| lunedi 22 novembre 2004 - snaterinforma |
NOTIZIARIO a cura del Centro di Documentazione e
Lotta
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03/11-02/12/2004
Niente sindacato, siamo in guerra. Le assemblee sindacali al ministero della difesa non si possono fare e se qualcuno ci prova arrivano i carabinieri a sgombrare l'aula. Ieri nella sede centrale del ministero della Difesa a Roma è andata proprio così. La Cgil Funzione pubblica aveva organizzato una assemblea perché dal 15 al 18 novembre i dipendenti civili del ministero saranno chiamati ad eleggere le rappresentanze sindacali. In tutta Italia sono 38.000 e 700 lavorano proprio a via XX Settembre. L'assemblea serviva a presentare i candidati. L'aula per ospitare l'assemblea, ieri mattina era chiusa a chiave. "Non riusciamo a trovare le chiavi, ci dispiace" sarebbe stata la risposta dei funzionari del ministero ai sindacalisti che protestavano. Quando poi i sindacalisti si sono spostati in una sala vicina per tenere comunque la riunione sono intervenuti i carabinieri sostenendo che l'assemblea non era autorizzata e che quindi doveva disperdersi. Così è stato, fatta eccezione per un gruppetto di lavoratori che ha deciso di fermarsi insieme ai funzionari della Cgil nel corridoio davanti alla sala incriminata. "In strutture come questa noi ci stiamo male da sempre - raccontano - da tre anni a questa parte però ogni giorno i dipendenti civili sono costretti a fare un passo indietro. C'è qualcuno che vuole che in palazzi come questi lavorino solo militari sottoposti a gerarchia, e che il personale civile, che rappresenta anche la presenza di un occhio esterno e non sottoposto alle regole militari, venga marginalizzato e il suo ruolo ridotto anche dal punto di vista delle mansioni". Quattro giorni fa nello stabilimento Mari Corderia di Castellammare di Stabia (provincia di Napoli), che produce corde utilizzate dall'Esercito, un candidato nelle liste della Cgil per la Rsu è stato trasferito d'imperio a Napoli. Lo spostamento rischia di far saltare le elezioni oltre ad essere un comportamento antisindacale di quelli che in qualunque altra azienda sarebbero inimmaginabili. Il sindacato ha indetto una nuova assemblea, per il prossimo 11 novembre.
Venerdì 5 parallelamente allo sciopero dei metalmeccanici vi sarà quello dei dipendenti dell’indotto Fiat in provincia di Torino. Gli addetti sono calati di 21.268 unità negli ultimi quattro anni: erano 69.543, oggi sono 48.275, secondo le stime di Airaudo della Fiom Cgil. Contemporaneamente la produzione dello stabilimento di Mirafiori è scesa del 62%. L’indotto Fiat ha un fatturato annuo di 16 milioni di euro e le imprese sono circa 1.200. Anche se molte fabbriche della cintura (il polo di Nichelino, Rivalta, Beinasco, Grugliasco e Collegno) da tempo hanno cercato nuovi clienti in Europa per la loro produzione di componenti producendo per i marchi francesi e tedeschi, la crisi di Mirafiori ha ridotto i loro ranghi. Per questi lavoratori sta scadendo la cassa integrazione. I sindacato Cgil-Cisl-Uil chiedono che siano prolungate dal Governo le settimane di cassa. Diversamente, tra la fine di dicembre 2004 e l’inizio di gennaio 2005 più di 10.000 lavoratori della provincia di Torino rischiano il licenziamento perché per loro è finito il periodo degli ammortizzatori sociali. A questa preoccupazione che aleggia su 10.000 famiglie della cintura torinese si aggiungono le dichiarazioni del n. 1 di Fiat Auto, l’austriaco Demel: la Fiat tenderà a risparmiare 800 milioni di euro da qui al 2006 attraverso tagli ai fornitori italiani e del Torinese facendo produrre a costi inferiori a ditte dell’Est europeo, dell’Asia e del Sud America. Altra disoccupazione in vista per il 2005. Il sindacato ha organizzato un coordinamento permanente per monitorare l’andamento dell’indotto nella provincia di Torino.
Storia della morte annunciata di una fabbrica, la Cogetel di Nichelino (TO). Il 30 novembre a Roma i due avvocati dei lavoratori incaricati dai sindacati Cgil e Cisl parteciperanno alla prima udienza per il fallimento di questa ditta che fino a qualche mese fa produceva antenne e ripetitori per cellulari e che tre anni fa contava cento dipendenti. Ora sono rimasti in 18. "Noi andiamo quasi tutte le mattine in fabbrica. Il custode ci apre, parliamo un po' tra di noi dell'assurda situazione che è venuta a crearsi e poi ce ne andiamo delusi e amareggiati", dice Paolo Marzo della Cgil, residente a Vinovo, che ufficialmente è ancora dipendente della Cogetel perché non gli è giunta alcuna lettera di licenziamento. In fabbrica non c'è più né luce, né telefono. Se il giudice romano opterà per il fallimento della Cogetel si creerà una situazione più positiva per i lavoratori, perché i 18 rimasti entreranno nel fallimento e, pur con i tempi biblici che saranno necessari, potranno essere pagati. Dallo scorso luglio, infatti, i superstiti di questa fabbrica, ormai fantasma, non vedono un solo euro. Il nuovo imprenditore romano Baracco, al quale la Cogetel è giunta dopo alcuni passaggi di proprietà, muore e la vedova non intende ereditare la ditta e le eventuali pendenze che potrebbe avere, oltre al pagamento degli stipendi ai 18 lavoratori rimasti.
La Palmera di Olbia è in crisi. L'azienda alimentare, produttrice di tonno in scatola, dopo non essere riuscita a smaltire tutte le scorte invendute che giacciono nei magazzini, ha deciso di mettere in cassa integrazione 360 dipendenti per 12 giorni, inoltre non sono stati confermati circa 70 giovani apprendisti e verranno tagliati circa 120 dipendenti a tempo determinato, il cui contratto scade nel 2005.
La rinuncia a un aumento della retribuzione, in cambio della garanzia del posto di lavoro e di un bonus una tantum da 1.000 euro ciascuno. Sono questi, in sintesi, i termini dell’accordo che i 103.000 dipendenti della Volkswagen hanno concluso ieri ad Hannover con i vertici del gruppo automobilistico. L’intesa - definita dai sindacati un "accordo per il futuro" - è stata commentata positivamente da entrambe le parti in causa, con il responsabile delle contrattazioni del sindacato IG Metall, Hatmut Meine, che l’ha definita un "accordo equo", chiedendo però che anche il top management faccia qualche sacrificio, e la sua controparte alla Volkswagen, Josef-Fidelis Senn, che ha sottolineato come il risultato consenta al gruppo di tagliare il costo del lavoro di 1 miliardo di euro e rappresenti un passo decisivo verso l’obiettivo di ridurre i salari reali del 30% entro il 2011. Andando nel dettaglio, la "pace di Wolfsburg" prevede concessioni da entrambe le parti, così come avvenuto recentemente in occasione degli accordi per i rinnovi salariali raggiunti presso altri due big della Deutschland Ag, ossia la DaimlerChrysler e la Siemens. I dipendenti, che erano partiti con una richiesta di aumento della retribuzione del 4%, hanno accettato il congelamento dei salari fino a luglio del 2007, accontentandosi di un bonus una tantum da 1.000 euro ciascuno che verrà corrisposto a marzo del 2005. In compenso, Volkswagen si è impegnata a non licenziare nessuno fino al 2011.
È fallita la mediazione in Prefettura e pertanto per domani è confermato lo sciopero di quattro ore dei dipendenti dell’Asia, l’azienda d’igiene urbana di Benevento. Lo sciopero prevede il blocco dell’attività per quattro ore quindi per l’intera mattinata non vi sarà la raccolta dei rifiuti in città. Il corteo raggiungerà la Prefettura dove c’è la richiesta di incontrare il prefetto. I sindacati Cgil, Uil, Cisl, Cub, chiedono che vengono acquistati nuovi mezzi e messi in condizioni di sicurezza quelli esistenti e contestano l’organizzazione del lavoro. Inoltre che vengano realizzati al più presto i lavori per la nuova sede. Una situazione nella raccolta dei rifiuti che ormai da alcuni mesi si trascina con disagi spesso per gli utenti. Alle difficoltà esistenti sul fronte dello smaltimento che hanno portato più volte al blocco del Cdr di Casalduni si aggiungono quelle nell’ambito dell’Asia.
I sindacati dei metalmeccanici hanno incrociato le braccia per quattro ore negli stabilimenti Fiat e dell’indotto auto. Per la prima volta dopo due anni, le confederazioni ritrovano piena unità bloccando gli impianti italiani. Unica esclusione Melfi e Termoli già inattive per un turno di cassa integrazione. Secondo i sindacati l’adesione è stata massiccia. L’80% a Mirafiori con 5.000 lavoratori in corteo, oltre il 90% a Termini Imerese, 60% a Pomigliano, 80% alla Sevel di Lanciano dove lo sciopero è stato di otto ore, oltre il 40% alla Fma di Pratola Serra, con punte di partecipazione totale in numerose aziende dell’indotto auto nel capoluogo piemontese e in Sicilia. Alta l’adesione anche all’Alfa di Arese e negli stabilimenti della Magneti Marelli.
Riuscito lo sciopero di 8 ore alla Barilla di Pedrignano, 1560 dipendenti. E' la prima risposta al piano di tagli presentato dal grupp». Lunedì tocca ai 300 dipendenti di Rubbiano. In difesa dello stabilimento di Matera, che l'azienda vuole chiudere entro il 2006, è arrivato un appello firmato da 7 senatori di entrambi gli schieramenti e indirizzato al governo.
I 500 dipendenti della De Longhi di Mignagola hanno scioperato ieri contro il muro di silenzio alzato dall'azienda sul piano industriale e sull'intenzione di trasferire la produzione in Cina. "Continueremo a mobilitarci fintanto che il signor De Longhi non darà risposte concrete in merito a delocalizzazione, stipendi, premi di risultato e cassa integrazione", ha spiegato la Fiom.
La Procter&Gamble è determinata a chiudere lo stabilimento Wella di Castiglione delle Stiviere (Mantova), dove lavorano 200 persone, per trasferire la produzione in Francia.
Si cerca di far ottenere la mobilità agli operai della ex Velcarta di Scafati. In un primo tentativo gli operai della Velcarta non hanno ottenuto la mobilità non perché non in regola ma soltanto per un disguido burocratico. Infatti, la documentazione completa per la domanda è stata presentata entro i termini previsti all'Ufficio provinciale del lavoro, dove era stata inoltrata già gli anni precedenti, sempre con buon esito. Solo dopo la scadenza dei termini, però, si è saputo che da quest'anno la domanda andava inoltrata direttamente al Ministero del lavoro. Un banale disguido tecnico relativo ai tempi della comunicazione delle nuove disposizioni per la presentazione delle richieste, dunque, potrebbe far perdere ai ventisette operai ex Velcarta la loro unica fonte di sostentamento.
Si è spento definitivamente anche il minimo segnale di speranza per i dipendenti dell' hotel Raito di Vietri sul mare, che vedranno rimandata di una settimana, la chiusura della struttura alberghiera presso cui hanno lavorato una vita. Durante il colloquio svoltosi ieri mattina tra il giudice Barella che si occupa del fallimento del Raito e una delegazione degli ex lavoratori, l'unica novità emersa è che i sigilli verranno apposti il prossimo venerdì 12 novembre, senza più alcuna possibilità di appello da parte dei venticinque dipendenti. Fumata decisamente nera per i venticinque dipendenti, dopo la speranza della gestione temporanea dei Soglia. Non possono fare più nulla per impedire che le loro famiglie vengano gettate in mezzo ad una strada, con il rischio che ad un atto di forza, corrisponda un pesante provvedimento da parte delle autorità, peggiorando ulteriormente la situazione. Prevista un'iniziativa pubblica nella sede da parte dei lavoratori, accampati nell'hotel da molti giorni ormai, che durante l'assemblea esporranno tutte le gravi problematiche relative alla chiusura dell'albergo e qualche idea per tamponare, almeno momentaneamente, la contingenza che si trovano di fronte.
