| lunedi 17 maggio 2004 - snaterinforma |
NOTIZIARIO a cura del Centro di Documentazione e
Lotta
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07/05-14/05/2004
I lavoratori della Tnt, azienda di logistica che opera all'interno di Mirafiori, hanno scioperato oggi due ore. La protesta è stata indetta unitariamente da Fim, Fiom e Uilm "contro il peggioramento delle condizioni di lavoro, l'introduzione della precarietà attraverso l'uso delle cooperative e per il rispetto degli accordi su cassa integrazione e rotazione". Allo sciopero ha aderito l'80% degli addetti al montaggio delle carrozzerie (circa un centinaio).
E' il commercialista veneziano Luca Vidal il commissario che dovrà portare avanti la gestione controllata della Finmek Spa, dopo la decisione dell' azienda italiana delle telecomunicazioni di far ricorso alla legge Marzano. Lo ha nominato il governo nazionale. I sindacati della provincia dell'Aquila e le istituzioni regionali chiederanno subito un incontro con il commissario per mettere sul tappeto le problematiche legate allo stabilimento Finmek Spa di Sulmona (L'Aquila) e di quello della partecipata Finmek Solutions dell'Aquila. In relazione al ricorso alla legge Marzano, il direttore dell'Unione Industrali della provincia dell'Aquila, Antonio Cappelli, ha sottolineato che "era l'unica soluzione per cercare di risolvere i problemi". Intanto, i lavoratori della Finmek sono in attesa di ricevere l'autorizzazione di occupazione del suolo pubblico dal Comune dell'Aquila per installare il gazebo davanti al palazzo della Prefettura, come deciso dall'assemblea di ieri mattina.
La segreteria nazionale Fiom ha espresso il totale sostegno alla lotta dei lavoratori dei cantieri navali dell'Apuania di Massa. Rischiano di sparire 250 posti di lavoro diretti, che comprendendo l'indotto sfiorerebbero i 1.300. Di fronte all'immobilismo di Sviluppo Italia, proprietaria dell'azienda, e del governo, i lavoratori sono entrati in sciopero per rivendicare i propri diritti.
Saranno sugli aerei, sorrideranno e interverranno per ragioni di sicurezza. Ma non distribuiranno i pasti. È lo sciopero alternativo dagli assistenti di volo Meridiana. Lo sciopero - che tra i lavoratori sta ottenendo un'ottima accoglienza - è stato indetto contro l'atteggiamento dell'azienda: negli ultimi due anni i rapporti sono cambiati, l'azienda ha scelto la strada delle decisioni unilaterali. Come nel caso della decisione di far volare un nuovo tipo di aereo senza un accordo con i sindacati. Altro caso: dopo anni di precariato, i sindacati avevano strappato, un paio d'anni fa, la garanzia di 80 nuove assunzioni a tempo indeterminato. L'azienda ha effettivamente assunto queste persone, ma senza considerare i criteri d'anzianità. Ancora una volta di testa sua. È il primo sciopero di questo genere mai proclamato in Italia. Un esperimento interessante, che potrebbe diventare un modello da adottare su più vasta scala. È sempre più difficile, infatti, scioperare nei pubblici servizi. La legge è la più restrittiva in Europa.
E' stata sospesa, in attesa dell'esito della trattativa tra Fiat e sindacati a Roma, quella tra il consorzio Acm (al quale aderiscono 23 aziende della componentistica auto che hanno stabilimenti a Melfi in provincia di Potenza, e impiegano circa 3.000 lavoratori) e le Rsu. La decisione dell'Acm è stata contestata dal coordinamento delle Rsu (Fiom, Failms, Slai Cobas, Ugl e Alternativa Sindacale) che l'ha definita "irresponsabile". "Questo atteggiamento - hanno detto alcuni delegati del coordinamento - avrà una pronta risposta dai lavoratori già con il turno di domani sera alle 22 con l'intensificazione delle azioni di lotta". La trattativa tra Acm e Rsu riguarda le prospettive occupazionali (nell'area ci sono alcune aziende in crisi), l'organizzazione del lavoro (gli orari, in particolare) e il salario. All'avvio della trattativa, giovedì scorso, Acm si era impegnata a garantire l'applicazione ai lavoratori delle stesse condizioni salariali concordate tra Fiat e Rsu.
Secondo i cinque delegati della Rsu della Sata e Alternativa sindacale, che hanno proclamato altre otto ore di sciopero dalle ore 22 di oggi, "Era possibile ottenere molto di più ma l'agognata unità con i sindacati padronali e i compromessi dell'Ulivo con il grande capitale l'hanno impedito". I cinque delegati hanno annunciato che "non firmeremo per le briciole". Secondo i contrari all'intesa (definita "una vera resa quasi senza condizioni"), "E' stato un errore togliere i blocchi: il presidio dei cancelli e l'allontanamento dal tavolo di Cisl, Uil e Fismic ci avrebbe fatto vincere. E' grave che altri hanno trattato per gli operai in lotta. Siamo disponibili all'accordo - hanno concluso - solo a condizione della piena parificazione e della fine della fabbrica-caserma, con la moratoria dei provvedimenti repressivi e il rientro dei delegati licenziati".
