| lunedi 22 marzo 2004 - snaterinforma |
NOTIZIARIO a cura del Centro di Documentazione e
Lotta
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01/03-18/03/2004
All'Ataf di Foggia sarà ancora sciopero, indetto da Filt, Fit e Uit. L'azienda, dal canto suo, non ha congelato le assunzioni come invece era stato ventilato sabato sera, quando i lavoratori hanno deciso di interrompere lo sciopero fuori dalle regole attuato per tutta la giornata. Oggi la parola passa al Comune, azionista di maggioranza dell'Ataf: il sindaco Agostinacchio incontrerà le organizzazioni di categoria di Cgil, Cisl e Uil, poi gli autonomi con l'Ugl, firmatari dell'accordo sulle 36 assunzioni part time contestate.
Si sono definiti dei "disobbedienti", sono una parte dei 70 ex dipendenti Ferri di Bisceglie rimasti senza lavoro ma sempre fermamente motivati a rivendicare i loro diritti per tentare tutto il possibile per salvaguardare un posto di lavoro. Dopo la sentenza di fallimento, la situazione degli ex dipendenti della "Ferri logistica" è ancora nebulosa. Circa 40 hanno ottenuto un contratto di lavoro a tempo determinato, in scadenza a fine mese, con la "Interlogo srl", un rapporto di lavoro da cui risultano soci lavoratori. Ma anche su queste assunzioni non c'è stata molta chiarezza: forse hanno voluto tenere fuori i dipendenti più "scomodi". Molti, infatti, non sono stati neppure contattati, mentre sono state chiamate persone che avevano smesso di lavorare già dall'agosto scorso e cioè prima ancora della sentenza di fallimento.
Adesione massiccia dei dipendenti delle Autolinee Nolè di ferranidna (Matera) allo sciopero indetto per la revoca del licenziamento nei confronti dell'autista Mario Mancuso. La protesta è stata effettuata in tutti i Comuni in cui opera la ditta Nolè. A Ferrandina, nel piazzale dei bus operatori di esercizio e sindacati hanno organizzato un sit-in per rivendicare i diritti del lavoratore licenziato, da un mese privo di ogni forma di reddito. Il lavoratore, dopo essere stato vittima di un incidente stradale con l'auto, riportando la frattura del bacino e di alcune costole, fino allo scorso dicembre ha usufruito di un periodo di malattia. A gennaio, dopo altre ferie imposte dall'azienda, ha effettuato una visita medica alla Commissione di Medicina del Lavoro di Bari con la quale veniva dichiarata una inidoneità temporanea. Il 29 gennaio gli giunge lettera di licenziamento, mentre una visita eseguita al presidio ospedaliero di Corato, Asl di Bari, il 4 febbraio, attestava la totale idoneità a svolgere l'attività lavorativa. I sindacati denunciano anche altre inadempienze contrattuali tra cui il ritardo consolidato nella corresponsione dei salari e l'impiego con personale assunto con contratto autonoleggio sui servizi di linea.
Le dieci organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori di Alitalia hanno deciso di sospendere lo sciopero generale proclamato il 5 marzo. La decisione è stata presa "alla luce dell'impegno manifestato dal governo con la lettera del sottosegretario Letta e di fronte alla disponibilità dell'azienda di rimodulare il piano industriale".
Scioperano gli autotrasportatori, mancano i materiali nella fabbrica integrata modulare e l'azienda manda a casa gli operai. Questa in sintesi la cronaca della prima giornata di fermo dei camionisti che riforniscono la Sata di San Nicola di Melfi. Per questa ragione sono stati mandati a casa circa 900 dipendenti del primo turno di lavoro. Stessa situazione anche per le tute amaranto che avrebbero dovuto iniziare l'attività lavorativa nel pomeriggio. Un migliaio di dipendenti, secondo i dati forniti dall'azienda, non sono proprio entrati nella fabbrica (dove si lavora in "just in time") ed hanno fatto ritorno alle proprie abitazioni. Anche per il terzo turno di lavoro si sono avuti gli stessi problemi, poiché fino alla tarda serata di ieri i camion presidiavano ancora i cancelli. I manifestanti hanno anche invaso i binari della linea ferroviaria che costeggia lo stabilimento. "Continueremo a protestare fino a che non ci metteranno nelle condizioni di rispettare i parametri della sicurezza della circolazione - ha commentato il presidente della Confartigianato regionale Trasporti Basilicata Angelo Antenori - e non verranno incontro alle nostre esigenze economiche. Contestiamo con forza i sistemi di bagarinaggio". La protesta degli autotrasportatori, partita da Melfi, si sta estendendo su tutto il territorio nazionale. Fino al prossimo 5 marzo, i camionisti terranno vivo il fermo di settore. Alla protesta aderiscono solo i camionisti che si occupano del trasporto merci, ma anche le bisarche non hanno potuto caricare le automobili. Ai lavoratori Fiat sarà concessa la cassa integrazione.
Dopo il fallimento della Verpan e il forte ridimensionamento di personale delle Manifatture Bertero, la crisi della Sipav, altra azienda storica di Vinovo (TO), sfociata in una liquidazione volontaria dei soci che mette in serio pericolo il futuro produttivo, ha creato un impatto sulla cittadinanza di forte preoccupazione sul futuro del lavoro. Per i 110 (erano 190 solo due anni fa) lavoratori attuali in cassa integrazione, parecchie le iniziative di solidarietà. È al vaglio della Giunta comunale un pacchetto di iniziative riguardanti le tasse comunali. I lavoratori non percepiscono lo stipendio da novembre, la cassa integrazione è stata accettata dall’Inps ad inizio febbraio, ma i tempi tecnici non consentiranno l’arrivo dell’assegno ancora per qualche mese.
I lavoratori del Sulcis-Iglesiente tornano in piazza. È sciopero generale. Sono in 10mila ad attraversare la città mineraria di Carbonia. Chiedono prima di tutto garanzie per lo sviluppo di tutto il territorio. Di una zona della Sardegna che da troppi anni è immobilizzata, in preda a una crisi profonda. Il livello della disoccupazione ha raggiunto il picco del 30 per cento, un'intera generazione senza lavoro e senza prospettive, 145 mila persone in attesa di una ripresa che non si vede, promessa e sbandierata troppe volte. Occorrono nuovi interventi in materia energetica, infrastrutturale ed economica. Occorre un nuovo modello di sviluppo, un progetto che consenta di trovare una via d'uscita. E bisogna fare presto perché la povertà e lo spopolamento sono dietro l'angolo. L'artigianato, la pesca, l'agricoltura non devono essere dimenticati. Settori tradizionali ancora vitali ma che hanno bisogno di risorse, attenzioni e nuove tecnologie. Alla mobilitazione hanno partecipato numerosi i lavoratori dalle fabbriche di Portovesme, dove un nuovo piano industriale causato dalla crisi del mercato del piombo e dello zinco e dagli alti costi dell'energia elettrica potrebbe portare a un vertiginoso calo dei livelli occupativi. Anche se l'attività della Portovesme srl, ferma dai primi di ottobre, dovrebbe tornare a pieno regime già a partire da aprile. Il Governo ha esteso per decreto anche all'azienda sulcitana il regime agevolato per l'approvvigionamento di energia.
Si scrive Getronics ma molti lo pronunciano ancora Olivetti. Gli ex dipendenti dell'industria di Ivrea, assorbiti dalla multinazionale dei servizi Ict, saranno oggi davanti alla sede della Getronics di Milano per protestare contro il piano che fino a oggi già prevede 500 esuberi e il ritardato pagamento degli stipendi.
Dodici mesi di cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività a decorrere dal primo marzo 2004 per i 71 dipendenti della PowerCo di Brindisi, durante i quali l'azienda, con l'aiuto della Regione Puglia e dell'associazione degli industriali, procederà alla ricollocazione dei lavoratori. Questo l'accordo raggiunto lunedì scorso al Ministero del Lavoro che pone fine alla vertenza.
Prosegue lo stato di agitazione alla Direzione provinciale del Lavoro di Cagliari, che nega ai 260 dipendenti gli anticipi sulle spese di missione così come prescritto nel contratto integrativo nazionale di lavoro.
I lavoratori dell'ex Isotta Fraschini di Rosarno hanno occupato ieri la stazione ferroviaria di Gioia Tauro per richiamare l'attenzione sulla vicenda che da tempo li riguarda. Il prefetto di Reggio, Giovanni D'Onofrio, si è impegnato a portare la vertenza nelle sedi istituzionali.
"Vogliamo riprenderci la nostra dignità di lavoratori. E di persone". Con questa motivazione i dipendenti di Poste Italiane Spa di Catania e provincia sciopereranno a partire da lunedì prossimo, rinunciando in blocco agli straordinari. Il che potrebbe avere gravi ripercussioni sugli utenti, in quanto le carenze d'organico sono coperte da un massiccio ricorso a turni aggiuntivi. I sindacati denunciano condizioni di lavoro difficili, turni massacranti, edifici privi di condizioni di sicurezza. Dall'8 marzo al 3 aprile i dipendenti si asterranno dalle prestazioni straordinarie, provocando una specie di paralisi per l'attività di sportellisti e portalettere delle filiali 1 (Catania e hinterland) e 2 (provincia) e del polo di corrispondenza. In tutto circa 2.500 lavoratori interessati, con un fabbisogno aggiuntivo stimato nel 20-25% di personale. Ma da Palermo la responsabile comunicazione regionale di Poste Italiane, Maria Grazia Lala, non fa una grinza: "La nostra è una concezione dinamica della gestione del personale: stiamo attuando tutti gli adeguati strumenti per la perequazione dei dipendenti. C'è stato un riequilibrio di dipendenti tra la Sicilia occidentale e quella orientale, a favore di quest'ultima".
Dopo l'assemblea, attuata ieri in forma di sit-in, i precari dell'Asl 2 di Caltanissetta (sono quelli dell'ex art. 23) attendono adesso delle risposte concrete da parte dell'Azienda. Si tratta di 150 unità tra lavoratori socialmenti utili (Lsu) e contrattisti in servizio con i progetti di pubblica utilità (Puc). Una delegazione dei precari insieme a rappresentanti sindacali è stata ricevuta dal direttore amministrativo Renato Nasta, il quale ha ribadito la volontà dell'Azienda di affrontare la vertenza nel modo più adeguato possibile. Prossimo incontro il 10 marzo.
Oggi circa 10.000 lavoratori forestali della Regione Sicilia, si concentreranno a Palermo in Piazza Marina e manifesteranno davanti al palazzo del Governo della Regione Siciliana, dove una delegazione di lavoratori sarà ricevuta dal presidente della Regione Salvatore Cuffaro e dall'assessore all'Agricoltura Giuseppe Castiglione. Chiedono la ripresa del confronto sulla piattaforma presentata da Cgil, Cisl e Uil sul riordino della legge regionale 16/96, per l'attuazione di una nuova ed adeguata politica forestale, per l'immediato recepimento del Contratto Nazionale, per l'apertura del Contratto Integrativo Regionale e per la chiusura di tutti i contenziosi aperti. Le maestranze forestali si occupano dei cantieri forestali e del servizio antincendio con varie qualifiche e questi lavoratori sono assunti a tempo determinato per 101 giornate nel periodo fra il 15 giugno ed il 15 ottobre e il loro compito è comunque molto importante.