La valanga di domande per i benefici pensionistici da esposizione all'amianto presentate dai lavoratori ex Alumix di Portovesme arriverà dritta dritta negli uffici del Tribunale di Cagliari. Si spera una risposta sul fatto che nella fabbrica ex Alsar, ex Alumix, sotto l'egida delle partecipazioni statali (oggi privatizzata Alcoa), si sia mai utilizzato l'amianto. E soprattutto se i lavoratori vi siano stati esposti. Gli operai e i sindacati dicono di sì. Secondo gli esperti del settore ispettivo Inail, non ci sarebbero elementi sufficienti per attestare l'esposizione all'amianto dei lavoratori. C'è il rischio che i diritti dei lavoratori vengano sacrificati per calcoli ragionieristici in materia di agevolazioni pensionistiche: "l'esposizione c'è stata e deve essere riconosciuta" dice il sindacato.
Niente Commissione regionale per l'impiego, niente cassa integrazione. È la situazione in cui versano i 24 ex dipendenti della Softing di Macchiareddu insieme ad altri 700 lavoratori di tutta la Sardegna. "Stiamo aspettando di vederci riconoscere la cassa integrazione così come da accordo raggiunto con i sindacati - spiega un dipendente della Softing - ma se il Consiglio regionale non nomina i tre rappresentanti da inserire nella Commissione regionale per l'impiego (Cig), la stessa non può riunirsi per firmare niente". Un'attesa che dura dai primi di settembre quando dopo aver verificato l'impossibilità della Softing di continuare nella produzione di reti per materassi insieme a mobili per cucina, le organizzazioni sindacali, l'azienda e l'assessorato regionale all'Industria erano arrivati ad un accordo: i 17 dipendenti della ex Tessilrama rilevati anni addietro proprio dalla Softing sono passati all'Igea, ai 24 dipendenti della Softing è stata accettata la cassa integrazione mentre per gli altri 8 lavoratori delle altre aziende consociate della Isi e Gsm si sono aperte inesorabilmente le porte della disoccupazione senza alcun cuscinetto sociale. A distanza ormai di due mesi da quell'accordo i 24 ex lavoratori della Softing aspettano ancora di ricevere l'assegno della cassa integrazione.
I Lavoratori socialmente utili della Provincia sono 54 e vengono pagati regolarmente in ritardo e adesso iniziano ad essere stanchi. Ancora non è arrivato l'assegno e come ormai sta capitando da troppi mesi il pagamento è in ritardo praticamente di dieci giorni. In sostanza pare che a oggi l'Inps non abbia ancora staccato gli assegni di pagamento per i 54 Lsu; una cosa che a quanto sembra è normale ma che in teoria non dovrebbe esserlo.
Martedì o mercoledì arriveranno ai 480 lavoratori della Finmek Solutions i soldi della cassa integrazione straordinaria riguardanti, secondo le varie tipologie, gli ultimi cinque mesi. Gli operai stavano aspettando da diversi giorni questo provvedimento inspiegabilmente bloccato.
Per i guasti ai forni degli impianti Vacuum 3 e Vis Breaking l'azienda punisce quattro dipendenti - con sospensioni dal lavoro da quattro a otto giorni - che i sindacati contestano. Dopo aver prresentato le proprie controdeduzioni alla commissione aziendale, che la ha rigettate, proporranno ricorso al giudice del lavoro. Resta la speranza che la dirigenza receda dalle sanzioni visto che nessuno dei sanzionati ha ammesso la propria responsabilità. Tra domani e dopodomani nuovo incontro con i vertici per far luce sulle ombre dell'ultimo periodo. Non hanno ancora chiaro il quadro della situazione i lavoratori e i loro rappresentanti. Anche i cambi di personale restano un mistero.
Un paio d'ore di sciopero alla Sgl Carbon di Narni. Quello che viene contestato dai sindacati è che una volta terminata la riorganizzazione aziendale, che aveva dato ottimi frutti, la direzione ha iniziato a fare di testa propria. C'era stato un accordo in base al quale si sarebbero dovuti elargire premi ai dipendenti. La cosa è avvenuta però in misura molto inferiore al pattuito e soprattutto in maniera unilaterale. Le Rsu aziendali devono prendere le misure per far capire alla direzione che il sindacato è sempre presente.
Il sindacato parla di un'adesione allo sciopero del 40%, tra i lavoratori del sabato mattina. Il picchetto delle rsu si è presentato poco prima delle 6 di ieri, davanti alla Biasi Caldaie di Borgomeduna. La protesta dei lavoratori era stata organizzata puntando su tre elementi chiave: la conferma di una buona quota dei 40 contratti precari (di fatto quasi un terzo dei dipendenti della Bsg), un recupero salariale sul premio di risultato e l'astensione dallo straordinariocomandato. L'impresa cittadina, che fa parte dell'omonimo Gruppo industriale veronese, è attiva nel settore degli impianti di riscaldamento a gas. Il contenzioso con i sindacati si era aperto già prima dell'estate, di fronte a relazioni industriali piuttosto fredde.
Esplode la protesta dei lavoratori del settore edile. Costituendo un comitato di disoccupati, 50 operai hanno aperto venerdì sera, durante un'assemblea sindacale, lo stato di agitazione del comparto. Le rivendicazioni si legano alle scarse opportunità di occupazione, che sarebbero state azzerate dalla presenza a Militello di numerose maestranze del Catanese e del Calatino-Sud Simeto. Secondo i manovali locali, che hanno ottenuto il sostegno del sindacato Fillea-Cgil, sono state "tradite molte aspettative e promesse di lavoro" nei cantieri della città e in diversi quartieri del centro storico. I manovali di Militello chiedono "una netta inversione di tendenza" per non allargare le storiche piaghe della disoccupazione e dell'emigrazione.
I lavoratori stagionali dell'anticendio sono sul piede di guerra. Nonostante il 15 ottobre abbiano finito di prestare la propria attività per la tutela del patrimonio boschivo, restano in attesa che vengano loro liquidati gli stipendi di settembre ed ottobre. Nonostante la Regione Siciliana abbia avviato il servizio antincendio con la copertura finanziaria sufficiente a garantire lo svolgimento dell'attività, ad oggi non è stato pagato lo stipendio di settembre. Non vengono fornite motivazioni sul pesante ritardo nella liquidazione degli emolumenti. Nessuno riesce a fare previsioni su quando gli stipendi verranno pagati. Non è la prima volta che i circa 200 lavoratori che in Provincia sono impegnati nel servizio antincendio lamentano ritardi nel pagamento degli stipendi.
"Il sindacato confederale – è scritto in un comunicato – ha spiegato al presidente le ragioni della richiesta dell'incontro e le preoccupazioni derivanti dalle difficoltà ancora non affrontate in modo radicale tra committente e contraente che hanno già determinato 11 licenziamenti, la disdetta unilaterale del contratto integrativo per gli operatori della vigilanza venatoria ed il preannunciato esubero di forza lavoro nelle verifiche impianti termici. Il sindacato ha chiesto al Presidente, e per suo tramite alla Giunta e a tutto il Consiglio, di affrettare la risoluzione della controversia penalizzante sia per il servizio che per i lavoratori, e chiedere alla Società Multiservizi la sospensione dei licenziamenti in attesa della conclusione positiva della vertenza in corso".
Sciopero di quattro ore ieri alla Cautex, azienda terziarizzata della Fiat di Cassino, per protestare contro il mancato appalto per la fornitura di serbatoi per carburanti della New Large, la nuova autovettura che sarà prodotta nella fabbrica cassinate e che sarà commercializzata nella prossima primavera. Per il continuo calo delle commesse l'azienda ha già ridotto il personale da 73 a 50 unità, mettendo dunque oltre 20 operai in cassa integrazione. I sindacati hanno sollecitato la Fiat a dare in subappalto la nuova produzione alla Cautex, e nuove agitazioni sono previste nei prossimi giorni.
I primi scioperi agli stabilimenti della Barilla hanno raccolto l'adesione totale dei lavoratori, pari al 100%, per protestare contro la ristrutturazione annunciata dall'azienda. dipendenti.
In Italia sono 121.674 i lavoratori che si sono ammalati a causa dell'esposizione all'amianto. Di questi, 97.096 hanno subito esposizioni per oltre 10 anni, mentre 24.578 per un periodo più breve. E dal 1998 al 2003, i tumori da amianto riconosciuti sono più che raddoppiati, passando da 258 a 578 casi. Sono questi i dati dell'Inail diffusi ieri.
Si aspettavano di essere riassorbiti dall'azienda e di potere riprendere a lavorare da gennaio 2005. Invece i 375 lavoratori della Postalmarket di Peschiera Borromeo (Milano) hanno ricevuto una improvvisa doccia fredda: messa in mobilità per tutti.
I lavoratori del gruppo Alitalia hanno dato parere favorevole all'accordo firmato dai sindacati con l'azienda e il governo sul piano industriale 2005-2008 che prevede il salvataggio e il rilancio della compagnia aerea e la gestione degli esuberi. Al referendum ha partecipato il 52,2% dei lavoratori, pari a 8.727 votanti, raggiungendo quindi il quorum per la validità della consultazione.
E'l'alba del 30 agosto a Chongqing. Nell'aria umida, appiccicosa e grigia di una delle aree metropolitane più vaste e inquinate della Cina, il silenzio mattutino viene rotto da oltre mille poliziotti che si dirigono verso la Fabbrica di Veicoli Speciali Shanhua, dal 18 agosto occupata dagli operai in sciopero. Con gli agenti, altri operai reclutati dalla Endurance Industrial Stock Co., compagnia privata che ha acquistato la ex Fabbrica 3403 dall'esercito popolare di liberazione e ora intende ristrutturarla in un modo che non piace affatto agli operai in rivolta. Gli uomini in marcia hanno un solo obiettivo: porre termine alla protesta dei lavoratori e sgombrare gli impianti. La fabbrica e i suo dormitori vengono circondati, scoppiano tafferugli, qualche scontro, ma in poco tempo la polizia prevale e riporta l'ordine. Due persone vengono arrestate, come confermerà poi un anonimo funzionario del Comitato per il Commercio e la Cooperazione economica della municipalità interpellato dal China Labour Bulletin, che riporta la storia nel suo sito (www.china-labour.org.hk). Termina così, con una sconfitta brutale, la ribellione nata per contrastare una privatizzazione simile alle tante migliaia di altre in corso oggi in Cina, dove l'industria statale, in perdita secondo i nuovi paradigmi della competitività, è smantellata pezzo a pezzo, e con essa le vite di quelli che da sempre ci hanno lavorato. La fabbrica era stata ceduta a un decimo del suo valore reale, senza neppure un'asta pubblica. Avevano fatto una controproposta: acquistare loro la fabbrica, a un prezzo superiore, per poi gestirla in modo collettivo e democratico. La risposta della municipalità era stato un primo tentativo di irruzione delle forze dell'ordine già il 22 agosto, per decapitare la protesta con l'arresto dei suoi leader. Ma i lavoratori avevano fatto quadrato intorno ai loro capi e i poliziotti erano stati costretti a battere in ritirata. Un accenno di trattativa si era subito arenato. E infine l'assalto all'alba il 30 agosto. Oggi, tutto è finito. Chi ha perso il posto di lavoro riceve dal governo un sussidio di 80 yuan al mese (circa 10 dollari), chi è rimasto non ha più la copertura medica. Nessuno è riuscito a incassare i salari non pagati prima dell'avvio della ristrutturazione. La conflittualità sociale è in aumento in Cina, nelle città e nelle campagne. Lo dicono fonti ufficiali che per il 2003 riportavano 58mila episodi di proteste che hanno coinvolto oltre tre milioni di persone (lo dice Prospettive, rivista del partito, citata dalla Reuters). E' una massa di grani di sabbia separati che non fanno fronte unito e che tuttavia sfuggono a ogni tentativo di essere incanalati entro l'alveo delle organizzazioni ufficiali deputate, sindacato Acftu o partito che sia.
La Fiat ha annunciato ieri alle organizzazioni sindacali un nuovo ricorso alla cassa integrazione per 1160 dipendenti delle carrozzerie dello stabilimento di Mirafiori per la settimana dal 6 al 12 dicembre: nello specifico, saranno interessati 535 lavoratori addetti alla linea della Lybra e 625 alle linee della Thesis e dell'Alfa 166. Si vanno ad aggiungere ai 450 operai delle presse che saranno in cassa tra il 29 novembre e il 5 dicembre. E intanto allo stabilimento Fiat di Cassino si recupera lo sciopero perso la settimana scorsa a causa della cassa integrazione: fermata di 4 ore domani.
