| mercoledi 15 settembre 2004 - snaterinforma |
NOTIZIARIO a cura del Centro di Documentazione e
Lotta
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01/09-09/13/2004
Per i lavoratori degli stabilimenti Fiat di Mirafiori, Cassino e Termini Imerese è stata confermata la cassa integrazione alla Fiat Auto. A Cassino saranno tremilacinquecento i dipendenti che rimarranno a casa per due settimane, dal 27 settembre al 9 ottobre. Una decisione dettata, secondo l'azienda, da una parte dalla necessità di ristrutturare lo stabilimento in vista dell'arrivo della New Large, la nuova croma che entrerà in produzione la prossima primavera. Dall'altra parte però l'azienda sottolinea l'andamento debole del mercato della Stilo che viene prodotta proprio a Cassino. A Mirafiori si fermeranno forzatamente per due settimane cinquecentoquaranta lavoratori delle carrozzerie e duecentocinquanta delle presse. Una nuova tornata di cassa dunque per lo stabilimento torinese che da inizio anno ha visto diverse linee fermarsi a più riprese. Dopo le ferie la Fiat aveva già lasciato a casa per una ulteriore settimana i millequattrocento dipendenti delle linee Thesis, Lybra e 166, oltre a quelli di Cassino. In cassa integrazione saranno anche i lavoratori di Termini Imerese. Lo stabilimento siciliano si fermerà completamente per una intera settimana.
Futuro nero per i 17 lavoratori (erano 100 alcuni anni fa) della Cogetel, azienda telefonica di Nichelino. Lunedì doveva tenersi un incontro all'assessorato al Lavoro in Regione tra l'azienda e i sindacati, in quanto era il 75º giorno della procedura di mobilità per i dipendenti, ovvero per la pratica del loro licenziamento. L'azienda però non si è presentata al tavolo regionale. I lavoratori non hanno più interlocutori e non ci sono i soldi per il trattamento di fine lavoro. Il lavoro nel settore delle installazioni telefoniche c'è, ma la Cogetel sembra lo faccia svolgere da altri. Inoltre i 17 dipendenti che vanno a lavorare sono costretti da tempo a non fare più niente. Lo stipendio di giugno è stato pagato solo in parte. Non è stato pagato né luglio, né agosto.
La direzione Cotral, azienda del trasporto regionale del Lazio, ha consegnato ieri 56 lettere di licenziamento ai ragazzi che erano stati assunti due anni fa con il contratto di formazione-lavoro. Durante alcuni precedenti incontri con i sindacati, la direzione aveva promesso una possibile proroga del contratto o addirittura un'assunzione a tempo indeterminato. Ieri la scelta e la doccia fredda per i 56 giovani
L'accelerazione da parte dell’assessore regionale dell’Industria Concetta Rau delle procedure per liquidazione della Sigma Invest aumenta le preoccupazioni per il futuro dei 500 lavoratori coinvolti.
All’esame dei giudici era finito il complesso di disposizioni che consente di ritenere legittimo il licenziamento dei lavoratori in prova anche se avvenuto in forma orale con il solo limite di garanzia (elaborato dalla giurisprudenza della Cassazione) costituito dall’obbligo di esternazione dei motivi per rendere possibile l’eventuale contestazione in sede giudiziaria. Questo in considerazione del fatto che le garanzie previste dalla legge numero 604/66 si applicano al lavoratore dal momento in cui l’assunzione diviene definitiva e, in ogni caso, quando sono decorsi sei mesi dall’inizio del rapporto di lavoro. Uno stato di cose che secondo il Pretore, non avrebbe garantito i diritti fondamentali del cittadino. La questione di costituzionalità per i giudici, è però infondata. La clausola di prova, spiega la Corte, attribuisce al contratto di lavoro un "quid proprium" non ravvisabile in assenza della medesima.