E' riesplosa la disperazione ieri mattina a Riesi( Caltanisetta), dove gli operai del Polo tessile che da sei mesi sono senza lavoro e che da dieci mesi non percepiscono alcun emolumento hanno dato vita ad una nuova protesta, durante la quale 13 disoccupati sono saliti sul tetto del municipio e vi sono rimasti minacciando di buttarsi giù, mentre un altro gruppo (formato da una settantina di persone) ha ripetutamente sostato sulla strada a scorrimento veloce Caltanissetta-Gela ed ha impedito a lungo il traffico autoveicolare all'altezza di contrada "Judeca". A Riesi il problema sorto con la chiusura «a tempo indeterminato» delle aziende tessili avviate da Piero Capizzi sei anni fa ed ora chiuse si aggrava di giorno in giorno, anche perchè gli operai (inizialmente erano 360, ma molti hanno già preferito cercar fortuna altrove, nella speranza di trovare nelle province del Nord Italia un posto di lavoro più sicuro) da tempo non si vedono pagati gli arretrati maturati (si parla, a vario titolo, di un credito di quasi 15 mila euro ciascuno), non percepiscono più lo stipendio e sino ad ora non hanno potuto essere ammessi al beneficio della cassa integrazione straordinaria.
Potrebbe tornare presto il sereno sulla Keller. Almeno secondo le intenzioni dell'imprenditore Piero Mancini. I lavoratori, invece, sono ancora preoccupati. La notizia più recente è che oggi dovrebbero tornare a lavorare i 30 operai che stanno montando le nuove costose attrezzature, acquistate per riprendere la produzione negli impianti di Palermo. Lunedì scorso erano stati spinti da altri colleghi a sospendere l'attività, perchè era stato proclamato lo sciopero ad oltranza.
La Fiom Cgil convoca l’assemblea dei lavoratori dell’Irisbus di Avellino per spiegare le ragioni alla base della mancata della firma dell’accordo sottoscritto presso l’Unione degli Industriali di Avellino. L’intesa siglata dalla Fim, dalla Uilm, dalla Fismic e dall’Ugl prevede che le 193 procedure di messa in mobilità vengano smaltite attraverso l’accompagnamento incentivato alla pensione. Una procedura avviata da lunedì primo marzo e destinata a concludersi nel settembre del 2005. Un altro punto dell’accordo stabilisce la trasformazione dei cinquanta contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato. Questo dovrà accadere nel dicembre 2004. Tra sei mesi la prima verifica dei livelli produttivi. La fabbrica di Flumeri da artigianale diventerà integrata e sono stati programmati interventi di riammodernamento degli impianti. Nel settore amministrativo si prevedono sette assunzioni. La Fiom contesta il piano dell’Irisbus sottolineando che pur prevedendo degli investimenti, sarà ridotta la gamma dei prodotti e questo potrebbe portare ad un progressivo ridimensionamento occupazionale. Il secondo punto è la mancata garanzia sull’assunzione dei 107 precari.
Sono ancora molti i punti interrogativi che gravano sulla vertenza Eds, gruppo che si occupa di sistemi informatici, presente con uno stabilimento a Caserta. Non sono solo in bilico le sorti di 172 lavoratori alle soglie della cig, ma c’è anche l’intero organico di Eds (circa 3700 unità, di cui 300 nel capoluogo), a temere per le prospettive occupazionali. Il coordinamento nazionale ha sollecitato l’azienda a portare sul tavolo delle trattative al più presto, comunque entro questo mese, un piano che possa sbloccare la situazione a vantaggio di tutti i siti.
Hanno scioperato per due ore i lavoratori della Sitindustrie di Sulmona per protestare contro il licenziamento deciso dall’azienda nei confronti di un loro collega. Il licenziamento è stato deciso a seguito di una discussione particolarmente accesa avvenuta nei giorni scorsi tra il dipendente e il direttore dello stabilimento. I sindacati hanno annunciato che lo sciopero verrà ripetuto oggi e venerdì. Il lavoratore intanto ha impugnato il provvedimento dinanzi al giudice del lavoro.
Ieri primo giorno di cassa integrazione per i 45 dipendenti individuati da Tirreno Power. Sull’onda del riuscitissimo sciopero di lunedì, i lavoratori di Torre Sud hanno comunque continuato nella loro protesta (lo stato d’agitazione proclamato dal sindacato autonomo Rdb è tuttora vigente). Ieri mattina, infatti, c’è stato un altro presidio spontaneo di fronte ai cancelli della centrale per contestare la Cigs. Gli addetti (sia quelli in servizio che quelli in cassa integrazione) dalle 6,30 hanno rallentato l’ingresso di mezzi meccanici e operai delle ditte appaltatrici impegnati nei lavori di riconversione a ciclo combinato dell’impianto e hanno liberato il piazzale soltanto verso le 8. Altre manifestazioni analoghe sono in programma per i prossimi giorni. Nel frattempo, il coordinamento dei lavoratori di Torre Sud, costituito nei giorni scorsi, sta mettendo a punto altre iniziative e la partecipazione allo sciopero nazionale del 12 marzo per il lavoro, proclamato sempre dalle Rbd, ed esteso a tutte le categorie.
Preoccupazione per il destino di un’azienda industrialmente sana; attesa per gli sviluppi che dovrebbero determinarsi a breve. Sono questi i sentimenti emersi nel corso dell’assemblea dei lavoratori della Cedrinca che si è tenuta ieri a Polpenazze (BS). Da ieri i 39 addetti sono in cigs; ai quattro lavoratori comunque in fabbrica per gestire l’ordinaria amministrazione, da oggi, se ne aggiungeranno altri cinque. È stato infatti deciso di finire le produzioni già avviate.
Stato di agitazione in fabbrica e richiesta di 13 settimane di Cassa Integrazione Guadagni a partire dal 16 febbraio scorso. Questo il modo per la Estel Group, proprietà della famiglia Stella di Thiene, di affrontare il periodo della contrazione dell'attività produttiva. La CIG è stata richiesta per un centinaio di lavoratori suddivisi nei 3 mesi, attualmente sono circa una trentina, dei 400 suddivisi nei tre stabilimenti di Thiene, Arsiero e Camponigara, oltre agli impiegati dei vari punti vendita.
La Cgil si diceva indisponibile a "regionalizzare" il modello contrattuale per le imprese artigiane. Alla fine ha firmato pure lei e il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi esulta: "Si tratta di una svolta storica nelle relazioni industriali. Il baricentro diventa la Regione e in questo modo si avvia una differenziazione delle retribuzioni tra i vari territori, fermo restando il ruolo del contratto nazionale come tutela del potere d'acquisto". Carla Cantone, che ha messo la firma della Cgil in calce all'ipotesi d'accordo, sostiene (quasi) l'esatto opposto: "E' stata sconfitta la pretesa di puntare sulla differenziazione salariale fra i territori e di chi auspicava accordi separati contro la Cgil". Chi mente? Un po' tutti e due, se si sta alla lettera dell'intesa. Ma se si guarda al dato politico, la verità pende dalla parte di Sacconi. Il nuovo modello contrattuale, infatti, ancora non c'è. L'intesa contiene le linee guida di una riforma che andrà in vigore solo se le parti si metteranno d'accordo su tutti i suoi aspetti: intanto, però, sfociano inevitabilmente in salari differenziati per territorio. Il contratto nazionale coprirà l'inflazione definita dalla concertazione triangolare o, in assenza di concertazione, stabilita dai sindacati e dalle associazioni artigiane (è una delle novità dell'intesa e non è scontato che sia buona). La contrattazione regionale, oltre a redistribuire gli aumenti di produttività, servirà a recuperare gli eventuali scostamenti tra inflazione concertata e inflazione reale. Nelle regioni dove non si farà la contrattazione decentrata (attualmente si fa solo in qualche regione del Nord), il potere d'acquisto sarà comunque garantito dalle parti in sede nazionale. Garanzia assai dubbia: se alla fine di questo tortuoso percorso il salario di tutti i dipendenti (1 milione e mezzo) delle 850 mila imprese artigiane coprirà per intero l'inflazione reale, che bisogno ci sarebbe di cambiare il modello contrattuale? Se lo si modifica, è per far saltare l'uniformità del salario di base. Prima in un settore tradizionalmente debole come l'artigianato, poi si vedrà, da cosa nasce cosa. Sull'altro piatto della bilancia c'è l'aumento salariale conquistato dai sindacati: +7,3% per coprire contratti scaduti dal 2002. La sinistra Cgil non commenta, mentre la Fiom critica.
Oltre 2.000 intervistatori della società Cirm, collaboratori con partita Iva, collaboratori occasionali e Co.co.co rischiano di non percepire i compensi maturati per le attività svolte nel 2003-2004. L'ammontare complessivo dei crediti di questi lavoratori è superiore a 650 mila euro. Secondo la Cgil si fanno sempre più insistenti le voci di messa in liquidazione della società Hdc ricerche e Cirma, tutte facenti parte della holding dell'ex presidente Luigi Crespi che da pochi mesi ha abbandonato il gruppo. Per il sindacato, oltre ai collaboratori potrebbero essere coinvolti nella crisi oltre 60 lavoratori dipendenti.
E'stato siglato il rinnovo del contratto nazionale dei cemento, calce e gesso, il primo dei cinque del settore delle costruzioni. L'aumento medio a regime per i 12 mila addetti occupati in 75 imprese (con 41 milioni di tonnellate prodotte nel 2003) sarà di 88 euro mensili. Inoltre è prevista la costituzione di una commissione paritetica nazionale che farà da osservatorio sulle tematiche dell'occupazione, formazione professionale e sicurezza per la quale è previsto un miglioramento della normativa. Sul fronte dell'orario di lavoro è stata istituita la pausa retribuita
Un'impresa familiare nel senso peggiore del termine, che sconta liti tra parenti e investimenti disastrosi. E Terni scende in piazza. La Molisana, storico pastificio di Campobasso (esiste dal 1912) rischia di chiudere e trascinare con sé quasi 500 dipendenti, contando l'indotto. I lavoratori stanno facendo uno sciopero al contrario: per mantenere la produzione attiva hanno scelto di lavorare gratis. Purtroppo questo succede perchè si sconta la mancanza di progettualità dei sindacati e la perdita di coscienza operaia, che è anche scienza dell'autorganizzazione della produzione: i lavoratori potrebbero semplicemente sostituirsi ai padroni, visto che questi lasciano la sala comando e rididstribuirsi le entrate.
In media ci sono quattro morti sul lavoro al giorno in Italia. Nonostante le cose, secondo i dati Inail, stiano migliorando. Nel 2003 gli infortuni sul lavoro, nel nostro Paese, sono diminuiti dell'1,8 per cento e anche quelli mortali sono risultati in calo di circa 100 unità. Ma questo, secondo il direttore generale dell'Inail, soprattutto grazie all'introduzione della patente a punti che ha ridotto gli infortuni "in itinere", quelli che si verificano lungo i tragitti che portano al lavoro. Ma complessivamente i morti, l'anno scorso, sono stati 1.311 (a fronte dei 1.418 del 2002), mentre gli infortuni sono scesi a 951.834 rispetto ai 968.853 dell'anno precedente. Il calo degli infortuni dell'1,8% raggiunge il -2,8% tenendo conto dell'impatto occupazionale cresciuto di 225.000 unità (1%). Gli infortuni sul lavoro risultano in calo di circa 17.000 unità (-1,6% nell'industria e -4% nell'agricoltura). Il calo degli infortuni mortali (-107 casi rispetto al 2002) si registra per metà nell'industria e servizi e per metà nell'agricoltura. Calano gli infortuni nei trasporti, rimane stabile il dato nel settore costruzioni. Nella ripartizione per macroregioni, il calo degli infortuni è pressochè omogeneo, con una nota di merito per il Sud. Tranne che nelle isole, il cui dato rispetto al 2002 è sostanzialmente stabile,(-0,1%) segno meno per il Nord Ovest (-2,7%), il Nord Est (-0,7%), il Centro (-1,6%) e il Sud (-3,3%). Tra le regioni Puglia e Basilicata sono quelle che fanno registrare i progressi maggiori (-9% la Puglia) e -6,1% la Basilicata. In controtendenza il Trentino Alto Adige (+5,2%), la Sardegna (+2,2), il Lazio (+1,7%) e la Campania (+1,3%). Per quanto riguarda le donne, si segnala un calo complessivo degli infortuni sul lavoro (-1,2%, da 228.300 a 225.571) più contenuto rispetto a quello generale e una sostanziale stabilità dei casi mortali (da 117 a 118 nel 2003). Tuttavia rispetto agli uomini le donne hanno fatto registrare, nello stesso anno, una crescita occupazionale più che doppia (+1,5% contro 0,7%). Anche per le donne gli infortuni e le morti in itinere fanno registrare una flessione. Il calo infortunistico tra le lavoratrici si concentra soprattutto nelle età giovanili (-4,8% per le donne fino a 34 anni).
