi e il Centro Direzionale con blocchi al Rettifilo e al corso Novara - organizzata dalla sigla storica dei disoccupati Banchi Nuovi e con la presenza di No Global. Secondo il sindacao iervolino, "il caos è anche colpa della giunta: le manifestazioni sono nate in larga misura da equivoci perché sia i lavoratori del Bacino Napoli 5 che quelli dell’Asia non avevano alcun motivo di protestare, infatti, lunedì avranno quello che spetta loro". Poi il primo affondo: "I miei assessori dovevano dare prima e con maggiore forza certezze e garanzie agli operai".
Un’altra azienda chiude i battenti in Trentino a causa della concorrenza internazionale, e altri 35 lavoratori sono a spasso. Si tratta di quelli della Ime di Rovereto, la "Iniziativa meccanica". Trentacinque sono i lavoratori interessati per questa impresa che opera nel settore della progettazione e realizzazione di stampi termoplastici a favore di aziende automobilistiche, come la Volkswagen. Ma la fabbrica di automobili tedesca da qualche tempo preferisce affidare queste tipologie di lavorazioni a ditte dell’Europa dell’Est, che hanno costi minori.
La Michelin ancha ha annunciato di chiudere i cancelli e di andare a produrre nei paesi dell’Europa dell’Est. In una sola settimana, sommando la Michelin e la Ime, circa 140 lavoratori vengono licenziati, "immolati" di fronte alla "dea" globalizzazione.
Due feriti e alcuni operai frastornati dal rumore della tremenda esplosione che si è verificata ieri attorno alle 23 nello stabilimento di Ospitaletto (BG) delle Acciaierie Stefana. Un bilancio fortunatamente lieve. A generare l’incidente secondo le prime ricostruzioni, sarebbe stata una perdita dell’impianto di raffreddamento. Dell’acqua si sarebbe così infiltrata nella colata di materiale ferroso incandescente: lo sbalzo termico avrebbe innescato un’esplosione, facendo sollevare il coperchio dell’impianto. Sarebbe così fuoriuscita dell’aria a temperature elevatissime che avrebbe investito i due operai rimasti coinvolti nell’infortunio. Ma assieme all’aria sarebbe stato sprigionato dall’impianto anche del pulviscolo: sarebbero state proprio le particelle di materiale incandescente a ustionare i due feriti, al volto e al petto. L’allarme è scattato immediatamente. Le condizioni dei due feriti principali non desterebbero tuttavia particolari preoccupazioni: le ustioni sarebbero fortunatamente lievi.
L’acido gli aveva bruciato i polmoni. Non sono state le ustioni, gravi ma per cui era stato operato con successo, ad uccidere il 40enne autista di Grosseto investito dall’acido solforico il 14 settembre, a Torresud. Claudio Bini lascia la moglie e un bimbo di 2 anni. Sulla salma sarà disposta l’autopsia.
La mannaia dei licenziamenti torna ad abbattersi sulla Iac dove è stata richiesta la mobilità per una ventina di dipendenti. Un provvedimento che sarebbe motivato dal fatto che tali lavoratori rivestono ruoli non compatibili con il nuovo assetto aziendale. L’ulteriore taglio ai livelli occupazionali ha fatto insorgere le organizzazioni sindacali.
Un pacchetto di 10 ore di sciopero: questa la risposta di Femca Cisl, Filtea Cgil, Uilta Uil e dei lavoratori della Torcitura di Atri alla procedura di mobilità comunicata dal gruppo Pompea. Clima di tensione quello in cui si sono svolte le assemblee, dettato dal rischio licenziamento che pesa su 68 lavoratrici dei settori cucitura e stiro/confezione calze.