"Te lo dò io il polo informatico", ovvero "come Telecom sta smantellando l'informatica (in tre mosse)". Questi i volantini distribuiti ieri a deputati, giornalisti e passanti dai rappresentanti sindacali di tre società del gruppo It-Telecom, nel corso di un presidio in piazza Montecitorio a Roma. Presenti al presidio, le rsu di Banksiel, Finsiel e TeleSistemiFerroviari-Tsf. Le vendite - progettate o ipotizzate - delle rispettive società, porterebbero l'occupazione complessiva nel gruppo It-Telecom a 3 mila unità (erano 12 mila nel periodo di massimo sviluppo dell'informatica Telecom).
La Bat Italia ha sospeso le procedure di mobilità per i lavoratori degli stabilimenti ex Eti di Bologna e Scafati. Per Bologna sarebbe previsto un progetto di riconversione del sito conservando interamente l'occupazione, mentre i lavoratori dello stabilimento di Scafati verrebbero ricollocati nell'altro stabilimento della multinazionale del tabacco, a Cava dei Tirreni.
È sempre più vicino il licenziamento dei 331 lavoratori ex Lsu del Parco nazionale del Pollino, stabilizzati con la società Duemila, il cui progetto sarebbe finanziato dal Parco solo fino alla fine di novembre. Il pericolo di perdere il posto di lavoro sta facendo aumentare la tensione già forte fra i lavoratori e potrebbe sfociare in forme di lotta del tutto imprevedibili.
Si apre la fase giudiziaria della vertenza Abithi. Dopo l'assemblea dei lavoratori di lunedì nella sala consiliare del Comune di Pianella è iniziata la raccolta di firme per richiedere un "tentativo di conciliazione obbligatorio" alla direzione provinciale del lavoro, titolo necessario per avviare la procedura fallimentare.
Prosegue l'agitazione dei dipendenti dei Vivai Bertolami. Annunciata nei prossimi giorni una manifestazione davanti la prefettura affinché vengano corrisposte le spettanze arretrate. I lavoratori spiegano che la vertenza in questione non si può certo risolvere corrispondendo ai lavoratori una mensilità, dalle quattro arretrate.
Schiarita, ieri mattina, sulla vicenda clinica Grimaldi di S. Giorgio a Cremano. Una settimana fa i dipendenti oganizzarono una protesta per evidenziare a dirigenti, Asl e istituzioni la mancata retribuzione degli stipendi da Agosto. Un sit-in bloccò così per l'intera giornata la strada che conduce alla struttura. Due ore di colloqui sono servite ai resposabili Asl per delineare il quadro della situazione e soprattutto garantire il pagamento delle mensilità arretrate che avverrà entro fine novembre. Il personale ha inoltre preteso garanzie sul futuro della clinica perchè "stanco di sostenere continue battaglie".
Braccia incrociate in tutti gli stabilimenti italiani dell'Alenia Aeronautica. Sciopereranno per quattro ore ed effettueranno un presidio nei pressi dell'Unione degli Industriali di Napoli dalle 9 alle 11 i lavoratori degli stabilimenti napoletani dell'Alenia Aeronautica contro la scelta dell'azienda di realizzare in Puglia le produzioni previste dal programma Boeing 7E7.
I lavoratori del gruppo Lonati chiedono risposte alla direzione della holding meccanotessile di San Polo. E questa è stata la parola d’ordine scandita nel corso della manifestazione che ieri ha coinvolto oltre 500 lavoratori. Allo sciopero hanno partecipato tutte le aziende: Lonati spa, Santoni, Dinema, Matex, M.C.M., Vignoni, Cilmac, Sangiacomo. Lo sciopero aveva anche l’obiettivo di chiedere alla Sangiacomo l’apertura di un vero tavolo di confronto sul piano industriale; un tavolo che garantisca non solo la certezza produttiva dello stabilimento, ma anche i livelli occupazionali. Sangiacomo ha convocato Rsu, Fim, Fiom. All’incontro - chiesto dal sindacato - i rappresentanti dei lavoratori chiederanno il pagamento delle spettanze della cassa di ottobre e l’integrazione salariale.
I lavoratori della Barilla di San Nicola di Melfi (Potenza), che produce prodotti da forno, hanno scioperato oggi per otto ore per solidarietà con i colleghi di Matera e per chiedere l’ apertura nel loro stabilimento di altre due linee di produzione, previste da un accordo con l’ azienda del 2002. Allo sciopero hanno partecipato quasi tutti i 390 dipendenti, che hanno tenuto un’ assemblea di fronte ai cancelli. Il loro timore è che la mancata apertura delle due nuove linee sia il segnale di un futuro disimpegno del gruppo emiliano da Melfi. Altre iniziative di lotta sono annunciate dopo l’assemblea generale delle Rsu Barilla, che si terrà a Roma il prossimo 26 dicembre.
Non ricevono lo stipendio da settembre e per questo le lavoratrici dell'asilo nido di via Manzoni a Carbonia sono pronte a incrociare le braccia. Lo faranno il 22 novembre per protestare contro una condizione non più sostenibile. All'origine della protesta (per ora le lavoratrici hanno dichiarato lo stato di agitazione) ci sarebbe il ritardo nell'erogazione degli stipendi.
Una grave preoccupazione è stata rappresentata ai vertici della Regione dal personale della ditta Pani Sardegna di Sassasri, per le voci insistenti che danno per certo la vendita dell'impresa al miglior offerente. "Abbiamo appreso da più fonti - scrivono i dipendenti della Pani - che la nostra ditta è in vendita. Lo confermano diversi incontri tra la proprietà e alcuni imprenditori. Lo conferma anche il silenzio dei responsabili della Pani di fronte alla notizia". Un silenzio che preoccupa i lavoratori soprattutto perché temono che dietro di esso si nasconda anche l'assenso dell'assessorato regionale ai Trasporti, avallando in qualche modo il passaggio dell'azienda a un imprenditore privato. I lavoratori temono che l'azienda finisca nelle mani del solito imprenditore opportunista che pensi esclusivamente al proprio utile, senza alcuna attenzione per i dipendenti e per l'utenza pubblica.
Firmato l'accordo integrativo all'azienda agricola Arrigoni Battista Spa di Pagazzano. L'intesa, della durata di 4 anni, interessa i 15 addetti occupati nell'unità produttiva di Brignano Gera d'Adda e istituisce il premio di risultato. L'erogazione del premio è riparametrata sui 6 livelli dell'inquadramento professionale: per l'operaio qualificato super il premio oscilla dai 340 euro annuali al valore 100, elevabili fino a 430 euro per il risultato massimo. L'erogazione è prevista in due tranches: in acconto al 50% nel mese di dicembre, e a saldo dei risultati conseguiti nel mese di giugno dell'anno successivo.
La giapponese Mitsuba, controllata con una quota del 70% dall'omonima casa nipponica, il suo capitale è partecipato per il 20% dalla multinazionale Piaggio. La Mitsuba si trova a Pontedera e fornisce dal 1997 - anno della sua nascita - la componentistica elettromeccanica alla stessa Piaggio, alla Honda, alla Peugeot, all'Aprilia. Evidentemente i giapponesi e Colaninno si sono accorti che il lavoro italiano costa troppo, e dunque bisogna sbaraccare: cari dipendenti - è stato il messaggio dell'incontro avvenuto all'Unione industriali di Pisa lo scorso 21 ottobre - ci dispiace ma dobbiamo cessare l'attività. E così 167 persone - 100 operai e 67 impiegati - finiranno in mezzo a una strada. Dopo l'annuncio si è subito avviata la mobilitazione dei lavoratori Mitsuba, per nulla disposti a perdere il proprio posto di lavoro a causa delle leggi perverse della globalizzazione. L'azienda per il momento non sembra disposta a cedere, due giorni fa sono stati avviati i primi colloqui per convincerla a ravvedersi. I lavoratori ieri - per bocca della combattiva delegata Natasha, intervenuta dal palco dell'assemblea Fiom di Milano - hanno chiesto più attenzione da parte della stampa nazionale e il sostegno dell'opinione pubblica del paese.
Si va verso lo sciopero ad oltranza dei 180 operai dello stabilimento di Melfi (Potenza) della Lasme dove vengono realizzati i moduli completi per gli alza cristalli che vengono montati poi sulle autovetture prodotte negli stabilimenti di Melfi e Cassino (Frosinone) della Fiat. Le segreterie di Fiom e Uilm e le rsu hanno indetto, dopo quelle di ieri, altre otto ore di sciopero per oggi "in attesa dell'incontro richiesto all'azienda", che dovrebbe tenersi lunedì 15 novembre a Potenza.
I lavoratori di Volare Group manifesteranno a Malpensa giovedì prossimo alle ore 11 per chiedere il salvataggio della compagnia aerea, che conta 1.400 dipendenti diretti, più un indotto stimato in altre 500 unità. Lo ha deciso un'assemblea di delegati sindacali e dipendenti della società che si è tenuta ieri pomeriggio. Volare versa in una situazione finanziaria molto grave. L'assemblea dei soci, prevista per il 22 novembre, potrebbe essere l'ultimo atto della crisi: mancano svariati milioni di euro nelle casse e i tre principali azionisti non hanno ancora chiarito se intendono o meno ricapitalizzare, permettendo così la continuazione delle attività operative.
Dopo la sospensione di due operatori sanitari, Antonio D'Angelo e Antonio Canzolino, accusati di comportamento irriguardoso nei confronti del dirigente Natale, le organizzazioni sindacali degli infermieri dell'Asl "Sa1" di Nocera Inferiore minacciano lo sciopero generale. La Cisl ha espresso disappunto per il provvedimento disciplinare e ha invitato i lavoratori ad adottare le opportune forme di protesta.
Nuova protesta dei lavoratori del gruppo Cerruti che manifesteranno domani a Milano, con un presidio in difesa del posto di lavoro. "Ad oltre 90 giorni dal mancato pagamento del bond Cerruti - scrivono in una nota le rappresentanze sindacali dell'azienda - la proprietà Fin.Part non informa le rappresentanze dei lavoratori circa le valutazioni del sistema bancario sul piano di ristrutturazione finanziaria, sullo stato delle presunte negoziazioni sul marchio di riferimento e sulle prospettive degli stabilimenti di Corsico e Vigano di Gaggiano, ancora fermi con i lavoratori ancora in cassa integrazione".
Ai dipendenti della "Nazareno Gabrielli", settore pelletteria, di Tolentino sono stati pagati l'altro ieri anche gli stipendi di settembre. Così alla retribuzione di ottobre, corrisposta lunedì scorso con due giorni di anticipo, si aggiunge la busta paga finita nelle tasche dei dipendenti l'altro ieri con un mese di ritardo. Una decisione quella dell'azienda che però non è piaciuta ai 104 dipendenti del settore pelletteria che nei giorni scorsi hanno ancora protestato incrociando le braccia per alcune ore davanti ai cancelli dello stabilimento. Prosegue, comunque, lo sciopero di mezzora al giorno affinché si concretizzi nel più breve tempo possibile la trattativa di vendita della "Nazareno Gabrielli".
La Seloc srl di Civitavecchia non ha ancora ripreso i suoi ritmi produttivi: 6 gli operai ancora in esubero fra gli 8 inseriti ad agosto nella lista di mobilità. La società gestisce il servizio di movimentazione macchine attraverso la compagnia Cta, composta dai gruppi: Mercurio, Zust Ambrosini, Bertrami ed Elia, stoccate nel l'area di parcheggio ubicata in località La Scaglia. Ventiquattro dipendenti in tutto assunti a tempo indeterminato nel 2003, otto dei quali dichiarati in esubero ad agosto 2004. Lo spettro del licenziamento allora venne allontanato con la creazione di una lista di mobilità e la sottoscrizione da parte della Seloc srl e della Filt di un accordo di programma controfirmato dall'Autorirhy.