Gli operai degli stabilimenti Alcatel di Rieti e Battipaglia in provincia di Salerno hanno manifestato in piazza Farnese a Roma, davanti alla sede dell'ambasciata di Francia, contro la chiusura degli stabilimenti decisa dall'multinazionale transalpina. Una delegazione è stata ricevuta dall'ambasciatore Jacques Blod che, secondo i sindacati, ha assicurato un intervento presso il governo di Parigi a sostegno delle richieste dei lavoratori italiani. La multinazionale francese, nel nuovo piano di riorganizzazione, ha deciso la vendita delle due fabbriche italiane, dove lavorano 800 persone alle dirette dipendenze dell'azienda e altrettanti nell’indotto.
Lesioni e omicidio colposo. Sono le accuse mosse dalla procura di Torino a carico di venti dirigenti che dal 1966 fino al 1999 circa si sono succeduti ai vertici della Pirelli. L'indagine riguarda gli stabilimenti dell'azienda presenti nell'aria torinese ed è in corso da circa quattro anni. A farla partire, secondo il pubblico ministero che l'ha seguita, Raffaele Guariniello, 35 casi - 19 mortali - di dipendenti ammalati nel corso degli anni di tumori alla vescica e ai polmoni più alcuni casi di mesotelioma riconducibili invece al contatto con l'amianto. Magistrati e consulenti ritengono infatti che il motivo di tutte queste malattie e morti sia da ricercare nel fatto che le persone colpite sono state esposte a sostanze nocive come gli Ipa (idrocarburi policiclici aromatici), la nitrosamina e le ammine aromatiche, solitamente sprigionate durante la produzione della gomma e quotidianamente inalate o assorbito per via cutanea dai lavoratori in particolare dello stabilimento di Settimo Torinese. Secondo Raffaele Guariniello, che nei giorni scorsi ha firmato i primi inviti a comparire, i responsabili dell'azienda erano a conoscenza dei rischi ai quali venivano sottoposti i dipendenti dei diversi settori coinvolti nel ciclo di produzione Pirelli. Ad avvalorare tale tesi materiale differente: dalle ispezioni di organi di vigilanza eseguite nel periodo preso in esame, alle testimonianze degli operai fino al materiale prelevato durante una perquisizione compiuta nella sede milanese della Pirelli di Milano. Per Guariniello e i suoi collaboratori a neutralizzare le polveri in quegli stabilimenti non esistevano mezzi tecnici di prevenzione, non c'erano, ad esempio, gli impianti di aspirazione e quando c'erano non erano adeguati.
Appello di un'ex lavoratrice della Ferrania, che chiama a raccolta le
colleghe di un tempo per salvare la fabbrica. "Sono una ex dipendente della
Ferrania, per molti anni delegata della rappresentanza sindacale della fabbrica.
Ogni anno, con le altre compagne del sindacato, ho partecipato, confrontandomi
con l'azienda e qualche volta con i compagni dell'allora comitato di fabbrica,
affinché l'8 marzo fosse, anche in quella fabbrica, il giorno delle donne.
Volevamo discutere delle nostre condizioni, essere partecipi del nostro destino
all'interno del mondo del lavoro, decidere delle prospettive dell'occupazione al
femminile. Sapevamo di essere in uno stabilimento importante per l'economia
savonese e in settori di importanza strategica per il sistema produttivo
italiano. Non avrei mai pensato che un giorno questa gloriosa azienda arrivasse
nella condizione attuale, che tanti giovani e giovani donne, dovessero patire lo
spettro della disoccupazione. [...] Non riesco a immaginare che questioni
societarie possano aver intaccato l'ossatura di questo stabilimento e tanto meno
capisco come sia possibile per le nostre istituzioni lasciare che una simile
struttura produttiva possa non trovare l'attenzione necessaria tesa al suo
completo rilancio. [...] Per questo ho sentito il bisogno di chiamare a raccolta
tutte le ex lavoratrici della Ferrania presso i cancelli dello stabilimento
oggi, alle 10, per celebrare, assieme ai lavoratori, la determinazione delle
donne di continuità produttiva e occupazionale dell'intero stabilimento".
*ex dipendente Ferrania Franca Lepore
I lavoratori della Sar di Broccostella (FR) scenderanno dai mezzi e incroceranno le braccia da domenica prossima. A meno che la direzione dell'Azienda che effettua trasporti in tutta Europa con i suoi 160 Tir non andrà incontro alle loro esigenze. Cosa chiedono i lavoratori che sabato scorso hanno avuto l'ennesimo infruttuoso incontro con la direzione della Sar? Vogliono ottenere soprattutto la rivalutazione del sabato lavorato. Ciò quando per esigenze legate alla necessità di portare a termine la consegna, i lavoratori prorogano le proprie ore di servizio dal venerdì sera al sabato. Le loro richieste cozzano con la volontà dell'Azienda di fornire pochi spiccioli in maniera forfettaria a chi proroga il proprio servizio fino alle tredici del sabato o addirittura oltre le tredici.
Manifestazione di protesta, questa mattina, dalle 8 alle 10,30 davanti allo stabilimento dei lavoratori dell’Ecoventil Europe di Chieti Scalo. L’iniziativa di lotta è stata decisa nel corso dell’assemblea con i lavoratori dell’ex Conven Adriatica ancora in mobilità. La rappresentanza unitaria dei lavoratori, nel corso della manifestazione, spiegheranno le motivazione che determinato la loro niziativa agli organi di informazione che interverranno davanti allo stabilimento di Via Turchi a Madonna delle Piane.
Non mimose, ma opere di bene...per la Lares Tecno. Quella di ieri è stata una giornata particolare per le lavoratrici dello stabilimento aquilano, dichiarato fallito qualche giorno fa dal tribunale aquilano. Ieri una settantina di donne, dipendenti Lares, si sono recate in azienda ed ognuna ha posato nei pressi dei cancelli della fabbrica chiusa un ramoscello di crisantemi a sottolineare che il polo elettronico, ed in particolare la Lares Tecno, è morto. "Per noi non è affatto la festa della donna -ha spiegato Teresa Cima Rsu della fabbrica-ma è soltanto un giorno di lutto. Le donne della Lares Tecno, ieri, dopo aver posato i crisantemi si sono riunite in presidio per organizzare la trasferta di Roma. Appuntamento, quindi, alle ore 16 a Roma dove i rappresentanti del Governo parleranno delle due ipotesi messe in piedi nell’ultima riunione che si è tenuta alla presenza di Letta due settimana fa. In piedi c’è la prospettiva di insediamento della Silga di Castelfidardo che dovrà essere concretizzata proprio in sede governativa. Se questa strada non sarà percorribile ci sarebbe un’altra via, quella del gruppo Somacis.
La Portovesme Srl, la fabbrica di Portoscuso che produce piombo e zinco, ha bloccato l'ingresso al lavoro degli operai delle ditte di appalto. I lavoratori, in mobilitazione da giovedì, questa mattina non hanno trovato il permesso di ingresso e son dovuti restare fuori per tre ore. Una decisione contestata duramente dai sindacati che hanno minacciato l'azienda di far uscire anche gli altri dipendenti, quelli addetti alla messa in sicurezza degli impianti, se non avesse subito ritirato il divieto. Solo attorno alle 11 la situazione si è sbloccata. Proprio oggi i lavoratori, che da ottobre, da quando la ditta ha deciso di fermare gli impianti per l'alto costo ell'energia, lavorano con le turnazioni e si portano a casa dai 300 ai 400 euro, avevano deciso di sospendere lo sciopero, in attesa dell'incontro fissato forse per domani nella sede dell'associzione degli industriali.
Sciopero generale giovedì prossimo in tutta la provincia di Rieti per protestare contro la crisi che sta investendo l'industria della Sabina. L'astensione è stata proclamata da Cgil, Cisl e Uil per sollecitare l'apertura di un tavolo di confronto a livello governativo. Tra i punti di maggiore crisi ci sono quelli dell'Alcoa, dove i lavoratori sono in mobilità; della Ixfin e della Omicron, e quello più grave dell'Alcatel, lo stabilimento che la multinazionale francese vuole mettere in vendita insieme a quello di Battipaglia.
Le lavoratrici della ceramica di Civita Castellana hanno manifestato l8 marzo davanti a palazzo Chigi per segnalare la crisi del distretto ceramico e chiederne il rilancio. Una delegazione di lavoratrici è stata poi ricevuta dal sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta.
Incidente mortale sul lavoro allo scalo merci della stazione ferroviaria di Oggiono (Lecco): Pasquale Natale, 44 anni, è stato schiacciato da un carico di tondini, dal peso di alcune tonnellate, che veniva trasferito con un congegno meccanico da un carro merci su un camion. L’operaio è morto sul colpo. Inutile l’intervento dei medici del "118"; i carabinieri hanno avviato le indagini; la magistratura ha aperto un’inchiesta e posto sotto sequestro l’area dell’incidente. La tragedia è accaduta alle 17.10 di ieri, quando Pasquale Natale era ormai alla fine del turno di lavoro: stava scaricando meccanicamente da un carro merci il materiale ferroso, che si è all’improvviso staccato e lo ha schiacciato. Tra le ipotesi al vaglio: un gancio che si è rotto, oppure una errata manovra.
Preoccupazioni e perplessità per la situazione di degrado in cui la miniera di Bauxite di Olmedo (SS)è tenuta nell’attuale momento: la miniera si trova infatti in uno stato di abbandono dal punto di vista produttivo e della sicurezza. Sembra al limite della beffa la notizia che circola secondo cui in questi giorni si stia procedendo a contattare personale da assumere, rispetto ad una situazione incredibile di abbandono della attività stessa ed al fatto che i lavoratori in attività e quelli in mobilità (per i quali è presente una opzione di chiamata privilegiata rispetto a nuovi colloqui) vantano importanti crediti economici da parte dell’azienda.
Sit in davanti all’ingresso della Keller Elettromeccanica di Villacidro. A intraprendere la forma di protesta ieri è stato Diego De Nadai, rappresentante legale della Sacem Italia di Sanluri, e i suoi venticinque dipendenti, che si occupano di smontare e bonificare le carrozze ferroviarie. L’imprenditore chiede il pagamento di fatture arretrate per oltre 100 mila euro, gli operai rivendicano il pagamento degli stipendi di dicembre, gennaio e febbraio. Per tutta risposta la Keller Elettromeccanica ha inviato alla Sacem un fax per segnalare che in base a delle verifiche dell’ufficio tecnico i lavori non erano stati eseguiti secondo contratto, per cui la società aveva dovuto sostenere costi impropri e di conseguenza avrebbe sospeso il pagamento delle fatture. Già dal mese scorso la Sacem aveva disdettato il servizio di pulizia dei locali e della sistemazione delle aree verdi dello stabilimento. Il sit in di ieri mattina è stato organizzato in quanto la Keller Elettromeccanica aveva garantito che entro il 5 marzo avrebbe provveduto al pagamento delle fatture del 2003. Ma venerdì scorso non c’è stato alcun accredito in banca a favore della Sacen Italia.