Persi 16mila posti di lavoro in un anno nelle grandi imprese italiane. L'Istat sottolinea che l'occupazione nelle grandi imprese è diminuita, in termini tendenziali (giugno 2004 rispetto a giugno 2003) dello 0,8% al lordo della cig e dello 0,9% al netto della cig. Tenuto conto del numero medio degli occupati presenti in tali imprese nell'anno base - spiega l'Itituto di statistica - (pari a 2.041.000 unità), la variazione tendenziale dell'occupazione lorda corrisponde a una riduzione di circa 16mila posizioni lavorative dipendenti rispetto a giugno 2003. Nel mese di giugno 2004, l'indice generale dell'occupazione alle dipendenze nelle grandi imprese (base 2000=100) è risultato, al lordo dei lavoratori in cassa integrazione guadagni, pari a 95,2 e al netto di questi lavoratori pari a 94,8 - rileva l'Istat -. I corrispondenti indici destagionalizzati sono pari a 95,1 e 94,8, con variazioni congiunturali (rispetto al precedente mese di maggio) rispettivamente di meno 0,1 per cento e nulla. L'occupazione nelle grandi imprese comprese nel campo di osservazione dell'indagine è diminuita, in termini tendenziali (giugno 2004 rispetto a giugno 2003), dello 0,8 per cento al lordo della cig e dello 0,9 per cento al netto della cig. Tenuto conto del numero medio di occupati presenti in tali imprese nell'anno base (pari a circa 2.041.000 unità), la variazione tendenziale dell'occupazione lorda corrisponde a una riduzione di circa 16mila posizioni lavorative dipendenti rispetto a giugno 2003. Complessivamente, nei primi sei mesi del 2004 la variazione media dell'occupazione nelle grandi imprese, rispetto allo stesso periodo del 2003, è stata di meno 0,9 per cento al lordo della cig e di meno 1,2 per cento al netto della cig. Nel mese di giugno 2004 l'indice grezzo dell'occupazione alle dipendenze nelle grandi imprese dell'industria (base 2000=100), al lordo dei dipendenti in cig, è pari a 88,8; l'indice al netto dei dipendenti in cig è pari a 88,0 - rileva l'Istat -. I corrispondenti indici destagionalizzatti sono risultati pari a 88,6 e 87,8, con variazioni congiunturali, rispettivamente, di meno 0,1 per cento e nulla. Al lordo della cig, l'occupazione nelle grandi imprese dell'industria comprese nel campo di osservazione dell'indagine ha segnato una variazione tendenziale di meno 3,0 per cento; al netto della cig la variazione è di meno 3,3 per cento. Tenuto conto del numero medio di occupati presenti nell'anno base (pari a circa 865mila unità), la variazione tendenziale dell'occupazione lorda corrisponde a una riduzione di circa 23mila posizioni lavorative dipendenti rispetto al mese di giugno 2003. Complessivamente, nei primi sei mesi del 2004 la variazione media dell'occupazione, rispetto allo stesso periodo del 2003, è stata di meno 2,9 per cento al lordo della cig e di meno 3,4 per cento al netto della cig. Nel mese di giugno 2004 l'indice grezzo dell'occupazione alle dipendenze nelle grandi imprese dei servizi (base 2000=100) è pari a 99,9 al lordo della cig e a 99,8 al netto della cig. I corrispondenti indici destagionalizzati sono risultati pari a 99,4 e a 99,3, con variazioni congiunturali nulle in entrambi i casi - rileva l'Istat -. L'indice dell'occupazione ha segnato un aumento tendenziale dello 0,6 per cento sia al lordo sia al netto della cig. Considerando il numero medio di occupati presenti nell'anno base nelle grandi imprese dei servizi comprese nel campo di osservazione dell'indagine (pari a circa 1.176.000 unità), la variazione tendenziale dell'occupazione lorda corrisponde ad un incremento di circa 7mila posizioni lavorative dipendenti rispetto a giugno 2003. Nel periodo gennaio-giugno 2004 la variazione media dell'occupazione, rispetto allo stesso periodo del 2003, è stata di più 0,5 per cento al lordo della cig e di più 0,4 per cento al netto della cig. A giugno l'indice dell'occupazione dipendente registra una diminuzione, in termini tendenziali, del 5,8 per cento nel settore della produzione di energia elettrica, gas ed acqua, del 2,7 per cento nelle attività manifatturiere e del 2,0 per cento nel settore delle costruzioni. Tutti i comparti delle attività manifatturiere registrano variazioni tendenziali negative, ad eccezione delle altre industrie manifatturiere (più 2,8 per cento). Le diminuzioni più marcate si osservano nelle industrie tessili e dell'abbigliamento (meno 5,0 per cento), nella produzione di apparecchi elettrici e di precisione (meno 4,6 per cento) e nella produzione di macchine ed apparecchi meccanici (meno 3,7 per cento). All'interno del settore dei servizi si registrano andamenti prevalentemente positivi, con incrementi tendenziali nei comparti degli alberghi e ristoranti (più 4,2 per cento), del commercio (più 2,7 per cento), delle altre attività professionali ed imprenditoriali (più 2,2 per cento) e dei trasporti, magazzinaggio e comunicazioni (più 0,1 per cento). Il comparto dell'intermediazione monetaria e finanziaria, poi, presenta una diminuzione tendenziale dell'1,3 per cento.
Ieri in tutti gli stabilimenti del gruppo Fincantieri di Palermo gli operai si sono fermati per un'ora in segno di solidarietà verso la famiglia di Vincenzo Viola, l'operaio dei Cantieri di Palermo morto per un incidente sul lavoro. Vincenzo Viola, 34 anni, operaio imbracatore è deceduto a causa del trauma cranico subito per la caduta da una scala di sei metri. Secondo i primi accertamenti, Vincenzo Viola indossava l'elmetto in dotazione e l'imbracatura. Dopo la caduta sarebbe giunto in ospedale in condizioni di semi-coscienza e alle prime analisi mediche non sarebbero stati riscontrati gravi traumi. Le sue condizioni si sono poi aggravate nelle ore successive, fino a entrare in coma per un ematoma al cervello. Quando la notizia è arrivata in cantiere, i 540 operai hanno abbandonato la fabbrica e si sono recati in ospedale. Tra lacrime e costernazione, si sono stretti attorno alla famiglia.