I dipendenti delle farmacie comunali sono sul piede di guerra contro l’Aspes ed annunciano una clamorosa forma di protesta: lo sciopero. "I dipendenti delle farmacie comunali di Pesaro, gestite dalla società Aspes Spa - dice un comunicato delle segreterie Filacams Cgil e Fisascat Cisl e della Rsu aziendale - scenderanno in sciopero lunedì 15 novembbre, per protestare contro la rottura delle trattative sindacali relative all’applicazione del premio di risultato per l’anno in corso e di alcune materie demandate dalla contrattazione nazionale a quella decentrata". L’Aspes ha in gestione le farmacie comunali dal 2001, quando il servizio le fu affidato da una delibera fortemente contestata dall’opposizione che vedeva nel provvedimento un maniera per arricchire il portafoglio dell’azienda in vista del cessione di quote ai privati. L’Aspes ha corrisposto al Comune una cifra considerevole, poco più di 24 miliardi delle vecchie lire, in cambio della gestione delle farmacie comunali per 50 anni.
A Casteltermini (AG) presto una risposta positiva per numerosi lavoratori precari. Il Comune ha completato l'iter che porterà alla stabilizzazione di 99 lavoratori impiegati nei lavori socialmente utili. Per questi si profilano un contratto di diritto privato, i contributi a fini pensionistici regolarmente versati e una assunzione part time alle dipendenze del comune del paese montano. È dal 1991 che le richieste dei lavoratori socialmente utili, che trovano impiego nei settori amministrativi, ambientali e dei lavori pubblici non trovano adeguate risposte malgrado la loro grande duttilità.
Cala la tensione tra i dipendenti dell'Ipab "La Pieve" dopo l'incontro con il sindaco e il Consiglio comunale, anche se l'apprensione per la privatizzazione dell'ente non è assolutamente cessata. I lavoratori si sono mobilitati in massa, "presidiando" il Consiglio comunale: il risultato concreto è una mozione, votata da tutti i gruppi, che impegna l'assemblea ad esprimersi in merito alla strada intrapresa dal Cda dell'ente. Il Cda dell'Ipab intende avviare il complesso iter che dovrebbe portare ad una trasformazione della stessa Ipab in Fondazione. I dipendenti hanno epresso preoccupazioni circa le conseguenze per la loro posizione. Il sindaco e la Giunta hanno incontrato le rappresentanze sindacali, assicurando loro che le problematiche relative al personale saranno tenute in dovuta considerazione, visto che l'iter di trasformazione è appena agli inizi.
Lo sciopero generale di oggi era già stato proclamato, poi è arrivata l'ultima stangata e il personale della scuola scenderà in piazza più esasperato che mai. L'astensione dal lavoro riguarda tutti i comparti (dalle materne agli istituti superiori) e si calcola che l'80 per cento aderirà alla protesta, con circa un milione di lavoratori della scuola e otto milioni di studenti, che non si presenteranno nelle aule e nelle segreterie in tutta Italia. A Roma ci sarà il corteo indetto dai sindacati confederali, per il quale si prevede l'arrivo di tre treni speciali e almeno 200 autobus. Manifestazioni separate per Cobas, Altrascuola e Unicobas, con un'iniziativa propria a Roma (partenza alle 10 da Piazza della Repubblica e chiusura in Piazza Venezia) e a Milano, Palermo, Reggio Emilia, Perugia e Cagliari. Per tutti però lo stesso principio: contrastare l'azione del governo, che sta dando una spallata distruttiva alla scuola pubblica. Al primo punto tra le rivendicazioni c'è il rinnovo del contratto scaduto da un anno. I sindacati hanno chiesto trattative per adeguare le retribuzioni almeno all'inflazione stabilita dall'Istat, ma il governo ha fatto orecchie da mercante: nessuna convocazione e, chiaro, stipendi sempre fermi. Nella scuola però non c'è preoccupazione solo per un trattamento economico, che è tra i peggiori in Europa, ma soprattutto per gli interventi del governo che smantellano la struttura pubblica. I sindacati chiedono il ritiro della riforma Moratti, ribadiscono il loro no alla devolution che "crea venti mini-sistemi scolastici regionali" e ora si oppongono ai tagli previsti nella Finanziaria.
Fiom, Fim e Uilm vincono il braccio di ferro. Le organizzazioni territoriali minacciano di attivare il ricorso a procedure antisindacali alla Mf Componenti (ex-Alcatel) di Maddaloni. Così, dopo lo scontro duro riprende la trattativa su tutti i fronti aziendali. Il primo atto, propedeutico all’avvio di una piattaforma sindacale su scala nazionale (con l’azionista di riferimento Alcesta Cianciarini), si terrà venerdì 19. Domani, i leader provinciali incontreranno, in una assemblea straordinaria, i 150 dipendenti dello stabilimento di Maddaloni. Si discute delle dimissioni collettive della Rsu aziendale in segno di protesta contro le "indebite intromissioni nell’autonoma gestione sindacale dei dipendenti, per gli scontri avuti con la dirigenza aziendale e in opposizione allo svilimento del ruolo sindacale". Ma c’è stato un episodio, qualificato come un "atto di aggressione alle libertà sindacali", che ha rischiato di portare la vicenda al cospetto del giudice del lavoro (per infrazione dell’ex-articolo 28 dello statuto dei lavoratori): la rimozione forzata delle comunicazioni della Rsu affisse dalle bacheche sindacali dello stabilimento.
È la prima volta che accade in casa Fiat: lavoratori in cassa integrazione spostati in altre fabbriche e in particolare in quelle dove si continua a produrre. Dalla prossima settimana nello stabilimento Fiat Auto di Pomigliano arriveranno 60 tute blu dal sito di Termini Imprese, dove si effettuerà l'ennesimo periodo di cassa integrazione fino al 4 dicembre. Secondo indiscrezioni identica cosa accadrà la settimana successiva con lo stabilimento di Cassino, in cig e dal quale dovrebbero essere spostati molti lavoratori sulla linea "Alfa 147" a Pomigliano. Così, da domani i cancelli resteranno ancora chiusi nello stabilimento di Termini Imerese. Questa volta, le 1.400 tute blu resteranno in cassa integrazione per tre settimane, fino al 5 dicembre, così come per i 700 di Mirafiori e i 500 di Cassino. In fabbrica erano ritornati appena lo scorso 2 novembre dopo due settimane di stop forzato. Adesso, i sindacati chiedono qualcosa in più dell'impegno dell'azienda a trasferire a Termini Imerese la nuova Ypsilon a metà del 2005. Non tutti gli operai di Termini Imerese, quindi resteranno fermi. Sei di loro, infatti, sono stati inviati a Maranello dove effettueranno interventi di verniciatura sul alcune Ferrari. Resteranno a disposizione della casa del Cavallino fino al 4 dicembre. Altri 60 come si è detto lavoreranno a Pomigliano d'Arco: figure professionali specializzate nella manutenzione degli impianti, nel montaggio dei componenti, nella verniciatura e nel settore elettrico. Nel frattempo a Pomigliano è polemica sullo straordinario effettuato il sabato di quattro settimane consecutive. Ieri lo Slai Cobas aveva indetto una giornata di sciopero proprio contro la decisione dello straordinario: "Per poter aggirare la giornata di sciopero - spiega in una nota lo Slai Cobas - l'azienda ha comandato al lavoro praticamente tutti i 9.000 addetti all'intera gamma dei modelli prodotti a Pomigliano e di entrambi i turni includendo non solo i dipendenti della Fiat ma anche quelli delle aziende terziarizzate operanti all'interno del perimetro dello stabilimento. Intanto delle 312 vetture da produrre - proseguono - ne usciranno dalle linee di montaggio apppena la metà, ma tutte con altissimi livelli di difettosità perché montate alla meglio e con particolari mancanti, e andranno a riempire i viali ed i piazzali interni dello stabilimento in attesa di essere rifinite e ritoccate".
Massicce proteste sindacali sono in corso in Corea del sud contro un progetto di legge del governo per introdurre flessibilità nel mercato del lavoro, consentendo alle imprese di impiegare più dipendenti con contratti temporanei. Ieri decine di migliaia di affiliati alla Confederazione coreana dei sindacati (Kctu) erano scesi in piazza a Seul, controllati da oltre 9.000 poliziotti, per protesta contro quello che hanno definito un attacco ai diritti base dei lavoratori. E oggi almeno 40.000 dipendenti pubblici hanno incrociato le braccia, chiedendo il diritto di rappresentanza sindacale, in sfida alle minacce di arresti in massa per sciopero illegale fatte dal governo, che ha mobilitato 16.000 poliziotti nella capitale.
Hanno occupato i binari di una delle linee più importanti, la Torino-Genova-Roma. Gli operai della Embraco (figlia di una multinazionale brasiliana che produce compressori per frigoriferi) ieri mattina hanno gridato tutta la loro rabbia ed esasperazione dalla stazione di Pessione, un paesino della terza cintura torinese. Domenica, quelli che facevano il turno di notte, hanno appreso la notizia che lo stabilimento avrebbe chiuso. Lunedì mattina l'azienda ha comunicato l'apertura delle procedure di mobilità per 812 dipendenti su 924. Immediata la reazione degli operai che si sono riuniti in assemblea permanente e hanno bloccato le strade di Riva di Chieri e la statale di Asti. Riva di Chieri, un paese contadino di poche migliaia di abitanti. La Embraco, prima di essere ceduta alla multinazionale brasiliana, era uno dei marchi storici di Torino, la Aspera frigo. Fino al 1986 faceva parte del gruppo Fiat, poi è stata venduta a Whirlpool, la multinazionale americana di elettrodomestici. Il primo stabilimento italiano ad essere ceduto agli americani che poi hanno acquistato anche uno stabilimento a Varese. Dopo la caduta del muro di Berlino è cominciata la dismissione di alcune linee trasferite in Slovacchia. Oggi sono due le linee rimaste a Riva di Chieri. Intanto lo stabilimento è passato nelle mani dell'Embraco arrivando ad avere anche 2300 dipendenti (nel 2000), pur rimanendo nell'orbita Whirlpool. Sembra che la multinazionale brasiliana abbia intenzione di spostare la produzione in Cina. E non solo quella italiana, a rischio infatti saranno presto anche gli stabilimenti slovacchi.
Negli utimi tre anni l'economia italiana va male, ma per i lavoratori dipendenti va anche peggio. E il danno è facilmente quantificabile: 1.224 euro, di cui 516 per il mancato recupero del fiscal drag (le maggiori imposte pagate per un avanzamento negli scaglioni di reddito per il solo effetto dell'inflazione) e 708 di pura perdita di potere d'acquisto. Questi, in sintesi, alcuni dati dell'Ires-Cgil tratti dal secondo rapporto sulla congiuntura economica in Italia. Un rapporto che non si è solo limitato a suggerire le misure da adottare ma che ha bensì fornito un lucido quadro della situazione economica attuale corredato dall'individuazione delle principali cause scatenanti.
L'Asstra e i sindacati dei trasporti hanno raggiunto un'ipotesi di accordo sulla parte economica del rinnovo del contratto del trasporto pubblico locale. L'intesa prevede un aumento medio mensile di 105 euro. Per il periodo di vacanza contrattuale i lavoratori del settore riceveranno una "una tantum" di 500 euro. Sulla parte normativa del contratto che riguarda circa 116.500 lavoratori l'accordo - secondo quanto si apprende - potrebbe arrivare tra stasera e domani.
Quarantasette licenziamenti, dopo due anni di "contratto di solidarietà". La vicenda della Kidco Service di Avezzano si presenta con queste caratteristiche sul tavolo del "Comitato per l'occupazione" della presidenza del consiglio che si aprirà lunedì a Roma. La Kidco è una società di produzione e trasmissione televisiva saudita per conto della Arab Radio Television (Art), controllata dalla Dallah al Baraka, di proprietà dello sceicco Saleh Kamel e salita agli onori della cronaca dopo l'11 settembre, per il sospetto che attraverso la sua banca passassero anche soldi con destinazione Bin Laden. Aveva cominciato ad operare ad Avezzano nel '94. Allora figurava tra gli azionisti Al Waleed, il salvatore della Fininvest a metà degli anni `90. Poi, nel 2002, improvvisamente la crisi. La società decide di cominciare a spostare la produzione di alcune tramissioni ad Amman, chiudendo la sezione di Avezzano. Tutti i licenziati, infatti, fanno parte del settore produzione. Alla fine di quell'anno fu trovata la soluzione tampone: i contratti di solidarietà, ovvero 12 ore di lavoro settimanali pagate al 30% dello stipendio, ma con un contributo del 25% offerto dallo stato - con qualche problema di rispetto della legge Mammì, sul versante della quota di trasmissioni autoprodotte - e ripartito in parti uguali tra lavoratori e azienda: in pratica, quando va bene, 500 euro al mese. Ora la palla torna al governo. Gli stabilimenti abruzzesi sono stati adeguatamente svuotati del macchinario migliore e l'azienda non sembra avere alcuna intenzione di restare in Italia.