Adesione del 90% per lo sciopero dei dipendenti Ericsson. Sono centinaia i dipendenti che corrono rischi a seguito dell'annunciata ristrutturazione del colosso svedese in Italia. In particolare, i dipendenti sarebbero incorporati in una nuova azienda partecipata da Ericsson stessa, ma senza che l'azienda abbia dato le necessarie garanzie per l'occupazione. Un nuovo sciopero di otto ore, con manifestazione nazionale a Roma, è stato indetto per il prossimo 15 marzo.
Il gruppo Yomo è in crisi finanziaria e produttiva. Circa 800 i posti a rischio secondo i sindacati, che denunciano il mancato pagamento degli stipendi per circa la metà dei dipendenti. L'azienda con base a Pasturgo di Vernate (Mi), ha confermato le trattative per la cessione del gruppo, sottolineando la necessità di giungere a una decisione entro la metà di questo mese. I sindacati confederali annunciano una giornata di mobilitazione unitaria: il 15 marzo otto ore di sciopero.
Otto ore di sciopero da distribuire nel corso della vertenza, le prime due fissate già per lunedì a inizio giornata con presidio ai cancelli dell'azienda a Seriate. È la decisione presa dai lavoratori di Enel Hydro che ieri si sono riuniti in assemblea. Sul tavolo le prospettive per i 198 dipendenti in forze all'ex Ismes, alla luce dei progetti di vendita della società annunciati dal Consiglio d'amministrazione dell'Enel, vendita che dovrebbe avvenire dopo uno scorporo del settore acqua dall'ingegneria e per la quale il candidato ufficioso è ad oggi la francese Veolia Environnement (ex Vivendi), già partner privilegiato di Enel nel settore idrico. Per quanto riguarda il personale, tempo fa l'azienda aveva parlato di un numero di esuberi pari al 40% dell'organico complessivo, quindi un'ottantina di persone su 198, da risolvere con un reimpiego in altre realtà del gruppo.
Hanno presidiato la direzione generale dell'ospedale di San Leonardo per rivendicare un posto di lavoro, ancora congelato a dispetto delle trattative sindacali e degli accordi raggiunti nelle ultime settimane. Gli ausiliari dell'azienda ospedaliera di San Leonardo ieri mattina hanno fatto sentire la propria voce per spingere i vertici del Ruggi ad accelerare un processo occupazionale, fra l'altro già deliberato. Per consentire che sia i tredici ausiliari precari già in quota all'azienda ospedaliera che i sedici ausiliari disoccupati, già selezionati nell'agosto dello scorso anno, potessero ottenere un posto di lavoro, le organizzazioni sindacali hanno chiesto all'amministrazione che i sedici posti liberi in pianta organica fossero ''spalmati'' su trentadue opportunità di lavoro part time. A sottoscrivere l'accordo, la maggioranza delle rappresentanze sindacali unitarie, fatta eccezione per il sindacato RdB che, in merito alla trattativa, ha presentato ricorso ai Revisori dei Conti, considerando la soluzione trovata un palliativo ed un'occasione per perpetrare nella precarietà. Ieri mattina, dopo il presidio dei lavoratori in direzione generale, una delegazione sindacale ha sollecitato il manager Domenico Pirozzi a sottoscrivere la presa di servizio di tutto il personale ausiliario, a tempo indeterminato e con la formula del part-time, sciogliendo dunque la riserva.
Aveva solo un cappellino blu a proteggerlo ed era solo il suo primo giorno di lavoro. La vita di Salvatore Arturo Tufano, quarantotto anni si è interrotta ieri in località Esca di Postiglione ad Altavilla. E' stato colpito da un filo dell'alta tensione. La ditta per la quale lavorava - Eredi Sal di Nocera Inferiore - si era aggiudicata i lavori per l'installazione di pali elettrici nell'urbanizzazione della zona industriale. Erano le due del pomeriggio e poco più di dieci metri lo dividevano dai suoi due colleghi di lavoro quando ha piazzato il camion con il cestello elevatore, si è sistemato all'interno iniziando a salire almeno tre metri da terra. Ma si è avvicinato troppo a quel filo elettrico, al limite del bracciolo del cestello elevatore, che lo ha scaraventato giù senza speranze di vita. I carabinieri hanno subito avviato le indagini e già ieri a tarda sera in caserma sono stati ascoltati il titolare della ''Eredi Sal'' e i gli ispettori del ''Set-Sal'', il servizio dell'Asl Sa 2 per la tutela della salute in ambienti di lavoro.
L'esecutivo CISL ha dato il via libera alla sperimentazione delle piattaforme per la contrattazione territoriale. Quella di Bergamo sarà fra le prime ad essere presentata e sarà unitaria. Il confronto con Fiom e Uilm è già in corso. Le rivendicazioni riguarderanno salario, formazione, sicurezza e tutele per i lavoratori atipici. In sede di rinnovo del contratto nazionale Federmeccanica si era detta contraria a redistribuire la ricchezza su base territoriale per i lavoratori che non hanno la contrattazione aziendale e che aspettano questa opportunità da dieci anni, da quando cioè il secondo livello di trattativa è stato definito dagli accordi sociali del luglio 1993 sulla politica dei redditi. Bergamo sarà, appunto, fra le province pilota, insieme, probabilmente, a Cremona, Vicenza e Pordenone per il Nord, Napoli e Cagliari per il Sud. Si parla anche di Lecco e Verona. L'esperimento potrebbe partire pure in altre aree ancora da definire. La contrattazione di secondo livello, fatte salve le declinazioni che si troveranno in ogni specifica realtà territoriale, perseguirà tre obiettivi: redistribuire la produttività, favorire la formazione professionale nelle piccole aziende e, in tema di ambiente e sicurezza, rilanciare l'applicazione della legge 626. Inoltre, nelle province del Sud, dove la contrattazione di secondo livello è pressoché sconosciuta, si valuterà la possibilità di trovare soluzioni contrattuali per difendere e migliorare il sistema industriale. La piattaforma bergamasca ruoterà attorno a quattro contenuti principali: l'incremento salariale; la formazione; l'ambiente, la sicurezza e l'assistenza sanitaria; la priorità di assunzione per i lavoratori atipici a seguito del consolidamento dei volumi produttivi.
Giungerà oggi a Grottaglie una delegazione dei 35 giovani lavoratori tagliati fuori dal circuito aziendale nello Stabilimento di Napoli Capodichino. A Palazzo di Città, il sindaco Raffaele Bagnardi ed i giovani lavoratori Atitech, incontreranno la Stampa per illustrare le modalità di condotta di una vertenza che a questo punto diventa congiunta e unica, con il coinvolgimento del Consaer, della stessa Atitech e dei rappresentanti parlamentari ionici e campani.
Accordo fatto per la Cassa integrazione speciale alla Videoplastic Spa di Gorlago (BG). La società, specializzata nella produzione di rivestimenti per la Tv e stampaggio ad iniezione di materiali termoplastici, all'inizio dell'anno aveva denunciato una sessantina di esuberi preannunciando l'intenzione di aprire la procedura di mobilità. Ieri mattina l'intesa si è trovata proprio su una gestione più morbida, rispetto all'immediata messa in mobilità, della fase d'emergenza concordando l'apertura di un periodo di un anno di Cassa integrazione speciale per un massimo di 68 lavoratori (sui 180 attualmente in forza all'azienda di Gorlago). La procedura di Cig speciale si aprirà il prossimo 22 marzo ed avrà la durata di un anno. La Cig speciale sarà a rotazione mensile e, a seconda della fase di gestione dell'emergenza, potrà interessare anche un numero minore di dipendenti. Il piano sarà presentato ai lavoratori nel corso delle assemblee di fabbrica che si svolgeranno nella giornata odierna.
Quindici operai dello stabilimento addetti al versamento dell'olio lubrificante nei motori delle vetture si sono rivolti al pronto soccorso dell'infermeria di fabbrica accusando un violento malessere. Secondo i responsabili del sindacato dello "Slai Cobas" gli operai sarebbero stati intossicati mentre maneggiavano alcuni solventi. Un’ipotesi che però secondo l’azienda non trova riscontro. Per i responsabili della fabbrica infatti durante la normale lavorazione non si è verificata alcuna esalazione velenosa, ma probabilmente a causare l’incidente è stato solo un cattivo odore provocato dalla pulizia degli impianti. Gli operai comunque, come rende noto lo stesso Slai Cobas, sono tornati subito al lavoro dopo essere stati visitati dai sanitari.
E' crisi alla Philadelfia spa di Reggio Calabria, azienda tessile che ha deciso di sopprimere due reparti del ciclo produttivo determinando la messa in mobilità di 40 lavoratori. Una riunione si è tenuta alla Regione tra le organizzazioni sindacali e l'azienda.
I duecento lavoratori della cartiera di Pompei, "Aticarta", temono che nel loro futuro possa esserci il licenziamento. Il campanello d’allarme è dato dalla mancanza del patto industriale, che doveva essere presentato ai lavoratori lo scorso febbraio, a Roma, dai vertici del consiglio di amministrazione del gruppo "Reno De Medici", società che ha acquistato, nel 2001, il 100% del pacchetto azionario dell’Aticarta dall’Ente Tabacchi Italiani. La mancanza di commesse, poi, e il continuo altalenare della cassa integrazione degli operai e dei cicli di produzione a pieno regime fanno presagire che, il 23 settembre prossimo, con lo scadere del patto parasociale, siglato al passaggio dal pubblico al privato, che ha garantito il mantenimento dei livelli occupazionali per tre anni, scatteranno licenziamenti a raffica. Nel pomeriggio di ieri, nei capannoni dell’industria cartaria che da 50 anni da’ lavoro a circa duecento pompeiani, i sindacati hanno convocato un’assemblea, per sensibilizzare la politica locale.
Si aggrava la crisi dell'azienda tessile Irec, specializzata nella produzione di rete in plastica per la raccolta delle olive. La Cgil del comprensorio di Gioia Tauro denuncia anche "lo stato d'incertezza che i 22 operai dell'Azienda stanno vivendo" e la 2mancanza di interesse alla vicenda da parte di tutta la Giunta regionale".
Sono giorni di ferie forzati queste per i dipendenti del supermercato Maury’s. Lunedì mattina tra la posta i 18 lavoratori (tra commesse e magazzinieri) troveranno le loro lettere di licenziamento, a causa del crollo di giovedì scorso. La decisione di provvedere al licenziamento era stata comunicata l’altro ieri ai dipendenti da uno dei titolari del Maury’s, Stefano Passamonte, nel corso di un incontro all’altro magazzino della catena di viale Nenni. Si aggrava ulteriormente quindi lo scenario della situazione occupazionale locale, con altri 18 lavoratori a spasso. Impossibile il ricorso alla cassa integrazione, non prevista per ditte con un numero di impiegati inferiore alla 50 unità, l’unica soluzione contemplata è la richiesta del sussidio di disoccupazione. Per ora i dipendenti non hanno preso alcun provvedimento ufficiale, né dato alcun mandato ai sindacati per patrocinare la propria causa.
Chiusa nel peggiore dei modi, e cioè con la firma del verbale di mancato accordo, la prima fase della vertenza Sgl Carbon di Ascoli. Alle parti un mese e mezzo di trattative non è bastato a trovare un'intesa sul progetto aziendale del licenziamento di 102 dipendenti, praticamente la metà della forza lavoro attuale della fabbrica. Nonostante tutto, alla Carbon si spera ancora di riuscire a convincere l'azienda a recedere o almeno a modificare il proprio piano.
Terza mattinata di sciopero per i lavoratori delle serre Albani e Ruggieri e terza massiccia adesione. Anche in questa occasione circa il 90 per cento dei dipendenti dell’azienda floricola di Pantano ha partecipato alla protesta, confermando che il malcontento è largamente diffuso. Da oggi, comunque, la battaglia è sospesa, visto che i vertici della società hanno convocato i sindacati di categoria per la ripresa delle trattative, interrottesi bruscamente la scorsa settimana. Gli esponenti di Fai/Cisl, Flai/Cgil e Uila/Uil ritengono un segnale positivo la riapertura del dialogo, ma prima di dare giudizi definitivi vogliono verificare la disponibilità dell’azienda a venire incontro alle loro richieste. I lavoratori delle serre Albani chiedono stipendi adeguati (percepiscono in media due euro l’ora in meno rispetto a quanto previsto dal contratto nazionale), il corretto inquadramento professionale, un minore ricorso allo straordinario e maggiore attenzione per le misure di sicurezza.