"E’ stata una lotta giusta e finalmente abbiamo ottenuto qualcosa". "E’ solo uno zuccherino, la Fiom ha ceduto". In questi due giudizi c’è il clima che si respirava ieri mattina alla prima assemblea delle tute amaranto di Melfi, subito dopo la firma dell’intesa e al termine di tre settimane di scioperi e manifestazioni. I delegati e i sindacalisti della Fiom, appena tornati da Roma, cercano di illustrrare ai lavoratori i vantaggi dell’accordo raggiunto con l’azienda. Quando annunciano di aver strappato 105 euro di aumento lordo al mese parte un applauso, ma ci saranno battimani anche per chi giudica il compromesso una sconfitta. Fra i lavoratori, anche se davanti allo stabilimento non ce ne sono più di qualche centinaio (su 5mila), non tutti infatti sono convinti di aver vinto. "E’ un pugno di mosche", dice un operaio. A contestare l’accordo sono soprattutto i delegati della Failms. "Non siamo soddisfatti - insistono - noi volevamo la parificazione, invece bisogna aspettare il 2006". A prevalere a Melfi dunque sembra piuttosto la soddisfazione per aver costretto la Fiat a trattare con uno sciopero in corso e poi a cedere sulla paga notturna, che verrà parificata a quella degli altri stabilimenti del gruppo. L’accordo siglato ieri mattina all’alba, che a regime nel luglio 2006, riconosce circa 105 euro lordi al mese di aumento, e consente di eliminare la dopppia battuta, cioè dodici notti consecutive di lavoro notturno, in settimana verrà sottoposto al voto dei lavoratori. Già da ieri sera intanto gli operai sono rientrati nello stabilimento. Per arrivare all’accordo ci sono volute tre giornate di confronto. Dopo due giorni di faccia a faccia infruttuoso a Melfi fra le Rappresentanze sindacali unitarie (Rsu) e l’azienda, la Fiat ha chiesto di spostare il tavolo a Roma, coinvolgendo anche i vertici nazionali dei sindacati metalmeccanici. In tutto in busta paga, secondo i calcoli dei sindacati, arriveranno 105 euro lordi al mese in più per un operaio di terzo livello. Di questi 60 derivano dall’aumento delle maggiorazioni sul turno notturno, che vengono parificate a quelle degli altri stabilimenti del grupppo, come chiesto dai lavoratori, e 45 dal premio di competitività. La metà circa dell’incremento arriverà a luglio di quest’anno, il resto entro il luglio 2006. L’accordo è stato trovato poi sui turni - la doppia battuta verrà eliminata da luglio - e sui provvedimenti disciplinari degli ultimi 12 mesi, che la Fiat ha accettato di riesaminare. La valanga di sanzioni comminate dalle direzione era stato uno dei detonatori della rivolta a Melfi. Infine le ritenute per le tre settimane di sciopero, per non decurtare troppo gli stipendi, verranno diluite in due mesi.
Un carpentiere di origine campane di 37 anni, Mario Laurenza, è morto folgorato nel cantiere per l'interconnessione Modena Est fra la nuova ferrovia ad alta velocità e la linea storica Milano-Bologna, a Manzolino di Castelfranco Emilia, provincia di Modena. L'operaio era dipendente di una ditta campana, subappaltatrice dei lavori della Tav. Secondo una prima ricostruzione, stava lavorando sulla copertura di una galleria artificiale che passa sull'attuale linea Milano-Bologna, e stava maneggiando un ferro della lunghezza di circa 12 metri. Pare che il pezzo di ferro sia scivolato, andando a toccare i sottostanti cavi ad alta tensione della linea ferroviaria. Laurenza afferrando il metallo per recuperarlo, è stato colpito da una violentissima scarica elettrica ed è morto praticamente all'istante. E' il quarto incidente mortale in un cantiere Tav del modenese, il secondo in poco meno di un mese.
Anche i lavoratori delle poste tornano a protestare. E non solo i postini ma tutte le categorie delle Poste Spa. Ieri sono scesi in piazza a Roma, per un corteo a carattere regionale, più di duemila lavoratori. Tra poco meno di un mese la mobilitazione potrebbe essere. Sotto accusa la cosiddetta "fase 1", ovvero la ristrutturazione dell'azienda, portata avanti con modelli rigorosamente privatistici, che ha lasciato sul campo "morti e feriti". Ed ora è venuto il momento di fare un bilancio. Per il Lazio, ad esempio: l'organico è sotto di circa 8.000 unità, e il precariato è andato ben oltre quel 3% stabilito come limite massimo da tanto di accordi sindacali. Ma non è solo questo a preoccupare i lavoratori. Le incognite e gli interrogativi gravano anche sul futuro stesso dell'azienda, oberata dalle conseguenze di una svendita senza controllo ai privati di molti servizi postali. «Negli ultimi dieci anni - scrivono i sindacati in un volantino - ci siamo assunti per intero le nostre responsabilità. Abbiamo contribuito alla trasformazione dell'azienda con grandi sacrifici ed oggi abbiamo una società sana con un bilancio attivo». «Pensavamo che alla fase di risanamento seguisse una politica di sviluppo, invece, ci si pongono molte domande», concludono. Domande che si potrebbero evitare se i sindacati confederali evitassero di "credere" alle parole dei padroni e dei governi, assumendo come propria necessità i sacrifici che invece servono ai profitti.