Sale di nuovo la tensione tra Lavoratori socialmente utili e Regione, a pochi giorni dalla scadenza (15 ottobre), dei termini per la presentazione, da parte degli Enti utilizzatori, di progetti per la stabilizzazione del 30% degli Lsu e a soli due mesi dalla fine della proroga 2004 (31 dicembre) per tutti i lavoratori. La situazione si trascina ormai dalle annualità 1996-1997, vale a dire, otto anni di lavoro sottopagato, senza contributi e che vede 5.000 lavoratori nel Lazio (più di 1.500 in provinci di Rieti), sopportare la condizione di precariato e vero sfruttamento. Si è arrivati nel 2002 anche alla stipula della Legge regionale n° 21 per la costituzione di una società multiservizi a capitale statale e partecipazione in percentuale degli Enti che hanno in carico i lavoratori. A distanza di oltre 24 mesi, ben poco è cambiato nel quadro delle assunzioni. Bloccate, ad esempio, anche le riserve del 40% nei vuoti in organico delle Asl. "La Regione non rispetta i patti - si legge nel documento diffuso dalla Rdb (Rappresentanza sindacale di base) - la Multiservizi Territoriale Lazio non si è costituita; è invece prevista una sua modifica per favorire soltanto gli ex cantieristi dei parchi regionali, con una riduzione da 800 a 150 posti di lavoro. Non sono ancora operative le altre società miste, Valle Aniene e Frosinone. Adesso basta con le promesse. Gli Lsu non sono più disposti ad aspettare, ora chiedono fatti concreti". La Rdb, a partire dal 18 ottobre, istituirà un sit-in di protesta e un presidio permanente dinanzi alla sede della Giunta regionale.
Nessuno aveva avvertito i due giovani immigrati, un albanese e un rumeno, che il solvente che usavano per scrostare i muri era infiammabile. Venerdì una scintilla, forse provocata dal raschietto di metallo, ha fatto divampare le fiamme nel locale al terzo piano di una palazzina in ristrutturazione a Brugherio. L'albanese è ricoverato in gravi condizioni a Torino con ustioni di secondo e terzo grado sul 90% del corpo. Il rumeno, a Niguarda, ha ustioni sul 20% del corpo. Entrambi senza permesso di soggiorno, lavoravano non si sa da quanti giorni per una ditta che ha un subappalto di un subappalto. Diverso il contesto dell'infortunio mortale avvenuto all'inizio della settima in una cava in Valtellina.
Ipotesi d'intesa sulla Imesi di Carini, firmata, dopo sette mesi di assemblea permanente, da Ansaldo-Breda e da Fim-Fiom e Uilm. L'accordo chiude una lunga vertenza aperta all'indomani dell'avvio della cassa integrazione a zero ore per i 163 lavoratori. L'Imesi resta nel gruppo Ansaldo-Breda in una realtà industriale stabile e forte. Si prevedono investimenti per 6 milioni di euro, 200 mila ore di lavoro l'anno, 600 ore di formazione per ogni dipendente, e il rientro in fabbrica degli operai dall'1 marzo al 30 aprile 2005.
La birra Peroni prodotta a Napoli, senza tema di smentite, era la migliore del polo Peroni. Era; perché venerdì pomeriggio scorso alle 14, un colpo di spugna ha cancellato i 152 dipendenti Peroni di Napoli dalla mappa mondiale della multinazionale anglo-ceco-sudafricana Sabmiller. Lo stabilimento, con quello di Roma, Padova e Brindisi, era stato comprato poco più di un anno fa. A Vincenzo Biancolino, rappresentante sindacale, è toccata l’ultima convocazione, quella della messa in mobilità, della fine di una realtà che era sinonimo di lavoro e normalità dagli anni ’50. Inutile discutere con una multinazionale. Quando prende una decisione non ha nome, non ha faccia, non ha indirizzo. E non ha gusto o olfatto. La birra che dà il "gusto di essere italiani" (secondo la pubblicità) potrebbe tranquillamente essere fatta nel Ghana. Quanto dista dal Ghana la terrazza Peroni con la mescita domenicale accompagnata da taralli caldi, il venditore di trippa con limone e sale, fino a pochi anni fa rito domenicale per la gente di Miano e Secondigliano? La Peroni, per la periferia settentrionale, ha avuto la stessa, se non maggiore, forza di aggregazione del San Carlo nel salotto della città. La forza della vita in comune sullo sfondo di serene prospettive per il futuro. In periferia si spenge, con la chiusura della Peroni, uno degli ultimi focolai di normalità. Vincenzo Biancolino, 53 anni, è un lavoratore raro da trovare, di quelli che vanno formati. Paradossalmente la sua superspecializzazione non gli garantisce un futuro in un mercato che dà segnali di crisi. Lavoratori da sempre meritevoli del premio di produzione interno, i 152 dipendenti Peroni di colpo sono diventati inutili.