Non resta che presidiare, in attesa di qualche buona notizia. I lavoratori Optimes dopo l’assemblea che si è tenuta ieri hanno deciso di continuare il presidio permanente. Vista l’impossibilità di imporre la cassa integrazione, aspettano l’istanza di fallimento. La prima udienza per la causa di fallimento si terrà il prossimo 7 aprile e solo allora si potrà capire il destino dei lavoratori. Se ci sarà fallimento scatterà automaticamente la cassa integrazione. Il problema è che finora nessun istituto di credito è disposto ad anticipare la cassa integrazione.
Un nuovo confronto in Provincia tra le parti sociali, le istituzioni e l’amministrazione, per decidere il futuro dei dipendenti della Lazzaroni. Quella che doveva essere una mattinata risolutiva si è tramutata in dodici ore di trattative. I sindacati chiedono una semplice garanzia, ma che poi, forse, tanto semplice non è. Disposti a dire sì ai corsi di formazione, ad una condizione: nessun licenziamento al termine. Dunque garanzie anche per chi non risultasse idoneo. Ulteriore richiesta: l’azienda deve limitarsi all’esubero dei sei volontari e rinunciare alla procedura di mobilità. Un sì che per l’azienda significherebbe l’autofinanziamento dei corsi, sicurezza che non è in grado di dare.
Alle lavoratrici delle imprese di pulizia che operano nella provincia di Trento non è mai stato riconosciuto il diritto ad avere un contratto integrativo territoriale. Esiste una piattaforma sindacale presentata a gennaio, riproponendo le richieste avanzate ormai da parecchi anni. Ma ancora una volta i rappresentanti delle imprese si sono rigorosamente sottratti al confronto. La Fise viene accusata di sconsigliare l´avvio del negoziato territoriale, disattendendo quanto contenuto all´articolo 58 del CCNL Imprese di pulizia e multiservizi in materia di contrattazione. In questo modo questo settore continuerà ad essere caratterizzato dalle presenza di imprenditori non proprio illuminati e di cooperative spurie. Questa vicenda conferma il degrado in cui è ridotto il sistema degli appalti in Trentino, dove la continua rincorsa alla riduzione dei costi si traduce in una sistematica opera di compressione dei salari, dei diritti e della dignità di chi lavora. Tra le aziende che hanno ottenuto i maggiori appalti in provincia spiccano Pedus, Miorelli, Pulinet, Pulicoop e Palmar. In Trentino il settore pulizie occupa circa 3000 dipendenti, che guadagnano mediamente non più di 6 euro all´ora.
Sono una decina, tra gli istituti Brignole, Doria e San Raffaele, gli esuberi che il Comune riassorbirà nell'ambito dell'accordo sull'Azienda unica di servizi alla persona. La giunta comunale ieri ha approvato il piano di ricollocazione degli esuberi delle ex Ipab: in tutto 110 operatori non sanitari che dovranno essere riassunti da Comune, Provincia, Regione e Asl direttamente o dopo corsi di riqualificazione professionale. Enti locali e Asl hanno siglato il 16 dicembre l'intesa per la nascita dell'Azienda unica sulle ceneri della Doria, la casa di riposo di Struppa stritolata dai debiti.
Spintoni, tafferugli e manganellate prima all'ingresso dell'autogrill e poi in autostrada. Una manifestazione all'insegna della tensione quella iniziata ieri mattina alle undici e terminata quattro ore dopo, con i trecento lavoratori di Ferrania che hanno occupato a più riprese l'A6 Torino-Savona, all'altezza di Carcare, per ottenere visibilità alla loro causa. La tensione esplosa con la polizia è testimoniata da Massimiliano Ghione, delegato della Rsu. In mano gli è rimasta soltanto l'asta della bandiera del sindacato. "Volevamo solo entrare nell'autogrill, per manifestare pacificamente in autostrada. Ci hanno preso a manganellate; a me hanno strappato la bandiera". Lorenzo Ferraro indica chi nella bolgia si è preso una manganellata sulla testa. Solo lievi contusioni. "Sembrava di essere tornati indietro nel tempo, agli anni Settanta" commenta Gianluigi Allasia, sindacalista. Ieri mattina i lavoratori non ci hanno pensato troppo su, una volta arrivati a piedi sul Colle del Vispa. Hanno tramutato la "tradizionale" manifestazione, con il blocco del traffico sulla provinciale, in qualcosa di più "visibile". Mentre polizia e carabinieri presidiavano l'ingresso principale dell'A6 Torino-Savona, all'altezza del casello autostradale di Altare, un gruppo di manifestanti ha puntato deciso sull'ingresso pedonale dell'area di servizio Tamoil, l'autogrill di Carcare. Nel tentativo di sfondare il cordone di sicurezza ci sono stati attimi di tensione che poi si sono ripetuti una volta all'interno dell'autogrill. Quando i manifestanti hanno deciso di bloccare direttamente l'autostrada in direzione Torino sedendosi per terra. La tensione è salita quando è arrivato il questore di Savona Giovanni Trimarchi che ha dato l'ordine di sgomberare immediatamente, cercando di alzare da terra alcuni dimostranti che nel frattempo si erano seduti. Battibecchi sino a quando il segretario della Camera del Lavoro Livio Di Tullio si è rivolto al questore: "Stiamo manifestando pacificamente, ma visto l'eccessivo nervosismo, ci ritiriamo fuori dalla carreggiata, però tra un'ora vogliamo ottenere un incontro con il Governo, altrimenti rioccupiamo l'autostrada". E' da poco passato mezzogiorno quando viene lanciato l'ultimatum. Nel frattempo le centinaia di lavoratori Ferrania ricevono l'appoggio dei sindaci valbormidesi e dei loro rappresentati. Indossano la fascia tricolore e fanno da scudo ai manifestanti che per circa mezz'ora bloccano nuovamente l'autostrada davanti all'autogrill di Carcare. Viene abbandonato il contemporaneo presidio sulla provinciale 29 al Vispa, con cassonetti, copertoni, tronchi. Sono le tre e mezza quando arriva la notizia portata dal Questore: "E'stato ottenuto un incontro con Fini".
Doppia tegola sulla Piral - ex Ce.Al ed ex Cooperativa Stovigliai - di Albisola Superiore. La direzione aziendale ha comunicato alla Rsu ed ai sindacati del settore ceramica l'intenzione di procedere ad 8 licenziamenti (2 impiegati e 6 operai) su un organico di 45 addetti. La Piral si trova anche a dover fronteggiare un'istanza di fallimento presentata al Tribunale di Mondovì da 22 dipendenti della seconda unità produttiva, che ha sede nella città piemontese in via Venezia 5. I lavoratori, sostenuti da Cgil e Cisl e patrocinatoi dall'avvocato Monica Beltramo, denunciano il mancato rispetto di un accordo siglato il 24 ottobre 2003 con l'amministratore unico della società, Giuseppe Figliomeni, e che prevedeva la corresponsione, nell'arco di 6 mesi, di competenze arretrate e del trattamento di fine lavoro. Di quelle spettanze, sostengono i ricorrenti, la Piral ha erogato soltanto la mensilità di ottobre 2003, e nel frattempo ha cessato ogni attività, presentando la richiesta di cancellazione dal Registro delle Imprese della provincia di Cuneo.
La Ali rischia di chiudere i battenti. È quanto denunciano gli operai della fabbrica nata nel novembre 2001 dalle ceneri della Sardal, società del gruppo Alcoa che produce laminati in alluminio. Non è arrivato lo stipendio di febbraio ma si teme sia solo l’inizio. L’azienda è piena di debiti. Mercoledì i lavoratori hanno proclamato uno sciopero di 24 ore, ieri mattina si sono fermati davanti ai cancelli per poi riunirsi in assemblea.
Da lunedì 22 marzo, 105 dipendenti della Keller (quasi la metà del totale) rimarranno a casa per 13 settimane in cassaintegrazione. I lavoratori sono stati direttamente avvisati dal capo del personale Giancarlo Artudi nel tardo pomeriggio. Era nell’aria, le commesse iniziavano a scarseggiare. Dopo la mobilità annunciata per 26 lavoratori lo scorso mese i lavoratori sentivano che era solo l’inizio ed erano già preparati a ulteriori tagli. Lavoratori e sindacati vogliono ora capire cosa sta succedendo. Qualcosa in più si saprà giovedì prossimo. Alla sede dell’associazione degli industriali di Cagliari si terrà infatti un incontro dove si ritroveranno i lavoratori, i rappresentanti sindacali e i vertici aziendali. Si parlerà proprio dell’apertura della cassa integrazione che partirà il 22 marzo e della rotazione per gli ottanta operai e i 25 impiegati.
Sono scesi in piazza in 200 mila in 24 città italiane, scandendo slogan contro la guerra, la concertazione e il liberismo. Questi i numeri dello sciopero generale della Cub. "Abbiamo gridato il nostro no alla guerra - ha spiegato il coordinatore nazionale Piergiorgio Tiboni - che oggi assomiglia sempre più al terrorismo, perché chi paga sono sempre gli stessi, i soldati e i civili morti sotto le bombe in Iraq, a Madrid e sotto le macerie delle Torri Gemelle". I sindacati di base hanno lanciato il loro allarme sulle pensioni: non è vero che in Italia si spende il 13% del Pil, perché i conti del governo non calcolano le trattenute fiscali che gravano sulle pensioni in Italia.
Il comitato centrale Fiom ha proclamato quattro ore di sciopero a sostegno della vertenza per il rinnovo contrattuale della categoria. Il comitato centrale ha dato mandato alla segreteria nazionale di decidere e gestire un pacchetto di 4 ore di sciopero da effettuare entro il congresso per dare continuità alla lotta per il contratto nazionale.
La Fiom boccia l'accordo raggiunto il 3 marzo scorso da Cgil, Cisl e Uil e dalle imprese sul contratto degli artigiani e chiede alla confederazione di procedere ad una revisione del testo prima della sigla definitiva. Secondo la Fiom, le modifiche dovranno riguardare almeno i punti che "mettono in discussione l'unità dei diritti e il livello nazionale delle retribuzioni dei lavoratori artigiani". Nel documento approvato a maggioranza si afferma che il sistema contrattuale "non può in alcun modo essere preso a riferimento per quello degli altri settori industriali". La Fiom convocherà l'assemblea nazionale dei delegati artigiani in aprile per la ripresa della contrattazione nel settore.