Ieri si sono limitati a chiudere le strade di accesso alla città, questa mattina bloccheranno la statale Catania-Siracusa, per il 18 maggio è fissato lo sciopero generale col fermo totale degli impianti. Si inasprisce la vertenza al polo petrolchimico di Priolo. A rischio, tra diretto e indotto, ci sono oltre mille posti di lavoro: sono quelli del settore clorosoda della Syndial (ex Enichem). Nel gennaio dello scorso l’impianto venne sequestrato nell’ambito di un’inchiesta della magistratura che portò all’arresto di 18 tra funzionari e dirigenti dello stabilimento Enichem di Priolo. Dissequestrato undici mesi dopo, l’impianto non è più rientrato in funzione. Fino a oggi non si è concretizzato neppure il progetto di interconnessione tra le raffinerie ex Agip ed ex Isab, necessario per evitare un’ulteriore emorragia di circa 600 posti di lavoro nel settore raffinazione. Per tre ore sono state bloccate tutte le strade in entrata e uscita da Siracusa. Il traffico è stato paralizzato e ci sono stati momenti di tensione, anche se alla fine tutto si è risolto senza gravi conseguenze e molti automobilisti hanno finito per solidarizzare con gli operai. Tutt’altra potrebbe essere la situazione questa mattina col blocco della statale 114, che è una delle più importanti arterie di collegamento della Sicilia orientale.
I lavoratori della Erg Limited, la società appaltatrice del sistema di bigliettazione automatizzata per conto di Atac, in stato di agitazione da una settimana, da ieri sono in sciopero. L’astensione potrebbe mettere a rischio la manutenzione delle Meb, macchine che emettono biglietti nelle stazioni della metro e in alcuni capolinea dei bus, delle validatrici dei biglietti (installate sui mezzi di trasporto pubblico e presso le stazioni metropolitane) e dei Pos (macchine che stampano i titoli di viaggio e ricarica gli abbonamenti presso le biglietterie autorizzate). Alla base della decisione, secondo il sindacato, c’è la non assunzione di responsabilità da parte del Comune chiamato da Atac a decidere sul futuro della bigliettazione automatizzata e l’indisponibilità della Erg Limited in merito alla revisione degli inquadramenti. Il Consiglio comunale, a dicembre 2003 ha approvato un ordine del giorno in cui invitava la società Atac a procedere all’internalizzazione del sistema di vendita elettronica dei titoli di viaggio e alla predisposizione del relativo piano industriale.
I tempi di verifica dell’Insar sono destinati ad allungarsi ulteriormente e, con essi, la spasmodica attesa dei lavoratori della Cartiera di Arbatax. Sino a ieri mattina, l’imprenditore Mario Seghi, proprietario della fabbrica ogliastrina, non aveva presentato tutta la documentazione necessaria affinché sia avviato l’iter da parte dell’agenzia di promozione del lavoro e dell’impresa, che su mandato dell’assessore regionale all’Industria Giorgio La Spisa deve accertare se sia possibile anticipare il credito Iva della Girasole per il pagamento delle tre mensilità arretrate. Quest’ultima novità sarà al centro dell’assemblea generale dei lavoratori dello stabilimento convocata per questa mattina. Tutti gli occhi sono quindi puntati sulle direttive che scaturiranno da quest'assemblea, alla quale parteciperanno sia le maestranze tornate al lavoro che quelle ancora in mobilità, chiamata a decidere le forme di mobilitazione.
Ad annunciarlo sono i sindacati Fim, Fiom e Uilm e le Rappresentanze sindacali unitarie, dopo l'incontro tenutosi all'Unione industriali di Bergamo. I sindacati hanno dovuto constatare con disappunto che la direzione del Gruppo Va-Tech in Italia si è trincerata dietro un inspiegabile mutismo lasciando al rappresentante dell'Unione industriali di Bergamo il compito di snocciolare i numeri crudi degli esuberi dichiarati nonché la indisponibilità dell'azienda ad accedere a qualsivoglia strumento alternativo. Ieri a Stezzano i lavoratori, riuniti in assemblea, dopo due ore di astensione dal lavoro, hanno dichiarato lo sciopero per il pomeriggio e il blocco degli straordinari con l'applicazione dell'orario rigido di 8 ore giornaliere. I lavoratori, la Rsu e le organizzazioni sindacali, in attesa di coordinarsi con i rappresentanti di Battaglia e di Savona per definire altre iniziative comuni, "invitano la direzione a recedere dalla propria decisione di aprire la procedura di mobilità, tanto più da quella di tre procedure separate, e a riprendere un confronto serio". Il gruppo Va-Tech T&D conta 7.500 addetti con 850 esuberi dichiarati. Per il gruppo Nuova Magrini Va-Tech Italia sono 448 i lavoratori (e 52 gli esuberi dichiarati). Negli stabilimenti italiani i dipendenti sono così distribuiti: 120 a Stezzano, 213 a Battaglia e 115 a Savona.