La Cisl di Cosenza ha proclamato tre giornate di mobilitazione dei lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità. Il percorso di mobilitazione iniziato con lo sciopero dei lavoratori Lsu ed Lpu di Castiglione Cosentino, prosegue in altri comuni della provincia per tenere alta l'attenzione sul dramma umano e sociale in cui versano i precari calabresi e per lanciare un segnale forte alla Regione affinché delinei con chiarezza il percorso di stabilizzazione dei precari.
Un operaio di 32 anni è ricoverato in Rianimazione all’ospedale. E’ finito dentro una di quelle macchine che vengono utilizzate per fare i rotoli di acciaio laminato. E’ stato risucchiato in mezzo al rotolo: ha avuto tre dita semiamputate alla mano destra, la frattura di un femore, un trauma cranico. Le sue condizioni sono serie, ma fortunatamente non viene giudicato in pericolo di vita. L’operaio è dipendente della Ilserv, una delle controllare dell’Ast, Acciai Speciali Ternani. E’ l’impresa che si occupa dei servizi vari all’interno dello stabilimento: servizi informatici, trattamento delle polveri , rimozione di scorie e rottame, molatura e trasporto delle bramme di acciaio. L'impianto è stato subito fermato dagli operai che hanno soccorso il collega. Poi hanno smesso di lavorare. Tutti i dipendenti Ilserv, sono circa 350, hanno dichiarato uno sciopero di otto ore per turno per la giornata di ieri. Due ore di sciopero per turno da parte di tutti gli altri operai che lavorano nelle acciaierie e nelle altre controllate.
Il tribunale di Trento ha confermato il sequestro giudiziario e conservativo dell´immobile e dei macchinari nel sito Grafindustria così come richiesto dal fallimento. A chiedere di accelerare i tempi, per evitare che i clienti del settore vinicolo possano cambiare fornitore è il sindacato con i lavoratori. Intanto è stato dato mandato al legale di inoltrare un ingiunzione di pagamento verso Grafindustria srl per recuperare i salari di ottobre. Se non arriveranno, la Cgil chiederà il fallimento della srl.
Prosegue il confronto sul futuro della Syngenta di Massa Lombarda. Un approfondimento delle questioni sul tappeto (messa in mobilità dei lavoratori e individuazione del sito) era stato concordato nell’incontro di mercoledì scorso, ma è stato rinviato tutto al 2 dicembre. 13 le unità operative che dovranno essere poste in mobilità.
Per la prima volta si troveranno faccia a faccia, dopo che i lavoratori hanno saputo che i loro posti sono a rischio. Si svolgerà questo pomeriggio, alle 16,30, nella sede di Assindustria, l’incontro tra la direzione aziendale della Colussi, proprietaria della ex Ghigi di Rimini, le rsu (rappresentanze sindacali unitarie) degli stabilimenti di Fossano, Imperia e Rimini, e le organizzazioni sindacali di categoria. Si tratta del primo abboccamento dopo la chiusura dello stabilimento, il 21 settembre scorso, ed è stato richiesto dall’azienda. Prima, è prevista la riunione del coordinamento sindacale nazionale della Colussi. Sul problema dei lavoratori della ex Ghigi, prende posizione anche il "Laboratorio occupato Paz", rivolgendosi direttamente ai dipendenti. Ai quali ricorda che, in fin dei conti, a saper usare le macchine, e a fare la pasta, sono loro. Un invito ad occupare l’ex pastificio?
Due operai impegnati nella realizzazione del metanodotto a Fusine hanno rischiato di rimanere schiacciati dai manufatti durante la posa delle condotte. È accaduto ieri mattina. Le loro condizioni fortunatamente non sono gravi. Sono stati ricoverati all'ospedale di Udine. Uno dei due ha riportato la probabile frattura di un piede. All'altro, sarebbero state riscontrate contusioni. L'incidente sarebbe stato provocato dallo sganciamento di uno dei tubi sui quali si trovavano i due operai che è scivolato a valle per alcuni metri.
Rappresentanze sindacali unitarie di Tolmezzo e di Alzano Lombardo si sono incontrate ieri a Vicenza per fare il punto sulla crisi Pigna, il noto marchio del settore cartotecnico. L'incontro è di preparazione a un incontro con la direzione del gruppo prevista nell'arco delle prossime due settimane. Sono stati presi in esame i dati numerici legati ai dipendenti, circa 550 persone dislocate in diversi stabilimenti, sia in Italia che all'estero. La sede centrale, quella di Alzano Lombardo, in provincia di Bergamo, versa in condizioni di sofferenza già dallo scorso anno. Nel 2003 infatti, una convenzione stipulata a seguito di un riordino interno ha portato 50 impiegati alla cassa integrazione ordinaria. La condizione di oggi, per quei lavoratori, è quella della cassa integrazione speciale, stato che di fatto li porta a un passo dalla mobilità. Per la realtà tolmezzina, attualmente le persone interessate da ammortizzatori sociali ordinari sono venti, ma i rappresentanti delle Rsu non nascondono il loro timore per un possibile aggravamento della situazione. La realtà di Tolmezzo dà lavoro a 125 persone.
Si apre formalmente domani, in Alitalia, la procedura prevista dalla Legge 223 sui licenziamenti collettivi e sui criteri per l'applicazione della Cassa integrazione, della mobilità e dei contratti di solidarietà per i circa 3.700 esuberi indicati nel piano industriale 2005-2008. Il sindacato intende includere nei 3.679 esuberi previsti dal business plan i 400 dipendenti usciti di recente dall'azienda con incentivi. Entro il 15 gennaio, secondo quanto concordato a Palazzo Chigi, le parti dovranno completare la procedura definendo il numero dei lavoratori in esubero e la tipologia di ammortizzatori sociali da applicare.
Licenziamenti in vista alle Maglierie Manufat di Inverigo (Como). L'azienda ha presentato un piano di ristrutturazione aziendale che prevede una riduzione di personale di 60 unità su un totale di 110 dipendenti. La Manufat è un'azienda che fabbrica confezioni per maglieria intima. Si tratta di una delle aziende leader sul mercato e può contare su un giro di affari e di export molto rilevante nell'Europa del Nord in particolare in Norvegia. La procedura di mobilità al momento non è stata aperta. Tutto verrà deciso nei prossimi incontri, il primo dei quali è fissato per settimana prossima. Cgil, Cisl e Uil preferiscono tuttavia prendere tempo e discutere con la proprietà anche di altre soluzioni alterative agli esuberi. Il personale è formato per la maggior parte da donne e secondo i confederati potrebbero esserci pesanti ricadute sociali. Le misure proposte da questi ultimi sono: la cassa integrazione straordinaria, la riduzione dell'orario di lavoro tramite il part-time per ricollacare il maggior numero possibile di lavoratori. E da ultimo la mobilità che può aprirsi soltanto per i volontari e deve essere di proporzioni inferiori rispetto ai piani prospettati dai vertici.
Aerei fermi in pista oggi, per 4 ore, a causa di uno sciopero dei controllori del traffico aereo, che incroceranno le braccia dalle 12 alle 16 per protestare contro l'attuale progetto di costituzione di un unico centro di controllo per i servizi al traffico aereo nell'Europa centrale. Solo ad Alitalia questo sciopero costerà la cancellazione di 172 voli: 78 collegamenti nazionali e 94 internazionali mentre saranno modificati gli orari di partenza di numerosi altri voli. Ma tutte le compagnie aeree saranno penalizzate da questo sciopero che ha scatenato l'ira della loro associazione di rappresentanza. Assaereo ha infatti diffuso un durissimo commento in cui accusa i controllori di volo di "comportamento gravissimo", per lo più tenuto da soggetti che operano "in regime di totale monopolio". Lo sciopero è stato indetto dai sindacati per protestare contro l' accordo Ceats, e cioé quell'accordo sottoscritto ormai nel 1997 dal governo italiano per la costituzione di un unico centro di controllo per i servizi altraffico aereo nell'Europa centrale. Di fatto, secondo i rappresentanti dei lavoratori, questo accordo sancisce "la perdita di sovranità italiana sulla gestione del traffico aereo del nord-est del nostro Paese".
Il Linificio e Canapificio Nazionale ha aperto la mobilità per i dipendenti considerati in esubero: la procedura è stata consegnata ai sindacati mercoledì. A Villa d'Almè (Bg), visto il numero dei lavoratori coinvolti, si profila la possibilità di ricorrere ai contratti di solidarietà. Non si è ancora stabilito con quale riduzione di orario, ma l'orientamento verso questo tipo di soluzione c'è. Per lo stabilimento di Villa, destinato a essere polo produttivo specializzato nei titoli fini e finissimi (alta gamma), la procedura è stata aperta formalmente per 111 lavoratori su un organico di 248 persone. Il numero è lievitato rispetto agli 86 annunciati perché comprende alcuni part-time, ma anche questi aspetti, a partire dal numero complessivo delle eccedenze evidenziate, sono oggetto di trattativa. Sui numeri si è focalizzata ieri anche la discussione per lo stabilimento di Fara d'Adda, dove la mobilità è aperta per i 39 esuberi annunciati su 93 addetti. Qui resterà operativa solo la pettinatura: il filato a secco sarà trasferito a Portogruaro (Veneto), dove sono stati annunciati altri 15 esuberi.
Protesta dei dipendenti della Carpentum, un'impresa edile milanese che lavora nei cantieri dell'alta velocità per conto di Eurovie. Motivo: il mancato pagamento degli stipendi. In serata è stato comunque sottoscritto un accordo con i sindacati che sblocca il pagamento delle retribuzioni arretrate e in via di maturazione degli operai dell'Impresa Carpentum. L'accordo, approvato dai lavoratori, è stato siglato anche da Eurovie (che è stazione appaltante) che si è assunta l'onere di garantire la corresponsione delle retribuzioni dei lavoratori dell'impresa subappaltatrice. Insieme a quest'accordo che soddisfa le legittime aspettative dei lavoratori, Eurovie e Carpentum hanno definito la consensuale risoluzione del contratto. I dipendenti saranno collocati temporaneamente in Cassa integrazione.
Stato di agitazione alla F. lli Zafferri di Parma. L'assemblea dei lavoratori in seguito alla decisione unilaterale dell'azienda di trasferimento integrale di impianti e personale nello stabilimento di Anzola nell'Emilia dal 18 gennaio 2005 ha proclamato lo stato di agitazione. I sindacati puntano a conseguire soluzioni alternative da quelle proposte dall'azienda editrice.
Venticinque lavoratori dell'impresa "Maltauro Spa", la società che sta realizzando nel cantiere di Valcorrente-Belpasso il mega centro commerciale "Etnopolis" hanno ricevuto ieri la lettera di licenziamento per "fine fase lavorativa". Una doccia fredda per gli operai - impiegati nella realizzazione delle strutture in calcestruzzo - ma, purtroppo, annunciata e siglata da precedenti accordi tra sindacati e azienda.
Si è svolta a Roma, presso il Ministero delle Attività Produttive, la riunione per la vertenza Ixfin, l'azienda di telecomunicazioni di Marcianise (Caserta). All'incontro hanno partecipato il ministro Antonio Marzano, l'assessore alle Attività Produttive della Regione Campania, Gianfranco Alois, i rappresentanti delle organizzazioni sindacali, l'amministratore delegato di Sviluppo Italia, Massimo Caputi. Sviluppo Italia, fa sapere la Regione, "si è impegnata a realizzare in tempi brevi una nuova società che assorbirà i lavoratori della Ixfin, realizzerà progetti innovativi e rilancerà le attività dell'azienda di telecomunicazioni. Sviluppo Italia ha anche assicurato che nei prossimi mesi pagherà ai lavoratori le spettanze arretrate".