Chiusure di stabilimenti e lavoratori in balia delle onde. Questo è quanto si verifica ad opera di due multinazionali del settore delle telecomunicazioni: Alcatel ed Ericsson. Le due imprese vogliono snellirsi della manodopera. L'Alcatel, colosso francese delle telecomunicazioni, ha deciso di vendere due dei tre stabilimenti produttivi operanti in Italia. E lo farà entro la fine di quest'anno. Saranno ceduti gli impianti di Rieti e Battipaglia mentre rimarrà in funzione solo quello triestino. Le preoccupazioni sono tutte per la sorte dei circa 800 lavoratori dell'azienda (distribuiti equamente fra le due città), senza dimenticare gli altrettanti che operano nell'indotto. La produzione dovrebbe poi essere trasferita in Cina o in altri paesi a basso costo del lavoro. Il gruppo vuole eliminare quasi del tutto la produzione in Italia e mantenere solo il ramo commerciale. Sintomatico quello che sta avvenendo per i laboratori di ricerca: verrà ceduto quello di Rieti e tenuto solo quello di Battipaglia. Quindi anche la ricerca sarà decurtata. Il quadro negativo poi si chiude col possibile ridimensionamento della sede centrale di Vimercate. Nei giorni scorsi si è avuto un susseguirsi di scioperi all'interno delle fabbriche nonché una manifestazione dei lavoratori dei due stabilimenti davanti alla sede dell'ambasciata francese. In protesta anche i lavoratori della Ericsson: per lunedì 15 è annunciato un nuovo sciopero di otto ore e un presidio davanti alla sede dell'ambasciata svedese. Al centro dell'agitazione, le modifiche apportate al piano industriale presentato nel novembre del 2003. La multinazionale svedese che opera nel campo della telefonia, nel corso degli anni `90 ha fatto ampio ricorso, in Italia, all'outsourcing. Dalle varie esternalizzazioni è nato il gruppo Infotel, che comprende anche Imt e Intelit e complessivamente dà lavoro a circa 1.600 dipendenti. Il piano presentato a fine 2003 prevedeva un rafforzamento della partnership con Infotel, divenuta il principale referente di Ericsson Italia. Circa venti giorni fa Ericsson ha avanzato un progetto di modifica, che prevede la ripresa di una serie di attività nell'ambito di una nuova società, controllata al 100%, in cui rientreranno solo una parte dei lavoratori del gruppo Infotel. Il pericolo è la nascita di una sorta di "spezzatino industriale", che mette a rischio tutti gli operai che non saranno re-inglobati da Ericsson e che resteranno nel gruppo Infotel. Ericsson ha messo a repentaglio in Sicilia circa 150 lavoratori.
I 20 lavoratori collocati in mobilità dall’Aristea e che il 19 Gennaio scorso s’incatenarono per protesta davanti al Municipio di Battipaglia, si sono costituiti in comitato ed intendono continuare la loro lotta a difesa del posto di lavoro. L’Azienda intende proseguire nel collocare 20 lavoratori in mobilità. Inascoltate le proposte del Sindacato per l’utilizzo della CIG e per il contratto di solidarietà. Dei 20 lavoratori posti in mobilità, 5 di essi hanno accettato; un altro ha trovato una nuova occupazione. Restano praticamente senza futuro 14 lavoratori. ARISTEA MOBILITA’ comincerà a manifestare da Lunedì prossimo.
L' assessore regionale Campano all'agricoltura Vincenzo Aita ha incontrato i dipendenti della Comunita' Montana del Calore, che protestano per la mancata corresponsione degli stipendi di dicembre, gennaio e febbraio. L'assessore ha giustificato il ritardo nei pagamenti con la coincidenza di numerosi atti ingiuntivi ricevuti, che hanno richiesto l'apertura di capitoli non previsti in bilancio. Aita ha garantito ai lavoratori l'impegno affinchè la retribuzione dei lavoratori delle comunita' montane rientri nella stesura del bilancio quale voce di spesa fissa.
Sì dei 24 mila lavoratori del gruppo Carrefour-Gs all'ipotesi di contratto integrativo che, tra le altre cose, prevede un diverso regime salariale fisso per i neoassunti all'interno dei punti vendita. Nonostante il no abbia prevalso in Lombardia (la regione con la maggiore presenza di rete vendita Carrefour e di lavoratori), Lazio, Veneto, Toscana, Campania, Basilicata, Molise, Calabria, è bastato un tracollo superiore alle previsioni nel Piemonte (dove ha votato sì il 77%) perché la Filcams Cgil, contraria a questa ipotesi, si ritrovasse sconfitta, sia pure di misura. Nel complesso infatti i sì hanno raccolto il 55% dei voti, i no il 45%. Sul risultato del Piemonte ha pesato in particolare il voto di molti magazzini acquisiti dalla Carrefour negli ultimi anni, tra cui quelli del gruppo Continental, i cui lavoratori non hanno mai avuto un contratto integrativo. Anche per questa ragione la Filcams non si arrende e si riserva di valutare l'esito del referendum con la convocazione del coordinamento nazionale del gruppo.
Matthias Gasser, direttore amministrativo della Menz& Gasser il cui stabilimento di produzione si trova a Novaledo, ha convocato le maestranze ieri mattina: ed ha comunicato loro la decisione di mettere in mobilità più della metà dei dipendenti: una sessantina a Novaledo ed una decina a Lana, su un totale di 134 lavoratori ancora in servizio. Finisce in questo modo, quindi, un piano di ristrutturazione dell´azienda che era stato messo in piedi, con la collaborazione dell´Agenzia provinciale per lo sviluppo, immediatamente dopo l'incendio che ha seriamente danneggiato lo stabilimento di Novaledo il 31 dicembre del 2002. Già qualche mese fa si era capito che i Gasser avevano deciso di non rispettare il piano di ristrutturazione messo in piedi nei mesi successivo allincendio. Il terreno su cui avrebbe dovuto sorgere lo stabilimento nuovo non era stato acquistato. Si parlava di un nuovo progetto, sempre messo in piedi con il placet dell´Agenzia per lo sviluppo, che prevedeva la costruzione di un nuovo stabilimento sul vecchio terreno. Sarebbe sempre stata l'Agenzia provinciale ad acquistarlo poi dai Gasser, finanziandoli con 15 milioni di euro ed affittando loro lo stabile.
Quattro persone denunciate, 16 extracomunitari privi di permesso di soggiorno espulsi e 20 contravvenzioni elevate per violazioni alle norme sulla sicurezza e l'igiene sui luoghi di lavoro. E' questo il bilancio di un'operazione condotta nei cantieri edili del Basso Sarca dai carabinieri della Compagnia di Riva del Garda. Sono stati controllati 10 cantieri, sottoposte a controlli amministrativi 15 imprese edili e 5 imprese artigiane (appaltatrici o con contratti di subappalto) per la realizzazione di complessi residenziali. Il 25 febbraio è stato controllato un cantiere edile a S. Tomaso, adibito alla realizzazione di un edificio privato per sei appartamenti. E' stato accertato che l'impresa aveva interamente subappaltato i lavori alla ditta "C. I. srl" con sede in Bulgaria. Il controllo ha consentito di verificare che la ditta stava operando nel cantiere mediante l'impiego di 9 cittadini di nazionalità bulgara di età compresa tra i 45 ed i 50 anni, tutti irregolarmente assunti e sprovvisti di permesso di soggiorno. I cittadini bulgari hanno dichiarato di essere stati "assunti" lo scorso gennaio dall'amministratore (residente a Rovereto) cui avevano consegnato il libretto di lavoro e dal quale percepivano 500 euro mensili per il lavoro svolto. Lo stesso amministratore aveva trovato loro una sistemazione in centro a Riva, presso un appartamento cedutogli con regolare contratto di locazione. Tutti i cittadini clandestini, accompagnati presso la Questura di Trento, sono stati colpiti da decreto di espulsione. E. L. è stato denunciato e piede libero alla procura di Rovereto per favoreggiamento di immigrazione clandestina al fine di trarre ingiusto profitto dalla condizione di illegalità dello straniero. Ad E.L. è stato inoltre contestato di aver violato la legge sull'immigrazione per non aver comunicato all´autorità locale di P.S. di aver dato alloggio a cittadini stranieri.
Dagli arresti domiciliari in carcere. Si arricchisce di un nuovo capitolo la parabola discendente del sindacalista Filippo Augello, finito sott'inchiesta il 18 dicembre scorso nell'ambito di un'indagine della Procura su una compravendita di posti di lavoro che avrebbe visto tra i suoi protagonisti proprio il "capo-popolo" di una numerosissima frangia di precari e lavoratori socialmente utili. Ieri mattina Augello, 58 anni, è stato arrestato nella sua abitazione e condotto in carcere dagli agenti della Digos. I poliziotti gli hanno notificato un nuovo ordine di custodia cautelare per truffa, corruzione e falso. Augello era finito agli arresti domiciliari lo scorso 18 dicembre, con la pesante accusa di avere fatto parte di una organizzazione dedita alla di compravendita di posti di lavoro. Nel corso dell'inchiesta la procura aveva scoperto una truffa ai danni del Comune di Palermo. Gli investigatori della Digos, inoltre, avevano scoperto che vi erano stagisti regolarmente pagati per corsi di formazione professionale, che però si trovavano in carcere, o a casa con la gamba rotta, o in viaggio di nozze. Ma perchè Augello è finito dagli arresti domiciliari all'Ucciardone? Secondo l'accusa, il sindacalista avrebbe proseguito, nonostante il provvedimento degli arresti nella sua abitazione, a organizzare le truffe e gestire il lavoro dei precari. Secondo la Digos, Augello avrebbe utilizzato telefoni cellulari intestati a prestanome, contravvenendo al divieto impostogli dal gip di comunicare con l'esterno.
Lavoratori della Yomo in sciopero. Mobilitazione oggi in tutti gli stabilimenti del gruppo a salvaguardia di 800 posti di lavoro: dalle 8 alle 13, presidio dei lavoratori davanti ai cancelli della sede centrale di Pasturago di Vernate (Milano). L’azienda è sull’orlo del fallimento.
Gli 80 lavoratori della Optimes, da quattro mesi senza stipendio ed in assemblea permanente da oltre 60 giorni, si sono piazzati all’interno di un gazebo proprio di fronte l’ingresso dello stabilimento di Pile dopo lo "sfratto" dalla mensa compiuto dalle forze dell’ordine. Questa mattina è in programma un’assemblea tra i lavoratori e di sindacati e si decideranno iniziative eclatanti. !Visto che nessuno ci dà retta - ha spiegato Pasquale Contento della Uil - proveremo a mettere in campo forme di proteste di un certo peso. Siamo stati cacciati dalla mensa dopo una denuncia della proprietà. Questo sta a significare che le forze dell’ordine quando vogliono agiscono in modo tempestivo. Cosa che non è possibile dire in altri casi, specialmente, quando ci sono di mezzo, personaggi eccellenti".
Cassintegrazione alla Recordati di Aprilia. La domanda è stata presentata nei giorni scorsi al ministero. Da oggi inizia il percorso a tappe che dovrebbe portare entro la fine del mese all’accordo definitivo. Il provvedimento riguarderà 146 lavoratori: cento dello stabilimento di Aprilia e 46 di quello di Milano. Per quest’ultimo il provvedimento comporta in pratica la chiusura dell’impianto perché riguarda tutti i dipendenti in forze.
Tornano a manifestare gli insegnanti precari. Oggi alle 17, presso l'aula magna della scuola elementare "Vicinanza" a Salerno assemblea dei precari della provincia di Salerno: protestano contro gli ulteriori tagli agli organici e all'attacco al diritto allo studio degli alunni diversamente abili. Se la prendono direttamente con chi applica le nuove direttive ministeriali che impongono soppressioni indiscriminate delle cattedre di sostegno trovando sul nostro territorio esecutori fedeli nel dirigente dell'Ufficio scolastico regionale, Bottino e in Iannuzzi, dirigente del centro servizi amministrativi di Salerno. Gli insegnanti di sostegno in provincia di Salerno sono un migliaio e tutti in sostanza rischiano di rimanere fuori dalla scuola. L’anno scorso sono stati un centinaio quelli rimasti senza cattedra. Per quest’anno si parla di un taglio ulteriore del 30% delle cattedre di sostegno; sono circa 1500 ed è facile calcolare che siano a rischio almeno due o trecento insegnanti.