Nella tarda serata di ieri i lavoratori dell'ex clinica "Sant'Anna" erano ancora sul tetto della sede dell'Asl Sa1, in via Ricco. L'ennesimo incontro con il manager Raffaele Ferraioli si è rivelato infruttuoso. Così le lavoratrici hanno messo in atto la clamorosa protesta dopo aver presidiato per l'intera mattinata i locali della direzione generale. Scaduti i contratti di lavoro interinale, ai sedici ex dipendenti della "Sant'Anna" era stata prospettata l'assunzione a tempo determinato nell'organico dell'Asl, ma la relativa delibera è rimasta bloccata in Regione. Ferraioli avrebbe chiamato in causa il Comune per un'eventuale riattivazione del piano di assistenza domiciliare integrata, ma per i lavoratori, la cui vertenza dura ormai da dieci anni, le istituzioni non farebbero altro che palleggiarsi le responsabilità. Intorno alle 14 sono saliti sul tetto dell'Asl, minacciando di gettarsi nel vuoto. Sempre ieri ha manifestato presso la sede dell'Asl anche una delegazione dei lavoratori di "Villa dei Fiori", sulla cui situazione occupazionale pendono non solo i ritardi dell'azienda sanitaria nei pagamenti, ma anche il contenzioso tra l'azienda stessa e la struttura riabilitativa, legato alla chiusura degli ambulatori di Villa Angelica.
Disoccupazione e cassa integrazione crescono con ritmo cavalcante, in provincia di Rimini. Ecco i numeri delle aziende che hanno chiuso o ridotto il personale, di quelle in forte difficoltà, e di quelle che hanno scelto di far ricorso alla cassa integrazione: negli ultimi mesi ci sono più di 300 persone che hanno perso il posto, o stanno rischiano seriamente di perderlo, o sono andate in cassa integrazione. Calzaturiera Magli (meno 26 addetti), Cartiera Santarcangelo (54 in cassa integrazione per un anno poi probabile chiusura), Omver (metalmeccanica), 16 addetti, Elcom Service (15 addetti), Ciet, chiusa (35 addetti), Fuzzi moda, ha tagliato 26 lavoratori e Lazzari 5. Quindi le casse integrazione di Valtellina (10 persone) e Gilmar (25), senza contare le preoccupazioni manifestate per la riorganizzazione produttiva del pastificio Ghigi. Facendo due conti significa 123 persone che hanno perso il posto, 144 che rischiano seriamente di perderlo, 35 nuovi casi di cassa integrazione. Senza contare che già nel 2003 la cassa integrazione era cresciuta del 76 per cento sul 2002, trend rimasto identico nei primi quattro mesi del 2004 per un totale di 90.977 ore.
Contratto scaduto da due anni e mezzo, 42mila paramedici campani in attesa degli arretrati, lavoratori riuniti in assemblea permanente. Stamattina l’incontro dei sindacati con gli assessori regionali Rosalba Tufano (sanità) e Luigi Anzalone (bilancio), che si spera risolutivo per una positiva composizione della vicenda. In caso contrario è annunciato lo sciopero.
Il futuro delle "Rubinetterie Rapetti" di Castiglione delle Stiviere, è ancora incerto. Dopo quello del 7 maggio, ieri nuovo giorno di sciopero mentre oggi e domani gli operai torneranno al lavoro, pronti a riprendere lo sciopero già alle 17.30 di mercoledi. La direzione ha annunciato che, probabilmente, si arriverà ad una soluzione soltanto mercoledì 12 maggio. Il titolare Ferruccio Rapetti non esclude la possibilità di liquidare l'azienda, nel caso le trattative di vendita non vadano in porto. Dal Maggio del 2001, i circa 160 lavoratori impiegati nei reparti produttivi hanno iniziato, a rotazione, un periodo di cassa integrazione ordinaria, per arrivare alla cassa integrazione straordinaria a partire dal settembre 2003.
Attività produttiva sospesa e presidio dei lavoratori davanti ai cancelli dello stabilimento della Olcese di Cogno. Sospensione del lavoro e presidio sono destinati a durare fino a quando non giungeranno, dalla direzione generale del gruppo, risposte positive alle richieste avanzate dai lavoratori (pagamento delle spettanze arretrate e piano industriale di rilancio). La decisione di continuare ad oltranza nella doppia protesta, anche nei prossimi giorni, è stata assunta nel pomeriggio di ieri dai segretari di categoria della Filtea Cgil, Femca-Cisl e Uilta-Uil, dai lavoratori e dai responsabili dei consigli di fabbrica, nel corso di un’assemblea davanti ai cancelli dell’azienda.
All'interno le guardie. Fuori, invece, operai e impiegati. In mezzo, il cancello chiuso. Un’immagine, sia alla sede di S. Felice del Benaco che a quella di Raffa di Puegnago, che riassume la situazione alla Sidergarda Mollificio Bresciano. La società proprietaria delle due fabbriche, che fa capo al gruppo Sogefi della famiglia De Benedetti, ha anticipato durante un incontro con i leader provinciali di Fim e Fiom, la decisione di aprire la procedura per la messa in mobilità di 185 lavoratori in esubero sui 330 in organico. La lettera alle Rsu è attesa per oggi. Quando la notizia si è diffusa, venerdì pomeriggio, i lavoratori hanno abbandonato i due stabilimenti. Ieri si sono svolte le assemblee. Alla fine è passata, all'unanimità, la decisione di attuare uno sciopero a oltranza, finchè la situazione non si chiarirà. Il Mollificio di San Felice è stato creato nel 1920 dalla famiglia Zerneri. Produce balestre e barre stabilizzatrici. Rifornisce soprattutto l'Iveco, che ora - in base alle informazioni sindacali - sembra intenzionata a rivolgersi ad altre imprese. L’impianto di Puegnago, invece, sforna molle elicoidali e tendicingolo per macchine che movimentano la terra, come i Caterpillar. Una quindicina di anni fa gli Zerneri hanno ceduto le quote al gruppo Sogefi.