Resta aperta, e lontana da una soluzione, la vicenda dei 23 lavoratori part-time della Leucopetra, l'azienda che gestisce la raccolta dei rifiuti a Portici (NA), in attesa della sospirata stabilizzazione. I lavoratori chiedono l'orario di lavoro pieno: l'ultima seduta di consiglio comunale ha registrato la loro presenza compatta. Intanto, però, nessun risultato concreto è scaturito dagli incontri che il sindaco Vincenzo Cuomo ha avuto con i vertici dell'azienda: al momento, infatti, non si intravedono spiragli. La Leucopetra è una società mista: il Comune, come socio di maggioranza, non ha però la possibilità di decidere sugli assetti organizzativi.
Si avvia a una soluzione la vertenza dei cantieri navali Noè di Augusta. Uno spiraglio si è aperto nel corso dell'incontro svoltosi venerdì nella sede provinciale dell'Associazione degli industriali, tra le organizzazioni sindacali e i titolari dell'azienda. Questi ultimi si sono impegnati ad erogare, a partire dall'ultima decade di ottobre, parte delle spettanze economiche pregresse. Saranno corrisposti gli stipendi di luglio, agosto e un acconto della mensilità di settembre. I cento operai del cantiere navale che hanno incrociato le braccia per l'intera settimana, astenendosi dall'effettuare le 8 ore lavorative giornaliere, hanno sospeso lo sciopero giovedì.
La Fiat spiega che dal 31 dicembre scatta la mobilita' perche' finisce la cassa integrazione e quindi i 494 lavatori di Arese rimarrebbero senza copertura salariale. L'anno scorso alla scadenza del periodo di cassa integrazione, il governo aveva concesso, con un provvedimento straordinario, la proroga di un anno, cosa che potrebbe ripetersi anche per il 2005. L'obiettivo e' di consentire ai lavoratori di ricollocarsi nell'ambito delle iniziative varate dalla Regione Lombardia. Interviene sulla vicenda Corrado delle Donne dello Slai Cobas: "l'azienda ha convocato oggi alle 15.30 tutti i delegati sindacali per comunicare la richiesta della procedura di mobilita' per i 494 lavoratori". "Anziche' incontrare i lavoratori - ha commentato Delle Donne riferendosi al presidente del Lingotto, che oggi con la mediazione della Questura di Milano, aveva dato la disponibilita' ad incontrare alcuni rappresentanti dello Slai-Cobas - Montezemolo ha deciso di licenziare i lavoratori e lo comunica tramite i suoi dirigenti. Avra' la risposta che si merita". E sembra proprio sfumare l'ipotesi dell'incontro annunciato questa mattina, quando i lavoratori avevano sbarrato la via d'uscita dal Politecnico di Milano-Bovisa per contestare il presidente del Lingotto, costretto a percorrere alcune vie contromano con l'aiuto della polizia per evitare il picchetto. Dalla questura si apprende che "non e' stata comunicata alcuna disponibilita' del presidente della Fiat Luca Cordero di Montezemolo ad incontrare i lavoratori dell'Alfa Romeo di Arese".
Il colosso Usa dell'auto General Motors taglierà 12 mila posti in Europa, circa un quinto del totale dei suoi addetti nel Vecchio Continente. Lo anticipano il Financial Times e la Frankfurter Allgemeine Zeitung, secondo i quali oltre la metà dei tagli sarà concentrata in Germania e in particolare alla Opel. In Germania sono due gli stabilimenti a rischio, a partire dal prossimo anno. La drastica ristrutturazione della Gm fa seguito al fallimento del progetto Olimpia, che prevedeva forti tagli dei costi in Europa per far tornare in utile le società del gruppo. Secondo il FT, "i tagli alla Opel potrebbero aiutare la rivale Volkswagen a superare lo scoglio dei negoziati coi sindacati, mostrando ai lavoratori tedeschi cosa può avvenire se rifiuteranno di tagliare del 30% il costo del lavoro, come chiede l'azienda".