E’ morto stamane un giovane operaio degli appalti dello stabilimento Fincantieri di Sestri Ponente, a Genova. Joao Faraone, un lavoratore italo-brasiliano di 30 anni, era rimasto vittima, la settimana scorsa, di un incidente sul lavoro a bordo della Costa Magica, una nave in costruzione nel cantiere di Sestri. Il giovane operaio, dipendente della Comes, una associazione temporanea di impresa che opera negli impianti elettrici di bordo, era stato colpito alla testa da un pannello divisorio delle cabine. L’incidente mortale di Sestri è l’ultimo anello di una catena di gravissimi infortuni che colpiscono, in particolare, i lavoratori degli appalti per i quali, evidentemente, non sono sufficientemente rispettate le norme e le condizioni che dovrebbero tutelare la sicurezza e la salute dei lavoratori. La Rsu dello stabilimento di Sestri ha già deciso di lanciare una sottoscrizione di solidarietà. Il Coordinamento nazionale Fim, Fiom, Uilm del gruppo Fincantieri chiama tutti i lavoratori del gruppo a effettuare un’ ora di sciopero nella giornata di oggi.
A gennaio la produzione industriale italiana è diminuita dello 0,2% rispetto a dicembre e del 2,8% rispetto a gennaio del 2003. Dopo il -7% di maggio e il -3,3% di agosto, è il terzo peggior calo neegli ultimi 13 mesi. Tenendo conto dei giorni lavorativi, precisa l'Istat, l'anno scorso la produzione industriale è scesa dello 0,8% (nel 2002 la flessione era stata dell'1,4%). Il record negativo spetta alla produzione di autoveicoli: -12% a gennaio rispetto allo stesso mese del 2003, -9,5% su base annua (nonostante il segno + di dicembre). Vanno male i settori degli apparecchi elettrici e di precisione, delle pelli e delle calzature, il tessile e l'abbigliamento.
Per la prima volta l'Istat comprende nel suo censimento anche il lavoro atipico. Il 76% degli 827mila co.co.co collaboratori coordinati e continuativi) rilevati dall'ottavo Censimento lavora per le imprese, prevalentemente nel settore dei servizi. La loro presenza e' piu' diffusa nelle regioni del Centro-Nord. I lavoratori interinali, che ammontano a circa 119mila, sono impiegati per l'84% nelle imprese, prevalentemente nell'industria. Il quadro che emerge relativamente alla composizione degli addetti per macro-settore di attivita' si discosta sensibilmente da quella del Censimento del 1991. Diminuisce il peso relativo delle imprese dell'industria (dal 37,6% al 33,9% degli addetti in complesso) del commercio (dal 18,4% al 16,2%) e delle istituzioni pubbliche (dal 17,4% al 16,5%), mentre aumentano le quote di addetti impiegati nelle imprese di servizi diversi dal commercio (dal 24,5% al 30,2%) e nelle istituzioni nonprofit (dall'1,5% al 2,5%). Nel 2001 il numero medio di addetti per impresa registra un'ulteriore diminuzione rispetto al Censimento precedente, passando da 4,4 a 3,8 addetti. Registrato, rispetto al '91, un maggior numero di imprese nei settori dei servizi legali, amministrativi e tecnici (+308mila imprese), delle costruzioni (+183mila), dei rappresentanti di commercio, della gestione dei patrimoni immobiliari, della sanita', dell'assistenza informatica, della consulenza finanziaria. Al contrario, sono notevolmente diminuite le imprese nel settore del commercio al dettaglio (-175mila imprese), del tessile e dell'industria del legno. Diminuisce il peso relativo dell'industria manifatturiera, che nel 2001 conta circa 4,9 milioni di addetti, con un calo del 6,1% rispetto al '91.
Il coordinamento nazionale di Fim, Fiom, Uilm della Ericsson ha indetto ieri 16 ore di sciopero contro la cessione di due rami di azienda del gruppo Infotel, la società Ericsson Network Service Italia Spa, controllata dal gruppo Ericsson. I dipendenti interessati allo scorporo nelle sedi italiane del gruppo sono 1300, di cui 200 in Sicilia.
Le segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil della Calabria hanno rinviato al 26 marzo lo sciopero dei lavoratori addetti agli impianti idrici e della depurazione della Regione Calabria previsto per ieri. "Nonostante la coincidenza con la giornata di sciopero nazionale, - si legge in una nota - le segreterie regionali di Cgil-Cisl-Uil, confermano che la manifestazione del 26 marzo, presso la sede della Giunta regionale di Catanzaro manterrà la specificità già individuata nel documento approvato dall'attivo unitario dei delegati il 23 febbraio a Lamezia". C'è preoccupazione per i ritardi che si registrano, in Calabria, sulle questioni relative ai servizi idrici e sulle palesi incapacità di avviare un processo di modernizzazione in un settore fondamentale per lo sviluppo della regione. Cgil, Cisl e Uil considerano "immotivate ed incomprensibili le difficoltà sorte attorno all'avvio della fase gestionale di SO.RI.CAL (Societa' Risorse Idriche Calabresi) alla quale, attraverso la stipula della convenzione, la Regione Calabria ha affidato la gestione delle opere idriche, di captazione, accumulo e potabilizzazione, cioè di un segmento importante del ciclo Integrato delle acque".
Venerdì 12 si sono tenute, nello stabilimento tessile Manifattura di Legnano, le assemblee nelle quali i rappresentanti sindacali della Cgil-Cisl-Uil hanno illustrato ai lavoratori i provvedimenti che l'azienda è costretta ad assumere a causa della crisi di mercato del tessile, della spietata concorrenza cinese ed egiziana, che oggi colpisce anche lo stabilimento di Perosa, dove si lavorano filati pregiati di titoli fini. Per i prossimi mesi proseguirà la cassa integrazione per i lavoratori di alcuni reparti dello stabilimento e si ipotizza la messa in mobilità per 30 dipendenti vicini all'età pensionabile, con l'ipotesi di un ridimensionamento graduale dei lavoratori delle ditte esterne oggi occupati nello stabilimento.
Il bottonificio Corozite di S. Paolo d'Argon (BG) ha aperto la procedura di mobilità per 31 dipendenti su 90. Si tratta di 26 operai e 5 impiegati. La comunicazione ufficiale dell'azienda ai sindacati è di lunedì ed è stata recepita un po' come un fulmine a ciel sereno: c'era sì aria di ristrutturazione, ma a lunedì non erano ancora stati dichiarati esuberi. Ieri si sono svolte le assemblee in fabbrica. I lavoratori hanno affidato ai rappresentanti sindacali il mandato di respingere la mobilità, chiedendo che venga ritirata, e di aprire il confronto su soluzioni alternative, come i contratti di solidarietà o la cassa integrazione straordinaria. Quella alla Corozite è la seconda procedura di cui si ha notizia nella «Button Valley», dopo la mobilità avviata per altre trenta persone alla New Style di Grumello, che fermerà la produzione nei prossimi mesi.
Sono iniziati i colloqui preliminari all'assunzione da parte della "Eboli Multiservizi spa", in seguito alla decisione di ampliare l'oggetto sociale della mista che dovrà gestire molti servizi in città. Si partirà, in una prima tranche, con l'assunzione a tutti gli effetti di otto degli lsu aventi diritto. Dopo due anni di lotta, che ha spesso fatto registrare anche momenti di tensione, ieri mattina i ventinove Lsu ancora in stato di precarietà sono stati convocati a Palazzo di Città in forma ufficiale per essere valutati in base alle precedenti esperienze lavorative.
Tre mesi di ritardo nell'erogazione degli stipendi e monta la protesta degli operai forestali della comunità montana "Calore Salernitano". Sono in totale 108 i lavoratori che prestano servizio per l'ente comunitario, dislocati all'interno dei sedici comuni del comprensorio. In questi giorni sono già arrivati i mandati per regolarizzare i mesi arretrati. E' stato stabilito che le comunità montane saranno coadiuvate, sia per la gestione territoriale che economica, dall'Uncem per una migliore razionalizzazione dei piani di lavoro. Altro elemento è che questi lavoratori, al momento sono 108, sono stati stabilizzati attraverso un provvedimento regionale che li ha sottratti da un rapporto di precarietà. Gli operai forestali attendevano da anni una forma di stabilizzazione definitiva. Fino a prima del provvedimento effettuavano circa 180 giornate lavorative all'anno. Da gennaio non è più così. La tendenza da parte della Regione è quella di andare verso la risoluzione definitiva del problema, con la stabilizzazione graduale di tutti i lavoratori che prestano la propria attività presso gli enti comunitari montani.
I lavoratori della Siciliana zootecnica hanno protestato ieri mattina, in piazza Duomo a Palermo, portandosi dietro la mucca Nina e due vitellini, contro la mancanza di risposte da parte delle istituzioni sul destino dell'azienda. Nessuna riposta alla loro richiesta di incontro è arrivata dall'Esa (l'ente regionale per lo sviluppo agricolo), che è proprietaria delle strutture aziendali, né dall'assessore regionale all'Agricoltura, Giuseppe Castiglione. La Siciliana zootecnica possiede 1770 capi di animali, di cui 600 in lattazione. La diminuzione di foraggi e mangimi ha portato la produzione dai diecimila litri di alcuni giorni fa agli attuali ottomila. Sebbene l'amministratore e affittuario, Francesco Maurici, abbia assicurato il pagamento, in settimana, delle spettanze, gli operai vanno avanti da novembre senza stipendio e a forza di acconti.
Va prendendo forma il futuro delle fabbriche di materiale rotabile Keller di Palermo e Imesi di Carini: si avvicina al traguardo il progetto industriale di AnsaldoBreda e Mancini, concreto, immediato, con commesse e avallato dallo Stato. Il ministro delle attività produttive ha deciso che si andrà avanti con il piano industriale, iniziato con l'affidamento a Mancini della Keller-ex K&M di Palermo, e che proseguirà con l'annessione alla Keller di una parte dell'Imesi di Carini. Spaccatura tra Fiom-Cgil, da un lato, che spinge per il polo pubblico con tutti i 400 lavoratori Keller e Imesi, e dall'altro lato Fim-Cisl e Uilm-Uil che sostengono invece l'iniziativa di AnsaldoBreda e Keller di Mancini a condizione che la Regione assorba i dipendenti Imesi inidonei alle nuove tecnologie e che l'Imesi assuma nuove professionalità (cosiddetta formula del "cambio mix"). La riunione sindacale a porte chiuse è durata tre ore. É prevalsa una posizione parzialmente possibilista: chiedere maggiori garanzie allo Stato.
Il Consiglio comunale di Valguarnera (Enna) torna a occuparsi della stabilizzazione degli Lsu. Ma da qualche giorno, i mugugni da parte dei lavoratori precari, in forze al Comune, iniziano a farsi sentire. Dallo scorso 29 febbraio, ai tre Lsu che svolgono la funzione di autista, il governo cittadino non ha più rinnovato la cosiddetta integrazione, che quantificata in circa 500 euro mensili, consente al personale in questione di svolgere delle ore di lavoro in più e raggiungere in tal modo un stipendio normale. Inoltre, al momento, circolano voci che parlano di un mancato rinnovo dell'integrazione, a partire dal prossimo mese anche ai cinque ausiliari aggregati alla polizia municipale ed ai tre impiegati, preso l'ufficio Ici. Tutte le figure di precari elencate, sono ormai divenute essenziali all'interno della macchina burocratica comunale. Basti pensare al disservizio che potrebbe derivare dall'assenza dei tre autisti, che oltre a condurre gli autocompattatori del servizio Nettezza urbana, conducono anche il carro funebre e lo scuolabus.
Continua il braccio di ferro tra la Procura e l'azienda Italmetalli Sud di San Vitaliano. L'impianto industriale che si occupava della rottamazione e fusione di materiali ferrosi, chiuso un anno fa, è ancora sotto sequestro. I Magistrati, che riscontrarono tutta una serie di irregolarità nello svolgimento dell'attività, dicono di nuovo no alla ripertura dell'azienda. Più di 100 i lavoratori che sono rimasti senza un lavoro e che ieri hanno protestato sotto gli uffici della Procura di Nola.