Consegnate al termine di una convulsa mattinata le dimissioni degli undici consiglieri comunali che, di fatto, mandano a casa il sindaco Antonio Coppola e la giunta. E in serata è stato nominato il commissario prefettizio, Maria Elena Stasi. Per cinque ore i lavoratori socialmente utili, nel timore che le loro aspettative potessero decadere con l’arrivo del commissario straordinario, hanno occupato il municipio di Bacoli impedendo la consegna delle dimissioni contenute in un atto notarile stipulato sabato scorso. Alla fine, intorno alle 14, l’impiegata delegata dal notaio è riuscita a far protocollare il documento, scortata dai carabinieri, tra qualche fischio ed ingiuria. 37 ex cassintegrati hanno occupato il municipio. Non ci sono stati tafferugli, ma minacce, tensione e paura. Bacoli è rimasta paralizzata per l’intera mattinata.
Presso la sede dell'Unione Industriali di Lecco è stato sottoscritto l'accordo per la cassa integrazione della Leuci, impresa lecchese produttrice di lampadine con 236 dipendenti. L'accordo prevede per 176 dipendenti un giorno di cassa integrazione settimanale (per sei settimane) più altri due giorni settimanali (per altre due). I sindacati si dicono non disposti ad andare al di sotto dei 232 dipendenti (quattro a breve andranno in pensione) per un'azienda che nel giro di meno di quattro anni è scesa da 400 a 236 lavoratori. Altre emorragie, dicono i rappresentanti sindacali, non saranno tollerate. Per tutta la durata della cassa integrazione l'azienda si è impegnata a individuare strategie di mercato per assicurarsi una produzione che non faccia rischiare investimenti a vuoto, e le controparti hanno accettato di dar corso a quest'esigenza a condizione di avere mensilmente incontri chiarificatori che consentano il controllo sull'impegno aziendale. Per ora non ci sono dubbi che i livelli produttivi (102.000.000 di lampadine l'anno) saranno garantiti anche con la cassa integrazione, con una perdita di 7 milioni di pezzi rispetto all'anno scorso.
All'azienda "Vipa" di Ancarano la RSU e i sindacati provinciali, dopo l'ultima assemblea con i lavoratori, hanno proclamato il blocco dello straordinario fino a data da destinarsi, e indetto per domani due ore di sciopero con assemblea (dalle 8 alle 10) davanti ai cancelli dello stabilimento. La protesta sindacale si è resa necessaria di fronte alle inaccettabili condizioni di lavoro che i dipendenti sono costretti a subire. Condizioni determinate dalla cattiva organizzazione, ritmi e carichi di lavoro esasperanti, precarietà o assenza di dispositivi di sicurezza e, soprattutto, da un ambiente di lavoro ad alto rischio. Finora tutte le richieste avanzate dalla RSU - scrivono i sindacati - compresa quella di rivedere il premio di risultato, hanno incontrato la totale chiusura della direzione aziendale. I lavoratori della VIPA rivendicano migliori condizioni di lavoro e aumenti salariali legati ad obiettivi concordati con l'azienda.
Fumata bianca per l'accordo sul rinnovo del contratto integrativo per i tre stabilimenti trentini della multinazionale Dana, quelli di Arco, Rovereto e Castelnuovo Valsugana, dove sono occupati circa 800 lavoratori metalmeccanici. L'intesa, siglata da Fiom Cgil e Rsu con i vertici dell´azienda, è giunta al termine dell'ottavo incontro di trattativa, e dopo una sessantina di ore di sciopero. L'ipotesi di accordo, che dovrà superare l'esame di un referendum dei lavoratori, prevede per il 2004 un ammontare della quota fissa del premio di risultato pari a 95 euro mensili, cui andrà ad aggiungersi una quota variabile di 32 euro (1.524 euro in totale su base annua). Importi destinati ad aumentare ulteriormente nei tre anni successivi di vigenza del contratto, fino a raggiungere i 1.680 euro annui nel 2007. La maggiorazione per il lavoro notturno salirà di tre punti percentuali, arrivando al 45%, mentre vengono introdotte novità anche sul versante dell'inquadramento, del diritto allo studio, delle esternalizzazioni e della lotta al precariato. Per quanto riguarda la flessibilità, nell'ipotesi di accordo viene riconfermato il tetto massimo di 60 ore annue, che saranno compensate con una giornata aggiuntiva di ferie ed una maggiorazione del 15%, che salirà al 18% con la 43a ora.