05 settembre 2004
Le Ferrovie meridionali sarde smobilitano le strutture che avevano dislocato nel territorio. Dopo Calasetta è la volta di Cagliari e Santadi. Gli operatori Fms saranno trasferiti a Iglesias (i cinque di Cagliari) e a Carbonia (i 20 di Santadi). Continua, quindi, il giro di vite di un’azienda trasporti che si sta riducendo sempre più. Fino ad una decina d’anni fa, tra autisti e operatori dei servizi, le Fms contavano 523 dipendenti. Oggi sono 250 di cui 160 autisti. All’assenza del personale, l’azienda trasporti sta facendo fronte sopprimendo le corse. Ma i lavoratori non ci stanno e chiedono un piano organico, senza che si adottino provvedimenti una tantum per non far pesare le decisioni.
Quasi un de profundis per i cinquantuno lavoratori della Softing di Macchiareddu. L’incontro tra lavoratori, sindacati e l’imprenditore Alfio Commendatore per fare il punto della situazione e il successivo avuto con l’assessorato regionale all’Industria hanno tolto ogni spiraglio di speranza. Il tentativo dell’azienda di voler trascinare una quindicina di lavoratori della Softing nella società consociata della Gism, è stato bocciato. Non esiste un piano aziendale né di recupero dei dodici mesi di stipendio arretrato e in caso di fallimento del progetto i lavoratori avrebbero anche perso i cuscinetti sociali: liste di mobilità, cassa integrazione.
A dare il via alla prima ondata di sciopero dopo l'estate sono il settore bancario e quello dei trasporti che, oltre allo sciopero dei treni da giorni in calendario, potrebbe assistere a un improvviso blocco dei voli in caso di scontro fra sindacati e Alitalia. Oggi tocca alle ferrovie, con uno sciopero del personale viaggiante proclamato dai sindacati autonomi Sult e Ucs, per 24 ore a partire dalle 21. I sindacati chiedono all'azienda, fra l'altro, il pagamento di arretrati e indennità di trasferta, lamentano carenze di personale e temono la minaccia di ulteriori esuberi. Trenitalia assicura che l'83% dei treni della media e lunga percorrenza circoleranno regolarmente. Venerdì scioperano i lavoratori del settore creditizio e delle esattorie L'agitazione, proclamata dai sindacati del credito (Fisac-Cgil, Fiba-Cisl, Uilca, Fabi e Falcri), è motivata dal mancato rinnovo del contratto (scaduto il 31 dicembre 2001).
E' stata pressochè totale l'adesione allo sciopero indetto dalla Fiom-Cgil nel termodistruttore Fenice di Melfi, proclamato per il miglioramento del sistema di orario, per il salario e per la sicurezza. I lavoratori stanno lottando ormai da più di un anno per la conquista dei diritti negati. Il sindacato ha criticato la direzione aziendale e ha chiesto "il ripristino del tavolo della trattativa che per responsabilità dell'azienda è saltato per dare finalmente risposte concrete ai lavoratori". Fiom-Cgil e delegati hanno precisato di voler decidere altre iniziative di lotta.
I Sincobas attaccano le Poste. "Tre dipendenti dell’azienda pubblica che gestisce il servizio postale, già sindacalisti di un’altra organizzazione - si legge in una nota - avevano deciso di passare al sindacato di base. La loro scelta era stata dettata anche dalla mancata tutela da parte del loro precedente sindacato, in riferimento al demansionamento (riduzione del livello di inquadramento professionale) conseguente alla riorganizzazione aziendale e alle disposizioni del nuovo contratto nazionale. Gli stessi avevano firmato quindi, il 14 luglio scorso la delega per la cessione di credito di una quota del loro stipendio al Sincobas. Secondo le norme vigenti, con la busta paga della fine di agosto il datore di lavoro avrebbe dovuto effettuare la cessione, versando il corrispettivo. Ma non lo ha fatto. Le Poste italiane si sono rese responsabili di un comportamento ingiustificato e antisindacale - afferma il coordinatore provinciale dell’organizzazione sindacale Andrea Quaglietti - non attuando una delega precisa da parte dei tre lavoratori, e non rispettando il codice civile. In un altro caso simile, il datore di lavoro fu costretto dal giudice a versare quanto dovuto, e proprio in base alle norme generali. Noi chiederemo un chiarimento all’azienda - continua Quaglietti - sollecitandone un intervento entro il 15 settembre. Nel caso non avessimo risposta, saremo costretti a portare il caso davanti al giudice del lavoro".
I lavoratori degli impianti di depurazione campani sono ancora in agitazione. A Cuma, i cancelli sono rimasti chiusi per tutta la giornata di ieri, per il sesto giorno consecutivo. La possibile sospensione del corteo non c’è stata. Le parole dell’assessore De Flaviis, al momento non hanno convinto le maestranze che questo mese sono rimaste senza paga. Sarà una manifestazione dimostrativa, per portare all’attenzione delle istituzioni le problematiche che da sei giorni hanno portato al blocco delle attività, facendo temere conseguenze gravi per la salute del mare, dove rischiano di finire i liquami s enon adeguatamente trattati. I lavoratori chiedono "risorse per il pagamento degli stipendi del mese di agosto, ma soprattutto garanzie per il futuro. Lo stipendio non può diventare ogni mese una incognita". Il blocco della cancellate continuerà fin quando non arriveranno per tutti le buste paga. Le aziende che gestiscono gli impianti non hanno più la disponibilità della banche proprio perché la Regione non soltanto non paga in tempo, ma soprattutto non ha ancora smaltito degli arretrati.