Un anziano commerciante di frutta a Salerno e un giovane operaio a Campagna sono ieri morti in incidenti sul lavoro. La piaga più volte denunciata e che sembra essersi incancrenita in Campania, ieri ha fatto altre due vittime. Raffaele Rendina, 70 anni, di Scafati, è stato investito dal camion di un collega in manovra nell’area riservata alla sosta dei mezzi. Ancora avvolta nel mistero invece la morte di Salvatore Guerriero, 23 anni, di Eboli. Al suo secondo giorno di lavoro alla torrefazione "Gioia" di Campagna è stato trovato morto all’inizio del turno di lavoro. Ha battuto la testa non si sa se per un malore o per una caduta da una scala. Vito Gioia, titolare dell’omonima società di torrefazione è accusato di omicidio colposo.
Incrocerà le braccia, domani mattina, il personale docente e non docente della scuola salernitana. Lo sciopero, a livello regionale, sarà articolato dall'astensione dal lavoro nella prima ora per le attività antimerdiane e l'ultima ora per le attività pomeridiane. La protesta è stata organizzata dai sindacati confederali della scuola, Cgil, Cisl e Uil. Sono molti i motivi dello sciopero. In primo piano la drammatica situazione dei docenti per il sostegno: 561 i posti che non verranno coperti. A conti fatti e nonostante l'effettiva necessità sancita da una seria documentazione medica non di parte ma, redatta anche da funzionari dell'Asl su certificazioni del medico di famiglia, a Salerno e provincia sono stati richiesti 2.276 docenti a favore dei meno fortunati e ne sono stati accolti solo 1.715. Ma secondo il ministro per la pubblica istruzione, Letizia Moratti, la scuola salernitana non ha subito alcun taglio agli organici. Ed è molto strano che al dicastero romano sfuggano invece dati molto seri e per gli insegnanti ordinari. Solo per quanto riguarda le scuole elementari i tagli sono di 53 professori giustificati per il calo delle iscrizioni; nelle scuole medie inferiori i professori in meno sono 107. Mancano all'appello 200 insegnanti di sostegno che si affiancano ai 561 di quelli negati.
Fumata nera nel primo faccia a faccia di ieri tra i sindacati e la nuova proprietà (Andrea Sguazzino e Mario Natale) del tabacchificio di Sparanise dopo la recente attivazione della procedura di messa in mobilità per i 62 dipendenti fissi. I titolari dello stabilimento, ora denominato Mindo, hanno confermato la decisione motivandola col fatto che il quantitativo di tabacco attualmente in giacenza, circa 47.000 quintali, risulta di poca entità rispetto alle potenzialità lavorative degli impianti e all’organico a disposizione. Da qui il ricorso al licenziamento collettivo, per il quale tra i lavoratori tutti, compresi anche quelli stagionali, c’è molta preoccupazione.
L'adesione allo sciopero di due ore, a Mirafiori, è stata secondo i sindacati del 70% con punte dell'80%. L'agitazione è stata proclamata da Fim, Fiom, Uilm e Fismic contro il piano di riorganizzazione di Fiat Auto. Circa mille lavoratori si sono mossi dalle Carrozzerie per raggiungere il presidio degli operai in cassa integrazione della Powertrain (ex Meccaniche), in corso da due settimane contro la fine della produzione del motore a Mirafiori. Per la Fiat l'adesione degli operai allo sciopero è stata del 23,8% alle Carrozzerie e del 15% alle Presse.