È di circa 600 euro il premio che sarà erogato al personale della Zf Sachs di Villa Perosa con l'accordo sottoscritto dalla direzione dell'azienda e da Fim, Fiom e Uilm. Il premio è stato suddiviso in tre capitoli, o singoli premi, ognuno riferito ad un parametro. Il primo riguarda la partecipazione dei singoli alla realizzazione dell'obiettivo, vale a dire la produzione. In questo caso, l'importo riconosciuto è di 263 euro all'anno per i tre anni di validità dell'accordo. Il secondo premio è invece legato alle presenze. L'importo è di 100 euro il primo anno, di 250 il secondo e di 400 euro il terzo. ecco cosa ha "conquistato" il sindacato: "se l'assenza sarà inferiore all'obiettivo, l'ammontare del premio sarà influenzato in maniera proporzionale. Così, per i dipendenti che non registreranno assenze, la percentuale di incremento sarà del 50% sul premio; questo significa che l'erogazione sarà del 150% sull'importo previsto nell'accordo". Nella misurazione dei parametri inseriti in una tabella, le parti hanno precisato che un assenteismo non superiore al 6% può essere considerato "fisiologico". Per contro, i firmatari dell'accordo, che martedì 12 è stato presentato ai lavoratori riuniti in assemblea, hanno stabilito che saranno considerate come ore di presenza utili all'erogazione del premio le assenze legate a infortuni sul lavoro, ricoveri ospedalieri e convalescenza post ospedaliera, maternità obbligatoria, malattie sociali, cassa integrazione e permessi contrattuali. Infine, il premio qualità, che per l'anno in corso è pari a zero, per il prossimo salirà a 50 euro e per il 2006 a 100 euro. Lo stabilimento di Villar Perosa occupa 250 persone.
L’Agenzia delle dogane di Salerno è stata condannata dal Tribunale del Lavoro di Salerno al pagamento delle spettanze arretrate dovute ai doganieri per le prestazioni rese nel biennio 1998/2000. Si tratta di emolumenti nella misura del 2% sulle somme riscosse. Ventotto, in tutto, i decreti ingiuntivi emessi dal Tribunale.
È stato revocato lo stato di mobilitazione e la minaccia di sciopero da parte dei circa 500 dipendenti del Comune di L'Aquila dopo che l’Amministrazione ha ricostituito il fondo per le voci accessorie, tra cui straordinari e progressioni di carriera, per una somma di un milione e 370 mila euro.
No al blocco della produzione che significherebbe solo rimandare di un anno la chiusura dell’ex Federici di Amelia (Umbria). E’ quanto vogliono ribadire con forza i lavoratori del pastificio amerino che proprio per questo hanno indetto per oggi uno sciopero di otto ore con manifestazione di fronte allo stabilimento. L’accordo sulla cassa integrazione straordinaria, raggiunto lunedì scorso con la Spigafood, attuale gestrice dell’ex Federici, è stato un successo perché l’alternativa sarebbe stata la messa in mobilità ed il licenziamento dei lavoratori. Ma non si può stare tranquilli. Se verrà bloccata la produzione non ci sarà spazio per nessun recupero. La Spigafood non mostra interesse al proseguimento dell’attività ad Amelia tanto che ha proposto di assorbire parte del personale nello stabilimento di Foligno che fa sempre capo al gruppo.
La crisi della Ultramobile di Saltara, vicino Fano, entra nella fase decisiva. Sembra ormai questione di ore la richiesta ufficiale di mobilità per i 46 dipendenti dell’azienda titolare di un marchio importante e prestigioso come Simon’s. Dopo il lungo sciopero di marzo, culminato con l’arrivo dei carabinieri, i lavoratori avevano deciso di riprendere l’attività produttiva, accettando le promesse di pagamento degli stipendi arretrati. Gli impegni non sono stati mantenuti e i vertici dell’Ultramobile hanno deciso di mandare in ferie tutto il personale. Attualmente, l’attività produttiva è completamente ferma e pare che diversi fornitori abbiano già presentato istanza di fallimento.
Una firma per un servizio di qualità e per la dignità di chi lavora. Ecco cosa chiedono lavoratrici e lavoratori della bergamasca Pedus, azienda privata specializzata nella sanificazione e pulizia ospedaliera, con l'astensione dal servizio nelle giornate di ieri a Trento e domani a Rovereto. Sono 434 gli operatori gravitanti negli ospedali dell´Azienda sanitaria provinciale che lavorano per uno stipendio mensile al pieno delle ore (40 settimanali, 172 mensili) di circa 700 euro. 5,86 euro lordi all'ora, comprensivi di scatti di anzianità, contratti a tempo parziale con orari estremamente flessibili (una prima ora al mattino, poi uno stacco anche lungo, infine un'altra ora) e nessun riconoscimento integrativo per il turno domenicale (richiesta una maggiorazione del 30%). Dopo l'approvazione della piattaforma sindacale da parte delle lavoratrici nell'ottobre scorso, cinque incontri tra le parti non hanno aggirato lo scoglio dell'adeguamento salariale (50 euro mensili). Gli appalti al ribasso si ripercuotono sulla qualità del servizio e sulla condizione delle dipendenti. La Pedus a livello nazionale ha 1500 dipendenti, dice di non aver ulteriori margini economici, però propone contratti per lo più part-time (solo il 10% delle lavoratrici è al massimo delle ore).
Resta ricoverato nel reparto rianimazione del Santa Maria del Carmine l´operaio trentino vittima del grave infortunio sul lavoro di martedì mattina al cantiere del "Bic" a Trento. Arcangelo Iovino resta in prognosi riservata, anche se non sarebbe in pericolo di vita. Il pesante pannello metallico che l´ha investito e schiacciato gli ha procurato un trauma cranico, uno schiacciamento toracico che ha prodotto la frattura di alcune costole e soprattutto uno schiacciamento delle vertebre e una contusione polmonare.
"Abbiamo gia' da subito assunto l'idea di fare assemblee, risposte e fermate contro questa decisioni del Governo" di porre la fiducia sulla riforma delle pensioni. Cosi' il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani. "Quando poi ci sara' l'illustrazione del Dpef - ha aggiunto - valuteremo cosa intende fare il Governo e se assumera' decisioni contro l'interesse dei lavoratori, dello sviluppo e dei pensionati e' ovvio che continueremo unitariamente la risposta e la mobilitazione".