Non avrebbe voluto pagare ad una trentina di senegalesi quanto pattuito per il lavoro e per allontanarli ha sparato 12 colpi di fucile. E' accaduto a Cerignola dove i carabinieri hanno arrestato un agricoltore di 22 anni, Marino Domenico, con l'accusa di tentato omicidio e detenzione e porto abusivo di arma. Domenica pomeriggio 30 senegalesi si erano recati presso l'abitazione dell'agricoltore, alla periferia del centro ofantino, per riscuotere le spettanze per la raccolta del pomodoro: 4 euro a cassetta. L'agricoltore però invece dei 4 euro pattuiti voleva pagarne soltanto 3. Alla protesta degli immigrati, l'agricoltore ha sparato 12 colpi di fucile calibro 9 mettendo in fuga i senegalesi che pochi minuti dopo hanno denunciato ai carabinieri quanto accaduto.
Sono circa 5.000 gli esuberi Alitalia previsti nel piano presentato ai sindacati dal presidente e amministratore delegato della compagnia di bandiera, Giancarlo Cimoli. Alitalia ha spiegato ai sindacati che 1.570 esuberi sarebbero da individuare nelle flight operation. Gli altri tremila e rotti riguarderebbero i settori di terra. In dettaglio sarebbero in eccedenza 450 piloti, 1.050 assistenti di volo e 70 unità tra il personale di terra legato alla gestione del volo. Ma altri 1.440 esuberi riguarderebbero il settore manutenzione, 900 le ground operation (di fatto i dipendenti di Alitalia airport), mentre 360 risorse da "tagliare" sono state individuate nell'area marketing e in quella vendite, 610 in quella della "corporate" e information technology, 120 nell'area cargo. La compagnia ha anche annunciato la ricapitalizzazione di Alitalia Fly per i primi mesi del prossimo anno. In totale, il risparmio per l'azienda sarà di 830 milioni di euro nel 2006 per arrivare a 1.027 milioni di euro nel 2008. . Le "uscite" dei lavoratori verrebbero "scadenzate" tra il 2005 e il 2006. Il nuovo assetto societario prevede una suddivisione degli attuali dipendenti, che andranno per 9 mila unità ad Alitalia service e per 11.700 ad Alitalia Fly. Questi sono gli organici dai quali, in sostanza, dovranno essere sottratti i 5 mila esuberi. La Conferenza unitaria di base parla di "un massacro al di là di ogni aspettativa" e annuncia di essere pronta a organizzare anche il blocco dello scalo romano di Fiumicino. Gli ammortizzatori sociali cui si farà ricorso sono quelli ordinari, fanno sapere dal ministero del Welfare. Potrebbe essere la sola cassa integrazione anche di due anni, o la mobilità breve di tre anni, ma i due strumenti potrebbero anche sommarsi tra loro. La copertura, in questo modo, sarebbe di cinque anni. Appare difficile, invece, percorrere la strada della mobilità lunga (cioè fino alla maturazione dei requisiti per andare in pensione), la quale è a totale carico dell'azienda. E l'Alitalia, visto la crisi in cui versa, non potrebbe sostenerne i costi. E' probabile che alcune migliaia di dipendenti debbano essere trasferiti nelle società che nasceranno dalle joint venture con gruppi privati. Ma per molti dipendenti appare difficile la collocazione. Uno dei punti fermi su cui i sindacati non vogliono retrocedere, infatti, è quello delle esternalizzazioni. L'accordo di maggio a Palazzo Chigi, infatti, chiariva che il passaggio della gestione di alcune attività in partnership con società esterne, comportasse il mantenimento della maggioranza in mano ad Alitalia. La scelta che Cimoli farà sulle societarizzazioni sarà quindi dirimente per i sindacati. Soprattutto sarà fondamentale per i circa 8.500 dipendenti che verranno trasferiti in Alitalia Service. Continua intanto la mobilitazione dei lavoratori. La Cub-trasporti ha già annunciato che da oggi ci sarà un presidio davanti al centro direzionale della compagnia a via della Magliana per protestare contro il piano. Mentre il Sult, il sindacato unitario dei lavoratori dei trasporti, si è detto "pronto a tutto per salvare l'Alitalia" ma respinge la "campagna ricattatoria del ministro del Lavoro nei confronti dei lavoratori".
Accordo rinviato per la proroga della cassa straordinaria alla Trs Evolution di Almè. A far slittare la firma è stata l'incertezza che accompagna il decreto, non ancora firmato, che da Roma deve sbloccare i cinque milioni e 980 mila euro di aiuti per il tessile bergamasco previsti dall'intesa firmata il 28 giugno con il ministro del Welfare Roberto Maroni. Il provvedimento concede mesi di cassa straordinaria in deroga alle norme ordinarie e interessa soprattutto artigiani e imprese con meno di 15 dipendenti. Una quota di 680 mila euro è destinata anche alle industrie più grandi. Fra queste rientra la Trs Evolution, che ad oggi conta 105 dipendenti, una sessantina in cassa fino a tutto settembre. La cassa straordinaria era cominciata un anno fa. All'inizio dell'estate 2003 la società aveva manifestato l'esigenza di snellire la struttura annunciando 60 esuberi. La trattativa consentì di passare dalla mobilità alla cassa speciale, con prospettive di rientro per la metà degli interessati, prospettive di cui al momento non risulta si stia discutendo.