I lavoratori interinali del call-center di Poste spa, in procinto di fare i conti con la scadenza del proprio contratto, accolgono benevolmente la proposta dei consiglieri provinciale e comunale di Rifondazione comunista, Omar Minniti e Nino De Gaetano. In questo senso secondo quanto espresso dai due consiglieri l'azienda potrebbe utilizzare una parte delle maestranze in esubero per i servizi del centro notifiche integrato, frutto, quest'ultimo, di un recente accorrdo tra Comune di Reggio Calabria e Poste spa. Il centro "Sin" o gli uffici postali, quindi, "potrebbero essere una chiave per una soluzione ottimale per tutti, sia per Poste spa che in questo modo non disperderebbe le professionalità e le competenze da noi acquisite in questi anni andando a colmare anche carenze di personale, sia per noi che conserveremmo il posto di lavoro", dicono i lavoratori. Silenzio da parte dei diretti responsabili chiamati in causa. I lavoratori fanno rpesente che "con la razionalità necessaria si può trovare il modo di salvaguardare 57 posti di lavoro e altrettantte famiglie che, diversamente, sarebbero gettate sul lastrico". Il contratto scadrà il sette gennaio. La Cgil per domani alle 10,00, ha organizzato una conferenza stampa per discutere appunto del caso "Call center Poste spa".
Il comitato lavoratori cassaintegrati Aticarta esprime la sua rabbia. Rabbia perché ritenuti "esuberi" "perciò parcheggiati in cassa integrazione in attesa di rottamazione. Per noi "eletti" questa fine sarà certa, ma purtroppo sarà anche la logica conclusione per i rimanenti lavoratori. La crisi di questa fabbrica deriva soprattutto dalla privatizzazione del polo fumo che a Rovereto ha già causato la chiusura dell'ex Filtrati e il forte ridimensionamento occupazionale della Manifattura. Purtroppo, con amarezza e rabbia, dobbiamo registrare che, ancora una volta, i lavoratori sono gli unici a pagare i costi di un'operazione per la quale sono girati più di 4500 miliardi delle vecchie lire. Fino ad una decina d'anni fa lavorare era considerato sinonimo di sicurezza, ora anche queste, alla pari di tante altre, chiudono lasciando i lavoratori e la comunità trentina a terra. Ma - continua la nota del comitato - a Rovereto tutto tace: Comune, Provincia e sindacati intervengono a disastro avvenuto con compitino di fare i pompieri. Paradossalmente questi "rappresentanti" perdono più tempo e soldi per discutere di strade e, peggio, di finanziamenti e prebende per loro che dei problemi concreti dei loro amministrati".
"La prevista trasformazione in fondazione degli istituti di ricerca costituisce un ulteriore sviluppo del processo di precarizzazione del lavoro trentino, in quanto consentirebbe con più facilità di impiegare figure professionali come i ricercatori, gli informatici e in generale i lavoratori della conoscenza mediante il ricorso a contratti atipici (collaboratori a progetto, contratti a termine ...)". È quanto afferma la Rete del precariato sociale di Trento. "Gli enti territoriali trentini rappresentano oggi un luogo di produzione di precarietà, disegnando un futuro di incertezza soprattutto per le nuove generazioni definito da una medesima condizione di assenza di diritti (ferie e malattia non pagate ...) e di forte dipendenza personale".
Da mezza Italia a Roma per scandagliare il fondo dove da mesi si è incagliata la ex Ixfin : riunione tesissima, quella di ieri alla Presidenza del Consiglio convocata da Gianfranco Borghini per discutere il caso Oliit, 1.800 addetti in tutta Italia, 50 a Rieti. Dialetti diversi ma comune la richiesta di chiarezza rispetto alla situazione. Intanto Rieti va nella lista degli stabilimenti da salvare benché lo stabilimento non ci sia più da un pezzo. Intanto in casa Alcatel arriva (sia pure firmato solo da Uilm in contrasto con Fim e Fiom) l’accordo sulla mobilità: 3, come annunciato, i posti da tagliare a Rieti. Nella spaccatura sindacale si inserisce poi la rivolta dei dipendenti del Laboratorio Ricerca e Sviluppo: "La rsu non ci rappresenta, vogliamo due nostri rappresentanti alla riunione di Lunedì dal sindaco".