Presentata dai DS un'interrogazione ai ministri delle Infrastrutture e trasporti e del Welfare, per sollecitare interventi a favore di quattro dipendenti della società Sogeser, aderente al Consorzio Sud e impegnata a fornire servizi al gruppo Fs, licenziati dopo che in un appalto era subentrata altra azienda e mai più riassunti. Necessari "intervenire a garanzia del passaggio dei lavoratori alle aziende subentranti al fine di mantenere integri i livelli occupazionali".
Sembra rimasto poco tempo per tentare di portare a positiva soluzione i drammatici problemi aperti alla Scaini, che produce batterie per auto.I lavoratori, da dipendenti pubblici, a seguito della privatizzazione attuata dall'Eni, si sono ritrovati privati del lavoro e di qualsiasi altra forma di reddito. Per la Scaini l'inizio della fine è cominciato nel 1997, quando l'Eni avviò la privatizzazione con la cessione delle aziende dei settori non ritenuti strategici per il suo futuro. L'Agip Petroli, controllata dall'ente pubblico, cedette lo stabilimento di Villacidro a una società italo svizzera, la Zacharias Management, nata quattro mesi prima con appena 116 milioni di lire di capitale. L'importo stabilito era di 14 miliardi per l'80 per cento delle azioni. Ma gli italo-svizzeri ne versarono solo uno mettendo poi la società in liquidazione. Da allora è entrata in scena la bresciana Cme che non è riuscita a perfezionare l'acquisto e riaprire la fabbrica. E intanto i 142 dipendenti sono finiti in mobilità, che è scaduta nel settembre scorso. A giorni sarà organizzato a Roma un sit-in davanti alla sede dell'Eni.
Si sono affacciati al cancello e, dopo un rapido scambio di battute con il presidente della Provincia Francesco Licheri, hanno rifiutato l’invito a partecipare al buffet organizzato dalla Sardareti costruzioni. La presenza di un gruppo di operai della Montefibre è servita però a ricordare a tutti il dramma di duecento lavoratori cacciati via un anno fa dalla fabbrica dove lavoravano e protagonisti di quel conto alla rovescia che tra due mesi potrebbe sfociare nella mobilità, anticamera del licenziamento. Da Roma non arrivano però notizie ufficiali e l’incontro fissato per mercoledì prossimo a Palazzo Chigi non è stato ancora ufficialmente convocato. Sembra così vacillare la pregiudiziale ribadita a Nuoro la settimana scorso alla task force del lavoro: il rinnovo della cassa integrazione è la condizione pregiudiziale per avviare l’istruttoria sulle nuove iniziative da finanziare. La veloce consultazione di ieri davanti all’ingresso principale dello stabilimento, ha portato a una prima iniziative: lunedì alle 9 tutti i cassintegrati della Montefibre sono convocati in assemblea, davanti ai cancelli dell’ingresso merci che l’estate scorsa, nel momento più duro della vertenza, sono stati bloccati dagli operai, fino a sfiorare il blocco delle altre fabbriche, centrale termoelettrica compresa. Alle preoccupazioni dei 200 cassintegrati (50 sono già stati prepensionati), si aggiungono i timori dei cento operai della termocentrale: l’Aes ha ricevuto quattro proposte di acquisto ma anche su questo fronte niente è certo. Eppure, oltre all’energia elettrica, la termocentrale fornisce vapore, azoto e aria compressa alle fabbriche che operano nell’area e proprio la continuità nella forniture di queste utilities è alla base di ogni stabilimento presente e futuro.
Schiarita sul caso "Calvasina spa", la storica impresa che lavora il marmo a Valmadrera, Lecco, alle prese con un'agitazione operaia culminata lunedì scorso in uno sciopero dei circa venti lavoratori per tutta la giornata, con il conseguente blocco della produzione. Cautamente soddisfatti i lavoratori che attendono un incontro con l'amministratore delegato, il quale però ha posto la condizione che non ci siano i sindacalisti. I lavoratori hanno accettato. Sul piatto ci sono i malumori dei dipendenti, in merito alla sicurezza che ogni giorno si vive sul posto di lavoro. Uno dei problemi maggiormente sentiti è quello della polvere. Ce n'è in ogni dove, all'interno del capannone. E i lavoratori chiedono a gran voce la sostituzione degli aspiratori. I lavoratori per ora hanno solo impegni verbali dall'amm. delegato. I sindacati - per la precisione la Filea-Cgil -, sono stati esclusi dalla trattativa. Nessuna polemica da parte degli operai nei confronti della Triplice: "Ci è stato proposto un incontro senza sindacalisti e abbiamo accettato. Tutto qui".
Continuano le iniziative di protesta dei lavoratori della Triumph International Italia di Trescore Balneario, la multinazionale di abbigliamento intimo. Dopo gli scioperi organizzati nei giorni scorsi, infatti, ieri si è svolto un altro presidio, con i lavoratori che hanno incrociato le braccia per due ore e mezza, dalle 13 alle 15.30, davanti alla sede dell'azienda. A manifestare, ieri pomeriggio, sono stati circa 200 dipendenti che hanno voluto in questo modo protestato nuovamente contro la decisione annunciata nei giorni scorsi dalla direzione aziendale e che, secondo quanto ufficializzato al sindacato, porterà al trasferimento del reparto confezioni Triumph da Trescore in altri Paesi a basso costo della manodopera e, di conseguenza, alla chiusura dell'attività produttiva della multinazionale in provincia di Bergamo. Tra l'altro l'unica sede produttiva in Italia. Diversamente dalle manifestazioni precedenti il presidio di ieri non era stato annunciato.