Il governo e i sindacati che rappresentano i lavoratori del gruppo Volare invitano il Consiglio di amministrazione dell'azienda (che ieri ha deciso il blocco di tutti i voli) a riunirsi nuovamente al piu' presto per decidere la ricapitalizzazione o in alternativa lo stato di insolvenza. Lunedi' i lavoratori del gruppo Volare si riuniranno in assemblea a Gallarate. Come ha spiegato Franco Fedele, segretario generale della Cgil Trasporti, al termine della riunione di Varese con il ministro del Welfare, Roberto Maroni "da lunedi' la mobilitazione dei lavoratori e' inevitabile". Il Governo sembra disponibile a trovare una situazione che salvaguardi i 1400 lavoratori. La situazione e' davvero molto preoccupante. Sono molte le ipotesi che si fanno per il salvataggio dell'azienda: la ricapitalizzazione, la dichiarazione dello stato di insolvenza con successivo ricorso al commissariamento sul modello del caso Parmalat, la cessione, forse anche in affitto, di un ramo di azienda, ipotesi che pero' il presidente della Provincia di Varese, Mario Reguzzoni, ha definito "realisticamente non percorribile". Proprio a questa possibilita', invece, starebbe lavorando una parte dei dirigenti dell'azienda, secondo quanto si apprende. Per quanto riguarda la 'riprotezione' dei viaggiatori che si trovano lontani da casa senza voli per il rientro, il presidente Mauro Gambaro non ha fornito numeri; solo alle Maldive sarebbero bloccate 300 persone.
E' stato firmato a Coreno Ausonio (Frosinone) nella sede della Cooperativa Cavatori il contratto integrativo del distretto del marmo perlato royal. Dopo una lunga trattativa è stato così raggiunto un accordo per l'intero territorio interessato dalla produzione e trasformazione di questo prodotto.
Le notizie che arrivano dal sito di Marcianise hanno messo in fibrillazione ancora i lavoratori Oliit di Avezzano che ieri pomeriggio si sono recati in massa all’Hotel Principe dove si stava svolgendo un convegno sulle "Zone Interne" organizzato dai Ds. I lavoratori hanno voluto incontrare Stefania Pezzopane e Giovanni Lolli, relatori nel convegno per sentire conferme sul fatto che nel suddetto sito erano arrivati i sospirati investimenti che invece per Avezzano non ci sono. L’invasione dei lavoratori che erano parecchi, ha fatto salire anche la tensione dal momento che la rappresentanza era piuttosto nutrita. Il convegno è iniziato con un’ora di ritardo ma anche nella mattinata di ieri una corposa manifestazione era stata organizzata in stabilimento, sempre dettata dalla paura che altri siti venissero salvati a svantaggio di Avezzano.
C’è tensione tra i lavoratori e il presidente dell’Afm (Azienda Farmacie Municipali) abruzzo, Paolo Mannetti. Nel corso della settimana il personale del settore pedagogico che svolge la propria attività presso l’asilo "Casetta Fantasia", aderente alle sigle sindacali Cgil, Cisl e Ugl, ha dichiarato lo stato di agitazione lamentando la totale indisponibilità dell’azienda a trattare per la stipula di un contratto di lavoro decentrato dato che l’attuale retribuzione media è esigua (circa 700 euro mensili) a fronte di un carico di lavoro raddoppiato rispetto allo scorso anno. I sindacati hanno inoltre accusato l’azienda di scaricare sul Comune le proprie responsabilità nella stipula del contratto decentrato. Per tutta risposta, il presidente Mannetti ha rinviato a data da destinarsi il prosieguo delle trattative, comprese quelle degli altri settori aziendali, e ciò ha provocato la reazione della Rsa dell’Ugl che "a nome di tutti i lavoratori del settore cimiteri, esprime la più totale solidarietà nei confronti delle colleghe dell’asilo "Casetta Fantasia". Il malcelato tentativo attuato dal presidente dell’Afm di dividere i lavoratori dei tre comparti, dichiarando la sospensione di ogni trattativa sindacale in atto, è miseramente fallito".
Operatori delle zone blù senza retribuzioni da due mesi. Ed è protesta. Della rivendicazione di carattere salariale se ne sta occupando la Camera del lavoro che ha dato alla società Italservizi, che gestisce in città il servizio dei parcheggi a pagamento, quindici giorni di tempo per provvedere in merito alla liquidazione delle spettanze. Ci si riferisce ai mesi di settembre ed ottobre. In caso d'inadempienza il sindacato intende intraprendere le prime azioni di protesta. Dal mese di febbraio i diciassette dipendenti attendono di vedere la busta-paga; l'impresa nega il pagamento della quattordicesima mensilità e continua a dare soltanto acconti ai lavoratori; non garantisce i livelli occupazionali in quanto, costantemente, minaccia il licenziamento di coloro che considera in esubero.
I lavoratori dell'Embraco di Riva di Chieri hanno sfilato per le vie del centro di Torino. Una manifestazione partecipata e rumorosa. La decisione di chiudere nei fatti lo stabilimento lascia poco spazio alla serenità. C'è rabbia, e stupore per una decisione che nessuno si aspettava. La multinazionale brasiliana Embraco ha annunciato la settimana scorsa l'apertura della procedura di mobilità per 812 lavoratori su 924. Di fatto ha decretato la chiusura dello stabilimento di Riva di Chieri che produce compressori per frigoriferi. La Embraco dipende ancora dalla multinazionale americana Whirlpool, ed è per questo che ieri i brasiliani si sono tirati indietro nell'incontro all'Amma, l'associazione delle industrie metalmeccaniche torinesi. Per questo i lavoratori hanno chiesto un incontro con la Whirlpool.
Carlo Farina, a lungo dirigente delle officine Casaralta a Bologna è stato condannato ieri a un anno per omicidio colposo plurimo: il processo riguardava la morte di 16 operai, che a lungo hanno lavorato alla coibentazione delle carrozze delle ferrovie con l'amianto. Un anno era anche la pena richiesta dal Pm Flavio Lazzarini, il difensore di Farina ha già annunciato che impugnerà la sentenza. A Bologna c'è un morto per mesotelioma (un tumore incurabile che colpisce la pleura) ogni 100.000 abitanti; alla Casaralta, invece, ci sono stati 24 casi su 1000 dipendenti. Quindi una casistica superiore 2400 volte al normale. I famigliari degli operai morti erano già stati risarciti un paio di anni fa in seguito ad una trattativa con Firema, nuova proprietaria delle officine Casaralta.
Due ore di sciopero, oggi, in tutti gli stabilimenti e le sedi del gruppo Burgo, operante nell'industria della carta, contro i 495 esuberi che l'azienda ha annunciato a livello nazionale. La fermata dalle 13 alle 15, è stata decisa dopo che l'azienda non ha dato risposte alle richieste sindacali riguardanti il consolidamento delle attività produttive, la garanzia su tutti gli stabilimenti, gli investimenti commerciali ed industriali, la scelta di soluzione non traumatiche per gli esuberi denunciati a livello nazionale ed ancora, l'utilizzo degli ammortizzatori sociali straordinari. Dei 495 esuberi gran parte sono localizzati nel Piemonte: 70 sono nella sede d San Mauro Torinese e 46 nella fabbrica di Verzuolo, nel cuneese.
E' stato firmato ieri dalle rappresentanze sindacali e dell'azienda il nuovo contratto per i lavoratori della Pedus. In Trentino interessa i 434 lavoratori del settore della sanificazione. Tra le novità previste, l'aumento di 500 euro annui quando il contratto sarà a regime; l'aumento di 4,5 euro domenicale per ogni domenica lavorata; la conferma dei contratti a termine attualmente in essere presso l'azienda; l'inquadramento dei lavoratori nel Labor Fond per la previdenza integrativa; la possibilità di anticipo del Tfr e dell'Inail; alcuni passaggi di qualifica.
Si chiude il tavolo istituzionale costituito per risolvere la vertenza Conad di Monsampolo. Ma si prospetta l'avvio della procedura di mobilità per i lavoratori che non accetteranno il passaggio dal Conad alla cooperativa Tigrai. Su questo punto l'accordo finale non c'è stato perché i sindacati chiedevano di lasciare 70 persone alle dipendenze dirette del Conad. La mediazione della Provincia e del Comune di Monsampolo ha fatto sì che alla fine la vertenza si chiudesse in maniera più soft rispetto alle premesse. Di fronte all'intenzione del Conad di terziarizzare tutti i 128 dipendenti alla fine i numeri sono stati meno pesanti. Ma l'apertura della mobilità significa sempre posti di lavoro in meno in un momento senza dubbio drammatico per l'occupazione. Il piano aziendale, infatti, prevede 55 lavoratori in forza al Conad di Monsampolo e i rimanenti a S.Salvo (40) e nei punti vendita del Piceno della società alimentare. Il nodo rimane il passaggio dal contratto Conad alla coop Tigrai. Molti lavoratori sono intenzionati a non accettare, come hanno ribadito i sindacati ieri.
Ieri sono state proclamate due ore di sciopero per turno in tutto il gruppo Ast per tenere le assemblee ed informare i lavoratori. In quella sede si deciderà se mettere in atto altre forme di lotta e come e quando. Se non si riaprirà la trattativa entro il 30 novembre il sindacato è pronto ad inasprire le proprie posizioni con l’intenzione di ripetere le agitazioni che furono proclamate ed attuate nello scorso mese di febbraio. La data cui specialmente i lavoratori guardano con preoccupazione è quella del 7 dicembre, il giorno in cui i vertici della multinazionale ThyssenKrupp decideranno su tutto: strategie ed investimenti.
Braccia incrociate ieri allo stabilimento Burgo di Tolmezzo. Tutti gli operai dell'impianto hanno infatti hanno aderito allo sciopero indetto nei giorni scorsi per protestare contro i tagli sui numeri annunciati dal gruppo Marchi, una scelta drastica che interessa tutte le cartiere attive in Italia e all'estero. La mobilitazione si è frammentata in tre parti, seguendo l'andamento delle turnazioni. Insieme ai dipendenti del cartificio carnico hanno scioperato anche quelli di Duino-Aurisina, minacciati da tagli ancora più forti, e tutti i colleghi Burgo italiani.
La Fiat ha comunicato ai sindacati che scatteranno altre tre settimane di cassa integrazione per 1400 lavoratori di Termini Imerese, questa volta dal 20 dicembre al 9 gennaio. Le tute blu già ora sono costrette ad un stop forzato: sono infatti in cassa integrazione dal 15 novembre e il rientro è fissato per il 5 dicembre. Venerdì è fissato un coordinamento nazionale di Fim, Fiom e Uilm: "Serve una strategia unitaria e occorre trascinare in questa vertenza anche i governi nazionale e regionale - ripetono i sindacati - altrimenti diventerà sempre più chiaro che il dramma è solo rinviato".
Avevano già protestato giorni fa in Consiglio comunale. Ieri, gli operai interinali licenziati dalla Siap sono tornati a Palazzo di città dell'Aquila per spingere l’amministrazione a cercare una soluzione al loro dramma. "Siamo una ventina, senza lavoro, e non sappiamo più a chi rivolgerci - ha detto per tutti Mario Cipollone -. Il dramma è che in Siap c’è bisogno del nostro contributo, eppure restiamo fuori".
Oggi arriva la tanto attesa firma per la nuova gestione del Sund. Il titolare della residenza sanitaria, Federico Tironese, dovrebbe cedere l’attività al medico di Chieti Scala. Una svolta finalmente, ma c'è voluta la minaccia di un doppio suicidio. Due lavoratrici al freddo, per ore, sotto i colpi del vento gelato, con il pericolo di precipitare dal dodicesimo piano. E' stato l’ultimo atto di una trattativa estenuante, in atto dall’estate scorsa, quando la Sund srl amministrata da Luciano Carrozza è entrata in crisi. Alle 23,35 la vicenda si conclude: Alessandra e Cristina entrano nell’ascensore. Le donne si fermeranno a parlare con le autorità per circa due ore al terzo piano della residenza. E nella tarda serata di ieri Rifondazione propone di sostenere i dipendenti del Sund oltre che con un prestito agevolato offerto dalla Caripe, anche con un fondo di solidarietà degli Enti locali.
In trenta occupano la sala del consiglio comunale di Terracina. Sono i dipendenti della cooperativa sociale Insieme che gestiscono per conto del comune il servizio di assistenza domiciliare. Non percepiscono lo stipendio da sette mesi ed il Comune deve loro circa un milione e mezzo di euro per tutti i servizi gestiti. Il primo cittadino si è detto sorpreso dall'azione dei lavoratori visto che la società Factorit, a cui il comune ha demandato la gestione del credito, avrebbe dovuto far pervenire i soldi molti mesi fa. "Ora rimarremo chiusi qui dentro fin quando non prenderemo i soldi. Sette mesi senza stipendio sono tanti, troppi. E visto che questa storia va avanti da anni e siamo arrivati ad un milione e mezzo di euro di debito, ora abbiamo deciso di dire basta". Il sindaco dice che tra oggi e domani dovrebbe arrivare un fax dalla società di factoring che chiarirà l'intera vicenda. Ma gli operatori della cooperativa hanno deciso di rimanere in aula anche la notte dandosi i turni per vegliare il loro stipendio. E intanto ai lavoratori della cooperativa potrebbero aggiungersi oggi quelli della Slia per una azione comune.