Due ore a confronto a porte chiuse tra la famiglia Torda, i vertici di Assindustria e gli amministratori locali. Sul tavolo la situazione dell'azienda-simbolo del made in Rieti, illustrata dai titolari e soprattutto, le soluzioni prese in esame per uscire da una drammatica crisi finanziaria e produttiva prima che questa diventi irreversibile. La "Torda" era pronta ad avviare in Tribunale sin da lunedì scorso le procedure di concordato preventivo con cessione dei beni, ipotesi ora solo sospesa in attesa che si definisca meglio la situazione complessiva. I dipendenti da ieri sono tornati al lavoro, ma non ce n'è per molti altri giorni ancora; lo sciopero è scaglionato in due momenti, dalle 8 alle 9 e dalle 17 alle 18.
Nuova giornata di sciopero per i lavoratori della Pettinicchio di Sermoneta (LT). I picchetti sono tornati davanti al cancello dello stabilimento: gli operai, riuniti in un presidio ieri hanno consumato una nuova giornata di sciopero, sempre più incerti sulla sorte dello stabilimento e del proprio futuro lavorativo. Si aspettavano notizie dalla Yomo sulla firma per il passaggio della proprietà dello stabilimento alla Granarolo. Se la situazione non si sbloccherà in tempi brevi, i lavoratori sono pronti a proseguire nell’astensione al lavoro e ad andare avanti nelle azioni di protesta.
La Carovanarcobaleno, partita dai quattro angoli dell’Italia, farà tappa oggi ad Ortona alle 11 in Piazza della Repubblica, per poi raggiungere Roma il 20 marzo. Ortona è stata scelta quale simbolico appuntamento della mobilitazione dei pacifisti abruzzesi in quanto sede della multinazionale del petrolio e della logistica militare Hulliburton. Tra gli aderenti alla manifestazione anche i lavoratori della Veta 86 che sfileranno con uno striscione. "Aderiamo alla Carovana della Pace perché non c’è pace senza lavoro", hanno spiegato alcuni rappresentanti del neonato comitato dei lavoratori Veta.
E’ ripartita la protesta dei lavoratori dell’Optimes dell'Aquila. Ieri circa 40 dei 100 dipendenti dell’azienda produttrice di compact-disc in crisi hanno dato vita a una manifestazione-provocazione chiedendo l’elemosina sotto la sede di palazzo Margherita. I lavoratori, infatti, non percepiscono lo stipendio dal mese di dicembre. I dipendenti in abiti aziendali hanno portato avanti l’iniziativa per l’intera mattinata. "Chiaramente è una provocazione, ma se alla fine non si risolve il problema, potrebbe diventare facilmente una realtà", ha commentato Pasquale Contento, della Rsu.
I lavoratori del settore Gomma e plastica si sono fermati ieri per quattro ore a sostegno della vertenza contrattuale. Il contratto che riguarda circa 130.000 addetti è scaduto il 31 dicembre 2003. Buona l’adesione alla mobilitazione indetta dalla Fulc, la Federazione dei lavoratori chimici. E' riuscito il presidio che si è tenuto davanti alla Cf Gomma di Passirano. I sindacati hanno chiesto in piattaforma per il rinnovo del contratto (2004-2005 la parte economica, 2004-2007 quella normativa) un aumento salariale medio mensile a regime di 95 euro oltre a una riduzione di orario di otto ore per i lavoratori dei cicli continui e un giorno di ferie in più per chi ha ameno 18 anni di anzianità lavorativa nel settore. Le aziende - associate in Assogomma - hanno proposto un aumento medio a regime di 72 euro mentre non hanno dato disponibilità sulle richieste di riduzione di orario per i turnisti e sulle ferie. Dopo lo sciopero di ieri sono già state indette altre quattro ore di mobilitazione da fissarsi per i primi giorni di aprile.
Uno dei nodi più delicati della trattativa con la Spa trentina di Ala è stato senz'altro quello dei nove lavoratori addetti al servizio comunale per l´energia. Sono stati loro, nelle ultime settimane, ad opporsi con più vigore alla conclusione della trattativa, perchè, hanno detto più volte, "sotto Trentino Servizi guadagneremo di meno e lavoreremo di più". Oltre ai disagi che comporta lo spostamento al cantiere di Rovereto. Anche se alla fine, messi alle strette, hanno messa la loro firma sotto l´accordo. Lunedi sera, nell´aula del consiglio comunale c'erano tutti. Erano arrabbiati, tanto più quando il capogruppo ds Sandro Dalbosco ha dichiarato: "non c'è da stappare champagne ma non possiamo dire di aver fatto harakiri, nessun'altra azienda avrebbe concesso condizioni così favorevoli".
Il tavolo delle trattative con la Regione Calabria non parte e i lavoratori del consorzio di bonifica "Sibari - Crati" ritornano a occupare la stazione ferroviaria di Sibari. Circa trecento lavoratori del consorzio cosentino, ieri mattina, per circa un'ora, come avevano fatto già giovedì scorso, hanno bloccato i due passaggi a livello posti nel centro abitato di Sibari bloccando la circolazione ferroviaria sia sulla tratta jonica e sia sulla tratta Sibari Cosenza. Hanno interrotto anche la circolazione automobilistica bloccando l'innesto alla Ss 106 e alla Ss 106 bis. La protesta è terminata solo dopo l'arrivo, dalla Presidenza della Giunta Regionale, di un fax con il quale veniva fissato un incontro, per martedì prossimo, per iniziare la trattativa su come risolvere la vertenza del "Sibari Crati". I circa 100 "acquaioli" da dieci mesi non percepivano lo stipendio e solo ieri si sono visti pagate tre mensilità. Gli operai idraulico-forestali, circa 400, non ricevono, invece, alcuna spettanza dal dicembre 2003. Da alcune settimane, questi lavoratori, sono in stato d'agitazione.
L’istanza di fallimento presentata dai lavoratori piemontesi della Nebiolo Printech potrebbe sortire ripercussioni negative anche sulla Girasole, la società per azioni che detiene la Cartiera di Arbatax. Mentre oggi si attende da Roma la proroga della mobilità per 80 operai. Gli operai della società amministrata da Mario Seghi, dopo mesi di attesa, hanno deciso di fare il primo passo in tribunale e ora, su Nebiolo, pende la mannaia di un procedimento fallimentare. L’unico spiraglio di luce è rappresentato dalla volontà delle maestranze piemontesi di revocare l’istanza se le cose dovessero sistemarsi, ossia se venissero pagati gli stipendi arretrati. E se a San Mauro Torinese gli operai piangono, ad Arbatax non ridono. Nella busta paga del mese di gennaio manca ancora un buon 20 per cento. Dei quattrini di febbraio, poi, i quaranta operai della fabbrica ogliastrina non hanno visto neanche l’ombra.
Oggi tutto si ferma per lo sciopero generale della Sardegna centrale. Uno sciopero per dire basta al degrado sociale che avanza inesorabilmente, E al declino industriale che, in questi ultimi cinque anni, ha portato alla chiusura di diverse fabbriche e minaccia di coinvolgere l’intero sistema economico del Marghine, della Planargia e di tutti i territori che fanno parte integrante dell’area di crisi della provincia di Nuoro. Allo sciopero al quale hanno aderito tutte le categorie, compresi i commercianti, che stanno subendo di riflesso la crisi delle industrie. Gli operai di Ottana, insieme ai tessili di Macomer e Siniscola, per dire basta e chiedere una nuova speranza per il futuro.
Dopo una trattativa durata più di un anno, caratterizzata da nove scioperi e polemiche a non finire, e dopo una maratona non stop di 20 ore, ieri mattina i sindacati hanno raggiunto un'intesa sul rinnovo del contratto aziendale con l'Atc. Ora dovrebbe però essere stipulato un apposito protocollo che garantisca i finanziamenti necessari per coprire le spese del nuovo contratto. Poi l'ipotesi di accordo sarà sottoposta al voto dei lavoratori, con un referendum interno. L’accordo tuttavia non scongiura il rischio di nuovi scioperi: le rappresentanze sindacali di base (Rdb), infatti, confermano quello già previsto per il 24 prossimo.
E' stato siglato l'accordo alla Itr di Veniano (CO), azienda chimica leader nella produzione di tubi. L'intesa stabilita tra la proprietà e il sindacato della Fulc prevede un aumento entro quattro anni di 990 euro l'anno. L'incremento salariale è suddiviso in una serie di voci fisse e di altre variabili in base agli obiettivi. Si è chiusa dopo scioperi e polemiche una delle trattative più tese degli ultimi mesi. La mobilitazione negli ultimi mesi del 2003 ha superato le 30 ore. L'incremento arriverà a regime nel quarto anno. Nel primo i 550 lavoratori dello stabilimento di Veniano riceveranno 500 euro. Nel secondo poco più di 600, nel terzo circa 800 fino ad arrivare a 990 euro.
La "Get" di Appiano Gentile (CO), ditta che produce impianti elettrotelefonici, nei giorni scorsi ha spedito ai suoi 17 dipendenti le lettere di licenziamento. La Get è un'azienda terzista e negli ultimi anni ha lavorato alle dipendenze della Sirti che a sua volta aveva ottenuto l'appalto direttamente da Telecom. Il calo di ordini dell'ultimo periodo ha però esposto sempre più la ditta a problemi di carattere finanziario. I lavoratori sostengono di non essere mai stati informati dalla proprietà e di aver ricevuto la comunicazione per lettera dopo che l'azienda gli aveva concesso qualche giornata di ferie. In questi giorni alcuni dipendenti si sono rivolti ai sindacati per avere indietro gli arretrati. Hanno aspettato che andassero in ferie per inviare le lettere di licenziamento. Non è la prima volta inoltre che la proprietà chiude per poi riaprire un'altra attività sotto un altro nome. Il personale licenziato vuole oltre agli arretrati anche la liquidazione.
Una lettera del Comune di Vimodrone all’astronoma Margherita Hack. E un appello dei lavoratori a Regione e Provincia. La Laben, azienda di progettazione aerospaziale di proprietà di Alenia Spazio (300 dipendenti), teme di essere travolta dalla crisi della capogruppo. Il 23 marzo, i lavoratori sciopereranno.
Bombardier, leader mondiale dei costruttori di treni e tra i maggiori di aerei civili, taglierà 6.600 posti lavoro nel settore ferroviario e chiuderà sette stabilimenti in Europa. Circa l'86% della riduzione del personale riguarderà il Vecchio Continente e il 37% toccherà le posizioni dirigenziali. Il gruppo con sede a Montreal, che ha uno stabilimento a Vado, in provincia di Savona, ha annunciato che il programma di ristrutturazione costerà 777 milioni di dollari canadesi nei prossimi tre anni ma consentirà risparmi per 600 milioni di dollari canadesi all'anno. Tre impianti saranno chiusi già quest'anno: si tratta degli stabilimenti di Amadora, in Portogallo, e di quelli inglesi di Doncaster e Derby Pride Park. Rimarrà invece aperto lo stabilimento storico di Derby Litchurch Lane che produce treni diesel e elettrici, così come materiale rotabile per la metropolitana londinese.
Il Lingotto ha comunicato alle organizzazioni sindacali la cassa integrazione per 840 dipendenti addetti alla produzione della Multipla, in vista del cambio del modello, per 10 settimane, dal 12 aprile al 20 giugno. Inoltre la casa torinese ha comunicato la cassa integrazione per 2 settimane, a partire dal 12 aprile prossimo, per i dipendenti addetti alla produzione di Lancia Lybra, Thesis e Alfa 166. Il totale dei dipendenti coinvolti nelle due tornate di Cig è di 2500 addetti.
Ieri il terzo giorno di occupazione per l'Emmegi, azienda controllata da Parmalat con sede a Termini Imerese. I lavoratori - che producono succhi di frutta con un marchio Santal - chiedono al commissario di Parmalat Bondi e al governo rassicurazioni sul futuro dell'azienda.