"Vi chiediamo, conseguentemente con gli impegni assunti, di esercitare immediatamente tutte le pressioni possibili nei confronti di Enel e del suo proprietario, ministero del Tesoro, affinché non metta in atto azioni che pregiudichino il futuro di Ismes, ma si presenti con una proposta credibile di rilancio della società, come da tutti auspicato". È l'appello che i lavoratori dell'Ismes rivolgono al prefetto Cono Federico, al presidente della Provincia Valerio Bettoni, ai parlamentari e ai consiglieri regionali bergamaschi tramite una lettera inviata ieri e firmata dai rappresentanti sindacali. L'appello è stato scritto all'indomani della sottoscrizione dell'accordo per la cessione del ramo d'azienda relativo a ingegneria, progettazione e depurazione di Enel.Hydro, cui fa capo l'ex Ismes, alla nuova società Enel.New Hydro, costituita per dare corso al progetto di scorporo delle attività legate alla missione dell'acqua, che restano in capo a Enel.Hydro per essere poi cedute. Con la cessione del ramo d'azienda, tutti i 198 dipendenti di Seriate passano alla New Hydro. Ma proprio in occasione della firma dell'intesa, Enel ha annunciato l'intenzione di procedere da subito alla riduzione fino al 50% del personale presente oggi in Ismes tramite mobilità interna al gruppo. I sindacati contestano questa operazione.
Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil hanno proclamato due ore di sciopero per lunedì alla Tenaris Dalmine negli stabilimenti di Dalmine e Sabbio. La protesta è stata indetta a sostegno delle trattative in corso sui 136 esuberi dichiarati dall'azienda (125 impiegati e 11 operai dei servizi generali). Chieste dai sindacati una serie di condizioni chieste per la gestione della procedura di mobilità che non hanno ancora trovato il pieno accoglimento da parte dell'azienda. Per questo lunedì sia gli operai sia gli impiegati si fermeranno per due ore al termine di ogni turno.
La Tivan di Battipaglia non starebbe rispettando il contratto 2000-2001 per quanto riguarda gli aumenti previsti, e per il biennio 2002-2003 ha fatto in modo che si registrasse una vacanza contrattuale. La Tivan è un'azienda privata che opera nel settore della riabilitazione tramite una convenzione stipulata con l'Asl Sa 2 e la regione Campania. Una situazione insostenibile, tanto che i 40 dipendenti hanno deciso lo stato di agitazione e minacciano lo sciopero se prima non saranno convocati in Prefettura per cercare di trovare una soluzione soddisfacente alla vertenza. La situazione va avanti da due anni. In realtà i lavoratori non lamentano la mancata corresponsione degli stipendi, ma il fatto che le retribuzioni sono ferme al contratto di lavoro della categoria del '99. E anche il fatto che gli straordinari vengono pagati in maniera forfetaria.
Tira aria di sciopero nel settore dell'edilizia privata, in piena trattativa per il rinnovo del contratto, scaduto lo scorso 31 dicembre. La Federazione unitaria lavoratori costruzioni della Csu ha convocato per oggi alle 14 i rappresentanti sindacali del settore, per decidere quale comportamento assumere nella gestione di questa vertenza. Gli ultimi incontri avuti con le controparti Associazione industriali, Unione artigiani e Osla infatti, secondo il sindacato "non hanno prodotto a tutt'oggi un risultato pienamente soddisfacente". Il nodo della trattativa resta l'applicazione, anche per i lavoratori del settore edile, del regolamento di procedura di rinnovo dei permessi di lavoro a personale frontaliero, rispetto al quale le posizioni del sindacato e delle associazioni di categoria divergono.Anche su altri aspetti normativi dovranno effettuarsi ulteriori incontri di approfondimento per trovare un adeguato punto di intesa.
Prosegue, alla Abip di Torbole Casaglia (BS), la Cassa integrazione. I lavoratori interessati sono un decina (120 unità gli occupati complessivi): il provvedimento durerà 13 settimane. L’azienda ha rifiutato, in un primo momento, sia l’erogazione degli anticipi, sia la possibilità di rotazione. La società sta lavorando per il settore pelle di fascia alta. Nei giorni scorsi i lavoratori hanno anche incrociato le braccia per alcune ore.
Le ex ditte appaltatrici delle Ferrovie dello Stato, che si occupavano della custodia dei passaggi a livello, hanno licenziato 215 lavoratori. Da mercoledì i lavoratori sono in attesa della convocazione a Roma da parte dei vertici nazionali delle Fs.
I 67 operai edili licenziati da quattro ditte appaltatrici dell'Arin, l'azienda idrica napoletana sono da 9 mesi senza lavoro e senza salari. Dopo settimane di inutili richieste per un incontro con l'azienda martedì hanno deciso di iniziare lo sciopero della fame. I 67 operai edili chiedono di essere riassunti e pretendono trasparenza nella gestione delle assunzioni che saranno effettuate nelle controllate Arin