Si prefigura uno scenario nero per i lavoratori della Geteca (Gestione Tessili Cantoni) di Ponte Nossa. La difficile situazione del mercato tessile e nello specifico la scarsa richiesta di tessuto greggio (l'attuale produzione effettuata nello stabilimento bergamasco) ha indotto la società - che fa capo al gruppo Inghirami - ad ipotizzare una drastica riorganizzazione che interesserà i due centri produttivi italiani di Geteca: oltre a Ponte Nossa anche Castellanza, nel Varesotto. Salva, da questa fase di riassetto, pare essere invece la realtà produttiva che l'azienda ha avviato in Ungheria. In particolare a Ponte Nossa dove attualmente sono occupati una settantina di lavoratori. Lunedì 13 sono state convocate le assemblee di fabbrica per verificare la situazione.
Il 27 settembre, scaduto il termine previsto dalla procedura, per i 1.200 dipendenti della Manifattura di Legnano inizierà la cassa integrazione. La notizia è stata comunicata mercoledì scorso dalla direzione del gruppo nel corso di un incontro con le organizzazioni sindacali. All'ordine del giorno, oltre all'avvio della procedura di cassa integrazione per crisi aziendale, anche il progetto con il gruppo Olcese, che avrebbe dovuto essere realizzato entro fine agosto, ma che ha beneficiato di una proroga fino al 30 settembre. Il matrimonio tra le due principali aziende sembra però sfumare. La difficoltà nella quale si trova la Manifattura di Legnano ha avuto come prima conseguenza la richiesta di cassa integrazione per crisi per un anno; la seconda conseguenza di queste difficoltà riguarda il versamento della cassa ai dipendenti: la direzione avrebbe riferito di non essere in grado di anticiparla; il personale dovrà quindi attendere che l'Inps completi l'istruttoria. Ma in questo caso potrebbero essere necessari alcuni mesi. Il provvedimento interesserà anche lo stabilimento di Perosa Argentina, dove sono occupate 273 persone e dove è attualmente in corso la cassa integrazione ordinaria per 50 lavoratori, che finirà il 19 settembre.
Come prevede il piano di sicurezza - l' Api è uno degli impianti a rischio di incidente rilevante secondo la classificazione 'Seveso' - il traffico stradale e ferroviario sono stati interrotti, per consentire le operazioni di spegnimento delle fiamme, e il rogo sarebbe ormai quasi sotto controllo. Cinque anni fa, il 25 agosto 1999, l' incendio di un serbatoio della raffineria costò la vita a due operai. L'incendio si è sviluppato questa mattina intorno alle 7,20 e da subito dalla zona della raffineria si è innalzata una densa nube di fumo nero. La Protezione Civile ha informato che sul posto sono al lavoro tutte le forze operative: "Allo stato attuale non ci sono pericoli per le popolazioni residenti, esiste invece un problema 'fumo', che risulta fastidioso e irritante, pertanto si consiglia di rimanere il più possibile in casa, al riparo". La vittima è il camionista Sebastiano Parisse. I feriti sono: Nicola Cilli, ustionato sul 40% del corpo, trasportato in un centro specializzato di Padova; Marcelo Pelaiz, argentino, che ha riportato ustioni alle mani e ai piedi ed è ricoverato nel reparto di dermatologia dell' ospedale di Torrette di Ancona, e Mauro Cameruccio lievemente ferito alle caviglie e già dimesso dal pronto soccorso.
Due piattaforme distinte (quella di Falcri e sindacati confederali Fiba, Fisac e Uilca da un lato, di Fabi e Sinfub dall’altro) e un contratto nazionale di lavoro ormai scaduto da circa un anno: entra nel vivo la vertenza dei bancari, dopo che tra Abi (Associazione banche italiane) e sindacati si è giunti (il 13 luglio) alla rottura delle trattative. Per domani tutte le sigle sindacali dei bancari hanno indetto una giornata di sciopero generale a sostegno del rinnovo contrattuale. Si profila dunque un autunno caldo per i lavoratori degli istituti di credito fino a qualche tempo fa considerati una categoria privilegiata e oggi alla ricerca di un contratto coerente sia dal punto di vista salariale che dal punto di vista normativo. Nonostante i tentativi di conciliazione previsti dalle norme sullo sciopero, l’Abi prosegue nel tentativo di scindere il rinnovo della parte economica da quella normativa, che invece deve essere integrata in un unico momento contrattuale per sanare anomalie del vecchio contratto e fare finalmente chiarezza nel mondo del credito. Pur divisi in tante sigle, i lavoratori bancari si stanno comunque "compattando" attorno allo sciopero di domani. Una mobilitazione che proseguirà anche nel mese di ottobre, annunciano i sindacati, con lo sciopero regionale di categoria indetto per l’1 ottobre. Dal punto di vista economico la piattaforma presentata da Falcri e sindacati confederali di categoria prevede un recupero inflattivo (più quota di salario professionale ) pari al 7,3 per cento. Per i sindacati confederali altrettanto priva di giustificazione appare l’indisponibilità dell’Abi di continuare il confronto sindacale sul versante normativo, accantonando temporaneamente il capitolo salariale.