Al lavoro "a tempo pieno", dal 29 novembre al 30 gennaio, i 75 lavoratori della Coats Cucirini di Rieti da alcuni mesi in contratto di solidarietà, per effetto di un drastico ridimensionamento del personale varato dall'azienda tessile e costato allo stabilimento di Rieti 35 posti di lavoro. Una decisione che non tranquillizza affatto i dipendenti. Scontata, dunque, la partecipazione dei lavoratori della Cucirini allo sciopero generale del 30 novembre. Un po' meno l'assetto interno della fabbrica su orari e carichi di lavoro
È buio fitto sul futuro dell'Omicron: l'incontro di ieri in Provincia che doveva servire a fare il punto della situazione ha dato piuttosto una plastica rappresentazione dello stato dell'arte del lavoro e dintorni a Rieti, con la sala Giunta troppo piccola per ospitare tutti e 80 i lavoratori dell'azienda (da tre anni in cassa integrazione) e il tavolo troppo grande per i pochi che hanno accettato di sedervisi. All'appuntamento non si sono presentati né i titolari dell'azienda e neppure i rappresentanti delle associazioni di categoria.
Tre settimane di cassa integrazione alle Presse di Mirafiori dal 20 dicembre al 9 gennaio, a causa del blocco della produzione a Termini Imerese. In particolare andranno in cassa integrazione 225 lavoratori dal 20 al 26 dicembre, 200 dal 27 dicembre al 2 gennaio e altri 200 dal 3 al 9 gennaio.
Sono circa una cinquantina i lavoratori della Moto Guzzi che in questi giorni si trovano in cassa integrazione, anche se il provvedimento attivato dal management aziendale riguarda tutti i 220 lavoratori della casa motociclistica. La cassa integrazione ordinaria è scattato lo scorso due novembre, e dovrebbe terminare a metà del mese di gennaio.
Le lavoratrici della Manufat di Inverigo sono sempre più decise a dare battaglia contro i 60 licenziamenti annunciati dalla proprietà. Per questi giorni hanno organizzato una serie di scioperi contro il piano di ristrutturazione che prevede un taglio di oltre il 50% del personale. La prima fermata sarà di un'ora, si svolgerà domani dalle 13.30 alle 14.30. Il secondo sarà in concomitanza con lo sciopero generale del 30 novembre ma sarà di 8 ore anziché 4. Le lavoratrici si mobiliteranno perché vogliono chiarezza sui piani futuri. Si chiede di prendere in considerazione altri strumenti oltre a quello del licenziamento come la cassa integrazione straordinaria e il part-time. E che rientrino al più presto tutte le lavoratrici che nei giorni scorsi sono state mandate in ferie.
Ieri mattina, al termine di una lunga assemblea, i circa cento lavoratori del Comune di Sestu (CA) hanno deciso alzare i toni dello scontro contro il sindaco e l'intera l'amministrazione cittadina. Da giorni le rappresentanze sindacali avevano comunicato lo stato di agitazione, minacciando di incrociare le braccia se non fosse stata raggiunta un'intesa. L'accordo non è arrivato. Ieri i rappresentati dei lavoratori hanno convocato tutti i dipendenti fuori dal Municipio, nella piazza sopra il torrente Rio Matzeu, per decidere ulteriori forme di protesta. Un dibattito acceso e appassionato, con impiegati e operai che hanno denunciato una a una le tante carenze dell'amministrazione. Varie le ragioni della mobilitazione. In modo particolare, i comunali chiedono l'attivazione della cosiddetta progressione economica orizzontale: in altre parole, benefici economici che premino la produttività e l'impegno profuso negli ultimi quattro anni di lavoro. Al termine dell'assemblea, i lavoratori hanno proclamato un giorno di sciopero: incroceranno le braccia martedì prossimo.
Alcan, il colosso mondiale dell'alluminio, ha annunciato ieri la soppressione di 520 posti di lavoro in Europa nel quadro della ristrutturazione di nove centri di produzione, tra cui due in Italia, Laffon e Garbagnate. Questo ultimo potrebbe essere addirittura chiuso. Alcan ha 46 mila dipendenti nel mondo. Nel complesso, il gruppo intende ridimensionare quattro siti, cederne due e chiuderne tre, tra cui Garbagnate. A Laffon, dove si fabbricano imballaggi, saranno soppressi 30 posti di lavoro su 190. A Garbagnate (120 lavoratori), la fabbrica sarà chiusa e la produzione, sempre di imballaggi, sarà trasferita ma rimarrà in Italia.
Fim, Fiom, Uilm chiederanno un incontro per illustrare al governo le gravi conseguenze della vendita di quella che rimane la più grande azienda informatica nazionale, la Finsiel. Telecom Italia ha deciso di vendere tutto il gruppo. Tale vendita riguarderebbe 14 aziende con circa 4.000 addetti, dislocati su tutto il territorio nazionale comprese aree con gravi problemi occupazionali. Da qui la decisione di proclamare lo stato di agitazione in tutto il gruppo con assemblee in tutti i luoghi di lavoro. Come prima iniziativa tutti i lavoratori delle aziende Itm, in occasione dello sciopero generale del 30 novembre, estenderanno da quattro ad otto ore l'astensione dal lavoro.
Il coordinamento delle strutture unitarie di Fim, Fiom, Uilm e Fimisc ha indetto quattro ore di sciopero entro la fine dell'anno da gestire in modo articolato nei stabilimenti. Lo sciopero è a sostegno della piattaforma sindacale che chiede la modifica del piano Demel ed il mantenimento in Italia di un'industria automobilistica. I sindacati hanno anche deciso di non firmare la mobilità per gli stabilimenti Powertrain di Mirafiori e Arese che scade lunedì prossimo, perché sono contrari alla chiusura dei due siti produttivi. I metalmeccanici chiedono invece che prosegua il negoziato per riportare a Torino un motore e mantenere il sito di Arese.
I lavoratori dell'Embraco hanno vinto una prima battaglia. La multinazionale brasiliana ha ritirato le procedure di mobilità avviate la scorsa settimana per 812 dipendenti dello stabilimento di Riva di Chieri. Adesso naturalmente si aprirà una difficile e delicata trattativa, ma almeno nessuno sarà sotto ricatto. Ieri mattina centinaia di dipendenti hanno affrontato il lungo viaggio da Torino a Roma per andare a manifestare contro questi licenziamenti.
Cresce la cassa integrazione e negli ultimi mesi si sono persi, o sono a forte rischio, più di 300 posti di lavoro. Cgil, Cisl e Uil hanno analizzato i problemi delle aziende industriali e artigiane. Escludendo l’edilizia, nei primi otto mesi del 2004 sono state già effettuate 111.669 ore di cassa integrazione: di questo passo a fine anno si toccherà quota 168mila ore, erano state 164.987 nel 2003. Nell’artigianato si sono contati, nei primi nove mesi, 116 casi di riduzione o sospensione d’orario: erano stati 97 in tutto il 2003 e 85 nel 2002. Quindi le aziende in difficoltà: la Giacomelli con 40 dipendenti in cassa integrazione, 30 licenziamenti alla Sandro Magli Calzature, 15 alla Omver meccanica, 41 alla Cartiera di Santarcangelo, 26 alla Fuzzi moda, 8 alla Lazzari, altri 200 posti a rischio tra Valtellina, Agnesi e punto vendita Standa Mare. Totale, circa 300 lavoratori in difficoltà e altri 260 che hanno subito la cassa integrazione. A corredare il quadro, i prezzi che crescono più che a livello nazionale: 3,7 per cento d’inflazione anche in settembre.
I lavoratori della Barilla "raddoppiano" lo sciopero di martedì prossimo. La decisione è scaturita a termine dell'incontro di gruppo che, tenutosi a Roma venerdì scorso, ha anche optato per il blocco di ogni forma di flessibilità e di straordinario. Una dura presa di posizione contro l'ipotesi di ristrutturazione che la Barilla ha presentato ai sindacati e che prevede la chiusura di alcuni stabilimenti del Sud, con una perdita di circa 230 posti di lavoro.
È di almeno venticinque morti il bilancio dell’esplosione avvenuta in una miniera di carbone nella provincia settentrionale cinese di Shaanxi alle 7.20 di sabato, poco dopo mezzanotte in Italia. Lo scoppio è stato causato da una saturazione di gas. Stavano lavorando 293 operai a 400 metri di profondità nelle gallerie del giacimento di Chenjiashan. A decine sono riusciti a fuggire o sono stati riportati in superficie dai soccorritori. Le operazioni non sono ancora concluse: le squadre di soccorso stanno faticando a procedere a causa del gas e del fumo.
Non sono soltanto gli anziani a restare a pancia vuota. A Casa Serena c'è un'altra categoria costretta alla fame: sono i dipendenti della società (la Sarda service di Villacidro) che ha vinto l'appalto per la gestione del servizio cucina nell'istituto di riposo dove sono ospitati oltre cento anziani. Le buste paga dei lavoratori dovrebbero arrivare tra il 5 e il 15 di ogni mese, invece, secondo quanto racconta il rappresentante sindacale, la puntualità pare sia un optional. I 16 dipendenti se ne sono resi conto da tempo, ma nei giorni scorsi è avvenuto qualcosa che ha fatto aumentare la loro preoccupazione. È stata emanata una circolare, in cui è scritto che coloro i quali faranno una richiesta all'azienda potranno avere il 50 per cento dello stipendio di ottobre.
Anche il settore agricolo in sciopero, contro la riforma fiscale, il 10 dicembre. Le indennità di disoccupazione e di maternità del settore agricolo saranno tagliate per finanziare la riforma fiscale decisa dal Governo. L’indennità di disoccupazione e quella di maternità rappresentano nel settore agricolo una integrazione del reddito per migliaia di famiglie.
Lunedì lo sciopero con presidio a difesa del posto di lavoro, alla Finmatica di Brescia.
Momenti di tensione ieri mattina davanti ai cancelli dell’emittente araba che opera nella Marsica. I quarantasei dipendenti della Kidco di Avezzano si sono recati regolarmente al lavoro ma hanno trovato l’ingresso chiuso. E’ iniziata una protesta, con il tentativo di occupare pacificamente la guardiola dello stabilimento. L’azione ha assunto toni forti quando l’amministratore delegato dell’azienda, Giuseppe Di Mattia, ha comunicato ai lavoratori che "potevano considerarsi licenziati", in quanto la proprietà dell’emittente araba, non avrebbe intenzione di prorogare i contratti di solidarietà. I lavoratori dicono di non aver ricevuto alcuna comunicazione in tal senso, nessuna lettera di avviso: si sono scagliati letteralmente contro l’amministratore delegato. Solo la Polizia ha impedito che la situazione degenerasse.
Febbrili trattative a Cisterna per scongiurare la liquidazione della Cisterna Sviluppo (comune di Cisterna, Provincia di Latina e Meccano Holding) la società nata per risollevare le sorti della ex Goodyear. Ieri ultima riunione tra i soci, un passaggio amministrativo sulla nuova ipotesi di accordo, già stabilita, che dovrà essere ratificata davanti al notaio e sottoposta al parere della Presidenza del Consiglio dei ministri. Oggi i giudici saranno informati dagli amministratori o dal Collegio sindacale delle decisioni prese e poi si esprimeranno sulla messa in liquidazione. Sull'ipotesi di accordo, ancora tabù, dovranno esprimersi i consigli comunali e provinciali, tutto entro il 15 dicembre.
Sono arrivate nei giorni scorsi le lettere di licenziamento ai 260 dipendenti della Merker di Tocco. In attesa della vendita dello stabilimento, i licenziamenti dovrebbero consentire ai lavoratori di accedere alla mobilità.
Sciopero generale dai doppi significati per i lavoratori della Pompea di Atri che per tutta la giornata di ieri hanno dato vita ad un presidio permanente di fronte alla Cattedrale dell’Assunta. Un modo come un altro per attirare l’attenzione su un problema che non è solo dei 68 lavoratori che potrebbero perdere il proprio posto di lavoro, ma dell’intero tessuto economico sociale della cittadina.