Ieri i lavoratori di sistemi di sospensioni della Magneti Marelli di Sulmona hanno scioperato compatti contro quelli che, in un comunicato sindacale, la Fim Fiom Uil Ugl Rsu definisce "atteggiamenti vessatori e provocatori da parte dell'Azienda". Il Direttore della Sevel in visita allo stabilimento sulmonese si è "imbattuto" nella provocazione fatta dall'azienda nei confronti dei lavoratori con ridotta capacità lavorativa. I cosiddetti invalidi, infatti, sono stati letteralmente parcheggiati nel corridoio non potendo attendere alle loro quotidiane e consuete mansioni di lavoro. L'accusa mossa dalla Amministrazione sembrerebbe quella di non poter usufruire del lavoro degli invalidi perché non produrrebbero abbastanza per l'azienda ma, a quanto pare, solo adesso, il responsabile di stabilimento se ne è reso conto! Un atteggiamento che è stato censurato dagli stessi lavoratori e dai sindacati. Da troppo tempo si assiste a modi di agire e irregolarità che mettono a rischio la sopravvivenza dello stabilimento. L'Azienda dovrebbe dire con chiarezza quali sono le sue intenzioni per il futuro. Ed è proprio per conoscere le intenzioni della Magneti Marelli su Sulmona che le Organizzazioni sindacali chiederanno un incontro urgente con i vertici nazionali di Magneti Marelli Sistemi Sospensioni.
Arriva lo stato di agitazione per i lavoratori dell’Asm. In una nota inviata a tutte le parti in causa, le organizzazioni sindacali di Cgil, Cisl, Uil e Cisal hanno individuato alcune iniziative da intraprendere. "Organizzeremo - si legge - una manifestazione per informare i cittadini sul grado di sporcizia della città, mentre sospenderemo tutte le prestazioni straordinarie. Inoltre vogliamo verificare la legittimità della costituzione della Srl e richiedere, eventualmente, lo scioglimento. Siamo, infine, rimasti interdetti leggendo le dichiarazioni del presidente che addebita la mancata raccolta semplicemente ai continui guasti degli automezzi".
Alcune decine di ex dipendenti della Dalmine hanno occupato stamani per quasi un'ora l'autostrada Napoli-Salerno nei pressi dell'uscita di Torre Annunziata, in entrambi i sensi di marcia, provocando gravi disagi alla circolazione automobilistica. Gli operai hanno chiesto un incontro in prefettura.
I lavoratori Carisiel e Intersiel di Cosenza, riuniti ieri in assemblea nella sala comunale Commenda di Rende hanno indotto alcuni consiglieri comunali a prendere una posizione. Chiesto un incontro con Telecom Italia (che ha assorbito Carisiel e Intersiel) per scongiurare che 240 lavoratori perdano il posto di lavoro(sono già stati dichiarati dalla Telecom 30 esuberi!). La manifestazione di ieri è stata organizzata dai sindacati confederali e dalle Rsu.
Al termine di un'assemblea dei lavoratori dell'Alenia di Pomigliano d'Arco, in merito alla realizzazione di alcune parti del Boeing 7e7, e' stato deciso di proclamare uno stato di agitazione. Nel corso dell'incontro i segretari confederali di Fim, Fiom e Uilm hanno illustrato i contenuti dell'incontro tenutosi con i vertici dell'azienda.
Accordo raggiunto a Roma sulla Longoni Sport di Barzanò (Lecco) acquistata dal gruppo Cisalfa. Dopo tanti annunci, si è finalmente stabilito che al Gruppo Giacomelli Sport subentrerà Cisalfa. A tutti i lavoratori verrà riconosciuta l'anzianità. Tuttavia, i negozi della Longoni Sport non riapriranno immediatamente. Cisalfa ha annunciato di volere procedere ad una ristrutturazione dei locali. Da lunedì, per esempio, i dipendenti di Barzanò potranno ritornare a lavorare, ma il negozio riaprirà alla clientela solo tra la fine di novembre e l'inizio di dicembre. E identica sorte toccherà anche agli altri punti vendita, per i quali è prevista una riapertura programmata nel tempo.