Nell'analisi Femca-Cisl regionale, con Bergamo le realtà più colpite tra gennaio e giugno sono Varese e Como Il sistema moda lombardo è in affanno. Ben 508 aziende, appartenenti a tutte le aree produttive del settore, mostrano segnali di difficoltà secondo una ricerca della Cisl regionale, mentre 33 hanno già chiuso i battenti nei primi sei mesi dell'anno, perdendo un migliaio di posti di lavoro. Le persone interessate a Cassa integrazione ordinaria e straordinaria e mobilità sono 14.692 su un totale di 29.821 addetti. I posti a rischio sono diverse migliaia, in un settore che in Lombardia conta circa 200 mila addetti. I dati più critici sono quelli di Varese, con 103 aziende e 2.504 dipendenti coinvolti, seguita da Como (117, 3.124), Bergamo (95 aziende e 2.604 dipendenti coinvolti) e dall'area di Legnano Magenta nel Milanese (43, 1.009). I numeri sono riferiti al primo semestre del 2004.
Sono in cassa integrazione ordinaria i 58 operai dell’azienda Archingegno di Ercolano, che gestisce i lavori di ristrutturazione di Villa Aprile. La richiesta formulata dal sindacato Fillea Cgil è stata accolta dagli organi competenti e ufficializzata ieri mattina dopo il tavolo di confronto che si è svolto a Villa Ruggiero tra i lavoratori, il rappresentante dell’Archingegno, la Cadipa, società proprietaria dello stabile, il sindaco di Ercolano, i sindacalisti e il presidente del Patto territoriale del Miglio d’Oro. Tredici settimane in cui si dovrà fare il possibile perchè il cantiere di Villa Aprile possa essere riaperto. I lavori, infatti, lo scorso primo settembre sono stati interrotti dalla Cadipa per il mancato arrivo dei finanziamenti da parte del ministero per le Attività produttive. Di conseguenza l’Archingegno, titolare dell’appalto per gli interventi edilizi, ha inviato ai suoi operai le lettere di licenziamento.
Si è chiuso con un mancato accordo sulla procedura di mobilità l’incontro svoltosi ieri mattina negli uffici della concessionaria multimarche Gvc di Legnago tra le organizzazioni sindacali e il proprietario e liquidatore della società. La quale aveva ravvisato la "necessità inderogabile ed urgente di procedere alla risoluzione del rapporto di lavoro per tutti i 29 dipendenti". Dando così avvio alla procedura di mobilità per il licenziamento collettivo del personale, che da due mesi non riceve lo stipendio. Tutti in attesa di conoscere cosa riserverà loro il destino nelle prossime settimane, anche perchè si trovano attualmente in mobilità non retribuita e percepiscono solo l’indennità di disoccupazione pari al 40 per cento della paga.
Lavoratori in assemblea oggi nei due stabilimenti fabrianesi della Antonio Merloni. Una riunione per ciascun turno di lavoro: saranno 5 nell’unità produttiva di Santa Maria e 4 in quella del Maragone. L’occasione per fare il punto della situazione e verificare le prospettive future del gruppo che sembra aver messo da parte la crisi di qualche mese fa. Saranno i delegati della Rsu, a spiegare le novità illustrate lunedì scorso dai vertici aziendali. La ripresa arriva dagli Stati Uniti con una commessa da 125 mila prodotti (asciugatoi e lavatrici) ottenuta nelle scorse settimane e da portare a compimento entro la fine dell’anno. Si arriva così al reintegro di tutti i lavoratori collocati in cassa integrazione - attualmente sono 150, mentre erano 450 nel marzo scorso - ed al ricorso all’assunzione a tempo deteerminato di 150 operai.
Un gruppo di operai edili, sotto le sigle sindacali Fillea-Cgil e Filca-Cisl, hanno presidiato, ieri mattina, il cantiere della Cittadella giudiziaria. Da tempo senza lavoro, chiedevano all'impresa di essere assunti, visto che il cantiere è l'unico in città, insieme alla struttura alberghiera che sta nascendo nell'area dell'ex cementificio, in evoluzione e, quindi capace di offrire risposte occupazionali. Le imprese sub-appaltatrici da tempo stanno procedendo ad assunzioni di lavoratori provenienti da altre province campane: una decina, secondo i manifestanti, con almeno quattro provenienti dalla Valle dell'Irno. L'obiettivo era, quindi, quello di conoscere il programma dei lavori per arrivare a contrattare l'assunzione dei disoccupati salernitani. L'incontro con l'impresa, avvenuto solo in tarda mattinata, ha prodotto l'ennesima fumata nera, tanto che i lavoratori, insieme ai dirigenti sindacali, hanno deciso di continuare a tempo indeterminato il presidio.