La Fiat fermerà per quindici giorni, dal 27 dicembre al 9 gennaio, quasi tutta la produzione italiana di auto: rimarranno chiuse le linee di Mirafiori, Cassino, Melfi e Termini Imerese (per quest'ultimo lo stop sarà di tre settimane). Lavoreranno solo lo stabilimento di Pomigliano, da dove escono i modelli Alfa Romeo e quello della Sevel Val di Sangro, dove si fanno i veicoli commerciali. Circa sedicimila lavoratori andranno in cassa integrazione. I segnali dal mercato sono negativi, ma non spaventano la Borsa: i titoli del Lingotto sono stati in progresso del 2,08% a 5,699 euro. A Mirafiori andranno in cassa tutti i 5.400 addetti delle Carrozzerie che lavorano sulle linee Alfa 166, Thesis, Lybra, Punto, Idea, Musa e Multipla. Lo stesso provvedimento interesserà i 450 addetti delle Presse legati alle carrozzerie di Mirafiori e alla Sata di Melfi (rimarranno al lavoro solo 250 addetti che producono per Pomigliano). In tutto saranno prodotte circa 8.000 vetture in meno. Ieri intanto sono stati sentiti dalla Commissione Lavoro del Senato, i manager Fiat, Paolo Rebaudengo e Mario Mairano: hanno parlato del piano industriale dell'ad Demel e confermato il ridimensionamento dello stabilimento di Arese, dove la joint-venture con Gm, Powertrain, manterrà la sola ricerca con 200 operai.
Sciopero, venerdì prossimo, nei cantieri forestali di Villasalto e dei Sette Fratelli (Cagliari) per protestare contro la sospensione dal lavoro di alcuni lavoratori. I sindacati sostengono che l'Ente foreste non ha accolto le ripetute richieste di reintegrare i lavoratori sospesi senza retribuzione in seguito a un giudizio medico di parziale inabilità. I sindacati sollecitano la retribuzione dei lavoratori per le giornate in cui sono stati costretti a rimanere inattivi e chiedono di accelerare al massimo i tempi della visita di controllo.
La protesta riparte all'Eni. Per far sentire la loro voce, iniziano lo sciopero della fame: una delegazione di lavoratori della Nuova Scaini di Villacidro (CA) domani alle 10,30 si piazzerà sotto il palazzo della direzione generale dell'Ente nazionale idrocarburi a Roma. "Il nostro problema è l'Eni: ci ha svenduti senza rispettare il decreto sulle privatizzazioni. I sindacalisti locali non sono mai riusciti a coinvolgerla nel tavolo di discussione. Ora tentiamo nuove vie. Siamo stufi di inutili parole, chi ci rappresenta deve capire che noi siamo ridotti alla fame da quando ci hanno tolto il lavoro in una fabbrica che produceva". Strada non condivisa dai sindacalisti territoriali di Fiom Cgil, e Uilm Uil. I tre sindacati locali domani non saranno a Roma.
Da lunedì scioperano per protestare contro i ritardi riguardanti la stabilizzazione, i due lavoratori socialmente utili di Piscinas nel Sulcis (CA), Pietro Depau e Roberto Pusceddu, hanno deciso di incrociare le braccia tre giorni fa. "Abbiamo deciso di interrompere ogni nostra attività - hanno spiegato i due lavoratori in una nota diffusa ieri - sino a quando non verrà convocata la riunione che abbiamo chiesto all'amministrazione comunale per discutere della possibilità di ottenere un rapporto di lavoro che sia meno precario".
Lo spettro della mobilità si riaffaccia con tutta la sua drammaticità anche per i dipendenti della Legler di Macomer. Il rischio è la chiusura della fabbrica. Per questo motivo dicembre sarà un mese di mobilitazione, con azioni di lotta soprattutto sotto le feste di Natale: Obiettivo: sollecitare non solo il Governo di Roma ma anche il presidente della riunta Regionale Renato Soru. Da Roma non arriva nessun segnale, né buono né cattivo, nonostante la Regione abbia provveduto a sbrigare tutte le pratiche e le delibere relative ai finanziamenti: i famosi 19 milioni di euro necessari per il rilancio produttivo, inseriti in quel pacchetto di 100 milioni da distribuire anche per le aziende in crisi a Ottana. I sindacati esprimo preoccupazione e temono che i tagli previsti dalla Finanziaria riguardino anche i fondi alle imprese del Mezzogiorno. La Legler ha dato anche un ultimatum: se prima del prossimo mese di giugno, quando scade la cassa integrazione, non dovessero arrivare i finanziamenti previsti, si procederà alla chiusura di due reparti e alla collocazione in mobilità di oltre 220 lavoratori. Significherebbe la fine di tutto, anche dell'esperienza tessile nella Sardegna centrale.
L'effetto-Irpef si scarica sulla Finanziaria: il blocco delle assunzioni nel pubblico impiego per il triennio 2005-2007, previsto dall'emendamento del governo sulle tasse, sta provocando una vera e propria rivolta tra gli statali e i sindacati Cgil-Cisl-Uil ieri hanno annunciato un nuovo sciopero generale delle categorie. Preoccupazione sollevano anche i conteggi sui tagli ai consumi per beni e servizi dei ministeri previsti dall'emendamento del governo: si tratta di 700 milioni per il solo 2005 che si risolvono in una riduzione delle spese dell'11,8 per cento ma che, sommate ai tagli della Finanziaria, raggiungono percentuali ben più consistenti.In testa alla classifica dei ministeri più penalizzati gli Esteri con il 44,5 per cento, l'Ambiente con il 40,8 e le Attività produttive con il 38,2 per cento.
Le segreterie nazionali Fai, Flai e Uila protestano per l'annunciato taglio alle indennità di disoccupazione e di maternità nel settore agricolo nell'ambito delle misure previste dalla Finanziaria. Le modalità della protesta consisteranno in otto ore sciopero generale fissato per venerdì 10. A Catania la scelta ricadrà sui 30 mila braccianti agricoli (complessivamente in Sicilia sono invece 160 mila) i quali vedranno ridotta la loro indennità di disoccupazione del 50-60% per effetto della trasformazione della disoccupazione da speciale ad ordinaria.
Giornate di nervosismo al Comune di Monreale. Gli Lsu da qualche giorno sono in stato di agitazione e promettono di inasprire la protesta e minacciano di occupare l'hotel Savoia. A manifestare sono 41 lavoratori ex articolo 23 che chiedono la stabilizzazione. In un documento i precari sottolineano che una delibera dello scorso gennaio prevedeva l'assunzione a tempo indeterminato, part - time. Il progetto che li riguarda era sstato vagliato ed approvato dalla Commissione regionale al lavoro. Ad oggi l'Amministrazione risulta inadempiente con grave danno nei confronti dei lavoratori coinvolti. A turbare ancora di più gli ex articolisti, la comunicazione da parte dell'assessorato che se il Comune di Monreale continuerà ad essere inadempiente provvederà al ritiro della somma di oltre 254 mila euro già accreditata a metà ottobre alla tesoreria comunale.
Oggi si celebra il 36° anniversario dei "Fatti di Avola". Il sindaco deporrà una corona sul luogo dove caddero i due braccianti agricoli, Angelo Sigona e Giuseppe Scibilia, mentre tentavano di far rispettare i loro diritti. In contrada Chiusa di Carlo, di fronte l'ospedale, fu collocata una stele per ricordare i gravi fatti di sangue che segnarono le lotte bracciantili e dalle quali prese l'avvio una stagione contrassegnata da importanti conquiste come lo statuto dei lavoratori. Un'altra corona, verrà posta ai piedi della lapide che si trova all'interno dell'androne del Palazzo di Città. La memoria di quegli eventi, il clima in cui maturò la decisione dello sciopero generale del 2 dicembre 1968, si è andata sfumando nel tempo e, passata la fase dello sgomento e dell'indignazione che percorse tutta l'Italia, oggi nei giovani non è rimasta traccia alcuna della tensione sociale che ha contraddistinto quegli anni. Avola, città di braccianti, manifestava per liberare i lavoratori dallo stato in cui si trovavano. Allora non c'era un orario ed una tariffa unica, ma fra una zona agricola e l'altra vi era una certa differenza. I braccianti dovevano chiamare i padroni "Voscenza", dovevano sottostare alla figura del caporale, uomo di fiducia degli agrari, che reclutava i lavoratori in piazza a suo piacimento e li pagava come e quanto voleva il padrone. I lavoratori si liberarono da quel giogo, conquistando a duro prezzo la propria dignità. Quel giorno a bloccare la statale 115 c'erano anche donne e bambini. Giuseppe Denaro, sindaco del tempo, riceve una telefonata dal prefetto che annunzia l'arrivo del contingente della Celere. In un attimo la situazione precipita. I braccianti bloccano con grossi massi l'avanzata delle camionette. Vengono suonati gli squilli di tromba e lanciate bombe lacrimogene. Volano sassi. Partono i primi colpi. A terra restano due corpi.
E' stata un successo la manifestazione indetta dalle Rsu della Mindo di Sparanise che ieri mattina hanno mobilitato intorno alla vertenza occupazionale anche la cittadinanza: una concreta solidarietà che si è tradotta nella chiusura degli esercizi commerciali. Due i punti essenziali: il primo, di più immediata urgenza, che riguarda il pagamento degli stipendi dei lavoratori, arretrati dal mese di ottobre; il secondo, di carattere più globale, concerne il futuro dei 61 lavoratori fissi per i quali la dirigenza della Mindo ha avviato, in coincidenza del recente cambio di proprietà dello stabilimento, la procedura di licenziamento. Una questione, questa dei tagli occupazionali, che comunque va a coinvolgere, stando alle indicazioni del piano industriale dell’azienda sparanisana, anche i circa 180 lavoratori stagionali la cui utilizzazione numerica nel ciclo produttivo sarebbe inferiore. Le parti hanno ribadito le loro posizioni ancora piuttosto distanti: da una parte, i vertici dello stabilimento che hanno confermato la disponibilità a riconsiderare, quanto ai 61 fissi, la posizione solo di 18 unità trasformando, il loro rapporto di lavoro da indeterminato a stagionale, mentre per le spettanze arretrate non si è registrata nessuna schiarita; dall’altra, i sindacati che compatti respingono nettamente tale posizione.
Sono circa un centinaio i dipendenti del Consorzio di Bonifica dell’Agro che sono scesi qualche giorno fa in sciopero. Da ottobre non ricevono lo stipendio ed altre spettanze. Operai ed impiegati si sono astenuti dal lavoro ed hanno tenuto un’assemblea durante la quale sono stati sviscerati tutti i problemi che affliggono l’ente consortile. Non è la prima volta che ci si trova in difficoltà con il pagamento degli stipendi ai dipendenti. Già in altre occasioni si è fatto ricorso allo sciopero. Il Consorzio di Bonifica vanta dalla Regione Campania un credito di oltre 4 milioni di euro. Denaro che da tempo doveva arrivare, ma che è fermo tra le maglie burocratiche degli uffici della ragioneria della Regione Campania.
Si acuisce la crisi delle arti grafiche Di Mauro, a Cava de' Tirreni. Dopo la cassa integrazione, che da circa un anno e mezzo interessa, a rotazione, tutti i dipendenti, è arrivata la doccia fredda della mobilità per 41 operai e 10 impiegati. Per generazioni di cavesi è stata un porto sicuro, come lo fu la manifattura tabacchi ed il pastificio Ferro, oggi è forte la preoccupazione di seguire lo stesso destino: un drastico ridimensionamento o il fallimento. Dai circa 350 dipendenti, oggi ne conta 120, la mobilità, praticamente, dimezzerebbe ancora una volta il personale. Ma tra gli operai serpeggia malumore anche nei confronti dei sindacati, accusati di aspettare prima che il paziente muoia, piuttosto che combattere per salvarlo.
Drammatica protesta davanti alla sede dell’Arin di 67 operai edili licenziati da ditte appaltatrici, da un anno senza salari: si sono cosparsi di benzina minacciando di darsi fuoco. Chiedono d’essere assunti nelle società controllate dall’Arin, contestando recenti assunzioni tramite un’agenzia interinale. Un incontro in Prefettura è saltato per l’assenza dell’assessore Cardillo.