Si dicono completamente insoddisfatti dei risultati ottenuti nell’incontro dei giorni scorsi con i vertici della Sindyal, i rappresentanti sindacali della federazione unitaria lavoratori chimici. E, pertanto, propongono uno sciopero, in tutti i settori produttivi della chimica di Porto Torres, di 64 ore, a partire da oggi alle 14. Le proposte dell’azienda sono da considerare del tutto insufficienti, in particolar modo per quanto riguarda l’applicazione del turn-over: a fronte di una carenza di organico turnista di 40 unità, che diventeranno circa 70 al prossimo 30 dicembre, l’azienda propone un inserimento di 10 unità, con un percorso che riprenderà a gennaio 2005. Tale proposta è stata ritenuta insufficiente per la realizzazione di un accordo sindacale e per questo motivo è stato dichiarato uno sciopero di 64 ore con riduzione delle produzioni su tutti gli impianti a partire dalle ore 14 del 15 ottobre.
Gli operai addetti alla disinfestazione potrebbero trovarsi senza lavoro dal 1° novembre. Colpa dei tagli che la Regione ha deciso sui finanziamenti che tradizionalmente venivano assicurati alle Province. L’allarme è stato lanciato dagli assessori all’Ambiente delle quattro Province sarde che si sono ritrovati ad Oristano per dibattere i problemi derivanti dall’insufficienza di trasferimenti finanziari da parte della Regione. I quattro assessori hanno concordato la predisposizione urgente di un documento comune da sottoporre all’attenzione dell’assessore regionale competente ed alla commissione consiliare regionale di riferimento. Per quanto riguarda Oristano diventa preoccupante non soltanto la situazione della disinfestazione, ma anche quella del personale, tutto assunto a tempo determinato. Infatti, essendo insufficienti i finanziamenti regionali, se non verranno trovate risorse nel bilancio della Provincia, i 30 disinfestatori verranno licenziati e le zanzare torneranno a proliferare.
Decisi due mesi di cassaintegrazione per 700 lavoratori della Fiat di Cassino. Dall’8 novembre al 9 gennaio è stato stabilito il fermo parziale della linea B dello stabilimento. Un provvedimento che interessa 3450 lavoratori che a turno osserveranno un periodo di sospensione dal lavoro. In questo periodo sarà ridotta la produzione della Fiat Stilo. Il blocco produttivo è stato stabilito per permettere i lavori di ristrutturazione degli impianti, in vista della produzione della nuova automobile che sostituirà la Croma.
Chiusura di tutte le attività produttive a Boltiere e trasferimento delle stesse nello stabilimento polacco. È il quadro che si è delineato ieri mattina, all'Unione industriali di Bergamo, dove la direzione della Manuli Rubber Industries Spa ha convocato le rappresentanze sindacali per annunciare la cessazione delle attività produttive a partire dal 1° gennaio 2005 e la contestuale intenzione di mettere in mobilità tutti e 24 gli addetti produttivi. A Boltiere, in quella che era la storica Hydrofit (acquisita nel '95 dal gruppo Manuli, quando i dipendenti erano 160) sono 33 i lavoratori operativi: per i nove impiegati tecnici, al momento, l'azienda avrebbe garantito la permanenza a Boltiere. La notizia della volontà di chiusura delle attività produttive alla Manuli, ieri dall'Unione industriali è rimbalzata subito allo stabilimento di Boltiere, dove i lavoratori sono stati convocati immediatamente per un'assemblea straordinaria che ha decretato immediatamente lo stato di agitazione e lo svolgimento di un'ora di sciopero.
Oggi i lavoratori del pastificio Colussi (ex Ghigi) di Rimini scioperano per quattro ore, si tratta delle ultime rispetto alle dodici decise dai sindacati nazionali di categoria all’annuncio di vendita dell’area e della chiusura dello stabilimento. Appare assai incerto il futuro dei 70 lavoratori, e a fronte di ciò i sindacati hanno chiesto a Comune e Provincia di aprire un tavolo per l’occupazione.