Conferma della messa in mobilità per una cinquantina di dipendenti, mentre per una dozzina circa tutto dipenderà dalla risposta che le banche daranno all'azienda. Per le due imprese di autotrasporti del Roveretano, Fait Trasporti e Senter, che fanno capo al titolare Giorgio Senter, la situazione è appesa ad un filo. La prima è stata messa in liquidazione, per la seconda il piccolo imprenditore attende la risposta degli istituti di credito. La certezza per ora riguarda la proposta di mobilità per una cinquantina almeno di dipendenti, mentre per quelli che fanno capo alla Senter potrebbe arrivare la decisione tra qualche giorno.
La direzione della Brandt Italia ha comunicato al sindacato la decisione di fare ricorso alla cassa integrazione ordinaria nella settimana dal 27 settembre al primo ottobre. La cassa che coinvolge tutti i lavoratori del sito (tranne alcune unità) è legata alla fase congiunturale negativa che sta attraversando il mercato del bianco e rientra tra quelle previste per il 2004.
I lavoratori della Santoni, riuniti in assemblea per fare il punto sullo stato della trattativa per il rinnovo del contratto integrativo, hanno giudicato "negativamente le proposte della direzione in merito al cambiamento di turnistica e la proposta di premio di risultato". Per quanto riguarda il premio "dopo l’esperienza negativa del passato quadriennio che ha determinato un consolidamento del salario variabile di 32 euro, anzichè 600" chiede che "si determinino obiettivi che tengono conto dei dati storici e della certezza per i lavoratori circa l’erogazione del salario a parte variabile".
Ancora nessuna soluzione è stata trovata per i lavoratori dell'azienda Idross, che da mesi sono in cassa integrazione e rischiano il licenziamento. Durante l'incontro che i sindacati hanno avuto martedì con la proprietà dell'azienda, le rappresentanze di Fim-Cisl e Fiom-Cgil hanno respinto la proposta dei dirigenti della Idross di ricorrere alla cassa integrazione straordinaria per 12 mesi a zero ore per 20 dipendenti, ritenendola anticamera di futuri licenziamenti che sancirebbero di fatto la chiusura dell'azienda. Le stesse organizzazioni hanno anche comunicato la rottura delle trattative, dopo l' incontro avuto nella sede dell' Assindustria di Catanzaro con i dirigenti della Idross. Ora che lo spettro del licenziamento prende forma, i sindacati sono disposti a mettere in campo tutte le azioni necessarie non solo per salvaguardare i posti di lavoro, ma anche per non far sparire una realtà produttiva importante con l'immediata conseguenza di interrompere anche la catena dell'indotto. Venerdì mattina dunque sindacati e lavoratori valuteranno insieme ogni tipo di strada percorribile per evitare i licenziamenti
Un gruppo di circa 300 lavoratori dello stabilimento tessile Mdc di Castrovillari hanno occupato ieri mattina il comune per protestare contro la situazione occupazionale. I lavoratori, per i quali sta per scadere la cassaintegrazione e che potrebbero essere collocati successivamente in mobilità, sono in assemblea permanente nella stanza del sindaco di Castrovillari. Le organizzazioni sindacali ed i lavoratori, intanto, stanno predisponendo una serie di ulteriori azioni di protesta. I lavoratori della Mdc non escludono anche la possibilità, coinvolgendo altri operai di stabilimenti tessili in crisi, di occupare la sede della giunta regionale.
Una trentina di lavoratori della Pse Global service, una società che fornisce servizi alla multinazionale Ericsson a Roma, rischiano il licenziamento. La Ericsson ha rescisso il contratto con la Pse e ha affidato la fornitura dei servizi alla Johnson controls Italia che però non vuole assumere, come dovrebbe per legge, i lavoratori della Pse. Su un totale di 133 addetti la Johnson, si vuole liberare di almeno una trentina di lavoratori, anche se l'importo della fornitura è aumentato in modo considerevole. Per lunedì 13 settembre le Rsu hanno proclamato una giornata di sciopero.
I dipendenti della Maresi, un'azienda dell'indotto Fiat di San Marco Evangelista nel casertano, che produce stampaggi di materie plastiche sono in sciopero dopo la decisione della proprietà di chiudere i battenti. Gli ottanta lavoratori stanno presidiando i cancelli della fabbrica. Il sindacato ed i lavoratori, nel denunciare grosse responsabilità dell'azienda, sia a livello gestionale che organizzative, ritengono "non accettabile che tali errori possano ricadere sui lavoratori mettendo a rischio i loro posti di lavoro".
Le trattative per il rinnovo del contratto integrativo aziendale del Nuovo Pignone (gruppo General Electric), che in Italia ha cinque stabilimenti (Firenze, Massa, Bari, Vibo Valentia, Talamona) e circa 3.800 dipendenti, sono state rotte a Roma dopo che l'azienda ha presentato un "testo" con proposte economiche e normative che i sindacati hanno definito "arrogante e provocatorio". I sindacati hanno proclamato otto ore di sciopero e l'astensione dagli straordinari: ieri in tutti gli stabilimenti vi sono state le prime due ore con blocco dei cancelli. A Firenze dei 2.800 addetti "solo i 100 dirigenti sono entrati al lavoro". Le trattative per il rinnovo del contratto integrativo aziendale - che scade alla fine del 2004 - sono cominciate nello scorso mese di giugno. Per i sindacati il "testo" proposto ieri dall'azienda per la parte economica pone obiettivi "irraggiungibili" e per quella normativa "costituisce un gravissimo arretramento delle relazioni sindacali e della considerazione dei lavoratori, tentando di introdurre concetti vessatori e arbitrari".
Cessione del personale, emarginazione della città di Ancona e cali occupazionali in tutta la regione. Sono i motivi per cui la segreteria regionale dello Snater Telecom apre una vertenza nei confronti dell’azienda. Il tutto prende spunto dal fatto che il primo novembre una ventina di dipendenti di Ancona che si occupavano dei servizi generali, saranno venduti da Telecom ad una società di nuova costituzione esterna così come già avvenuto per altri gruppi di lavoratori. Queste nuove società - sottolineano i sindacalisti - hanno forma giuridica labile e capitali sociali modesti, sovente si affidano per la propria sopravvivenza alle sole commesse telecom e quando quest’ultima taglia i fondi, devono chiudere.
Il secondo sabato all’Iveco si è risolto con un po’ di tensione e alla fine con una generale soddisfazione, almeno apparente. Il momento caldo era previsto all’alba, intorno alle 5,30 di ieri, cioè all’inizio del primo turno di questo "sabato di lavoro straordinario obbligatorio", osteggiato dalla Fiom e accettato dagli altri sindacati. Al primo sabato c’erano stati scontri ai cancelli che hanno portato a 34 denunce per violenza privata contro altrettanti operai e sindacalisti, che alcune settimane fa hanno ricevuto la informazione di garanzia di prammatica dalla Procura. Il secondo sabato era stato preceduto da segnali tutt’altro che tranquillizzanti, che si erano però già stemperati con lo sciopero di ieri, che ha avuto per la Fiom un completo successo e che ha indotto sindacalisti e operai a rinunciare a una linea dura nella giornata di ieri. Così ieri mattina, quando all’incrocio tra via Fiume e via Redipuglia si è radunato un gruppo di circa 200 lavoratori intenzionati ad entrare nello stabililimento, nessuno si è preoccupato molto tra i circa cento operai che presidiavano il cancello da quel lato dell’Iveco. E mentre altrettanti lavoratori entravano nello stabilimento dagli altri cancelli, privi di qualsiasi forma di presidio, un folto gruppo sceglieva di entrare dal cancello presidiato. Tutto si è risolto nelle quasi simboliche forche caudine di insulti imposte dagli scoperanti a chi entrava. C’è stato qualche spintone.
Le associazioni dei consumatori entrano nella vertenza Atm. Con l’obiettivo di difendere gli utenti, scongiurando la prospettiva del caos e degli scioperi selvaggi. «Chiediamo - spiega il presidente del Movimento consumatori, Alessandro Miano - all’azienda e ai sindacati di fare un passo indietro per risolvere la controversia senza traumi». I termini della proposta: i consumatori chiedono all’Atm di ricorrere al proprio patrimonio di 300 milioni di euro in titoli per fare un’offerta "congrua" ai lavoratori, 115 euro al mese di aumento (Cgil, Cisl e Uil ne chiedono 131, l’azienda è ferma per ora a 50). Ai sindacati, come controparte, si chiede di accettare la proposta dell’azienda e risolvere la vertenza a livello locale. L’iniziativa del Movimento consumatori nasce dai primi risultati di uno studio comparativo sulle retribuzioni dei lavoratori in vari Paesi, da cui risulta che i tranvieri Atm sono i meno pagati tra quelli delle grandi nazioni europee. I conducenti milanesi guadagnano in media 1.200-1.300 euro al mese, quelli francesi 1.500 euro. Stessa somma per un autista di Madrid. Cento euro in più per uno di Francoforte. Mercoledì lo sciopero dei Cobas.
Si apre una settimana importante per la vertenza della Coem, l'azienda catanese produttrice di cabine elettriche. Dopo le proteste dei giorni scorsi che hanno acceso di nuovo i riflettori sul dramma dei settanta lavoratori con stipendi e futuro a rischio, stamattina si svolgerà un vertice, presenti tutte le parti interessate. I lavoratori, che nella scorsa settimana hanno effettuato due giorni di sciopero aspettano qualche buona notizia per il loro futuro.
Una storia lunga quella dei lavoratori ex Telecom srl che, nelle loro aspettative, speravano di essere riassunti dalla società subentrante, come è avvenuto per i più fortunati, o di essere riqualificati e collocati in enti pubblici. Invece, solo illusioni e tanta rabbia. La rabbia dei lavoratori che si sentono offesi nella propria dignità di uomini liberi e nel loro essere persone utili a questa società che, invece, sembra dimenticarsi di loro e dei problemi (mogli e figli) che stanno dietro a ogni singolo lavoratore. Questo è in sintesi lo stato d'animo dei lavoratori ex Telecom srl a Enna che, a dicembre 2004, non vedranno più rinnovata la loro cassa integrazione e che, sicuramente, andranno ad ingrossare le fila della grandissima "industria" dei disoccupati della provincia di Enna.